09/10/2010
I Bambini Indaco
I bambini Indaco rappresentano l’apparato più stupefacente che sia mai giunto per portare i semi della nuova umanità. Questi sono bambini arrivati con un proposito ben definito ed un nuovo modo di fare le cose. Il fatto interessante degli Indaco è che se noi avessimo resistito alla loro nuova energia e tentato di adattarli pienamente a ruoli predefiniti, l’umanità non sarebbe stata in grado di proseguire nelle sue maggiori vibrazioni. Se non avessimo loro concesso un posto qui, noi avremmo già sperimentato violenti cambiamenti della Terra ed i cataclismi profetizzati molto tempo fa. Fortunatamente, abbiamo dato loro ascolto.
Gli Indaco portano i semi di un nuovo potere che abbiamo imparato a portare anche nella biologia. Essi detengono una forte connessione ai loro Sé Superiori. Questo è il motivo per cui essi hanno quello sguardo nei loro occhi che fa luce sulla loro identità. Gli Indaco recano in sé una conoscenza interiore del tutto nuova per questo pianeta. E’ importante tenere a mente che essi non sono una razza superumana di esseri. Essi abbisognano di comprensione e di guida, ed hanno bisogno della nostra massima attenzione. Noi abbiamo visto gli effetti di bambini Indaco che non sono ammoniti come essi rivolgano nella direzione sbagliata la loro potente energia. Questo fu il caso di non molto tempo scoppiato in una scuola del Colorado. Questi bambini sono dotati di vibrazioni e di un potere molto alti. La nostra sfida è di aiutarli ad usarli nel migliore dei modi.
Ci sono molti qui che entrano in veste di ricognitori o di esploratori dei bambini Indaco. Anch’io ho un amico di 50 anni Indaco egli stesso. Questi ricognitori vennero anticipatamente per saggiare le acque. Ora, molti di loro si ritrovano nel ruolo d’insegnanti, espandendo le scuole ed i sistemi per accogliere le vibrazioni superiori che questi speciali bambini reggono.
Le lezioni qui per l’umanità sono grandi: imparare a sostenere il nostro vero potere mentre ancora indossiamo una biologia truffa è il compito a portata di mano per tutti noi. I Bambini Indaco sono utili per introdurre questo potenziamento a nostro favore nel senso di una superiore forma di umanità.
Non finisce qui. I Bambini della Vibrazione di Cristallo, od i bambini Cristallini, sono considerati i bambini degli Indaco. Gli Indaco avevano il compito di cambiare ogni cosa per aprire le porte ai Bambini Cristallini. Essi non sono ancora qui, ma ci possono essere dei “ricognitori” anche qui adesso. I ricognitori sono stati qui per saggiare le acque per secoli. Fino a che recentemente, i ricognitori soffermatisi sul pianeta sono venuti qui solo per tornare a casa per avvertire che non è ancora tempo. Recentemente, però, gli esploratori sono ritornati con il messaggio di “Tenetevi pronti, sarà tra poco”. Poiché, come questa nuova specie di umanità comincia a percorrere le strade del pianeta assieme agli Indaco, questi esploratori o ricognitori detengono un importante ruolo. La difficoltà sta nel fatto che i Bambini Cristallo sono una pacifica forma di umanità, e le energie del pianeta devono essere sicure od essi non giungeranno. Poiché l’umanità si sta risvegliando ad una verità superiore, questo pianeta sta ora divenendo sicuro per loro per poter adempiere ai loro ruoli.
I Bambini della Vibrazione di Cristallo è il termine usato dal “Gruppo” per descrivere una nuova razza di pacifici umani. Questi fanno da battistrada e portano seco i semi del nostro prossimo passo evolutivo. Per lungo tempo non sembrava null’altro che un pensiero il fatto che essi potessero giungere, ma ora essi lo vogliono. Sta a noi scegliere qui il tabellone del gioco della libera scelta che ha reso questo possibile. Essi sono una forma piuttosto vulnerabile di umanità e di conseguenza tutte le passate volte che essi furono fra noi, li abbiamo trattati con violenza. Tale fu il caso del Bambino Cristallo conosciuto come Gesù. Non è una coincidenza che le parole “Cristallo” e “Cristo” portino la stessa vibrazione. Secondo il “Gruppo”, ambedue le parole descrivono la stessa energia. Infatti, ciò combacia con quanto fu canalizzato 2000 anni or sono sul ritorno del Cristo che avrebbe guidato ad un millennio di pace sul pianeta. In un messaggio proveniente dal “Gruppo” essi mi dissero di scrivere la parola “Crystal” come Chrystal.” (in italiano questa differenza della h non c’è). Queste sono le forme umane che portano a connettersi con i loro più Alti Sé e le energie cristiche disponibili per ognuno di noi. I molti che ci lasceranno nel corso dei tempi futuri hanno un importante lavoro da svolgere dall’altra parte del velo. Molti di loro ritorneranno sottoforma di questi speciali bambini.
I Bambini Cristallo hanno attributi simili agli Indaco, essi sono ancora più sottili e potenti che non gli Indaco che li hanno preceduti. Immaginatevi un bambino che può fare cose che ha appena pensato. Ora immaginatevi quali difficoltà da ciò possono derivarne se le strutture non saranno al loro posto di guida per dare istruzioni a lui od a lei. Immaginatevi un bambino che abbia accesso ai pensieri di tutti. Potete ben immaginare il problema poiché qui nel nostro pianeta ancora non riusciamo a padroneggiare i nostri pensieri. E’ facile immaginare un giorno nel quale ognuno di noi saprà tutti i pensieri che un altro sta pensando. In quei giorni non ci sarà spazio per cose come la guerra. La transizione da ora fino ad allora è il tempo a nostra disposizione in questo momento. Con ogni scelta che facciamo, noi stiamo facendo la differenza. C’è ancora molta strada da percorrere prima che i Bambini Cristallo ottengano il semaforo verde. Il nostro compito è di fare ciò che è necessario per innalzare nell’insieme le vibrazioni del pianeta. Lavorando con i Bambini Indaco nel mentre essi diventano adulti, si disporrà l’impalcatura per il nostro prossimo stadio dell’evoluzione umana. Come questi bambini cresceranno, essi ci aiuteranno ad ampliare le strutture per fare spazio all’aumento della potenzialità umana. A livello personale, noi possiamo assumerci la responsabilità per conquistare l’aumento delle nostre capacità e fare spazio attorno a noi per l’aumento dei nostri poteri. Possiamo farlo nei nostri affari, nei nostri governi, nelle nostre scuole ed anche nei circoli di amici. Ognuno di noi può sicuramente farlo per il ritorno di questi bambini. Ciascuno ed ognuno di noi ha un importante ruolo da svolgere. Ognuno di noi può cambiare il mondo a cominciare da se stessi. Noi possiamo cambiare il mondo… un cuore alla volta.
I bambini Indaco hanno aperto la porta. I Bambini Cristallo stanno aspettando in volo. L’umanità è pronta per il prossimo stadio di evoluzione? Quello spetta a noi.
Steve Rother era molto soddisfatto nella sua vita di imprenditore edile fino a che non fu battuto sulla spalla dal “Gruppo” che gli chiese di recapitare un messaggio. Questo messaggio all’inizio fu sottoforma di guida per le “Meditazioni di Luce”. Questi messaggi a cadenza mensile contenenti l’informazione del “Gruppo” sono distribuiti in tutto il mondo via internet. Il Gruppo è dedito al modo di cambiare il mondo “un cuore alla volta” aiutando la gente a ricordare il suo potere. Steve ora viaggia in tutto il mondo con sua moglie Barbara, tenendo seminari di sviluppo delle capacità personali sulla base delle informazioni provenienti dal Gruppo. Egli lavora con “lavoratori della Luce” in tutte le arene e sta inoltre presentando seminari ispirarti ”dall’informazione del “Gruppo” a favore di manager di società e leader governativi. Nel Maggio del 1999 presentò questa informazione alle Nazioni Unite a Vienna.
Cose da ricordare quando si crescono bambini Indaco

1. Siate creativi quando stabilite dei limiti.
• Permettete di esprimere l'energia fisica in eccesso. Incorporate questa vostra disponibilità nella maggior parte delle situazioni (quando insegnate, quando fate rispettare dei limiti e quando assegnate delle consegne).
• Permettete che i limiti vengano indicati dai punti di forza del bambino, non viceversa. Potreste essere sorpresi di ciò che un Indaco sa fare. Mettete alla prova i suoi limiti, ma in condizioni di sicurezza!
• Soprattutto, chiedete al bambino di aiutarvi a determinare i limiti. Molti Indaco infatti saranno lieti di stabilirli loro stessi, con l'aiuto di un adulto.
2. Pur senza dare a questi ragazzi delle responsabilità adulte, trattateli come adulti e come vostri pari.
• Date spiegazioni adulte a questi ragazzi, date loro la possibilità di esprimersi in ogni tipo di decisione, e soprattutto offrite loro delle scelte!
• Non rivolgetevi a loro con sufficienza.
• Ascoltateli! Sono saggi e sanno cose che voi non sapete.
• Rispettateli il più possibile, come rispettereste i vostri stessi genitori o un amico intimo e beneamato.
3. Se dite di amarli, ma mancate loro di rispetto, non avranno fiducia in voi.
• Non crederanno al vostro affetto se non li trattate affettuosamente. Saranno sordi a tutte le parole che direte loro. • Il modo in cui conducete la vostra vita e "gestite" la vostra famiglia, per il Bambino Indaco sono un segno tangibile del fatto che lo amiate oppure no!
4. Interagire con i Bambini Indaco è sia un lavoro che un privilegio.
• Vi coglieranno in fallo ogni volta che state cer cando di confonderli. Non ci provate nemmeno!
• Quando avete dei dubbi, chiedete consiglio non solo agli stessi bambini, ma anche ad altri adulti che hanno esperienza di Bambini Indaco.
• Non dimenticate di concedervi il tempo di osservare i Bambini Indaco mentre interagiscono fra loro c'è molto da imparare.
• Non dimenticate che non solo sanno chi sono loro, sanno anche chi siete voi. Non è possibile non riconoscere gli occhi e il volto di un Indaco hanno una nota molto antica, profonda e saggia. I loro occhi sono le finestre dei loro sentimenti e della loro anima.
• Apparentemente non sono capaci di "nascondersi" come fanno gli altri. Se li ferite, si arrabbieranno con voi e potranno perfino mettere in dubbio di aver fatto una cosa saggia "scegliendovi" come genitori!
Ma se li amate e riconoscete chi sono, essi si apriranno totalmente con voi.
BORISKA: IL BAMBINO VENUTA DA MARTE
Ci viene detto da tempo che i Bambini Indaco stanno arrivando e sono già in mezzo a noi, anche se spesso si tengono nell'ombra. A sostegno di tali informazioni, ecco questa bellissima testimonianza....
Amore e Luce a tutti i bambini del mondo, Indaco e non!
Mi è stata raccontata da un amico la storia di uno strano bambino di nome Boris, soprannominato Boriska. Il mio amico era tra i membri di una spedizione compiuta in una zona geologica anomala, situata a nord della regione di Volgograd, in Russia.
Ecco il suo racconto (i miei interventi e commenti personali, sono in corsivo.)
“Mentre tutti eravamo seduti attorno al fuoco, di sera, un bambino di circa sette, otto anni ha improvvisamente richiesto la nostra attenzione. Ci ha raccontato della sua vita su Marte, dei suoi abitanti e i loro voli sulla Terra. Tutti si zittirono: ciò che il ragazzo raccontava sembrava incredibile! Questo bimbo, dagli enormi occhi vivaci, ci raccontò una storia straordinaria sulla civiltà marziana e le sue città megalitiche, le sue navi spaziali che viaggiavano verso vari pianeti e su un territorio favoloso chiamato Lemuria, posto sul nostro pianeta, che Boriska e i suoi compagni ebbero l’occasione di conoscere in dettaglio quando vi atterrarono e strinsero amicizia con la gente del luogo.

Mentre i grilli stridevano, la foschia della notte avvolse la zona in cui stavamo riuniti e l’immenso cielo nero, con miriadi di lucenti stelle, sembrava racchiudere una sorta di mistero. Per circa un’ora e mezza il ragazzo continuò a raccontare la sua storia . Un giovane che stava con noi ebbe l’accortezza di registrare l’intera narrazione.
Molti di noi rimasero meravigliati da due fattori. Prima di tutto, il bambino possedeva una conoscenza eccezionalmente profonda. Il suo intelletto era molto più avanzato rispetto a quello di un altro essere umano della stessa età. Neanche un professore universitario sarebbe stato in grado di raccontare la storia di Lemuria e dei lemuriani con simili particolari. D’altra parte, nessuno riuscirebbe a trovare, in qualsivoglia testo scolastico, notizie di quella regione. La scienza moderna non ha ancora provato l’esistenza di altre civiltà, oltre quelle già note. In secondo luogo, eravamo tutti sorpresi dalla dialettica di questo bimbo, che non corrispondeva certo al modo di esprimersi dei suoi coetanei. L’uso di una specifica terminologia, i dettagli e i fatti esposti, riguardanti Marte e il passato della Terra affascinò tutti i presenti.”
“Perché egli iniziò la conversazione su questo tema?” obiettai. “Forse, era semplicemente influenzato dall’atmosfera globale del vostro accampamento, ricco di persone di scienza e di mente aperta. Non potrebbe essersi inventato tutto?”
“E’ molto difficile”, rispose il mio amico. “Ho avuto l’impressione che il ragazzo stesse esponendo i suoi ricordi personali, relativi a una o più vite passate. E’ virtualmente impossibile immaginare storie simili. Occorre conoscerle realmente.
Oggi, dopo aver incontrato i genitori di Boris e conoscendo meglio il bambino, sto iniziando a porre particolare attenzione a tutto ciò che ho sentito quella sera, nell’accampamento. Egli è nato nella città di Volzhskii, in un ospedale di periferia, l’11 gennaio del 1996. I suoi genitori sembrano persone meravigliose. Nadezhda, sua madre, è una dermatologa che lavora in un ospedale pubblico. Il padre è un ufficiale in pensione. Entrambi sembrano felici di venire in contatto con persone che possano spiegare loro il mistero delle facoltà del bambino. Nel frattempo, essi si limitano ad osservarlo e a farlo crescere”.
La madre ha raccontato: “Quando Boris aveva appena un anno, ho incominciato a mostrargli le lettere dell’alfabeto. In pochi mesi ha imparato a riconoscerle e a collegarle, e a un anno e mezzo era già in grado di leggere un giornale intero. Allo stesso modo, ha preso confidenza con colori e matite molto presto; all’età di due anni dipingeva piuttosto bene. Appena compiuti i due anni, lo portammo alla scuola materna. Gli insegnanti si meravigliarono delle sue capacità e talenti, ma soprattutto del suo insolito modo di pensare. Il bimbo dimostrò di possedere una memoria eccezionale e un’incredibile abilità nell’afferrare nuove informazioni. Comunque, notammo che nostro figlio acquisiva nozioni in modo particolare, come se le captasse da qualche “luogo” della mente.
Anche se nessuno glielo ha mai insegnato, talvolta Boris si siede nella posizione del loto (una nota postura yoga), e comincia a parlare di quanto avete sentito anche voi: Marte, sistemi planetari e civiltà lontane . Non potevamo credere alle nostre orecchie. Come può un bambino sapere tutto ciò? Il cosmo, storie infinite di altri mondi e di cieli immensi, sono stati come mantra giornalieri per lui, da quando ha compiuto due anni.
Fu allora che Boriska ci raccontò della sua precedente vita su Marte, e di come ora il pianeta sia deserto, poiché questo è il risultato di guerre e catastrofi che ne hanno distrutto l’atmosfera. I pochi abitanti rimasti sono costretti a vivere in città sotterranee. Ma in passato non era così, Marte aveva una fiorente civiltà e lui stesso volava spesso verso la Terra per scopi commerciali e scientifici. Fu in quell’epoca che egli entrò in contatto con la civiltà lemuriana. Boris ha anche raccontato di aver avuto una caro amico in Lemuria, il quale fu, purtroppo, ucciso sotto i suoi occhi.
Avvenne infatti una catastrofe anche sulla Terra. Un gigantesco continente fu sommerso da un’inondazione immensa. In quel frangente, una roccia massiccia cadde su un edificio in cui si trovava il suo amico lemuriano, che Boris non poté salvare, ma egli è certo che lo incontrerà ancora in questa vita. Mio figlio parla della scomparsa di Lemuria come se fosse accaduta ieri. Rimpiange la morte del caro amico come se fosse stato un suo errore”.
Un giorno, nella borsa di sua madre, egli notò un libro, intitolato ”Da dove veniamo?” di E. Muldashev. Il piccolo ne fu subito attratto e prese a leggerlo per ore, soffermandosi sui disegni riguardanti Lemuria e sulle foto del Tibet. Dopodiché iniziò a parlare della somma intelligenza dei lemuriani. Ne parlò anche con il mio interlocutore.
“Ma Lemuria cessò di esistere almeno 800.000 anni fa, replicò il mio amico. I lemuriani erano alti nove metri! Non è così? Come puoi ricordare tutto ciò?”
“Mi ricordo”, rispose il ragazzo. Più tardi, egli rammentò di aver letto un altro libro di Muldashev, intitolato “In cerca della città degli dei”. Il libro concerne le maestose tombe e piramidi degli antichi. Boriska afferma con sicurezza che i ricercatori troveranno molto materiale interessante sotto una delle piramidi (non quella di Cheope). Si tratta di un monumento non ancora scoperto. “La vita cambierà una volta che la Sfinge sarà aperta”, disse, e aggiunse che la Sfinge possiede un meccanismo di apertura da qualche parte, dietro l’orecchio (ma non ricorda esattamente dove). Il ragazzo parlò anche, con grande passione ed entusiasmo, della civiltà Maya. Secondo lui, sappiamo molto poco su questo grande popolo.
Ma la cosa più sorprendente è che Boris pensa che oggi è finalmente giunto, per le “persone speciali”, il momento di nascere sulla Terra. La rinascita del nostro pianeta si sta avvicinando. La gente avrà desiderio di conoscenze nuove e di sviluppare una mentalità più aperta.
“Cosa sai a proposito di questi bambini ricchi di doni spirituali e perché questo succede? Sai che sono chiamati “bambini indaco?” gli chiese il mio amico.
“So che stanno nascendo. Comunque, non ne ho incontrati ancora nella mia città. Forse una di loro potrebbe essere una bambina di nome Yulia Petrova. Lei è la sola che crede in me. Altri, semplicemente ridono ascoltando le mie storie…Qualcosa sta per succedere alla Terra; ecco perché questi ragazzi sono tanto importanti. Essi saranno in grado di aiutare gli altri quando i poli si sposteranno. La prima grande catastrofe riguarderà uno dei continenti e accadrà intorno al 2009. Quella successiva avverrà nel 2013, e sarà ancor più devastante.
“Non temi che la tua vita possa finire nel corso di tali sconvolgimenti?”
“No. Non ho paura. Ho già vissuto in prima persona il disastro accaduto su Marte. Ci sono stati dei superstiti, ma dopo la guerra nucleare tutto è bruciato. Qualcuno è riuscito a sopravvivere e ha costruito rifugi nel sottosuolo. Anche là ci fu uno spostamento tettonico, sebbene il continente non fosse molto grande. I marziani respirano gas. Se capitassero sul nostro pianeta dovrebbero stare sempre vicino alle bocche dei vulcani per respirarne i vapori”.
“Tu preferisci respirare ossigeno?”
“Una volta che sei in questo corpo sei costretto a respirare ossigeno. In ogni caso, ai marziani non piace l’atmosfera terrestre perché provoca invecchiamento. I marziani sono tutti d’aspetto relativamente giovane, dimostrano al massimo 30-35 anni”.
“Boris, perché i nostri satelliti vengono distrutti prima di raggiungere Marte?”
“Marte trasmette speciali segnali che sono finalizzati a distruggerli. Infatti, i satelliti emettono radiazioni pericolose”.
Rimasi colpito dalla sua conoscenza della radiazione detta “Fabos”. E’ assolutamente vero. Molti anni fa, nel 1988, un uomo russo dotato di poteri extrasensoriali cercò di avvisare i capi politici sovietici dell’inevitabile distruzione delle prime stazioni spaziali russe Fabos 1 e Fabos 2. Egli mise anche in guardia sulla radiazione marziana, definendola “sconosciuta e nociva”. Ovviamente, nessuno gli credette.
“Che cosa sai sulle dimensioni multiple? Sai che alcuni ipotizzano di viaggiare, non seguendo traiettorie nel cielo, ma manipolando lo spazio multidimensionale?”
Per tutta risposta, Boriska si alzò in piedi e iniziò a parlare degli UFO. “Noi partivamo da Marte e atterravamo sulla Terra pressoché contemporaneamente”. Poi prese un gessetto e disegnò un oggetto ovale sulla lavagna. “Questo disco volante consta di sei strati fatti di diverso materiale. Il 25% si trova all’esterno ed è di metallo ultraresistente; il 30% si trova nel secondo strato: è composto da qualcosa simile alla gomma; il terzo comprende un 30%, ed è nuovamente di metallo. Il restante 15% è composto da un peculiare metallo magnetico. Se si carica questo strato magnetico con energia appropriata, si è in grado di viaggiare ovunque nell’universo”.
“Boriska ha una missione speciale da compiere?” L’amico pose la domanda ai suoi genitori e a lui stesso.
“Egli risponde che può immaginarlo, disse sua madre. Dice di sapere qualcosa d’importante sul futuro della Terra. Egli dà informazioni che giocheranno un ruolo decisivo nell’avvenire”.
“Boris, come sai tutto questo?”
“E’ dentro di me”
“Dimmi perché le persone si ammalano.”
“La malattia deriva dall’incapacità delle persone di vivere correttamente ed essere felici. Ci si deve collegare con la propria metà cosmica. Non ci si dovrebbe intromettere troppo nella vita altrui, né, tanto meno, cercare di alterare il destino degli altri. Gli esseri umani non dovrebbero soffrire per i propri errori passati, ma dovrebbero agevolare ciò che è predestinato per loro; cercare di raggiungere quegli obiettivi e non rinunciare ai propri sogni.
Si dovrebbe essere più solidali e caldi di cuore. Nel caso che qualcuno ci attacchi, abbracciamo il nostro nemico, chiediamo scusa se abbiamo sbagliato. Nel caso in cui qualcuno ci odi, amiamolo con tutto l’amore e devozione possibili e perdoniamolo. Queste sono le regole dell’affetto e dell’umiltà.
Sai perché i lemuriani si estinsero?
Io stesso mi sento parzialmente in colpa per quella tragica fine. Essi non desideravano più evolversi a livello spirituale. Volevano evitare la strada predestinata, dirigendosi così verso la distruzione. La via solo magica o tecnica porta alla morte, alla fine. L’amore è la vera magia!”
“Come lo sai?”
“Lo so. Kailis!”
“Che significa, Kailis?”
“Significa 'Salve!' nella lingua del mio pianeta”.
Project Camelot: visita in Russia a Boriska, il ragazzino venuto da Marte
Boris Kipriyanovich è un Bambino Indaco, probabilmente il piu' famoso in Russia. Boriska, o "piccolo Boris", è citato sulla Prava, dopo Gennady Belimov, un professore universitario nella regione Volgograd in Russia, che ha visto Boriska, all'età di 7 anni, durante una scioccante riunione durante un viaggio in campeggio, in cui il ragazzino ha parlato per un' ora e mezza di una sua passata vita su Marte e a Lemuria, avvisando di catastrofi sulla Terra nel 2009 e nel 2013.
Belimov ha memorizzato le parole di Boriska e le ha diffuse in Russia, per poi arrivare sul principale giornale di Mosca.
La notizia si è diffusa tramite la Pravda che le ha riportate su Internet. Anche Nexus ha riportato qualcosa in merito, che ha attratto molto interesse.
Sul percorso che ci porterà a produrre il nostro documentario sul 2012, il Project Camelot decide di viaggiare in Russia per trovare Boriska e riprenderne le testimonianze alla videocamera. Sembra che siamo stati gli unici stranieri a fare questo viaggio. L' otto di ottobre abbiamo avuto il privilegio di intervistare sua madre, Nadya, vicino a Mosca dove Nadya lo ha portato in una scuola per bimbi speciali.
Vivono in un piccolissimo appartamento. Il padre è assente. -- Bill Ryan
Siamo andati a prendere Boriska e sua madre da Mosca..col traffico abbiamo impiegato almeno un' ora. Infine siamo arrivati alla grande palazzina di vecchi appartamenti dove si trova Boriska. Ci siamo fermati un po nel parcheggio notando una strana presenza li attorno.
Vestiva un cappellino da baseball portato a rovescio e aveva una strana espressione che ho notato a distanza. Dopo un momento ho realizzato che poteva essere Boriska..e quando sua madre è apparsa ci ha invitato ad incontrarlo. Lui si è allontanato mostrando timidezza...ho corso rapidamente verso l' angolo mostrandogli la mia mano con un sorriso...dicendogli in inglese che era tutto ok. Lui ha preso la mia mano e ha sorriso dolcemente. Sapevo che saremmo stati amici.
Piu' tardi, durante l' intervista, Boriska ha mostrato tutti i segni di un giovane ragazzo divenuto teeneger, riluttante ad esprimere piu' del necessario..evitando i dettagli di cio' che disse anni fa, ora la sua mente era su altre cose. Questa vista si è affermata e non brilla piu' nei suoi occhi la memoria della sua vita passata su Marte o Lemuria.
A dispetto di questo, il suo fascino e la sua personalità si mostrano mentre risponde alle nostre domande da adulti. I suoi occhi vagabondano e la sua immaginazione cercano maggior stimolazione di quella fornita da questa piccola stanza poco attrezzata, stipata da adulti e videocamere..Si contorce per scappare verso i suoi video games dove gioca con un personaggio in parte gatto e in parte superman..scalando mura e colpendo nemici ad ogni giro.
Era seccato da noi ! Ma serio e cortese alle critiche..inusuale per un bimbo di 11 anni. Ha parlato delle guerre che hanno causato la fine delle civiltà Marziane, di come hanno provato a trasformare Giove (Jupiter) in un secondo sole..il quale proposito era poco chiaro. Era sorpreso in modo umile, di sapere che il suo amico professore, Vladislav Lugovenko, ricordava bene un fatto in cui Boris si trovava in pericolo sulla via di casa in un sottopassaggio.
Quando arrivo' a casa, Boris gli chiese dei bulli che lo avevano avvicinato e minacciato..ma il professore non aveva detto nulla. "Sei un telepate", gli ho detto. "Non ancora"..ha risposto modestamente..con un piccolo sorriso, saggio nonostante i suoi anni, attento e delicato.
Quando gli chiesi cosa pensasse degli umani su questo pianeta, ha sospirato leggermente e ha detto "non mi piace parlare male delle persone".
Con queste parole ha detto tutto. Cosa puo' vedere attraverso questi bellissimi occhi ? Questa non è un' intervista, ma un' esplorazione dello spazio e del tempo che questo ragazzo di 11 anni trova dentro di se', con alcune sorprese. Ha parlato delle acque che in futuro inonderanno Mosca, nel 2009, come dato di fatto..Sopravvivera' ? E sua madre ? Scuote le spalle...sopravvivere non è cosi' importante, sembra dire. Vivere è importante. Vivere al momento..pienamente sveglio..questo importa quando sei una creatura eterna.
01:14
Scritto da: angelus.1985
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25/09/2009
Oak Island - Isola del tesoro
Al largo delle coste orientali del Canada, in quella regione oggi denominata Nova Scotia, trova dimora, tra le acque di mari spesso tormentati e sferzati da forti venti, una piccola isola le cui coste, viste dall’alto, ricordano vagamente l’immagine di una foglia. E’ un’isola poco nota e, al di fuori dei ristretti confini del Nord America orientale, quasi del tutto sconosciuta. Al giorno d’oggi è totalmente inaccessibile e relegata allo status di un piccolo feudo privato di un eccentrico proprietario terriero la cui principale passione è la ricerca dei tesori nascosti, ma può fregiarsi di un passato ricco di storia e di leggenda, popolato da persone animate da grande spirito d’avventura, da pirati e galeoni pieni d’oro, ricchi affaristi e uomini senza scrupoli capaci, dal settecento in poi, di cambiare radicalmente e per sempre la natura e l’aspetto di quello che, fino alla fine del Settecento, era stato una sorta di paradiso in terra, dove uniche padrone incontrastate erano una flora e una fauna ancora primigenie. Oak Island, questo il nome dell’isola, iniziò a costruirsi la propria leggenda nel lontano 1795, inconsapevolmente e in un modo del tutto casuale, quando Daniel McGinnis (o McInnis secondo altre fonti), al tempo poco più che adolescente, scoprì, durante uno dei suoi consueti giri di perlustrazione alla ricerca di uno dei numerosi tesori di pirati di cui narrano le storie locali, una profonda depressione del terreno nel corso di una passeggiata sull’isola. A sorprenderlo non fu però la depressione in sé quanto una vecchia carrucola appesa ad un grosso ramo di una quercia (riguardo a questa carrucola si è detto e scritto molto nel corso del tempo e per i più scettici non si tratterebbe altro che di un aneddoto apocrifo aggiunto alla leggenda di Oak Island decenni dopo il 1795). Con l’aiuto di alcuni compagni il ragazzo iniziò a scavare nel luogo dove si trovava la depressione, spinto dalla promessa di riportare alla luce un tesoro sepolto, ma quello che trovò fu altro: dapprima, quasi a livello della superficie del terreno, fu rinvenuto uno strato di pietre molto dure, poi, dopo uno scavo di circa tre metri, un strato composto da legno marcio. McGinnis e gli amici che lo stavano aiutando, per nulla demoralizzati dagli scarsi e certo inaspettati risultati, scavarono ancora per altri quattro metri e mezzo, ma, imbattutisi in quello che a prima vista sembrava un pozzo, sia per l’ora tarda che per la stanchezza, desistettero. Nessuno diede troppo credito alla loro avventura e loro stessi non fecero molto per divulgarla: senza l’appoggio di altre persone non sarebbero riusciti mai a trovare nulla poiché tutto ciò di cui disponevano non era altro che qualche rudimentale attrezzo di scavo, ma dopo le prime timide e vaghe risposte alle loro richieste d’aiuto, decisero di abbandonare la loro caccia la tesoro.
Per anni questa vicenda cadde nell’oblio e i suoi stessi protagonisti sembrarono dimenticarsene. Il tutto si sarebbe potuto concludere con questo anonimo epilogo, ma accadde un qualcosa di inaspettato che riportò Oak Island ed il suo tesoro nascosto prepotentemente alla ribalta. Un ricco uomo d’affari proveniente dalla città di Onslow, Simeon Lynds il suo nome, si presentò sull’isola accompagnato dall’idea di un grandioso e utopistico progetto: realizzare un consorzio di cercatori di tesori (poi denominato Onslow Company) e venuto a conoscenza dell’avventura dei tre ragazzi di Oak Island decise di scegliere quell’isola, già famosa per le leggende di pirati che arricchivano il suo passato storico, come sede ideale per vita al suo sogno. A metà del primo decennio dell’Ottocento la Onslow Company iniziò così i lavori sul pozzo aperto da McGinnis e dai suoi amici meno di un decennio prima. I lavori di scavo, soprattutto per la particolare natura del terreno, molto umido e spesso impregnato d’acqua, furono tutt’altro che agevoli, ma fu comunque possibile conseguire interessanti scoperte: tra diversi strati di carbone, terreno argilloso e un non meglio identificato altro materiale, ad intervalli sorprendentemente regolari, furono rinvenuti strati composti da assi di legno ormai in frantumi, presumibilmente legno di quercia. Poi, ad una trentina di metri di profondità fu rinvenuta una pietra piatta con iscrizioni indecifrabili. I lavori, dopo questi iniziali rinvenimenti, proseguirono alacremente e, sondando il terreno in fondo al pozzo con attrezzi di metallo, gli operai della compagnia di Lynds rinvennero un qualcosa che all’apparenza poteva sembrare uno scrigno: l’agognato tesoro! Al momento del ritrovamento, però, le tenebre avevano già scalzato le luci del giorno e nell’impossibilità oggettiva di proseguire i lavori, ogni attività di scavo e ricerca fu interrotta per la notte. La mattina seguente, mentre si stava già favoleggiando delle immani ricchezze contenute nello scrigno, un’amara quanto inattesa visione si presentò agli occhi di tutti coloro che lavoravano nel cantiere: nel corso della nottata il pozzo si era quasi interamente allagato! A quel punto l’opera di scavo si presentava ormai improba e nonostante gli stimoli causati dai ritrovamenti del giorno prima, dopo vari tentativi fatti per dragare l’acqua non si riuscì più ad approdare a nulla. Infruttuosi tentativi si protrassero per giorni, ma, nella più totale latitanza di tangibili risultati, soverchiata dai debiti, la compagnia fallì nel breve volgere di poche settimane.
Fino a metà dell’Ottocento il pozzo di Oak Island, ormai martoriato dagli uomini di Lynds, e la leggenda del suo fantomatico tesoro tornarono a languire nell’oblio per lunghi anni. Nel 1849, una nuova compagnia, la Truro Company, decise di riprendere gli scavi. L’acqua rappresentava ancora il principale problema, ma, anche in virtù di tecnologie più avanzate, riuscirono a perforare il terreno, raggiungendo una profondità maggiore rispetto a quella ottenuta della Onslow Company. Tra la melma ed il fango vennero rinvenuti ancora strati di svariato materiale e, sempre a scadenze regolari, assi di legno ormai consunte dal tempo, ma soprattutto furono portati alla luce tre anelli appartenenti, presumibilmente, ad una catena d’oro! Forse la scoperta del tesoro si stava avvicinando. Tuttavia, le interessanti scoperte dei primi giorni di lavoro non furono seguite da altri risultati apprezzabili e la Truro Company decise di sospendere i lavori l’anno seguente.
Dopo l’ennesimo periodo di stasi fu la Oak Island Association, ad assumersi l’onere di proseguire l’opera di scavo, ma memore dei fallimenti precedenti, studiò un nuovo approccio al problema: intercettare il tunnel che alimentava d'acqua il pozzo del tesoro (ormai conosciuto agli addetti ai lavori e a agli estranei con quel nome che tutt’ora rappresenta ed identifica Oak Island stessa: "Money Pit"). Nonostante l’imponente studio sul campo e gli accurati lavori preparatori, l’opera intrapresa si rivelò però un completo fallimento: il Money Pit collassò su se stesso e un denso tappo di acqua e fango sembrò seppellire per sempre il tesoro. Da allora in poi il numero dei cercatori di fortuna e delle compagnie che, più o meno senza buona sorte alcuna, proseguirono il lavoro iniziato decenni addietro dalla Onslow Company si moltiplicò senza sosta: la Oak Island Eldorado Company e la Oak Island Treasure Company furono le prime, in ordine di tempo a proseguire i lavori di scavo, ma non giunsero ad alcun apprezzabile risultato, ad eccezione del ritrovamento di un frammento di pergamena con vergate due incomprensibili lettere.
Intanto, in seguito all’aumentare delle persone coinvolte nella ricerca, iniziarono anche ad essere registrati diversi decessi. Il primo a perdere la vita fu un operaio della Truro Company, deceduto in seguito ad un’esplosione, ma, alla vigilia del Novecento il numero delle morti raggiunse già le sei unità. Pur senza significativi dispiegamenti di forze, soprattutto se rapportato all’affannosa ricerca dell’Ottocento, gli scavi nel Money Pit e nel territorio circostante proseguirono anche nello scorso secolo, ma di fatto non portarono null’altro che un vero e proprio scempio ambientale sull’isola, orami ridotta ad una ammasso di terra martoriata privata per sempre della sua bellezza originaria. Sull’isola esiste veramente "qualcosa"? I fatti dimostrano che non esiste alcun tesoro nascosto e che probabilmente decine e decine di uomini si sono per decenni accaniti alla ricerca di... NULLA! Tuttavia sono diverse le perone che avanzano teorie e sostegno della tesi opposta e che si accaniscono con forza contro i loro denigratori. Tralasciando coloro che propendono per la tesi del tesoro di origine piratesca risalente al Seicento (per certi aspetti la tesi più comprovabile e accertabile storicamente), la corrente di pensiero, in un certo senso, più "autorevole" a favore della tesi del tesoro nascosto (da intendersi in senso lato, non semplicemente come un ammasso di monete ed oggetti preziosi) sostiene che nelle viscere dell’isola si celi persino il Graal. In seguito all’arresto dei Templari avvenuto nel 1307, sostengono, una flotta di Cavalieri salpò da La Rochelle verso una destinazione ignota. Probabilmente approdarono in Scozia dove instaurarono vincoli di amicizia con il principe Henry St. Clair, il terzo Lord di Rosslyn. Uno scrittore di nome Andrew Sinclair, a suo dire diretto discendente di Henry St. Clair, afferma poi che i suoi antenati, insieme ai Templari, avrebbero intrapreso nel 1398 una spedizione verso il continente americano al fine di creare una nuova Gerusalemme. Sempre secondo Sinclair, avrebbero fondato due colonie, una nel Rhode Island ed una in Nova Scotia. Proprio in Nova Scotia avrebbero quindi intrapreso i lavori di scavo di quello che poi sarebbe stato noto come Money Pit, sul fondo del quale sarebbe stato custodito il tesoro che i Templari avevano accumulato in Terrasanta, Graal compreso.
Tuttavia, affrontando criticamente la questione e limitandosi ai soli dati accertati, la verità dei fatti è una sola: non esiste prova alcuna che sull’isola ci sia un tesoro nascosto, qualunque sia la sua natura. Anche quei particolari maggiormente sfruttati per comprovare la tesi dell’esistenza di favolose ricchezze sotto il suolo dell’isola, come la pietra con misteriose incisioni, i tre anelli d’oro o la pergamena, sembrano più che altro aneddoti apocrifi, più o meno intenzionalmente aggiunti dai narratori e dai testimoni oculari per "colorare" tutta la vicenda. Inoltre, i numerosi intoppi e problemi nelle operazioni di scavo, diversamente da quanto affermano i più accaniti sostenitori della tesi del tesoro nascosto, più che trappole artificialmente predisposte (come il continuo allagamento del Money Pit, per esempio) sembrano causati da eventi del tutto naturali, strettamente connessi alla complicata geologia dell’isola. Ma le teorie sul tesoro nascosto continuano tuttavia a fiorire ancora oggi, non limitandosi a "scomodare" solamente i templari: per alcuni il Money Pit rappresenta interessanti analogie con i ritrovamenti e le pergamene di Saunière a Rennes le Chateau e celerebbe importanti segreti sulla morte e sulla vita di Cristo; per altri tutta la vicenda non è null’altro che un’allegoria di stampo massonico e l’agognato tesoro consisterebbe non in ricchezze, ma in una sorta di arricchimento spirituale; altri ancora richiamano tesi ispirate ai misteri dell’antico Egitto e della fantomatica camera segreta della grande Piramide, citando, tra l’altro, profezie in merito di Edgar Cayce; altri, infine, richiamano improbabili ipotesi extraterrestri.
20:49
Scritto da: angelus.1985
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Raimondo di Sangro - Principe di Sansevero
Raimondo di Sangro, detto principe di Sansevero. Eccentrico, filosofo, astronomo, poeta, scrittore, guerriero, mecenate, inventore, mago, scienziato, alchimista. Un precursore dei tempi, uno scienziato pazzo, un genio, uno stregone malvagio. Il personaggio più misterioso del settecento italiano.
Chi era questo ricco signore che, invece di dedicarsi ai tipici passatempi di ogni nobile dell’epoca come la caccia e il gioco, scelse di immergersi nella lettura di testi alchemici e di chiudersi per ore nel suo studio a effettuare esperimenti mai tentati prima? Perché trasformò una semplice cappella di famiglia in una sorta di Rennes le Château? A Napoli c’è chi ancora si fa il segno della croce quando sente il suo nome, poiché la sua sconfinata vivacità intellettiva lo portò ad alcune azioni deprecabili per arrivare alle mete che si era prefissato. Le cose che la cripta conserva tutt’oggi sono testimonianze che lasciano sgomenti quei turisti che accettano di scendere a dare un’occhiata.
La stirpe dei Sansevero ha inizio nel 1587 con Giovan Francesco di Sangro, primo principe. Raimondo diventa il settimo principe a soli sedici anni, quando muore il nonno Paolo, sesto principe di Sansevero. Antonio, padre di Raimondo e figlio di Paolo, aveva già rinunciato in precedenza al titolo in favore dell’abito sacerdotale. Rimasto vedovo e distrutto dal dolore, si era dapprima tuffato in una vita dissoluta per poi fare ammenda e diventare un ministro di Dio. Quella dei Sangro è una stirpe che ebbe legami di parentela e di amicizia con personaggi importantissimi quali Carlo Magno, numerosi prelati dell’Ordine Benedettino, Innocenzo III e membri dell’Ordine dei Templari, dei Rosacrociani, dei Massoni.
Nato a Torremaggiore (Foggia) nel 1710, Raimondo dimostra fin da giovane uno spiccato interesse per le scienze. Fattosi adulto non esita a entrare a far parte della Scuola Alchemica Napoletana. Diventa Gran Maestro massone e intreccia relazioni con chiunque possa aiutarlo a meglio comprendere i misteri dell’universo. Nel suo palazzo adibisce una grande stanza a laboratorio e comincia a passarci gran parte del giorno e della notte. Questo stile di vita, piuttosto anomalo per un aristocratico, dà adito a sospetti sul suo conto e sulle cose che accadono nella sua casa. Raimondo è un uomo sicuro di sé e i pettegolezzi non lo toccano, anzi, lo spingono verso atteggiamenti sempre più stravaganti. Arriva a farsi costruire una carrozza più larga di quelle comuni per passare a filo nei vicoli di Napoli e dimostrare che il suo mezzo di trasporto è più grande di quello del re. Si sposa e ha cinque figli, ma non sembra curarsi poi molto della famiglia, preso com’è dai suoi studi. Esiste un libretto, scritto forse da lui stesso, che oggi è conservato negli archivi del Vaticano e che riporta gli strani oggetti presenti nel palazzo. Vi è descritta quella che lui chiama la Lampada Perpetua, o Lume Eterno, composta da una mistura di fosfato di calcio e fosforo ad alta concentrazione in grado di bruciare molto più a lungo di qualsiasi lume, i progetti di una carrozza che si muove per brevi tratti senza i cavalli e quelli della prima carrozza anfibia, nuove tecniche per la stampa, nuovi tessuti (tra i quali una specie di seta vegetale) e nuovi tipi di vernici destinate a durare nel tempo. Fu lui a costruire un cannone in lega di ferro quando tutti gli altri erano in bronzo, e fu sempre lui a inventare un fucile a retrocarica, anticipando di molto la rivoluzione delle armi da guerra.
In quel clima da Santa Inquisizione il confine tra il puro studio scientifico e la stregoneria era pressoché inesistente, e i guai non tardarono ad arrivare. Infatti, nel 1751, papa Benedetto XIV, preoccupato dal proliferare di congreghe che sfuggivano al controllo della chiesa, consigliò a Carlo III di emanare un editto anti-massonico. Ancora prima che si scatenasse la vera e propria caccia alle streghe, il principe non esitò a salvarsi dalla rovina rivelando al re i nomi dei fratelli massoni per rendere evidente la sua rinuncia all’ordine. In realtà Raimondo non interruppe mai i rapporti con la loggia napoletana e continuò imperterrito i suoi studi esoterici.
Alla sua morte, purtroppo, i parenti distrussero tutti quei documenti che avrebbero potuto collegare il nome di Raimondo agli ambienti della Massoneria e del mondo dell’occulto. Sono andati persi testi di inestimabile valore, invenzioni che forse avrebbero facilitato e anticipato molte scoperte. Si temevano vendette da parte dei massoni che si sentivano traditi e quindi fu distrutto anche il passaggio che collegava il palazzo alla cappella, un luogo che conteneva un particolare orologio dotato di un carillon a campane.
Percuotendo una serie di tasti si potevano ottenere svariate melodie. Era una sorta di tempietto dedicato a quell’ordine clandestino che, seppur ostacolato da editti e proibizioni, non avrebbe mai cessato di esistere. La suddetta cappella, che racchiude le spoglie dei membri della famiglia, si trova in Piazza San Domenico Maggiore. Fatta costruire da Giovan Francesco nel 1590 come luogo in cui venerare una statua della Vergine della Pietà che, rispondendo alle sue preghiere, lo aveva guarito da una grave malattia. Per questo, oltre che a essere conosciuta come Cappella Sansevero dei Sangro, lo è anche come Santa Maria della Pietà dei Sangro, o più semplicemente come La Pietatella. Nel 1631 il figlio di Giovanni, Alessandro, eseguì un esteso restauro e la ampliò per farla diventare cappella sepolcrale di famiglia. Ma fu Raimondo il vero artefice della trasformazione dell’edificio. Tra il 1744 e il 1766, quella che in origine era una semplice chiesetta, divenne uno dei luoghi più misteriosi di Napoli.
È un rettangolo che termina in un sontuoso presbiterio. Ai lati diciotto statue accompagnano il visitatore alla scoperta dei simboli massonico-esoterici di cui il luogo è pregno. Raimondo attinse a piene mani dalle sue ricchezze e chiamò presso di sé i più rinomati scultori e pittori perché dessero vita a un progetto tutto particolare.
Gli artisti che lavorarono nella cappella seguirono le precise istruzioni del principe e alcuni di loro riferirono che fornì strani colori e un tipo di mastice che una volta asciutto assomigliava in tutto e per tutto al marmo. Materiali di natura alchemica? Può essere. Il risultato è un piccolo gioiello del tardo barocco, un tripudio di affreschi (i cui colori si sono conservati straordinariamente vivi) statue, stucchi, marmi e oro. Ogni cosa ha un suo preciso significato, un messaggio che è rimasto immutato nel tempo, ed è questo che la rende un luogo enigmatico che rapisce gli occhi e l’anima di chiunque vi metta piede. Le statue sono quasi tutte femminili e rappresentano le virtù fondamentali della natura umana tra cui la forza, la sapienza, la fede. Lanciano il loro messaggio attraverso i vari oggetti che tengono in mano o che giacciono ai loro piedi. Libri, compassi, fiori, cornucopie, caducei (sottili verghe con le ali e due serpenti attocigliati in procinto di baciarsi, simbolo di pace usato da Mercurio per sedare le liti) fiammelle e cuori. Le statue dei genitori di Raimondo sono quelle che più colpiscono il visitatore. Il monumento funebre dedicato a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre di Raimondo, morta quando lui aveva appena un anno, è denominato La Pudicizia e rappresenta una donna nuda coperta da un velo. Osservando questo velo scolpito si ha l’impressione che, pur essendo parte integrante della statua, sia stato steso solo in seguito al completamento del corpo di donna. La lapide spezzata ci ricorda che Cecilia è morta molto giovane, ma sta a indicare anche il sogno cullato da tanti alchimisti, e cioè quello di riuscire a sconfiggere la morte attraverso la creazione di un elisir di lunga vita.
Il monumento funebre dedicato al padre, Antonio di Sangro, è chiamato Il Disinganno. Rappresenta un uomo che lotta per liberarsi da una rete, così come fece Antonio che si ‘liberò’ di una vita dissoluta per dedicarsi a Dio. È anche l’invito a liberarsi di tutti i preconcetti per meglio comprendere i segreti alchemici ed esoterici. Anche qui l’occhio è colpito dal modo in cui la rete avviluppa il corpo e tuttavia non si fonde con esso. Il genietto alato, il globo e il libro rappresentano la conoscenza e la saggezza che aiutano l’uomo a elevarsi a un livello spirituale superiore. Sia il velo che la rete fanno pensare all’uso di quel mastice-marmo descritto da uno degli artisti che contribuirono al restauro. Davvero il principe aveva creato un materiale estremamente malleabile che una volta asciutto diventava uguale al marmo? Oppure, come asseriscono alcuni, la statua fu fasciata con una vera rete di semplice corda e immersa in un liquido che avrebbe cristallizzato la fibra della corda facendola diventare del tutto simile al marmo?
Anche il Cristo Velato (o Cristo Morto) è una scultura che lascia il segno. La corona di spine che giace ai suoi piedi è un oggetto che molti rimangono a osservare rapiti. Lo straordinario realismo dà l’impressione che un vero intreccio di rami spinosi sia stato immerso in uno speciale smalto bianco. La grande lapide del principe è scolpita con i caratteri in rilievo, un lavoro estremamente accurato che si dice sia stato facilitato da qualche strumento all’avanguardia. La prima frase è il sunto di ciò che Raimondo pensava di se stesso: “Uomo mirabile, nato a tutto osare.” Ogni cosa, in questo affascinante luogo, ci parla in un doppio linguaggio: quello religioso-spirituale e quello massonico-esoterico. Niente di ciò che vediamo è stato plasmato, scolpito, decorato e dipinto come semplice abbellimento. Qui ci sono il sapere e la genialità di un uomo che non seppe accontentarsi di quello che la sua epoca aveva da offrire. Ci sono il suo pensiero e le sue convinzioni riguardo il mondo, la vita, l’universo, i poteri della mente e dello spirito.
I suoi molteplici studi ed esperimenti comprendevano anche il corpo umano, ed è soprattutto a causa di questi che si guadagnò la fama di stregone. Chi non è facilmente impressionabile può scendere nella cripta ovale che si raggiunge tramite una scala a chiocciola (che lui volle chiamare Appartamento della Fenice) dove sono custoditi, in teche di vetro, i corpi di un uomo e di una donna che qualche intruglio alchemico è riuscito letteralmente a disseccare, lasciando intatte vene e arterie. Sono vere e proprie Macchine Anatomiche. L’intero apparato cardiocircolatorio che avvolge lo scheletro è stato, in pratica, pietrificato e ancora oggi non è chiaro come sia stato ottenuto un simile risultato. C’è il forte sospetto che i due esseri umani siano stati sottoposti al processo mentre erano ancora in vita. Particolare impressionante è che la donna era incinta. Sono ben visibili i resti del feto ai suoi piedi. La donna ha un braccio alzato, come se fosse stata colta da una paralisi mentre cercava di fuggire. Complice dell’esperimento si dice sia stato il medico palermitano Giuseppe Salerno. L’ipotesi più probabile è che sia stata iniettata una sostanza in grado di cristallizzare vene e arterie. I corpi, in seguito alla morte, si sarebbero decomposti senza che queste venissero intaccate. Il problema è che a quell’epoca le siringhe ipodermiche non esistevano ancora. C’è chi dice che si tratti di povere ossa ricoperte da una struttura artificiale, ma su quale modello si sarebbe basato lo scultore per riprodurre l’intero sistema cardiocircolatorio, se le conoscenze sul corpo umano erano ancora molto scarse? Quel feto smentisce questa ipotesi perché racconta chiaramente di una lenta decomposizione del cadavere della madre: i tessuti cedono, la placenta fuoriesce dalla cavità addominale, scivola verso il basso, cade a terra.
Si dice che il principe rapisse i poveri che vagabondavano per i vicoli di Napoli per usarli come cavie o che, come in questo caso, usasse i servi che lavoravano a palazzo. Un folle che non si fa scrupoli di iniettare sostanze velenifere nel corpo di una donna incinta, o una mente lucida che tenta di scoprire come rendere l’uomo immortale? Non abbiamo neanche mezza parola tracciata su carta dal principe per comprendere lo scopo di questo particolare esperimento. Forse sarebbe saggio astenersi, per quanto possibile, da qualsiasi giudizio lapidario. Non sarebbe difficile aggiungere altri epiteti al nome di Raimondo, specie pensando che era conosciuto anche come il castratore. Un’abitudine molto discussa era quella di comprare fanciulli dotati di una bella voce e provenienti da famiglie indigenti per farli castrare e quindi avviare alla carriera di cantanti. Lo faceva per amore dell’arte, o per mettere in pratica alcuni concetti astratti della Massoneria che vedevano nell’essere androgino la perfezione assoluta? Un’idea puramente filosofica, un’esortazione a rifuggire i canoni dettati dalla società, a non farsi ingabbiare in ruoli prestabiliti, per giungere ad avere un animo compiuto, dotato sia di sensibilità femminile sia di forza maschile. Raimondo era un fervente sostenitore di tale idea o solo un sadico che rapiva fanciulli? Ancora una volta è difficile tracciare una semplice croce sull’immagine di un individuo che sembra un bizzarro miscuglio composto dal genio di Leonardo, dall’ambiguità dell’abate Sonière e, perché no, dal frenetico desiderio di sconfiggere la morte di un vero dottor Frankenstein.
La sua fine, avvenuta a Napoli nel 1771, è avvolta nel mistero come la sua intera esistenza. Forse morì durante uno dei suoi esperimenti a base di sostanze tossiche. Si dice che avesse scoperto una pozione capace di far tornare in vita i morti e su questa diceria è nata una macabra leggenda. Un giorno il principe si dichiarò certo di essere in procinto di morire e istruì un servo a tale proposito. Il domestico avrebbe dovuto tagliare a pezzi il cadavere e chiuderlo in un baule. Nessuno doveva aprirlo prima di un dato lasso di tempo, per dare modo alla pozione di agire e di strapparlo alla morte. Quando il presagio si avverò il servo seguì gli ordini del suo signore e si pose a guardia al baule, ma i parenti che stavano setacciando il palazzo in cerca di ricchezze nascoste lo costrinsero a farsi da parte. Il baule fu aperto e il corpo ancora in via di ristrutturazione si sollevò di scatto. Il principe fissò i presenti con occhi pieni di orrore ed emise un urlo agghiacciante. Poi il cadavere si disfece sul fondo del baule. Forse è una leggenda e forse no. Sta di fatto che nel sarcofago che si trova sotto la lapide della cappella non c’è nulla. Dov’è finito il corpo? Nessuno lo sa. Trafugato dai fratelli massoni? Distrutto da chi lo credeva un discepolo del diavolo? Che il nostro sia uscito con le sue gambe dalla tomba per trasferirsi altrove? In decenni di studio incessante aveva davvero scoperto l’elisir di lunga vita?
Pare che un certo Cagliostro, durante il suo processo, disse di aver appreso alcune pratiche da un principe di Napoli. Non possiamo appurare se si trattasse o meno di Raimondo, dato che gli atti del processo sono ben custoditi dal Vaticano. Tra gli alambicchi e le pile di libri alchemici, alla luce del Lume Eterno, forse Raimondo inventò, tra le altre cose, una pozione in grado di vincere la morte e, in seguito, trovò nel Conte di Cagliostro l’allievo perfetto.
Usciamo dalla cripta e saliamo verso l’alto, nella cappella dei Sangro, l’involucro in marmo e oro dell’anima di Raimondo. È qui che si conclude la nostra singolare storia. La storia di un uomo mirabile, nato a tutto osare.
20:32
Scritto da: angelus.1985
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Il Conte di Cagliostro
Misterioso avventuriero che caratterizzò il secolo dei Lumi: taumaturgo, "amico dell'Umanità", cultore e divulgatore delle scienze esoteriche oppure scaltro imbonitore, comune ciarlatano? Il quesito, finora, non ha avuto risposta certa: il mistero che da sempre avvolge le molteplici attività svolte da Cagliostro contribuisce a tenere vivo l'interesse su di lui.
Giuseppe Balsamo nacque a Palermo il 2 giugno 1743, dal mercante Pietro Balsamo e da Felicita Bracconieri. A causa delle modeste condizioni economiche, alla morte del padre fu affidato al seminario di S. Rocco a Palermo.
Nel 1756 entrò come novizio presso il convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone per essere affiancato al frate speziale, dal quale apprese i primi rudimenti di farmacologia e chimica. Nel 1768 sposò a Roma Lorenza Feliciani, avvenente e giovanissima fanciulla dell' età di quattordici anni. Fino al momento del matrimonio non si hanno altre notizie documentate: è presumibile che abbia vissuto di espedienti durante la gioventù. D'altra parte, lo stesso Cagliostro dichiarò pubblicamente di provenire da paesi sconosciuti, di aver trascorso gli anni dell'infanzia alla Mecca e di aver conosciuto gli antichi misteri dei sacerdoti egizi attraverso gli insegnamenti del sapiente Altotas. Sarà monsignor Giuseppe Barberi, fiscale generale del Sant'Uffizio, che nel suo Compendio sulla vita e sulle gesta di Giuseppe Balsamo, redatto nel 1791, smentirà queste dichiarazioni divenendo uno dei suoi più accaniti detrattori. Secondo il Barberi, Cagliostro avrebbe esercitato truffe e mistificazioni anche a Barcellona, Madrid e Lisbona con l'aiuto della maliarda Lorenza, che irretiva uomini facoltosi con arti sottili che andavano dall'avvenenza fisica alla promessa di miracolose guarigioni grazie a polveri e a formule magiche.
Risale al 1771 il primo viaggio a Londra della giovane coppia: sembra che là il Balsamo sia finito in prigione per debiti e, per restituire le somme dovute, fu costretto a lavorare come decoratore. Nel 1772 a Parigi, Lorenza si invaghì dell'avvocato Duplessis e, a causa di questa relazione, fu rinchiusa nel carcere di Santa Pelagia, la prigione delle donne di malaffare. La riconciliazione non tardò ad avvenire e i coniugi, dopo varie peregrinazioni in Belgio e in Germania, rientrarono a Palermo e poi a Napoli. Nello stesso anno, il Balsamo si recò a Marsiglia e si cimentò nelle vesti di taumaturgo: sembra che, dietro lauto compenso, fece credere ad un innamorato di poter riacquistare il vigore fisico mediante l'attuazione di alcuni riti magici. Scoperto l'imbroglio, fu costretto a fuggire e a cercare riparo in Spagna, a Venezia, quindi ad Alicante per terminare la fuga a Cadice. Ritornò a Londra nel 1776, presentandosi come conte Alessandro di Cagliostro, dopo aver fatto uso di nomi altisonanti accompagnati da fantasiosi titoli quali conte d'Harat, marchese Pellegrini, principe di Santa Croce: durante questo soggiorno, insieme alla moglie, divenuta nel frattempo la celestiale Serafina, viene ammesso alla loggia massonica "La Speranza". Da questo momento la vicenda di Cagliostro può essere ricostruita sulla base di documenti ufficiali e non su libelli diffamatori fatti circolare dai nemici più acerrimi. La massoneria gli offrì ottime opportunità per soddisfare ogni ambizione sopita. Grazie alle vie da essa indicate e alle cognizioni acquisite, egli poté riscuotere successi appaganti moralmente ed economicamente che lo portarono, dal 1777 al 1780, ad attraversare l'Europa centro-settentrionale, dall'Aia a Berlino, dalla Curlandia a Pietroburgo e alla Polonia. Il nuovo rito egiziano di cui Cagliostro era Gran Cofto, aveva affascinato nobili ed intellettuali con le sue iniziazioni e pratiche rituali che prevedevano la rigenerazione del corpo e dell'anima. Grande risalto ebbe, inoltre, la figura di Serafina, presidentessa di una loggia che ammetteva anche le donne, con il titolo di regina di Saba. Alla corte di Varsavia, nel maggio del 1780, ricevette un'accoglienza trionfale tributata dal sovrano in persona: la sua fama di alchimista e guaritore aveva raggiunto le vette più alte!
Considerevole diffusione ebbero in quegli anni l'elixir di lunga vita, il vino egiziano e le cosiddette polveri rinfrescanti con i quali Cagliostro compì alcune portentose guarigioni curando, spesso senza alcun compenso, i numerosi ammalati che, nel 1781, gremivano la residenza di Strasburgo. Il comportamento filantropico, la conoscenza di alcuni elementi del magnetismo animale e dei segreti alchemici, la capacità di infondere fiducia e, al tempo stesso, di turbare l'interlocutore, penetrarlo con la profondità dello sguardo, da tutti ritenuto quasi soprannaturale: queste le componenti che contribuirono a rafforzare il fascino personale e l'alone di leggenda e di mistero che accompagnarono Cagliostro fin dalle prime apparizioni. Poliedrico e versatile, conquistò la stima e l'ammirazione del filosofo Lavater e del gran elemosiniere del re di Francia, il cardinale di Rohan, entrambi in quegli anni a Strasburgo. Tuttavia, Cagliostro raggiunse l'apice del successo a Lione, dove giunse dopo una breve sosta a Napoli e dopo aver risieduto più di un anno a Bordeaux con sua moglie. A Lione, infatti, egli consolidò il rito egiziano, istituendo la "madre loggia", la Sagesse triomphante, per la quale ottenne una fiabesca sede e la partecipazione di importanti personalità. Quasi nello stesso momento giunse l'invito al convegno dei Philalèthes, la prestigiosa società che intendeva appurare le antiche origini della massoneria. A Cagliostro non restava che dedicarsi anima e corpo a questo nuovo incarico, parallelamente alla sua attività taumaturgica ed esoterica, ma il coinvolgimento nell'affaire du collier de la reine lo rese protagonista suo malgrado, insieme a Rohan e alla contessa Jeanne Valois de la Motte, del più celebre ed intricato scandalo dell'epoca, il complotto che diffamò la regina Maria Antonietta e aprì la strada alla rivoluzione francese. Colpevole solo di essere amico di Rohan e di aver consigliato di rivelare la truffa al sovrano, Cagliostro, accusato dalla de la Motte, artefice di ogni inganno, fu arrestato e rinchiuso con sua moglie nella Bastiglia, in attesa del processo. Durante la detenzione, ebbe modo di constatare quanto grande fosse la popolarità raggiunta: furono organizzate manifestazioni di solidarietà e, il giorno della scarcerazione, fu accompagnato a casa dalla folla acclamante. Nonostante il Parlamento di Parigi avesse appurato l'estraneità di Cagliostro e di sua moglie alla vicenda, i monarchi ne decretarono l'esilio: la notizia giunse a pochi giorni dalla liberazione, costringendo il "Gran Cofto" a riparare frettolosamente a Londra. Da qui scrisse al popolo francese, colpendo il sistema giudiziario e preannunciando profeticamente la caduta del trono capetingio e l'avvento di un regime moderato. Il governo francese si difese opponendo gli scritti di un libellista francese Théveneau de Morande che, stabilita la vera identità di Cagliostro e di Serafina, raccontò sulle gazzette le peripezie e i raggiri dei precedenti soggiorni londinesi, al punto che l'avventuriero decise di chiedere l'ospitalità del banchiere Sarrasin e di Lavater in Svizzera. Rimasta a Londra, Serafina fu persuasa a rilasciare compromettenti dichiarazioni sul marito che la richiamò in Svizzera in tempo per farle ritrattare tutte accuse.
Tra il 1786 e il 1788 la coppia cercò di risollevare le proprie sorti compiendo vari viaggi: Aix in Savoia, Torino, Genova, Rovereto. In queste città Cagliostro continuò a svolgere l'attività di taumaturgo e ad istaurare logge massoniche. Giunto a Trento nel 1788, fu accolto con benevolenza dal vescovo Pietro Virgilio Thun che lo aiutò ad ottenere i visti necessari per rientrare a Roma: pur di assecondare i desideri di Serafina, era disposto a stabilirsi in una città ostile agli esponenti della massoneria, considerati faziosi e reazionari. Cagliostro, poi, preannunziando la presa della Bastiglia, carcere simbolo dell'assolutismo monarchico, e la fine dei sovrani di Francia, destava particolare preoccupazione, alimentata anche dalla sua intraprendenza negli ambienti massonici. Non trovando terreno fertile nei liberi muratori, che oramai guardavano a lui solo come ad un volgare lestofante, Cagliostro tentò di costituire anche a Roma una loggia di rito egiziano, invitando il 16 settembre 1789 a Villa Malta prelati e patrizi romani. Le adesioni furono soltanto due: quella del marchese Vivaldi e quella del frate cappuccino Francesco Giuseppe da San Maurizio, che fu nominato segretario. L'iniziativa, pur non conseguendo l'esito sperato, fu interpretata come una vera e propria sfida dalla Chiesa che, attraverso il Sant'Uffizio, sorvegliò con maggior zelo le mosse dello sprovveduto avventuriero.
Il pretesto per procedere contro Cagliostro fu offerto proprio da Lorenza che, consigliata dai parenti, aveva rivolto al marito accuse molto gravi durante la confessione: era stata indotta a denunciarlo come eretico e massone. Cagliostro sapeva bene di non potersi fidare della moglie, che in più di un'occasione aveva dimostrato scarso attaccamento al tetto coniugale, e per questo sperava di poter rientrare in Francia, essendo caduta la monarchia che lo aveva perseguitato. A tal fine scrisse un memoriale diretto all'Assemblea nazionale francese, dando la massima disponibilità al nuovo governo. La relazione venne intercettata dal Sant'Uffizio che redasse un dettagliato rapporto sull'attività politica ed antireligiosa del "Gran Cofto": papa Pio VI, il 27 dicembre 1789, decretò l'arresto di Cagliostro, della moglie Lorenza e del frate cappuccino.
Ristretto nelle carceri di Castel Sant'Angelo sotto stretta sorveglianza, Cagliostro attese per alcuni mesi l'inizio del processo. Al consiglio giudicante, presieduto dal Segretario di Stato cardinale Zelada, egli apparve colpevole di eresia , massoneria ed attività sediziose. Il 7 aprile 1790 fu emessa la condanna a morte e fu indetta, nella pubblica piazza, la distruzione dei manoscritti e degli strumenti massonici. In seguito alla pubblica rinuncia ai principi della dottrina professata, Cagliostro ottenne la grazia: la condanna a morte venne commutata dal pontefice nel carcere a vita, da scontare nelle tetre prigioni dell'inaccessibile fortezza di San Leo, allora considerato carcere di massima sicurezza dello Stato Pontificio. Lorenza fu assolta, ma venne rinchiusa, quale misura disciplinare, nel convento di Sant'Apollonia in Trastevere dove terminò i suoi giorni. Del lungo periodo di reclusione, iniziato il 21 aprile 1791 e durato più di quattro anni, rimane testimonianza nell'Archivio di Stato di Pesaro, ove sono tuttora conservati gli atti riguardanti l'esecuzione penale ed il trattamento, improntato a principi umanitari, riservato al detenuto.
In attesa di segregare adeguatamente il prigioniero, egli fu alloggiato nella cella del Tesoro, la più sicura ma anche la più tetra ed umida dell'intera fortezza.
In seguito ad alcune voci sull'organizzazione di una fuga da parte di alcuni sostenitori di Cagliostro, nonostante fossero state prese tutte le misure necessarie per scongiurare qualunque tentativo di evasione, il conte Semproni, responsabile in prima persona del prigioniero, decise il suo trasferimento nella cella del Pozzetto, ritenuta ancor più sicura e forte di quella detta del Tesoro.
Il 26 agosto 1795 il famoso avventuriero, oramai gravemente ammalato, si spense a causa di un colpo apoplettico. La leggenda che aveva accompagnato la sua fascinosa vita si impossessò anche della morte: dai poco attendibili racconti sulla sua presunta scomparsa giunti fino ai giorni nostri, è possibile intravedere il tentativo, peraltro riuscito, di rendere immortale, se non il corpo, almeno le maliarde gesta di questo attraente personaggio.
20:04
Scritto da: angelus.1985
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Coral Castle
La Storia che stiamo per raccontarvi è una Storia d’Amore. Una storia che sembra una favola, tanto è intrisa di magia. Ma tutto è incredibilmente vero.
E’ la storia di un uomo che ha aspettato tutta la vita la ragazza di cui si era innamorato.
Lui aveva 26 anni, veniva dalla Lettonia e si chiamava Edward Leedskalnin. Lei si chiamava Agnes Skuvst e aveva solo 16 anni. Lui era sicuro che lei avrebbe accettato di sposarlo. Perché per Lei, aveva deciso di costruire qualcosa di speciale. Qualcosa che non potesse dimenticare. Per Agnes Ed aveva deciso di costruire, da solo e con le sue stesse mani, un intero castello.
Con questa idea in testa Ed era partito dalla Lettonia alla ricerca del posto giusto, del luogo ideale per il suo sogno d’amore. Girò Europa, Canada e Stati Uniti ma solo quando giunse in Florida capì che aveva trovato il luogo adatto. Come fa a capirlo? Perché in Florida scopre un particolare tipo di pietra locale. Una pietra bellissima ed estremamente pesante. Da queste parti la chiamano Coral Stone, la pietra di Corallo: Ed farà allora per Agnes un Castello di pietra solido e pesantissimo che avrà un nome leggero: Coral Castle, appunto.
A poco meno di 50 km da Miami, proseguendo verso sud per l’Autostrada 1 in Florida, si può giungere a Homestead, una piccola cittadina nel cuore dello stato. In questo paese si trova uno dei più bizzarri ed incredibili edifici costruiti dall’uomo: il Coral Castle. Di primo acchito la struttura in sé non rivela nulla di incredibile; alcuni in essa vedono importanti reperti storici provenienti da ere ormai dimenticate e costruiti da antiche popolazioni per antichi culti, altri invece vedono una specie di bizzarra costruzione postmoderna “sfogo” di qualche eccentrico architetto. Entrambe le considerazioni invece risultano errateLa struttura ha visto la luce nei primi anni del novecento e l’artefice dell’edificio è un unico minuto grande genio; il suo nome è Edward Leedskalnin. Egli, con la sola forza delle sue braccia e con l’ausilio di pochi rudimentali attrezzi come carrucole, corde, martelli e scalpelli ha estratto e scolpito più di 1.100 tonnellate di roccia corallina. Ancora nessuno tra scienziati ed ingegneri che hanno studiato e tuttora studiano il Coral Castle è riuscito a dare una spiegazione fisica sul metodo di costruzione usato da Leedskalnin; l’unica affermazione sul metodo di costruzione proviene dal costruttore stesso il quale affermò: “Ho scoperto i segreti delle piramidi. Ho trovato come gli egizi e gli antichi costruttori in Perù, Yucatan e Asia, unicamente con attrezzi primitivi, trasportarono ed eressero blocchi di pietra pesanti parecchie tonnellate.”
Una delle sculture più importanti e degne di nota è lo stesso portale di accesso alla struttura: il “Nine ton Gate”. Esso è costituito da un unico blocco di pietra corallina largo 2 metri, alto 2 metri e 30 cm, profondo circa mezzo metro e dal peso approssimativo di appunto 9 tonnellate. Questo incredibile monolito dista dalle pareti del castello esattamente 6 mm da ambo i lati.
Molti ingegneri e scienziati si sono recati sul luogo per cercare di capire come Ed abbia potuto trovare il baricentro esatto dell’enorme blocco di pietra. Esso è talmente ben equilibrato nel suo asse che anche un bimbo lo avrebbe potuto aprire con la semplice pressione del suo dito. Dico “avrebbe” perché oggi non è più cosi. Nel 1986 infatti, un gruppo di ingegneri e di scienziati rimossero il portale per compiere degli studi su di esso. Per rimuoverlo furono utilizzati 6 uomini ed una gru da 50 t. Una volta rimosso il portale fu scoperto che Ed centrò e bilanciò il pezzo di roccia da 9 t perforando perfettamente dall’alto al basso i 2,30 m di portale facendo passare attraverso di esso un’asta di ferro che poggiava su di un vecchio cuscinetto di un camion. In questo modo il portale poteva aprirsi ruotando sul proprio asse. Oggi solo un perforatore ad alta velocità laser-controllato potrebbe fare lo stesso lavoro.
Il Portale, equipaggiato con i nuovi cuscinetti, con l’albero sostituito, nuova lubrificazione ed una rilegatura dei pezzi di pietra con un adesivo particolare, fu rimesso al suo posto il 23 luglio 1986. Il risultato fu un duro colpo per i ricercatori e per i gestori del castello: il monolito non era più perfettamente equilibrato e perse definitivamente la sua capacità di ruotare anche per ore con una semplice spinta.
Giunti all’interno del castello si può notare, sulla destra, un’imponente torre quadrata provvista di scalini esterni che portano all’unico ingresso della torre posto quasi alla sommità di essa. All’interno della torre si può vedere l’abitazione vera e propria di Leedskalnin. Al centro della stanza è collocata una branda di cuoio e tutto attorno, per terra e appesi alle pareti, si possono trovare utensili da lavoro come martelli, scalpelli, corde ecc… Questa enorme struttura è composta da circa 243 tonnellate di roccia intagliata in giganteschi blocchi di pietra corallina pesanti dalle 4 alle 9 tonnellate ciascuno. Solo il tetto della torre è costituito di una trentina di blocchi ognuno da una tonnellata. Lampade ad olio e pozzi d’acqua fresca fornivano tutto il necessario per vivere in questa straordinaria struttura. Scendendo dalla torre, tornando al cortile, si può notare un piccolo altare che poggia sulla parete a sud. Esso è costituito da due blocchi di pietra corallina e il suo significato è tuttora un mistero.
Volgendo lo sguardo verso il vasto cortile si possono notare alcune sedie scolpite nella roccia. Ma una in particolare giunge immediatamente allo sguardo: si tratta di una enorme sedia a dondolo dal peso di una tonnellata. Ed scolpì la sedia su di un enorme blocco di pietra sotto il quale applicò due assi di roccia a cui diede una forma ricurva. Anche se l’intero risultato potrebbe sembrare decisamente scomodo, in realtà è incredibilmente equilibrato e riposante.
Accanto ad essa si possono trovare alcune sedie non a dondolo che assomigliano ad un salottino orientato al sole del mattino e a mezzogiorno. Ma queste strutture non sono le uniche ad avere un orientamento ed un significato celeste.
Osservando meglio il castello infatti si possono notare molte sculture rappresentanti lune, soli e pianeti del sistema solare tutti orientati a precise fenomenologie planetarie. Inoltre, accanto alle mura del castello, si può ammirare un enorme monolito alto 7,5 metri e dal peso di 30 tonnellate. Quasi alla sommità dell’enorme blocco di pietra si trova un foro che lo trapassa da parte a parte e all’interno del suddetto foro si possono intravedere due aste di ferro che si incrociano perfettamente al centro di esso quasi a rappresentare un mirino. Questo “mirino” centra esattamente la stella polare.
Questo rudimentale utensile astronomico chiamato appunto “Polaris Telescope” aiutò Ed a tracciare un diagramma raffigurante il percorso della Terra attorno al Sole e gli permise di costruire una meridiana molto precisa.
Essa è perfettamente calibrata al solstizio d’inverno e al solstizio d’estate rispettivamente il 21 dicembre e il 21 giugno. Essa è stata costruita in modo da poter segnare l’ora compresa tra le 9 del mattino e le 16 ovvero l’arco di tempo in cui, a detta del costruttore, un uomo dovesse lavorare. La precisione della meridiana è stupefacente: la larghezza di un pollice umano rappresentava 5 minuti con uno scarto di errore massimo di 1 minuto. Ovviamente questo straordinario strumento è tarato in modo da segnare l’ora solare.
Accanto alla meridiana si può osservare un fontana chiamata “Moon Fountain” proprio per la sua particolare composizione. Essa infatti è scolpita in tre pezzi di roccia corallina dei quali quello più a sinistra rappresenta il primo quarto di luna mentre quello a destra della fontana rappresenta l’ultimo quarto. La luna piena è rappresentata dalla fontana stessa dal peso approssimativo di 23 tonnellate. I quarti di luna invece ne pesano 18 ciascuno. Ed usò la fontana come stagno per i pesci in cui si potevano trovare, oltre ad essi, anche varie piante come i giacinti d’acqua, sicuro che i visitatori si sarebbero fermati ad osservarlo. La pietra corallina è una roccia molto porosa per cui Ed fu costretto a “rinforzare” la fontana con del cemento. Al centro della fontana Ed pose una stella a sei punte e alimentò il flusso d’acqua con una vecchia pompa situata dietro la fontana. Oggi la fontana è usata come pozzo dei desideri e il denaro raccolto in questo modo è devoluto in beneficenza.
Sulla parete a nord poi sono raffigurati i pianeti di Saturno e di Marte. Quest’ultimo è costruito accanto ad una pianta di Palmetto che sta a significare la credenza da parte dell’autore all’esistenza di vita sul Pianeta Rosso.
Molte altre sculture rappresentanti sistemi astronomici sono presenti all’interno del castello come ad esempio il cosiddetto “bagno degli uccelli” formato da tre cerchi concentrici rispettivamente di 3,15 metri, 1,5 metri e 46 centimetri di diametro. Essi rappresentano le tre principali suddivisioni del nostro Sistema Solare individuando Mercurio, Venere, Terra e Marte nel cerchio più piccolo ed interno, Giove Saturno e Urano nel cerchio medio e Nettuno e Plutone nel cerchio più esterno.
Rimanendo sempre nel versante nord del complesso, si può ammirare l’imponente obelisco in cui Ed scolpì le date più importanti della costruzione come la data di inizio dei lavori e la data dello spostamento dell’intero complesso da Florida City a Homestead e la propria data e luogo di nascita. In cima all’obelisco grande quanto il più imponente obelisco di Stonehenge, Ed scolpì un buco con la forma della stella della Lettonia suo paese natale.
Questo obelisco alto più di 8 metri e dal peso di 30 tonnellate è piantato saldamente al suolo in un buco di quasi 2 metri di profondità.
Il lato romantico di Ed è messo in evidenza dal tavolo chiamato “Feast of Love”. Esso è un tavolo a forma di cuore dal peso di circa 2 tonnellate. Sempre pratico anche nel romanticismo Ed pensò che mantenere a lungo dei fiori al centro del tavolo fosse un’impresa ardua. Risolse il problema ponendo al centro del tavolo un vaso di Ixora. Questa pianta messa dalle sapienti mani di Leedskalnin restò al suo posto, viva e vegeta per oltre 50 anni.
Un altro famoso tavolo di Ed, il “Florida State Table” lungo 6 metri e circondato da 10 sedie, fu scolpito nell’esatta forma e proporzioni dello Stato. Scolpito nell’angolo sud-orientale del tavolo c’e un bacino colmo d’acqua che rappresenta il lago Okeechobee. Esso poteva essere usato come boccia per le dita, bagno degli uccelli o boccia per il punch.
Una curiosità: egli immaginò la sedia a capotavola essere per il governatore della Florida e lui e tutto il resto dei senatori si sarebbero seduti li attorno per decidere di alzare le tasse.
Altra costruzione dedicata alla genialità di Leedskalnin. Questa volta però non si tratta di una scultura in pietra corallina bensì di una pentola a pressione. Ed, utilizzando una carcassa di una vecchia automobile, costruì una specie di barbecue che all’occorrenza, una volta inserito il cibo al suo interno, poteva essere chiusa ermeticamente fungendo da pentola a pressione. Ed la pose in una specie di camino in pietra corallina e ancor oggi a volte i bambini in gita scolastica vengono invitati ad arrostire hot dog nella sua pentola.
Flotte di ingegneri edili e di scienziati vengono attratti ogni anno dal Coral Castle per cercare di capire in che modo sia stata costruita quest’opera apparentemente impossibile. Ad esempio a metà degli anni settanta un gruppo di ricercatori vollero provare ad imitare Leedskalnin. Scolpirono e scavarono un blocco di pietra corallina dal peso di 30 tonnellate equivalente al grande obelisco all’interno del castello. Per trasportare il blocco si servirono di un bulldozer: il mezzo non riuscì nemmeno a sollevarlo.
Molte affascinanti teorie vennero formulate negli anni per cercare di dare una spiegazione quantomeno plausibile alla straordinaria opera del piccolo lettone.
Molti ricercatori o meglio “para”ricercatori ipotizzano che Ed abbia in qualche modo scoperto il funzionamento delle “World Grid” ovvero uno schema invisibile di linee energetiche circondanti la terra che concentrano grosse quantità di energia tellurica nei punti di intersezione. Quindi Ed avrebbe sfruttato l’energia dell’intersezione di queste linee per riuscire a spostare questi enormi blocchi di pietra. A questo proposito Ray Stoner, il ricercatore scrittore del libro “The Enigma of Coral Castle”, afferma che Ed non spostò il castello per la minaccia dell’espansione di Florida City bensì perché un fatidico errore di calcolo intercettò il punto focale dell’intersezione delle linee a 16 km dal punto in cui si trovava realmente. Per questo motivo il castello fu mosso da Florida City a Homestead, proprio per fare in modo che le strutture del castello massimizzassero le energie telluriche dell’incrocio delle linee energetiche.
Bruce Cathe, nel suo “The Energy Grid” uno dei più importanti libri del settore, afferma che “il sito “Coral Castle”, è matematicamente relazionato alla griglia energetica terrestre, come lo sono le altre importanti strutture antiche. Leedskalnin non ha spostato il tutto per caso. Questa posizione geometrica era estremamente vicina a un punto che potrebbe essere ideale per lo sfruttamento del moto armonico gravitazionale. Il fatto che egli abbia avuto accesso alle conoscenze segrete è molto più evidente nella relazione del Coral Castle col sistema di griglie energetiche mondiale.”
Stoner, nel suo libro, fa presente che per costruire il Coral Castle erano necessarie alcune condizioni particolari come il fatto di trovarsi esattamente in un vortice energetico esso stesso allineato con determinati eventi astronomici sufficientemente precisi da stabilirne con esattezza le ricorrenze periodiche. Inoltre l’opera dovrebbe avere una forma precisa e addirittura il materiale con cui è costituito ha una sua rilevanza.
Questi prerequisiti ricordano molto le formule teoriche e gli esperimenti compiuti sull’energia delle piramidi a metà degli anni settanta dove gli angoli di incidenza (varianti di 15,2 gradi) e i materiali con cui erano costituite (granito cristallino e calcare) ne determinavano il successo. Nel libro “Using Pyramid Power” lo scrittore James Wyckoff scrive: “Gli antichi egizi sapevano che la forma e l’angolo delle piramidi contenevano una mistica forza energetica”.
Molte tradizioni da ogni parte del globo menzionano fatti in cui venivano fatte levitare pietre molto grosse. Dalla Gran Bretagna ci giunge la tradizione in cui Merlino, in uno dei suoi viaggi in Irlanda, scoprì Stonehenge e decise di smontarlo pietra dopo pietra e trasportò ogni masso facendolo “fluttuare in aria” fino alla pianura di Salisbury. Gli isolani di Ponape nel Pacifico del Sud ricordano lo spostamento di un grosso monolito di basalto (la colonna di Nan Mandol) ad opera di due maghi che lo fecero fluttuare in aria.
Ipotizzando che la testimonianza dei ragazzini che videro Leedskalnin in azione sia vera, ovvero che videro blocchi di pietra corallina “fluttuare in aria come aerostati”, si potrebbe considerare il fatto che egli abbia veramente riscoperto le antiche tecniche di costruzione perse durante i secoli le quali sfrutterebbero le energie gravitazionali terrestri.
Nella seconda metà dell’ottocento John Worrel Keely, inventò una serie di macchine per sollevare in aria gli oggetti e disintegrare la pietra. Keely utilizzava il suono prodotto da strumenti musicali e propagato attraverso un filo metallico. Molti i testimoni dei suoi esperimenti: da Jules Verne a Thomas Edison, tanto da spingere i grandi finanzieri dell’epoca a costituire un’azienda, la Motor Keely, impegnando ben cinque milioni di dollari nell’impresa.
Keely rifiutò però di rivelare la natura della forza “eterea” utilizzata e il conflitto con i finanziatori, lo spinse, in preda all’ira, a distruggere parte di quanto aveva scoperto e creato. Morì povero e dimenticato.
Madame Blawatsky però gli riservò un intero capitolo del suo diario: sosteneva che al signor Keely era stato concesso il permesso di oltrepassare un limite, che aveva inconsciamente scoperto la terribile forza siderale atlantidea, chiamata Miscela o Mash Mak. Una forza talmente distruttiva che in possesso di un moderno Attila ridurrebbe l’Europa al suo caotico primitivo stato in pochi giorni e senza testimoni in vita.
Molti monumenti antichi emettono vibrazioni a bassa frequenza: dagli obelischi di Karnak, alla Grande Piramide di Giza. I monoliti di Stonehenge amplificano i suoni prodotti durante le cerimonie e le rovine di Tihauanaco in Bolivia mostrano intagli nelle colonne simili a diapason. Chichen Itza è una città Maya in cui l’eco si riflette da un angolo all’altro senza che si riesca a capir come sia possibile. mentre suono prodotto alla base della Piramide del Mago ad Uxmal, riproduce alla sua sommità una specie di cinguettio…
Sarà solo un caso, ma i vicini di Ed affermavano proprio di sentire un suono continuo durante le notti incui lavorava: come una vibrazione molto molto bassa…
Testimoni oculari raccontano di aver conosciuto monaci tibetani in grado di sollevare e frantumare enormi blocchi di pietra, utilizzando il suono prodotto dai tamburi e dalle loro caratteristiche trombe lunghe tre metri. Parlano della leggendaria Levitazione Sonica. In tempi recenti è stato dimostrato che è possibile sollevare piccole pietre utilizzando vibrazioni sonore. Secondo i ricercatori non riconosciuti dalla scienza ufficiale, la forza di gravità attirerebbe le cariche positive e respingerebbe quelle negative, per una ragione ancora ignota. Gestendo la carica negativa della materia si potrebbe allora gestire la velocità, la direzione e la durata del “volo”.
A tal proposito Cathe asserisce che “in certe posizioni nel globo ci sono località dove le forze di gravità possono essere manipolate dalle applicazioni di certe armonie geometriche. Dove queste condizioni geometriche esistono, è evidentemente possibile per persone che hanno conoscenza nell’uso delle forze gravitazionali, costruire enormi edifici di materiale voluminoso. Stonehenge, le antiche piramidi, il tempio di Baalbek, e pure le piramidi in centro e sud America furono il risultato di una combinazione di conoscenze ed anomalie gravitazionali. Coral Castle, credo occupi una di queste posizioni.”
Nonostante la vasta quantità di studi e teorie formulate su questo complesso, nessuno è ancora riuscito a capire non solo i modi e i metodi di costruzione ma nemmeno il significato stesso dell’opera. A che scopo costruire questa enorme struttura? Per quale motivo Leedskalnin “sacrificò” vent’anni della sua vita nella progettazione e realizzazione dell’edificio? A queste e ad altre innumerevoli domande ancor oggi molti studiosi e ricercatori stanno cercando di dare una risposta.
Di certo un controverso e geniale scienziato che entrò in contatto con Ed era Nikola Tesla. Li accomuna l’avversione della Scienza ufficiale nell’interpretare i loro esperimenti e le lunghe notte solitarie passate dai due ricercatori a lavorare su esperimenti misteriosi e affascinanti in un America che non era la loro patria. Nato in Croazia, nel 1856, Nikola Tesla fu probabilmente uno dei più brillanti scienziati del Novecento. A lui si devono molte scoperte scientifiche, anche se non tutte gli vengono formalmente riconosciute: la corrente alternata, la prima stazione al mondo di energia idroelettrica, persino la radio.
La sua vita è stata una serie incredibile di trionfi scientifici, seguiti da un’altrettanta serie di personali disastri commerciali. Le poche opere che seppe portare a termine ancora oggi lasciano sbalorditi, come l’illuminazione a fluorescenza o la sismologia In una delle sue ultime lettere scrisse: “Provo continuamente un senso di profonda soddisfazione nell’apprendere che il mio sistema polifase viene usato in tutto il mondo per illuminare i momenti oscuri dell’esistenza, per migliorare la qualità della vita e per dare felicità alla gente in ogni angolo del mondo”. Il 7 Gennaio del 1943 Tesla morì come aveva vissuto: solo, povero e destinato all’oblio:l’FBI infatti requisì tutto il suo lavoro e lo secretò, dichiarandolo “TOP SECRET”
Oggi il Coral Castle attira turisti e curiosi da ogni parte del mondo rivelandosi come una delle opere architettoniche più straordinarie e misteriose del XX secolo.
Cronistoria
Edward Leedskalnin nacque a Riga in Lettonia il 10 agosto 1887.
Secondo la biografia di Joe Bullard, Waiting for Agnes, all’età di 26 anni Edward venne lasciato dalla fidanzata sedicenne Agnes il giorno prima delle nozze. In seguito alla profonda delusione cominciò a maturare l’idea di costruire un castello per fare colpo sull’amata. Iniziò così a viaggiare per l’Europa, il Canada e gli Stati Uniti in cerca di un luogo dove stabilirsi.
Dopo essere stato colpito dalla tubercolosi fu costretto a trasferirsi un una località dal clima mite, e giunse così in Florida nel 1918. Iniziò quindi la costruzione del suo castello nelle vicinanze di Florida City, dove aveva acquistato 10 acri di terreno.
Nel 1936 l’espansione edilizia portò alla costruzione di nuovi lotti edilizi nelle vicinanze della sua proprietà. Essendo Leedskalnin una persona molto riservata, decise di trasferirsi in un luogo più isolato. Passò così i successivi 10 anni a trasferire ciascuna pietra da Florida City alla località dove attualmente sorge Coral castle, ad una distanza di circa 16 km. In questa operazione fu aiutato da un amico che aveva un vecchio camion.
Nel dicembre 1951 Leedskalnin si ammalò. Incise su una roccia la frase “Going to the Hospital” (vado all’ospedale) e prese la corriera per la città (non aveva un’automobile, conduceva una vita molto semplice e si spostava in bicicletta). Morì pochi giorni dopo, il 7 dicembre. Gli era stato diagnosticato un tumore maligno allo stomaco.
Il castello fu ereditato da un nipote che nel 1953, poco prima della morte, lo donò ad una famiglia dell’Illinois.
Curiosità
Billy Idol scrisse ed incise il brano “Sweet Sixteen” e girò il video a Coral castle. Il brano è ispirato alla ragazza amata da Leedskalnin, Agnes Scuff, (a cui egli aveva dato l’appellativo “Sweet Sixteen”) che si ritiene essere il movente principale della costruzione della struttura.
Secondo Bullard, molti anni dopo la costruzione di Coral castle alcuni turisti Lettoni ne sentirono il racconto e contattarono Agnes per riferirle che Leedskalnin sperava ancora che lei capisse il suo amore. Avendo sentito la storia, Agnes rispose: “non ho voluto sposarlo quando ero sedicenne, e non voglio sposarlo ora”. Leedskalnin morì pochi anni dopo.
Pochi anni fa alcuni studiosi sono finalmente riusciti a rintracciare la “Sweet Sixteen”, trasferitasi in Olanda e ormai ottantatreenne. Dopo avergli a lungo parlato della meravigliosa opera di Ed e del suo amore ed averla invitata a visitare la meravigliosa costruzione lei rispose: “No grazie, non mi interessa”.
La storia di Coral Castle si chiude con un’ultima beffa del destino. Superati i 60 anni, Ed aveva dato segni di voler rivelare il segreto della sua costruzione. Sembra che avesse addirittura invitato alcuni amici stretti per il racconto finale. Era il 7 novembre del 1951. Ed andò a farsi controllare un piccolo dolore al Jackson Memorial Hospital. All’entrata del castello lasciò un cartello per gli amici con scritto: “Right Back”, torno subito. Ma Ed non torno né subito né mai più. Quel dolorino era un male al fegato che lo portò via per sempre, insieme al segreto del Castello di Corallo…
19:53
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02/01/2009
L'Astronauta di Palenque

La storia del Re Pacal
Palenque è un importante sito archeologico situato nello stato di Chiapas, in Messico, vicino al fiume fiume Usumacinta. Si tratta di un sito di medie dimensioni ma, nonostante questo, contiene alcune delle più belle opere architettoniche e scultorie create dalla civiltà Maya. Alcuni resoconti storici la indicano come la più grande città dell'emisfero occidentale ai tempi del suo splendore che comincia circa nel 400 d.C. e prosegue per quattro secoli, fino a quando la città viene misteriosamente abbandonata e lasciata alla giungla. Verso la fine del diciassettesimo secolo, le rovine di Palanque vengono ritrovate da uno spagnolo, Antonio del Rio, che però non da importanza alla cosa e getta nuovamente la città nell'oblio. Nel 1830, il soldato di ventura Jean Frédéric Waldeck riscopre la città. L'uomo rimase nella zona per più di tre anni, realizzando diversi schizzi delle rovine. La città venne poi portata alla ribalta dai famosi esploratori Stephens e Catherwood, che nel 1840 si recarono nella città e scrissero un libro a proposito. Gli scavi archeologici iniziarono molto tempo dopo, nel 1930 e furono diretti dall’archeologo M. A. Fernandez, in collaborazione con F. Blom e Ruz Lhuillier, fu nel corso di questi lavori che vennero riportati alla luce numerosi templi; soprattutto è da ricordare la scoperta del Tempio delle Iscrizioni (foto in alto), il quale custodiva un sensazionale reperto.

Nel Giugno del 1952, Ruz Lhuillier stava lavorando a dei restauri nel Tempio delle Iscrizioni. Casualmente si imbattè in una lastra del pavimento munita di alcuni fori. L'uomo vide che la lastra si sollevava e scoprì un passaggio segreto che conduceva ad una piccola cripta situata nel cuore della piramide a diciotto metri di profondità. All'interno della cripta vi era una tomba coperta da una colossale lastra di pietra da cinque tonnellate. Secondo le iscrizioni, in quel luogo era sepolto colui chiamato halac uinic, che significa 'vero uomo'. Dovrebbe trattarsi di K'inich Janaab' Pakal, conosciuto anche come Pakal il grande o semplicemente Pacal. Fu l'ultimo re della grande città di Palenque; la cosa che colpì particolarmente l'archeologo fu la strana incisione sulla lastra di pietra che copriva la tomba: il re Pakal viene infatti ritratto all'interno di quella che potrebbe sembrare una capsula spaziale, intento a tirare leve e pigiare bottoni. Nella parte posteriore della rappresentazione vi è una struttura che qualcuno ha identificato come un motore, dalla quale si diramano fiamme. La notizia fece scalpore e, verso la fine degli anni 60, la questione venne trattata dallo scrittore svizzero Erich Von Däniken nel suo libro Ricordi del Futuro e anche in Italia da Peter Kolosimo. L'interpretazione dello scrittore si basa sul fatto che i Maya siano stati visitati da una razza aliena di cui ormai si è perso il ricordo. Questa teoria, anche se affascinante, non concorda pienamente con i fatti: per prima cosa, i lineamenti della figura incisa sulla lapide sono chiaramente Maya, non alieni. Anche l'abbigliamento non ha niente a che fare con l'astronautica, ma è invece un comune vestito dell'epoca. Può darsi che l'interpretazione 'spaziale' sia stata troppo frettolosa.
Teorie
Nel 1974, un congresso di studiosi interpretò diversamente il simbolismo della stele di Palenque; attribuendogli un significato spirituale ed identificando uno ad uno i diversi simboli che si intrecciano nella rappresentazione: in tale contesto, la figura umana centrale viene identificata come il sovrano-sacerdote Hanab Pakal II, posta sopra la maschera del dio della pioggia, da cui si dirama un'albero cruciforme con un serpente bicefalo e l'uccello Quetzal. Studi più approfonditi hanno allontanato sempre di più l'ipotesi che il re Pacal fosse stato un paleocosmonauta. Si è infatti scoperto che l'elaborato bassorilievo sulla lastra di pietra è in realtà la fusione di sei bassorilievi, rinvenuti anche singolarmente ed indipendentemente gli uni dagli altri in altri siti archeologici e di cui gli esperti di civiltà precolombiane hanno stabilito incontrovertibilmente l’esatta valenza simbolica.
Andiamo con ordine: partendo dal basso della raffigurazione (così come è mostrata nell'immagine sopra) il plimo glifo che troviamo è quello che per la cultura Maya rappresenta l'occidente, dove il sole cala e 'muore' creando l'accesso per il mondo dei morti. In un’antica mappa Maya, l’occidente viene collocato in basso, proprio come nella pietra di Pacal; il nord, simboleggiante la terra della pioggia, è a sinistra di esso. Il sud è a destra e rappresenta il sole a mezzogiorno, quindi il luogo del calore; infine l’est, in alto, è il luogo dove sorge il sole e quindi dove ha inizio la nascita o la rinascita.

Sopra il primo glifo ne troviamo un secondo, che secondo la maggioranza degli studiosi rappresenta la maschera ossea del dio della morte, signore del livello dell’Oltretomba. Sopra di esso è collocata una figura umana; tutti ritengono si tratti di Hanab Pakal II, sovrano-sacerdote di Palenque; i cui resti sono stati conservati per secoli sotto questa enorme lapide.

La mitologia Maya vede i quattro punti cardinali (Nord, Sud, Ovest, Est) uniti da una gigantesca croce chiamata l'Albero della Vita, che collega il cielo, la terra e il regno dei morti. Questo ci porta al terzo glifo, posto appena sopra la figura umana: esso rappresenta, in questa raffigurazione, oltre che l'albero della vita, anche l’albero, inteso come vegetale, la Via Lattea ed il "Bianco Cammino", una strada sacra che corre da oriente ad occidente, dalla nascita alla morte. Si presume infatti che la stele rappresenti il viaggio del Re Pacal verso gli inferi.

Il quarto glifo è sovrapposto all'albero della vita e rappresenta un serpente bicefalo che i Maya adoravano; era conosciuto come Itzamnà o Dragone Celeste. Simbolicamente esso rappresenta la vita e la morte.

Giungiamo infine al quinto simbolo, che si trova nella parte più alta del bassorilievo e rappresenta un Quetzal, un uccello sacro per i Maya e odierno simbolo nazionale del Guatemala. La combinazione di questi simboli ha tratto in inganno molti studiosi poichè visti nel complesso sono difficilmente riconoscibili. La chiave che ha permesso di decifrare il complesso simbolismo è costituita proprio dalla presenza di Hanab Pakal II, che nella rigida gerarchia della Città-stato di Palenque rappresentava il fulcro dell'universo; la sua posizione 'centrale' nella raffigurazione è dovuta proprio al suo status.

15:50
Scritto da: angelus.1985
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31/12/2008
Rasputin, il Monaco Oscuro
la famiglia imperiale russa
RASPUTIN, UN VISIONARIO
EROTOMANE
ALLA CORTE DELLO ZAR
Si attribuì la guarigione dell’erede al trono.
Ed ebbe porte aperte nelle alcove
delle dame e nelle sale della politica

"Il nostro amico". Così, nelle sue accorate lettere inviate al fronte all’imperiale consorte, la zarina Alessandra definiva Rasputin, il "contadino" giunto alla corte di Nicola II in un giorno del 1905, e che per undici lunghi anni avrebbe esercitato la sua oscura, ambigua e letale influenza sulla famiglia imperiale e finanche sui destini politici della Russia. Fino a quella fatale notte di dicembre del 1916 in cui trovò la morte per mano di un gruppo di congiurati - espressione della più alta aristocrazia russa - colui che la stampa schierata all’opposizione definiva il "monaco pazzo" rappresentò agli occhi dell’opinione pubblica più evoluta il simbolo vivente dei mali della Russia, del distacco tra lo Zar e il suo popolo. Per il remissivo Nicola, ma soprattutto per l’instabile ed emotiva Alessandra, quell’uomo rozzo e apparentemente genuino, dallo sguardo magnetico e dalle doti mistiche (pare riuscisse a curare l’emofilia di cui era affetto il piccolo zarevic Alessio) venne a rappresentare il simbolo di una Russia che in quegli anni stava agonizzando davanti ai loro occhi: la Russia contadina dei mugik, semplice e devota allo Zar e al suo potere autocratico concesso da Dio. Negli stessi anni in cui uomini come Lenin, Trotzkj, Kerenskj combattevano una cruenta lotta per il potere che avrebbe mutato la Russia facendola precipitare nel ventesimo secolo, a corte il tempo pareva essersi fermato. Un’aristocrazia annoiata e incosciente accettò nel suo mondo la presenza di Rasputin dapprima con un senso di snobistica novità, poi con un misto di riverenza religiosa (di cui il "monaco erotomane" approfittò per circuire un numero spropositato di nobildonne) e rispetto per il "buon contadino della vecchia Russia". Solo quando il potere di Rasputin cominciò a sconfinare dalla mondanità nella sfera politica, e solo quando parve che la famiglia imperiale dipendesse da lui anche nelle più importanti decisioni, i più accorti uomini politici e membri dell’aristocrazia si resero conto che quell’uomo andava fermato.
La morte di Rasputin non portò però i risultati auspicati dai nobili congiurati. La coppia imperiale si isolò maggiormente dalla realtà quotidiana del paese, e si convinse di dovere difendere a tutti i costi il sacrosanto potere assoluto e autocratico che per secoli era spettato allo Zar. Nemmeno un anno dopo quello stesso potere assoluto passava a Lenin e ai suoi uomini. Sulle macerie di una Russia anacronistica e sul sangue della famiglia imperiale trucidata prima che potesse fuggire all’estero nasceva un nuovo Zar: il Partito bolscevico.
IL GIOVANE RASPUTIN
Grigorij Efimevic Rasputin era nato nel luglio del 1871 a Pokrovskoe, un piccolo villaggio siberiano nella provincia di Tobol’sk, non troppo distante dai monti Urali. Lo stesso anno - segno della sua imminente "discesa tra gli uomini", si sarebbe poi detto - era caduto in Siberia un enorme meteorite che aveva portato grossi sconvolgimenti nella regione. Figlio di Efim Akovlevic e di Anna Egorovna, Rasputin condusse i primi anni della sua vita senza allontanarsi dal suo piccolo mondo rurale, anche perché il padre - un uomo autoritario, secondo le semplici regole dei contadini - sosteneva che "le scuole rendevano gli uomini immorali e li allontanavano dalla religione". Per questo motivo il giovane Grisha (come lo chiamavano in famiglia) crebbe nella più assoluta ignoranza, lavorando nei campi accanto al fratello Misha (Michail). Il destino "visionario" di Grigorij Rasputin cominciò con una tragedia: caduto nei terribili gorghi gelidi del fiume Tjura insieme a Misha, Grisha riuscì a trarre in salvo se stesso e il fratello, contraendo però una grave forma di polmonite. Michail, per la stessa malattia, morì dopo qualche settimana, ma Grigorij - di tempra più robusta, che lo caratterizzerà per tutta la vita - cominciò un lungo periodo di degenza, con forti attacchi di febbre durante uno dei quali ebbe una visione: secondo le sue parole, la Vergine Maria gli apparve e il ragazzo guarì improvvisamente. Dopo questa esperienza Grigorij cominciò ad interessarsi maggiormente alla religione ed al mondo degli starec, monaci e profeti erranti che venivano accolti con assoluto rispetto nei villaggi russi. I racconti di questi uomini affascinavano Rasputin, che non mancò di notare come la gente semplice pendesse dalle loro labbra e fosse particolarmente munifica nei loro confronti.
LA SETTA CHLISTY
Durante il periodo dell’adolescenza, il giovane Grigorij ha modo di svilupparsi fisicamente in modo notevole e scopre di possedere un carisma speciale nei confronti delle donne. Il suo sguardo intenso e allucinato possiede qualcosa di magnetico, le sue parole - seppur quelle semplici di un’analfabeta - suonano convincenti alle orecchie della gente con cui viene a contatto. Dopo un breve intenso (e impossibile) amore con Irina, la figlia di un generale (tale Kubasov), a vent’anni Rasputin si sposa con Praskovia Fedorovna Dubrovina. Da lei ha un figlio, che però muore dopo pochi mesi. Il dolore per la perdita del piccolo lo porta ad avere una seconda visione, un giorno, in un bosco. La Vergine gli intima di lasciare tutto e partire. Rasputin diventerà così uno starec. E’ in questo periodo che viene a contatto con esponenti di una setta non ortodossa considerata illegale, ma molto popolare in Russia: i chlisty. Questa setta è molto critica nei confronti della Chiesa ortodossa ufficiale e la accusa di corruzione e decadentismo. La visione religiosa dei chlisty è molto particolare: l’uomo può purificarsi dal peccato solo in un modo, abbandonandovisi totalmente e, attraverso il pentimento che ne segue, ascendere alla catarsi. Fisicità e religiosità si sposano equivocamente in questo credo eretico che fa del rito erotico e delle congiunzioni carnali, anche di gruppo, una delle sue caratteristiche fondamentali. Con queste teorie "salvifiche" Rasputin riuscirà in futuro ad insidiare le più belle donne della corte zarista.
Il percorso nomade di Rasputin che, dopo un indottrinamento di un anno al convento di Verchoturje, si considera "monaco" a tutti gli effetti, tocca città come Mosca, Kazan, Kiev. Tornerà poi al villaggio natale, dove erigerà con l’aiuto di alcuni fedeli una chiesa personale in concorrenza con quella ufficiale. Nonostante i preti ortodossi lo accusino di praticare i riti dei chlisty, egli non lo ammetterà mai e riuscirà sempre a difendersi. Con il passare del tempo cominceranno a venire al suo cospetto numerose persone da tutta la regione e la sua fama comincerà a diffondersi. E’ a questo punto che decide di partire per San Pietroburgo per venire a contatto con le figure più eminenti della chiesa russa. E ci riesce.
Grazie alle conoscenze di influenti religiosi come Ivan Sergeev di Kronstadt, favorito dello Zar, e Il’jodor, vescovo di Caricyn e fautore del panslavismo, iscritto alla loggia nazionalista dei Veri Russi, Rasputin comincia ad entrare lentamente non solo nelle alte sfere del mondo dei pope ortodossi, ma anche in quelle dell’alta società pietroburghese. Nel salotto di Olga Lochtina, moglie di un consigliere di stato, Rasputin viene a contatto con personaggi come Anna Vryubova, le granduchesse Anastasia e Militza, figlie del re del Montenegro e il granduca Nikolaj Nikolaevic. Da qui alla famiglia imperiale il passo sarà breve e naturale.
ALLA CORTE DELLO ZAR
Il destino porta Rasputin alla corte dello Zar in conseguenza di un fatto drammatico. Il figlio prediletto della zarina Alessandra, Alessio, è affetto da emofilia e attraversa una crisi gravissima. Nessun dottore sembra riuscire a trovare una cura e alle orecchie dell’Imperatrice, tramite l’intervento della granduchessa Anastasia, giunge il consiglio di ricorrere a quell’uomo "santo" e dagli strani poteri di nome Rasputin. Nelle lunghe sere in società lo starec siberiano aveva partecipato a sedute spiritiche e a "guarigioni" durante le quali aveva manifestato poteri fuori del comune. Non si saprà mai se si trattasse di allucinazione collettiva o di reali poteri taumaturgici del monaco-contadino, fatto sta che la fama di "purificatore" di Rasputin non era rimasta sconosciuta nemmeno alla coppia imperiale. Rasputin viene finalmente ricevuto a Palazzo: corre l’anno 1905. Già dal primo contatto con il piccolo Alessio, riesce ad arrestare con la forza della persuasione e della preghiera il flusso di sangue che lo sta mortalmente indebolendo. Molte possono essere, oggi, le spiegazioni di quel prodigio; tra queste il fatto assodato che una forte emozione in un individuo affetto dall’emofilia può portare ad una temporanea guarigione. In quella drammatica sera di inizio secolo - e agli occhi dell’emotiva e religiosissima zarina - l’evento può solo assumere i contorni del miracolo. Da quel giorno Grigorij Efimevic Rasputin diverrà l’ombra dell’Imperatrice, il "buon’uomo" salvatore di Alessio, "il nostro Amico". Si creerà, tra il monaco e la zarina, un legame fortissimo, che molti arriveranno a considerare ambiguo. Questo tipo di legame diverrà pericoloso negli anni a ridosso della Rivoluzione, quando Alessandra - fermamente convinta del potere autocratico dello Zar, e decisa a farlo mantenere a un marito che invece non sembra smanioso di goderne i privilegi - costituirà un’alleanza con Rasputin in chiave fortemente conservatrice.
LE DAME AFFASCINATE Per moltissimi anni la presenza di Rasputin a corte sarà vista come un’anomalia sopportabile da chi lo avversa e un motivo di interesse per chi ne subisce il fascino. Soprattutto le donne.

Il monaco dallo sguardo magnetico parteciperà a lungo a banchetti e ricevimenti dove, seguendo alla lettera la propria filosofia chlisty, si abbandonerà ad ogni tipo di piacere. In presenza della famiglia imperiale, però, manterrà sempre una condotta irreprensibile, atteggiandosi a tutore dello zarevic Alessio e suo protettore. Tutti i rapporti della polizia segreta e dei deputati della Duma sulla condotta di Rasputin che arriveranno sulla scrivania dello Zar verranno sempre considerati maldicenze ordite dall’intellighenzia liberale. Nel marzo del 1915 un grosso esponente della gendarmeria - tale Dzunkovskij - oserà informare lo Zar che Rasputin si vantava in pubblico di poter manipolare a suo piacimento l’Imperatrice. Per tutta risposta fu licenziato e spedito al fronte. Rasputin non è assetato di lussuria e potere - assicurano i coniugi imperiali - tanto che ha rinunciato addirittura all’investitura per il vescovado di Tobol’sk, una delle diocesi più importanti dell’impero, propostagli dallo Zar in persona. Il furbo monaco-contadino sa che può esercitare la propria influenza maggiormente a corte piuttosto che condurre una vita da religioso (seppur riverito) lontano dalla capitale. Ma per Alessandra e Nicola il "gran rifiuto" è solo l’ennesima prova della santità dello starec siberiano.
L’ARRAMPICATA POLITICA
Il destino di Rasputin resta segnato quando la Russia si getta nella Grande Guerra. Il conflitto, che avrebbe dovuto essere breve, si rivela una lunga carneficina. Le convinzioni religiose di Rasputin, seppur discutibili, sono comunque improntate ad un acceso pacifismo, alla fratellanza tra gli uomini. La guerra, con il suo macello di mugik (come lui) mandati al fronte avvilisce il monaco-contadino che, nell’autunno del 1915, comincia a pensare di poter influire sulla zarina Alessandra - reggente in vece di Nicola partito per il fronte - per condurre la Russia alla pace. Questa mossa, insieme a molte altre che porteranno alla nomina di ministri voluti dall’ "amico della tedesca" (come era chiamata Alessandra, principessa di origini tedesche), renderanno Rasputin inviso a molti poteri: la casta militare, l’aristocrazia nazionalista, la destra, ma anche l’opposizione liberale. Nasceranno così le teorie di complotto e delle "forze oscure", dei traditori all’interno del paese ( con chiare allusioni a Rasputin e alla zarina) che vendono informazioni alla nemica Germania. Voce principale di questi attacchi è il deputato di estrema destra Vladimir Puriskevic: in un discorso agli inizi di dicembre del 1916, il politico - acerrimo nemico di Rasputin - afferma pubblicamente di "sollevare il paese contro i suoi nemici interni, e in particolare contro il nominato Grigorij Efimovic Rasputin, affossatore della Russia e della monarchia". E’ solo uno dei passi che porterà alla caduta in disgrazia di Rasputin il quale, in un momento drammatico come quello del conflitto mondiale, assurgerà a uno dei capri espiatori delle continue sconfitte subite dall’esercito russo al fronte. Rasputin non fa nulla per difendersi dalle accuse, anzi le alimenta continuando le proprie manovre politiche per pervenire ad una pace immediata. Negli incontri con i personaggi più influenti che gravitano intorno alla corte non manca di sostenere tesi pacifiste e riconciliatorie nei confronti della Germania. Sembra, inoltre, che Rasputin fosse divenuto bersaglio anche dell’Intelligence Service britannico, che temeva un disimpegno militare della Russia. La Germania, infatti, avrebbe potuto liberare il fronte orientale per riversare le sue truppe contro gli Alleati.
COSPIRAZIONI ANTI-RASPUTIN
Tra il 1915 e il 1916 Rasputin non conduce una vita irreprensibile, e non solo dal punto di vista sessuale,: si parla con insistenza di mazzette che riceve da influenti membri del governo per poter intercedere presso la zarina (il ministro Protopopov era tra questi). Un ultimo tentativo per riuscire ad allontanare da corte il monaco è affidata al primo ministro Trepov, che offre a Rasputin una somma in rubli spropositata per lasciare la capitale immediatamente e tornarsene in Siberia. Rasputin non cede al tentativo di corruzione e ne informa la zarina. Il prestigio dell’ "unico amico della famiglia imperiale" assurge ai massimi livelli, dopo questa dimostrazione di fedeltà e attaccamento alle sorti della Corona. Di fronte a questa ennesima vittoria di Rasputin, non resta che il complotto omicida. E ad ordirlo non saranno membri dell’intellighenzia liberale e progressista, che comunque vedevano in quel contadino visionario e religioso un simbolo dell’immobilismo conservatore che stavano cercando di abbattere, bensì uomini appartenenti alla più pura aristocrazia russa, e per un opposto motivo. Liberare lo Zar e la sua famiglia dalla nefasta influenza di quel mugik che stava indebolendo la Corona e molto probabilmente aspirava al potere assoluto.
Il complotto che avrebbe dovuto eliminare Rasputin fu ordito da un folto gruppo di personalità. I più rappresentativi erano sicuramente il granduca Dmitrj Pavlovic, il già citato Puriskevic e l’ambiguo principe Feliks Jusupov. Quest’ultimo era una figura molto particolare dell’alta società pietroburghese: effemminato (molto probabilmente di tendenze omosessuali), grande ammiratore di Oscar Wilde e ossessionato dal desiderio di passare alla storia, ma allo stesso tempo pavido e inconcludente, Feliks era già venuto in contatto - negli anni precedenti - con il magnetico starec di corte. Tra i due si era venuta a creare una strana sintonia, e sembra che Rasputin fosse in un certo modo affascinato dagli atteggiamenti del giovane aristocratico, così diverso da lui. Altro particolare non trascurabile - e intrigante per il monaco - Jusupov era sposato con una delle donne più belle di Russia, Irina Aleksandrovna, la quale era di carattere estremamente riservato e appariva di rado in società. Feliks Jusupov, benché negli ultimi anni avesse imparato a disprezzare Rasputin, cominciò ad avvicinarvisi e a frequentarlo con regolarità. Per diversi mesi il giovane principe e il rozzo contadino siberiano si incontrarono in serate dedicate alla musica (Jusupov suonava e cantava con perizia) e alla danza, che Rasputin amava spassionatamente.
LA FINE DELLO STREGONE
La tela di ragno che avrebbe dovuto intrappolare Rasputin si andava tessendo giorno dopo giorno, fino alla data prefissata, che avrebbe dovuto cadere nella notte tra il 16 e il 17 dicembre 1916. Nel frattempo alcune voci su possibili attentati al monaco circolavano per la capitale, e lo stesso Rasputin non mancava in qualche occasione mondana di predire il proprio triste destino, collegandolo ad un’inevitabile conseguente "fine della Russia". Nelle ultime settimane prima dell’agguato era stato convinto a lasciare raramente la propria abitazione in via Gorohovaja 64, e lo stesso ministro Protopopov lo aveva avvertito dell’esistenza di un complotto per eliminarlo. E arrivò la notte del 16 dicembre. L’uccisione di Rasputin era stata studiata nei minimi particolari: Jusupov disse al monaco che sarebbe passato a prenderlo per portarlo nella sua bellissima casa, dove avrebbe conosciuto la moglie, gozzovigliato con pasticcini e madera (il liquore preferito dal siberiano) per poi recarsi nel quartiere zigano per una probabile orgia. Dopo la mezzanotte, la carrozza del principe Jusupov (alla cui guida - travestito - stava uno dei cospiratori più importanti, quel dottor Lazavert che preparò il potente veleno che avrebbe dovuto eliminare Rasputin) caricò la vittima predestinata, vestita per le grandi occasioni. Le strade della capitale, in quella fredda notte di dicembre, erano deserte, e pochi occhi indiscreti avrebbero potuto fare da testimoni. Lo stesso Rasputin - su consiglio di Jusupov - aveva evitato di dire ad alcuno dove si recava.
MORTE NEL MADERA
La scena del delitto fu in un salotto di casa Jusupov. Per due interminabili ore Rasputin attese l’arrivo dell’affascinante moglie di Jusupov (che tra l’altro non era nemmeno in città), intrattenuto dal principe con la musica, e degustando i famosi pasticcini e madera avvelenati. Il resto dei congiurati aspettava al piano superiore. Con grande sorpresa e sgomento del già emotivo principe, il rozzo mugik siberiano resisteva all’effetto del veleno (cianuro potentissimo) che aveva assimilato in quantità impressionanti, attraverso innumerevoli sorsi del vino liquoroso. Che fosse veramente un super-uomo dai poteri paranormali ? Ai primi sintomi di debolezza di Rasputin, Jusupov, in preda al panico e col pretesto di chiamare un dottore, salì al piano superiore dove convenne con gli altri congiurati di eliminare il monaco con un colpo di pistola. Se Rasputin avesse abbandonato la villa il piano sarebbe miseramente fallito. Le testimonianze a questo punto sono confuse. Non si sa con certezza chi fu a sparare a Rasputin, se lo stesso principe Jusupov, il deputato Puriskevic o il granduca Dmitrj Pavlovic. La cosa sconvolgente fu che, gonfio di veleno e colpito vicino al cuore, Rasputin riuscì a riprendere conoscenza, a raccogliere le forze per uscire dalla villa (mentre i congiurati in un’altra stanza decidevano che fare del "cadavere") e a gettarsi in fuga nel giardino innevato verso il cancello d’uscita e la salvezza. Rincorso e raggiunto a pochi passi dal cancello dai congiurati, fu ripetutamente colpito al cranio da Jusupov con un manganello: pochi secondi e venne la morte.
Con l’aiuto dei domestici il corpo di Rasputin venne avvolto in una coperta, legato e gettato nel canale Malaja Mojka. Per una sequenza di errori e di eventi sfortunati il segreto del complotto durò meno di quarantotto ore. Il 19 dicembre veniva ripescato il corpo congelato e devastato di Grigorij Rasputin. L’autopsia rivelò l’assenza di tracce di veleno nel corpo della vittima, e questa sarebbe per alcuni storici la prova che il tentativo di avvelenamento non fu nemmeno messo in atto.
L’INDIFFERENZA DELLO ZAR
La zarina Alessandra accolse con disperazione la notizia, mentre diverse fonti narrano di un Nicola abbastanza indifferente all’accaduto. Negli ultimi mesi aveva infatti espresso preoccupazione per il ruolo sempre più ingombrante che Rasputin stava assumendo a corte. Forse grazie a questo atteggiamento dello Zar - ma sicuramente anche per il fatto che tra i congiurati c’erano nobili imparentati con la Corona - nessuno subì una punizione esemplare. Jusupov non venne toccato e riuscì in seguito anche ad evitare la Rivoluzione trasferendosi a Parigi e abbandonando una Russia che non era più sua. La Duma si schierò compatta a difesa di Puriskevic, che sarebbe partito con il dottor Lazovert per il fronte. Il granduca Dmitrj si sarebbe recato in Persia al seguito del generale Baratov. Terminava così l’incredibile storia di Gregorij Efimovic Rasputin, un contadino semi-analfabeta che - come nelle vecchie fiabe e leggende dell’umanità - emerse dall’oscurità di un piccolo villaggio siberiano per toccare la vetta di un potere quasi assoluto. Ben presto ci si dimenticò di quella strana figura che per anni aveva affascinato, inquietato e terrorizzato la società russa. La Russia era sull’orlo di una tragedia molto più imponente.
In quell’uomo spacciato che, ferito a morte e imbottito di veleno, scappava arrancando nella neve inseguito dai suoi assassini, c’era tutta la Russia, la vecchia Russia fuori dal tempo, avvinghiata a un mondo che la storia stava spazzando via.

18:31
Scritto da: angelus.1985
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21/12/2008
Dante Alighieri in Islanda

Ci sono luoghi "estremi" per chi, come noi, segue i confini della conoscenza. Luoghi che compaiono nelle leggende in tempi diversi e in popoli distanti. Luoghi come quello in cui ci troviamo oggi: l'Islanda. Per alcuni, la mitica "Ultima Thule".
Il primo a parlare di Thule, come abbiamo appena sentito, fu il poeta Virgilio, circa trenta anni prima della nascita di Cristo.
Una curiosa coincidenza, perché il viaggio che stiamo per affrontare insieme, segue le tracce di un altro e ben più famoso viaggio: quello descritto da Dante nella Divina Commedia. È solo un caso, ma come tutti sanno, la guida scelta dal sommo poeta fu proprio Virgilio.
Virgilo, Dante, l'Ultima Thule: 3 nomi che hanno molto in comune.
"Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore;
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore".
INFERNO I
Il viaggio che stiamo per iniziare può sembrare molto complicato. Ma non è così. Vi chiediamo di seguirci con attenzione perché stiamo per seguire una pista mai battuta finora.
Tutto parte da un libro pubblicato quest'anno da una casa editrice e da una spedizione condotta sul campo da un'equipe internazionale. Dunque un'idea semplice e al tempo stesso sconvolgente: il viaggio di Dante nella Divina Commedia non sarebbe solo un viaggio di fantasia, pieno di metafore e allegorie, ma potrebbe forse essere il racconto cifrato di un viaggio reale, che avrebbe fatto fin qui, in Islanda, nella leggendaria terra di ghiaccio e di fuoco.
Secondo i ricercatori, che stiamo seguendo in Islanda e di cui avremo le immagini in esclusiva del loro lavoro sul campo, al centro di tutto potrebbe esserci un tesoro nascosto.
Qualcosa di cui Dante avrebbe lasciato traccia per chi fosse stato in grado di decifrare il codice segreto delle sue terzine.
"O voi ch'avete li 'nteletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani"
INFERNO IX
Il segreto di Dante non sarebbe celato solo nei versi della commedia, ma anche in alcuni quadri di artisti altrettanto famosi. Maestri del calibro di Botticelli e Leonardo Da Vinci. D'altronde questa Terra esercita il suo fascino magico per diversi motivi.
Il primo è che molti studiosi, come abbiamo detto all'inizio di questo viaggio, la identificano con l'Ultima Thule.
Anche Giulio Verne, grande scrittore molto legato ai circoli esoterici, individua in uno dei vulcani sepolti dal ghiaccio l'entrata per il suo "Viaggio al centro della Terra".
Conoscenze antiche quelle a cui avrebbe attinto Verne. Le stesse che forse permisero a Leif Erikson, il grande eroe vichingo di raggiungere l'America ben 500 anni prima di Cristoforo Colombo, intorno all'Anno Mille.
Forse perché il leggendario Leif non fu il primo a compiere tale avventura.
Secondo i testi cinesi, Shan Hai Ching T'Sang-Chu e Shan Hai Jing avrebbero raggiunto le coste americane passando lo stretto di Bering già nel 2640 avanti Cristo, durante una missione voluta dall'imperatore Huang Ti.
Le leggende Indù raccontano invece di viaggi verso il Messico tra l'800 e il 400 avanti Cristo. Lo scopritore, che avrebbe poi vissuto tra gli Atzechi si chiamava vixepecocha.
Il primo europeo, sempre secondo leggende non accertate, sarebbe stato il monaco irlandese San Brendano vissuto a cavallo tra il 400 e il 500 dopo Cristo. Ben 5 secoli prima dell'impresa dell'islandese Leif Erikson, narrata nella saga di Erik il Rosso nel dodicesimo secolo.
C'è chi sostiene che prima di Colombo, a raggiungere l'America, sarebbero stati anche uomini affiliati all'ordine dei Templari: alcuni cavalieri sarebbero stati spediti in messico all'inizio del XII secolo a recuperare oro con cui finanziare la costruzione delle imponenti cattedrali gotiche, mentre nel 1398 Harry Saint Clair, guidato dal navigatore veneziano Antonio Zeno avrebbe affrontato l’atlantico per nascondere un tesoro templare nella lontana Oak Island. Storia, questa, che troverebbe conferma nelle decorazioni della misteriosa cappella di Roslyn in Scozia.
E non è tutto. Lo stesso Cristoforo Colombo avrebbe ottenuto informazioni vitali per la sua scoperta proprio durante un viaggio in Islanda del 1477, solo 15 anni prima della grande impresa...
Ci troviamo sulla Faglia MedioAtlantica. Questo è uno dei luoghi più magici del pianeta ed era sacro anche agli antichi Islandesi, che qui si riunivano per decidere il loro futuro. Ma in questo che forse è il primo parlamento d'Europa, successe qualcosa di molto strano. Qualcosa che, inaspettatamente – ancora una volta – ha a che fare con i Cavalieri Templari.
Ma ora è tempo di partire. Ripercorreremo quello che viene ritenuto il vero viaggio di Dante. Un'avventura che ci porterà ai confini della conoscenza. Intanto c'è ancora qualcosa che vogliamo raccontarvi su questa terra così magica. È la storia di un monte sacro, di un popolo invisibile e di un cancello che porterebbe al centro della terra.
Hvannadalshnukur è la montagna più alta d'Islanda. Per gli islandesi è una montagna magica.
L'aspetto suggerisce antiche forze magiche in grado di plasmare 8.500 chilometri quadrati di ghiaccio che avvolgono il massiccio, e seppelliscono i vulcani che dormono – vivi – sotto di esso.
Il viaggio continua. Siamo sulla Kjelo Route, la più antica strada d'Islanda, una strada che forse venne percorsa da Dante molti secoli fa. Questi boschi e queste montagne sembrano irradiare storie e magia da ogni angolo. Ma noi siamo qui per un motivo più preciso. Ricordiamoci, infatti, che stiamo seguendo le tracce di Dante Alighieri, in quello che sarebbe un incredibile viaggio compiuto in gran segreto su questi stessi sentieri circa 700 anni fa.
"Perché 'l turbar che sotto da sé fanno
l'essalazion de l'acqua e de la terra,
che quanto posson dietro al calor vanno"
PURGATORIO XXVIII
Qui si esce dal Purgatorio, di là Dante va verso il Paradiso. Eccoci al centro di tutta questa storia. Se l'ipotesi del ricercatore italiano fosse corretta, quello sarebbe il trono di Beatrice e questa la Candida Rosa dei Beati.
Ma c'è di più: un immenso tesoro sarebbe nascosto al centro delle coordinate "inviateci" da grandi artisti nel corso dei secoli. Qui infatti Dante incontra Dio. Cosa c'è nascosto sotto l'anfiteatro?

20:32
Scritto da: angelus.1985
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19/12/2008
Esorcismo
IL NUOVO ESORCISMO PER IL DIAVOLO DEL 2000
Per la prima volta dal 1614 un nuovo manuale ha sovvertito parecchio il rituale di vecchia memoria. E’ un libricino, non più di 90 pagine, foderato in pelle, che è stato giorni addietro presentato in Vaticano. Sulla copertina è impresso: <<de exorcismus et supplicationibus quibusdam>> (Di ogni genere di esorcismi e suppliche). Un piccolo ritocco, tuttavia, era stato già apportato al rituale nel 1952 ma questa volta è una vera rivoluzione. Le innovazioni essenzialmente stabiliscono, prima di effettuare il rituale, se necessario, il ricorso ad altre figure specialistiche come quella dello psicologo e dello psichiatra, purché cattolici.
L’esorcista, da ora in poi, <<deve usare circospezione e prudenza; non deve credere vessato dal diavolo chi invece soffre di una qualche malattia psichica>>. Il diavolo, beninteso, rimane lo stesso di sempre e, così, i segni della sua presenza nell’individuo che sono: <<il parlare lingue sconosciute, mostrare una forza fisica non conforme all’età o allo stato di salute, ed esprimere con la blasfemia un’avversione viscerale a Dio>>. Si richiede, col nuovo rituale, agli esorcisti la <<certezza morale di possessione diabolica>> prima di praticare l’esorcismo. L’antico nemico del genere umano sarà d’ora in poi affrontato in equipe e non verrà neppure disdegnato l’aiuto di Freud, prima avversato dalla Chiesa.
L’esorcismo è il sacramentale istituito dalla Chiesa e può essere praticato soltanto da sacerdoti, che abbiano ricevuto un espresso mandato dal loro Vescovo. Il rituale esorcistico, secondo il presidente dell’Associazione internazionale esorcisti, padre Gabriele Amorth, consiste in <<una preghiera per liberare persone, oggetti, case dall’influenza o dalla possessione diabolica…>>. Ogni diocesi dovrebbe avere perlomeno un esorcista, nominato dal vescovo. La durata di un esorcismo è variabilissima; sempre secondo il settantaquattrenne padre Amorth, che ha all’attivo circa 40 mila esorcismi: <<e’ rarissimo l’esito in qualche mese, raro in un anno o due; per un caso di media gravità occorrono 4 o 5 anni, con un esorcismo alla settimana>>.
La Chiesa assicura che il demonio è un essere concreto che: <<va in giro per il mondo come un leone ruggente, cercando le anime da divorare>>. Il diavolo è sempre in agguato ed occorre essere sempre guardinghi. Il Concilio Vaticano II è chiaro al proposito: <<tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall’origine del mondo e destinata a durare, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno>> (Gaudium et spes, 37).
Ma chi è il demonio e quanti diavoli ha al suo servizio? Questo fosco personaggio è chiamato Satana (dal greco satanàs) o Diavolo (dal greco diàbolos), termini che significano <<calunniatore>>, <<accusatore>> e derivano dall’Antico Testamento. Altro suo appellativo è Demonio (dal greco daimònion). Nei documenti di Qumràn egli è <<beliar>> o <<belian>> che, tradotto dall’ebraico, significa <<privo di qualsiasi valore>>. Gli ebrei lo chiamano anche Belzebùb, che viene pronunciato più spesso, nella forma italiana, Belzebù che è la storpiatura di una divinità cananea.
Satana, l’angelo decaduto, è, sia nel Nuovo che nell’Antico Testamento, sempre in contrasto a Dio e ai suoi progetti. Gesù lo chiama <<principe di questo mondo>> (Giovanni 12, 13). Egli dispone delle ricchezze del mondo che dona ai suoi adoratori: <<tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai>> (Matteo 4, 9). Le Sacre Scritture affermano che gli Angeli del Signore erano <<migliaia di migliaia, diecimila volte centomila>> e i diavoli secondo astrusi e complessi calcoli furono stimati altrettanto numerosi. Secondo il Talmud i demoni sono 7.405.926. Denis de Rougemont pessimisticamente lamentava: <<il mondo è pieno di demoni, essi imperversano a milioni e noi non riusciremo mai a scacciarli...>>.
Il vescovo Alfonso de Spina, confessore del re Juan di Castiglia, nel XV secolo affermò che gli angeli ribelli corrispondevano a un terzo degli angeli di Dio, i quali erano, secondo lui, 400 milioni. Paolo VI, il 15 novembre 1972, parlò di molti diavoli sottoposti ad un capo: <<che si tratti non d'un solo demonio, ma di molti, diversi passi evangelici ce lo indicano (Luca 11,21; Marco 5,9); ma uno è principale: Satana, che vuol dire avversario, nemico; e con lui molti... Conosciamo tuttavia molte cose di questo mondo diabolico, che riguardano la nostra vita e tutta la nostra storia. Il demonio è all'origine della prima disgrazia dell'umanità (il peccato originale, ndA)... Da quella caduta di Adamo il demonio acquistò un certo impero sull'uomo...>>.
Satana con le sue schiere abitava i cieli sopra le stelle, come svelò il profeta Isaia: <<tu dicevi in cuor tuo: Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; io mi assiderò sul monte dell'assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all'Altissimo>> (Isaia 14:13-14). Nelle regioni dell'aria Satana ha affermato il suo potere con <<principati, potestà, dominatori delle tenebre, forze spirituali della malvagità nei luoghi celesti>> (Efesini, 5:2).
Egli divenne <<il principe della potestà dell'aria>> (Efesini 2:2). Lotta terribile è quella col diavolo <<...poiché il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità che sono nei luoghi celesti>> (Efesini, 6:12).
Rudolf Stainer a Zurigo, il 13 novembre 1917, nella conferenza <<dietro le quinte degli eventi esteriori 2>> disse: <<dall'anno 1841 in poi, una battaglia fu combattuta nelle regioni del mondo spirituale... Nell'autunno del 1879 questa battaglia terminò con la cacciata di certi Spiriti delle Tenebre dal mondo spirituale sulla Terra. Da allora, essi sono andati operando tra gli uomini, insinuandosi nei loro impulsi di volontà, nelle loro motivazioni, nelle loro idee: insomma, in tutti gli affari umani. E così, da allora, questi Spiriti malvagi si aggirano tra l'umanità...>> ("Graal", rivista di scienza dello spirito, anno IX, n.33, Roma 1991). Lo sfacelo che oggi regna nel mondo: il crollo di tutti i valori, l'imperversare della violenza, l'immoralità, la malvagità, insomma la morte di Dio nella nostra esistenza, è opera di queste intelligenze malvage.
Stainer affermò che: <<questi Esseri furono cacciati sulla Terra nel 1879: ciò liberò i cieli, ma ne rese piena la Terra. Da allora in poi, infatti, la loro dimora non è più il cielo, ma la Terra... Vagando, come fanno ora, tra gli uomini, questi Spiriti malvagi hanno il compito di seminare confusione... Eliphas Levi, Baader, Saint-Martin, tutti sapevano e parlavano di un simile fatto>> (Ibid). La Madonna in una delle sue apparizioni a Bayside nello stato di New York, il 25 luglio del 1974, avvertì: <<vi sono legioni incalcolabili di demoni scatenati sulla Terra>> (De Luca, Bayside: messaggi e visioni celesti, ediz. Dielle, Messina 1978). Nel messaggio di "La Salette", il 19 settembre del 1846, la Madonna aveva rivelato, tra l'altro, ai piccoli Massimino e Melania: <<nell'anno 1864 Lucifero sarà slegato dall'inferno assieme a un gran numero di demoni... Questi spiriti avranno un grandissimo potere sulla natura. Ci saranno delle chiese per servirli...>>.
E gli uomini e le donne posseduti dai diavoli <<si sono dati a vani ragionamenti, e l'insensato loro cuore s'è ottenebrato. Dicendosi savi, son divenuti stolti... ed hanno adorato e servito le creature invece del Creatore... Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami... ricolmi d'ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia, pieni d'invidia, d'omicidio, di contesa, di frode, di malignità... superbi, vanagloriosi, senza affezione naturale, spietati...>> (Romani 1).
I diavoli girano davvero scatenati e furiosi per la Terra. Il satanico autore de "The Anathema of Zos", Austin Osman Spare, rimase ossessionato, per tutta la vita, dai demoni che evocava e che vedeva sotto forma di maligni scheletri. Spare, ormai al culmine dell'invasamento, nel 1930 scrisse: <<ero in Walworth Road, aspettavo il tram, quando improvvisamente vidi uno spettro che si avvicinava sul selciato. Poi ne arrivò un altro, poi un altro ancora e così via fino a che non ci fu una vera e propria fila di spettri che camminavano verso di me...>> e nel 1953 annotò: <<la vita è infestata>>.
La lettura dei giornali ci dà la misura quotidiana delle scelleratezze ed ordinarie tragedie che dilaniano la nostra epoca. Accade di tutto, più di quanto si possa immaginare, <<...poiché i démoni sono presenti in ogni parte del mondo, ed essi, separati da Dio, entrano in noi seminandovi i germi della loro energia e intelligenza. Allora la mente ripiena di questi germi, concepisce gli adulteri, gli stupri, gli omicidi, i patricidi, i sacrilegi, le oppressioni, le rovine e tutte le altre opere demoniache>> (Corpus Hermeticum).
E non è forse vero che il nostro mondo sembra invasato da dèmoni feroci e sanguinari? Ogni tipo di orrore si consuma su vittime innocenti e inermi. Fatti terribili accadono in ogni parte di questo nostro pianeta. L’Ingannatore supremo ha i suoi apostoli che operano, nella nostra società postmoderna, ogni genere di ritualità blasfema e tenebrosa, nei recessi bui delle più vertiginose profondità della via luciferina. Costoro sono, come scriveva René Guénon, gli "awliya as-Sciaytan" (i santi di Satana), il cui destino è il tormento infinito nel silenzio di Dio.
ESORCISMO
I mass media si stanno occupando di esorcismo in riferimento al nuovo rituale che la Chiesa si appresta ad adottare, dopo aver apportato alcune modifiche al vecchio Rituale Romano.
Sui mass media vengono riportate le preoccupazioni legate ad un necessario e preventivo controllo psichiatrico prima di iniziare un esorcismo; altrimenti si pensa che il medesimo possa danneggiare l"ammalato".
Conviene fare un po’ di chiarezza nella disinformazione ormai imperante riguardo all'esorcismo, anche tra molti uomini di chiesa che non l'hanno mai esercitato nonostante il preciso mandato di Gesù (Mc. 16,16 seg.). Innanzitutto un esperto esorcista, ben diverso da chi discetta sul tema comodamente seduto in qualche salotto televisivo, prima di iniziarlo si accerta di alcune cose:
1. domanda all'interessato ed ai suoi familiari se i disturbi di cui soffre possono avere una spiegazione medica oppure no;
2. interroga lui ed i familiari riguardo ad eventuali eventi preternaturali (strani fenomeni avvertiti anche da loro);
3. pone domande sulla loro fede e sulla loro condotta spirituale.
Dopo di che, se pensa vi possa essere qualche intervento diabolico, prega per l'ammalato e recita l'esorcismo minore di Leone XIII che non ha mai fatto male a nessuno. Qualora il demonio si manifestasse con le modalità previste dal rituale romano esorcistico (es. conoscenze occulte, forza sovrumana, sapienza teologica, capacità d'intendere e di parlare lingue sconosciute al soggetto, avversione al sacro ecc.) allora il sacerdote continua gli esorcismi e invita il posseduto ed i parenti a pregare, soprattutto il Rosario.
Perché com'è vero che pochi sono i veri posseduti, moltissimi sono gli infestati (alcune malattie, come ci insegna il Vangelo, sono provocate da demoni senza che vi sia una piena possessione) e parecchi i demoni incarnati (coloro cioè che hanno liberamente scelto di servire il demonio). Comunque la preghiera (soprattutto la Santa Messa, il Rosario ed i Salmi) è più potente di un esorcismo. Il Vangelo (Mc. 9,19) ce lo insegna e lo stesso Lucifero lo ha confermato in alcuni esorcismi riportati nel mio ultimo libro "Storie di esorcismi - La fossa del leone" e descritti da chi vi ha partecipato; le vicende raccontate e tutto quanto avveniva sotto esorcismo sono realmente accaduti.
Vi è una differenza (anche se di questo non se ne parla quasi mai!) tra l'esorcismo e la preghiera di liberazione: il primo è costituito da un ordine imperativo impartito al demonio di andarsene nel nome di Gesù (At. 16,18), di Dio, della Santissima Trinità o della Madonna; la preghiera di liberazione invece è una supplica al Signore affinchè liberi dal demonio e dai mali dal medesimo provocati. La principale preghiera di liberazione è costituita dalla Messa, seguita dal Rosario che comprende il Padre Nostro "…liberaci dal Maligno.." e l'intercessione di Maria (Regina delle grazie) e dai Salmi (18/58/57/27 ecc.).
Quindi basarsi solo sull'esorcismo considerato l'ultima chance, come pare evincersi da certi pareri riportati dai mass media, è un falso problema in quanto l'esorcismo costituisce un validissimo aiuto, ma solo se supportato dalla preghiera e dalla volontà di conversione del posseduto (Sal. 81,14 seg.). La vera lotta è combattuta da quest'ultimo contro il diavolo. Solo la sua volontà di conversione e l'impegno nella preghiera e nella frequenza ai Sacramenti consente l'efficacia dell'esorcismo. Diversamente si dimostra un'inutile fatica di Sisifo. Infatti Gesù ci ammonisce: "Quando lo spirito immondo esce da un uomo, se ne va per luoghi aridi cercando sollievo, ma non ne trova. Allora dice: Ritornerò alla mia abitazione, da cui sono uscito. E tornato la trova vuota, spazzata ed adorna. Allora va, si prende sette altri spiriti peggiori ed entra a prendervi dimora; e la nuova condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione perversa" (Mt. 12,43 seg.).
"Nessuno pratichi la divinazione o cerchi di indovinare il futuro; nessuno eserciti la magia, nè faccia incantesimi, o consulti spiriti e indovini; nessuno cerchi di interrogare i morti. Chiunque fa queste cose è considerato dal Signore una vergogna."
L'esorcismo di Anneliese Michel

Anneliese Michel nasce il 21 settembre 1952, in una piccola città della Bavaria, da una famiglia cattolica di ceto medio-basso Fino al 1968 la sua vita e' molto tranquilla almeno così sembra apparentemente, con una famiglia composta dai genitori Josef e Anna e da tre sorelle. All'età di sedici anni, inizia a dare segni di malessere:
un'improvvisa rigidità delle membra impedisce ad Anneliese di controllare il suo corpo. Trova perfino difficoltà a chiedere aiuto ai suoi genitori. Alla clinica psichiatrica Wurzburg le diagnosticano un'epilessia, e in seguito ad un peggioramento delle condizioni la ricoverano in ospedale per sottoporla a trattamenti. Le furono prescritti medicinali per curare sia l'epilesia che le convulsioni. Nonostante le cure mediche Anneliese sosteneva di vedere volti demoniaci in tutte le persone che la circondavano. Lei stessa crede che queste visioni, sempre più spesso associate a voci che afferma di sentire, siano il segno di una possessione diabolica. Tra i primi sintomi accusati dalla giovane c'eranoparalisi degli arti, uno smisurato accrescimento del torace, rigidità improvvisa del corpo e l'impossibilità di parlare. Fu tuttavia in grado di tornare alle superiore e conseguire il diploma e di iscriversi, nel settembre 1973 all'università di Würzburg per realizzare il suo sogno di diventare una maestra elementare. Quando le sue preghiere non l'aiutarono più a sopportare ciò che le succedeva, Annaliese si rivolse alla Chiesa, convinta di essere posseduta dal maligno, ma in un primo tempo la Chiesa, non le concesse l'esorcismo invitandola a diventare più devota. Le condizioni fisiche e psichiche di Anne peggiorarono, iniziò ad automutilarsi, mordere i membri della propria famiglia, mangiare insetti di vario genere sino a staccare e ingurgitare la testa di un uccello morto. Inoltre si strappava i vestiti di dosso, guaiva come i cani per giorni sino a urinare nel pavimento e leccarlo. Convintasi che ciò che le accadeva fosse colpa del proprio peccato e di quelli che le stavano vicino, Anneliese prese a dormire in un pavimento di pietra come penitenza. Allo stesso tempo nei momenti in cui si riteneva posseduta distruggeva qualsiasi simbolo religioso le capitasse a tiro. Durante la degenza nell'ospedale, i continui attacchi della ragazza convinsero i medici a riempirla di tranquillanti per farla stare calma e costringerla all'alimentazione forzata. La ragazza, però, non parla di queste esperienze con i medici se non una sola volta, accennando vagamente al fatto che i demoni avrebbero iniziato a darle degli ordini. Il trattamento farmacologico continua, ma senza alcun giovamento. I genitori di Anneliese nell'estate del 1973 incontrano diversi sacerdoti, tra cui padre Ernst Alt, per richiedere loro di effettuare un rituale di esorcismo sulla figlia, preghiera che viene rifiutata a favore del trattamento medico, sul quale i religiosi insistono. Del resto, l'autorizzazione per un rituale di esorcismo non è cosa semplice da ottenere: per eseguire l'esorcismo è necessaria l'autorizzazione del vescovo diocesano, autorizzazione che può essere concessa per un caso specifico oppure in modo generale e permanente al sacerdote che esercita nella diocesi il ministero di esorcista; lo stabilisce il canone 1172 del codice di diritto canonico, che dichiara che nessuno può proferire legittimamente esorcismi sugli ossessi, se non ha ottenuto dall'ordinario del luogo una speciale ed espressa licenza, e stabilisce che questa licenza debba essere concessa dall'ordinario del luogo solo al sacerdote distinto per pietà, scienza, prudenza e integrità di vita. La Chiesa in questi casi procede con ponderatezza, avanzando rigidi criteri e regole in materia di possessione. Esige prove indiscutibili: avversione al sacro, capacità di esprimersi in lingue sconosciute o di comprenderle, una forza oltre la propria condizione.

Dopo averla ufficialmente dichiarata posseduta nel settembre 1975, il Vescovo Josef Stangl scelse come esorcisti il pastore Ernst Alt e padre Arnold Renz. Secondo i due esorcisti si manifestarono sette demoni tra cui Lucifero, Giuda, Legion e Belial. L'esorcismo andò avanti per quasi 10 mesi dal settembre '75 a giugno '76. Durante le varie sedute furono fatte parecchie foto e venne registrato un nastro di circa un'ora e mezza di durata in cui si sente Anneliese parlare con voci demoniaca, in più lingue (oltre il tedesco, lingua madre, parlò in latino, greco, aramaico e altre lingue morte) molte volte sdoppiando la voce in due ben distinte. Durante questo periodo Anne perse molto peso perché si rifiutava di mangiare e bere a causa dei "demoni che glielo impedivano"; questo portò a un indebolimento e alla debilitazione del suo corpo, martoriato dalle proprie lesioni autoinflitte. no la rottura di entrambe le ginocchia.
Inoltre nei momenti di lucidità Anneliese non faceva altro che pregare e le continue ginuflessioni le causarono la rottura di entrambe le ginocchia. Durante il rito di esorcismo Anneliese mostrava una forza impressionante, tanto che, in alcune sedute, per tenerla ci vollero parecchi uomini forti. Il rito avveniva generalmente due volte a settimana. Le sue condizioni precipitaronono: si ammalò di polmonite e le sopraggiunse febbre alta. Anneliese scrisse delle lettere ai suoi esorcisti chiedendo la fine del rito e rivelando di aver avuto un incontro con la Vergine Maria che la mise di fronte a una scelta: esser liberata dai demoni e trovare la pace eterna subito, o continuare a subire la possessione subendo tutto il potere dei demoni per poter salvare il mondo e le anime di tutti.

Anne scelse di rimanere per la salvezza interrompendo la pratica di esorcismo, dicendo che prima di morire sarebbe stata libera dai demoni e pronta a morire in Grazia predicendo inoltre la data della sua morte E' il 30 giugno 1976 e non è più neanche in grado di genuflettersi durante l'esorcismo: ha paura, come dichiara alla madre, e chiede l'assoluzione all'esorcista. Muore il giorno dopo
Anne scelse di rimanere per la salvezza interrompendo la pratica di esorcismo, dicendo che prima di morire sarebbe stata libera dai demoni e pronta a morire in Grazia predicendo inoltre la data della sua morte E' il 30 giugno 1976 e non è più neanche in grado di genuflettersi durante l'esorcismo: ha paura, come dichiara alla madre, e chiede l'assoluzione all'esorcista. Muore il giorno dopo A mezzanotte del 1° luglio 1976 Anneliese, come aveva predetto nelle sue lettere, morì a soli 24 anni.
Prima di morire chiese al prete di pregare per lei, le ultime parole andarono alla madre alla quale chiese scusa. L'autopsia rilevò come causa della morte la forte debilitazione causate dal malnutrimento e dal disidratamento (al momento della morte pesava solo 30kg). Secondo gli agenti che svolsero le indagini e i medici che passarono al vaglio il caso, un'alimentazione forzata (tramite flebo) avrebbe potuto salvare la vita della giovane. I genitori, il prete e il pastore furono tutti indagati per omicidio colposo. Il processo iniziato a marzo 1978 si concluse con il riconoscimento da parte della giuria della colpa di negligenza e omicidio colposo a carico dei due clericali e dei genitori che furono condannati a 6 mesi di reclusione con la condizionale da considerare già scontati.Una commissione di vescovi chiese espressamente al Vaticano di abolire il rito romano dell' esorcismo, ma la chiesa si limitò a introdurre un nuovo rito nel 1999 chiamato De exorcismis et supplicationibus quibusdam. Prima dell'inizio del processo i genitori chiesero di riesumare il corpo della figlia, sepolto in un cimitero dove vi sono sepolti figli illeggitimi, vittime di suicidi o persone considerate gravi peccatori (assassini). La riesumazione venne chiesta soprattutto in seguito a una lettera che una suora Carmelitana mando ai genitori, parlandoli di una visione in cui il corpo della figlia, a distanza di quasi due anni dalla morte, non si era deteriorato (è da considerare che in quel periodo non tutti potevano permettersi bare con interno zincato dove il deterioramento avveniva più lentamente). Tale visione, se vera, sarebbe stata la prova della supernaturalità di tale caso. Nonostante la salma sia stata riesumata non esiste nessuna foto pubblica del corpo che venne definito, in ottimo stato.
Ciò che portò Anneliese a credere di esser posseduta fu quasi certamente la sua forte religiosità. Nata e cresciuta in una famiglia cattolica, quando Anne aveva 4 anni sua madre partorì una figlia illeggitima (morta a 8 anni in seguito ad un'operazione). Probabilmente Anneliese si sentiva in dovere di espiare anche le colpe della madre, che secondo la tradizione Cattolica aveva fatto uno tra i peggiori dei peccati.[ Dopo i primi attacchi di convulsioni e le prime visite mediche le fu dignosticata un'epilessia del lobo temporale che, secondo i medici, le provocava sia le convulsioni che le visioni. É inoltre assodato dalla medicina che alcuni farmaci, soprattutto quelli del passato, che agiscono direttamente sul cervello possono provocare allucinazioni in certi pazienti: questo e la psicosi che secondo i medici affligeva la giovane ragazza furono la spiegazione di ciò che Anneliese passava, le sue possessioni. Il processo che seguì la morte vide ancora una volta uno scontro tra fede e scienza: l'accusa di omicidio colposo per i quali saranno riconosciuti colpevoli i due preti e i genitori della ragazza, viene giustificata dalla decisione di questi e della ragazza di abbandonare la medicina tradizionale per usare rimedi alternativi. Tale scelta fu presa dalla ragazza in accordo con i genitori e i sacerdoti in quanto la cura non si era rilevata efficace e le sue condizioni e i suoi sintomi peggioravano col tempo. Se, quindi, durante l'esorcismo la ragazza avesse continuato la cura e le fosse stata imposta l'alimentazione forzata tramite flebo (come già avvenne in passato quando fu ricoverata in ospedale), secondo l'accusa si sarebbe salvata o, in caso di morte, i genitori e i sacerdoti non sarebbero potuti esser considerati negligenti
Dalla storia di Annaliese Michel, fù ispirato il film The exorcism of Emily Rose (USA 2005), diretto da Scott Derrickson

20:37
Scritto da: angelus.1985
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18/12/2008
Seduta Spiritica - Metafonia

Cosa c'è dopo la morte? Questa è forse una delle domande più frequenti che ci poniamo nel corso della nostra vita. Purtroppo tuttora non esiste alcuna risposta sensata, ma possiamo fare delle piccole riflessione in base all'esperienze vissute. C'è capitato spesso di sentir parlare di sedute spiritiche, questo è un modo, per provare o meno l'esistenza di una seconda vita dopo la morte.
Per saperne di più, bisogna tornare indietro nel tempo quando due piccole bambine le sorelle Katherine e Margaret Fox insieme alla famiglia si trasferirono nel piccolo paese di Hydesville, nello stato di New York. Era gente semplice e senza pretese, che andava a vivere in una modesta casa di campagna. Una situazione fin troppo normale per poter pensare agli incredibili avvenimenti che li attendevano sul fronte del mistero. Oggi c'è una lapide, una grande lapide sulla piccola casa di Hydesville. Sulla lapide, una scritta ricorda che in quel luogo nacque lo spiritismo. In quel luogo nacque anche l'idea della medianità e quella eccentrica disciplina che, successivamente, si chiamò "ricerca psichica". I fatti cominciarono nel 1848. Inseguendo rumori strani che sembravano venire dai muri della casa, le sorelle Fox improvvisarono una specie di gioco al tavolino. Nacquero le "sedute spiritiche". Le sorelle Fox evocarono lo "spirito" di un defunto che diceva di essere stato inquilino in quella casa. Diceva pure di essere stato assassinato anni prima in quel luogo.Parecchio tempo dopo, nell'intercapedine di un muro, nella casa "maledetta" di Hydesville, si trovò veramente lo scheletro di un uomo.

Esistono vari metodi per "contattare" le anime trapassate, I fenomeni spiritici si possono catalogare in due diverse categorie: i fenomeni che si realizzano nella persona stessa del Medium o al suo contatto; ed i fenomeni che si realizzano al di fuori del Medium e senza contatti con la sua persona. due fenomeni, in ogni caso, sono legati nella loro produzione e danno origine a comunicazioni identiche, per ciò che concerne la loro supposta origine.
i primi fenomeni comprendono: i movimenti di oggetti , che avvengono al contatto con le mani, senza impulsi coscienti delle persone che partecipano alla seduta. Ed è questo il fenomeno più facile da ottenere E' sufficiente che un gruppo di 4 persone si riunisca attorno ad un tavolo leggero, le mani nude in cerchio su di un piano e rapidamente spesso alla prima seduta, il tavolo si anima, produce scricchiolii, ruota, si solleva con uno o più dei suoi piedi, esegue i movimenti che sono compatibili con la sua struttura, obbedisce agli ordini che gli si danno ecc .ecc. Esiste poi la medianità vocale, l'incorporazione e la trasfigurazione. Nella medianità vocale la comunicazione avviene attraverso la voce del medium,: timbro vocale, espressioni, idiomi conoscenze ecc. non appartengono al medium e sono invece quelli del defunto che vuol parlare attraverso gli organi del medium stesso. Durante lo svolgimento dell'esperienza, il medium è in trance e l'incorporazione e la presa di possesso, da parte dello spirito, del corpo del medium avviene senza che quest'ultimo se ne renda conto.. Il termine " trance" che ha le sue radici nel latino significa " transire" ciò passare, viene dalla lingua inglese ed è traducibile con il concetto di " estasi ed indica quello stato particolare in cui si trovano i soggetti dotati di capacità a realizzare le manifestazioni paranormali. L'entrare in trance per un medium non è semplice: sono un rapporto o contatto con una dimensione differente o, comunque, con una diversa visione della realtà. Nello stato di trance interviene nel soggetto una modificazione, talvolta parziale, ma il più delle volte completa, della personalità che risulta differente da quella originaria, personalità che può alternarsi e modificarsi nel corso di ulteriori esperienze. Talvolta questo stato lo si raggiunge attraverso una predisposizione naturale, talvolta in seguito ad una tecnica di autoipnosi, ma certamente la forma più completa è quella della concentrazione. Che cosa avvenga nella psiche del medium non è facile comprenderlo anche perché tutto ciò che compie durante " la trance" viene da lui dimenticato al suo risveglio; si ritiene comunque che sfuggendo ai legami della materia fisica, riaffiorino le capacità o le facoltà dello spirito e che queste ultime riprendano le loro possibilità di uso. Nel caso delle tavolette parlanti, o della scrittura automatica, non interviene l'esclusione dell' Io, ma soltanto una esclusione della coscienza, consentendo alla mente di ricevere quelle ispirazioni provenienti da fonti " Superiori". Che cosa avviene nello stato di " trance", quando si determina un processo di incorporazione? Questa domanda richiama l'attenzione su una fase importantissima del rapporto spiritico; infatti, l'interrogativo è se, durante lo stato di trance, il medium incorpori effettivamente l'entità dello spirito, o quest'ultimo agisca sul medium attraverso un'azione di tipo telepatico, come nel caso della trasmissione di pensiero. Credo comunque che sia sbaglia fare delle sedute spiritiche cosi per giochi, occhio perche con queste cose non si scherza.
Metafonia: voci da un'altra dimensione

Le origini:
Le origini della metafonia o EVP (electronic voice phenomenon) risalgono addirittura al 1918, quando la madre di un soldato marconista durante la prima guerra mondiale seppe della sua morte e dei suoi primi passi nell’aldilà proprio attraverso un apparecchio di radiocomunicazione, tramite messaggi speditigli dal figlio in codice morse (cfr. il libro “Thy Son Liveth: Messages from a Soldier to His Mother” ).
Ma la prima vera registrazione paranormale avvenne nel 1952 quando due sacerdoti cattolici usarono un magnetofono per registrare uno dei canti gregoriani della parrocchia. L’apparecchio durante la giornata ebbe una serie di guasti; padre Gemellis aveva l’abitudine di rivolgersi al defunto padre quando le cose andavano nel verso sbagliato e così fece anche quella mattina: “Oh papà, aiutami tu…!”.
Quando i due sacerdoti ascoltarono la registrazione udirono in risposta all’invocazione la voce di un uomo che esclamava “Ma certo che ti aiuterò! Io sono sempre con te”.
Gemellis riconobbe nella voce quella di suo padre.
Riattivando il magnetofono d’impulso il sacerdote chiese attonito “Papà, se sei veramente qui, per favore ripeti quello che hai detto prima!”. Durante il playback, la risposta seguì immediatamente la domanda appena fatta: “Ma Zucchino (un soprannome di infanzia conosciuto solo da suo padre), è chiaro, non lo sai che sono io?”.
Negli anni successivi vennero pubblicati i primi trattati sugli EVP ad opera di Friedrich Jürgenson e Konstantin Raudive, che contribuirono in modo significativo a rendere l’argomento di pubblico dominio.
Era il 12 giugno 1959 quando Friederich Jurgenson stava cercando riposo nella campagna svedese, e poiché gli interessavano le numerosissime voci degli uccelli prese un registratore e lo mise in funzione.
Al riascolto, oltre il canto degli uccelli, udì una voce umana. La prima reazione fu una del tutto naturale incredulità, poi il tentativo di archiviare il tutto come "disturbo tecnico", ma per fortuna la curiosità e la costanza di Jurgenson lo porteranno, anche se con fasi alterne, a continuare gli esperimenti.
Grazie a Jurgenson ed alla divulgazione che ha fatto delle sue ricerche, attorno al fenomeno della metafonia sono fiorite e fioriscono ricerche continue anche se con mezzi sempre artigianali, amatoriali o poco più. Manca a tutt'oggi una vera ricerca completa ed a largo raggio con mezzi adeguati alla sua importanza.
La prima ricerca sul fenomeno:
Nel 1982 Sarah Estep, pioniera della ricerca sugli EVP, fondò l’AA-EVP (American Association of Electronic Voice Phenomenon), una delle organizzazioni sul tema più famose al mondo. Il motto della AA-EVP cita testualmente “Fondata nel 1982 per trovare le prove oggettive che si sopravvive alla morte in uno stato di coscienza individuale”, e negli ultimi 25 anni
l’organizzazione ha fatto proprio questo, collezionando un numero incredibile di riscontri.
Le esperienze di Tom e Lisa Butler, attuali direttori della AA-EVP:
Un’esperienza che non dimenticherò mai è accaduta all’inizio della nostra carriera, mentre conducevamo un esperimento a casa nostra. A quel tempo vivevamo in Kansas e ricordo che quell’inverno ci fu una terribile inondazione; moltissimi animali da allevamento persero la vita e anche nei telegiornali vedevamo sempre immagini di mucche e maiali aggrappati ai tetti delle fattorie sommerse per non affogare.
Lisa è sempre stata molto tenera quando si parla di animali e ricordo che ogni notte, durante le nostre sessioni di registrazioni, chiedeva degli animali. Quelli “dall’altra parte” le rispondevano ogni volta. Ci dissero che gli animali stavano bene e che anche loro sopravvivono dopo la morte. Ci dissero anche che esistono delle persone “particolari” dall’altra parte che aiutano gli animali nella loro transizione a spirito. “Stanno bene”, ci dissero, “Noi li stiamo aiutando.”
Sarà stata la sesta volta di fila che Lisa chiedeva degli animali quando ci giunse in risposta un messaggio che diceva testualmente “BASTA con gli animali, STANNO TUTTI BENE!!”
In effetti questa fu un’esperienza significativa. Le persone nell’aldilà sono esattamente come quelle di qui ma questa cosa ancora non riusciamo a capirla. L’intera idea che le voci dei defunti ci possano parlare attraverso un registratore ci sembra surreale. Quella volta Lisa, che continuava a ripetere sempre la stessa domanda, si stava comportando probabilmente come un bambino di due anni. Le entità sono state molto pazienti, ma alla fine ne hanno semplicemente avuto abbastanza, come avrebbe fatto chiunque!
Non abbiamo dimenticato quella lezione e da quella volta trattiamo ogni entità proprio come se fosse una persona “fisica”…
Naturalmente i messaggi EVP più importanti sono quelli che arrivano dai parenti defunti: sapere da un bravo medium che un tuo familiare è vivo e sta bene è una cosa, avere una registrazione della sua voce è un’altra. Credo sia la prova più importante per capire che tutti noi sopravviviamo alla morte.
Nella casistica degli EVP, ogni apparecchio di registrazione può funzionare da “tramite” con l’aldilà: segreterie telefoniche, PC, registratori digitali e persino giocattoli…
Abbiamo avuto un caso di EVP abbastanza divertente una volta che rimase impresso su un registratore giocattolo difettoso… La donna che ci segnalò quell’esperienza era solita parcheggiare l’auto presso un cimitero. Un giorno come un altro stava giocherellando con il giocattolo del figlio e disse “Penso che porterò questo al cimitero per vedere se i fantasmi parleranno con me.”
Successivamente fu shoccata nell’udire una profonda voce maschile in risposta alla sua domanda: “No!”
Il pioniere della metafonia in Italia:
Marcello Bacci.
Marcello Bacci inizia le sue ricerche nel mondo del paranormale all'inizio degli anni '60 passando attraverso una vasta gamma di metodologie. Dopo alcuni anni di sperimentazione con il magnetofono la ricerca si è andata focalizzando nella ricezione di Voci paranormali tramite un apparecchio radio-ricevente a valvole.
L'uso di un apparecchio radio come strumento idoneo alla ricezione delle Voci paranormali fu suggerito dalle Voci stesse che Bacci registrava su magnetofono.
I contatti radio avvengono oggi con particolari e ben precise modalità subordinate alla presenza di Marcello Bacci, elemento medianico catalizzatore di energie misteriose "che non sono di ordine scientifico, ma di altro ordine", come hanno precisato le Voci stesse.
Tentativi di stabilire il contatto in assenza di Bacci hanno dato sempre esito negativo, confermando il ruolo medianico dello sperimentatore.
La sperimentazione:
L'esperimento si svolge con semplici ed ormai consuetudinarie modalità: Bacci sintonizza la radio su una frequenza a onde corte, cercando una banda silenziosa senza alcuna
trasmissione; dopo un'attesa che può essere molto breve o protrarsi anche per più di mezzora, la portante subisce una modifica, si attenuano e spariscono i rumori di fondo e subentra nella sintonia un caratteristico segnale acustico. Potremo paragonarlo ad un vortice di vento in avvicinamento, che viene ripetuto varie volte a brevi intervalli. Dopo i segnali la sintonia risulta silenziosa ed eliminati i rumori di fondo le Voci paranormali iniziano a parlare instaurando un vero e proprio dialogo, intervallato da pause durante le quali gli sperimentatori o le persone presenti come ospiti possono interloquire e porre domande. I contatti hanno mediamente una durata di circa 25/30 minuti ma si sono registrati interventi protrattisi per circa un'ora. I dialoghi si concludono spesso con cori solenni che talvolta sembrano emergere da una lontananza che progressivamente va amplificandosi, suscitando negli ascoltatori una sorta di rapimento emozionale, difficile da tradurre in parole, come spesso si può constatare ascoltando i commenti delle persone presenti all’esperimento.
I coniugi Desideri:
Virgilio e Danila Desideri sono due coniugi di Sinalunga, una cittadina in Provincia di Siena ; lui avvocato ed ex dirigente in un’azienda pubblica, lei biologa ed insegnante di matematica e scienze, svolgono, da circa tredici anni, un’attività di ricerca e di sperimentazione nel campo della metafonia prestando, da più di undici anni, la loro opera, in modo del tutto gratuito, a favore delle persone che desiderano comunicare con i propri cari trapassati, per lenire il dolore, per la loro scomparsa o che, indipendentemente da ciò, sono alla ricerca di qualche indizio, dell’esistenza della realtà trascendente, che dia alla loro vita un senso ed uno scopo diverso da quello di soddisfare, semplicemente, i propri bisogni quotidiani.
Metodologia:
Il metodo usato, solitamente, dai coniugi Desideri è quello c.d. del nastro rovesciato, che consiste nel riascoltare un nastro che viene magnetizzato con frasi pronunciate dai presenti o tratte da qualsiasi altra fonte e poi rovesciato dal lato interno, al fine di farlo scorrere al contrario.
Se la sperimentazione riesce, invece di udire, a rovescio, le parole registrate a suo tempo, si possono percepire al riascolto, in modo più o meno chiaro, parole e frasi di senso compiuto che con le prime hanno solo alcune sillabe in comune. Questo metodo permette di ottenere comunicazioni più lunghe, rispetto a quelle ottenibili con il nastro vergine, perché le Entità utilizzano, in parte, le sillabe che trovano nella “ base ” risparmiando, così, molta energia. Questo metodo viene spiegato in modo più dettagliato nella sezione "BASI E VERIFICHE", dove si spiegano anche le prove che si possono effettuare per verificare che le frasi che si percepiscono siano di origine paranormale e non frutto di un'illusione uditiva.
Usando prevalentemente questo metodo, i coniugi Desideri ricevono comunicazioni di Entità disincarnate e, assistiti dalle loro Guide ( S.Erasmo : un Santo vissuto nel terzo secolo dopo Cristo e Clelia: una giovane donna trapassata qualche anno fa ) prestano la loro opera, in modo totalmente gratuito, nei limiti delle proprie disponibilità di tempo, a favore di coloro che vogliano mettersi in contatto con parenti o amici defunti. Questi contatti, è bene precisarlo, hanno fini esclusivamente spirituali e servono ad acquisire la certezza della sopravvivenza dell’anima dopo la morte del corpo fisico,per cui non è ammesso utilizzarli per fini terreni ( per avere notizie sul futuro o consigli per la soluzione di problemi contingenti ) anche se, qualche volta, ai disincarnati viene permesso di fornire alcune informazioni o consigli, per aiutarci a superare momenti particolarmente difficili della nostra vita.
Cosa ne pensa la scienza delle voci metafoniche?
"Dall'esame delle strutture elettroacustiche delle voci esaminate e delle loro accertate anomalie oggi siamo in grado di affermare, con il supporto di evidenze documentali, che tali eventi acustici presentano caratteristiche fonetiche associabili a voci. Tali voci si presentano con evidenti caratteristiche di assoluta originalità, essendo strutturate e caratterizzate da parametri che divergono in modo significativo da quelli tipici applicabili alle voci umane. La presenza di zone formantiche costituite da rafforzamenti localizzati di rumore tali da conferire alla voce una struttura acustica prossima, ma non uguale, a quella umana nonché le anomalie riscontrate nei luoghi di articolazione ci induce ad affermare l'esistenza di un processo di formazione atipico, la cui matrice ci è tuttora scientificamente ignota ma oggettivamente operante."
Consigli:
Registrare le voci, attraverso la metafonia, può essere molto eccitante ma non senza la dovuta cautela. Si dovrebbe usare molta raccomandazione ascoltando un messaggio EVP: le persone che transitano nell’altra parte non sono immediatamente coscienti della loro situazione e quindi non si dovrebbe prendere alla lettera ogni messaggio registrato. La relazione deve essere stabilita attraverso la fiducia reciproca proprio come tra due persone “terrene”.
I messaggi inizialmente sono poco più che bisbigli: data la natura umana potremmo essere portati a credere di aver ricevuto chissà quale messaggio mentre in realtà il senso non è chiaro.
Inoltre abbiamo il dovere di ricordare che la ricerca sulla metafonia è un affare serio e non un gioco. E’ molto importante per lo sperimentatore avere una personalità forte, accompagnata da un’attitudine positiva e spirituale. Le persone insicure, instabili o paurose dovrebbero evitare tali esperienze.
15:43
Scritto da: angelus.1985
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16/12/2008
Scie Chimiche

Da qualche anno a questa parte, si vedono sempre più spesso, nei cieli di tutto il mondo, le cosiddette "Scie Chimiche" (chemtrails).
Non si tratterebbe di normali scie di condensazione (contrails), ma di anomalie. I normali gas di scarico degli aeroplani sono miscele incandescenti contenenti grande quantità di vapore acqueo che, a contatto con l'aria gelida delle alte quote, si condensa immediatamente formando la tipica scia di condensazione. Quando queste scie permangono a lungo nel cielo è segno che in quota è presente aria molto umida. Ma, parliamo dei casi in cui il veivolo si trovi ad una altezza di 9000-14000 mt. Il procedimento è lo stesso di quando ci capita, in inverno, di respirare ed espirare e vedere fuoriuscire dalla nostra bocca aria condensata per via dell'ambiente freddo. Queste scie permangono per poco tempo nei cieli e, in certi casi, possono allargarsi e dar vita a formazioni di nuvole dette "cirri". Anche queste sarebbero dannose, perché sarebbero la causa dell'aumento della temperatura media e quindi dell'effetto serra. Ma, queste non sono da confondere con le scie chimiche. Si tratta di un fenomeno diverso, lo si può notare anche per il fatto che, queste scie, appaiono "strane"; deviano ad angoli retti, si interrompono per certi tratti per poi riprendere poco dopo (se si trattasse di scie di condensazione dovrebbero essere continue, senza mai interrompersi). Queste scie conterrebbero sostanze chimiche sconosciute (da qui il nome) capaci di "mangiarsi" le nuvole. Quindi, non crearle, ma distruggerle, in modo tale da poter condizionare inevitabilmente il tempo atmosferico. Ma c'è di più. Queste scie agirebbero in due sensi. Rilascerebbero delle sostanze nell'atmosfera (1: emissione di sostanze chimiche) che, inevitabilmente, cadrebbero al suolo e vi rimarrebbero, proprio per via della mancanza di nuvole (2: cancellazione delle nuvole, quindi della pioggia).
Le sostanze rilasciate sarebbero dannose per la popolazione, infatti, porterebbero virus influenzali e altre malattie, nonché, avrebbero effetti "calmanti", rendendo mansueta e "ubbidiente" la popolazione.
Sul numero 24 della rivista "Nexus" leggiamo:
"...tanto per fare un esempio, i Centri per il Controllo della Malattia (in USA) in merito ad una epidemia di influenza hanno affermato che poteva essere dovuta a un "patogeno sconosciuto": dal loro Aggiornamento al Compendio dell'Influenza del 6 maggio 2000, su 100 persone decedute, 11 erano morte a causa di questa "malattia di tipo influenzale", ma il 99% dei pazienti malati risultava negativo ad un test per l'influenza.
I sintomi più ricorrenti riportati dai testimoni sulla scia di queste strisce bianche sono: tosse secca persistente, malessere respiratorio e intestinale, polmonite, affaticamento, letargia, capogiro, disorientamento, forte emicrania, dolori muscolari e alle giunture, epistassi, diarrea, feci sanguinolente, depressione, ansietà, incontinenza e tic nervosi. I primi a risentire degli effetti di queste scie chimiche sono gli anziani, i giovani e le persone indebolite da malattia o in cattive condizioni fisiche.
Quindi, ciò andrebbe a favore delle grandi industrie farmaceutiche, ma non solo. Tra queste sostanze chimiche rilasciate nell'atmosfera, ve ne sarebbero alcune capaci di condizionare il comportamento degli individui, rendendoli più docili. Si tratterebbe di un grande esperimento di "controllo delle masse", attuato dai governi di tutto il mondo. Alcuni studi hanno verificato che il fenomeno delle scie chimiche in America, guardacaso, è maggiore proprio in corrispondenza delle grandi città della costa Atlantica e del Pacifico. Quindi, l'emissione di queste sostanze sarebbe mirato proprio a colpire le grandi metropoli, più persone possibili. Infatti, è proprio dove vivono più persone che avrebbero efficacia metodi del genere.


Lì, dove è più difficile un controllo capillare delle piazze; lì, dove magari ci sono più rischi di sommosse. In tal modo, i governi terrebbero sotto controllo l'intera popolazione che, purtroppo, rimane all'oscuro di tutto. Gli ultimi provvedimenti di sospensione del traffico automobilistico in certi stati, sarebbe proprio dovuto al fenomeno delle scie chimiche, cui sostanze nocive vanno a sommarsi al prodotto dei gas di scarico delle automobili e a tutti gli altri agenti inquinanti. Per mezzo di questi metodi segretissimi, i governi avrebbero perfino il controllo del tempo atmosferico. Notizie trapelate da canali riservatissimi ci informano che, più di una volta, è successo che gli Stati Uniti deviassero cicloni diretti verso le coste nord-occidentali più a sud.
Un altro fatto curioso collegato a questo fenomeno è che, in presenza di queste scie, sono stati spesso osservati degli Ufo, degli oggetti volanti sferiformi e brillanti di natura incerta. Si pensa che i due fenomeni possano essere connessi. Si sospetta la presenza di accordi segretissimi tra i governi mondiali (soprattutto quello Statunitense) e razze extraterrestri, presenti sulla Terra già da tempo, in incognito. Queste avrebbero fornito all'umanità la loro tecnologia (e ciò spiegherebbe il gigantesco balzo tecnologico di cui siamo stati testimoni in questi ultimi cinquant'anni), in cambio di... chissà cosa. Si sospetta, in cambio di persone che, di tanto in tanto, verrebbero rapite (abdotte) per essere sottoposte a esperimenti da parte di questi alieni.


In effetti, non sembra un'ipotesi così assurda visto che, già da tempo, gli stessi governi fanno esperimenti segreti su cavie animali nei laboratori.
Noi, per questi alieni, saremmo proprio come quelle cavie animali. Esistono prove fotografiche capaci di documentare questi esperimenti, le scie chimiche e la presenza di Ufo in rapporto a queste ma, spesso e volentieri, si evita di parlarne in quanto, naturalmente, i governi non hanno interesse che la cosa trapeli. D'altronde, quest'alone di segretezza non sarebbe una novità. Da sempre, quelli che stanno più in alto tengono all'oscuro quelli che stanno più in basso. Il mondo è pieno di segreti governativi e militari. Forse, sarebbe ora che qualche verità venisse svelata.
Osservando il cielo è facile imbattersi in fenomeni di questo tipo. Notate come da sottile la scia si inspessisce, fino a diventare quasi una nuvola... Le ultime tre foto della seconda serie di immagini sono state fatte sempre inquadrando la medesima porzione di cielo, ma a un'altra scia.
Se queste fossero normali scie di condensazione scomparirebbero pochi minuti dopo. Invece, esse rimangono in cielo e, anzi, vanno sempre più allargandosi, inspessendosi. Si nota chiaramente la realtà di questo fenomeno.
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00:34
Scritto da: angelus.1985
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09/12/2008
Le Madonne Nere

Una Madonna Nera è una rappresentazione (statua o quadro) della Vergine Maria, eventualmente accompagnata dal Bambino, il cui volto ha un colorito scuro, se non proprio nero. Le “madonne nere” sono molto diffuse. Ci sono diverse centinaia di madonne nere in luoghi pubblici di culto in Italia, Francia, Spagna e in molte altre nazioni.
Molte di queste madonne sono estremamente famose, come la Madonna di Loreto (presso Ancona), quella di Częstochowa in Polonia o la Virgen de Candelaria di Tenerife, patrona delle Canarie. Molti santuari di madonne nere, però, sono repliche di culti più antichi e famosi. Nel Meridione, ad esempio, sono molto diffuse le icone di Santa Maria di Costantinopoli; in tutto il mondo, poi, vi sono santuari della Madonna di Loreto, ecc. Il numero dei culti originari è quindi più ridotto.
Interpretazioni e origini
In alcuni casi l'origine del colore scuro è semplice:
* Il colore del volto è stato alterato dal fumo (delle candele o di un incendio) o dall'alterazione dei pigmenti a base di piombo della pittura (è questo, ad esempio, il caso della Madonna di Montserrat in Spagna);
* Le caratteristiche fisiognomiche del volto aiutano a comprendere che il colore è motivato da un adattamento alle caratteristiche di una popolazione non europea (è il caso di molte madonne africane e di Nostra Signora di Guadalupe in Messico).
* La carnagione ocra, più o meno scura, delle icone bizantine (molto diffuse nell'Italia meridionale e nell'Europa orientale) nasce da una precisa scelta stilistica e teologica di non rappresentare personaggi sacri (non solo la Madonna, ma i Santi e Cristo stesso) come corpi nello spazio naturale, ma solo come evocazioni spirituali (cfr. iconografia cristiana (origini)).
Negli altri casi il valore simbolico dei loro volti neri resta sconosciuto per i più e misterioso anche per gli esperti, lasciando spazio a diverse ipotesi. Solo in rari casi l'indagine scientifica sul simulacro fornisce indicazioni utili: nel corso dei secoli, infatti, molte immagini sono state ridipinte più volte, alterate radicalmente nel corso di restauri o addirittura totalmente rimpiazzate o per il loro deperimento o per la perdita totale a causa di incendi, alluvioni o furti. Il culto, in genere, sembra essere molto più antico della documentazione a noi pervenuta, costringendo lo storico a cercare di fornire una valutazione critica del possibile contenuto di verità presente in resoconti
leggendari.
Legami con l'Oriente
Qualunque ne sia stata la valenza simbolica, la finalità evangelica o la giustificazione teologica, la diffusione in occidente di immagini di madonne nere è molto antica ed è spesso associata a legami con l’Oriente. Secondo la leggenda Sant'Eusebio di Vercelli, primo vescovo del Piemonte, esiliato in Cappadocia per le persecuzioni ariane, avrebbe portato in Italia (345) tre madonne nere (statue), tuttora venerate rispettivamente nei santuari di Oropa e di Crea, in Piemonte e nella cattedrale di Cagliari (quella di Crea, come altre madonne nere, è però stata sbiancata nei restauri). Molte icone bizantine, inoltre, hanno il volto scuro: dal 438 la più importante icona di Costantinopoli era la Odighitria, una madonna scura di cui erano state portate copie anche in Occidente. Molte altre icone bizantine furono portate in Italia durante il predominio dell'iconoclastia.
In realtà la diffusione delle madonne nere sembra essersi fatta particolarmente intensa all’epoca delle crociate, sia perché diversi crociati portarono in patria icone orientali, sia per l'azione di alcuni ordini religiosi (carmelitani e francescani in primis) molto attivi anche in Terrasanta e Siria, sia perché il culto di madonne scure venne diffuso in occidente dagli ordini cavallereschi, soprattutto da quello dei templari, che disponevano di proprie chiese nelle principali città europee. I templari e gli altri ordini cavallereschi erano legati alla figura di San Bernardo di Chiaravalle, che predicò la seconda crociata. San Bernardo scrisse un commento al Cantico dei Cantici, in cui la sposa nigra sed formosa, principale personaggio del libro, è considerata una delle figure femminili dell’Antico Testamento che possono essere interpretate come profezie della Vergine. Il colore scuro di alcune statue potrebbe essere stato scelto per identificare la Madonna con la donna del Cantico dei Cantici (vv. 5 e 6: “bruciata dal sole”, “scura come le tende dei beduini”). La predicazione di San Bernardo, quindi, potrebbe essere una delle cause della diffusione delle madonne nere.
Le madonne di San Luca
Un altro importante indizio è il fatto che molte madonne nere sono attribuite a san Luca (ciò vale sia per la famosa Odighitria sia per quelle di Częstochowa, Oropa e Crea, sopracitate, sia per altre, che sono a Roma, Madrid, Malta, Frisinga (Baviera), Bologna, Bari, ecc.). Dato che sembra improbabile che l'evangelista, oltre che medico, sia stato pittore e scultore, questo riferimento a san Luca, utilizzato consistentemente in molti paesi diversi è oggi interpretato come un possibile riferimento ad alcune parole del vangelo secondo Luca, pronunciate da Simeone in occasione della presentazione al Tempio. Egli preannuncia la Passione, dicendo: “Quanto a te, Maria, il dolore ti colpirà come colpisce una spada” (Luca, 2, 35). Il volto nero delle "madonne di San Luca" indica simbolicamente che sono "madonne addolorate". Alternativamente l'attribuzione all'evangelista può essere stato un modo di rivendicare l'antichità dell'immagine e la sua fedeltà (cfr. iconografia cristiana (origini)). Nessuna delle attribuzioni a san Luca è storicamente o artisticamente attendibile.
Legami con le religioni precristiane
Già nell’antichità alcune dee, come Cerere/Demetra (dal greco “ghe-mater”, cioè madre-terra) e Iside, potevano essere rappresentate con il volto scuro. L'immagine di Iside, addolorata per la tragica morte di Osiride e spesso ritratta con il grembo il figlio Horus, ha più di un motivo di sovrapposizione con il culto mariano. Anche Cerere era addolorata per la perdita di Proserpina. Il colore nero, inoltre, è quello della terra fertile, simboleggiata dalle dee. L'iconografia, quindi, della madonna nera avrebbe le sue lontane radici secondo Stephen Benko nell'antichissimo culto della Grande Madre. In alcuni santuari l'inizio del culto è attribuito al ritrovamento di una statua della madonna nera: potrebbe trattarsi (se il racconto è credibile) del ritrovamento di una statua di Iside, il cui culto si diffuse in tutto l'impero romano.
Il culto delle madonne nere, se queste ipotesi sono vere, sarebbe un esempio della politica di inculturazione, seguita dalla Chiesa cattolica e teorizzata esplicitamente in una lettera di papa Gregorio Magno nel 601, ma già applicata in precedenza.
La diffusione in America Latina
Il culto della madonna nera ha avuto una grande diffusione a seguito di due eventi fortuiti, due naufragi che fecero approdare rispettivamente a Cagliari e a Tenerife una statua della madonna nera. Nacque così a Cagliari il culto di Santa Maria di Bonaria, che divenne patrona di tutte le navi spagnole (la Sardegna era allora catalana). Da lei prese nome anche la città di Buenos Aires, capitale dell'Argentina. A Tenerife invece la statua sarebbe stata adorata dai pagani Guanci e favorì la loro conversione al Cristianesimo. La Virgen de Candelaria divenne patrona delle Canarie, oltre che di Tenerife, ultimo porto prima della traversata atlantica, e ciò favorì la nascita di santuari analoghi (ad esempio quello di Copacabana) in tutta l'America Latina.
Il ruolo della Controriforma
Monique Scheer ha posto l'attenzione sull'importanza e sul significato attribuito al colore nero della Madonna in diverse epoche con particolare riferimento alla Germania. Prima della controriforma il colore delle immagini sembra non essere neppure percepito come rilevante né dai fedeli né dai teologi. Ciò ridurrebbe la significatività delle diverse teorie, che mettono in risalto un eventuale significato esoterico collegando la pratica religiosa con riti templari/catari (cfr. Ean Begg) o con una forma di sopravvivenza del culto della Grande Madre (cfr. Stephen Benko). La controriforma, invece, ha valorizzato il colore nero come segno dell'antichità del culto mariano, in opposizione alle obiezioni protestanti. Solo verso la fine dell'Ottocento il nero è stato percepito come un attributo razziale e perciò fonte di disturbo (nasce allora il negazionismo, anche da parte di teologi, cioè l'attribuzione del colore solo a fattori fisici, che avrebbero alterato il colore originario delle immagini). In precedenza il fatto che la Madonna potesse avere un colorito scuro (così come scuro è il volto di Gesù sulla Veronica) non costituiva problema o veniva facilmente interpretato, ricordandone il significato simbolico. In un'importante predica del 1729, citata da Monique Scheer, si ricorda: «Chi non sa che il colore nero è sempre stato considerato una metafora, segno di tristezza, dolore e orrore?». L'atteggiamento dei fedeli, invece, era forse quello esemplificato da una curiosa lettera di Karl Marx alla moglie nel 1856: «Per quanto brutto sia il tuo ritratto, mi serve per il migliore degli scopi ed ora capisco perfino come mai le madonne nere, i più offensivi ritratti della divina madre, possano trovare una venerazione indistruttibile e perfino più veneratori di quanti ne hanno i bei ritratti».
In Italia una delle Madonne Nere piu importanti è situata nella Basilica del Santuario di Loreto

Il Santuario della Santa Casa si trova a Loreto (AN) è un luogo popolare di pellegrinaggio, dove i cattolici venerano la Vergine Lauretana, patrona dell'aviazione. È tra i più importanti e visitati santuari mariani d'Italia.
La Santa Casa


Al suo interno è custodita la Santa Casa di Nazaret, dove, secondo la tradizione devozionale, la Vergine Maria ricevette l'Annunciazione.
La "casa della Madonna" era formata da tre pareti addossate ad una grotta scavata nella roccia (che si trova nella Basilica dell'Annunciazione a Nazaret). La tradizione popolare racconta che nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre del 1294 le pietre della casa di Nazaret vennero trasportate in volo dagli angeli. In realtà, alcuni studi e dei documenti ritrovati hanno confermato che il trasporto avvenne per mare su navi crociate. Infatti, dopo la cacciata dei cristiani dalla Terra Santa da parte dei musulmani, un esponente della famiglia Angeli, regnanti dell'Epiro, si interessò di salvare la Santa Casa dalla sicura rovina, che fu, dunque, trasportata prima a Tersatto, nell’odierna Croazia, nel 1291 e poi a Loreto il 10 dicembre 1294.
Gli studi effettuati sulle pietre della Santa Casa ne confermerebbero l'origine palestinese, esse sono lavorate secondo la tecnica usata dai Nabatei, un popolo confinante con gli ebrei, molto usata anche in Palestina. Sulle pietre vi sono numerosi graffiti simili a quelli giudeo-cristiani del II-V secolo ritrovati in Terra Santa, in particolare a Nazaret. Il santuario fu costruito per proteggere la Santa Casa, su iniziativa del vescovo di Recanati, Nicolò delle Aste nel 1469, e fu concluso nel 1587 Il campanile fu disegnato da Luigi Vanvitelli e fu costruito nel 1755. Nella prima cella a pianta ottagonale di questo è ospitata la "Loreta", fusa nel 1515 da Bernardino da Rimini, che con i suoi 55 quintali è la più grande campana delle Marche ed una delle più notevoli d'Italia.
L'interno è a croce latina a tre navate. Il battistero in bronzo di Tiburzio Vergelli si trova nella navata sinistra. Sulla volta vi sono dipinti del Pomarancio. Sotto la cupola, opera di Giuliano da Sangallo e con la decorazione rinnovata in occasione dei restauri del Sacconi dal romano Virginio Monti, si trova la Santa Casa. All'interno della Santa Casa si trova la statua della Vergine Lauretana.
Il rivestimento marmoreo, all'esterno, è stato progettato da Donato Bramante. Peculiari sono i due solchi paralleli che si trovano sulla base, causati dai pellegrini che, per secoli, hanno percorso in ginocchio il perimetro del rivestimento.
Le ultime opere che corredano l'interno della Basilica sono l'altare maggiore ed il pulpito, ricavati da due monoliti di marmo di Carrara in occasione dell'Anno Santo 2000, opere dello scultore lombardo Floriano Bodini.
Fra le cappelle e le sacrestie, meritano particolare attenzione le seguenti: la Sacrestia di S. Giovanni o del Signorelli per gli affreschi di Luca Signorelli, e l'ancor più famosa Sacrestia di San Marco o del Melozzo per i meravigliosi affreschi, recentemente restaurati, di Melozzo da Forlì: desta meraviglia la capacità di questo pittore di produrre effetti "tridimensionali", da vero maestro della prospettiva, nonché la Cappella dei Duchi d'Urbino, unica salvatasi con il suo apparato secentesco dai profondi restauri a cui fu sottoposta la Basilica a cavallo dei secoli XIX e XX ad opera dell'architetto Giuseppe Sacconi. Infine,la chiesa della Santa Casa possiede un concerto di 8 campane in reb3 Pasqualini di Fermo più un campanone di notevoli dimensioni chiamato "Loreta" fusa da Bernardo da Rimini del peso di circa 5,5 tonnellate. Suona solo la notte del 9 10 dicembre durante la Traslazione della S. Casa e il 10 isieme alle altre 8 prima della messa.
La Madonna Nera

La Madonna di Loreto, detta anche Vergine Lauretana, è la statua venerata nella Santa Casa. Si tratta di una Madonna Nera: la sua particolarità è il volto scuro, comune alle icone più antiche, dovuto spesso al fumo delle lampade ad olio e delle candele. La statua originaria, risalente al XIV secolo, fu distrutta in un incendio nel 1921: quella attuale risale al 1922, opera di Leopoldo Celani, ed è di legno di un cedro del Libano proveniente dai giardini del Vaticano. Il culto della Madonna Nera di Loreto è replicato in molti altri santuari in Italia e all'estero.
Festeggiamenti
Le principali festività lauretane ricorrono l'8 settembre in ricordo della Natività di Maria; e il 10 dicembre in ricordo dell'arrivo della Santa Casa a Loreto.
Le altre Madonne Nere situate nelle varie regioni d'Italia
In Piemonte:
> Santuario di Oropa (Biella) (la statua attuale è della prima metà del Trecento, ma il culto è più antico)
> Sacro Monte di Santa Maria Assunta di Serralunga di Crea (Alessandria) (statua restaurata cancellando il colore nero originario; la statua è del XIII secolo, ma il culto è più antico)
> Nostra Signora di Loreto a Graglia (Biella)
> Nostra Signora di Loreto a Forno Alpi Graie, presso Groscavallo (Torino)
> la Madonna Nera di Rivoli (Torino)
> la Madonna del Santuario di Santa Maria Stella a Trana (Torino)
> Santa Maria di Celle o Nostra Signora di Celle a Trofarello (Torino)
> Santa Maria del Becetto, presso Sampeyre in Val Varaita (Cuneo)
> la Madonna del Sasso di Finero a Malesco (Val Vigezzo)
In Lombardia
> Sacro Monte di Varese (statua; il primo culto nel sito risalirebbe a S. Ambrogio, che secondo una leggenda potrebbe aver donato la prima statua)
> la Madonna Nera di Rogaro a Tremezzo (Como)
> la Madonna di Loreto a Chiavenna (Sondrio)
> la Madonna Nera di Tresivio (Sondrio)
In Veneto:
> Madonna della Salute, Basilica di Santa Maria della Salute, (Venezia) (icona bizantina, portata da Creta nel 1670)
> la Beata Vergine Nicopeja - Venezia,
> la Madonna Nera di Pralongo (Treviso)
In Friuli Venezia Giulia:
> la Beata Vergine di Castelmonte a Cividale (Udine)
In Emilia Romagna:
> Santuario della Madonna di San Luca, Bologna (icona bizantina del X-XI secolo, ridipinta nel XIII)
> la Madonna Nera di Carboniano, frazione di Gemmano (Rimini) (effigie del XVI secolo)
In Liguria:
> Nostra Signora delle Grazie a Sori (Genova)
In Toscana:
> "Santa Maria Nera" nella Chiesa di Santa Maria Corteorlandini a Lucca,
> santuario della Madonna del Monserrato a Fosso di Riale, frazione di Porto Azzurro (Isola d'Elba) (costruito nel 1606 dal governatore spagnolo)
Nelle Marche:
> Santuario della Santa Casa di Loreto (Ancona) (la statua è copia dell'originale, distrutta da un incendio nel 1921)
> Beata Vergine della Tempesta - Tolentino (Macerata)
In Abruzzo:
> la Madonna di Monte Tranquillo a Pescasseroli (L'Aquila)
In Lazio:
> Madonna del Conforto nella chiesa di Santa Francesca Romana (Roma) (icona del V secolo)
> Maria Santissima di Valverde a Tarquinia (Viterbo)
> la Madonna Nera della Civita di Itri (Latina)
> Maria Santissima di Canneto "Santuario di Canneto" in località Settefrati (Frosinone)
> la Madonna Nera della Chiesa Santa Lucia Vergine Maria a Fontechiari (Frosinone)
In Campania:
> Maria S.S. del Carmine Maggiore, detta "La Bruna", Basilica del Carmine Maggiore (Napoli) (icona proveniente dal Carmelo in Palestina)
> Madonna di Montevergine, detta Mamma Schiavona nel Santuario di Montevergine (Avellino) (antichissima icona, forse la copia più antica della Madonna Odigitria di Costantinopoli, poi inserita in un dipinto del XIII secolo)
> Maria Santissima, la Bruna, a Puccianiello (Caserta)
> Santa Maria Assunta a Positano (Salerno)
In Puglia:
> Madonna di Sovereto, alla periferia di Terlizzi (Bari)
> Madonna della Fonte, Basilica Cattedrale di Conversano (Bari) (icona bizantina)
> Madonna della Madia, Cattedrale di Monopoli (Bari) (icona bizantina)
> Maria Santissima del Soccorso "Santuario del Soccorso" San Severo (Foggia)
> Maria Santissima Incoronata "Santuario dell'Incoronata" (Foggia)
> Maria Santissima di Carpignano Salentino (Lecce)
In Basilicata:
> Santa Maria del Sacro Monte di Viggiano (Potenza) (statua lignea del XIII secolo di origine bizantina)
In Calabria:
> la Madonna Nera dei Carbonari a Longobucco (Cosenza)
> la Madonna della Lettera a Palmi (Reggio Calabria)
> Maria Santissima di Patmos a Rosarno (Reggio Calabria)
> la Madonna Nera di Capocolonna di Crotone
> la Madonna Nera di Seminara a Reggio Calabria
In Sicilia:
> Madonna di Tindari, (Messina) (statua in cedro del Libano dell' XI-XII secolo, opera di scultore francese residente in un regno crociato, forse in Siria)
In Sardegna:
> Santuario di Nostra Signora di Bonaria (Cagliari) (statua catalana in legno di carrubo)
> Nostra Signora di Sant'Eusebio, Cattedrale di Santa Maria (Cagliari) (Statua in cedro del Libano alta cm. 155)
02:56
Scritto da: angelus.1985
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I Rettiloidi

Secondo lo scrittore David Icke, il mondo sarebbe governato da dei rettiloidi con sembianza umana. Esistono delle prove di ciò? In effetti, le antiche fonti dei vari popoli del passato ci parlano di dèi serpenti, rettili, che già allora governavano sugli uomini assumendo sembianze umane. Basti pensare agli dèi serpenti di Ubaid, ai Nagas, a Quetzalcoatl, ai demoni biblici, ai Kappas giapponesi, etc. e se questo dominio fosse ancora in atto? David Icke nei suoi libri è molto convincente. Voi che cosa ne pensate?
"Nel 1999, David Icke scrisse e pubblicò The Biggest Secret: The Book That Will Change the World, nel quale affermò che il pianeta fosse controllato da un Nuovo Ordine Mondiale, manovrato da una razza di umanoidi rettiliani chiamati la "Fratellanza di Babilonia" ("Babylonian Brotherhood"). Scrisse:
«Le mie ricerche suggeriscono che sia da un'altra dimensione, la quarta dimensione inferiore ("lower fourth dimension"), che il controllo e la manipolazione sono orchestrati. Altre persone sanno che è dalla dimensione astrale ("lower astral dimension"), la leggendaria casa dei demoni e delle entità [nota: scritto "antities" nel testo] nei loro rituali di magia nera...»
(D. Icke, The Biggest Secret: The Book That Will Change the World)
Secondo Icke, il DNA "ibrido rettile-umano" dei rettiliani permetterebbe loro di cambiare dalla forma originaria a quella umana se questi consumano del sangue umano. Icke stese un parallelo con la miniserie TV degli anni ottanta V - Visitors in cui la Terra è conquistata da rettiloidi alieni camuffati da umani.
Il gruppo rettiliano secondo Icke comprenderebbe molti personaggi importanti e in pratica ogni leader mondiale dalla defunta Regina Madre inglese a George H.W. Bush, Bill Clinton, Harold Wilson, Tony Blair, e persino Bob Hope. Queste persone o sono essi stessi rettiliani, o lavorano per loro in quella che Icke chiama "sindrome dalla personalità multipla simile a schiavitù":
«I Rothschild, i Rockefeller, la Famiglia Reale inglese e le famiglie dominanti della politica e dell'economia negli USA e nel resto del mondo vengono dalle STESSE discendenze. Non è perché sono snob, è per mantenere al meglio la loro struttura genetica: il DNA rettiliano-mammifero che gli permette di cambiare forma ("shape-shifting")»
(D. Icke)
Icke ha scritto che la famiglia Rothschild avrebbe pianificato l'ascesa al potere di Adolf Hitler, e che lo stesso Hitler era un Rothschild.
I personaggi-rettilianti, secondo Icke sarebbero dediti a sacrifici umani, avidi di sangue umano e di violenze carnali su dei minorenni,e manipolerebbero la gente con riti satanisti e con ingegneria sociale.
Icke descrisse lo "shape-shifting" come un "Fenomeno riportato da testimoni che hanno visto persone (molto spesso in posizioni di potere) trasformarsi di fronte ai loro occhi, da una forma umana a una forma rettiliana e poi ritornare a quella originale". Secondo Christine Fitzgerald, una confidente della Principessa Diana, Diana stessa credeva che la Famiglia Reale inglese fosse collegata ai rettiliani e che loro stessi fossero in grado di trasformarsi.
Icke da allora ha pubblicato un gran numero di altri testi sugli stessi temi. I suoi ultimi lavori vedono in George W. Bush, anch'egli un rettiloide, uno dei ruoli centrali in quella che Icke definisce la Cospirazione dell'11 settembre ("9/11 conspiracy"). (...)"
Essi governerebbero il mondo da secoli, e vi sono diverse prove che dimostrerebbero ciò. Osservate ad esempio le seguenti immagini. Se analizziamo la storia e i miti dell'umanità, ritroviamo di continuo la presenza di dèi dall'aspetto rettiloide.

Qui sopra possiamo vedere dall'alto in basso, da sinistra a destra, alcuni esempi di divinità rettiloidi del nostro passato. Il dio messicano Coatlicue (XV secolo d.C.); il Quetzalcoatl, detto anche "Serpente Piumato" (da notare le mani a quattro dita e i piedi a tre dita artigliate - XV secolo d.C.); Sobek, il dio rettile egizio (III millennio a.C.); una rappresentazione di Gesù risalente al cristianesimo delle origini (I secolo d.C.). Poi, nella seconda riga: il sovrano di Atene, Cecrope; il dio rettiloide dei Sumeri del periodo Ubaid (V/IV millennio a.C.); un Kappas giapponese; infine, ma avremmo potuto citare altri esempi, una rappresentazione dei Nagas indiani, di cui si parla nel Mahabarata, un poema epico dell'antica India.
Tra l'altro, ancora oggi ritroviamo il simbolo del serpente nel simbolo di Milano, che appartenne ai Visconti, anch'essi dal sangue blu, ai Longobardi e, a quanto pare, ad altre civiltà del mondo antico. Qui sotto ne vediamo alcuni esempi. A sinistra vediamo il Basilisco, simbolo del comune lombardo. Compariva sugli stendardi degli Visconti, signori di Milano nel XIII, XIV secolo. In seguito, fu adottato dal comune, come simbolo della città, ma non solo. Il biscione è anche usato da alcuni grandi nomi e marchi, come l'Alfa Romeo e la Mediaset, di Silvio Berlusconi. Una gigantografia dell'enigmatico rettile compare addirittura nel giardino di una delle sue ville (seconda foto da sinistra). Un uomo, in ogni caso, fuoriesce dalla bocca del serpente. Quel che più è strano, ma ci affascina, è che ritroviamo lo stesso simbolo anche presso la cultura greca (terza foto) e presso le antiche civiltà precolombiane del centro America. Nell'ultima foto è infatti raffigurato il Quetzalcoatl nel tipico atteggiamento da biscione visconteo. Si tratta solo di coincidenze oppure della prova di un collegamento millenario tra tutte le civiltà del mondo fino a oggi?

I nostri governanti hanno realmente a che fare con i rettiloidi di Icke? Se così fosse, da dove provengono questi esseri? Sono extraterrestri? Se realmente esistessero, dovremmo ritenere plausibile l'ipotesi che, a partire da un lontano passato, abbiano influito sull'evoluzione umana, identificandosi con delle divinità Abbiamo già trattato in passato del fenomeno del "culto del cargo". Gli antropologi ritengono possibile che esseri superiori possano essere deizzati (pur non essendo dèi in senso stretto) da altri esseri, più arretrati culturalmente. Si tratta del caso degli aborigeni australiani che durante la Seconda Guerra Mondiale deizzarono gli aerei americani che sorvolavano i loro cieli, dato che non ne avevano mai visto uno in precedenza. Realizzarono dei feticci di paglia a guisa d'aereo, che adoravano di giorno in giorno. Quindi, è possibile che esseri superiori, più evoluti tecnologicamente, siano stati scambiati per divinità dagli antichi abitanti della Terra.
I rettiloidi, ammettendo che realmente esistano esseri simili, potrebbero quindi essere giunti sulla Terra dalle stelle oppure potrebbero essere loro stessi terrestri. 65 milioni di anni fa un asteroide (presumibilmente) cadde sulla Terra, provocando l'estinzione dei dinosauri. E se alcuni di essi fossero sopravissuti, evolvendosi nel tempo e divenendo, nel corso di milioni di anni, i rettiloidi di cui parla Icke? Tutto è possibile.

00:47
Scritto da: angelus.1985
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Satanismo

Introduzione al satanismo
Il satanismo è un fenomeno che desta attenzione e preoccupazione in numerosi ambienti. Nella letteratura giornalistica, è spesso confuso con fenomeni diversi come la magia cerimoniale, la neo-stregoneria, il neo-paganesimo, la corrente “thelemita” di origine crowleyana, da cui va invece rigorosamente distinto. Nella letteratura giornalistica qualsiasi ritrovamento di residui rituali (candele rosse o nere, pupazzi, calici) è spesso immediatamente riferito al satanismo, mentre potrebbe trattarsi appunto di altre forme di magia o di religiosità. Il satanismo in senso stretto è un movimento che si interessa al personaggio chiamato Diavolo o Satana nella Bibbia, e ne fa il punto di riferimento principale della sua ritualità. “Satana” può essere considerato semplicemente uno stato di coscienza superiore dell’uomo (come nel satanismo “razionalista”, che talora tende verso l’ateismo militante), ovvero un personaggio preternaturale (satanismo “occultista”): ma la centralità di Satana nel discorso e nel rituale (diversa da qualche semplice riferimento metaforico di carattere anticristiano, che si ritrova in numerosi gruppi) è essenziale perché si possa parlare di satanismo.
Il satanismo si muove nella storia secondo un andamento che può essere definito “pendolare”. Piccoli gruppi di satanisti salgono all’onore delle cronache. Poiché l’adorazione esplicita del Male è, per definizione, intollerabile, la presenza dei gruppi satanisti – per quanto piccoli – determina reazioni che si manifestano rapidamente come sproporzionate, e che attribuiscono ai gruppi che praticano il satanismo una dimensione, un rilievo, una capacità di influire sulle vicende anche sociali e politiche che in realtà non hanno. Questo anti-satanismo organizzato – fra l’altro facilmente infiltrato da millantatori – finisce per essere screditato dai suoi stessi eccessi. Il discredito in cui cade l’anti-satanismo permette il riemergere di nuovi gruppi di satanisti, per un certo periodo di tempo tollerati dalla società, finché si determina una nuova reazione, e così via.
Il satanismo si manifesta per la prima volta nel gruppo attivo ai margini della corte del re di Francia Luigi XIV (1638-1715) intorno a Catherine La Voisin (†1680). Con l’aiuto di un sacerdote cattolico rinnegato, l’abbé Guibourg (1603-1683) – di cui i documenti tacciono ostinatamente il nome di battesimo – la La Voisin organizza per dame di corte, fra cui Françoise Athénaïs, marchesa de Montespan (1641-1707), favorita del re, le prime “Messe nere” (l’espressione nasce appunto in questa occasione) nelle quali il Diavolo è adorato per ottenere favori o vantaggi materiali. Sembra che, almeno in qualche occasione, siano anche sacrificati dei bambini. Dopo la scoperta, la repressione – affidata a un tribunale speciale detto “Camera ardente” – si arresta per timore di indagini troppo approfondite sulle dame di corte: la La Voisin è comunque condannata a morte, mentre Guibourg muore in carcere. Questo episodio scandaloso ma circoscritto acquista un’enorme notorietà europea grazie alle gazzette, in un’epoca in cui la stampa comincia a diventare socialmente importante. Così sorgono, sia pure in proporzioni modeste, imitatori. “Messe nere” e altre cerimonie sataniche sono celebrate nel Settecento in Italia – nel Ducato di Modena, ai margini più discutibili dell’eresia quietista –; in Inghilterra, fra i libertini della Società di San Francesco fondata da sir Francis Dashwood (1708-1781), che danno tuttavia al satanismo un’impronta ludica, razionalista e anti-clericale; e forse in Russia, dove peraltro le fonti sono scarse.
In ogni caso, questo proto-satanismo determina una prima epidemia di anti-satanismo, che finirà per attribuire all’azione occulta dei satanisti due fenomeni a diverso titolo sconvolgenti per il mondo cristiano: la Rivoluzione francese e lo straordinario successo dello spiritismo. Naturalmente, occorre distinguere fra interpretazioni – che, sul piano metafisico e teologico, hanno certamente un carattere del tutto serio – che considerano l’azione del diavolo causa remota della Rivoluzione francese e dei successi spiritisti, e tesi più immediate che vedono dietro ogni giacobino e ogni spiritista l’azione diretta del demonio tramite i suoi agenti, i satanisti, che rimarrebbero nell’ombra. La letteratura secondo cui una congrega segreta di satanisti ha diretto in modo sotterraneo i principali avvenimenti dell’epoca della Rivoluzione cade così facilmente in semplificazioni di tipo “complottista” e in eccessi grotteschi. Questo stile di pensiero va dalle opere anti-rivoluzionarie del sacerdote Jean-Baptiste Fiard (1736-1818) fino ai testi paradossali di Alexis-Vincent-Charles Berbiguier (1764-1842), che vede dietro ogni evento negativo l’opera di satanisti capaci di trasformarsi in farfadet, in “folletti” invisibili.
Secondo l’effetto “pendolare” cui si è fatto cenno, l’anti-satanismo è così sufficientemente screditato perché negli anni che vanno dal 1850 al 1890 possa sorgere in Francia e in Belgio, relativamente indisturbato, un piccolo movimento satanista. Le informazioni su questo movimento sono incerte e ambigue, e provengono spesso da personaggi che – pure avendo veramente indagato nella subcultura satanista – talora ne fanno in qualche modo parte, ovvero mescolano la fantasia con la realtà, come il giornalista Jules Bois (1868-1943). Quest’ultimo è uno dei principali informatori del romanziere Joris-Karl Huysmans (1848-1907), che nel 1891 pubblica il romanzo Là-bas (“Nell’abisso”). Questo testo contiene la più famosa descrizione letteraria di una “Messa nera”, che è servita da modello a numerosi satanisti in carne e ossa del Novecento. Si sa oggi che, nel romanzo, Huysmans ha utilizzato – certo rielaborandone – informazioni relative alle esperienze negli ambienti satanisti della sua amica Berthe Courrière (1852-1917), in seguito alle quali egli riteneva credibili le accuse rivolte al sacerdote belga Louis Van Haecke (1864-1912) – la cui effettiva colpevolezza costituisce ancora oggi argomento di fervente dibattito fra gli storici – di celebrare Messe nere e di essere, in realtà, un importante capo satanista.
Le attività dei satanisti francesi e belgi rilevate da Huysmans determinano – ancora seguendo lo schema “pendolare” – un’ondata di anti-satanismo particolarmente virulenta. Ai satanisti – riuniti in una misteriosa setta, il palladismo – sono attribuite in particolare tutte le attività della massoneria, all’epoca impegnata in un duro scontro con la Chiesa cattolica. Léo Taxil (pseudonimo di Marie-Joseph-Antoine-Gabriel Jogand, 1854-1907), un massone autore di virulente opere anti-clericali di carattere pornografico, nel 1885 annuncia come si è accennato la sua clamorosa conversione al cattolicesimo. Dopo la pubblicazione di Là-bas di Huysmans, produce, con alcuni collaboratori, in pochi anni decine di opere e migliaia di pagine in cui rivela le attività dei palladisti che, ispirati direttamente da Satana, guidano segretamente la massoneria e controllano numerosi governi europei. Molti avversari della massoneria gli credono, ma non tutti; altri – nello stesso mondo cattolico – sospettano un inganno. Finalmente, di fronte alle pressioni, Taxil annuncia una conferenza pubblica in cui chiarirà tutti i dubbi. A Parigi, il 19 aprile 1897, confessa di avere semplicemente simulato la sua conversione e di avere completamente inventato la storia del palladismo per prendersi gioco dell’estrema credulità dei cattolici.
La vicenda di Taxil rimane problematica e oscura – è certo che abbia abilmente mescolato documenti veri e falsi, mentre rimane un dubbio sulle sue motivazioni ultime – ma, per quanto riguarda il satanismo, il prevedibile effetto è quello di fare riemergere satanisti autentici che – per paura di essere confusa con le provocazioni del famoso impostore – la stampa, nei primi anni del ventesimo secolo, tratta con indulgenza e perfino con simpatia. È il caso di Maria de Naglowska (1883-1936), che apre a Parigi un Tempio di Satana, descritto con singolare indulgenza dalla stampa e giustificato da una complessa quanto bizzarra teologia.
Sono anche questi gli anni in cui si esercita sull’ambiente satanista l’influenza di Aleister Crowley (1875-1947). A rigore non satanista – e anzi polemico con i satanisti –, Crowley scrive nella sua opera Magick (Samuel Weiser, York Beach [Maine] 1974, p. 296 e p. 220) che “il Diavolo non esiste. È un falso nome inventato dai Fratelli Neri per implicare un’Unità nella loro ignorante confusione di dispersioni” e che i satanisti praticano solo “una forma pervertita di magia”. Secondo Crowley, i satanisti sbagliano perché credono che il Diavolo esista veramente come persona. Per questo – come scrive nella sua autobiografia – i satanisti dell’Ottocento “con tutta la loro pretesa devozione a Lucifero o Belial (…) erano nel loro spirito sinceri cristiani, e per di più cristiani inferiori, giacché i loro metodi erano puerili” (The Confessions of Aleister Crowley. An Autohagiography, Routledge & Kegan Paul, Londra-Boston-Henley 1979, p. 126). D’altro canto, per quanto riguarda i rituali, Crowley rimane una fonte continua di ispirazione per tutto il satanismo successivo. Un anello di collegamento importante è costituto da John Whiteside Parsons (1914-1952), un ingegnere e scienziato californiano, celebre esperto di esplosivi, che elabora nella Loggia Agapé le idee di Crowley trasformandole in un culto dell’Anticristo.
Con Parsons ci troviamo alla vigilia del vero e proprio satanismo contemporaneo, che nasce con un cineasta underground di Hollywood, Kenneth Anger, e con il suo amico Anton Szandor LaVey (pseudonimo di Howard Stanton Levey, 1930-1997), fondatori nel 1961 di un’organizzazione chiamata Magic Circle e nel 1966 della Chiesa di Satana. Negli stessi anni Robert de Grimston Moore fonda a Londra The Process, un’organizzazione – oggi ridotta a un piccolo residuo, con cui il suo stesso fondatore non ha peraltro più rapporti – costruita intorno a una teologia “luciferiana” particolarmente sofisticata. I primi anni della Chiesa di Satana di LaVey sono quelli del maggiore successo giornalistico, grazie all’adesione di personalità di Hollywood, che permette di raccogliere qualche migliaio di aderenti in diversi paesi del mondo.
La Chiesa di Satana è peraltro piagata, sostanzialmente sin dalle sue origini, da problemi interni ed esterni. All’interno si sviluppa una tensione tra il satanismo “razionalista” di LaVey, che – pure con qualche concessione alla magia e all’occulto – interpreta sostanzialmente Satana come l’“indulgenza in luogo dell’astinenza”, il simbolo di una rivolta razionalista e atea contro la religione e la morale, e un’ala “occultista”, il cui leader è il luogotenente stesso di LaVey, Michael Aquino (all’epoca colonnello dell’esercito americano, specializzato in guerra psicologica e disinformazione). Queste tensioni porteranno nel 1975 allo scisma di Aquino, che fonderà il Tempio di Set, che costituisce oggi la maggiore espressione del satanismo organizzato su scala internazionale.
Quanto alla Chiesa di Satana, sopravvissuta con difficoltà alla morte di LaVey nel 1997 e alle successive dispute anche giudiziarie sulla sua eredità, recluta aderenti soprattutto per corrispondenza e ha dovuto patire vari scismi collegati anche alle divisioni all’interno della famiglia immediata di LaVey e a conflitti relativi all’eredità di quest’ultimo. Mentre la compagna di LaVey, Blanche Barton, mantiene in vita la Chiesa di Satana in attesa, afferma, di consegnarla al figlio avuto dal “Gran Sacerdote di Satana”, Xerxes LaVey, nato nel 1993, le due figlie dello stesso fondatore hanno preso strade diverse. Karla LaVey ha fondato la Prima Chiesa Satanica, e Zeena LaVey – che aveva rotto con il padre fin dal 1990 – è diventata Gran Sacerdotessa del Tempio di Set. Il nome a dominio per Internet churchofsatan.org è rimasto alla Prima Chiesa di Satana, diretta dal discepolo dissidente Daemon Egan (pseudonimo di John Dewey Allee), che riprende la tradizione dell’ultimo LaVey dedicandosi soprattutto alla vendita di diplomi “satanici” per corrispondenza.
Sul piano esterno, gli omicidi commessi da aderenti alla comunità raccolta attorno a Charles Manson, la “Famiglia” nel 1969, e il successivo clamoroso processo del 1972 avevano procurato inizialmente un’ampia pubblicità al satanismo, ma ultimāmente hanno determinato una forte reazione sociale. Gli specialisti del caso Manson concordano oggi sul fatto che gli elementi “satanici” della sua comunità sono stati introdotti in gran parte da un Manson intento a reinventarsi come personaggio più importante di quanto non fosse in realtà mentre si trovava in carcere, dopo gli omicidi, e prontamente utilizzati dal rappresentante della pubblica accusa, il procuratore Vincent Bugliosi, per costruirsi a sua volta una importante fama politica (e più tardi letteraria).
Il caso Manson tuttavia convince l’opinione pubblica americana che i satanisti non sono degli eccentrici innocui, ma possono essere collegati alla violenza e all’omicidio. Ne nasce la maggiore ondata di anti-satanismo della storia moderna, che va dal 1980 al 1990. In questa ondata si inseriscono psichiatri e psicologi, i quali credono alla realtà fattuale dei racconti dei loro pazienti (chiamati survivor, “sopravvissuti”) che, sotto ipnosi, ricordano di avere subito violenze sataniche (in genere a sfondo sessuale). Agli stessi racconti – che lascerebbero intendere l’esistenza di un vasto network di abusi rituali satanici, perpetrati soprattutto su bambini, da organizzazioni di satanisti clandestini e insospettabili – prestano fede anche ambienti protestanti fondamentalisti e (particolarmente in Inghilterra) organizzazioni di assistenti sociali. Come spesso avviene in occasione delle ondate di anti-satanismo, i resoconti relativi all’esistenza di “abusi rituali satanici” – che provengono da “memorie ritrovate” sul lettino dello psicoterapeuta dopo molti anni, o da incerte testimonianze di bambini più o meno “istruiti” da assistenti sociali – sono accolti con crescente scetticismo.
Nel 1994 due rapporti ufficiali – uno inglese, commissionato dal governo alla sociologa Jean La Fontaine, e uno statunitense del National Center of Child Abuse and Neglect – danno un colpo fatale alla credibilità della tesi relativa all’esistenza di “abusi rituali satanici”. Secondo il rapporto americano, su dodicimila denunce di presunti abusi rituali satanici “neppure un solo caso ha potuto essere sostenuto da prove”, anche se in un piccolo numero di casi si è potuto stabilire che “singoli pedofili isolati o coppie [ma non organizzazioni] dichiarano di avere rapporti con Satana o usano questa pretesa per spaventare le vittime”. Anche se casi isolati che si verificano in diversi paesi, non soltanto di lingua inglese, mostrano che la leggenda urbana degli “abusi rituali satanici” è ancora diffusa in alcuni ambienti (particolarmente fra le assistenti sociali, la cui credulità in genere era duramente criticata nel rapporto inglese), l’ondata di anti-satanismo dei primi anni 1990 sembra essere cessata verso la fine del decennio. Come sempre, per l’effetto “pendolare”, si è resa così possibile la nascita di nuovi gruppi satanisti.
Si deve però distinguere fra il satanismo degli adulti, che si articola in gruppi che hanno una continuità dottrinale e rituali, capi identificabili, sedi, talora anche pubblicazioni (il fatto che i capi siano adulti, o giovani adulti, non esclude che talora alle attività possano partecipare anche minori) e il satanismo giovanile (negli Stati Uniti talora chiamato satanismo “acido”, per la sua associazione assai frequente con la droga). Quest’ultimo è composto da gruppuscoli di minorenni (molto raramente con la presenza di qualche adulto), privi di una continuità organizzativa e rituale e di contatti con i gruppi del satanismo organizzato, che mettono in scena rituali satanici “selvaggi” o caserecci sotto l’influsso di film, trasmissioni televisive, fumetti, e di una certa subcultura musicale. Le statistiche sul satanismo degli adulti possono essere ricostruite in modo piuttosto preciso (è impossibile – nonostante miti giornalistici diffusi in materia – che un gruppo organizzato di una certa consistenza capace di perdurare nel tempo sfugga completamente al rilevamento da parte, se non degli specialisti, della polizia). Le statistiche sul satanismo giovanile o “acido” sono invece, per definizione, ipotetiche e fluide perché molti gruppi possono essere rilevati soltanto in occasione dell’incidente o del reato la cui scoperta finisce per distruggerli.
Nel mondo gli adepti dei gruppi organizzati del satanismo degli adulti non sono più di cinquemila. Le organizzazioni più importanti si trovano (oltre che in Italia) negli Stati Uniti, Spagna, Scandinavia, Grecia, Russia, Australia e Nuova Zelanda, con qualche presenza anche in Germania e in Francia. Occorre qui guardarsi, in particolare, dal prendere per buone le statistiche fornite da alcune delle organizzazioni sataniste più “pubbliche”, come la Chiesa di Satana californiana, che fanno riferimento a indirizzari dove sono registrati anche i semplici curiosi che si sono limitati a inviare una lettera di richiesta di informazioni al movimento, e non a veri e propri “membri”. I gruppi giovanili del satanismo “acido” sono molto più difficili da censire e anche più pericolosi: non tanto per una maggiore intrinseca violenza ma per una minore possibilità di sorveglianza da parte delle autorità di polizia. Si tratta di gruppi di adolescenti che mettono in scena riti satanici “copiati” da fumetti, film, o ispirati da una certa musica.
Questi gruppuscoli non sono in contatto con tradizioni e rituali – e sono insieme disprezzati e tenuti a distanza dai gruppi degli adulti – e il loro rituale tipico non è, normalmente, la Messa nera. Si tratterà di sacrifici di animali, di atti sessuali accompagnati dalla rottura di un crocefisso o di un altro simbolo cristiano, di profanazione di chiese e (più spesso) di cimiteri. Nei gruppi giovanili è più facile che sia completamente perso il senso del limite fra metafora e realtà, e che quindi – spesso sotto l’influsso della droga – si trascenda in atti di violenza carnale, e in casi molto rari (ma non inesistenti) si verifichino anche sacrifici umani. Quasi tutti i crimini gravi attribuiti al satanismo – se si parla di omicidi, ce n’è in media uno all’anno nell’America del Nord secondo dati dall’FBI – possono essere ricollegati ai gruppi giovanili.
Oltre gli Stati Uniti i paesi più coinvolti sono l’Inghilterra, la Germania, la Scandinavia, la Russia; in Francia ha destato scandalo la profanazione di cimiteri (in particolare di cimiteri ebraici, dal momento che alcuni gruppi giovanili associano satanismo e nazismo), ricollegata peraltro a gruppuscoli di meno di dieci aderenti. Il fenomeno del satanismo giovanile appartiene più al mondo della devianza che a quello vero e proprio della religione. Gruppi di questo genere, non organizzati, compaiono di tanto in tanto anche nelle cronache italiane, fino alla tragedia di Chiavenna (Sondrio) del 2000, dove però le tre ragazze che hanno brutalmente ucciso una suora fra slogan satanisti e anticattolici desunti da una certa musica e da Internet sembravano, più che fare già parte di un “gruppo”, coltivare il vago desiderio di fondarne uno, e al grave episodio delle Bestie di Satana venuto alla luce in Lombardia nel 2004.
In Italia sono anche presenti meno di duecento persone che appartengono a gruppi organizzati, alcuni dei quali – dopo un periodo di notorietà alle cronache – sembrano ora avere cessato l’attività. È questo il caso del Tempio di Pan (chiamato dapprima Impero Satanico La Luce degli Inferi, poi Chiesa del Grande Ordine di Satana), un gruppo “luciferiano” (per cui, cioè, Satana è in realtà una personificazione del Bene e della conoscenza) il cui fondatore, che si faceva chiamare Maestro Loitan e operava nell’Italia centrale, ha deciso nel 1998 di sciogliere il movimento e di convertirsi al cattolicesimo. Anche la CEDG (Confraternita di Efrem del Gatto), detta talora anche Chiesa Nera Luciferina o Luciferiana, attiva a Roma fin dal 1980, sembra avere cessato l’attività dopo la morte nel 1996 del suo fondatore Efrem Del Gatto (pseudonimo di Sergio Gatti, 1945-1996), e aveva del resto sempre tenuto a presentarsi come gruppo “luciferiano” e non “satanista”, nel senso che considerava Satana un simbolo del bene e non del male. La rivista Black Star dietro a cui agiva – o dichiarava di agire – un gruppo Satanael - Universale Fratellanza della Luce Nera a Santeramo in Colle (Bari) sembrerebbe pure avere cessato le pubblicazioni.
Per completezza – accanto ai primi rappresentati rispettivamente dai gruppi organizzati e dal satanismo giovanile “fai da te” – si possono menzionare altri due quadranti del satanismo italiano. Un terzo è composto da pervertiti sessuali che, senza credere né a Dio né al Diavolo, si servono di pretesti e mascherate “sataniche” per attirare giovani ingenui alle loro attività. Dopo tutto, se qualcuno si apposta fuori da un liceo e propone alle ragazzine di andare a casa sua dove saranno drogate e violentate è difficile che qualcuna lo segua. Se invece si presenta come “reverendo” di una qualche Chiesa satanista e propone un rito satanico, su centinaia di studentesse non è escluso che ne trovi una o due interessate, come è successo in fatti di cronaca. Ci sono anche pervertiti feticisti che entrano in contatto con criminali per ottenere ossa trafugate in cimiteri e, nei casi più gravi, parti del corpo di persone assassinate. La letteratura internazionale conferma che casi di questo genere sia esistono, sia sono molto rari. Talora i pervertiti sessuali del terzo quadrante cercano di entrare in contatto con le bande di balordi del secondo quadrante – ammesso che riescano a identificarle – perché lì trovano persone disposte a lasciarsi coinvolgere nelle loro attività. Ma questi pervertiti non vanno confusi con i satanisti organizzati del primo quadrante, che considerano il satanismo una vera e propria religione, né sono a loro volta in grado di “coordinare” o organizzare le bande del secondo livello.
Il quarto quadrante, infine, si riferisce al folklore di ambienti della malavita organizzata che celebrano riti magici, talora con incantamenti o filastrocche dove si menziona il Demonio, come scongiuri in funzione propiziatoria per il successo delle loro imprese criminali. In questi riti entra talora l’uso di parti del corpo di nemici uccisi, e di sangue. Episodi di questo genere si sono verificati soprattutto nell’ambiente della criminalità organizzata latino-americana, ma qualche sospetto è corso occasionalmente anche in Italia, senza che sia stato possibile giungere a conclusioni sicure.
Le Chiese di Satana a Torino
La mitologia secondo cui Torino sarebbe la “città di Satana” e farebbe parte di “triangoli magici” (con altre due città identificate di volta in volta in modo diverso) non è di origine antica ma risale agli anni 1968-1972. Come è stato rivelato nel 1988, la leggenda urbana secondo cui quarantamila satanisti sarebbero presenti a Torino è stata creata in quegli anni da un gruppo di buontemponi, membri dell’attiva goliardia dell’ateneo torinese, che riuscirono ad accreditare la notizia – totalmente fantastica – su Stampa Sera, grazie alla complicità (come lo stesso giornalista ha rivelato nel 2004 nel libro scritto con Aldo Cazzullo Il mistero di Torino. Due ipotesi su una capitale incompresa, Mondadori, Milano 2004, pp. 226-227) di Vittorio Messori, allora giovane giornalista del quotidiano torinese e ben lieto di partecipare a una burla così ben riuscita divertendosi “– non da solo, ma in combutta con qualche collega o qualche conoscitore o adepto del giro – a lanciare presunte notizie o sparare cifre che nessuno era in grado né di smentire né di confermare”, che del resto “venivano incontro al bisogno così umano di stupirsi, di sognare, di fantasticare” e costituivano perfino “un antidoto all’ossessivo, luttuoso notiziario politico in quei tempi di terrorismo”
Buontemponi e goliardi potevano peraltro contare su un precedente storico. Nel periodo 1850-1870 il governo risorgimentale piemontese si mostrava straordinariamente tollerante con tutte le forme di religiosità non cattolica o anti-cattolica, che riteneva strumentalmente utili alla sua polemica contro la Chiesa di Roma. In quegli anni il Piemonte – e Torino in particolare – vedono, di conseguenza, una tolleranza unica in Europa verso movimenti religiosi e magici di frangia, spiritisti, occultisti. Benché non sia provata la presenza a Torino neppure di un solo satanista nel senso stretto del termine, le voci abbondano e la presenza pubblica, anzi ostentata, di occultisti e maghi che organizzano provocazioni anti-cattoliche crea nella letteratura anti-piemontese e anti-risorgimentale la fama di “città del Diavolo” attribuita a Torino. Dopo la presa di Roma nel 1870, le ragioni strumentali della tolleranza piemontese verso i maghi più o meno sulfurei vengono meno, e nel 1890 – con il cosiddetto “processo delle sonnambule” – la polizia e la magistratura torinese danno un chiaro segnale che i tempi d’oro per la libera pratica delle “arti oscure” a Torino sono finiti.
La leggenda, però, continua. Nel 1968 Torino è una città-laboratorio della contestazione operaia e studentesca, segnata dalla presenza nello stesso tempo di forme anticlericali (spesso, ancora, di carattere goliardico) e di una attiva massoneria “di frangia”, ripudiata dalle obbedienze massoniche maggioritarie e interessata all’occultismo e alla magia sessuale. È in questi ambienti che le notizie giornalistiche sull’esistenza di satanisti in California e altrove suscitano una certa curiosità. Un primo gruppo di persone – che gravitano, appunto, nell’ambiente delle massonerie “di frangia” occultiste – si indirizza alla Chiesa di Satana californiana (che conserva nei suoi archivi traccia di questi contatti piemontesi, fra il 1968 e il 1970). Su questa base nasce una “Chiesa di Satana” di Torino, che raccoglie discretamente alla fine degli anni 1960 e all’inizio degli anni 1970 un numero di aderenti che certamente non supera mai il centinaio.
Giacché alcuni di costoro si rendono conto del carattere “razionalista” degli insegnamenti del fondatore della Chiesa di Satana californiana, Anton Szandor LaVey (1930-1997), nasce l’idea di rivolgersi altrove alla ricerca di un “vero” satanismo. Le origini della seconda formazione denominata a Torino “Chiesa di Satana”, più strettamente “occultista”, sono così strane da poter essere considerate paradossali. Un romanziere e folklorista francese, Claude Seignolle (nato nel 1917), aveva pubblicato diversi libri raccogliendo tradizioni popolari sul Diavolo, di cui uno dal titolo promettente, Les Evangiles du Diable (Maisonneuve & Larose, Parigi 1963). Personaggio curioso, Seignolle si è sempre divertito a presentarsi come un mago di campagna capitato quasi per caso a Parigi, e a lasciare circolare voci che lo dipingono come detentore di segreti esoterici (benché il suo interesse per il folklore demoniaco muova da studi effettuati sotto la guida di etnologi accademici). Avvicinato nel 1969 da torinesi che cercano un’iniziazione satanista più genuina di quelle che LaVey vende per corrispondenza, Seignolle li benedice e li incoraggia, fra il serio e il faceto. È sufficiente perché tornino a Torino convinti di avere ricevuto una “vera” iniziazione a una tradizione trasmessa di padre in figlio, il che determina uno scisma nel piccolo mondo dei satanisti torinesi. I riti sono simili – benché il gruppo scismatico, stagione permettendo, preferisca praticarli all’aria aperta – ma il significato diventa diverso.
Né la prima né la seconda “Chiesa di Satana” – per quanto si siano divertite a confermare le false statistiche di origine goliardica – ha mai svolto forme organizzate di proselitismo, reclutando occasionalmente nuovi adepti solo sulla base di contatti personali. Non hanno mai avuto sedi, costituito associazioni o pubblicato giornali. Cosa più unica che rara nel mondo del satanismo, hanno saputo resistere per trent’anni alla tentazione di parlare con i giornalisti. Questi ultimi, sbarcati a Torino alla ricerca delle presunte migliaia di satanisti, si sono sempre dovuti ridurre a fotografare graffiti che derivano piuttosto da gruppi giovanili del satanismo “acido”, o a intervistare figure di satanisti “culturali” o di presunti fiancheggiatori del satanismo – come il pittore Lorenzo Alessandri (1927-2000), esponente della massoneria torinese e fondatore dei gruppi di “surrealismo magico” Soffitta Macabra e Surfanta (da “surrealismo” e “fantasia”), che in realtà si è sempre accostato al mondo del satanismo da osservatore esterno alla ricerca di temi e suggestioni per la sua attività artistica – che non hanno mai fatto parte né dell’una né dell’altra Chiesa di Satana.
Proprio l’assenza di contatti con i giornalisti ha permesso ai due gruppi torinesi di sopravvivere, impresa resa più facile dal fatto che entrambi hanno continuato a contare i loro aderenti nell’ordine delle decine. Negli ultimi anni la pubblicità negativa relativa ai Bambini di Satana sembra avere consigliato una ulteriore riduzione delle attività. La Chiesa di Satana originariamente collegata alla California è “in sonno” dal 1997 (il che non esclude che i pochi membri superstiti si ritrovino occasionalmente per cerimonie e rituali). Una nuova iniziativa che si dichiara collegata alla Chiesa di San Francisco, promossa da un commerciante torinese, ha aperto un sito Internet e una casella postale (c/o Sir. Paolo,Casella Postale 2210, 10151 Torino), ma rimane per ora una realtà di piccole dimensioni senza contatti con organizzazioni torinesi più antiche. Dal canto suo, la Chiesa di Satana più “occultista”, peraltro ridotta a poche unità, continua a celebrare un rito annuale estivo all’aperto in una zona a Ovest di Torino.
Le Bestie di Satana
Nella notte fra il 23 e il 24 gennaio 2004, presso uno chalet immerso nei boschi di Golasecca (Varese) è barbaramente uccisa, all’età di 27 anni, a colpi di pistola e badile, con il tentativo di seppellirne il corpo in una vicina serra, la varesina Mariangela Pezzotta (1977-2004). Colti pressoché in flagrante, per l’omicidio sono subito arrestati il suo ex fidanzato, Andrea Volpe (30 anni), e l’attuale fidanzata di questi, Elisabetta Ballarin (19 anni). Il crimine conduce gli inquirenti verso la pista del disagio e della devianza giovanile, nonché dell’abbondante utilizzo di droghe e alcool, del sesso vissuto in maniera ossessiva e sfrenata da parte degli incriminati e del loro giro di amicizie, ma le cronache – alludendo alle frequentazioni e agli interessi dei personaggi coinvolti – iniziano pure ad accennare al cosiddetto “satanismo acido”.
L’arresto contribuisce a dare nuovo slancio alle indagini – peraltro mai interrotte – relative al caso della scomparsa, avvenuta il 17 gennaio 1998, di due giovanissimi frequentatori del gruppo di Volpe: Fabio Tollis (1982-1998) e Chiara Marino (1979-1998). Questi, la sera della loro scomparsa, si trovano con alcuni amici in un pub di Milano, frequentato pure da Volpe; intorno alle 23.30 escono dal locale dicendo che sarebbero andati a telefonare, ma da quel momento non si hanno più loro notizie. I loro corpi senza vita sono ritrovati il 28 maggio 2004 (la scoperta è resa nota il 5 giugno), in una fossa nei boschi nei pressi di Somma Lombardo (Varese). Fra giugno e luglio 2004, gli inquirenti danno seguito a una notevole ondata di arresti: dei tre omicidi sono accusati Volpe (già in carcere) e Nicola Sapone, accorso sul luogo del delitto di Mariangela Pezzzotta su richiesta dell’amico Volpe. Per la morte di Tollis e della Marino – oltre a Volpe e Sapone – sono arrestati Pietro Guerrieri (detto Wedra, nel gergo delle Bestie di Satana), Mario Maccione, Eros Monterosso, Paolo Leoni (detto Ozzy) e Marco Zampollo, mentre Elisabetta Ballarin è accusata per il solo omicidio della Pezzotta. Accanto alle uccisioni si parla di altri due casi di morti sospette che avrebbero coinvolto persone appartenenti al gruppo dove Volpe e Sapone pare avessero una parte di rilievo a livello di leadership: si tratta dei casi di Andrea Ballarin (1977-1999; il quale, nonostante l’omonimia, non ha rapporti di parentela con Elisabetta), trovato impiccato nel cortile della scuola media che aveva frequentato il 7 maggio 1999, e di Andrea Bontade (1979-1999), che – nel corso dello stesso anno – muore in auto poche ore dopo un incontro con Sapone, accusato di averlo indotto al suicidio.
Le cronache mettono in luce l’appartenenza degli arrestati, e anche di Tollis e della Marino, a un contesto tipico del satanismo giovanile, ovvero a un gruppo costituitosi informalmente intorno al 1995 e autodenominatosi Bestie di Satana, che raccoglieva i giovani di cui ora parlano le cronache giudiziarie residenti fra il basso varesotto e l’alto milanese, coinvolti soprattutto in questioni di droga nonché appassionati e interpreti di una frangia estrema del filone hard, black o death rock. In particolare, dai diari di alcuni dei coinvolti emerge l’interesse per tematiche e ritualità di genere vagamente occultistico e satanico. I familiari raccontano che la stessa Chiara Marino aveva allestito nella sua stanza un altarino, con candele nere, un telo con una stella a cinque punte e la riproduzione di un grosso piede di caprone e un teschio. Inoltre, uno degli accusati, Mario Maccione, era ritenuto essere un medium, in quanto gli altri membri lo credevano essere “posseduto” dai demoni durante la celebrazione dei riti caserecci messi in atto dal gruppo. Anche l’uccisone della stessa Marino e di Tollis paiono collocarsi in un contesto rituale satanico, per quanto – anche a causa delle strategie difensive variamente adottate dagli avvocati – i racconti relativi al fatto da parte degli accusati in sede giudiziaria mostrino alcune discrepanze. In ogni caso, la sera della scomparsa, Fabio Tollis e Chiara Marino sono colpiti con armi da taglio e corpi contundenti e gettati uno sopra l’altro in una buca, scavata alcuni giorni prima da Pietro Guerrieri.
Il processo a carico di Volpe, Guerrieri e Maccione, celebratosi con rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena) presso il Tribunale di Busto Arsizio (Varese) nel mese di febbraio 2005, si è concluso con la condanna a trent’anni (contro i venti chiesti dal pubblico ministero) per Andrea Volpe – il quale dal carcere ha collaborato con la giustizia –, sedici per Pietro Guerrieri e l’assoluzione per Mario Maccione, accusato di associazione a delinquere, giudicata indimostrabile, anche se nel suo caso, per l’omicidio di Tollis e Marino è stato giudicato e condannato a diciannove anni di carcere dal Tribunale dei Minori di Milano, in quanto aveva sedici anni al momento dell’uccisione. Così, il 5 aprile 2005, presso la Procura dei Minori di Milano ha inizio il processo con rito abbreviato a carico di Maccione e Massimo Magni, anch’egli - minorenne all’epoca del delitto - accusato per l’omicidio di Tollis e della Marino. La pubblica accusa chiede una condanna a venti anni per Mario Maccione e a dieci Massimo Magni (quest’ultimo in carcere dalla fine di agosto 2004). La sentenza dell’11 aprile 2005 vede la condanna a diciannove anni per Maccione e l’assoluzione per Magni (in secondo grado, il 23 febbraio 2006, la Corte d’Appello del Tribunale dei Minori riduce a sedici anni la pena per Maccione, il quale annuncia in aula di essersi pentito dei delitti compiuti, mentre condanna Magni a nove anni di carcere). Il 21 giugno 2005 si apre invece il processo in Corte d’Assise per tutti gli altri imputati, compreso Andrea Basciu, estraneo ai delitti, ma accusato di avere coperto la vicenda dell’incendio di un auto di proprietà di una persona che aveva avuto una lite con Volpe, ad opera dello stesso e della Ballarin. Il processo si conclude il 31 gennaio 2006 - pur escludendo la sussitenza del reato di associazione a delinquere - con la condanna a due ergastoli con tre anni di isolamento diurno a Nicola Sapone, ventisei anni a Paolo Leoni e Marco Zampollo, ventiquattro anni a Eros Monterosso e ventiquattro anni e tre mesi a Elisabetta Ballarin.
Il processo d’appello svoltosi dall’8 al 15 maggio 2007 presso la Corte d'Assise d’Appello di Milano si conclude invece con la condanna all’ergastolo per Nicola Sapone e Paolo Leoni e pene pari a ventinove anni e tre mesi per Marco Zampollo, ventisette anni e tre mesi per Eros Monterosso e ventitre anni per Elisabetta Ballarin. La sentenza conferma dunque le condanne di primo grado per Sapone, mentre acuisce la pena per Leoni, Zampollo e Monterosso. Unico sconto per la Ballarin, che vede la riduzione della pena di un anno. Il 25 ottobre 2007 le Sezioni penali unite della Corte di Cassazione confermano il giudizio emesso dalla Corte d'Appello di Milano il precedente 16 giugno nei confronti di Andrea Volpe, che vede una riduzione della pena da trenta a vent’anni di reclusione rispetto al processo celebratosi con rito abbreviato. La Cassazione ha inoltre confermato la riduzione di pena da sedici anni a dodici anni e otto mesi per il coimputato di Volpe, Pietro Guerrieri.
I Bambini di Satana
Le origini dei Bambini di Satana (un tempo chiamati anche Bambini di Satana Luciferiani) risalgono ai primi anni 1980. Marco Dimitri, nato a Bologna il 13 febbraio 1963, frequenta nei suoi primi anni giovanili la Fratellanza Cosmica, culto ufologico che si trova alle origini del successivo culto dei dischi volanti “cristianeggiante” di Giorgio Bongiovanni Nonsiamosoli. All’epoca, la Fratellanza Cosmica è guidata a Bologna dal seguace di Aleister Crowley (1875-1947) “luciferiano” Roberto Negrini. Dimitri abbandona la Fratellanza Cosmica a quattordici anni, ma continua a leggere Crowley, da cui è ampiamente influenzato. Nel 1982 si dichiara satanista “di stile pagano”, fonda i Bambini di Satana e inizia a organizzare rituali nella provincia di Forlì, fra Rimini e Riccione, nel Pesarese e intorno a Bologna. Il gruppo celebra i suoi rituali in vecchi casolari diroccati e boschi. Successivamente si dota di un tempio a Bologna con tende nere, maschere diaboliche, teschi e statue del Diavolo (un contesto che Dimitri definisce “iconografico”).
Il nome, Bambini di Satana, è riferito sia al “bambino interiore” ovvero “a quella creazione propria la cui struttura è originata nell’Opera Magica gestita dalla Volontà”, sia alla purezza di un satanismo originario inquinato da successive influenze spurie e che solo “eterni bambini” possono riscoprire. Le attività comprendono rituali di evocazione, in cui non mancano elementi tantrici e di magia sessuale e “tutti hanno rapporti con tutti, anche di tipo omosessuale”, e attività rivolte al pubblico. L’iniziazione avviene tracciando il numero 666 con il sangue del fondatore Dimitri – che si fa chiamare “la Grande Bestia 666” – sulla fronte dell’iniziato o dell’iniziata, che riceve così “il marchio della Bestia”. Il novizio deve sottoscrivere un patto scritto di proprio pugno, e firmato con il proprio sangue, tramite il quale proclama fedeltà all’opera magica e si proclama Satana, dio di se stesso: “Giuro di essere fedele all’Opera dei Bambini di Satana e a Satana stesso, inteso come me stesso eretto nella mia natura, nel mio ego divino. Giuro lealtà nel mio operare, nel proseguire per esso, alla mia forma di iniziazione. Sigillando la mia firma con una goccia nel mio sangue, io mi proclamo Satana”.
I Bambini di Satana – colpiti da successive polemiche – insistono sul fatto che l’affiliazione è “completamente gratuita”; solo “la tessera di appartenenza ha invece un prezzo, a scadenza annuale”; inoltre “è graficamente perfetta, con stemma e caratteri germanici in oro su campo nero. Solo mostrando questa si può accedere a rituali speciali”. “Per quanto possa sembrare strano”, aggiungono i Bambini di Satana, “un giuramento magico sancito con il proprio sangue non può essere infranto. Nemmeno se è arso o strappato il foglio sul quale lo si è scritto. Un tale giuramento è come una via senza uscita: non si può tornare indietro”. I Bambini di Satana offrono una gamma completa di servizi ai loro adepti, distinti in quattordici diverse categorie di rituali. Tra questi ci sono matrimoni eterosessuali e omosessuali, e anche a tre (qualunque sia il sesso) e incestuosi (“qualsiasi grado di parentela e sesso”). Per i cattolici e gli aderenti ad altre religioni c’è una “cerimonia di annullamento di riti battesimali di qualsiasi culto”.
Del resto, secondo Dimitri, “Satana è denaro, arte e orgasmo, musica, lesbismo e tradimento”. In alcuni testi dei Bambini di Satana appare un elenco di nomi di demoni, non privo di elementi originali ma analogo a numerosi altri pubblicati in “manuali” che circolano in Italia e all’estero. Vi è però un’altra parte – più specifica del movimento – in cui Dimitri e collaboratori descrivono le ragioni e i rituali della loro magia (con un influsso di Crowley evidente). Presentano anche una filosofia satanica, in cui si evidenzia l’esaltazione del vizio; dell’arte, perché “demoniaca” per eccellenza; della guerra, come “vita” insita nella materia; della scienza, esaltata come nemica della religione; dello “spirito”, che è soprattutto orgoglio e confidenza in se stessi; e della ricchezza, amata da Satana e che è “la materia resa perfetta sotto il punto di vista del piacere”.
Segue un “catechismo amorale” che proclama il satanismo “l’unica possibilità di realizzare materialmente i propri desideri”. Il satanismo di Dimitri sembra di tipo razionalista e pagano: “Satana siamo noi. Alla materia dell’universo Noi abbiamo dato il nome di Satana”; “Noi siamo Satana, non ammettiamo alcun dio all’infuori di Noi”. Ma d’altro canto si afferma pure che “Satana e i suoi demoni sono il nucleo della materia eterna in eterna trasformazione, in continuo movimento. Satana, l’Uomo e non dio… dio non può dove Satana regna!”. Le pretese di Dimitri non sono modeste. Proclama: “Io Marco Dimitri, dopo la morte di Crowley, la caduta di LaVey e di Manson (entrambi inutili prima e dopo la loro fine), data l’idiozia dell’idea dell’esistenza di una Chiesa di Satana, ridicolo controsenso, mi propongo quale riferimento mondiale del culto demoniaco. Il mio fine è di essere la giovane guida di tutti i demoni della terra”.
Un tale progetto non manca di essere contrastato. Tra il 1989 e il 1992 i Carabinieri si mettono sulle tracce dei Bambini di Satana attraverso diversi infiltrati. Nel 1992 c’è un’irruzione a Savignano sul Rubicone, nel Riminese, durante un rito. L’inchiesta sui conclude con un’archiviazione, ma Dimitri perde il suo impiego di guardia giurata e deve vivere con la sua attività di mago. La pubblicità – compresa la partecipazione a talk show televisivi – non è però sgradita a Dimitri, che porta i suoi adepti dall’iniziale trentina a un numero stimato fra i cento e i duecento nel 1994. Nel 1996, tuttavia, emergono accuse più gravi di violenza carnale su una ragazza minorenne e su un bambino, e anche di sacrifici umani. Dimitri è arrestato con due seguaci; nell’inchiesta sono coinvolti anche Efrem Del Gatto (pseudonimo di Sergio Gatti, 1945-1996) e l’attrice romana Cristina Bagnolini, e i Bambini di Satana conoscono una grave crisi. La custodia cautelare degli imputati dura tredici mesi.
Nel 1997 Dimitri e i suoi compagni sono assolti – in primo grado – da tutte le accuse più gravi con formula ampia (rimane solo una modesta evasione fiscale per una mancata bollatura di un libro contabile). Il 26 gennaio 2000 l’assoluzione è confermata in appello. Nel frattempo, sulla base delle accuse di una quarantenne, ex-amante del leader degli Eletti di Satana che coinvolge nelle sue accuse anche i Bambini di Satana, la Confraternita di Efrem Del Gatto e un piccolissimo gruppo di Ardea (Roma) denominato Orgasmo Nero, nel 1999 scattano nuove perquisizioni. Dimitri afferma di non avere comunque nulla a che fare con i gruppi romani, e di essere vittima di una autentica persecuzione giudiziaria orchestrata da ambienti cattolici e dal pubblico ministero bolognese Lucia Musti.
Su questo punto, Dimitri ha trovato fin dal 1997 la solidarietà del gruppo libertario che si firma “Luther Blissett”, che si è ripetutamente fatto beffe degli accusatori dei Bambini di Satana, sia a stampa sia su Internet. Si può osservare che la sovraesposizione pubblicitaria si è rivelata per i Bambini di Satana un’arma a doppio taglio: se li ha fatti conoscere a molti che, diversamente, non ne avrebbero mai sentito parlare e ha moltiplicato i loro aderenti, è anche almeno una concausa delle diverse disavventure giudiziarie.
Gli Eletti di Satana
Walter Leonardo Mita nasce a Gravina di Puglia, nel 1959. Nel 1989 si iscrive ai Bambini di Satana, ma ne è espulso quasi immediatamente insieme all’amante e al marito di questa; crea quindi un gruppo a Roma, gli Eletti di Satana. Per diversi anni – nel quadro di un interesse per il satanismo diffuso in diverse forme a Roma e nella zona dei Castelli – il gruppo celebra messe nere e altri rituali all’aperto, con sacrifici di animali, in genere il primo venerdì di ogni mese. Nel 1999 la rottura fra Mita e l’amante, cofondatrice degli Eletti di Satana, che lo accusa di ricattarla con fotografie scattate durante le messe nere, aveva portato a un’indagine che aveva coinvolto anche Marco Dimitri (che afferma di non incontrare Mita da dieci anni), Efrem Del Gatto (pseudonimo di Sergio Gatti, 1945-1996) ed esponenti del piccolo gruppo di Ardea.
La Loggia Nera e 666 Realtà Satanica
Il satanismo più diffuso (e pericoloso) in Italia è quello dei gruppi “acidi” del satanismo giovanile o fai-da-te. Un cenno meritano tuttavia due gruppi “organizzati” che hanno avuto un certo rilievo in anni passati, la Loggia Nera e 666 Realtà Satanica.
La Loggia Nera
Questo gruppo dell’ambiente satanista romano, di dimensioni peraltro piccolissime, si era fatto conoscere tramite una presenza sulla rivista di controcultura Torazine nonché in Internet sul Foro Romano Digitale del Comune di Roma, con una pagina anticattolica che proponeva una “via satanica alla conoscenza”. Sostenendo che “il corpo di Satana è composto dall’erotizzazione latente degli esseri umani”, il manifesto, che citava Anton Szandor LaVey (1930-1997) come “papa nero” e Aleister Crowley (1875-1947), inneggiava alla sodomia e alla masturbazione, e concludeva spiegando che, grazie alla via satanica, “gli odori-sapori-umori dei nostri corpi diverranno macchine da guerra tese alla dissoluzione della cultura cristiana attraverso la vera santificazione senza tempo: il godimento”. Dopo la denuncia del Telefono Arcobaleno di don Fortunato Di Noto, nel 1998 il Comune ha chiuso l’intero Foro Romano Digitale; come sempre avviene in questi casi, ambienti libertari hanno protestato per la “censura” e la pagina è disponibile in mirror all’URL citato.
666 Realtà Satanica
Il movimento 666 Realtà Satanica è stato fondato da Filippo Scerba, noto anche come Principe Demus, o Conte Ophiel. Gli adepti sono una quarantina. La formazione di Scerba avviene nella Wicca luciferiana (una variante della Wicca diffusa soprattutto in Francia, e ripudiata in genere dalla Wicca di lingua inglese) e attraverso contatti con la Chiesa di Satana di Anton Szandor LaVey (1930-1997). Non mancano, peraltro, spunti originali. Satana è considerato figlio di Dio e fratello di Gesù Cristo. La Terra è considerata un pianeta di livello non particolarmente elevato, dove tutto nasce, cresce e muore (Scerba crede però nella reincarnazione). In questa situazione, le massime di LaVey relative al prevalere dei forti sui deboli diventano un principio basilare. Il satanismo di Scerba non è però puramente razionalista, in quanto nel suo sistema trovano posto diversi demoni ed entità.
La ritualità è eclettica, e sembra derivare da una pluralità di fonti diverse. Fra i riti ci sono quello della mano del morto, il rito del bue (o della capra), il rito del palo. Il primo consiste nello scoperchiare la tomba, tagliare la mano del cadavere, e coricarsi nella bara che rimane chiusa per un breve periodo di tempo. Il secondo è il sacrificio di un animale, in genere all’aperto. L’animale è squartato dopo essere stato legato a quattro alberi, che corrispondono rispettivamente a Lucifero, Satana, Leviathan e Belial. Il sacerdote immerge quindi l’adepto nelle viscere dell’animale. Quanto al rito del palo, si tratta di una pratica di magia eterosessuale.
666 Realtà Satanica rimane un gruppo piuttosto piccolo, ma ha cercato di recente anche qualche contatto con la stampa.

00:23
Scritto da: angelus.1985
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08/12/2008
La Sacra Sindone - La Lancia di Longino

La Sindone è specchio del Vangelo"… e la sua immagine rimanda alla crocifissione di Cristo, impressa nel lenzuolo, e alla sua deposizione.
Contemplare la sindone è dunque meditare i racconti evangelici, con l'aiuto dei Padri della Chiesa! fissare lo sguardo su di essa è già pregare che il Signore ci aiuti a vivere ogni esperienza, anche quella della sofferenza, nell'atteggiamento di chi crede che l'amore di Dio vince ogni disperazione.
LA SINDONE
La Sìndone - Sacra Sìndone in ambiente cattolico - è un Lenzuolo ( sindòn = lenzuolo, telo) di lino tessuto "a spina di pesce" con tecnica in uso duemila anni fa sia in Egitto (si conservano reperti egiziani vecchi di cinquemila anni), sia in Palestina, sia in altre zone del Medio Oriente; il filato è "ritorto a Z" (in senso orario) anziché ad S (in senso antiorario) come invece in epoche successive. Si tratta di tecniche di filatura e tessitura delle quali s'era persa memoria già nel primissimo Medioevo. Questo telo misura 4,37 metri in lunghezza ed 1,11 in larghezza. Ne è ufficiale custode l'Arcivescovo pro tempore di Torino (cioè quello in carica). La Sindone è a Torino dal 1578, con alcune occasionali assenze, di solito per guerre, come durante l'assedio francese alla città del 1706 e, l'ultima volta, nel corso del II conflitto mondiale, al cui scoppio nel 1939 (in previsione che pure l'Italia, come poi avvenne, entrasse in guerra) fu trasferita, per ripararla dai bombardamenti, presso il Santuario di Montevergine, vicino ad Avellino. Ritornò nel capoluogo piemontese nel 1946.
La Sindone di Torino, ma ormai in tutto il mondo si dice semplicemente La Sindone, è un lenzuolo ancora in parte misterioso.
presenta diverse macchie, la cui natura e causa solo parzialmente sono note. Come vedremo, per una parte di queste macchie la Sindone si comporta come un negativo fotografico. Per altre parti, no.
La S.Sindone è un lenzuolo di lino lungo 4.36 metri e lungo 1.10 metri, il lino che lo costituisce ha una tessitura tipica dell'epoca detta " a spina di pesce ", sul sacro lenzuolo sono presenti diversi segni:
La traccia del corpo
Nessuno ha potuto appurare con sicurezza come questi segni si siano formati, i più religiosi affermano che con assoluta certezza si tratta dell'aura di luce sprigionatasi dal corpo di N.S. Gesù nel momento della sua risurrezione.
Altri affermano invece con certezza che si tratta della traccia lasciata dagli oli che furono posti dai seppellitori di Gesù, Aloe e Mirra i quali grazie ai vapori di ammoniaca sprigionati dal corpo ormai morto dell'uomo della Sindone.
Questa ipotesi è per il primo momento la più sicura perchè alla luce degli esperimenti condotti, numerosi scienziati hanno provato, con ottimi risultati che l'immagine è realmente riproducibile tramite un semplice esperimento (per la cronaca gli ingredienti sono: una persona molto paziente e ferma e un po' d'aloe). Perché è proprio quest'olio a produrre l'imbrunimento delle fibre vegetali del lino formando così l'immagine.
Recenti studi hanno però opposto a questa teoria la famosa ipotesi "radiante" che prevede che il corpo dell'uomo della sindone abbia emesso un fascio di luce, una radiazione appunto, capace di impressionare il telo e creare così l'impronta sindonica.
Il Sangue
Innanzi tutto quello che si vede sulla Sindone è sangue appartenente al gruppo AB, e quindi umano, e inoltre studi sulla forza di gravità applicata alla Sindone e alle colature del suo sangue hanno dato ulteriori conferme al fatto che l'uomo della sindone sia stato ucciso tramite crocifissione.
Ulteriori studi sul sangue hanno inoltre "stabilito" i tempi della deposizione e quelli di permanenza nel sepolcro.
Gesù morì dopo 3 ore di agonia la morte secondo i medici fu una tra le più dolorose, dopo la sua morte ma non molto tempo dopo, venne deposto e passatogli probabilmente un mantello sotto i reni, fu portato al sepolcro,dove venne sollevato e posto sulla sindone,la quale porta sulla zona del piede i segni delle impronte digitali di uno dei barellieri.
"Alle 18:08 il sole tramonto e di lì a poco sarebbero apparse le stelle, la terza apparve alle 19:08: all'incirca una mezz'ora fu necessaria per andare da Pilato per chiedere il corpo e ritornare a prenderlo meno di 30 minuti non sarebbero stati necessari per compiere tutti i rituali necessari alla sepoltura,perciò Maria, e le altre rinunciarono all'impresa e avvolsero provvisoriamente il corpo in questo lino in attesa del giorno dopo, alle 19:09 era il sabato e più nessuno avrebbe potuto lavorare"
Gli studiosi però vanno oltre (è da precisare che le date e le ore sono state calcolate in base a regole astronomiche che possono essere soggette ad errori seppur minimi); secondo alcuni calcoli, Gesù rimase nel sepolcro per sole 40 ore dopodiché è avvenuta la risurrezione (entro le 5-6 del mattino) dopodiché sarebbe iniziata la decomposizione del corpo che come affermano le scritture ed evincono gli osservatori non ci fu.
La Crocifissione
La crocifissione dell'uomo è una crocifissione di tipo romano, che si avvale dell'uso di una croce "smontabile composta da un lungo palo verticale detto "Stipes" che veniva piantato fuori dalla città (nel nostro caso... "nel luogo detto "cranio" il monte calvario). La seconda parte della "croce" il "Patibolo" veniva applicato al condannato molto tempo prima dell'arrivo al luogo del supplizio, già in città al momento della condanna, in un primo tempo però il condannato non era inchiodato al questo palo ma vi era solo legato.
Come tutti sanno, Gesù non venne direttamente inchiodato alla croce, prima ci fu un "regolare"processo, dopodichè l'uomo della sindone venne frustato.
"...Supra dorsum meum araverunt aratores... hanno reso il mio corpo come un campo arato" questa descrizione può rendere eccellentemente l'idea di quanto fu dura e lunga la flagellazione di N.S. Gesù, all'incirca 100-120 colpi di flagello, dati da due flagellatori, posti ai due lati dalla colonna al quale si pensa sia stato legato il condannato; secondo gli studi fatti da Noghier, Vignon e G.B.Judica Cordiglia , si può realmente trattare della colonna portata nel 1213 dal Cardinale Colonna nella chiesa di s. Prassede: un pilastrino di appena 64 centimetri.
Sul capo dell'uomo della sindone fu veramente posto un casco di spine , e ciò è testimoniato dalla presenza di numerose colature che appaiono appena sopra del volto, sulla parte della sindone che avvolse la nuca di nostro signore. Tutte queste colature mostrano senza ombra di dubbio che il condannato ricevette molte percosse, soprattutto sull'emisfero destro (che appare più rigonfio dell'altro) tali da indurlo a piegare il volto dall'altra parte facendo colare il sangue dall'altra parte...dalla direzione della colate si deduce anche la posizione tenuta dal condannato durante la crocifissione.
Come venne crocefisso l'uomo della sindone? Sicuramente a terra venne crocifisso mediante l'utilizzo di due chiodi, di ferro, quadrati i quali penetrarono nel polso e non nella mano come molti erroneamente pensano, il chiodo penetrò nel cosiddetto spazio di Destot, dove la conformazione del corpo permette di mantenere un così gravoso peso per così tanto tempo. Se l'uomo fosse stato inchiodato sulle mani sarebbe caduto in pochi minuti. I piedi invece vennero fissati alla parte inferiore della croce con un solo chiodo: e quello fu l'unico appoggio che ebbe, per i 75 chili di peso di quell'uomo.
Osservando la sindone, è possibile notare con sorpresa che i pollici mancano, non bisogna assolutamente pensare a una malformazione o altro, i pollici ci sono solo che non è possibile vederli, perché, lo spazio di Destot contiene un nervo che se toccato, e in questo caso strappato e lacerato, provoca la ritrazione del pollice all'interno come se fosse stato incollato al palmo e ovviamente un dolore disumano e lacerante.
La morte.
Come avvenne la morte dell'uomo della sindone? Secondo quanto affermano i medici la morte dell'uomo della sindone avvenne a causa dei gravi disturbi alla respirazione dovuti alla posizione tenuta dal condannato durante le ore in cui rimase crocifisso.
La morte, fu dovuta a crampi tetanici, per cui i muscoli respiratori provocano l'asfissia, perché sempre tesi in espirazione, ma questa non è la sola alternativa, alcuni parlano del cosiddetto collasso ortostatico per cui tutto il sangue presente nel corpo cadde verso il basso, non affluendo al cuore e al cervello e provocando la morte quasi istantanea.
Vi è una terza tesi, la morte per emopericardio, ovvero la rottura del cuore, tesi difesa da coloro che giustificano così l'acutissimo grido di Gesù "Imma": "Mamma".
La storia della sindone si perde nei secoli, ed ha come protagonisti numerosi uomini di ogni età ed estrazione sociale.
Ma quando si parlò per la prima volta di sindone?
Il racconto incomincia con una legenda, quella di re Abghar il quale gravemente malato manda a chiamare questo "guaritore" chiamato da tutti Gesù, ma il re non riceverà mai la visita del Nazareno, il quale però provvederà ad inviargli una sua icona Acheropita ovvero non fatta da mani d'uomo.
Il re guarirà... ma fin qui la legenda, che però finisce con l'intrecciarsi con la storia, nel 544 è infatti documentata la presenza a Edessa di un telo raffigurante il volto di Gesù che molti come lo storico Ian Wilson identificano come la Sindone piegata in modo da non mostrare il corpo seminudo e martirizzato del condannato.
Nei documenti questa "Sindone Piegata" viene chiamata Mandilion
Ma la Sindone lascerà presto Edessa dopo il saccheggio delle truppe bizantine nel 944, anno in cui il santo sudario verrà portato a Costantinopoli dove rimarrà fino al 1204 anno in cui un nuovo saccheggio farà perdere le tracce di questa preziosa reliquia per quasi due secoli...
Ma è proprio del 1203 la testimonianza di un crociato, Robert de Clary che scrive di aver visto la "Sindone del Signore" allora posta in "Verticale" e non in "Orizzontale" come noi siamo soliti vederla.
Esiste poi un documento che attesta la sindone presso Atene nel 1205. I templari verranno poi accusati di essere eretici per aver venerato uno strano volto che avevano misteriosamente ottenuto da un crociato.
Esiste un capitolo della storia della Sindone che è spesso tralasciato, esiste unpossibile "tappo" al buco temporale che ci è stato offerto da Sua Altezza Imperiale la Principessa Yasmin von Hohenstaufen und von Hohenzollern Aprilis di Lanslebourg Puoti, che prevede un passaggio della sindone alla corte di Federico II di Svevia, secondo le ricerche fatte in archivi di tutto il mondo la Sindone fu nascosta ,nei secoli bui, dagli imperatori svevi, presso il Monastero benedettino di Lorche,costruito da Federico I di Buren, a circa dieci chilometri dal Castello Hohenstaufen,unitamente a tutte le reliquie del Tempio di Gerusalemme.
D'altra parte la Principessa Kathryn , figlia di Lady Yarmin,trovava conferma di tali documenti, nei Monumenta Germaniae Historica, al Capitolo Historia Friderici.
Si dice anche che la sindone fosse stata custodita sempre dallo stesso Federico nel castello di Roseto Capo Spulico (CS) nel periodo tra il 1204 anno della scomparsa del lenzuolo fino al 1253, ma anche qui perdiamo le tracce del lenzuolo in un lungo silenzio che, seppur ristretto da alcune supposizioni, dura sempre un secolo...
La Sindone ricomparirà a Lirey in Francia nel 1353 nelle mani di Goffredo di Charny: esiste però un problema che non è stato ancora risolto.
Chi o come ha fatto la sindone ad arrivare sino in Francia?
Esistono molte ipotesi, la prima parla di un templare, governatore di Normandia di nome Goffredo di Charnay, che, nonostante la grafia simile nel cognome, non risulta essere parente o discendente del Goffredo di Lirey; secondo alcune tesi, la sindone sarebbe stata lasciata in eredità a agli Charny dopo che questo Cavaliere venne condannato sul rogo nel 1314.
Questa tesi però presenta molti lati oscuri, e gli studiosi e gli appassionati oggi propendono per una seconda ipotesi, quella che veda la sindone un lascito ereditario da parte femminile, tra gli avi di Giovanna di Vergy, mogli di Goffredo di Charny, troviamo anche Ottone la Roche primo duca di Atene ad essere di origine latina, e come sappiamo dai documenti la sindone si trovava ad proprio ad Atene nel 1204.
Lasciamo un attimo il Casato degli Charny per spostarci in Inghilterra nei pressi del castello di Temple Combe appartenuto ai templari, qui è stato trovato un dipinto raffigurante il volto di un uomo del tutto simile a quello della sindone, ma la cosa più strabiliante è che questo quadro nasconde una serratura che dà dentro una piccola nicchia ove (probabilmente) è stata conservata per qualche tempo la preziosa reliquia.
Anche in virtù di questa scoperta fatta da Molly Drew nel 1945, ha preso piede una nuova e altrettanto valida teoria a proposito dell'arrivo in Europa della Sindone, è infatti possibile che essa sia stata trasportata in Inghilterra da un templare di ritorno dalle crociate, custodita al sicuro in quella posizione e poi consegnata tempo dopo, quando la posizione dei templare si era fatta pericolosa, da uno di loro, (forse Gautier VI de Brienne), a Goffredo, uomo fidato che la portò al sicuro in Francia.
Cosa successe dopo?
Venne costruita una cappella adatta a contenere la reliquia che venne fatta venerare non senza difficoltà causate dalle autorità ecclesiastiche che comunque alla fine, aconsentirono la venerazione della "riproduzione" della sindone di N.S. Gesù Cristo.
Morto Goffredo la figlia Margherita nel 1453 decide di donare la Sindone a casa Savoia, alla moglie di Ludovico, Anna di Lusignano, la sindone verrà poi sistemata nella sainte chapelle di Chambery .
Il 1506 è una data importante dal punto di vista religioso; in questo anno infatti Papa Giulio II concede il culto liturgico e pubblico della Santa Sindone.
E qui nella notte tra il quattro e il cinque dicembre dell'anno 1532 scoppierà un incendio che distruggerà la cappella e raggiungerà la teca d'argento che contiene il telo piegato in 48 parti , una colata di piombo fuso dall'enorme calore raggiungerà un angolo del telo e lo brucerà.
Dopo due anni le suore clarisse di Chambery provvederanno a riparare con della nuova stoffa i numerosi "buchi" triangolari che si sono prodotti in serie come i ritagli fatti sulla carta che danno luogo alla fila di omini che "si tengono per mano"; lavoreranno per molto tempo ma riescono comunque a riparare il telo che però porterà per sempre il segno di quella notte.
La sindone rimarrà a Chambery fino al 1578 quando Emanuele Filiberto con il pretesto di "accorciare" il pellegrinaggio di San Carlo Borromeo la trasferirà a (provvisoriamente) Torino... un provvisoriamente che dura da più di 400 anni.
Più avanti, nel 1694, la Sindone verrà posta nella cappella fatta costruire dai duchi di Savoia tra il palazzo e il duomo, su progetto dell'architetto Guarino Guarini dove resterà fino al 1995 anno in cui inizieranno i restauri alla cappella che la porteranno nell'aprile di due anni più tardi alla totale distruzione a causa di un incendio dalle cause inspiegate.
Col passare degli anni le ostensioni si susseguiranno annualmente per i motivi più disparati (Matrimoni, battesimi, liti riappacificate...) ci sarà comunque una ostensione pubblica ogni anno il 4 Maggio.
Nel 1898 un avvocato con la passione della fotografia chiede ai Savoia il permesso di fotografarla; a permesso accordato Secondo Pia, otterrà dalla sindone alcune lastre che segneranno, nella storia del sacro telo, una svolta: la Sindone è in realtà un negativo "fotografico" e perciò il negativo ottenuto dal Pia non è altro che un positivo.
Ma questa affermazione non sazia gli scienziati i quali vogliono andare più a fondo nella questione...
Anno 1983 alla morte del re Umberto la Sindone viene donata per testamento al papa, il quale comunque la lascerà a Torino nelle mani del Cardinale Anastasio Ballestrero nominato "Custode Pontificio" del telo Sindonico.
Gli studi scientifici sul telo continuano e C14 è la sigla della discordia: anno 1986/88 , vengono autorizzati i prelievi di campioni di telo dalla sindone,i campioni verranno poi inviati a laboratori sparsi per il mondo, ma ecco poco dopo la risposta... La sindone è medievale.
C'è chi perde tutta la fede in questa immagine c'è chi invece non si dà per vinto ed elabora una tesi che all'atto pratico ha dato i risultati sperati, viene preso un pezzo di stoffa risalente all'anno 0 circa, lo si divide in due parti: una prima la si data... risultato " anno 0" il secondo pezzo viene trattato come è stata trattata la Sindone (fuoco, acqua, aria..). La datazione di questo lembo di stoffa "maltrattato" è una conferma ulteriore: "Anno 1500" un ringiovanimento di ben 1500 anni!!
Inoltre hanno fatto notare alcuni studiosi un fatto estremamente ovvio: l'oscuro falsario medievale che nell'intento di ingannare l'umanità avrebbe prodotto la Sindone come poteva conoscere la tecnica del negativo se la fotografia venne scoperta 600 anni dopo? E inoltre come avrebbe potuto apporre sulle palpebre dell'uomo due monete di quell'epoca (33 d.C.) se di queste stesse se ne parlò solo a metà del 1850? (Attenzione: parlo dell'esistenza per i numismatici , perché sulla Sindone queste monete vennero scoperte solo molto dopo e identificate grazie ai computer e al Prof. Nello Balossino)
E' con queste prove che la storia della Sindone viene riaperta...
1995 iniziano i restauri alla cappella che faranno spostare la sindone in duomo in una teca che nell'aprile del 1997 dovrà essere distrutta a colpi di mazza dai vigili del fuoco che salveranno all'ultimo minuto il telo dalle fiamme.
E finalmente siamo al '98 anno in cui si celebrano numerose ricorrenze tra cui il ventennio dall'ultima ostensione e il centenario di Secondo Pia... Ostensione che sarà seguita da quella del 2000 in occasione del Giubileo.
Per quanto riguarda la cappella del Guarini, le autorità competenti hanno rilasciato poco tempo fa una promessa; verrà restituirà a Torino e al mondo intero nel 2006 in occasione dei Giochi Olimpici Invernali
L'ostensione del 2000 trascorre senza avvenimenti di rilievo, bisogna però sottolineare che il nuovo custode pontificio della sindone che ha preso il posto del Cardinale Saldarini e il nuovo arcivescovo di Torino il Card. Severino Poletto, sotto la cui guida si è svolta l'ostensione del 2000 di cui ho appena parlato.
In occasione sempre del termine dell'ostensione è stata sostituita la teca che contiene la sindone con un'altra ancora più avanzata destinata a conservare la sindone per altri anni, in attesa della prossima ostensione, in attesa di aggiungere al sacro lenzuolo un'altra pagina di storia.
Altezza dell'uomo della Sindone
La prima persona che si occupò di stabilire l'altezza di quell'uomo misterioso fu l'imperatore Giustiniano il quale fece costruire una croce che, secondo un anonimo, riporterebbe l'esatta statura misurata "da uomini degni di fede"...purtroppo però, l'anonimo scrittore "dimentica" di scrivere di quanto si tratti in realtà e perciò, con la scomparsa della croce nel sacco di Costantinopoli del 1204...addio misure.
Fortunatamente però, si è trovato un testo, un codice della Laurenziana il quale riporta la statura dell'uomo della croce di Costantinopoli in scala specificando sotto che quella croce era stata costruita "secondo l'immagine del corpo di Gesù Cristo", grazie a questa affermazione riusciamo ad affermare che sicuramente in quel periodo si trovava all'interno dell'impero romano e presumibilmente a Gerusalemme.
Dal testo della "Mensura Christi" si può evincere la cura con cui questa viene riportata, 180 centimetri pari alla media delle due misure prese sulla sindone allora...
Ma se cristo era palestinese... e lo era, una altezza così sarebbe giustificata? Forse, può sembrare decisamente troppo per un abitante di quelle latitudini, ma recentemente sono stati trovati dei corpi di ebrei Semiti alti proprio1.80... Ma allora quale è la vera misura? Molto probabilmente (dati geometrici alla mano) è di soli un metro e 65 centimetri arrivando a un metro e 70..., anche se questi dati devono essere considerati con beneficio di inventario perché bisogna comunque tenere presente che quest'uomo prima della sepoltura fu sottoposto a una tortura straziante il quale, sappiamo per certo lo sottopose a posizioni innaturali e rigide.

Qualcuno scrisse sulla Sindone...
Un ulteriore conferma sull'autenticità o meno del telo sindonico, viene dal ritrovamento su quest'ultimo di scritte, di epoca antichissima ai lati del volto, molto probabilmente, scritte da un ufficiale che ne constatava la morte riconoscendo la salma avvolta nella sindone.
Cosa si legge sul telo? Secondo quanto ha affermato uno studioso (Pietro Ugolotti) che si rifà alle foto di G.B. Judica Cordiglia del 69, si legge chiaramente un NAZARENU sopra l'arcata sopracciliare sinistra.
Questo non è però un "avvistamento " unico, molti studiosi hanno osservato sul telo sindonico numerosi caratteri, ma forse i più curiosi sono quelli che che sono stati trovati nei pressi del ginocchio dell'uomo della sindone che dicono in un "latinorum" misto a provenzale: "Sanctissime Jesi miserere Nobis" santissimo Gesù abbi pietà di noi.
Ma chi è stato a scrivere questo messaggio? Probabilmente il tempo, infatti, in passato venivano create delle reliquie per contatto tramite l'appoggio sul telo di piccole pergamene sulle quali venivano scritte invocazioni o raccomandazioni, è probabile che l'inchiostro di una di queste abbia trapassato la pergamena e abbia appena impresso il lenzuolo rendendo, di questa reliquia, testimonianza perenne.
Attenzione però ad una cosa fondamentale, non è assolutamente possibile vedere ad occhio nudo queste scritte perché sono più che cancellate dal tempo e solo un attento studio con avanzatissimi mezzi, permette il riconoscimento, difficoltoso, dei pochi caratteri che sono impressi sul telo.
Questo lo scrivo perché quando si incominciò a parlare di queste scritte saltarono su letteralmente "come funghi" numerosi "lettori" che videro sulla sindone praticamente di tutto, alcuni addirittura trovarono impressi sul telo gli strumenti utilizzati per la condanna di Gesù.
Il sudario di Oviedo
Oviedo, una piccola cittadina spagnola che condivide insieme alla città di Torino il privilegio di possedere una delle preziosissime reliquie della passione e morte di N.S. Gesù.
Il famosissimo sudario di Oviedo, come emerso da studi fatti da numerosi studiosi, rappresenta il "naturale complemento" della sindone, anzi senza la presenza di questo lenzuolo, che al momento dell'impressione sul volto di Gesù era piegato in due.
Quale procedimento scientifico è stato utilizzato per provare che il sudario di Oviedo e quello di Torino sono gli stessi? Dna? Ultravioletto?
Deluderò i più dicendo che è stato necessario un foglio di carta velina... sovrapposto ad una immagine della sindone per prenderne i tratti più significativi, le ferite più evidenti... ebbene il risultato è sconvolgente, sovrapponendo queste all'immagine di Oviedo, non decifrabile, come la sindone, ad "occhio nudo" i tratti scomposti della seconda immagine prendono immediatamente forma e compare nuovamente quel volto misterioso che da anni scruta impassibile il tempo e le vicende che la interessano.
Sulla sindone tracce di DNA femminile
Se vi aspettate un articolo di "scredito" di questa affermazione, purtroppo vi devo deludere, è vero, sulla sindone è ampliamente possibile trovare tracce di DNA femminile, per quale motivo?
Il numero di donne che hanno potuto toccare la sindone e quindi imprimere anche loro tracce anche solo minime di sudore di grasso cutaneo o altro sono numerose, Margherita di Charny, proprietaria della sindone per molti anni, poi tutte le principesse di Savoia, che dire della principessa Clotilde che addirittura la restaurò?
Non dimentichiamo poi il lavoro di riparazione che fece restare la sindone per ben 2 anni nelle amorevoli e salvatrici mani della monache del convento di Chambery che applicarono le toppe triangolari sulla Sindone dopo l'incendio!
Quindi le voci di scandalo o di errore che erano nate quando la notizia era stata diramata sono ampiamente errate e oltretutto, la spiegazione non è solo plausibile ma anche, a mio parere, una delle poche possibili.
La tecnica del C14
C14 o meglio carbonio14 è una elemento presente inell'ambiente nelle sostanze che hanno natura organica, questo particolare isotopo del carbonio è radioattivo, e ciò che interessa agli scienziati è che la radioattività di questo isotopo si dimezza ogni 5730 +-40 anni.
Con questa tecnica, grazie ad opportuni procedimenti, si riesce a calcolare l'anzianità dell'oggetto in questione.
Anche la sindone è stata sottoposta a questo procedimento, il taglio dei campioni dal lenzuolo venne addirittura trasmesso per dalla Rai (Mixer). I risultati furono deludenti...
Il risultato, attribuiva alla sindone un'età inferiore di 1200 anni facendo così risalire il reperto al Medioevo, si arriva così di nuovo alla vecchia leggenda del falsario medievale.
Quale obiezione muovere a questi esperimenti? Furono condotti con oca precisione e alcune persone muovono addirittura accuse di brogli voluti... molto probabilmente non si saprà mai... anche se sono previsti nuovi studi più approfonditi che dovrebbero seguire l'ostensione 2000.
La storia del telo attraverso i pollini
E' noto a tutti che l'aria oltre a essere un gas contiene sospesa al suo interno numerose particelle tra cui i pollini che quando sono presenti nell'aria in grandi concentrazioni...fanno la felicità delle persone allergiche; è anche noto che la sindone fu protagonista di numerose esposizioni all'aperto e di numerosi spostamenti... e proprio su questi dati che si basa lo studio trattato in questo paragrafo.
Il procedimento, che vede come protagonisti i pollini, venne utilizzato per la prima volta da un criminologo svizzero appassionato di sindonologia, Max Frei che attraverso l'utilizzo i una semplice tecnica, ovvero l'applicazione di "Scotch" su parti del telo sindonico è riuscito a prelevare e analizzare i pollini presenti sulla Sindone ottenendo risultati strabilianti: alcuni tipi di pollini appartengono a specie di piante esistenti solo nella Palestina di 2000 anni fa; altri provengono da piante che crescono in Turchia (avvalorando così la storia che ha visto il passaggio della sindone a Edessa).
Esistono poi sulla sindone pollini di piante appartenenti alla cosiddetta Macchia Mediterranea, che la sindone ha potuto "catturare" durante il suo lungo pellegrinare in Francia, Inghilterra e Italia.
Anche questa tecnica non ha potuto che confermare le innumerevoli voci a favore di questo lenzuolo.
Senza dubbio...
Su questo lenzuolo vi sono rattoppi e segni di bruciature.
È certo, alla luce dei prelievi e delle analisi di esperti, che vi sono depositati invisibili pollini di piante del Medio Oriente e pollini di flora delle Alpi; inoltre, si trovano sul telo tracce di aloe e di mirra nonché di aragonite (una composizione di carbonato di calcio, ferro e stronzio), una terra presente a Gerusalemme e, in particolare, in una tomba studiata dal Levy-Setti, ricercatore di Chicago che, confrontando con l'aragonite della Sindone, ha concluso che le due terre sono esattamente eguali.
È inoltre sicuro, dopo analisi effettuate da diversi anatomo-patologi di fama internazionale, tra cui il torinese prof. Luigi Baima Bollone, che sul lenzuolo vi sono macchie di sangue coagulato del gruppo AB negativo, DNA maschile.
Per inciso, è curioso sapere che sangue dell'identico tipo AB negativo maschile macchia il cosiddetto Sudario di Oviedo (Spagna), una tela di centimetri 83x52. Queste impressioni ematiche sono in forme simmetriche e richiamano nel complesso un volto umano; inoltre, che i resti (reliquie) del miracolo che la tradizione riporta, avvenuto nell'VIII secolo a Lanciano in provincia di Chieti (un sacerdote aveva dubitato della presenza di Cristo nell'Eucaristia, mentre stava consacrando, e il pane e il vino s'erano trasformati in carne e sangue) sono: sangue rappreso gruppo AB come quello della Sindone; carne umana di tessuto miocardico (analisi del 1970 del prof. Odoardo Linoli, anatomo-patologo). Per maggiori informazioni sul Sudario di Oviedo: Centro Español de Sindonologia, www.linteum.com
Alcune macchie di sangue della Sindone sono accompagnate da siero sanguigno (il che significa sangue di cadavere), altre no, cioè sono di persona ancora viva.
È certo che il telo ha subito bruciature nel lontano passato. Ne restano evidentissimi segni: in modo particolare, quelli dell'incendio del 4 dicembre 1532 avvampato nella cappella di Chambery in Savoia, dove il lenzuolo era custodito: due righe carbonizzate per tutta la lunghezza del lenzuolo e fori, poi coperti da toppe a cura di suore Clarisse d'un vicino convento; inoltre le religiose cucirono, per rinforzare il lenzuolo, una fodera sul suo retro, per tutta la sua estensione.
È poi del tutto evidente che sul lenzuolo è impressa l'immagine d'un corpo umano di fronte e di retro.
Ebbene, l'immagine umana sulla Sindone è un negativo fotografico. Così, impressa fotograficamente, sul rullino, o più anticamente sulla lastra negativa, appare come positiva. È un po' come se l'Uomo si fosse specchiato e in questo specchio-Sindone fosse rimasta fotografata in negativo la sua immagine: così come in ogni negativo e come per un'immagine allo specchio ciò che è destro appare sinistro e viceversa.
È poi sicuro che il lenzuolo è dello stesso tipo adoperato per avvolgere i cadaveri in Palestina all'epoca di Gesù, anche se era pure nell'uso, in alternativa, bendare la salma all'egiziana, così come sappiamo, anche, dal Vangelo secondo Giovanni a proposito del cadavere di Lazzaro di Betània. La salma veniva posta supina sul lenzuolo, con i piedi all'estremità e il capo verso il centro del telo (a volte all'incontrario: capo verso l'estremo e piedi verso il centro); l'altra metà del lenzuolo veniva ripiegata sul cadavere, che così restava compreso entro la sindone.
Nel parlare della sepoltura di Gesù, solo gli evangelisti Matteo, Marco e Luca scrivono che fu posto in sindòn, sindone, o lenzuolo. Giovanni no, nella traduzione italiana troviamo bende invece di sindone. Dopo aver letto i brani evangelici che ne parlano, vediamo di risolvere questo piccolo "giallo" delle bende.
"Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò" (Mt, 27, 57 - 60)
"Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro" (Mc, 15, 42 - 46 )
"C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato (Lc, 23, 50 - 54).
Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque posero Gesù, a motivo della Preparazione(*) dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino (Gv, 19, 38 - 42).
(*) parasceve
Giovanni ci parla pure del ritrovamento dei lini funerari di Gesù, la mattina della domenica successiva al venerdì della crocifissione, nel sepolcro ormai vuoto ch'era stato di Cristo prima di risorgere:
"Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: 'Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!'. Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti". (Gv, 20, 1 - 9)
Dunque bende?! Non sindone?
Ebbene, vi avevo detto che avevo lasciato un indizio; precisamente, avevo parlato di traduzione. Se si va all'originale greco, si vede che i due apostoli, oltre al "sudario" (fazzoletto che, secondo certa ipotesi, si avvolgeva come mentoniera al cadavere per tenere la bocca della salma chiusa; secondo altra supposizione, il fazzoletto era posto sul capo), rinvengono othònia, cioè generici tessuti di lino, al plurale, quindi non bende come risulta nella traduzione italiana, che non è alla lettera. Poiché othònia significa generici tessuti di lino, la parola può infatti riferirsi di fatto, essendo parola plurale, a un lenzuolo insieme a bende (*); certamente non significa bende. Si noti che gli altri tre evangelisti non ci dicono di quale tessuto fosse la Sindone di Gesù: ci pensa Giovanni, che scrive il suo Vangelo per ultimo, tra gli anni 90 e 100, a colmare la lacuna.
Se avesse voluto parlare espressamente di bende, Giovanni avrebbe usato non othònia ma keirìai come, nel medesimo Evangelo - Gv, 11,44 -, relativamente alla risurrezione di Lazzaro.
(*) Era a volte nell'uso del tempo di legare assieme, con bende, rispettivamente polsi tra loro e caviglie tra loro del defunto, e così avevo ipotizzato nella prima stesura di questo scritto. Però se nel Sepolcro giacevano anche bende, esse non potevano esser servite a questo scopo; ciò nell'ipotesi che l'impressione dell'immagine originasse dall'energia della Risurrezione le bende attorno ai polsi e alle caviglie sarebbero state infatti, altrimenti, esse stesse impresse mentre sul Lenzuolo l'immagine sarebbe mancata per queste parti del corpo.
La storia della Sindone dal 1353/6 in poi è documentata senza vuoti temporali. Per i secoli precedenti, si tratta soprattutto di tradizione e di ipotesi, oltre che di pochi documenti scritti, ma c'è un "vuoto" storico tra l'anno della crocifissione di Gesú ( 30/33) e il VI secolo, nonché un "quasi vuoto" tra la presa di Costantinopoli da parte dei crociati occidentali (1204) e il 1353/6: s'è trovato un solo documento, o quasi-documento, composto in questo periodo, vale a dire una miniatura nel Codice Pray, opera che è oggi custodita a Praga e che fu composta negli anni 1192 - 95, ovviamente a mano, perché erano tempi ancora lontani dalla scoperta in Occidente della stampa a caratteri mobili. La miniatura raffigura la deposizione d'un Cristo che, così come nella Sindone (vedremo il perché) ha i pollici invisibili, come ripiegati sotto i palmi, e la gamba sinistra che sovrasta la destra; inoltre, si vedono su di un telo funebre, disegnato nella miniatura, cerchietti disposti in un gruppo di forma eguale ad uno dei quattro gruppi, ciascuno a sua volta di quattro fori, da bruciatura, che si trovano sulla Sindone di Torino (veramente, tra altri forellini assai piccoli: ma poco visibili, mentre sono quelli grandi ad apparire evidenti all'occhio d'un visitatore del Lenzuolo; v. sotto, la foto di uno di quei gruppi). I quattro gruppi simmetrici di fori sono rispettivamente (circa) al centro dei quattro rettangoli che derivano dalla piegatura in quattro del Lenzuolo.
Evidentemente, quando si produssero quei fori da bruciatura, la Sindone era appunto ripiegata in quattro e ciò che provocò le lesioni passò tutti e quattro gli strati. La ragione di queste bruciature non è nota, ma si sa che esse sono nel telo dapprima del 1532, l'anno dell'incendio della Cappella della Sindone in Chambery: queste lesioni sono infatti riprodotte su di una precedente incisione che riproduce la Sindone, attribuita al Dürer, realizzata nella stessa Chambery nel 1516, che riporta tutti e quattro i gruppi simmetrici di fori. C'è da pensare che l'autore della miniatura del Codice Pray, che espressamente dichiara nel testo d'essersi ispirato a una sindone, avesse visto proprio la Sindone che è conservata oggi a Torino e vi si fosse ispirato; e pure che il primo incendio fosse precedente la data di composizione del Pray.
Straordinaria!
Il Tamburelli, con Nello Balossino, s'è poi dedicato a confrontare il Volto ottenuto con quelli di icone bizantine dipinte tra il VI secolo ed il XIII . Essi sono risultati corrispondere a quello della Sindone per oltre 100 punti (secondo un particolare calcolo matematico), ben più di quanto si richiede (60 punti) per considerare due visi come quelli della stessa persona. I comuni lineamenti dànno conferma della "unicità" di tale immagine di Gesù, e rendono ancor più probabile quanto già ad occhio nudo s'intuiva, che il Volto della Sindone fosse stato il prototipo di quelle icone bizantine.
Perché all'Uomo della Sindone non si vedono i pollici e ha il piede destro che copre il sinistro
I due chiodi usati per fissare ogni braccio alla croce, trapassando il rispettivo polso passano nel cosiddetto "spazio di Destot", in corrispondenza del carpo (polso, appunto) e ledono i nervi mediani; questo provoca il ripiegamento del pollice sotto il palmo della mano (prof. Barbet). Queste cose non erano note nel Medioevo, in cui oltretutto si riteneva che i chiodi trapassassero le mani, non i polsi. Eppure, il presunto falsario medioevale (v. la pagina relativa) artefice della Sindone tra il 1260 e il 1390 lo sapeva (?!) visto che sul Lenzuolo le ferite da chiodi agli arti superiori sono ai polsi e non alle mani e queste hanno i pollici invisibili, come ripiegati dietro ai palmi per lesione dei nervi mediani.
I due piedi sono inchiodati uno sull'altro con un solo chiodo, per cui una gamba resta flessa. Alla morte sopravviene la rigidità cadaverica e la gamba flessa rimane tale, così com'era sulla croce, col piede destro posizionato sul piede dell'altra gamba.
Monete
Sulle orbite oculari del Volto della Sindone sono state individuate le impronte di due monete romane con la scritta in Greco "Tiberio Cesare" e l'immagine d'un mestolo votivo. La prima fu scoperta nel 1954 da F.L. Filas, sulla palpebra dell'occhio destro, che il perito numismatico M. Marx individuò essere l'impronta d'una moneta fatta eseguire da Ponzio Pilato tra il 29 e il 32 d.C. Questi studi furono confermati dal professor Tamburelli con l'ausilio del computer. Di recente il Baima Bollone e il Balossino hanno interpretato alcuni segni sull'arco sopraccigliare sinistro come dovuti a un'altra moneta, a sua volta presumibilmente della stessa epoca romana.
L'uso di porre una moneta su ciascun occhio chiuso del cadavere aveva il fine di non farli riaprire per le contrazioni meccaniche che possono sopravvenire nel periodo immediatamente seguente il trapasso.
Aloe e mirra
L'aloe e la mirra trovate sulla Sindone corrispondono agli aromi di cui parlano i Vangeli, usati per ungere il corpo di Gesù prima della sepoltura. Si noti che per la fretta, come pure abbiamo letto sopra nei Vangeli, la salma di Gesù non venne lavata ma solo unta, in quanto stava per sopraggiungere il sabato, giorno di riposo assoluto per gli Ebrei. Altrimenti, sul Lenzuolo non sarebbe rimasta alcuna traccia di sangue.
Crurifragium
Dopo parecchio tempo ch'erano sulla croce, ai condannati ancora vivi venivano rotte le gambe (crurifragium), così che non potessero più far perno sul poggia piedi, se legati, o sul chiodo evitando così, provvisoriamente, l'asfissia che sopravviene quando si è appesi; e dunque morissero, consentendo di por fine al servizio di guardia. I Vangeli ci dicono che a Cristo non furono rotte le gambe perché i soldati videro che era morto (però, per sicurezza, un soldato gli trapassò con la lancia il cuore). Sulla Sindone le gambe sono infatti intere; e c'è il segno evidentissimo del colpo di lancia nonché il sangue di cadavere che ne è uscito.
Segni delle ferite e delle abrasioni
Sulla Sindone troviamo rappresentate tutte le lesioni che subì Gesù durante la sua Passione e Morte, così come riferiscono i Vangeli. Guardando non la Sindone ma la sua lastra fotografica (naturalmente, se si osserva invece direttamente il Lenzuolo, quanto sotto è detto a destra si vedrà a sinistra e viceversa), vediamo quanto segue.
È confermato da tutti gli esperimenti degli anatomo-patologi che hanno studiato la Sindone che, osservando la lastra fotografica (v. l'ultima foto, in fondo, negativo dell'intera Sindone) partendo dall'inizio del telo e procedendo fino alla sua metà, si trovano via via:
Ferita da chiodo al piede destro (il sinistro è coperto dal primo; infatti, come s'è detto, i piedi furono inchiodati al palo verticale della croce con un solo chiodo e, dopo la morte, restarono nella stessa posizione, per la rigidità cadaverica): sulla Sindone, al contrario che nella lastra, il piede destro e sinistro appaiono viceversa come piede sinistro e destro, perché, come s'è detto a sazietà, si tratta di un'immagine speculare negativa).
Ferita da chiodo al polso sinistro (il destro è coperto dal polso sinistro, in quanto le mani sono incrociate, in posizione tale da coprire la zona pubica)
Ferita da lancia al costato, all'altezza del cuore, con segno di un gran fiotto sanguigno che dalla ferita cola lungo il fianco e il costato.
Ferite sulla fronte, come prodotte da spine, di cui una molto profonda da cui è uscito un fiotto sanguigno a forma di 3
Partendo dal centro del telo e, a mano a mano, procedendo verso la nostra destra, troviamo:
Ferite da spine alla nuca (in totale, le ferite da spine sono più di trenta).
Abrasioni sul dorso, sotto le spalle, provocate dal trasporto di una pesante trave (patibulum della croce)
Oltre 120 ferite da flagello sulla schiena, sui glutei e sulle gambe fino ai calcagni.
Calcagno e pianta insanguinata del piede.
Statistica
Diversi matematico-statistici, indipendentemente l'uno dall'altro, considerando tutti i dati che si possiedono sulla Sindone, hanno calcolato che c'è solo una possibilità su molti milioni (per alcuni, su miliardi) che il Lenzuolo non abbia realmente avvolto il cadavere di Gesù di Nazaret crocifisso, e che l'immagine dell'Uomo non sia quella del Redentore. Secondo il Filas, esisteva solo una possibilità su 10 seguito da 26 zeri che l'Uomo che fu avvolto nella Sindone non fosse Gesù. Per il Donovan, che calcolò in seguito con un metodo più prudente, una possibilità su ben 225 miliardi. Per Stevensen e Habermas, che hanno voluto fare un calcolo assolutamente per difetto, una su 82.944.000. Anche gl'italiani prof. ing. Giulio Fanti e dott. Emanuela Marinelli sono arrivati a concludere che la probabilità che non si tratti di Cristo è di una su molti milioni. Dunque, tende alla certezza, statisticamente, che il Lenzuolo abbia avvolto proprio la salma di Cristo e che l'immagine sia la sua.


Il vangelo
«[...]Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato - chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocefisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua. [...]» (GV 19, 31-34).
Questo passo del vangelo di San Giovanni, testimonia un evento tipico al tempo delle crocefissioni. Poiché per i giudei la croce era segno di maledizione (cfr Galati 3,12), si prescriveva l'inumazione dei cadaveri appesi prima del tramonto del sole, perché non contaminassero la terra santa. Per accertare la morte dei condannati, venivano loro spezzate le gambe; solo a Gesù venne risparmiato ciò (non gli sarà spezzato alcun osso - Esodo 12,46), ma un pretoriano gli sferrò un colpo di lancia nel costato procurandogli uno squarcio dal quale fuoriuscì sangue ed acqua.
Al di là del significato che la chiesa attribuisce a questo evento, resta la considerazione che - secondo la leggenda nata attorno a ciò - da quel momento la lancia acquistò poteri miracolosi.
Chi era il pretoriano?
L'uomo che sferrò il colpo di lancia nel costato di Gesù fu, secondo una tradizione desumibile da alcuni vangeli apocrifici tra i quali quello di Nicodemo, il centurione romano Gaio Cassio Longino, il cui nome Longino, deriverebbe dal greco longkhé che vuol dire lancia.
Sembra che fosse noto anche come Longino l'Isaurico dal nome della provincia romana dalla quale proveniva (l'attuale Turchia), anche se secondo altre tradizioni sarebbe originario dell'Italia.
Si racconta, inoltre, che dopo il colpo di lancia inferto a Gesù e dopo aver assistito al miracolo dell'acqua e del sangue sgorgati dalla ferita, Longino fu colto da una crisi religiosa che lo portò a convertirsi. La conversione sarebbe avvenuta - secondo altra tradizione - nel momento in cui squarciando il costato di Gesù, alcune gocce di sangue presero a scendere lungo l'asta della lancia e da lì caddero sugli occhi malati del centurione guarendoli.
Una volta convertito avrebbe intrapreso un'opera di diffusione evangelica iniziando dalla città di Mantova. Ed infatti in un opera di Ippolito Donesmondi (La Istoria Eclesiastica di Mantova, 1612) si dice che Longino sarebbe arrivato a Mantova nel 36 d.C. portando con sé un'ampolla del prezioso sangue di Gesù ed un pezzo della spugna che fu usata per dargli da bere aceto(1).
Verso il 37 d.C. Longino sarebbe stato decapitato. La sua figura è comunque controvera, infatti con lo stesso nome si indicano, anche nella stessa tradizione cristiana, due personaggi: il soldatoi della lancia ed il centurione che proclamò la divinità di Cristo dopo la sua morte in croce(2).
Tutto ciò, comunque, non intaca l'importanza storico religiosa di due reliquie òegati a questi fatti: il Lateral Sangue e la Lancia di Longino.
Il Lateral Sangue
Era così chiamato poichè scese dal fianco di Gesù. Dopo il suo ingresso nella "storia" delle reliquie religiose (intorno al 36 d.C.) rimase nascosto fino all'anno 800 circa, quando casualmente viene ritrovato. Il ritrovamento suscitò l'interesse di due famosissimi personaggi del tempo: LEONE III(3) e CARLO MAGNO (742 - 814). Entrambi si recarono a Mantova (luogo della scoperta) e qui Leone III fondò l'episcopato mentre Carlo Magno prelevò una particella della reliquia per portarla in Francia.
Quando intorno al 924 la città di Mantova fu assediata dai Barbari, provenienti dall'ungheria, il popolo nasconde il Lateral Sangue dividendolo in due parti. Una Parte fu sotterrata nella città vecchia, vicino alla cattedrale; l'altra parte fu sotterrata nel luogo del primo ritrovamento, l'orto dell'oratorio di Sant'Andrea. La leggenda vuole che dopo tutto il popolo misteriosamente perse il ricordo dei luoghi in cui queste reliquie furono celate.
Nel 1050 circa, il Lateral sangue venne ritrovato: un mendicante cieco vede in sogno Sant'Andrea, che gli dice dove scavare. Sul luogo del ritrovamento venne edificata una Chiesa per Sant'Andrea che sarà distrutta 4 secoli dopo da Ludovico Gonzaga per edificare l'attuale basilica progettata dall'Alberti.
La Lancia di Longino
Ben più importante è forse il destino storico che toccò alla Lancia di Longino. Abbiamo già visto come la sua tradizione sia nata da quelle poche righe che il Vangelo di Giovanni dedica all'evento (vedi prima parte). Da subito diviene simbolo misetrioso ed oggetto dotato di immensi poteri, legandosi immediatamente nelle tradizioni ad un altro mito: Il Sacro Graal(4).
Sacro Graal e Lancia di Longino, appaiono insieme nella Processione del Graal descritta nel 1190 da Chretien de Troys.
La Lancia di Longino ritorna in un poema epico irlandese in cui Melora, la figlia del mitico re Artù, la usa per sciogliere un incantesimo di cui era vittima Orlando.
La Lancia di Longino nella storia
Secondo quanto è possibile stabilire, i primi personaggi storici che si interessarono alla Lancia furono Costantino Il Grande (280 - 337) e Federico Barbarossa (1122 - 1190) che se ne servirono come potente talismano.
Carlo Martello(5), se ne servì per scongiurare l'invasione degli Arabi. Ma senza dubbio il personaggio che instaurò con la lancia un rapporto morboso e viscerale, di insano amore quasi, fu Adolf Hitler.
La Lancia di Longino ed Hitler
Era il 1909 quando un giovane Adolf Hitler si aggirava compiaciuto presso le sale del museo Hofburg di Vienna. Tra i numerosi oggetti esposti, uno solo catturò subito il suo interesse: la Heilige Lanze (La Lancia di Longino).
Così nel 1938, quando Hitler con un atto alquanto discutibile detto Anschluss, annesse l'Austria alla Germania fu libero di poter realizzare uno dei sogni più segreti: possedere la Lancia di Longino.
A questo punto si potrebbe romanzare la scena. Hitler che solennemente si avvicina alla teca che custodisce la lancia, la apre con timoroso rispetto e mal celata audacia. Osserva la lancia e, lentamente, l'afferra e la alza su di se. Ecco, in quel preciso istante si dovette sentire padrone del mondo.
Dopo che il dittatore nazista prese la lancia, questa fu trasportata a Norimberga, dove fu collocata come reliquia nella Chiesa di Santa Caterina. La storia, adesso, ci ha dimostrato che in realtà la Lancia di Longino non sortì per il dittaore nazista quegli esiti miracolosi e favorevoli che lo stesso si aspettava.
Dopo la sconfitta di Stalingrado, Hitler ordinò che la lancia fosse trasportata in un rifugio a prova di bomba: un'antica galleria sotto la fortezza di Norimberga. Dopo l'attacco definitivo degli alleati alla Germania Nazista del 13 ottobre del 1944, si iniziarono a diffondere leggende circa l'esistenza di un luogo segreto che racchiudeva immensi tesori.
Nell'aprile del 1945 Norimberga venne occupata ed il Borgomastro della città - unico a conoscenza del nascondiglio della lancia - si suicidò. Secondo alcuni, in realtà, il Borgomastro "venne suicidato", infatti dopo la sua morte il suo appartamente venne accuratamente ripulito, come se qualcuno cercasse di nascondere qualcosa.
Gli alleati continuarono nella ricerca, lo stesso Churchill aveva la ricerca della Lancia come priorità e, finalmente, alle 14.10 del 30 aprile 1945, lo stesso giorno e forse lo stesso momento in cui Hitler a Berlino si suicidava, la Lancia di Longino venne recuperata dagli Americani. Il generale Patton, si racconta, fu sul punto di cedere alla tentazione di possederla per sè. Ma poi la sua eccezionale intelligenza fece prevalere il suo buon senso, e la Lancia fu restituita all'Austria, nazione in cui ancora oggi è possibile ammirarla nel Wel-tliche Schatzkammer dell'Hofburg di Vienna.
Leggenda nella Leggenda
In un libro pubblicato nello stato dell'Illinois(6), a cura del colonnello Howard A. Buechner e del Capitano Wilhelm Bernardt si può leggere che, con ogni probabilità Himmler(7) fece realizzare da un artigiano probabilmente nipponico una copia esatta della lancia e fu proprio questa copia ad essere protagonista delle vicissitudini appena illustrate.
Quela sera (la sera dell'annessione dell'Austra alla Germania), sempre secondo tale pubblicazione, la Lancia fu imbarcata su un sottomarino U-Boat 530 e nascosta successivamente sui ghiacci dell'Antartide. Da qui, in seguito, sarebbe stata recuperata da un fantomatico Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra, che la custodirebbero con l'obiettivo di mantenere la giustizia e la pace nel mondo.
La Lancia Venuta dallo spazio
Secondo una tradizione risalente ai Celti, alcune creature provenienti dallo spazio siderale, divinizzate dal popolo con cui entrarono in contatto, avrebbero regnato in tempi molto antichi nell'Irlanda. All'atto di andare via, questi visitatori avrebbero omaggiato i propri sudditi con quattro oggetti magici tra cui la così detta LANCIA DI LUGH, arma portentosa dalla cui estremità scaturiscono scintille e stilla sangue. La tradizione dice che è così forte la potenza di tale arma che quando non la si usa deve essere immersa in un calderone ricolmo di sangue e veleno per impedire che distrugga tutto ciò che sta intorno.

23:47
Scritto da: angelus.1985
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il Santo Graal

il mistero del Sacro Graal
Esistono tre possibili approcci al "Graal". Un primo approccio considera il Graal come un oggetto dalle precise caratteristiche fisiche, nella maggioranza dei casi legato alla figura di Cristo. Tale connessione risale al 1200, quando il francese Robert de Boron scrisse il Roman de l'Estoire du Graal, dove il Graal venne identificato con il calice utilizzato da Gesù durante l'Ultima Cena; nello stesso si dice che fu raccolto da Giuseppe d'Arimatea, il sangue versato durante la Crocifissione. Esistono numerose altre teorie circa la natura fisica del Graal: è stato variamente identificato con una pietra caduta dal cielo, di origine forse meteoritica, con l'Arca dell'Alleanza, con un libro scritto da Gesù stesso, con la Sindone di Torino, con un gioiello caduto dal cielo insieme a Lucifero, con la macchina che Mosé utilizzava per produrre la manna … Motivo comune degli studi dedicati a questa categoria "fisica" sul Graal è il tentativo di identificare con assoluta precisione il luogo ove dimorerebbe l'oggetto. Il filone di questi studi si può definire "Linea Archeologica".
Una seconda categoria di studi preferisce accantonare le ricerche "sul campo", ritenendole soltanto l'aspetto vulgato e volgare di una ricerca dai tratti più simbolici e spesso esoterici. All'interno di questa visione, il Graal diventa un simbolo dal valore universale che si presenta in varie forme all'interno di differenti sistemi mitico-religiosi. Secondo Julius Evola, ad esempio, il Graal rappresenterebbe la Tradizione occidentale ghibellina, contrapposta a quella giudaico-cristiana. Per René-Guenon sarebbe simbolo del Sacro Cuore di Cristo. Per Carl Jung, un archetipo dell'inconscio. Per Jesse Weston, un simbolo sessuale e di fertilità. Come si potrebbe determinare con rigore storico-scientifico quale tra queste interpretazioni è la più aderente alla realtà? è evidente che ognuna possiede una ricchezza di significato ed una funzionalità ben specifica nel contesto all'interno del quale è sorta. Si può far riferimento a questo tipo di studi con il termine di "Linea Simbolica".
Una terza categoria si limita a considerazioni di natura filologica intorno al tema del Graal, studiandone - così - le origini letterarie e individuando il progressivo evolversi del mito attraverso i secoli, con l'analisi delle diverse simbologie che man mano si sono delineate intorno a esso: si tratta di quella che può definirsi "Linea Filologica".
Non è possibile identificare una fonte univoca che abbia determinato la nascita del mito del Graal. Si può, invece, individuare con precisione l'anno in cui l'Europa vide comparire, per la prima volta, in un romanzo il termine "graal": è il 1190, anno in cui morì lo scrittore Chrétien de Troyes, lasciando incompiuto il suo ultimo romanzo cortese, il Perceval ou le Conte du Graal. Il fatto che il Perceval sia il primo romanzo a citarlo, però, non ci autorizza a concludere che sia stato Chrétien a creare quello che diventerà l'archetipo del calice, della coppa, del vassoio "graal". In Europa già erano presenti nella cultura celtica oggetti miracolosi in forma di vasi, caldaie e coppe: le più conosciute erano la Caldaia della dea Ceridwen e la Caldaia di Bran.
La sovrabbondanza di fonti e la evidente difficoltà a dipingere uno scenario contemporaneamente semplice e coerente ha fatto sì che nel corso dei secoli venissero avanzate le interpretazioni più bizzarre sulla genesi del mito del Graal.
Tra le più bizzarre, segnaliamo: la teoria di Henry Lincoln, Richard Leigh e Michael Baigent sul Santo Graal di Rennes-le-Chateau (sulla quale ha ampiamente ironizzato Umberto Eco sul suo Il pendolo di Foucault ) che può esser riassunta con le loro stesse parole: "Se la nostra ipotesi è esatta, il Santo Graal … era la stirpe e i discendenti di Gesù, il 'Sang real' di cui erano guardiani i Templari … Nel contempo il Santo Graal doveva essere, alla lettera, il ricettacolo che aveva ricevuto e contenuto il sangue di Gesù. In altre parole doveva essere il grembo della Maddalena." (Baigent, Leigh, Lincoln: Il Santo Graal).
Una teoria propone come sede ultima del Santo Graal la città di Torino. La prima motivazione portata a sostegno di questo fatto è la presenza - nella stessa città - della Sindone, il lenzuolo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il Corpo di Gesù dopo la morte. La leggenda affonda le sue radici in un libro scritto nel 1978 da una giornalista appassionata di esoterismo, Giuditta Dembech, che propose la teoria sul primo volume di Torino Città Magica. L'identificazione del Graal con la Sindone di Torino, associate perché entrambe reliquie che, in qualche modo, "raccolsero" il sangue di Cristo dopo la Crocifissione, venne anch'essa respinta.
Un'altra teoria afferma che il Graal si troverebbe nascosto sul fondo di un pozzo canadese, ad Oak Island. Le basi leggendarie e prive di fondamento di questa affermazione sono state messe in luce da Joe Nickell su Skeptical Inquirer e riprese, in italiano, da Mariano Tomatis.
La confusione sorta nel corso dei secoli intorno al Graal è ben riassunta da Piergiorgio Odifreddi, che sul suo Il Vangelo secondo la Scienza scrive: "Che cosa sia il Santo Graal si sa: è qualcosa di cui non si sa né cosa sia, né se ci sia."
Il Sacro Graal

Irraggiungibile, ma sempre inseguito da cavalieri, storici e credenti, il Sacro Graal ancora oggi rimane uno tra i più inspiegabili dei misteri
Le Origini
Il termine Graal deriva dal latino Gradalis, con cui si designa "una scutella lata et aliquantulum prufunda" (Helimand de Froidmont): una tazza, un vaso, un calice, un catino.

Questi umili oggetti rivestono nella mitologia un nobile ruolo: sono infatti i simboli del grembo fecondo della Grande Madre, la Terra, e, come l'inesauribile Cornucopia dei Greci e dei Romani, portano vita e abbondanza.
La coppa della vita dei Celti è il "Calderone di Dagda", portato nel mondo materiale dai Tuatha De Danaan rappresentanti ultraterreni del "piccolo popolo". Molti eroi celtici (tra cui Asterix, il famoso personaggio dei fumetti) hanno avuto a che fare con magici calderoni; nel poema gaelico "Preiddu Annwn" Re Artù andò a recuperarne uno addirittura negli Inferi.
La tradizione cristiana annovera almeno due sacri contenitori: il Calice dell'Eucarestia e, sorprendentemente, la Vergine Maria. Nella Litania di Loreto essa è descritta come Vas spirituale, vas honorabile, vas insigne devotionis, ovvero "vaso spirituale, vaso dell'onore, vaso unico di devozione": nel grembo (vaso) della Madonna, infatti, la divinità era divenuta manifesta.

Forse, quando alla fine del XII secolo, Chretien de Troyes decise di introdurre nella materia arturiana il motivo del "Vaso Sacro", lo fece perché era al corrente dei miti celtici del Calderone, e l'argomento gli sembrò particolarmente in tema; o forse si trattò di una scelta casuale. Forse esisteva già una tradizione orale sul Graal, e Chretien si limitò a metterla per iscritto; forse (è l'ipotesi più probabile) elaborò in termini cristiani le antiche leggende sui contenitori sacri, o forse il Graal fu una sua geniale invenzione. Sta di fatto che, com è accaduto per ReArtù, da otto secoli il Graal continua a stimolare l'immaginazione di generazioni di lettori: e questa, in un certo senso, è la prova tangibile del suo magico potere.
Il Graal di Re Artù
Il Graal arturiano fu descritto per la prima volta da Chretien intorno al 1190 in "Perceval le Gallois ou le Compte du Graal"; nel volgere di soli vent'anni (un tempo sorprendentemente breve rispetto a quelli, lunghissimi, lungo cui si sono sviluppate le saghe arturiane), esso era già perfettamente caratterizzato.
Così il poeta francese racconta la sua apparizione. La scena si svolge nel castello del "Re Pescatore", un personaggio su cui ritorneremo; qui il cavaliere Parsifal assiste a una processione che scorre accanto alla tavola su cui verrà servita la cena. Per primo passa un ragazzo con una lancia insanguinata, poi due giovani con un candelabro, e infine:

("Una damigella teneva un graal tra le sue mani (...) Era fatto di oro puro, e c'erano nel graal molte preziose pietre, le più belle e le più costose che ci siano per terra e per mare")
La parola "Graal" è utilizzata con il significato generico di coppa (ma c'è da chiedersi come mai Chretien avesse fatto uso di quel termine già allora arcaico); il calice fa parte di un gruppo di oggetti egualmente dotati di poteri mistici, e non ha comunque alcuna associazione con il sangue di Gesù.

Solo nel successivo "Joseph d'Arimathie - Le Roman de l'Estoire dou Graal", un testo arturiano del cosiddetto "Ciclo della Vulgata" (dove però Re Artù non compare) scritto da Robert de Boron intorno al 1202, il Graal viene descritto come il calice dell Ultima Cena, in cui Giuseppe d'Arimatea aveva raccolto il sangue di Gesù crocifisso.
De Boron lo chiama "Graal" una volta sola, in un inciso (in verità un po' slegato dalla continuity del testo) da cui si evince che la coppa aveva già una storia e un nome particolare prima di essere utilizzata da Gesù: "Io non oso raccontare, né riferire, né potrei farlo (...) le cose dette e fatte dai Grandi Saggi. Là sono scritte le ragioni segrete per cui il Graal è stato designato con questo nome".
Il Joseph di Arimathie fu continuato e integrato da un anonimo autore del XIII secolo, che, in "Le Grand Graal" introdusse alcuni nuovi elementi. Il Graal è associato (o "è" tout court) a un libro scritto da Gesù Cristo alla cui lettura può accedere solo chi è in grazia di Dio . Le verità di fede che esso contiene non potranno mai essere pronunciate da lingua mortale senza che i quattro elementi ne vengano sconvolti. Se ciò, infatti, dovesse accadere, i cieli diluvierebbero, l'aria tremerebbe, la terra sprofonderebbe e l'acqua cambierebbe colore . Il libro-coppa possiede dunque un temibile potere.
Il Grand Graal è collegato sia a tradizioni ebraiche (viene trasferito in Inghilterra in un contenitore identico all' Arca dell'Alleanza) sia islamiche: è infatti in relazione con una terra chiamata "Sarraz", impossibile da situare storicamente o geograficamente (non è in Egitto, ma si vede da lontano il Grande Nilo"; il suo Re combatte contro un Tolomeo, mentre la dinastia tolomaica si estinse prima di Cristo), ma situata comunque in Medio Oriente.
Da essa, infatti, afferma l'autore, ebbero origine i Saraceni.
Intorno al 1210, nel poema Parzival, il tedesco Wolfram Von Eschenbach conferì al Graal ulteriori connotazioni. Non si tratta di una coppa, bensì di "una pietra del genere più puro (...) chiamata lapis exillis. (Se un uomo continuasse a guardare) la pietra per duecento anni, (il suo aspetto) non cambierebbe: forse solo i suoi capelli diventerebbero grigi".
Il termine lapis exillis è stato interpretato come "Lapis ex coelis", ovvero "caduta dal cielo": e, difatti, Wolfram scrive che la pietra era uno smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero e portato a terra dagli angeli rimasti neutrali durante la ribellione.
La tradizione esoterica delle pietre sacre, tramiti fisici tra l'uomo e Dio, è tipicamente orientale: la pietra nera conservata nella Ka' ba è l'oggetto più sacro della religione islamica; i seguaci della Qabbalah ebraica utilizzano il termine "Pietra dell'esilio" per designare lo Shekinah, ovvero la manifestazione di Dio nel mondo materiale; ancora più a Oriente, l'Urna incastonata nella fronte di Shiva della tradizione induista, simboleggia il "Terzo Occhio", organo metafisico che permette la visione interiore.
La ricerca del Graal
Perché il calice fu portato proprio in Inghilterra? Dal punto di vista letterario la risposta è ovvia: là erano nati i miti di Artù, e là, necessariamente, doveva svilupparsi la storia del Graal, a essi collegata. Ma i sostenitori della sua esistenza materiale avanzano altre ipotesi, in verità piuttosto ardite.

Durante la sua permanenza in Cornovaglia, Gesù aveva ricevuto in dono una coppa rituale da un Druido convertito al cristianesimo, e quell'oggetto gli era particolarmente caro. Dopo la crocifissione, Giuseppe d'Arimatea aveva voluto riportarla al donatore ulteriormente santificata dal sangue di Cristo; il Druido in questione era Merlino, trait d'union tra la religione Celtica e quella Cristiana. Sia come sia, le peripezie subite dal Graal dopo il suo arrivo in Inghilterra variano in modo considerevole a seconda delle varie fonti. Estrapolando dalla Materia di Bretagna gli episodi più ricorrenti, è possibile tracciare schematicamente il seguito della storia.

Giunto a destinazione, Giuseppe affida la coppa a un guardiano soprannominato "Ricco Pescatore" o "Re Pescatore" perché, come Gesù, ha sfamato un gran numero di persone moltiplicando un solo pesce. A seconda delle versioni, il Re Pescatore è Hebron o Bron, cognato di Giuseppe d'Arimatea e nonno (o zio, o cugino) di Parsifal. Nel Parzival di Wolfram Von Eschenbach, è un Re chiamato Anfortas, la cui figlia sposa l'eroico saraceno Feirefiz e genera Prete Gianni.
Secoli dopo, nessuno sa più dove si trovi il "Re Pescatore": il Graal è, di fatto, perduto. Sulla Britannia si abbatte una maledizione chiamata dai Celti "Wasteland" (La terra desolata), uno stato di carestia e devastazione sia fisica che spirituale. Il Wasteland è stato scatenato dal "Colpo Doloroso", ovvero da un colpo vibrato da Balin il Selvaggio con la Lancia di Longino (in altre versioni, da Re Varlans con la Spada di Davide) nei genitali del "Re magagnato". Il Maimed King si chiama Perlan, Pellehan, Pelles, Lambor, oppure è identificato con lo stesso "Re Pescatore". Per annullare il Wasteland, spiega Merlino ad Artù, è necessario ritrovare il Graal, simbolo della purezza perduta.

Un Cavaliere (Parsifal "il Puro Folle", o Galaad "il Cavaliere vergine") occupa allora lo "Scranno periglioso", una sedia tenuta vuota alla Tavola Rotonda, su cui può sedersi (pena l'annientamento) solo "il Cavaliere più virtuoso del mondo", colui che è stato predestinato a trovare il Graal.
Ispirato da sogni e presagi, e superando una serie di prove "perigliose" (il "Cimitero periglioso", il "Ponte periglioso", la "Foresta perigliosa", il "Guado periglioso", eccetera), Parsifal rintraccia Corbenic, il Castello del Graal e giunge al cospetto della Sacra Coppa. Non osa però porre le domande "Che cos è il Graal? Di chi esso è servitore?", contravvenendo così al suggerimento evangelico "Bussate e vi sarà aperto".
Il Graal scompare di nuovo. Dopo che il Cavaliere ha trascorso alcuni anni in meditazione, la ricerca riprende. Finalmente Parsifal (o Galaad) pone il quesito, a cui viene risposto. "È il piatto nel quale Gesù Cristo mangiò l'agnello con i suoi discepoli il giorno di Pasqua. (...) E perchè questo piatto fu grato a tutti lo si chiama Santo Graal" (la frase, che comprende l'insolita etimologia grato-Graal - è tratta da La Queste del Saint Graal, romanzo di autore anonimo del "Ciclo della Vulgata" del 1220). Il Re Magagnato si riprende, il Wasteland finisce; Re Artù muore a Camlann e Merlino sparisce nella sua tomba di cristallo (o d'aria). Il Graal viene riportato a Sarraz (o nel Regno di prete Gianni) da Parsifal e Galaad.
Il Graal Italiano
Di un poco noto Graal non canonico italiano, del tutto indipendente dalla "Materia di Bretagna" si parla nella tradizione lucchese del "Volto Santo".

Nel VIII secolo un vescovo di nome Gualfredo si recò a Gerusalemme per visitare i luoghi sacri; là il pellegrino compì varie penitenze, digiuni ed elemosine. Fu allora che, per compensarlo della sua devozione, gli comparve un angelo, il quale lo invitò a cercare con diligente devozione nella casa presso la sua: là avrebbe scoperto "il volto del redentore", cui tributare degna venerazione. Così, nella dimora di un certo Seleuco, Gualfredo ritrovò il "Volto Santo", un antico crocifisso scolpito in cedro del Libano dall'apostolo Nicodemo, lo stesso che aveva aiutato Giuseppe d'Arimatea a togliere dalla croce il corpo di Gesù. In una cavità dietro la croce si trovava un'ampolla con il sangue di Cristo. Croce e ampolla vennero caricate su una nave di grandezza straordinaria, che, guidata dagli angeli e senz'altro equipaggio, attraversò il Mediterraneo in tempesta e approdò sulle coste della Lunigiana. Le reliquie furono disputate da Lucchesi e Lunesi, e si stabilì che il Volto Santo sarebbe stato portato a Lucca (dove è tuttora visibile nella cattedrale di San Martino), e l'ampolla sarebbe rimasta a Luni, dove se ne sono perse le tracce.
I nascondigli del Graal
Intorno al 540, dunque, stando alla "Materia di Bretagna" il Graal fu riportato in Medio Oriente. Per secoli non se ne sentì più parlare, finché, verso la fine del XII secolo, esso balzò (o tornò) improvvisamente alla ribalta. Come mai? Cos'aveva ridestato l'interesse nei confronti di un mito apparentemente dimenticato? La maggior parte degli studiosi concordano nel ritenere le Crociate l'avvenimento scatenante. A partire dal 1095, molti Cavalieri cristiani si erano recati in Terra Santa, ed erano entrati per forza di cose in contatto con le tradizioni mistiche ed esoteriche del luogo: sicuramente qualcuna di esse parlava del Graal, un sacro oggetto dagli straordinari poteri. Grazie ai Crociati, la leggenda raggiunse l'Europa e vi si diffuse. C'è anche chi ritiene che il Graal sia stato rintracciato dai Crociati e riportato nel Vecchio Continente. In tal caso vi si troverebbe ancora, ma dove?
Quelli che seguono sono i nascondigli più probabili:
ll castello di Gisors

I Cavalieri Templari avevano stretto rapporti con la Setta degli Assassini, un gruppo iniziatico ismailita che adorava una misteriosa divinità chiamata Bafometto . Per alcuni il Bafometto altro non era che il Graal; prima di essere sgominati, gli Assassini lo avevano affidato ai Templari, che lo avevano portato in Francia verso la metà del XII secolo; e del resto Wolfram aveva battezzato Templeisen i cavalieri che custodivano il Graal nel castello di Re Anfortas. Se le cose fossero davvero andate così, ora il Graal si troverebbe tra i leggendari tesori dei templari (mai rinvenuti) in qualche sotterraneo del castello di GISORS.
Castel del Monte

I Cavalieri Teutonici - fondati nel 1190 - erano in contatto sia con i mistici Sufi - una setta islamica che adorava il Dio delle tre religioni, Ebraica, Islamica e Cristiana - sia con l' illuminato Imperatore Federico II Hohenstaufen, a sua volta seguace di quella dottrina. Tramite i Cavalieri Teutonici, i Sufi avrebbero affidato il Graal all'Imperatore, affinché lo preservasse dalle distruzioni scatenate dalle Crociate. In tal caso, il Graal si troverebbe a Castel del Monte, un palazzo a forma di coppa ottagonale edificato apposta per custodirlo. Wolfram sembra fornire un appoggio anche a questa tesi: nel suo Parzifal aveva infatti evidenziato il legame tra le religioni cristiana, ebraica e islamica.
Takht-I-Sulaiman

Nella voce Artù è descritta l'ipotesi secondo la quale il Sovrano inglese era un rappresentante dello Zoroastrismo. Ebbene, il Castello del Graal descritto - al solito - da Wolfram Von Eschenbach, è sorprendentemente simile a Takht-I-Sulaiman, il principale centro del culto di Zoroastro. Qui, prima di venire dispersi e allontanati, i seguaci di Zarathustra adoravano il simbolico "Fuoco Reale", fonte della conoscenza. Takht-I-Sulaiman potrebbe essere dunque la mitica Sarraz, da cui il Graal (il Fuoco Reale ?) giunse, a cui ritornò, e dove forse si trova ancora.
Il Castello di Montsegur

Dopo che il culto di Zoroastro era stato disperso, alcune delle sue dottrine furono ereditate dai Manichei, e, di seguito, dai Catari o Albigesi; questi ultimi erano giunti in Europa dal Medio Oriente, passando per la Turchia e i Balcani, e si erano stabiliti in Francia nel XII secolo. Nel 1244, dopo una lunga persecuzione da parte del Papato e dei francesi, furono sterminati nella loro fortezza di Montsegur; se avessero portato con sé il Graal durante le loro peregrinazioni, ora esso potrebbe trovarsi insieme al resto del loro tesoro in qualche impenetrabile nascondiglio del castello. È di nuovo Wolfram a fornire un indizio in proposito: il "Castello del Graal" (quello simile a Takht-I-Sulaiman) si chiama infatti "Munsalvaesche", cioé "Monte Salvato" o " Monte Sicuro". Negli anni '30 il tedesco Otto Rahn, colonnello delle SS e autore di Crusade contre le Graale La Cour de Lucifer, intraprese alcuni scavi a Montsègur e in altre fortezze catare con l' appoggio del filosofo nazista Alfred Rosenberg, portavoce del Partito e amico personale di Hitler: l'episodio fornì al romanziere Pierre Benoit, già autore del celebre L'Atlantide, lo spunto per il romanzo Monsalvat.
Sull'attuale nascondiglio del Graal esistono altre teorie, se possibile ancor più fantasiose:
Il Graal si trova a Torino

Importato forse dai pellegrini che si spostavano per l'Europa durante il medioevo o forse dai Savoia insieme alla Sacra Sindone, il Graal sarebbe giunto nel capoluogo piemontese; le statue del sagrato del tempio della Gran Madre di Dio, sulle rive del Po, indicano, a chi è in grado di comprenderne la complessa simbologia, il nascondiglio della Coppa.
Il Graal si trova a Bari

Nel 1087, un gruppo di mercanti portò a Bari dalla Turchia le spoglie di San Nicola, e in loro onore venne edificata una basilica. In realtà la translazione del Santo era solo la copertura di un ritrovamento ben più importante, quello del Graal. I mercanti erano in realtà cavalieri in missione segreta per conto di Papa Gregorio VII. Il Pontefice era al corrente del potere del Calice, ma non intendeva pubblicizzare la sua ricerca, né l'eventuale ritrovamento, in quanto esso era un oggetto pagano, o comunque il simbolo di una religione ancor più universale di quella cattolica. Gli premeva di recuperarlo da Sarraz in quanto temeva che la sua presenza sul suolo turco avrebbe aiutato i Saraceni (in questo caso i Turchi Selgiuchidi) nella loro espansione ai danni dell'Impero Bizantino, e avrebbe nociuto al programmato intervento di forze cristiane in Terra Santa a difesa dei pellegrini. Non è dato di sapere dove si trovava la coppa (che, forse, era passata per le mani di San Nicola nel VI secolo, e che gli avrebbe conferito la fama di dispensatore d'abbondanza ) e chi comandò la spedizione; sta di fatto che, in una chiesa sconsacrata di Myra, i cavalieri prelevarono anche alcune ossa, poi ufficialmente identificate come quelle del Santo. Il recupero delle spoglie giustificò la spedizione in Turchia e l'edificazione di una basilica a Bari; la scelta di custodire il Graal in quella città anzichè a Roma fu determinata da due motivi: da lì si sarebbero imbarcati i cavalieri per la Terra Santa (la prima crociata fu bandita sei anni dopo il ritrovamento) e il Graal avrebbe riversato su di loro i suoi benefici effetti; in più la sua presenza avrebbe protetto Roberto il Guiscardo, Re normanno di Puglie, principale alleato del Papa nella lotta contro Enrico IV. A ricordo dell'avvenimento, sul portale della cattedrale (edificata parecchi anni prima della divulgazione della "Materia di Bretagna") si trova l'immagine di Re Artù e un'indicazione stilizzata del nascondiglio; la tomba di San Nicola continua a emanare un liquido chiamato "manna" che, oltre a essere altamente nutritivo, come il Graal guarisce da ogni male.
La Cappella di Rosslyn

La cappella di Rosslyn è una chiesa situata a Roslin, nel Midlothian in Scozia (vicino ad Edimburgo), la costruzione iniziò nel 1440, ad opera di William Sinclair (membro della nobilissima famiglia Sinclair) e terminò circa 40 anni dopo. Inizialmente la chiesa fu dedicata a San Matteo apostolo ed evangelista
Architettura
La struttura si caratterizza in modo particolare per le intense e bellissime decorazioni presenti sulle colonne, inoltre è presente anche una strana decorazione sul soffitto, secondo alcuni quest'ultima è una specie di codice che però nessuno finora è mai riuscito a decifrare.
Miti e leggende
Oltre al famoso soffitto indecifrabile, la cappella si distingue anche per una serie di curiosi miti e leggende sorte su di essa e attorno ad essa, infatti pur essendo stata costruita più di un secolo dopo la fine dei Templari essa presenta diversi elementi che richiamerebbero la simbologia ad essi associata (come ad esempio le raffigurazioni di un cavallo con due cavalieri).
Inoltre una leggenda vuole che la cappella di Rosslyn sia stata costruita imitando l'architettura del leggendario Tempio di Salomone.
Stando ad alcuni studiosi (ipotesi recentemente ripresa dallo scrittore Dan Brown nel suo romanzo Il codice da Vinci) la cappella di Rosslyn sarebbe il luogo dove sarebbe (o è stato custodito) il Santo Graal.
La prova che forse l'avventura dei Templari non si sia chiusa col rogo del loro ultimo Gran Maestro Jacques De Molay a Parigi (1314) è qui in Scozia, a Rosslyn, a soli 16 km da Edimburgo. Rosslyn e la sua famosa cappella sembrano fatte apposta per custodire nei secoli un importante segreto. Infatti in gaelico, l’antica lingua celtica usata dagli scozzesi, "Rosslyn" vorrebbe dire: "Antica conoscenza tramandata di generazione in generazione"
Rosslyn, una località già considerata sacra dai Celti, le sue pietre e le sue sculture sembrano davvero nascondere un'antico sapere e, forse, anche un tesoro. Di sicuro la cappella nasconde mille richiami a culti babilonesi ed egiziani, riferimenti celtici e scandinavi, mistica ebraica e cristiana. Un po' troppo per una semplice cappella di famiglia…
La Cappella di Rosslyn è stata costruita in soli quattro anni, tra il 1446 e il 1450, da un signore locale: il Conte William di St. Clair. William di St.Clair, figura chiave di questa storia, poiché sepolto nella cripta di questa cappella.
Come molti altri membri della famiglia dei St.Clair, William riposa nella cappella che fece costruire secondo un progetto preciso. I lavori iniziarono il 21 settembre 1446, nel giorno di San Matteo ma anche nel giorno dell'equinozio d’autunno, e la cappella venne inaugurata esattamente 4 anni dopo. William St. Clair era un nobile strettamente legato al mondo esoterico e – come dimostrano alcune incisioni in questa cripta – era anche legato al mondo della Massoneria di cui sembra fosse un alto esponente.
Non solo, i St. Clair occupano un posto importante nella storia dei Templari: un conte di St.Clair partecipò alla prima crociata, quella al termine della quale, nacquero i Templari; una Saint Clair sposò il fondatore dell'Ordine, Ugo di Payns nel 1101: Catherine di Saint Clair. Molti membri della famiglia furono in seguito cavalieri Templari. Ora la Massoneria divide con i Templari alcuni punti comuni che, guarda caso, il Conte William volle fissare a modo suo a Rosslyn.
A Rosslyn è anche la tomba di Henry St.Clair, nonno di William. Alcuni vecchi manoscritti, oltre ad alcune raffigurazioni di aloe e mais (su un paio di colonne della cappella), piante sconosciute in Europa prima della scoperta dell'America, fanno pensare che Henry St. Clair abbia raggiunto, quasi un secolo prima di Cristoforo Colombo, le coste americane insieme al navigatore veneziano Antonio Zeno. Ma perché e con chi? Anche in questo caso ritornano i Templari sfuggiti alle persecuzioni del Papa e del Re di Francia riuscirono a fuggire soprattutto in Scozia.
Sappiamo che il tesoro dei Templari non venne mai ritrovato e c'è chi pensa che questo sia stato messo in salvo dagli stessi Templari grazie alla loro flotta, sparita anch'essa al momento del crollo. Quella flotta e il tesoro dei Templari raggiunsero forse la Scozia, un regno in lotta col Papa e quindi ospitale per i cavalieri fuggiaschi?
Di certo c'è che St. Clair e Zeno, con 12 navi, raggiunsero alla fine del '300 il Nord Ovest dell'attuale Canada, oggi chiamata non a caso "NUOVA SCOZIA" , stabilendo un presidio a New Poss, a poco più di 30 km da quell'Oak Island dove si pensa che sia stato sepolto il favoloso tesoro dei Templari.
Ma forse non tutte le ricchezze in possesso dei Templari sono state sepolte fuori dall'Europa. Qualcosa potrebbe essere anche qui, a Rosslyn. Risalendo dalla cripta la prima cosa che si incontra è forse il particolare più famoso di tutta la Cappella di Rosslyn: la "Colonna dell’Apprendista". E' questo forse l'esempio più evidente dell'ambiguità di questa costruzione che, formalmente cristiana, presenta numerosi riferimenti e simboli a culture e religioni che col cristianesimo nulla hanno a che fare: qui, ad esempio siamo di fronte ad una raffinata raffigurazione dell'Albero della Vita della tradizione biblica, raffigurazione integrata da alcuni riferimenti pagani come i draghi (figure sconosciute alla mitologia ebraico-cristiana) posti alla base. Dalle fauci fuoriescono viti rampicanti che si estendono a spirale per tutta la lunghezza della colonna. Alcuni vedono in questo un legame con la mitologia nordica, secondo la quale un drago rosicchia le radici dello Yggdrasil , il grande albero cosmico che sostiene l'Universo. Alcune teorie, inoltre, suggeriscono che questa colonna possa contenere uno scrigno di piombo in cui è nascosta la leggendaria coppa usata da Gesù in occasione dell’Ultima Cena, e successivamente usata per raccogliere il suo sangue, il Santo Graal.
Questa colonna è poi anche importante perché sembra legare, già dal proprio nome, il mito fondatore della Massoneria, con i Templari e con la storia della Cappella stessa.
Si dice che il disegno di questa colonna, il più complesso di tutta la Cappella, sia stato disegnato dallo stesso William Sinclair, il disegno era così complesso che il mastro scalpellino non sapeva come realizzarlo. Da qui la decisione di andare a Roma per studiare meglio: ma mentre il Maestro era fuori, uno dei suoi ragazzi di bottega decise di propria iniziativa di eseguire il lavoro, dopo aver ricevuto in sogno le dovute istruzioni. La colonna venne benissimo ma quando il Maestro tornò da Roma fu preso da un'attacco di gelosia e uccise il giovane. La storia ricorda molto la leggenda massonica della morte di Hiram Abiff, architetto del Tempio di Salomone, il Tempio da cui presero il nome i Templari a Gerusalemme dopo la prima crociata.
A rendere ancora più evidente il parallelo Massoneria-Templari-Rosslyn c'è poi il fatto che la Cappella, secondo i voleri di St. Clair, è costruita secondo la piante del Tempio di Erode, costruito al tempo di Gesù sullo stesso luogo in cui era sorto il Tempio di Re Salomone.
Tra i vari punti di contatto tra le due costruzioni ricordiamo che le due colonne dell'Apprendista e del Maestro, corrisponderebbero alle due colonne portanti dell’antico tempio, quelle di BOAZ (l'Apprendista) e JACHIM (il Maestro)
Il soffitto è ricco di riproduzioni di stelle, gigli e rose. Le stelle e le rose tradizionalmente facevano parte della decorazione dei templi dedicati alla dea babilonese Ishtar e a suo figlio che risorge, Tammuz. I gigli invece erano scolpiti sopra le due colonne di BOAZ e JACHIM nel Tempio di Gerusalemme.
Al centro della navata, a metà tra le quarta colonna di destra e di sinistra, starebbe il centro di una ideale Stella sei punte. Un punto che nel tempio originario corrispondeva al punto in cui era custodita l’Arca dell’Alleanza.
E' forse questo quello che i moderni Templari hanno annunciato di voler cercare nel sottosuolo di Rosslyn grazie alle più moderne tecniche di ricerca tramite gli ultrasuoni? E' quanto ha dichiarato di voler fare lo scorso gennaio John Ritchie, Grande Araldo e portavoce dell’ordine dei Cavalieri Templari
Vero o falsi che siano, i Templari di oggi possono comunque vantare un fatto indiscutibile. Le tracce di una presenza templare posteriore al 1307 sono forti qui in Scozia e nei dintorni di Rosslyn in particolare. Numerose tombe, chiese e cappelle, alcuni fatti d'arme (la vittoria di re Bruce contro gli inglesi nel 1314, ad esempio), le stesse croci templari presenti in quantità nella Cappella di Rosslyn…
Rennes-Le Chateau

Il tesoro di Rennes-Le Chateau
Fu trovato, a quanto pare, dall'abate Béranger Saunière, un curato di campagna, parroco di Rennes-le Château, nel Sud della Francia.
Il tesoro sarebbe appartenuto ai Catari, una setta che conservava forse i segreti del Cristianesimo delle origini e di un diverso culto della Maddalena.
I Catari furono sterminati, per volontà della Chiesa con l'accusa di eresia, nel 1244. Alcuni scamparono però all'eccidio e nascosero un tesoro, proprio nella zona di Rennes-le Château.
Successivamente i forzieri dell'oro e i segreti del Cristianesimo antico (tra cui la storia del Matrimonio di Cristo con Maria Maddalena) furono custoditi dai Templari, in un castello vicino a Rennes-le Château. Poi, anche i Cavalieri Templari furono sterminati, sui roghi dell'inquisizione. L'accusa, ancora una volta, fu di eresia.
Fu Béranger Saunière a ritrovare il tutto, interpretando pergamene medievali ed un epitaffio scritto in codice in un cimitero.
Saunière morì ricco, ma in circostanze strane.
Il 17 gennaio 1917, senza che Saunière fosse malato, fu recapitata una bara alla canonica di Rennes-Le Chateau. La governante firmò la ricevuta, al momento della macabra consegna.
Il 22 gennaio Saunière si sentì male. Chiese di confessarsi. Il prete al suo capezzale gli negò l'assoluzione.
Cosa aveva trovato l'abate Saunière, oltre al tesoro?
Qualcuno dice che Saunière aveva le prove che Cristo non era morto sulla croce e che Maria Maddalena era la sua sposa.

La natura del Graal
Vale la pena, a questo punto, di tracciare un sunto delle caratteristiche del Graal descritte dal canone e dalle tradizioni celtiche fino al momento in cui esso raggiunge l'Inghilterra.

1) Il Graal è un oggetto materiale e spirituale insieme. Non si conosce esattamente la sua natura: forse è una pietra, forse è un libro, forse un contenitore; è certo che permette di abbeverarsi (l'ultima cena), ma vi si può anche versare qualcosa (il sangue di Cristo crocefisso). Può guarire le ferite, dona una vita lunghissima, garantisce l'abbondanza, trasmette e garantisce la conoscenza, ma è anche dotato di poteri terribili e devastanti.
2) La tradizione sull'esistenza di un oggetto con questi poteri è antichissima e diffusa in una vasta zona dell'Asia, del Nord Africa e dell'Europa; il Graal è forse stato identificato con nomi diversi (la "Lampada di Aladino", il "Vello d'Oro", l'"Arca dell'Alleanza", la coppa "Amonga" dei Sarmatiani del Caucaso). In qualche modo ignoto Gesù ne è entrato in possesso.
3) Le varie leggende a proposito del Graal (Tuatha De Danaan, Smeraldo di Lucifero, Occhio di Shiva, eccetera) concordano nel conferirgli un origine ultraterrena.

Basandosi su questi capisaldi, molti commentatori hanno dedotto la vera natura del Graal. Nell'interpretazione più realistica, è una favolosa invenzione letteraria stimolata da miti antecedenti, attecchita su un terreno particolarmente fertile e arricchita di nuovi particolari da successive generazioni di autori; in quella più materialistica è semplicemente la coppa dell'ultima cena, preziosissimo oggetto di antiquariato. Per gli antropologi è un corpus di dottrine elaborato attraverso i secoli ("vi ci si può abbeverare e vi ci si può versare"), forse supportato fisicamente da un testo scritto. Per la tradizione cristiana, il Graal rappresenta l'evangelizzazione del mondo barbaro, operata dai missionari (Giuseppe d'Arimatea), stroncata dalle persecuzioni e ripresa da un gruppo di uomini di buona volontà guidati da un sacerdote (Merlino), o ancora, la cacciata dall'Eden (il Wasteland ) e la successiva redenzione grazie all'intervento di Gesù. Per gli esoteristi Renè Guenon e Julius Evola il Graal è il cuore di Cristo, potente simbolo della Religione Primordiale praticata ad Agharti, di cui Gesù sarebbe stato un esponente; per gli alchimisti rappresenta la conoscenza, e la sua ricerca equivale a quella della Pietra Filosofale o dell Elisir di lunga vita. Per Carl Gustav Jung è un archetipo dell'inconscio; per Jesse Weston è un simbolo sessuale e di fertilità; per Walter Stein, autore di The Ninth Century and the Holy Grail, il Graal è connaturato con l'intero pianeta: un generatore di energia spirituale, ma anche politica e socioeconomica. Per Rudolf Steiner è "il simbolo degli eventi dell'epoca primitiva percepiti dalla sensibilità dell'animo"; quando, nel 1913, progettò l'edificio chiamato Gotheanum, il filosofo tedesco intese realizzare un nuovo "Castello del Graal".
Per Adolf Hitler è uno strumento magico con cui ottenere il potere assoluto; per gli autori di romanzi di fantascienza e i fautori dell Ipotesi extraterrestre è un'apparecchiatura proveniente dallo spazio, o qualcosa che ha a che vedere con i terribili poteri della fusione nucleare.
E, per i giornalisti Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln è ancora un altra cosa ... Linea di sangue.
Una delle possibili etimologie di Graal comprende l'attributo "San": "San Graal" sarebbe l'errata trascrizione di "Sang Real", ovvero "Sangue Reale". Il sangue è, evidentemente, quello di Cristo contenuto nella coppa, ma per altri commentatori il termine sangue designa una dinastia (per Dion Fortune, quella dei sacerdoti di Atlantide). La stirpe di cui i ricercatori Baigent, Leigh e Lincoln hanno scoperto l'esistenza dopo un appassionata ricerca è quella di Gesù. Salvatosi dalla crocifissione, il Redentore avrebbe generato dei figli, da cui sarebbe nata la dinastia francese dei Merovingi.
L'ipotesi, descritta in "The Holy Blood and the Holy Grail" (Il mistero del Graal, 1982) non si ferma qui.

Certe misteriose carte rinvenute nel 1892 dal parroco Berenger Saunière nell'altare della chiesa di Rennes-Le-Chateau sarebbero state il punto di partenza per il ritrovamento di altri documenti i quali proverebbero che, lungi dall'essersi estinti nel 751, i Merovingi (e quindi gli eredi diretti di Cristo) sono ancora tra noi, accuratamente protetti da un'antica società iniziatica denominata Il "Priorato di Sion", il cui scopo è ripristinare la monarchia al momento opportuno. Come i "Superiori Sconosciuti" di Agharti, i membri del Priorato - di cui sono stati Gran Maestri, tra gli altri, Nicolas Flamel, Leonardo da Vinci, Ferrante Gonzaga, Robert Fludd, Victor Hugo, Claude Debussy, Jean Cocteau - costituiscono una "Sinarchia" o governo occulto che, ormai da quasi un millennio, influisce sulle scelte (politiche o d'altro genere) dei governi ufficiali. Purtroppo - fanno rilevare Baigent, Leigh e Lincoln nel seguito di The Holy Blood and the Holy Grail, intitolato "The Messianic Legacy" (L'eredità messianica, 1986), negli ultimi tempi il "Priorato" si è parzialmente corrotto, e alcune sue frange mantengono stretti contatti con la Mafia, la P2 e alcuni uomini politici italiani.
23:42
Scritto da: angelus.1985
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Creature fantastiche e mitologiche

Il Basilisco, simile ad una lucertola alata e con la testa e le zampe di gallo, è capace di uccidere con il suo sguardo penetrante o con il suo soffio velenoso. Gli unici nemici del Basilisco sono la donnola e gli specchi. Questi ultimi infatti, hanno la capacità di riflettere il suo sguardo mortale su se stesso e quindi ucciderlo. Secondo alcune leggende questa creatura è nata da un uovo deposto da un rospo o da un gallo. Secondo altre invece, si crede sia nato da un uovo deposto da un gallo nero e covato nel letame da un serpente. Nella Storia Naturale, Plinio il Vecchio ci indica il Basilisco come una creautura che vive in Egitto o in Libia e che trova rifugio in grotte, caverne e sotteranei. Nelle antiche leggende cristiane questa creatura viene citata come il simbolo sulla Terra dell’Anticristo o del Diavolo. Inoltre viene citato anche da autori quali Spencer, Chaucer e Shakespeare.
Cerbero

Figlio di Echidna e Tifone, Cerbero è sicuramente una delle figure mitologiche tra le più rappresentative della letteratura classica. Ritenuto guardiano e custode dell’inferno ha l’aspetto di un enorme cane munito di 50 o 100 teste. Nella maggior parte delle rappresentazioni però è raffigurato con tre teste, la coda di drago e munito di una criniera formata da teste di serpente. Posto a guardia degli inferi (l’Ade), da dove impediva il ritorno sulla Terra delle anime dei morti, emetteva terribili latrati e si placava solo se i defunti gli offrivano del miele posto precedentemente nella loro tomba. Collocato da Dante nel cerchio dei Golosi, Cerbero fu più volte ammansito da altri eroi della mitologia greca quali Orfeo che usò il suono della lira, da Enea che gli offrì una deliziosa focaccia preparata dalla Sibilla e da Ercole che lo incatenò e lo rispedì negli inferi dopo averlo trascinato fino a Trezene.
Chimera

La Chimera nella mitologia greca era figlia di Echidna e Tifone. Un’altra versione del mito ci parla della Chimera come frutto di un rapporto incestuoso tra la stessa Echidna e suo figlio Ortro. Questa creatura, che simboleggiava le terribili tempeste marine era rappresentata con la testa di leone, la coda di drago o a forma di serpente e il corpo di capra. In altre versioni la troviamo con una testa di capra sopra il corpo di leone e con le fiamme che le fuoriescono dalla bocca. Sempre nella mitologia greca questa creatura fu uccisa da Bellerofonte aiutato dal suo cavallo alato Pegaso. Tra gli autori che citano la Chimera troviamo Spencer che nella Regina delle Fate la indica, insieme a Cerbero, come la generatrice della Bestia Latrante. La Chimera è citata anche nell’Iliade di Omero, nell’Eneide di Virgilio, nella Metamorfosi di Ovidio e nel Paradiso Perduto di Milton.
Fenice

La parola Fenice deriva dal termine greco phoinix, il cui significato è “rosso” o “albero solare”. La Fenice è un uccello fantastico e sacro dalle sembianze simili a quelle di un’aquila. Generalmente è rappresentata con il collo color dell’oro, il corpo rivestito di piume rosse e la coda azzurra con sfumature rosee. Questa creatura è protagonista di innumerevoli storie e racconti ma il più antico è stato scritto da Erotodo.
Egli ci racconta che questo meraviglioso uccello può vivere fino a 500 anni è ha la facoltà di rinascere dalle proprie ceneri, accese nel tempio di Eliopoli in Egitto, dopo la morte.
Nella simbologia cristiana la Fenice rappresenta la Resurrezione di Cristo. Il motivo di questo accostamento è da rintracciare nelle origini egizie del termine, che indicava, presso quelle popolazioni il “risplendere” o il “sorgere”.
Il termine egizio che corrispondeva all’immagine della Fenice era bennu.
Fenrir

Fenrir era un lupo dalle dimensioni gigantesche figlio del dio Loki e dell’orchessa Angrbodhra e incarnava, presso le popolazioni nordiche, le paure per il lupo. Dotato di una forza eccezionale, emetteva ululati che sconfortavano e terrorizzavano anche gli dei.
Ancora neonato Fenrir fu rapito dagli dei di Asgard perché per sua mano e dei suoi fratelli sarebbe giunta la fine del mondo. Nutrito da Tyr, figlio di Odino, divenne una creatura gigantesca tanto che, quando apriva la bocca, la mandibola toccava la terra e la mascella il cielo. Rimasto l’unico abitante di Asgard fu incatenato prima con una grande catena chiamata Laending e in seguito con Dromi, un’altra catena molto più resistente. Falliti entarmbi i tentativi, Fenrir fu bloccato per opera di un nano che usò il respiro di un pesce, le radici di un monte e il silenzio di un gatto. Così, una volta incatenato, gli fu conficcata una spada nelle fauci per far cessare i suoi terribili e gelidi latrati. Durante la resa dei conti Fenrir si liberò dalle catene e alleandosi con i Giganti inghiottì Odino rimanendo ucciso in seguito per mano di Vidharr. Fenrir è citato nell’Edda, nell’Edda di Snorri e nel poema di Percy MacKay Fenris the Wolf.
Idra

L’Idra di Lerna è un gigantesco essere acquatico della mitologia greca. Figlia di Echidna e Tifone è rappresentata con 7, 9, 50 e perfino 100 teste di cui solo una era mortale. Con corpo da drago, lunghi artigli e una possente coda era praticamente invulnerabile. Secondo la leggenda se si recideva una testa, nello stesso punto ne nasceva immediatamente un’altra. L’Idra viveva nel Lago di Lerna che simboleggiava il limite del regno della morte. L’eroe leggendario che sconfisse l’Idra fu Ercole durante una delle sue dodici fatiche. In questa impresa fu aiutato da suo nipote Lolao che, durante la battaglia, bruciava con dei tizzoni ardenti le ferite inferte con la spada da Ercole. Questo faceva in modo che la testa, una volta recisa, non crescesse di nuovo. Rimase così solo la testa mortale che, una volta tagliata, fu seppellita sulla strada di Eleunte, non prima di aver imbevuto alcune frecce nel veleno che ne fuoriusciva. Queste frecce furono di seguito utilizzate per uccidere Chirone, Nesso e Filottete.
Ippogrifo

Nella mitologia greca e romana è una bestia rappresentata con il corpo e le zampe posteriori di cavallo e con la testa, le ali e le zampe di un’aquilia o di un grifone.
Nel periodo rinascimentale la figura dell’Ippogrifo viene ripresa da Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso. L’autore ci narra che questa creatura è nata dall’unione di una giumenta con un grifone e fu scelta per simboleggiare qualcosa di impossibile da ottenere. Infatti Virgilio sostiene che il connubio tra cavallo e grifone, dato l’odio che regnava tra le due specie, fosse impossibile.
Per questo Ariosto scelse questa creatura fantastica per simboleggiare l’amore impossibile per l’amata Angelica. L’Ippogrifo dell’Orlando Furioso è rappresentato in maniera leggermente diversa, più vicina a quella di Pegaso, senza però intaccarne i simbolismi e le allegorie
Leviatano

Di origine fenicia simboleggiava la nube tempestosa che sconfigge Baal e porta sulla Terra l’onda benefica. Considerato da molti miti il mostro del Caos primigenio, il Leviatano è una gigantesco essere marino dominatore spietato di tutte le altre creatura del mare. Lungo diverse decine di metri, striscia come un serpente ed è munito, sul dorso, di un doppio strato di pelle formato da resistenti placche. Il ventre è ricoperto invece da squame taglienti, dalle narici esce del fumo intenso e dalla bocca sputa fiamme. Simile ad un drago fa ribollire l’acqua del mare al suo passaggio. Invincibile verso ogni tipo di arma può inghiottire il Sole e la Luna avvolgendoli tra le sue spire. Così, le forze del male, approfittando di questa momentanea oscurità, lanciano terribili malefici sulla Terra. Citato anche nella Bibbia da Giobbe viene associato, nell’immaginario collettivo, ad una creatura risvegliata e attiarata da una maledizione per sovvertire l’ordine esistente. La stessa Bibbia ci narra che il quinto giorno Dio creò due Leviatani, uno di sesso maschile e uno di sesso femminile, ma che poco dopo si trovò costretto ad uccidere il Leviatano femmina. Infatti Dio si rese ben presto conto che la possibile unione delle due creature avrebbe portato inevitabilmente alla fine del mondo.
Mephit

I Mephit sono creature alate che appaiono nelle varie iconografie fantastiche con l’aspetto più o meno umanoide. Spesso descritti come esseri malvagi sono di natura elementale nate dalla materia usata per la creazione. Così possiamo trovare i Mephit della terra, dell’acqua e dell’aria ma anche del fango, del sale e della polvere. Ma vediamoli in dettaglio:
Mephit dell'aria: simili a nembi biancastri con tratti umani e vortici al posto delle gambe.
Mephit dell'acqua: muniti di grandi occhi neri e scaglie sulla pelle sono di indole allegra, ma al contempo capaci di far perdere le staffe anche all’interlucutore più paziente proprio per il fatto di non prendere niente sul serio.
Mephit della terra: creature di aspetto robusto con il corpo tozzo e piuttosto pesanti. Hanno un’ostinazione innata e quando si impuntano diventano più duri della loro stessa natura.
Mephit del fuoco: simili a piccoli demoni sono rappreentati con una cerchia di fimme intorno al corpo e ridacchiano spesso in modo maligno e malevolo.
Mephit del sale: dal corpo di cristallo hanno gli occhi rossi e odiano tutto ciò che è liquido.
Mephit della polvere: hanno un ossessivo interessamento per tutto ciò che rigurda la morte, la pena e la sofferenza. Esili e tenebrosi vestono solitamente con abiti neri.
Mephit del vapore: si autoproclamano i migliori della razza Mephit; quando respirano emettono dalla bocca una nuvola di vapore e mentre camminano lasciano dietro di loro goccioline d’acqua e una sottile scia di vapore.
Mephit del ghiaccio: freddi nel loro essere fisico (sono infatti composti di ghiaccio e neve) lo sono anche dal punto di vista caratteriale. Distanti e indifferenti hanno la pelle lucida e gelida.
Mephit della melma: creature composte essenzialmente da fango, melma e sudiciume. Sgradevoli alla vista e all’olfatto si presentano sotto forma di un ammasso di fanghiglia verdognola.
Pegaso

Secondo la mitologia greca Pegasonacque da Medusa e Poseidonevenendo alla luce nel momento stesso in cui Perseo tagliò la testa di Medusa. Legato spesso ad eventi infausti quali le tempeste, nell’immaginario dell’età classica e in seguito dell’età medioevale, Pegaso rappresentava il traghettatore dell’Aldilà. Il suo nome deriverebbe da pegh che significa “sorgente” o, secondo altri autori, dal fatto che la sua nascita sarebbe avvenuta nei pressi delle sorgenti dell’Oceano. Creautura selvaggia e inquieta venne domato da Minerva e donato a Bellerofonte per uccidere la Chimera. Portata a termene questa impresa eroica Bellerofonte e Pegaso divennero inseparabili compagni di mille avventure fino a quando l’eroe decise di raggiungere, con l’aiuto del suo fido cavallo alato, gli dei dell’Olimpo. Quest’azione costò però cara a Bellerofonte che, secondo una delle versioni della leggenda, fu disarcionato dallo stesso Pegaso. Un’altra versione ci narra che lo stesso Pegaso fu punito, insieme al suo compagno, per aver osato una simile impresa. Bellerofonte fu scagliato sulla Terra mentre Pegaso venne trasformato in una costellazione e posto come punizione eterna davanti al carro dell’Aurora.
Scilla e Cariddi

Nella mitologia classica, soprattutto quella greca, Scilla e Cariddi erano due terribili creature del mare. Secondo alcune fonti Scilla era figlia di Forcide e Crateide; Cariddi invece fu concepita da Poseidone e Gaia. Dalla narrazione che ci è pervenuta leggiamo che in origine Scilla era una ninfa bellissima di cui si era innamorato Glauco; Scilla però, volendo rinunciare al suo amore chiese alla maga Circe una pozione per farlo allontanare. A questo punto però la stessa maga si innamorò di Glauco e vistasi respingere avvelenò l’acqua nei pressi della grotta dove abitava Scilla che venne tramutata in un orribile mostro. Anche Cariddi, che abitava la sponda siciliana dello stretto, fu trasformata in mostro da Zeus a causa del suo continuo appetito. Sia Scilla che Cariddi quindi rappresentavano i pericoli del mare e venivano spesso descritti nei racconti dei marinai come due enormi e terrificanti creature che inghiottivano le navi. Scilla veniva rappresentata con dodici piedi o tentacoli e sei teste ognuna con tre file di denti. Cariddi invece, che era la personificazione dei vortici marini, non ha sembianze ben definite e veniva raffigurato come un gigantesco gorgo all’imbocco dello stretto.
Unicorno

Animale mitico dall’aspetto elegante e soave ma allo stesso tempo forte e superbo. Generalmente rappresentato di colore bianco candido è munito di un unico corno in mezzo alla fronte. Le sue origini sono da ricercare in oriente, tra l’India e la Cina: la sua prima descrizione infatti si trova nel gran libro Li-Ki insieme a quelle della tartaruga, del drago e della fenice considerati creature benefiche. Trattandosi di molti secoli fa il Li-Ki ci descrive l’unicorno in maniera molto diversa da come viene raffigurato ora: le sembianze sono quelle di un grande cervo con il dorso di cinque colori e il ventre giallo; ha gli zoccoli di un cavallo, la coda di un bue ed è munito di un grande corno sulla fronte. Questo meraviglioso animale è senza dubbio una delle creature che più di tutte ha affascinato l’immaginario di varie epoche e civiltà. Ad “importare” in occidente la figura dell’Unicorno fu Ctesia di Cnido, un medico viaggiatore, appassionato di storia vissuto nel VI secolo a.C. Inizia così il vero mito dell’unicorno, animale dotato di misteriosi poteri, che diventa da subito brama di cacciatori e ricercatori di trofei.
Dopo il viaggio di Marco Polo in oriente e la successiva apertura delle porte dell’Asia all’Occidente inizia una caccia spietata all’unicorno senza curarsi del fatto che esistesse o no: l’importante era andare a caccia di fama e prestigio. Questa incredibile usanza terminò nel corso del Rinascimento e l’Unicorno giunge fino ai nostri giorni, rappresentato il più delle volte nei pressi di corsi d’acqua e incantevoli laghetti.
Viverna

La Viverna è una creatura che compare raramente sia nelle leggende medievali che nei bestiari.
Lunga fino a 10 metri è rappresentata generalmente di colore marrone con sfumature verdi e grigie, munita di ali, somiglianti a quelle di un pipistrello, e di un pungiglione, identico a quello di uno scorpione, sull’estremità della coda. Simile al drago si differenzia da questo per il fatto di non possedere zampe anteriori. Ma come il drago possiede enormi fauci e occhi di color rosso fuoco.
La sua apertura alare, che può raggiungere e superare i 15 metri di ampiezza, gli permette di effettuare grandi trasvolate o di scendere in picchiata per catturare le sue prede afferrandole per le zampe e uccidendole con la coda. Di origine romana era considerata portatrice di pestilenze in tutta europa e nel periodo medievale era addirittura identificata con Lucifero.
Arpie

Nella mitologia greca le Arpie erano mostri alati rappresentati con il volto femminile e il corpo di avvoltoio. In generale sono state rappresentate con il viso di donna e il corpo di un volatile. Le arpie sono figlie di Taumante ed Elettra anche se per altri autori sono figlie di Poseidone e Gaia o di Echidna e Tifone che generarono anche Cerbero e l'Idra. I loro nomi erano: Podarge, Aello, Ocipite, Tiella e Celeno anche se, nelle varie storie legate alle Arpie, alcuni autori riportano solo i nomi di Aello, Ocipite e Celeno, quest'ultima citata per la prima volta nell'Eneide da Virgilio. Queste creature mostruose impersonificavano la furia dei venti marini. Infatti durante le burrasche e le tempeste di mare le Arpie erano solite rapire i naufraghi. Più tardi furono considerate creature infernali che rapivano le anime dei morti per trasportarle nell’aria. Per l’Ariosto le Arpie erano addirittuara sette e impersonificavano i sette peccati capitali. Troviamo le Arpie nell’Odissea di Virgilio, nell’Inferno di Dante, nella Regina delle Fate di Spencer e nel Paradiso Perduto di Milton.
Le Arpie nell'Odissea
"ecco che le fanciulle le Arpie rapirono in aria,
e in balia delle Erinni odiose le diedero."
Le Arpie nell'Eneide
"Strofadi grecamente nominate
Son certe isole in mezzo al grande Jonio,
Da la fera Celeno e da quell'altre
Rapaci e lorde sue compagne arpie
Fin d'allora abitate..."
"Altro di queste
Più sozzo mostro, altra più dira peste
Da le tartaree grotte unqua non venne.
Sembran vergini a' volti, uccegli e cagne
A l'altre membra; hanno di ventre un fedo
Profluvio, ond'è la piuma intrisa ed irta,
Le man d'artigli armate, il collo smunto,
La faccia per la fame e per la rabbia
Pallida sempre, e raggrinzita e magra..."
Le Arpie nell'Orlando Furioso
"Erano sette in una schera, e tutte
Volto di donne avean pallide e smorte,
Per lunga fame attenuate e asciutte
Orribili a veder più che la morte:
L'alaccie grandi avean deformi e brutte,
le man rapaci, e l'ugne incurve e torte;
Grande e fetido il ventre, e lunga coda
Come di serpe che s'aggira e snoda..."
Centauro

Il Centauro, creatura fantastica della mitologia greca ha le sembianze umane nella parte superiore del corpo e di cavallo in quella inferiore. Abitanti della Tessaglia, i Centauri rappresentavano i pregi e i difetti del genere umano portati ai massimi livelli. Infatti, la mitologia, da quella greca a quella medioevale, presenta queste creature a volte come estremamente sagge altre come esseri capaci di indicibili crudeltà. I Centauri, discendenti di Issione e Nefele o Era, erano noti per essere degli inguaribili ubriaconi e violentatori di donne. Questa credenza nacque da un episodio che si verificò durante le nozze tra Ippodamia e Piritoo, re dei Lapiti. Infatti questi tentarono di violentare le donne e uccidere gli uomini, ma il re e il suo amico Teseo, uccisero molti Centauri cacciandoli in seguito anche dalla Tessaglia. Non tutti i Centauri però avevano questa indole. Chirone, per esempio, era considerato uno dei centauri più saggi e i suoi insegnamenti, soprattutto quello sull’arte della guarigione, lo fanno ritenere il padre fondatore della scienza veterinaria. Durante il periodo medievale, all'immagine del Centauro era associta quella dell'eretico proprio per il fatto che la dissociazione delle sue parti anatomiche lo rendeva simile allo stato equivoco dell'eretico: per metà cristiano e per l'altra metà pagano. Il Centauro nella gran parte dei casi è raffigurato armato di un arco o di una clava intento nella caccia di prede quali colombe o cervi, animali scelti entrambi a simboleggiare la debolezza dell'anima, facile preda del male. Troviamo i Centauri citati nell'Inferno di Dante come giustizieri delle persone che hanno usato violenza verso il prossimo. La collocazione dei Centauri nell'Inferno con tale compito sta proprio a simboleggiare la loro indole violenta perseguita durante la loro vitra terrena.
Echidna

Figlia di Ceto e Forco, l'Echidna ha le sembianze di donna con la parte inferiore del corpo a forma di serpente. Moglie di Tifone viveva in una grotta denominata Arima dove generò una serie di creature terrificanti. I figli attribuiti a Echidna sono la Chimera, l’Idra, le Arpie, la Sfinge, Ortro, Cerbero, Ladon e il Leone di Nemea. Altri autori le attribuiscono la maternità solo di Ortro, di Cerbero, dell’Idra e della Chimera. Altri autori le attribuiscono, come suoi figli anche la Sfinge e il Leone di Nemea avuti, insieme alla Chimera, da un rapporto incestuoso con il figlio Ortro. Nell’immaginario del mondo greco l’Echidna e la sua discendenza simboleggiavano le barriere alla realizzazione dell’ordine divino. La costruzione di quest’ordine presupponeva la distruzione di tutte queste terribili creature. Così, dopo che Zeus uccise Tifone, la sua opera di annientamento fu ripresa da varie figure mitiche ed eroi dell’antica Grecia quali Ercole (o Eracle) che durante le sue dodici fatiche annientò Ortro e Cerbero. Bellerofonte uccise la Chimera, mentre la morte di Echidna è avvenuta per mano di Argo.
Fauno

Nella mitologia romana Fauno era una creatura per metà capra (le zampe) e metà uomo.
Corrispettivo del dio Pan nella mitologia greca, Fauno era il protettore dei boschi e dei loro abitanti ma era anche il dio dell’agricoltura e dei pascoli.
I suoi passatempi preferiti erano corteggiare le belle ninfe e cacciare anche se non disdegnava spaventare gli uomini che incautamente passavano nei pressi dei suoi boschi. Sia a Roma che nell’antica Grecia Fauno (Pan) era diventato così popolare tra la gente tanto da essere adorato come una delle divinità più importanti.
A lui infatti venivano rivolte un gran numero di preghiere e le sue profezie venivano tenute in gran considerazione.
Nel medioevo il corrispettivo di Fauno era il Satiro.
Combattuto dalla popolazione, era ritenuto un uomo-bestia dalla forza straordinaria che attaccava le greggi e le mandrie.
Il suo rifugio, come per Fauno, era il bosco da cui usciva molto raramente.
Licaone

Il Licaone è una creatura della mitologia greca alla quale veniva assegnato il regno d’Arcadia. Figlio di Pelago e Melibea, Licaone aveva 50 figli. Le versioni sulla sua storia variano di molto da autore ad autore. In una di queste si narra che i figli del Re d’Arcadia erano tutti di indole malvagia, così Zeus, per metterli alla prova, scese sulla terra per assumere le sembianze di un povero che chiedeva del cibo. I figli di Licaone gli offrirono carne di manzo mescolata con quella umana. Zeus, infuriato, fulminò tutti i figli tranne uno, Nittimo, trasformando lo stesso sovrano in un lupo. In un’altra versione troviamo Licaone stesso che offre a Zeus della carne umana e questi, fuoribondo, mandò un catastrofico diluvio sulla Terra dove trovarono la salvezza solo Deucalione e la sua consorte Pirra. Alcuni studi fanno ritenere che il mito di Licaone ha voluto rappresentare il rito del cannibalismo, molto legato a Zeus Liceo. Si credeva infatti che chiunque avesse mangiato carne umana veniva trasformato in un lupo e costretto poi a girovagare senza meta per un decennio prima di riacquistare le sembianze di un uomo. Secondo alcuni autori, Licaone è da considerarsi il primo esempio di licantropo della storia.
Manticora

Nei bestiari medievali la Manticora era annoverata tra le creature fantastiche che vivevano nella lontana India. La prima descrizione della Manticora ce la fornisce Ctesia di Cnido, un viaggiatore greco vissuto tra il V ed il IV secolo a.C. La sua descrizione ci dice che questa creatura aveva una livrea color rosso, il corpo di leone e la testa umanoide. Era munita di tre file di denti sia sulla mandibola che su la mascella e aveva la codasimile a quella dello scorpione da cui era in grado di scagliare aculei avvelenati simili a dardi. Il nome Manticora potrebbe essere di origine persiana e significhirebbe “mangiatrice di uomini”. La sue capacità, oltre a quella di scagliare letali aculei era quella di compiere grandi balzi che le permettono di superare anche gli ostacoli più difficili. Creatura quasi invulnerabile può essere uccisa solo da un leone. Spesso citata nelle leggende cristiane, rappresenta l’incarnazione del malevolo o dello stesso Diavolo. Geremia, uno dei profeti della Bibbia e smantellatore infaticabile di false credenze, è spesso ritratto proprio con questa creatura al suo fianco.
Minotauro

Minosse, grande re di Creta, per avere il dominio assoluto sull’isola chiese a Poseidone di inviargli il suo toro bianco per poterlo sacrificare in suo onore. Una volta giunto sull’isola, Minosse, abbagliato dalla bellezza del toro, lo fece sostituire con uno qualsiasi, sicuramente meno bello. Così Poseiodone ferito e offeso per questa sostituzione indusse Pasifae, moglie di Minosse ad avere un rapporto amoroso con il toro bianco e da questa unione scaturì un essere abominevole, con le gambe umane e la testa e il busto di toro. Questa creatura, chiamata Minotauro, venne rinchiusa in un labirinto costruito dall’architetto Dedalo su ordine dello stesso Minosse. Quando Androgeo, il figlio di Minosse, rimase ucciso ad Atene durante i giochi tauromachici il re accusò gli ateniesi di omicidio e gli impose l’invio, ogni anno, di sette fanciulli e sette fanciulle da sacrificare al Minotauro. Per porre fine a questo eccidio Teseo, figlio di Egeo si recò a Creta e si introdusse nel terribile labirinto. Prima di entrarvi però chiese aiuto ad Arianna, altra figlia di Minosse che gli donò un gomitolo di lana. Questo sarebbe servito, una volta legato un capo alla sua armatura, a ritrovare la via d’uscita dopo aver sconfitto e ucciso il Minotauro. Così l’eroe ateniese uccise la creatura, chiamata anche Asterio, e fece ritorno in patria abbandonando la bella e innamorata Arianna dopo una sola notte d’amore.
Naga

I Naga sono creature con busto umano e coda di serpente annoverati nella mitologia indù.
Considerate semi-divinità, i Naga discendevano da Kadru, moglie di Kashyapa e abitavano il Patala, un’area infernale disseminata di fastose dimore e abitata da bellissime donne.
Considerati da Krishna una razza maledetta tanto da volerli annientare, i Naga si presentano invece nella mitologia indiana e indonesiana come esseri benevoli e di bellissimo aspetto. Soprattutto le femmine hanno una bellezza smisurata e vengono chiamate Nagi o Nagin.
Creature spesso associate all’acqua, i Naga sono i protettori delle sorgenti e dei fiumi; dispensano fertilità alle donne e mandano la pioggia nei periodi di siccità.
Talvolta però questi esseri sono anche associati a grandi catastrofi naturali quali alluvioni e tempeste.
Sirene

Inizialmente, le sirene erano, nella mitologia greca degli esseri volanti con testa di fanciulla che, col loro canto, attiravano i marinai portandoli verso una cattiva sorte, a infrangersi con la loro nave sugli scogli. Erano un pericolo per i navigatori. Nate dall'idea che il mare, lì dove non era ancora stato esplorato, era abitato da creature mostruose e maligne. Poi, nei secoli, da essere alato, divenne metà pesce, metà donna. Ma, ancora, rappresentavano un pericolo per i naviganti.
C'è chi pensa che le sirene siano esseri provenienti dalla sommersa isola di Atlantide, o comunque da uno sconosciuto mondo subacqueo. Sono molte le leggende che parlano di esseri mostruosi che, venendo dal mare, seminavano il terrore sulle coste del Pacifico e, a volte, rapivano poveri sventurati, portandoli con sé da dove erano venuti.
Già nella mitologia della Mesopotamia si parla di esseri anfibi, i cosiddetti Oannes. Le molte tavolette cuneiformi ritrovate parlano di sette saggi che giunsero nelle terre di Sumer più di 5.000 anni fa per istruire la razza umana. Questi esseri erano stati creati dagli Annunaki, che erano gli dei della mitologia mesopotamica. Queste leggende sono simili ad altre di altri popoli. Anche Platone ci racconta nei suoi scritti di una storia che aveva sentito da Solone, inerente sette saggi venuti dal mare che avevano portato la sapienza nell'antico Egitto, negli albori della civiltà. Anche nell'antico Giappone abbiamo i Kappas, che sono strani esseri con piedi e mani pinnate, che, anch'essi, vennero dall'Oceano Pacifico per istruire gli uomini. E qui, potremmo ricollegarci alle leggende relative mondi sommersi come quella di Atlantide e Lemuria (o Mu). Si pensa infatti che, millenni fa, queste due isole fossero il centro di due grandi imperi. Su entrambe, può essere che si sperimentassero cose inimmaginabili, armi micidiali di distruzione di massa ed esperimenti genetici con lo scopo di creare una razza invincibile di guerrieri. Le sirene potrebbero essere il risultato di uno di questi esperimenti, e forse sopravvissero alla distruzione che investì queste civiltà.
Parlando di tempi più recenti, i passeggeri di un mercantile dichiararono che esiste un serpente nel golfo di Aden che ha la testa simile a quella di un bulldog. Molti anni prima erano stati ripescati nello stesso golfo due sirenoidi, uno di sesso maschile ed uno di sesso femminile. Per molti si trattò di una sofisticata burla, per altri, dell'unica vera prova dell'esistenza di strani esseri, simili a sirene, nei mari più inesplorati. D'altronde, peccheremmo di presunzione se pensassimo di conoscere al 100 % le specie viventi presenti sulla Terra. Infatti, di tanto in tanto, gli zoologi scoprono specie animali che si pensava non fossero mai esistite o fossero ormai estinte. Noi non sappiamo se i sirenoidi di Aden siano o non siano stati reali, tuttavia non si più escludere a priori nessuna possibilità.
Di questi sirenoidi ora non ne rimane più traccia. Questo complica ancor di più le cose.
Resta il fatto che le sirene, così come tanti altri esseri fantastici, rimangono un mistero affascinante, capace ancora di farci sognare.

23:26
Scritto da: angelus.1985
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Nostradamus

Il suo interesse per la magia e l'occultismo lo portò a viaggiare in lungo e in largo e la sua fama di veggente si diffuse molto presto.
Era in Italia quando avrebbe incontrato un monaco e si sarebbe inginocchiato davanti a lui, chiamandolo "Sua Santità".
Circa 45 anni dopo, il monaco sarebbe diventato Papa Sisto V.
Nel 1554 si risposò con una ricca vedova, che gli diede sei figli, e l'anno dopo iniziò a pubblicare le sue profezie.
Per le sue divinazioni, Nostradamus usava un metodo antico: di notte, guardava in una ciotola d'acqua posata su un tripode di ottone, finché l'ispirazione non s'impossessava di lui: allora, udiva e vedeva gli eventi futuri.
I pronostici venivano espressi in quartine che, a gruppi di 100, formano le Centurie, eccetto la settima centuria, che ne comprende 42.

L'ordine cronologico è deliberatamente confuso, ma molte quartine sembrano confermare eventi verificatisi nella realtà.
Sembra che Nostradamus abbia predetto il destino di Napoleone; la rivoluzione americana e la guerra di secessione; l'abdicazione di Eduardo VIII; gli assassini di Abramo Lincoln, John F. Kennedy e Robert Kennedy, il successo, in Iran, dell'ayatollah Khomeini.

Malgrado una così lunga durata della sua influenza, Nostradamus, che credeva che la conoscenza e l'intervento umano permettesse di mutare l'avvenire, sarebbe molto deluso nel constatare quanto poco siano serviti all'umanità i suoi pronostici per evitare i disastri in cui è incorsa.
NOSTRADAMUS E IL 2012

Come abbiamo visto, l’evento di maggior importanza del 2012 è costituito dall’ingresso di Nettuno in Pesci. Dove il Pianeta ha la sua maggior potenza espressiva,. Ecco cosa scriveva, a metà del 1500, il celebre veggente Nostradamus:
III.1
Dopo conflitto e battaglia navale,
Il grande Nettuno sarà al suo più grande potere:
Farà impallidire di paura il rosso avversario,
Ponendo il grande oceano in spavento.
Quindi gia’ il 2012 (quando “il grande Nettuno sarà al suo più grande potere”) sembra un periodo di conflitti e tensioni, addirittura una battaglia navale. Ma il veggente non da’ rilevanza tanto alla battaglia quanto alla forza di Nettuno (che farà impallidire il rosso avversario, ossia Marte, per la sua violenza espressiva) provocando dei maremoti.
Ancora, il veggente in altra quartina (che alcuni associano ad un possibile avvistamento degli UFO ma che a nostro giudizio non mostra nulla di tutto ciò), scrive:
I.46
Molto vicino ad Aux, Lectore e Mirande
Gran fuoco dal cielo in tre notti piomberà:
Evento accadrà davvero stupendo e mirabile:
Poco dopo la terra tremerà.
Si direbbe la descrizione, anche piuttosto precisa, della caduta di alcuni pezzi di asteroide sulla terra, cosa che provocherebbe in effetti mare- e terremoti.
Ma ecco una quartina ancora più esplicita:
V.53
La legge di Sole e Venere contesa
Appropriandosi lo spirito di profezia:
Nè l’uno nè l'altro ne saranno intesi,
Per terrà la legge del grande Messia.
“La legge di Sole e Venere” collegata alla “profezia” è quella relativa al 2012 e il resto della quartina sottolinea che nessuno crederà a questa profezia in quanto sulla Terra prevarrà una concezione più giudaico-cristiana.
CONCLUSIONI
Comparando l’Astrologia con le profezie più conosciute gli auspici per ciò che ci attende a dicembre 2012 non sono certo dei migliori ma, come invita anche Nostradamus, non si tratterà della fine del mondo ma semplicemente della fine di un ciclo e l’inizio di un altro, che può essere anche migliore.
Centurie
X,74
Alla rivoluzione del grande numero sette,
Apparirà ai tempi giochi d’Ecatombe.
Non lontano dalla grande età del millennio
Coloro che entrano, usciranno dalle loro tombe
Significato
L'Europa abbandonando i principi fondatori, svilupperà una politica basata sul solo profitto, lasciandosi governare da uomini senza scrupoli, questi porteranno il popolo ad una vera ecatombe. Nel terzo millennio, solo i popoli che bandiranno tale politica scamperanno a tali sofferenze.
Centurie
V,98
A quarantotto gradi climatici,
Alla fine del Cancro così grande siccità,
Pesci nel mare, fiumi, lago cotto disseccato.
Spalancato, rovinato dal fuoco nel cielo maledetto.
Significato
Questa quartina profetizza i disastri ambientali che l'uomo provocherà se non modificherà l'attuale sistema, che sta bruciando e inquinando velocemente le risorse della terra. Gli effetti prodotti dall'inquinamento porteranno grandi sconvolgimenti climatici e siccità. Il sole prive di barriere naturali, provocherà enormi distruzioni e malattie.
Centurie
I,91
Gli dei si mostreranno agli uomini,
Quando essi saranno autori di grande conflitto,
Prima il cielo visto sarà come spada e lancia,
Che verso la mano sinistra porterà più grande afflizione.
Sinificato
La scelta di illudersi di governare il mondo con l'uso delle armi, presto ci porterà verso la III guerra mondiale. Dal cielo gli Dei (gli alieni) si mostreranno agli uomini ammonendoli con tutta la loro potenza, costringendoli alla ragione, e porre fine alla follia dell' uomo.
Centurie
II, 39 Futuro III conflitto Mondiale
" Un anno prima dell'Italico conflitto,
Tedeschi, Francesi, Spagnoli per il potente,
La capo-scuola della repubblica cadrà,
Dove, salvo pochi, saranno morti soffocati. "
Significato
Questa quartina profetizza che l'Italia si unirà agli altri paesi Europei per sconfiggere una potente nazione, solo un anno dopo l'inizio del conflitto, di cui solo pochi si salveranno dalla propria follia.
Centurie
II, 57 Futuro terzo conflitto Mondiale (?)
" Prima del conflitto il grande muro crollerà,
Del grande la repentina morte compiangeranno,
Per imperfetta nave la maggior parte nuoteranno,
E accanto al fiume di sangue la terra tingerà. "
Significato
Prima del conflitto, il muro dei due blocchi crollerà (URSS), e presto i popoli compiangeranno l'unico grande che poteva evitare tale disastro. Il male si fonderà in un unico grande male, e seminerà ingiustizie e disastri, e la terra sarà attraversata da fiumi di sangue.
Centurie
X, 72 L'anno 1999 oppure Settembre 2001
" L' anno millenovecentonovantanove al settimo mese,
Dal cielo gran Re del terrore calerà:
D' Angumese il gran Re risusciterà,
Per tempo prima e dopo Marte regnerà. "
Significato
Questa quartina, si riferisce sempre alla guerra. Che porterà dal cielo morte e distruzione. (Vedi le ultime guerre da parte della Nato). Da tale belligeranza si affermerà l'idea di risolvere i conflitti con l'uso delle armi. Tale stato di belligeranza regnerà per un certo tempo.
Centurie
V,43
Saranno viste in cielo armi battersi:
Colui nel mezzo i divini nemici,
Vorranno le leggi sante ingiustamente abbattere
Per fulmine e guerra molti credenti a morte messi.
Significato
Con questa quartina, Nostradamus, vuole dirci che i divini nemici (Alieni), dopo un breve conflitto con la terra, per impedire nuove distruzioni e morte, edificheranno un nuovo ordine di vera pace e fratellanza tra gli uomini.
Una lettera scritta al figlio Cesar come introduzione alle Centurie si legge:
"Prima che la Luna abbia completato il suo intero ciclo, il Sole e poi Saturno verranno. Dai segni celesti, regno di Saturno verrà una seconda volta così che tutto è calcolato ed il mondo si avvicina al suo ciclo finale."
Tale lettera apocalittica, afferma che nel cielo ci saranno segni di sconvolgimenti cosmici per ben due volte. Da saturno la seconda volta, la terra subirà cataclismi e distruzione planetaria, per dare inizio ad una Nuova Era.
23:22
Scritto da: angelus.1985
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06/12/2008
Il Regno di Akakor
Il libro del giornalista tedesco Karl Brugger rivela una storai incredibile. Antichissime città perdute nel cuore delle foreste brasiliane custodiscono segreti legati alla discesa di esseri di altri mondi.
Con questo articolo è nostra intenzione aprire uno spazio in cui affrontare la storia in un'ottica nuova. Sulla scorta dell'esame di antiche tradizioni perdute e anomali reperti archeologici ricollegabili alla visita di antichi viaggiatori cosmici sul nostro pianeta, andremo alla scoperta dell'origine di alcune grandi civiltà antenate di quella attuale.
Gli alleati eletti

L'avventura del giornalista tedesco Karl Brugger ha inizio in un bar di Manaus, Brasile, il 3 Marzo 1972. La lunga permanenza nelle foreste amazzoniche e la profonda conoscenza delle tradizioni indios gli permettono di entrare in contatto con Tatunca Nara, ultimo capo della sconosciuta tribù degli alleati eletti, gli Ugha Mongulala.Foresta dell'Amazzonia, custode degli antichi segreti di Akakor Il racconto che segue, conservato nei libri sacri della Cronaca di Akakor, noti come Il Libro del Giaguaro, Il Libro dell'Aquila, Il Libro della Formica e Il Libro del Serpente d'Acqua, segna per sempre la sua vita.
Nel 13.000 a.C. brillanti navi dorate scesero nelle giungle lussureggianti del Sudamerica, guidate da maestosi stranieri con la carnagione bianca, il volto contornato dalla barba, folta chioma nera con riflessi blu, sei dita alle mani e ai piedi. Il ricordo della loro discesa permane imperituro nella memoria dei nativi. Dissero di provenire da Schwerta, una costellazione lontanissima con innumerevoli pianeti, che incrocia la Terra ogni 6.000 anni. Sconosciuta la tecnologia in loro possesso: pietre magiche per guardare ovunque nel mondo, arnesi che scagliano fulmini e incidono le rocce, la capacità di aprire il corpo dei malati senza toccarlo.
Con infinito amore donarono agli indios il lume della civiltà e gettarono le basi di un impero vastissimo che comprendeva Akakor, la fortezza imprendibile di pietra, nella vallata sui monti al confine tra Perù e Brasile, Akanis in Messico e Akahim in Venezuela, le grandiose città di Humbaya e Patite in Bolivia, Emin sul Grande Fiume e Cadira, e maestosi luoghi sacri: Salazare, Tiahuanaco e Manoa sull'altopiano a sud.
Sotto Akakor, una rete vastissima di 13 città sotterranee, nascoste alla vista degli intrusi, come arterie invisibili percorrono le millenarie foreste brasiliane. La loro pianta riproduce fedelmente Schwerta, la dimora cosmica degli Antichi Padri. Una luce innaturale le illumina all'interno, mentre un ingegnoso complesso di canalizzazioni porta aria e acqua sin nelle sue profondità.
Il potente dominio, che contava sotto di sé 362 milioni di individui, durò tremila anni quando nell'Ora Zero, il 10.481 a.C., gli Antichi Padri ripresero la via del cielo con la promessa di ritornare.Il capo Tatunka Nara La Terra parve piangere per la loro scomparsa e 13 anni dopo un'immane catastrofe si abbatté sul pianeta e sconvolse il suo aspetto, seminando ovunque morte e desolazione. Gli uomini persero la fede negli Dei, degenerando e commettendo azioni crudeli nei millenni a venire. Seguì un seconda catastrofe. Una stella gigantesca dalla coda rossa impattò la Terra, provocando un immane diluvio.
Secondo le parole dei Sacerdoti: "Quando la disperazione avesse raggiunto il culmine, i Primi Maestri sarebbero tornati". E nel 3.166 a.C. ricomparvero le navi d'oro. Lhasa, il "Sublime", regnò ad Akakor e suo fratello Samon volò sul Nilo per fondare un secondo impero, le terre sudamericane, che regolarmente visitava, a bordo di immense navi. Vari reperti scoperti dagli archeologi confermano la presenza egiziana in Sudamerica, come la "Roccia delle Scritture" che l'antropologo George Hunt Williamson rinvenne sulle Ande nel 1957, istoriata da geroglifici simili a quelli egizi, venerata dai nativi locali e collegata alla discesa di antenati spaziali che dimoravano nel Gran Paititi. Il principe di Akakor governò con saggezza riorganizzando l'impero distrutto ed eresse nuove città come Manu, Samoa, Kin, in Bolivia e Machu Picchu in Perù. Trecento anni rimase sulla Terra finchè un giorno si diresse sulla montagna della Luna, sopra le Ande e disparve nel cielo in un fuoco. Partenza che riecheggia moltissimo quella di Quetzalcoatl, divinità messicana.

Akakor si svela
Millenni di guerre contro le tribù nemiche videro Akakor cadere e risorgere più volte, stringendo anche alleanze con stirpi straniere giunte da lontano. Le tradizioni Ugha Mongulala parlavano di popolazioni bianche come i Goti che visitarono le loro terre. A riconferma delle antiche cronache medievali nelle quali navi vichinghe partite all'esplorazione di mondi lontani, dopo un naufragio, approdarono sulle coste del Sudamerica. Nella sierra di Yvytyruzu, in Paraguay, l'archeologo Jacques de Mahieu ha scoperto un masso pieno di caratteri runici, disegni dei drakkar, le navi vichinghe, e di un uomo barbuto con armatura. Oggi, le popolazioni di quei territori sono di pelle bianca, hanno torace sviluppato e barba.
Karl BruggerMa un evento ancor più strano, preconizzato nelle antiche scritture degli Antenati Divini, è l'arrivo ad Akakor di 2.000 soldati tedeschi. Il Führer aveva abbracciato le idee della società segreta Thule (dal nome di un luogo al Polo Nord abitato dalla civiltà degli Iperborei) gruppo esoterico incaricatosi di custodire le conoscenze perdute. L'esistenza di una razza antichissima che viveva in cavità sotterranee stimolò la sua curiosità, spingendolo a inviare numerose spedizioni in tutto il globo per accertare la veridicità dei suoi studi occulti.
Il contingente tedesco partito da Marsiglia verso l'Inghilterra nel 1941 a bordo di un sottomarino era ignaro della destinazione e dello scopo della missione: prendere contatto con la "tribù degli alleati eletti".
Un resoconto di viaggio del navigatore greco Pitea di Massalia, nel IV sec a.C., il De Oceano, narra la partenza da Massalia, l'antica Marsiglia, per giungere alla mitica Thule ubicata nei ghiacci remoti nel lontano Nord. Molto probabilmente la città francese custodisce segreti esoterici noti ai nazisti da lungo tempo. La permanenza dei soldati portò all'unione tra i due popoli, i quali ancora oggi vivono in numero di trentamila ad Akakor inferiore, come pure sono abitate le città di Boda e Kish sotto di essa e la poderosa Akahim.

Il patrimonio degli Dei
Il Tempio del Sole di Akakor, vigilato da guardie armate, custodisce mappe segrete vergate dagli Antichi Padri che mostrano il cosmo di millenni prima, con altre lune, un'isola perduta ad Ovest e una terra nell'Oceano, inghiottite dai flutti nel corso di un'epica battaglia stellare, tra due progenie di Dei, le cui conseguenze investirono persino i pianeti Marte e Venere. I documenti raccontano inoltre che i Signori del Cielo portarono l'uomo da un pianeta all'altro fino a giungere sulla Terra.
Il teorico nazista Hörbiger aveva postulato l'esistenza di varie lune nelle ere perdute della Terra; inoltre le mappe si ricollegano ai disegni del ricercatore britannico David Davenport sulle rotte stellari dei Vimana indiani verso il nostro pianeta (Cfr. F. Terzi, Notiziario UFO, Giugno '98). Fedeli ai desideri dei Primi Maestri, i sacerdoti raccolsero tutto il sapere e la storia della tribù Eletta in libri poi custoditi in una sala scolpita nella roccia all'interno delle dimore sotterranee. Nello stesso luogo gli enigmatici disegni dei Padri Divini sono incisi in verde ed azzurro su di un materiale sconosciuto. Disegni che né l'acqua né il fuoco riescono a distruggere. Nei sotterranei giacciono anche armi simili a quelle dei tedeschi appartenute agli Dei, l'astronave di Lhasa, un cilindro di metallo ignoto che volava senz'ali, e un veicolo anfibio che attraversava le montagne.
Tatunca Nara in persona vide una sala rischiarata da una luminosità azzurrina che mostrava in animazione sospesa quattro persone, tra cui una donna, con sei dita alle mani e ai piedi, entro contenitori di cristallo pieni di liquido.Scrittura dei padri di Schwerta Molti si chiedono se questa misteriosa città sotterranea non sia solamente frutto di un racconto fantasioso. Il ricercatore italiano Antonio Filangeri ha verificato le credenziali di Karl Brugger direttamente dal fratello Benno, nel corso di un suo viaggio a Monaco negli anni '50, ottenendo nuove informazioni. Benno rivelò che dopo la morte di Karl, colpito in circostanze misteriose da una pallottola nel 1984, il Consolato Tedesco aveva perquisito l'appartamento di Karl a Rio de Janeiro confiscando tutta la documentazione relativa alla spedizione di Akakor. In seguito, le casse con gli incartamenti furono oggetto di diversi tentativi di furto. Inspiegabilmente il Console di Rio venne trasferito in Costa d'Avorio con i documenti al seguito. Parte del materiale scomparve poi misteriosamente quando giunse in Germania su richiesta di Benno.
Un alone di mistero sembrava aleggiare attorno ad Akakor.
Quando Tatunca Nara avviò delle trattative con alti ufficiali bianchi per fermare lo sterminio indiscriminato degli indios, che prosegue tuttora indisturbato da parte delle autorità, ebbe modo di affidare alcuni scritti degli Dei al vescovo Grotti che dopo aver spedito i documenti in Vaticano, perì in un incidente aereo. Coincidenze? Tatunca Nara, profondamente disgustato dalla civiltà dei barbari bianchi, con le loro feroci contraddizioni, afferma con orgoglio: "Noi siamo uomini liberi del Sole e della Luce. Noi non vogliamo gravare il nostro cuore del peso della loro fede errata e bugiarda". Con pazienza attende il ritorno degli Dei. O forse gli Dei, nascosti ad Akakor, attendono con pazienza che gli uomini tornino a loro stessi.

Akakor risorge
Molti si chiedono se la misteriosa città sotterranea non sia solamente frutto di un racconto fantasioso.
Il ricercatore Antonio Filangeri ha verificato le credenziali di Karl Brugger direttamente dal fratello Benno nel corso di un suo viaggio a Monaco negli anni '50, ottenendo nuove informazioni. Benno rivelò che dopo la morte di Karl, colpito in circostanze misteriose da una pallottola nel 1984, il Consolato Tedesco aveva perquisito l'appartamento di Karl a Rio de Janeiro, confiscando tutta la documentazione relativa alla spedizione di Akakor. In seguito, le casse con gli incartamenti furono oggetto di diversi tentativi di furto. Inspiegabilmente, il console di Rio venne trasferito in Costa d’Avorio con i documenti al seguito. Parte del materiale scomparve poi quando giunse in Germania su richiesta di Benno. Un alone di mistero sembrava aleggiare intorno ad Akakor.
Quando Tatunca Nara avviò delle trattative con alti ufficiali bianchi per fermare lo sterminio indiscriminato degli indios, che prosegue tuttora indisturbato da parte delle autorità, ebbe modo di affidare alcuni scritti degli dèi al vescovo M. Grotti che dopo aver spedito i documenti in Vaticano, perì in un incidente aereo. Coincidenze?
Tatunca Nara è profondamente disgustato dalla civiltà dei barbari bianchi, con le loro feroci contraddizioni, e afferma con orgoglio: "Ma noi siamo uomini liberi del Sole e della Luce. Noi non vogliamo gravare il nostro cuore del peso della loro fede errata e bugiarda". Con pazienza attende il ritorno degli dèi. O forse gli dèi, nascosti ad Akakor, attendono con pazienza che gli uomini tornino a loro stessi.
L'approfondimento
Il Terzo Reich non fu il solo a interessarsi ad Akakor. La ricerca di un'antica civiltà scomparsa, le cui rovine colossali giacciono sepolte sotto le foreste del Sudamerica, è stato il sogno di numerosi avventurieri nel corso delle varie epoche. Già nel 1530 l'ufficiale di Pizzarro, Francisco Orellana, favoleggiava di un reame pieno d'oro tra il Rio delle Amazzoni e il fiume Orinoco. I Gesuiti sono in possesso di antichi scritti di viaggio relativi a un antica popolazione che dimora in una città maestosa nella giungla brasiliana.
Un gruppo di sette uomini, guidato da Hamilton Rice, si spinse nella Sierra Parima, tra il Venezuela e il Brasile nel 1925 alla scoperta di Ma-Noa, la capitale del leggendario El Dorado. Curiosamente il nome ricorda Manu, una delle città costruite da Lhasa.
La documentazione più importante riguardo l'esistenza di scomparse civilizzazioni antecedenti a quelle conosciute proviene del colonnello Percy Harrison Fawcett, cartografo della National Geografic Society. In Sudamerica si dedicò alla consultzione del Manoscritto dei Bandeirantes, della prima metà del 1700, al Museo dell'Indio di Rio, che descriveva l'esplorazione delle foreste amazzoniche da parte di un gruppo di venti uomini e la scoperta di una metropoli di pietra deserta dalle mura gigantesche. Organizzata una spedizione del 1925 in Mato Grosso, si inoltrò con il figlio Jack lungo il Rio Araguaia, entrando in contatto con varie tribù di indios che conservavano nelle loro tradizioni il ricordo di una provenienza stellare. Proprio quando sembrava aver raggiunto le vestigia di remote città illuminate da luci fredde, scomparve misteriosamente in estate nell'alto Rio Xingu.
Nel 1946 è la volta di Leonard Clark, che in un resoconto di viaggio, divenuto poi un libro dal titolo I fiumi scendevano a Oriente (Tea, 2000), narra il ritrovamento di sei delle sette città dell'El Dorado nelle Ande Peruviane. Undici anni dopo Antonio Filangieri stimolato dai racconti del colonnello Fawcett ricalcò lo stesso itinerario e constatato che molti luoghi collimavano, partì per un secondo viaggio, in modo da verificarne le scoperte archeologiche e raccogliere informazioni sulla sua scomparsa, viaggio da cui dovette desistere, come egli stesso riferisce, "per drammatici eventi sopraggiunti". L'archeologo brasiliano Roldao Pires Brandao individuò una montagna tra il Brasile e il Venezuela, il Pico De La Neblina, nel 1975 e quattro anni dopo, nello stesso posto, tre piramidi di 150 metri accanto a un complesso urbano nascosto dalla foresta.
Ai giorni nostri il ricercatore Marco Zagni, si è assunto il compito di svelare l'esistenza di scomparse civiltà preincaiche, organizzando una spedizione in Perù, nelle zone di Pantiacolla, del fiume Pini Pini e di Pusharo, dove, in base alle testimonianze di una spedizione francese smarritasi nel 1979, esisterebbero indios di due metri, strane formazioni piramidali, fotografate dal satellite LandSat, e i "Soccabones", fitta rete di cavità sotterranee. Anche gli archeologi sono propensi nel riconoscere che tra il 6.000 e il 4.000 a.C. sia fiorita una "Civiltà Amazzonica" dei "Mogulalas", formata da numerose città-stato, che si estendeva dal Venezuela alle Ande peruviane. Una conferma esoterica giunge anche dal libro di Leo e Viola Goldman, I Misteri del Tempio (Edizioni Synthesis, 1998), il cammino iniziatico di una donna nella città nascosta di Ibez, all'interno della montagna sacra del Roncador in Mato Grosso, popolata da Maestri divini che, scampati alla distruzione di Atlantide con i vimana, crearono le civiltà inca, maya e atzeca.
02:32
Scritto da: angelus.1985
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25/11/2008
I Draghi

I draghi sono inoltre molto fieri di sé, orgogliosi e consapevoli di essere tra le creature più potenti al mondo. Per tale ragione si reputano talmente superiori alle altre razze che non si intromettono quasi mai nelle vicende altrui, se non per diretto interesse. Amano la solitudine e detestano l'aggregazione, pertanto in centinaia di anni non risulta abbiano mai formato una vera e propria comunita'. Tuttavia, in base alle leggende tramandateci nei secoli, sembrerebbe quasi che i draghi che oggi conosciamo siano di indole di gran lunga peggiore rispetto a quelli che abitavano Virtude secoli or sono, quando ancora la terra era giovane. Risulta infatti che da creature sagge e benevole quali erano, in un momento non precisato stimato circa cinquecento anni fa, si trasformarono nei feroci, aggressivi e biasimevoli mostri che appaiono ai nostri occhi oggi.
Sembra infatti che in quell'epoca la loro ragione e centenaria saggezza vennero inspiegabilmente oscurate dalla brama di potere e dall'estremismo religioso che condussero la loro razza alla completa distruzione ed il mondo stesso sull'orlo dell'apocalisse. Durante tutta l'età primordiale non risultano testimonianze dell'esistenza di draghi, e i nostri antenati ne avevano nozione solamente tramite antiche leggende che narravano le gesta di queste divine creature. I draghi che possiamo tuttavia osservare al giorno d'oggi sono profondamente differenti rispetto ai loro assennati antenati. Gli odierni draghi sono schiavi della brama ossessiva di ricchezze ed artefatti magici, capace di accecare la loro saggezza al punto di scatenarne l'ira distruttrice persino contro gli inermi e gli innocenti.
Fortunatamente i draghi oggi costituiscono una minaccia relativamente modesta, principalmente perche' la loro presenza nel nostro mondo e' molto inferiore rispetto ai secoli d'oro della loro razza e soprattutto perche' essi tendono ad isolarsi gli uni dagli altri, vivendo in luoghi impervi e talvolta raggiungibili solamente mediante volo. Vi sono leggende secondo cui alcuni draghi vivrebbero da qualche parte aldilà del vasto oceano. La razza dei draghi si suddivide in varie specie, ordinate a seconda delle abilità magiche, dei luoghi d’origine e dell’allineamento morale, e ciascuna specie è caratterizzata da un determinato colore. In particolare possiamo distinguere nel mondo di Virtude:
Draghi Rossi
Draghi Neri
Draghi Verdi
Draghi Dorati


La storia remota dei Draghi

Ciò che sono sul punto di narrarvi risale a tempi molto più remoti dell'arrivo dell'uomo sulle terre di Virtude. Tale conoscenza ci è stata tramandata da antichissime leggende di cui oggi pochi ricordano l'esistenza. Poco o nulla si conosce dell’età che precedette il nostro arrivo su questa nuova terra. Una delle poche certezze è appunto che i draghi da tempi immemori abitavano il nostro mondo e che la loro razza conviveva con tutte le altre specie in pace ed armonia. Il male stesso non aveva ancora fatto la sua comparsa nel nostro mondo e l'equilibrio più perfetto e puro tra Caos ed Ordine regnava sovrano e garantiva felicita' e prosperita' ad ognuno. Questa situazione idilliaca ebbe tragicamente fine nel momento in cui il male si insinuò subdolamente nel nostro mondo, manifestandosi nella più feroce e sanguinosa guerra che mai le verdi e ridenti colline di Virtude avevano visto. Piu' di cinquecento anni fa, infatti, per ragioni tuttora inspiegabili, i saggi ed integerrimi draghi, colpiti da chissà quale funesta ed irrefrenabile follia, uscirono in massa dalle loro tane e si divisero in fazioni opposte che presto sprofondarono in una mostruosa guerra per la supremazia sul nostro mondo.
Questa folle ed insensata guerra si protrasse per diversi decenni e, se da una parte decimò la specie dei draghi sino a quasi l'estinzione, dall'altra coinvolse anche ogni altra razza e ridusse Virtude in uno stato apocalittico...Pochissimi erano i superstiti in un mondo ormai devastato dalla furia distruttrice dei draghi. Tra le centinaia di razze che stavano lentamente scomparendo dal nostro mondo solo una fu in grado di opporsi alla follia suicida dei draghi per cercare di porre fine alla guerra: gli Elfi. Questi unirono le loro forze ed i loro poteri al fine di fermare la furia dei draghi, ma non avrebbero mai avuto alcun successo se non avessero potuto contare sul fondamentale supporto di alcune frange degli stessi draghi che erano ormai divenuti contrari alla guerra e volevano in ogni modo porvi fine.
Lunghi e terribili furono gli anni, o forse i decenni, di questa guerra e ancora oggi in alcune zone del mondo si possono vedere i martiri che la terra ha subito durante i furiosi scontri. Questa guerra portò alla rovina l'intera razza dei Draghi, non ci furono ne vincitori ne vinti e tutte le fazioni riportarono ingenti perdite... Fu cosi che la razza dei Draghi rischiò di scomparire per sempre dalla faccia di Virtude. I pochi superstiti della grande guerra dei draghi decisero di emigrare oltre il vasto oceano, più di duecento anni prima dell'arrivo dell'uomo, dove tutt'ora vivono lontani dal mondo. Gli uomini infatti molto raramente hanno incontrato un drago, cosa che ha reso queste creature ancora più leggendarie e fantastiche nelle tradizioni popolari dei popoli di Virtude.
Londra, ritrovato il cucciolo di un «drago»
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LA CREATURA - Il cucciolo di drago è alto 30 centimetri e, nonostante l'età, è perfettamente conservato in un barattolo di vetro, sommersa nella formaldeide. Le analisi metteranno la parola fine a questo mistero.
Ma una cosa è sicura: le stesse domande che si pongono gli studiosi oggi se le posero anche i loro colleghi 100 anni fa. La creatura, infatti, è stata ritrovata sotto un cumulo di roba vecchia da un certo David Hart, nipote di Frederick Hart, un tempo facchino del Museo di Storia Naturale di Londra. Hart ha raccontato che quel barattolo era stato inviato al prestigioso istituto della capitale da un gruppo di scienziati tedeschi attorno al 1890, quando era fortissima la rivalità tra i due Paesi. Tuttavia, il museo di Londra pensò che si trattasse di uno stratagemma per mettere in berlina il Regno Unito di fronte alla comunità scientifica mondiale e stabilì che quel piccolo di drago non era altro che un pupazzetto.
Così, il barattolo con la formaldeide ed il suo contenuto venne dato ad Hart e con il passare degli anni finì in uno scatolone nella collezione di cimeli di famiglia.
PROPAGANDA - Secondo Allistair Mitchell, un amico di David Hart, i tedeschi volevano «screditare» gli inglesi. Se questi avessero dichiarato che il drago era genuino «sarebbe stato un grande colpo di propaganda», ha commentato. Alcuni dei documenti relativi al «regalo» sono in tedesco, ha affermato Mitchell, e risalgono al 1890. David Hart, un magazziniere 58enne che vive in un quartiere Sud di Londra, ha raccontato di aver trovato il barattolo per caso, nel suo garage, dove lo aveva lasciato il padre (ora defunto) circa 20 anni fa, quando questi si trasferì fuori Londra. Adesso Mitchell vuole andare fino in fondo: presto sottoporrà il drago a una biopsia per vedere se è fatto di materiale organico oppure di cera o gomma. In ogni caso, ha affermato, «è perfetto. È veramente sbalorditivo, anche se visto da vicino non si riesce a capire se è vero o finto».
Burla o realtà?
Il cucciolo di drago è un falso, Allistair Mitchell, è l'autore ed è uno scrittore che ha ideato questa farsa per ottenere notorietà, per farsi conoscere e per ottenere un lavoro che è riuscito ad avere.
Di seguito una foto di Allistair Mitchell con il "cucciolo drago"tratta dal sito della BBC.

Il cucciolo di drago è stato dichiarato falso fin dal gennaio del 2004.
Le dimensioni reali della "creatura"erano 30 pollici circa 76 centimetri non trenta centimetri come dichiarato da vari giornalisti, ad esempio nell'articolo sopra riportato.
La creatura è stata realizzata da Colin Shulver scultore che lavora alla Crawley Creatures un azienda specializzata nel creare modelli di animali presitorici e utilizzati in film di successo come "The Lost World" e numerosi altri.
" I DRAGHI DEL TIBET "
Una foto di due drago-a forma di oggetti particolari presi da un volo piano sopra l'Himalaya del Tibet piqued l'interesse di molti utenti una volta visualizzata su un Web site cinese. Il photographer è un dilettante. Il 22 giugno 2004, il photographer è andato alla regione di Amdo del Tibet assistere al Qinghai--Xizan'alla ferrovia che pone la cerimonia ed allora ha preso un aereo da Lhasa al mosca indietro interno. Nel volare sopra l'Himalaya, ha interferito casualmente questi due "draghi" in un'immagine che ha preso. Ha denominato questi due oggetti "i draghi del Tibet." Guardando la foto, questi due oggetti sembrano avere le caratteristiche delle creature striscianti: I corpi sembrano essere coperti dalle scale, le parti posteriori hanno spina-come i protuberances ed inoltre hanno estremità posteriori gradualmente d'assottigliamento. Anche se la foto ha interferito soltanto una parte di intera scena, era sufficiente generare l'apparenza di due draghi giganteschi che volano nelle nubi. Questa foto, indicata su alcuni Web site quali post.baidu.com ed altre tribune, ha destato la curiosità degli ospiti di Web site. Una persona ha commentato, "nessun wonder che la Cina è la patria del drago!
La natura è allineare mysterious e potente, può produrre sempre le viste spettacolari oltre le aspettative della gente." "è realmente allineare? È possibile là è una civilizzazione antica che non conosciamo circa conservato nei posti che sono popolati scarsamente?" "realmente assomiglia ai draghi in fables e realmente spero che sia." Certamente, la maggior parte dei ospiti di Web site hanno sperato che qualcuno potrebbe confermare l'autenticità dei draghi nella foto. Foto dei draghi presi da un aeroplano sopra l'Himalaya (i racconti fairy cinesi di www.dajiyuan.com)In, il drago è un genere di creatura heavenly rara. I fables dicono che può celare o rivelarsi. Ascende a cielo nella brezza della molla e si tuffa e si nasconde in acqua profonda nel vento di autunno. Può promuovere le nubi e determinare la pioggia. Inoltre si è transformato in più tardi nel simbolo di autorità imperiale; tutti gli imperatori dei dynasties precedenti auto-indicati come draghi, utensili inoltre sono stati decorati con i draghi. Culturalmente, il drago è il totem cinese degli antenati. Quasi tutte le corse in Cina hanno avute i fables e storia con i draghi poichè l'oggetto principale, quali le corse di barca del drago, il ballo della lanterna del drago per celebrare le feste, offerte sacrificial ai draghi per implorare il vento e la pioggia attuali per i buoni raccolti. Se questo genere di creatura realmente esiste è ancora un non risolto riddle.
Nei dynasties precedenti in Cina, ha avuto stato molti documenti che registrano i clienti del testimone oculare dei draghi magici. Gli eventi più stupefacenti sono i vari "draghi cadenti," draghi che sono caduto improvvisamente alla terra in circostanze particolari e sono stati testimoniati da molti. Un racconto relativamente recente si è presentato nel regime di Manchuria del puppet in agosto, del 1944. Un drago nero è caduto alla terra al villaggio di Weizi della famiglia di Chen, circa 9.4 miglia di nord-ovest della contea di Zhaoyuan, sul puntello del sud del fiume di Mudan (il vecchio nome di una sezione del fiume di Songhua) nella provincia di Heilongjiang. Il drago nero era sul bordo della morte. Il testimone oculare ha detto che questa creatura ha avuta un corno sulla relativa testa, regola riguardare il relativo corpo ed ha avuto un odore di pesce forte che ha attratto i mosche numerosi. Le annotazioni dai dynasties precedenti inoltre hanno accennato il collegamento fra l'emersione di questi generi creature mysterious, "draghi," e la transizione dei dynasties su terra. L'apparenza del drago magico del Tibet invita la nostre curiosità ed immaginazione.
| VEDI NELL' ANGOLO SX IN BASSO | STESSA FOTO CON ZOOM |
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" IL DRAGO VOLANTE SPUTAFUOCO "
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08:12
Scritto da: angelus.1985
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24/11/2008
il mostro di Loch Ness

Trovarlo (il "loch", si intende, ovvero il lago, in lingua gaelica) è abbastanza semplice: numerosi cartelli indicano a che si aggira tra le colline della contea di Inverness, in Scozia, la direzione Loch Ness, più famoso per la presunta presenza del “mostro” che per la singolarità di questo bacino (56 kmq di superficie, una trentina di chilometri di lunghezza, una notevole profondità, il sospetto che il lago sia collegato da canali sotterranei con il mare).
Il grigiore dello specchio d'acqua, la foschia che lo sovrasta costantemente, le vestigia inquietanti del castello di Urquhart, riempiono di aspettativa l'animo del curioso che, inevitabilmente, spera di essere privilegiato da una comparsa anche fugace di Nessie, nomignolo affettuoso conferito dalla stampa al più famoso dei mostri lacustri. Da quando, nel maggio 1934, un certo Mr.Wilson riuscì a fotografare una sagoma dal collo allungato e dal corpo tozzo che emergeva dal lago in tutta la sua straordinaria grandezza, l'antica leggenda riferita da Sant'Adamnano, secondo cui San Colombano avrebbe salvato un suo discepolo dalle fauci di un gigantesco mostro nascosto nel lago di Ness, tornò d'improvviso alla ribalta, insieme alle molte tradizioni inglesi che riguardano i DRAGHI.
Adorato dai media. Principale promotore di questo “rilancio” fu il giornalista Alex Campbell, corrispondente dell'Inverness Courier, che riuscì a diffondere con molta abilità la storia di questo primo avvistamento, anche si dice per incentivare lo scarso turismo della zona. In effetti, da allora, i visitatori non mancano, ed è nata una vera e propria industria di merchandising relativo al mostro (a Drumnadrochit esiste una Loch Ness Monster Exhibition, dove si vendono ogni sorta di oggetti che lo riguardano). Nessie è stata fotografata molte volte; le immagini migliori sono state realizzate nel 1975 da uno studioso di Boston. Vi si scorge una sagoma simile a quella di un plesiosauro, gigantesco rettile estinto da milioni di anni. In altre immagini, Nessie ricorda invece il mitico “serpente marino”, altra fantomatica creatura che, grazie al suo moto ondulatorio, mostra alternativamente il dorso, la testa e la coda. C'è chi ritiene che il mostro di Loch Ness sia l'erede di qualche rettile preistorico rimasto bloccato, verso la fine dell'ultima era glaciale, in quello che poi è diventato l'attuale lago (in tal caso, per perpetuare la stirpe, i mostri dovrebbero essere almeno due, un maschio e una femmina, il che potrebbe giustificare le differenze d'aspetto tra le creature avvistate).
Nell'autunno 1987 un gruppo di “Nessologi” di tutto il mondo, coordinato dal naturalista Adrian Shine, ha organizzato una vera e propria battuta di caccia al mostro, L'Operazione Deepscan, realizzata con l'aiuto di sofisticatissime apparecchiature per la ricerca subacquea. La lunga serie di appostamenti seguita con ironia mista a curiosità dalla stampa di tutto il mondo si è conclusa con nulla di fatto. Benchè sia indubbia l'esistenza di “qualcosa” che si muove in fondo allo specchio d'acqua, la prova inconfutabile che trasferisca Nessie dalla leggenda alla storia non è stata ancora trovata.
é VERO CHE IL LAGO PIù GRANDE DEL REGNO UNITO NASCONDE UNA CREATURA MISTERIOSA? OPPURE I RACCONTI SULLE APPARIZIONI DEL MOSTRO SONO SOLO INVENZIONI?
“Era di un nero lucente come la pelle di una foca. Non abbiamo visto la testa, ma posso solo pensare che si trattasse di quello che la gente chiama il mostro di Loch Ness”. Questa la descrizione di Bill Kinder, che un giorno d'aprile del 1996 vide una scia lunga una decina di metri nel lago delle Highlands scozzesi. Rallentò, l'andatura della sua automobile per guardare quella cosa nera che spuntava fuori da Il'acqua. In un primo momento pensò che si trattasse di una roccia, ma ben presto si accorse che la Cosa era viva.
UNA SCIA CON DUE GOBBE
Dietro l'auto di Bill c'era quella di Yurong Ling di Londra, con la moglie e un artico. Anche loro affermarono di aver visto una lunga striscia nera nell'acqua e aggiunsero che aveva due gobbe. Yurong pensò che potesse trattarsi della scia di una barca. Ma indagini successive dimostrarono che nelle vicinanze non c'era nessuna imbarcazione.
A partire dall'anno 565, quando San Colombano disse di aver visto una grossa creatura nel lago, si sono avuti migliaia di avvistamenti del cosiddetto mostro di Loch Ness. Ma solo nel 1933 “Nessie” diventò una leggenda.
La versione moderna cominciò con la testimonianza dei coniugi McKay. Mentre tornavano a casa, a Drumnadrochit, videro un animale enorme che si tuffava nell'acqua. Dissero che “assomigliava a una balena”. La notizia apparsa sul giornale creò un'ondata di sensazionalismo di portata internazionale e ben presto gli avvistamenti del mostro aumentarono di numero. Un'enorme creatura, lunga dai 5 ai 6 metri, con un collo lungo lungo, una testa piccola piccola e con una gobba sulla schiena, oppure, a seconda delle versioni, due o addirittura tre gobbe.
L'estate del 1933 fu la più calda che ci fosse mai stata da queste parti. Con la calura sul lago di Ness si genera un effettomiraggio per cui tutti gli oggetti sembrano ingranditi, sia che si tratti di una bottiglia o di un uccello lacustre. Alex Campbell, che per 47 anni è stato magistrato delle acque con competenza sul lago di Ness, afferma di aver visto il mostro ben 18 volte, ma non è mai riuscito a scattargli una foto. In una di queste occasioni, Campbell disse di aver visto “il collo allungato di una creatura sconosciuta che sporgeva dall'acqua di almeno due metri. E poi il corpo, una massa grigia lunga almeno dieci metri che luccicava al sole perché bagnata dall'acqua”.
Il lago raggiunge una profondità 230 metri è più profondo del mare che circonda le Isole britanniche. Lochness da solo è più grande di tutti i laghi e di tutte le riserve d'acqua esistenti sul territorio del Regno Unito messi insieme. Anche se la temperatura dell'acqua è bassa, il calore sprigionato durante l'inverno equivale all'energia liberata dalla combustione di due milioni di tonnellate di carbone. Il lago non si congela mai.
Inoltre le acque contengono un numero infinito di trote e di anguille che potrebbero assicurare il nutrimento adeguato per qualsiasi animale di grandi dimensioni che abitasse le profondità del lago.
TESTIMONIANZE FOTOGRAFICHE

La prima foto di Nessie fu scattata da Hugh Gray il 13 novembre 1933, ma l'immagine più famosa è del 1944: si tratta di una foto che ritrae il lungo collo del mostro che emerge dall'acqua. t nota come la "foto del chirurgo" perché a scattarla fu Kermeth Wilson, un ginecologo di Londra.
Le foto più nitide sono quelle fatte da Anthony Shiels il 21 maggio 1977. Shiels stava osservando il lago da sotto il Castello di Urquhart; proprio allora, così racconta, vide affiorare il lungo collo. Scattò due foto e descrisse così l'animale: “Era di un colore tra il verde e il marrone, con la pancia di una sfumatura più chiara. La pelle era liscia e lucida. Sarà apparso per 4 o 5 secondi. Teneva il collo eretto, quasi immobile, poi ha, girato la testa, ha nuovamente raddrizzato il collo ed è tornato a immergersi scomparendo dolcemente sotto la superficie dell'acqua”.
Nel libro “Il mistero di Loch Ness è stato risolto”, l’autore Ronald Birms afferma che, a suo giudizio, si tratta in gran parte di foto di oggetti vari galleggianti nel lago: imbarcazioni ribaltate, tronchi di legno che sporgono dall'acqua, spuntoni di roccia, uccelli lacustri tipici della Scozia e anche cervi in lontananza. Nel 1932 fu avvistata una creatura che assomigliava molto a un coccodrillo. Secondo Adrian Shine, responsabile del “Progetto Loch Ness” di Drumnadrochit, si tratto in realtà della visita di uno storione baltico venuto qui dal mare a deporre le uova. Si tratta di un pesce che può arrivare fino a 4 metri di lunghezza. Altre teorie sulle sembianze del mostro vanno dalla foca di dimensioni eccezionali, a un anfibio finora sconosciuto, a un mostruoso verme acquatico. Karl Shuker, uno dei più famosi esperti di criptozoologia, pensa che il mostro potrebbe essere un rettile acquatico dell'era preistorica, discendente del plesiosauro.
I FILMATI DEL MOSTRO
Il 23 aprile 1990, Tim Dinsdale, un ingegnere aeronautico, riuscì a filmare qualcosa che si muoveva. L'autenticità di queste immagini è stata confermata dal Centro dell'aeronautica militare e delle Forze di ricognizione britanniche. Anzi, proprio i militari aggiunsero che “l'oggetto filmato non era né un'imbarcazione, né un sottomarino e conclusero dicendo che probabilmente era qualcosa di animato. Il film venne mandato in onda in televisione suscitando una nuova ondata di interesse mondiale per il fenomeno di Loch Ness. Il filmato di Dinsdale, sostenuto dalla dichiarazione dell'Aeronautica è divenuto un documento di importanza vitale per dimostrare l'esistenza di Nessie.
Secondo gli scettici, tuttavia, il mistero del mostro di Loch Ness fu creato dalla stampa nel 1933, e si è poi rivelato tiri ottimo sistema per incentivare l'industria del turismo locale.
ED ECCO LA FAMIGLIA
Una delle questioni spesso sollevate è che se questo animale è veramente esistito per milioni di anni allora deve anche esserci una famiglia che si riproduce nel lago. Perché non sono mai stati trovati dei resti di scheletri? La risposta della gente del luogo è che "il lago non restituisce mai i suoi morti" la spiegazione scientifica invece è che per via della profondità e della bassa temperatura dell'acqua le ossa si depositerebbero sul fondo, probabilmente coperte dal fango.
Nel 1962 nacque l'Ufficio per le ricerche sul fenomeno di Loch Ness allo scopo di coordinare gli studi futuri e riunire le prove già esistenti. Ogni anno il centro organizza spedizioni al lago. Il suo grande momento arrivò nel 1972. Furono fatte delle foto subacquee che riprendevano delle pinne a forma di diamante appartenenti a un gigantesco animale sconosciuto. Ma, proprio in quel periodo l'ufficio stava per essere chiuso per mancanza di fondi: logico, perciò, che i critici abbiano qualche dubbio sull'autenticità di queste fotografie.
Nel 1992 e nel 1993 il Progetto Urquhart, sotto la direzione di Nicholas Witchell ha portato al lago di Ness alcuni scienziati del Museo di storia naturale di Londra e dell'Associazione di biologia britannica cori il compito di iniziare un dettagliato programma di ricerca. Era la prima volta che gli scienziati britannici si recavano a Loch Ness per studiare le forme di vita che esso contiene. Chissà che queste nuove ricerche non facciano luce su un fenomeno ancora avvolto nel mistero.
GLI INDIZI DEI MOSTRO
Ci sono famose fotografie che proverebbero l'esistenza dei mostro di Loch Ness. Ma molti esperti sono scettici sulla loro validità Ritengono che il numero di foto disponibile sia molto basso rispetto alle occasioni in cui sarebbero stati fatti degli avvistamenti. Le foto inoltre ritraggono cose molto diverse tra loro. Molte, poi, sono dei veri e propri Imbrogli, e neppure tanto ben riusciti. Diamo un'occhiata alle foto più conosciute degli ultimi 60 anni.

1) Questa foto è stata scattata nel 1982 da Jennifer Bruce, turista canadese, che però non riuscì a mettere a fuoco l'oggetto che emergevo dall'acqua. Dall'ingrandimento si intuisco che sì tratto di una creatura vivente, ma non basta o dimostrare l'esistenza di Nessie.

2) Questa foto (pubblicata per gentile concessione dell'Accademia di Scienze Applicate), scattato nel 1972 da Robert Rines, è finito sui giornali per via della pinna ben visibile. L'autenticità della foto è stato messa in dubbio quando si scoprì la propensione dell'autore per gli affari piuttosto che per la scienza. Il giudizio degli scettici non risparmia neanche la stessa immagine fotografica rielaborata al computer (sopra).
3) Gli esperti Ronald Binns e Tim Dinsdale han espresso riserve riguardo alla foto scattato da Hugh Gray nel 1933. Secondo loro è stata ritoccato. Inoltre, Gray non avrebbe scattato la foto dalla posizione da lui indicata sia per via delle dimensioni dell'oggetto sia per la mancanza di fogliame lungo la riva.

4) La foto scattata da P.A. MacNab nel 1955 è unica nel suo genere perché dà un idea delle dimensioni del “mostro” in relazione al castello di Urquhart. La foto ha passato l’esame degli esperti, ma i soliti scettici dicono che la figura è solo la scia di un’imbarcazione che non appare nella foto.
5) Robert Rines sostiene che questa foto, scattata sott'acqua nel 1975, mostra le corno e il muso dell'animale. Secondo lui, il mostro ero bianco-albino, lungo i i metri e probabilmente cieco perché si aggirerebbe nella fangosa oscurità dei 60 metri di profondità. Secondo altri la foto rappresenterebbe residui di legno sul fondale.

La webcam in diretta 24 ore su 24 sul lago
21:38
Scritto da: angelus.1985
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14/11/2008
I Piccoli Popoli

Un meraviglioso popolo incantato...
Fin troppo si è detto di queste soavi creature...
C'è chi dubita che possano esistere, ma noi ne
abbiamo le prove.
E allora provate a pensare che esistano davvero
come facciamo noi del portale e non rimarrete
delusi, perchè di tanto in tanto, quando un alito
di vento vi carezzerà i capelli siate ben accorti...
forse non si tratta di aria, ma di una mano fatata
che sfiora i vostri sogni per cullarli chissà dove...
- DOVE VIVONO LE FATE - TRA MISTERO E REALTA' -
I Regni fatati difficilmente appaiono, ma
soprattutto sono in pochi coloro che hanno o
hanno avuto il privilegio di vedere gli esseri che
li animano
Durante certe particolari notti, quando
la luna piena illumina il crepuscolo
con una luce dorata è più facile
scorgere i luoghi abitati dalle fate.
Se si osserva attentamente, è
possibile vedere nel buio della notte
risplendere miriadi di luci scintillanti.
Non abbiate paura... sono le fate
che danzano alla Luna
Gli affascinanti Regni in cui vivono le
Fate sono stati da sempre cercati
da tutti gli uomini e da tutti i popoli.
Per molti secoli si è creduto che la
misteriosa terra delle Fate si collocasse
in una zona geografica reale, con
il potere di spostarsi a seconda dei
desideri dei suoi abitanti.
I gallesi, pensavano fosse situata a
nord della loro terra montagnosa e in
seguito nella misteriosa penisola
occidentale del Pembrokeshire,
impervia e celata dalle nebbie.
Più tardi la collocarono in un'isola
del canale di San Giorgio dove si
narra venisse a volte scorta dai
marinai, per secoli sono stati riportati
i racconti di chi vi sbarcò e non fece
più ritorno. Gli irlandesi chiamarono
Hy Breasail l'isola fantasma che,
secondo loro, si trovava a ovest.
Mentre i britanni sostenevano che
l'isola fantastica fosse l'Isola di Man,
ricchissima fonte di tradizioni elfiche.
Le isole abitate dalle fate non
sono, tuttavia, tutte uguali:
alcune di esse galleggiano sull'acqua,
altre sono nascoste sotto la
superficie; altre ancora compaiono
una volta soltanto ogni sette anni.
L’isola più magica di tutte è, senza
dubbio, quella di Avalon. Qui, il mitico
Re Artù fu portato ferito a morte per
essere curato da quattro regine
delle Fate. Tuttora si crede che
il re giaccia ancora, con i suoi
cavalieri, nel cuore di una collina
immaginaria, immerso in un sonno
profondo da cui si sveglierà nell'ora
del bisogno per governare le sue terre.
fatine
Una leggenda racconta di una città
sommersa in uno dei numerosi laghi
del Galles, alcuni hanno visto torri
e spalti merlati sotto la superficie
dell'acqua e hanno udito rintocchi
di campana. Pare che la città si
abitata dalle Gwragedd Annwn
(Gwrageth anoon), Fate gallesi
che regnano sulle acque, bellissime
Fanciulle del Lago che a volte
possono sposare un mortale.
Un tempo, tutti i primi dell'anno,
in riva a un lago del Galles, si apriva
una porticina su una roccia.
Era il passaggio segreto per
arrivare a un'isoletta in mezzo
al lago. Qui vi era un giardino
abitato dalle Fate Gwragged Annwn
che, ai visitatori, rivelavano i
loro meravigliosi segreti e li
invitavano a rimanere, guai però ad
asportare qualsiasi cosa dall'isola.
Un giorno un ospite del giardino magico
si mise in tasca un fiore che gli era
stato offerto. Ma appena l'uomo
appoggiò di nuovo piede nella terra
"sconsacrata" il fiore svanì e lui
cadde svenuto.
E da quel giorno la porta è rimasta saldamente chiusa.
ORA STA A VOI CREDERE O MENO... ESISTONO DUNQUE
DAVVERO LE FATE??? O SONO STATE OGGETTO DI CREDO
E SEMPLICEMENTE FANTASIE PER SECOLI E SECOLI????
..
I Folletti
Esistono nel fantastico mondo magico tanti piccoli
Popoli. I Folletti sono tra i più noti tra le creature
Magiche ma difficilissimi da incontrare. Ciò nonostante
quanto Capita è davvero un'esperienza unica.
Il folletto può aiutarci a risolvere un problema, se
riusciamo a farcelo amico, oppure può diventare
Dispettoso nel caso contrario... Diversi Folletti ci Sono
Noti e nella pagina in questione conosceremo i
Folletti più in vista... un'avvertimento... se ascoltiamo
il vento e sentiamo come sussurrare tra le foglie, di tanto
in tanto, potrebbero essere loro che ci spiano tra le foglie,
quindi attenzione a non parlare mai male di Loro...
Chi Sono i Folletti : Creature Magiche e...
Folletti, e questo che sappiamo di loro, un popolo meraviglioso
e pacifico che vive intorno a noi... I Folletti Sono Esseri
Piccoli che svaniscono come se fossero fatti di Fumo,
non hanno l'ombra se visti alla luce del Sole e non lasciano
Tracce sulla terra quando camminano. Molte persone li
scambiano per fuochi Sacri
Ma non sono tutti uguali...
Quali conosciamo?
Primi tra Tutti i...
" FOLLETTI DEL MARE "

Vestiti di Azzurro, che compaiono nei riflessi delle onde,
cavalcano i Delfini e vivono nascosti sulle navi, e quando
decino di farsi vedere aiutano i marinai, restando in loro
compagnia a bere RHUM e raccontarsi storie di
Naufraghi . Sono in grado di avvistare pericoli prima
degli Uomini e aiutano nelle tempeste.
" FOLLETTI DEL BOSCO "

Sono I più comuni e I più facili da incontrare, vestiti con
pantaloni e casacca verde, stivaletti a mezza gamba e
cappello con lunga piuma. Molti conoscono Robin Hood,
come un ladro gentiluomo,ma in realtà il suo vero nome è
Robin Goodfellow. Lo chiamano Hoodf, perchè porta un
cappuccio, che in ihìnglese si dice appunto " hood".
I folletti sono molto gelosi del luogo nel quale vivono
e lo proteggono da persone dannose: spengono il fuoco
attaccato dai piromani e aiutano gli animali a scappare da
lacci e trappole.
" FOLLETTI DELLA MONTAGNA "

Scolpiscono strani disegni sulle rocce, vivono nelle grotte,
ma anche nelle baite, aiutano I montanari a fare il formaggio
e badano alle capre. Solitamente questi folletti amano ballare
con le fate sotto I raggi della luna.
Come Scovare i FOLLETTI e Conoscerne di più...
E' possibile incontrare un folletto e farselo amico, ma bisogna
avere con lui una gran pazienza in quanto è un essere
dispettoso che si diverte molto a fare degli scherzi il più delle
volte innocui ma fastidiosi. Quando I contadini che vivono
in montagna si dimenticano di lasciare qualcosa da mangiare
per I folletti che proteggono le mucche al pascolo , questi intrecciano le code degli animali in modo così stretto che
il nodo non si può sciogliere, ma solamente tagliare.
A volte I folletti si trasferiscono anche in città per seguire
qualcuno al quale vogliono bene, ma bisogna prestare loro
tante attenzioni perchè non è il loro ambiente naturale e
possono diventare tristi ed annoiati. Bisogna sempre procurare
loro del cibo buono, biscotti, latte, miele, caramelle e qualcosa
con cui giocare: palle colorate, campanellini e foglie secche.
La loro specialità è nascondere le cose nelle case, ma se
promettiamo loro di regalargli una bella tazza di latte con
il miele le cose tornano al loro posto. Sono delle creature
dolcissime che hanno bisogno di molto affetto, guideranno
benevolmente I tuoi passi se rispetterai il loro habitat:
Il bosco
Gli Gnomi

Simpatici abitanti dei boschi! Come forse saprete gli gnomi
sono esseri molto piccoli: al massimo raggiungono i
15 cm! Vivono nei boschi e cercano di stare nascosti
dalla vista degli uomini, ma non per paura:
pensate che uno gnomo è sette volte più forte di un uomo!
Chi Sono Gli Gnomi ? Che sappiamo di Loro ?
Quando sono adulti, i maschi hanno una lunga barba bianca
e le femmine portano due belle trecce bionde, che però
spariscono sotto un fazzoletto dopo che si sono sposate.
Il loro abbigliamento preferito: una giacchetta legata
con una cintura, pantaloni pesanti (fa freddo nei boschi!)
e degli stivaletti invernali, oltre, naturalmente,
all'immancabile cappello rosso a punta!
Le donne invece portano dei bei vestiti ricamati e un
cappello verde, sempre a punta.
Gli gnomi non sono come noi: loro vivono centinaia e
centinaia di anni. Pensate che l'età giusta per sposarsi
(forse corrispondente ai nostri 30) è... 100 anni!
E che i baby-gnomi fanno pipì a letto fino a 12 anni!
Dopo il matrimonio di solito nascono i figli: solitamente si
tratta di una coppia di gemelli.
Il papà si occupa prevalentemente dell'educazione dei
maschietti, mentre la mamma si prende cura delle femminucce.
La vita degli gnomi come si svolge e Dove Vivono?
Quando il piccolo gnomo compie 13 anni, è pronto per
diventare grande. Allora il suo papà gli svela tutti i
segreti di cui sono a conoscenza solo gli gnomi, e gli
insegna tante cose utili per il suo futuro: ad esempio, a
riconoscere funghi ed erbe, a distinguere le piante
commestibili da quelle velenose, e gli animali buoni da
quelli aggressivi. Inoltre il piccolo deve imparare a correre
veloce come una lepre (per sfuggire a possibili predatori),
a usare una specie di bacchetta magica che gli gnomi usano
per cercare i tesori e infine a fischiare fortissimo, per avvertire
i compagni, anche a grande distanza, di un imminente pericolo!
Le ragazze, invece, vengono istruite dalle mamme nelle
faccende di casa: imparano a cucinare, a filare la lana, a
prendersi cura dei cuccioli di animali. Le case degli gnomi si
trovano di solito tra le radici di grandi alberi: c'è una grande
cucina con un caminetto, la camera da letto, il ripostiglio,
il bagno e... la botola segreta per scappare in caso di pericolo.
Il tetto è fatto di scaglie di pigna. Come vedete, gli gnomi sono molto previdenti e sono bravissimi artigiani. Di solito attaccata
alla casa c'è l'officina con tutti gli attrezzi necessari per
lavorare il legno, la ceramica o altri materiali.
Grandi amici degli gnomi sono i topi (grandi più o meno
quanto loro). Come noi teniamo in casa cani o gatti, loro
allevano questi piccoli roditori, costruendo loro delle
comode "cucce" e offrendo loro dei pasti ghiotti.
Gli Elfi

Il loro antico nome nordico è ALFR e indicava i geni
della mitologia nordica, simbolo delle forze dell'aria,
del fuoco, della terra e dei fenomeni atmosferici in
generale. Spiriti capricciosi, gli elfi, talvolta benevoli,
talvolta malevoli, sono dotati di una terribile potenza.
Gli elfi maschi sono spesso deformi come gli gnomi.
Le loro compagne, al contrario, sono esseri graziosi.
In origine pare che gli elfi siano stati concepiti come anime
di defunti, poi furono venerati anche come potenze che
favorivano la fecondità. Di qui la distinzione, nella
mitologia nordica, fra Dokkalfar, "elfi delle tenebre",
e Liosalfar, "elfi della luce".
Chi Sono Gli Elfi ? Dove Vivono ? Che sappiamo di Loro ?
Gli Elfi... Un popolo meraviglioso dai tratti sottili, che nostante
l'apparenza fragile è è dotato di forza ed agilità... Hanno un grande
senso della parità nei confronti di amici ed alleati. Non si fanno
comunque molti amici ma non dimenticano mai quelli che hanno;
nemmeno i nemici però. Preferiscono stare lontani dagli umani,
non gradiscono la compagnia dei nani, e detestano i maligni
abitanti dei boschi, Sanno cantare ed amano la poesia,
coraggiosi e mai incoscienti, mangiano poco, bevono vino ed
idromele, anche se di rado li si vede eccedere nel bere.
Amano i gioielli artistici, la magia e le armi. Questi vizi sono i
loro unici punti deboli. Gli elfi credono sia utile conoscere il
linguaggio di molte delle creature della foresta.
Cosa si narra della storia degli elfi? come nascono ?
Iluvatar li fece nascere sotto
le Stelle, e tra tutte le cose,
è proprio la luce delle Stelle quella che essi amano di più.
Gli Elfi erano immortali e vivevano a lungo quanto la Terra, senza conoscere
malattia e pestilenze, ma i
loro corpi avevano la stessa
sostanza della Terra, e
come essa erano passibili di distruzione. Alti quanto gli Uomini, gli Elfi ne erano però
più forti di cuore e di membra,
e il volgere degli anni e delle
Ere portava loro non già vecchiaia, ma altra bellezza
e saggezza. Potevano essere
uccisi dalle armi o dal dolore,
ma la loro non era che una morte apparente, perche
la loro vita continuava nelle
Aule di Mandos, in Valinor,
da dove col tempo possono tornare.Gli Elfi avevano occhi
risplendenti della luce delle
Stelle che videro alla
nascita, capelli d'oro,
d'argento o neri quanto
l'ambra nera; emanavano
luce, e il suono delle loro
voci era puro, dolce
e vario come l'acqua di
fonte.La storia di questo
popolo, benedetto da
Iluvatar ma, perche
immortale, destinato alla
malinconia e alla tristezza,
è narrata con particolare
affetto da Tolkien nei suoi
libri.La fine della Terza Era
del mondo segnò la fine
della permanenza degli Elfi
nella Terra di Mezzo, e nella
Quarta Era, quella del
Dominio degli Uomini, l'ultimo
Elfo salpò con l'ultima nave
per le Aule di Mandos
I Goblin

I Goblin, di origine francese, sono piccoli e appaiono sotto forma di animali.
Spesso malvagi, sono abili nel furto e tra i loro compagni appaiono i morti.
Alcuni Goblin non sono completamente cattivi e non compiono atti malvagi anche se amano far cadere in tentazione gli uomini con frutti incantati.
La gran parte dei Goblin sono dediti all’agricoltura ma quelli che vivono nelle miniere sono gran cercatori d’oro che scovano battendo un colpo nel punto esatto dove lo si può trovare.
Lo stratagemma che usano gli uomini per placare la loro furia è quello di lasciare loro del cibo.
Le Ninfe

Creature acquatiche citate in molte leggende e le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Il loro aspetto è quello di leggiadre e soavi fanciulle, nude o coperte solo da fiori e da una ghirlanda poggiata sui capelli generalmente di colore biondo.
Vivono nei pressi di corsi d’acqua o laghetti montani e amano filare, tessere e pettinare i loro lunghi capelli. Adorano cantare, ballare e fare il bagno nelle limpide acque di ruscelli e laghi. Nelle antiche leggende suscitavano ammiarzione e timore ma si svelavano agli occhi degli umani solo durante le ore centrali del giorno. Quando le ninfe decidevano di sedurre qualche essere umano, questo era impossibilitato a sottrarsi al loro canto soave e al loro sguardo ammaliatore.
Se il malcapitato non era di bell’aspetto veniva risucchiato irrimediabilmente nelle acque, mentre, se la vittima era piacevole alla loro vista veniva condotta in un meraviglioso maniero di madreperla e corallo. Qui vivevano nella completa beatitudine tanto da non avere più il desiderio di tornare sulla terra. In alcune leggende le ninfe vengono descritte con un aspetto umano, alte poco più di un metro, con il corpo perfetto e un viso di inusuale bellezza.
I Troll

Nella mitologia nordica, soprattutto quella scandinava, i Troll sono descritti come creature brutte, a volte anche ripugnanti, spesso di indole malvagia e generalmente nemiche dell’uomo. I Troll lasciano i loro rifugi, grotte, anfratti e caverne, per cacciare solo dopo il calar del sole.
Nelle leggende antiche sono descritti con una statura molto più grande di quella degli esseri umani risultando così anche più forti fisicamente. Nella mitologia e nei racconti più recenti la figura del Troll è più addolcita rispetto alle precedenti.
Da acerrimi nemici dell’uomo e golosi di carne umana, diventano sempre meno cattivi giungendo fino a noi sotto forma di amici e simpatici compagni. Il loro punto debole è la luce del sole che li trasforma in pietre. Una variante austriaca dei Troll sono i Trolli che, anche nelle leggende più antiche, non appaiono mai come nemici dell’uomo anche se, durante i loro giochi, nella confusione possono provocare incidenti a volte anche molto seri come crolli, valanghe e smottamenti.
05:42
Scritto da: angelus.1985
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08/11/2008
Lemuria

Nel 1904, nel corso di una riunione dell' Accademia Scientifica Britannica, Isidoro Geoffrey St. Hilaire fece osservare che, se si volesse classificare l'isola di Madagascar soltanto in base a considerazioni tratte dalla zoologia, senza riferimenti alla sua posizione geografica, si potrebbe dimostrare che quella terra non è né africana né asiatica, ma del tutto differente da entrambe, quasi facesse parte di un altro continente.
Terra dei Giganti
Ancora prima di Atlantide, sommersa dalle grandi onde dell'Atlantico, e di Mu, disgregata dalle migliaia di vulcani della zona del Pacifico, questo vasto continente aveva ospitato i primi fra gli uomini. E forse non sbagliano studiosi e geologi di fama internazionale come Haeckel, quando affermano che sia stata Lemuria la vera culla della razza umana.
Se già è difficile risalire il corso dei tempi per rintracciare la storia e le vestigia di Atlantide e di Mu, ancora più travagliato può apparire il compito di squarciare il grande velo di mistero caduto tra noi e le prime età della Terra.
La stessa conformazione attuale del nostro pianeta ci allontana l'immagine di quella che doveva essere la planimetria di 25.000 anni fa.
Secondo l'inglese Selater, la superficie che adesso è occupata dalle acque del mare del Sud faceva parte di una lunga lingua di terra che comprendeva le isole della Sonda e raggiungeva la costa orientale dell'Africa.
A.R. Wallace avalla questa ipotesi basandosi soprattutto sulla flora e sulla fauna identiche in terre adesso così lontane, senza contare il tipo stesso della composizione delle rocce granitiche comuni al di là delle acque. Fornisce anzi una propria teoria e nel secondo volume della "Distribuzione geografica degli animali" edito a Londra nel 1876, giunge a precisare che "nell'emisfero australe siano esistite tre grandi masse di terra che, per quanto simili, rimasero sempre ben distinte".
Il lento evolversi del nostro pianeta, nel suo continuo divenire, il movimento dei mari e dei ghiacciai, le eruzioni di vulcani terrestri e sottomarini, le spinsero lentamente verso il nord, e ciascuna dette vita a quelle che adesso sono l'Africa del Sud, l'Australia e l'America del Sud. A sua volta il prof. H.F. Bleandford in una relazione alla Società Geologica di Londra, parlando delle affinità fra i fossili di animali e di piante rinvenuti in Africa ed in India, avanza la teoria che vi fosse là, dove adesso si stendono le acque dell'Oceano Indiano, una terra che collegava direttamente l'Africa, l'India meridionale e la penisola di Malacca. Senza contare che se esaminiamo la configurazione geografica dei gruppi delle isole Adlas, Laccadive e Maldive, possiamo facilmente immaginare che questi atolli corallini facessero parte di una catena di montagne ora sommerse.

La zona dell'Oceano Indiano dove avrebbe dovuto trovarsi Lemuria
Confrontando le due carte di Lemuria rinvenute da W. Scott-Elliot presso una comunità di adepti tibetani che conserva molti resti delle civiltà preistoriche, possiamo meglio osservare il lento evolversi del continente: terre a poco a poco sommerse dalle acque o disgregate dalle eruzioni vulcaniche. Attualmente ben poco ci è rimasto di quella che fu "la culla dell' uomo": le isole del Pacifico e dell'Oceano Indiano, le coste della Cina e del Giappone, l'Australia, il Madagascar. E proprio nel Madagascar vive una piccola scimmia che porta lo strano nome di Lemuride. E' una scimmietta piccola, vivace, coperta di un morbido e lungo pelo, e si ritiene che sia stato tra i primi mammiferi della Terra. Nei suoi occhi antichi c'è forse ancora il ricordo di foreste di felci gigantesche, di enormi dinosauri. In questo mondo di cose che la sovrastavano, la piccola scimmietta conobbe l'uomo: era un uomo in piena armonia con il paesaggio che lo circondava, era il padrone di quella terra, l'unica creatura intelligente, era un Gigante.
Non si tratta di fantasia: rinvenimenti archeologici di provata serietà confermano l'esistenza di una razza umana di dimensioni gigantesche che popolò la terra circa 40.000 anni fa. Un noto paleontologo cinese, Pei Wendchung, scoprì a Gargajan, nelle Filippine, uno scheletro umano alto 5 metri, altri in Cina di 3 metri e mezzo ed ha accertato che la loro età risaliva al 35.000 a.C.
Un altro studioso francese, il capitano Lafenechère, durante alcuni scavi effettuati in Marocco, rinvenne utensili ed armi da caccia di dimensioni sbalorditive: una scure a due tagli del peso di 8 chilogrammi. Per impugnare l'enorme manico occorrerebbe una mano proporzionale ad un uomo alto almeno 4 metri! Altri resti di gigantesche creature sono stati trovati in Siria, nel Pakistan, e nell'isola di Giava. Storicamente, poi, non esiste antico popolo nella cui mitologia sacra o profana non si trovi riferimento a qualche popolo di giganti. Nella Bibbia ne incontriamo moltissimi e, si badi bene, non se ne parla mai come esseri eccezionali, bensì come una razza diversa, con una sua particolare caratteristica, rappresentata, in questo caso, dalla grandezza delle dimensioni. Nel VI capo della Genesi si legge: "Ed erano in quel tempo dei giganti sopra la Terra", mentre nel XIII libro dei Numeri sappiamo che a Chanaan viveva un'intera popolazione, i figli di Enach, "paragonati ai quali noi (gli esploratori mandati da Mosè) parevamo locuste". E poi i Mfilim e gli Enim del paese di Moab, distrutti da Giosuè, ed Og re di Basan, il cui letto di ferro "ha nove cubiti (m 4,7) di lunghezza e quattro (m. 2) di larghezza" (Deteronomio cap. III). Senza parlare infine di Golia, anch' esso non fenomeno isolato ma appartenente al popolo gigantesco dei Kephaim.
Alla Bibbia si possono accostare le antiche leggende Tolteche che parlavano del popolo dei Quinametzini, razza di uomini grandissimi che popolavano la Terra e che, a poco a poco, si estinsero in tragiche e feroci lotte prima tra loro stessi, e poi con gli altri uomini.
Xelua ed i suoi sei fratelli, sono invece i giganti dei quali la mitologia messicana racconta la storia. Scampati miracolosamente ad uno dei terribili cataclismi che dovevano portare alla disgregazione di Lemuria, i sette fratelli vollero ringraziare il loro Dio delle Acque, Tlalos, consacrandogli il monte sul quale si erano rifugiati, ed in suo onore costruirono uno "zacauli", una costruzione granitica a forma piramidale che avrebbe toccato il cielo se gli altri Dei, gelosi ed irritati dalla loro presunzione, non avessero fatto piovere fuoco sulla terra, causando così la morte dei costruttori.
Ma la ciclopica torre non crollò completamente: la sua enorme base, alta 54 metri, si crede possa essere identificata nella piramide quadrangolare che è stata rinvenuta nella città messicana di Cholula, a 13 chilometri da Puebla. Solo accettando l'ipotesi di una razza primitiva di proporzioni gigantesche si può, d'altra parte, spiegare l'enigma rappresentato tutt'oggi dai più antichi monumenti della Terra: i "Menhir" ("pietre lunghe"), i "Dolmen" (tavole di pietra) ed i "Cromlech" (alte pietre disposte a circolo). I "menhir" sono dei rozzi monoliti piantati verticalmente nel terreno, che per molto tempo sono stati ritenuti simboli fallici. I "dolmen" invece, sono costituiti da una enorme lastra posata a sua volta su massi conficcati al suolo in modo da formare un primordiale tavolo gigantesco, mentre i "cromlech" sono un complesso di "menhir" posti in modo da formare un vasto circolo.
Secondo il cosmologo Saurat, i "menhir" sarebbero rudimentali statue dei primi abitanti della Terra, i "dolmen" le loro tavole, ed i "cromlech" rappresenterebbero la cerchia delle divinità, il tempio, il santuario. Non è d'altra parte improbabile che i "dolmen" avessero anche una sinistra funzione, che servissero cioè a sanguinosi sacrifici umani. Nella Nuova Guinea, infatti, sono stati rinvenuti complessi megalitici, nei quali, davanti a ciascun "menhir" è posto un "dolmen" quasi a significare la divinità ed il suo altare. Una diffusa leggenda indigena sembra confermarlo, narrando che, sulla Terra, vi furono prima Giganti buoni che aiutarono gli uomini ed insegnarono loro molte cose. Il loro re era Tagaro, ed era disceso dal cielo. Ma vennero poi Giganti cattivi e cannibali capeggiati da Suque, che pretesero sacrifici umani, e così fu necessario costruire tavoli di pietra davanti alle loro statue. Tagaro cercò di frenare la loro crudeltà, ma Suque si ribellò e ne nacque una terribile strage. I Giganti scomparvero, ma gli uomini, temendo ancora la loro collera ed il loro ritorno, continuarono ad erigere statue ed ad offrire vittime.
E' evidente che gli abitanti di Lemuria non brillarono per la loro civiltà come i figli di Atlantide e Mu, ma piuttosto erano carichi di una agghiacciante crudeltà perché, come abbiamo visto, non c'è leggenda o riferimento storico che non ne sottolinei la brutalità sanguigna. Anzi si nota sempre un progressivo decadimento della razza, come se la loro stessa natura feroce sia stata la causa prima della loro scomparsa.
L'insoluto mistero della "Pedra Pintada" (pietra dipinta) può più di ogni altra cosa riflettere tutto l'orrore dei loro riti. Nell'Amazzonia, in un vasto complesso megalitico si erge un imponente blocco di forma ovoidale al centro di un altipiano poco distante da Tarame.

E' un enorme monumento di pietra lungo 100 metri, largo 80 ed alto 30. Secondo una tradizione indigena, è la pietra tombale di un gigante biondo, re di un popolo vissuto in tempi remotissimi. Sulla pietra sono dipinti migliaia di segni e di lettere che ricordano la scrittura dell'antico Egitto, la semitica, e l'ebraica. Vi sono inoltre cavalli, carri e ruote, tutti riprodotti di profilo secondo la tecnica degli Egizi. E già questo lascia notevolmente perplessi perché gli Indios, all'arrivo dei conquistatori bianchi, non conoscevano né carri né ruote. Sulla facciata principale del monumento si notano quattro grotte scavate nella pietra, quasi alla sommità si apre una galleria divenuta ormai inaccessibile, mentre sotto il macigno esiste un passaggio che conduceva probabilmente ad una costruzione sotterranea. Anche questa galleria è agibile solo per 30 metri: alla fine è completamente franata.

Homet stesso, nel suo libro "Die Sòhne der Sonne" edito nel 1958, ammette di essere stato quasi in stato di trance, e di aver avuto la terrificante visione che segue, così come lui stesso l'ha descritta, per non toglierle niente del suo orrido fascino. "Accompagnata dai rintocchi di bronzei gong, una gran folla si muoveva. Migliaia di uomini, donne e bambini vestiti di bianco s'avvicinavano lentamente, maestosamente alla Pedra Pintada, per arrestarsi poi dinanzi all'ingresso principale. Una voce risuonò alta, dal cielo, riecheggiò cinque o sei volte sulla massa dei fedeli, che si prostrò, riverente. Uomini altissimi, in atteggiamento solenne, si staccarono dalla folla e si accostarono al gigantesco monumento di pietra. Uno di loro si pose davanti al dolmen pentagonale della facciata principale; un altro, seguito dai suoi aiutanti, salì sulla seconda piattaforma, un po' più alta, di cui gli astanti potevano vedere soltanto le aperture delle quattro grotte sepolcrali; un terzo, dall'aspetto ancor più imponente, anch'egli accompagnato da assistenti, salì la larga strada tracciata nella roccia, scomparendo allo sguardo dei pellegrini inginocchiati nella pianura.
Salirono quindi lentamente sulle due piattaforme, senza catene e guardiani, appena sostenuti da due "servi della morte", due uomini nudi. La loro espressione era quella di persone addormentate. Li si distese sulla sommità dei dolmen, la cui tinta rossa cominciò a risplendere ai raggi del sole nascente. Ancora una volta risuonarono e si ripeterono i misteriosi richiami dall'alto, ed i sacerdoti levarono i coltelli rituali di pietra, affilatissimi, li affondarono nel petto delle vittime, strapparono loro i cuori e li aprirono. Poi, lanciandone i pezzi ai quattro punti cardinali, annunciarono ai fedeli il destino che li attendeva nel prossimo anno".
Questa visione, riportata da un uomo di scienza, in piena buonafede e con un bagaglio culturale non indifferente, ci fa quasi accettare la validità della "psicometria", facoltà che renderebbe capaci certe persone particolarmente sensitive di percepire da qualsiasi oggetto, anche una pietra, la visione dei tempi in cui esso si trovava ambientato.
Possibile che la Pedra Pintada sia stata talmente intrisa di olocausti umani, da trasmettercene tutt'ora il messaggio? Possibile che questa razza di Giganti sia stata così crudele da lasciare dietro di sé una così vasta eco di terrore e di orrore?
Non va poi dimenticato il popolo dei Titani, che troviamo nella mitologia greca, il cui re, Cronos, giungeva addirittura a divorare i propri figli, e quello dei Ciclopi al quale apparteneva Polifemo, che Omero ci descrive in tutta la sua agghiacciante ferocia. Ma non si può credere ad una razza "nata" crudele. Amiamo pensare che lo sia diventata solo dopo che i movimenti di assestamento del nostro pianeta avevano cominciato a disgregare Lemuria, costringendo i Giganti ad abbandonare, per sopravvivere, la loro patria, ad emigrare in altre terre a loro ignote, a vivere a contatto con razze diverse sia nell'aspetto che nella cultura e nelle tradizioni.
La loro fu forse una terribile battaglia contro il decadimento della propria specie, contro le forze della natura che, pur avendoli dotati di mole e forza gigantesca, li stava allontanando e disgregando ogni giorno di più, facendoli sentire come alberi senza radici, piante costrette a vivere in un terreno inadatto, anzi ostile. Quei "menhir" che noi andiamo adesso a visitare pervasi da un imprecisato senso di angoscia e che essi innalzarono nelle varie terre dove furono costretti a vivere, furono forse un modo di sentirsi meno soli, di illudersi che quel popolo di pietra potesse tornare ad essere, per prodigio divino, il popolo forte e compatto di una Lemuria ormai scomparsa per sempre.
Il continente Lemuria
Il continente Lemuria ha ospitato la prima civiltà umana di cui si abbia notizia. Ne fu per la prima volta ipotizzata l'esistenza da M.P.L.Sclater, il quale, tra il 1850 e il 1860, sostenne che in epoche preistoriche esisteva una vasta area che comprendeva territori dal Madagascar a Ceylon e Sumatra. L'idea di un antico continente in queste zone del pianeta fu suggerita da affinità zoologiche tra i territori sopracitati, tra cui la presenza del "lemure" (una scimmia) che diede il nome al continente.
Al contrario il naturalista Wallace sosteneva che un continente simile sarebbe stato possibile tra l'Australia fino alla Nuova Guinea, le isole Salomon e forse le isole Figji. Il continente di Wallace avrebbe anche così spiegato in che modo i marsupiali avrebbero potuto raggiungere il continente australiano. Le ipotesi di Sclater e Wallace entrarono in conflitto, sebbene ad un certo punto Wallace ammise che ci dovesse essere stato in passato un ponte di terra tra l'India e l'Australia. La discussione continuò e Haeckel ipotizzò che il continente lemuriano, esistito probabilmente tra il Permiano e il Nummulitico, fosse la culla della razza umana, poiché lo riteneva la sede delle scimmie antropoidi.
La discussione, dapprima solo scientifica, fu ripresa poi dalla teosofia che asserì che il continente Lemuria fosse la dimora della terza razza madre e il luogo di origine dell'umanità.
Teosoficamente parlando, l'uomo non si sviluppò a Lemuria secondo un'evoluzione, ma attraverso un addensamento di materia che venne a formare il corpo. Ovvero: all'inizio coloro che sarebbero diventati uomini erano entità immateriali che apparivano sulla terra con l'andar del tempo sempre più materiali e corporei.
I corpi della prima razza madre, secondo quanto dice W. Scott-Elliot in "Storia della Lemuria sommersa", erano come giganteschi fantasmi, […] perché i loro corpi consistevano soltanto di materia astrale. Successivamente la prima razza madre venne dotata di un rivestimento più denso.
I corpi della seconda razza madre erano definiti eterei e anch'essi erano invisibili alla vista.
I corpi della terza razza madre finalmente solidi erano composti di gas, liquidi e materia. Le ossa erano molli come quelle dei bambini (infatti non potevano reggersi in piedi) e solo verso la metà della loro storia poterono godere di una struttura scheletrica più consistente. I lemuriani di questo periodo possedevano due occhi rudimentali davanti e uno dietro - detto terzo occhio o occhio astrale - corrispondente alla ghiandola pineale che serviva come centro della vista astrale e fisica. Verso la terza sotto-razza, il corpo gelatinoso dei lemuriani si solidificò ancor di più e divenne in seguito capace di tenere una struttura eretta e, grazie all'uso del terzo occhio e di una sporgenza nei talloni, di camminare avanti e indietro. Probabilmente verso la quinta sotto-razza si ha l'uomo lemuriano definitivo. Era alto dai tre metri e mezzo ai quattro metri e mezzo, aveva la pelle bruno giallastra, la mascella inferiore allungata, la faccia appiattita. Gli occhi piccoli, penetranti e distanti l'uno dall'altro, permettevano sia la vista in avanti che lateralmente, il terzo occhio dava la vista all'indietro. Al posto della fronte aveva un rotolo carnoso, la testa era inclinata all'indietro e le braccia erano sproporzionate rispetto alle nostre ed aveva mani e piedi enormi. Attorno alla testa aveva dei capelli corti ed era vestito con pelli. Nella mano sinistra teneva solitamente un bastone e nella destra conduceva con una corda una sorta di rettile simile al plesiosauro, quale aiuto per la caccia.
La settima sotto-razza diede origine ad una razza superiore. Aveva sviluppato una sorta di fronte, la sporgenza dei talloni si era ridotta, la testa aveva una forma ad uovo ed era diminuita l'altezza e la grandezza delle membra. Questa fondò un'importante civiltà che durò migliaia di anni e dominò gran parte del continente di Lemuria. Inizialmente i lemuriani erano muti, ma poi svilupparono un linguaggio primitivo monosillabico. Dopo la separazione dei sessi, il corpo dei lemuriani si solidificò e iniziò a vivere in alture dentro a capanne rudimentali. All'inizio ogni famiglia viveva in una capanna singola, poi si ritenne più sicuro vivere riuniti in comunità. Le capanne, prima costruite in legno, furono edificate con grossi massi e le armi con cui i lemuriani attaccavano i dinosauri o si difendevano da essi erano pali appuntiti di legno. L'agricoltura era sconosciuta. Le razze lemuriane senza ossa, striscianti, vivevano di quello che trovavano al suolo, mentre quelle con lo scheletro evoluto mangiavano principalmente carne, ma anche bacche e noci.
Durante la sesta e settima sotto-razza, i lemuriani impararono a costruire città megalitiche e ciclopiche. Le prime città si trovavano nella zona del Madagascar e un centro urbano famoso era situato vicino all'Isola di Pasqua. Le famose statue dell'isola, costruite nel periodo terminale dei Lemuro-Atlantidei, rappresentavano la fisionomia dei loro costruttori o dei loro antenati.
La religione dei lemuriani non era sviluppata: avevano qualche precetto morale e adoravano un'entità suprema rappresentata dal sole.
Il continente Lemuria, al contrario di quanto si diceva in ambito scientifico, assunse presso i teosofi forme ben più vaste e varie, a seconda dei periodi geologici e sprofondò a causa di una lunga serie di cataclismi vulcanici.
I lemuriani morirono soprattutto per il fuoco e per il soffocamento dovuto a gas prodotti dalle eruzioni vulcaniche, ma la distruzione del Continente non fu repentina, anzi, seguì tempi geologici. Alla fine tutto venne sommerso.
18:47
Scritto da: angelus.1985
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MU - La Terra Madre
Gli ultimi anni ’70 dell’Ottocento sono ricordati dal popolo indiano come uno dei periodi più duri e drammatici della propria storia. Anni in cui, ad ondate successive, violente carestie si abbattevano su una popolazione inerme e il dominio britannico si faceva sempre più opprimente. È all’interno di questa realtà desolante che sono però da ricercare le origini di una delle più affascinanti teorie storico-scientifiche degli ultimi secoli: un grande continente, patria di un’avanzata civiltà, sprofondato nelle acque dell’oceano Pacifico quando la Storia non era ancora iniziata.
In conformità ad una tradizione ormai da lungo tempo consolidata, la nascita del mito della terra ancestrale di Mu, questo il nome del mondo perduto, iniziò a germogliare in seguito al fortuito incontro tra un “angloamericano spettrale e di bassa statura” di nome James Churchward, giunto in India per soccorrere l’affamata popolazione locale, e il sacerdote di un monastero non meglio precisato. Da quel momento in poi iniziò una lunga e congiunta ricerca volta dapprima all’interpretazione di un misterioso bassorilievo, ricco di antichi simboli e custodito in una sconosciuta località del subcontinente indiano, poi all’opera di traduzione di millenarie tavolette d’argilla vergate in un alfabeto ormai dimenticato.
Per dovere di cronaca: l’evento stesso dell’incontro tra queste due personalità, ambigue e sfuggevoli, è tutt’ora fonte di parecchi dubbi, soprattutto in quanto lo stesso James Churchward, l’unica fonte “ufficiale” dell’episodio, fu spesso contraddittorio sull’evento in questione, non rivelando mai univocamente, ad esempio, il nome del monaco o il luogo fisico del monastero, collocato da lui stesso, alternativamente, sia in India che in Tibet. Tuttavia, tralasciando la pur necessaria esigenza di dettagli comprovabili e accettando come verosimile la narrazione dei fatti sopra riportati, le conclusioni alle quali arrivarono i due improvvisati ricercatori segnarono profondamente l’immaginario delle generazioni successive e diedero l’incipit ad una contro-storia sull’evoluzione della civiltà umana molto simile a quelle teorie atlantidee così in voga nei circoli scientifici ed esoterici di fine Ottocento.
Dopo un lungo periodo di studio congiunto, il sacerdote giunse alla supposizione che i misteriosi simboli del bassorilievo non fossero altro che le vestigia della lingua originaria dell’umanità (il Naga), foriera di un profondo senso occulto, che solo pochissimi eletti indù erano ancora in grado di interpretare correttamente. Una lingua antichissima compresa e padroneggiata dai Naacals, sorta di casta sacerdotale di un’avanzata civiltà scomparsa all’alba dei tempi.
Il sacerdote non si fermò a questo e, spronato dalle sensazionali scoperte, rivelò a Churchward l’esistenza di strane tavolette d’argilla, scritte in caratteri ignoti e dall’età indefinibile, custodite nel proprio monastero. Reliquie mai studiate prima di allora e forse redatte, a suo avviso, dagli stessi Naacals. Ormai settantenne, quando diede alle stampe i resoconti di una vita di studi e ricerche, Churchward sostenne che le tavolette fossero state ritrovate a Rishi, una delle più sacre città dell'India, e, pur non conoscendo la dinamica della loro riscoperta da parte dei monaci, rivelò di averle interpretate, ai tempi in cui furono visionate, come ciò che restava di una più amplia raccolta di documenti, in parte andata perduta e in parte sparsa per il mondo.
Churchward, nella prima delle sue opere - The Lost Continent of Mu - così descrisse quelle tavolette e il loro contenuto: “[…] erano d’argilla seccata al sole ed estremamente friabili. […] I caratteri erano gli stessi della lingua che avevo studiata sul bassorilievo col mio amico. E insieme comprendemmo di essere davanti ad iscrizioni originali di Mu. […] Le iscrizioni narravano particolareggiatamente la creazione della terra e dell’umanità e parlavano del luogo in cui l’uomo era comparso agli inizi della storia. […] Ebbi così a constatare che le civiltà greca, caldea, babilonese, persiana, egizia, indù, cinese, erano state tutte precedute dalla civiltà di Mu. […] Scoprii che quel continente scomparso rappresentava senza dubbio alcuno l’habitat originario dell’umanità. In quelle meravigliose contrade era vissuto un popolo che aveva finito per colonizzare tutta la terra. Ma, improvvisamente, Mu era stata spazzata via dalla faccia del pianeta da terremoti apocalittici, seguita da un’invasione delle acque, dodicimila anni fa. In un turbine di fuoco e di acqua, Mu era scomparsa.”
Terminato lo studio delle fonti a sua disposizione, Churchward, come lui stesso raccontò, iniziò un lungo peregrinare, in Asia e in America Centrale soprattutto, al fine di trovare altre prove che confermassero le sue supposizioni. Fu in Messico che sembrò trovare ciò che stava cercando, in conseguenza dei ritrovamenti archeologici di un geologo dilettante di nome William Niven. Costui riportò alla luce una serie di oggetti dalla non chiara natura, probabilmente utilizzati dalle locali popolazioni precolombiane principalmente per scopi religiosi, ma che Churchward interpretò, senza tema di smentita, come tavolette scritte dai Nacaals, molto simili a quelle già visionate da lui stesso nel subcontinente indiano, sebbene maggiormente ricche di informazioni, capaci di gettare ancora più luce sul continente scomparso.
Seppur ancora per sommi capi, la storia di Mu, alla luce delle nuove rivelazioni, acquisiva così una propria fisionomia: la “Terra Madre” era situata nell'Oceano Pacifico, in una vasta area oggi localizzabile tra le Hawaii a nord e una linea immaginaria tra le Fiji e l’Isola di Pasqua a sud. La sua popolazione, al tempo del massimo splendore, sarebbe stata di oltre sessantaquattro milioni di abitanti, divisi in dieci tribù e governati da un unico sovrano, Ra-Mu. Il credo religioso dei muani, univoco per tutta la popolazione, era un rigido monoteismo e con il nome fittizio di "Ra, il Sole" - il vero nome non era mai pronunciato - veniva designato il loro Dio. Gli abitanti di Mu, inoltre, credevano nell'immortalità dell'anima e nel suo futuro ritorno nella Divinità.
Non sembrava ci fossero mai state guerre e la popolazione aveva sempre vissuto in prosperità, mentre, pur essendo popolata da diverse razze, sarebbe stata la razza bianca, Ariana, a dominare sulle altre. Dalle sue sette città principali partivano le navi destinate alla colonizzazione delle terre più arretrate: l'impero Uighur, nell'Asia centrale, sarebbe stato il più importante e civilizzato avamposto di Mu. Lo stesso antico Egitto, inoltre, sarebbe stata una colonia della “Terra Madre”.
Tuttavia, nonostante la sua grandiosità, nel periodo di massimo fulgore, un immane sconvolgimento tellurico avrebbe distrutto la parte meridionale del continente e, nel volgere di pochi secoli, altri violentissimi terremoti portarono al totale inabissamento di Mu. I pochi sopravvissuti si imbarbarirono progressivamente, dando inizio alla storia come noi la conosciamo, pur conservando una fumosa memoria delle loro antiche e nobili origini. Solamente Atlantide, avanzatissima colonia muana, conservò intatto il livello tecnologico e culturale raggiunto dal continente scomparso, ma, come la propria madrepatria, anch’essa sarebbe stata destinata a scomparire nel mare.
Le critiche a tale teoria, una volta divulgata, non tardarono a farsi attendere, ma, progressivamente, le supposizioni di Churchward riuscirono a diffondersi anche tra gli ambienti scientifici tradizionali, giovandosi anche di impliciti aiuti provenienti dalla stessa scienza ufficiale.
Le speculazioni su Mu non erano (e non sono tuttora) documentabili sul piano storico, quindi, la mancanza di fonti fu sempre la principale critica a sostegno dell’inammissibilità dell’esistenza di un continente perduto. Un’importante e rivoluzionaria teoria scientifica - per i suoi tempi - sembrò tuttavia avvalorare la supposta esistenza di una terra antidiluviana ormai scomparsa, offrendo implicitamente sostegno ai fautori sia di Mu, da poco “alla ribalta”, sia della ben più nota Atlantide.
Nel corso dei primi anni del XX secolo iniziò ad affermarsi la teoria, ancor oggi largamente accettata, della deriva dei continenti: dalla preistorica Pangea, una sorta di super-continente comprendente tutte le terre emerse, nel corso dei millenni si sarebbero progressivamente staccate due immense zolle continentali, Gondwana (comprendente, a grandi linee, le odierne America Meridionale, Africa, India e Australia) e Laurasia. Da queste, progressivamente e in virtù di un lento ed inesorabile moto, si sarebbe formata la terra così come oggi la conosciamo.

Se è vero che tale teoria non dimostrava affatto l’esistenza di antiche civiltà, sembrava però dimostrare irrefutabilmente l’esistenza di antiche terre ora scomparse. Certamente non erano provate l’esistenza di Mu o di Atlantide, ma la teoria della deriva dei continenti sembrava assicurare la presenza, millenni fa, di immense masse continentali antidiluviane, sulle quali civiltà vere e proprie avrebbero comunque potuto prosperare. In tal modo le scoperte di Churchward, di primo acchito improbabili, apparivano almeno plausibili: la sua Mu, in linea puramente teorica, avrebbe potuto benissimo essere Gondwana o una delle grandi zolle continentali susseguitesi nelle varie ere geologiche.
La teoria della deriva continentale non è la sola avanzata dai geologi,ma, sia per il periodo in cui incominciò ad affermarsi, sia per la coincidenza con la divulgazione delle teorie promulgate da Churchward, assunse, ai fini della credibilità ed ammissibilità della storia della “Terra Madre”, un ruolo fondamentale, quasi di supporto.
Tuttavia, nonostante la possibilità geologica, seppur molto remota, possa avvalorare le supposizioni dell’avventuriero inglese, la scienza, sia coeva che contemporanea, ritiene che James Churchward sia solamente un abile impostore (e le numerose auto-celebrative mistificazioni della sua stessa vita non contribuiscono ad aumentare la credibilità delle sue supposte
La leggenda del continente scomparso nell’oceano Pacifico e, molto più limitatamente, di perduta civiltà preistorica non sono messi in discussione a priori, soprattutto perché parte integrante di numerosi racconti mitologici diffusi tra le isole del pacifico e perché importanti riferimenti ad una terra ancestrale distrutta da sconvolgimenti naturali trovano dimora anche nella tradizione mitologica indiana e polinesiana. Ma anomalie e contraddizioni sul processo evolutivo della teoria della “Terra Madre” pongono parecchi interrogativi sull’effettiva possibilità della sua esistenza, almeno nei termini tramandati da Churchward.
Innanzitutto l’origine del nome Mu è piuttosto ambigua e arbitraria. Agli inizi del ‘900 una spedizione russa ritrovò, sommersa dalle sabbie del deserto dei Gobi, le rovine di una antichissima città sepolta, successivamente indicata come Uighur, l’antica capitale dei Mongoli. Tra i resti di un’abitazione, forse un luogo di culto, fu rinvenuto un simbolo simile alla lettera greca M iscritta in una specie di cerchio diviso in quattro parti. Nonostante studi successivi rivelarono errori di fondo sia nella datazione che nelle interpretazioni date dalla spedizione russa ai ritrovamenti archeologici, Churchward fondò le proprie teorie su queste scoperte: Uighur era una colonia muana, la più importante, e il simbolo a forma di M doveva quindi necessariamente essere una chiara allusione al continente scomparso, probabilmente al suo nome…. Mu! Il vizio di fondo si commenta da solo…
Un’altra importante critica mossa a Churchward riguarda le premesse sottostanti alla sua opera di interpretazione delle fonti. Secondo il suo punto di vista, in tempi remoti, esisteva un unico linguaggio universale esoterico fatto di simboli e primariamente utilizzato per tramandare una sorta di conoscenza segreta. Fissando questi simboli, una persona dotata dell’intuizione necessaria, avrebbe potuto, scavando nella propria coscienza interiore, riscoprirne l’originario e perduto significato. L’errore consiste nel ritenere possibile tale processo interpretativo prescindendo dalla conoscenza della cultura che ha generato quegli stessi simboli che si vogliono interpretare. Senza avere alcuna conoscenza della “Terra Madre” Churchward ne avrebbe invece inteso e interpretato il linguaggio, un linguaggio simbolico per di più. Come osservato da Srague De Camp, l’equivalente processo interpretativo avverrebbe se una persona per nulla a conoscenza del cinese riuscisse a tradurre, semplicemente fissandola intensamente, una pagina scritta in quella lingua. Una lingua dove un ideogramma non rappresenta altro che una immagine convenzionalizzata…
Un altro punto a sfavore di Churchward è l’atteggiamento costantemente ambiguo tenuto nei confronti delle tavolette usate come fonte primaria della sua teoria. Tralasciando le tavolette scoperte da Niven, oggetti reali sui quali l’unica questione riguarda l’aspetto interpretativo, delle altre si dubita persino siano esistenti (o esistite). Lo stesso Churchward non aiuta a dissipare i dubbi: non è in grado di dire univocamente dove le abbia viste per la prima volta e, nei suoi scritti, accenna al fatto di non essere più in grado di rintracciarle dopo averle visionate. Inoltre, volendo esasperare lo scetticismo, il solo Churchward e il suo amico monaco le avrebbero “toccate con mano”…
A peggiorare le cose per la teoria muana di Churchward fu, inoltre, la progressiva inglobazione della leggendaria Mu da parte di dottrine teosofiche e occulte. Nel 1882, per opera di Helena P. Blavatsky, si diffuse una nuova bizzarra interpretazione della storia dell’umanità: attraverso i secoli si sarebbero succedute cinque Razze Fondamentali (noi apparterremmo alla quinta, mentre altre due ci soppianteranno nei secoli futuri…) e una di queste avrebbe dimorato a Lemuria. Ora, il termine Lemuria non è ignoto ai geologi. Diversi studiosi, basandosi su analogie biologiche riscontrate nell'evoluzione animale (soprattutto di alcune proscimmie chiamate Lemuri) e vegetale tra le coste dell'Africa dell’Asia sud-orientale, supposero, già alla fine dell’Ottocento, l’esistenza di un continente-ponte tra queste terre. Continente-ponte al quale fu attribuito il nome di Lemuria. La Lemuria degli occultisti, però, non coincide con la “Lemuria” geologica…

A Tonga-Tabu, uno sperduto atollo, esiste una gigantesca arca di pietra della quale gli indigeni non conoscono l’origine. Da sottolineare che nessuno dei materiali di costruzione si trova sull’isola o nelle isole vicine…
A Ponape, nelle Isole Caroline, dimorano rovine ciclopiche in basalto tuttavia non esistono racconti mitologici o spiegazioni razionali per queste costruzioni…
Nell’Isola Kingsmill esistono piramidi vagamente rassomiglianti a quelle egizie e nelle Marianne si incontrano numerose colonne dalla forma di un cono tronco, ma le genti del luogo non ne conservano memoria storica… E l’elenco di tali anomalie archeologiche potrebbe proseguire a lungo: Isola di Pasqua (troppo facile….), Isola Navigator, Niue, solo per citare i casi più noti.
Questi reperti non sono e non possono essere considerate prove a sostegno di teorie “atlantidee”, ma di certo alimentano forti presunzioni sull’esistenza di una remota civiltà pacifica. Implicitamente, se non proprio un continente sommerso, mantengono viva la possibilità di antichi “ponti” di terraferma tra le isole. Chuchward ha forse esagerato narrando la storia della “sua” Mu, ma di certo la base sulla quale si innalzò il suo mito era tutt’altro che frutto di una fervida immaginazione.
Siamo ancora lontani da prove irrefutabili dell’esistenza di una civiltà preistorica altamente evoluta, ma un ulteriore riprova di una passato diverso da quello comunemente supposto (cosa ben diversa, comunque, dall’esistenza di un continente e una civiltà perduti sulla falsa riga di Mu) è suggerita anche dai racconti mitologici dell’area del Pacifico. La celebre leggenda di Hotu-Matua è esemplificativa al proposito e molto simile a numerosi altri racconti: un grande capo guerriero conduce la propria gente, scampata dalla distruzione per cause naturali della propria terra, verso un nuovo mondo sul quale ricominciare a vivere.
Non è quindi eresia supporre un mondo preistorico molto diverso da quello barbaro solitamente immaginato. L’errore di Churchward consiste nell’aver artificiosamente alimentato e interpretato credenze comuni e universalmente condivise, almeno nei loro tratti essenziali. Il mito della “Terra Madre”, di Mu, è e rimane tale: un racconto mitologico creato ad arte. Tuttavia l’idea in sé, l’idea di un’atlantide cancellata dal tempo, assume sempre più, alla luce di continue rivelazioni e scoperte, i connotati della possibilità storica, non ancora dotatasi del requisito della certezza documentaria, ma pur sempre “vera”. Nulla nasconde la terra che il tempo non porterà alla luce…
18:32
Scritto da: angelus.1985
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04/11/2008
Nibiru, il dodicesimo pianeta

Le teorie su Nibiru trovano le loro fondamenta sugli studi astronomici degli antichi Sumeri; la loro conoscenza astronomica si può riscontrare nel sigillo cilindrico accadico risalente al 2400 a.C. Il sigillo altro non è che una raffigurazione del Sistema Solare che vede la nostra stella circondata dai pianeti da noi oggi conosciuti, nella giusta successione e dimensione, più Tiamat e il misterioso Nibiru. Tiamat, per i Sumeri, è un pianeta anticamente posto tra Marte e Giove. Già molto prima dell’arrivo degli Anunnaki (“Coloro che dal Cielo caddero sulla Terra”, una stirpe di giganti super-evolut, di dei corrispondenti ai Nefilim biblici che, atterrati sulla terra, danno vita al genere umano attuale), Nibiru si è trovato periodicamente in posizione a noi prossima. In uno di questi passaggi viene ad impattare con Tiamat; quest’ultimo si frantuma in più parti, una parte diviene la cintura degli asteroidi mentre, la restante parte di Tiamat con il suo satellite Kingu (la Luna), viene scagliata verso un'orbita più vicina al Sole e genera all'attuale sistema Terra-Luna.
Ma i Sumeri non erano i soli ad avere queste conoscenze così stranamente avanzate, sembrerebbe infatti che dagli ultimi studi effettuati sul pianeta X, le teorie dei Sumeri vadano a collegarsi ed unificarsi molto bene con quelle di un altro popolo, questa volta africano, chiamato Dogon. Questo popolo ha concentrato i suoi studi in particolar modo sulla stella di Sirio, scoprendone la Gemella “invisibile” diversi millenni prima dei nostri telescopi e sembrerebbe che la possibile orbita del pianeta Nibiru possa alternarsi tra la nostra Stella e quella conosciuta con il nome di Sirio B.
E' noto che la scoperta di Plutone (C.Tombaugh, 1930) non fu effettuata otticamente, in base all'osservazione della volta celeste, bensì matematicamente, derivandola dalle perturbazioni orbitali di Urano e Nettuno; solo in un secondo momento tale scoperta fu confermata mediante il telescopio.
Nel 1972, esaminando la traiettoria della cometa di Halley, J.Brady (del Lawrence Livermore Laboratory - California) scoprì che anche l'orbita di questa cometa, come quelle di Urano e Nettuno, era "perturbata". I suoi calcoli lo condussero ad ipotizzare l'esistenza di un pianeta "X" alla distanza di 64 UA(•) dal Sole (Plutone ne dista 39), con periodo orbitale di 1800 anni terrestri. Brady, come tutti gli astronomi che si stavano occupando del pianeta "X", presumeva che tale corpo celeste orbitasse intorno al Sole nello stesso modo degli altri pianeti; ne quantificò pertanto la distanza dalla nostra stella in misura della metà del suo asse orbitale maggiore.
Questo in accordo con la seconda legge di Keplero ("Le aree descritte dal raggio vettore sono proporzionali ai tempi impiegati a descriverle"); vale a dire che un pianeta si sposta tanto più lentamente quanto più è lontano dal proprio sole.
Ma, secondo le testimonianze dei Sumeri, Nibiru orbita come una cometa attorno al Sole, essendo quest'ultimo uno dei fuochi della propria ellissi estremamente allungata, così che la distanza dal Sole corrisponde all'intero asse maggiore e non alla sua metà. E' curioso il fatto che l'orbita del pianeta "X" calcolata da Brady (1800 anni) sia esattamente la metà dell'orbita di 3600 anni che i Sumeri attribuivano a Nibiru.
Ma Brady giunse ad ulteriori conclusioni, in sintonia con le tradizioni sumeriche: il pianeta "X" sarebbe dotato, come Plutone, di un'orbita retrograda, con il piano fortemente inclinato rispetto all'eclittica.
Gli astronomi si interrogarono se il responsabile delle perturbazioni nell'orbita di Urano e Nettuno potesse essere Plutone, ma questi dubbi svanirono nel giugno del 1978, quando W.Christie (dell'Osservatorio Navale di Washington, un organismo della Marina Americana sotto il diretto controllo della NASA) scoprì che Plutone, oltre a possedere un satellite (Caronte), era molto più piccolo di quanto si pensasse (meno di 2/3 della Luna) e quindi dotato di una massa non in grado di esercitare rilevanti influenze gravitazionali. L'elaborazione di tutti questi dati rafforzarono l'indicazione che un'unica " forza estranea" avesse inclinato Urano, spostato e inclinato Plutone ed impresso un'orbita retrograda anche a Tritone (un satellite di Nettuno).
Nel 1981 i dati raccolti durante le missioni del Pioneer 10, del Pioneer 11 e dei due Voyager dimostrarono con esattezza l’esistenza di un corpo celeste, grande almeno il doppio della Terra, in orbita solare ad una distanza di almeno 2.4 miliardi di km oltre Plutone e con periodo orbitale di almeno 1000 anni. Il "Detroit News" del 16 gennaio 1981 pubblicò la notizia in prima pagina, insieme alla raffigurazione sumera del sistema solare, così come appare sul famoso sigillo cilindrico, conservato nel Museo di Berlino, col n.° VA/243.
A questo punto una svolta decisiva nelle ricerche fu impressa dal "Progetto IRAS" (Infrared Astronomical Satellite), vale a dire l'esplorazione agli infrarossi del sistema solare, mediante il lancio in orbita terrestre a 900 km di altezza di un telescopio (60 cm di apertura, 62 rivelatori infrarossi su quattro bande spettrali, fra 8,5 e 119 mm / l), sensibile al calore racchiuso nell'interno di corpi substellari. Il 25 gennaio 1983 dalla base di Vanderberg, in California, partì il vettore americano Delta 3910 con a bordo 500 kg di carico utile, frutto della cooperazione USA-Inghilterra-Olanda. Il satellite eliosìncrono scattò ed inviò al centro di controllo 600.000 immagini, dalla cui elaborazione emerse l'individuazione di 250.000 sorgenti celesti di tipo infrarosso (il 99% delle quali in precedenza sconosciute), stelle e sistemi planetari in formazione (età < 1 milione di anni), cinque nuove comete, quattro nuovi asteroidi e un misterioso oggetto in movimento, simile ad una cometa.
J. Murray (della UK's Open University), il quale, insieme con il collega J.Matese (University of Louisiana), ha dato un annuncio nell'ottobre '99:"…una forza misteriosa, generata da un grande oggetto invisibile, rallenta il viaggio delle sonde terrestri in uscita dal sistema solare; la stessa che, probabilmente, è responsabile della deviazione delle orbite cometarie…".Tornando al 1983, verso la fine di quell'anno, un'indiscrezione riuscì a trapelare, nel corso di un'intervista concessa dai principali scienziati del progetto IRAS alla rubrica scientifica del "Washington Post". La notizia fu ripresa da diversi quotidiani statunitensi, che la titolarono: "Oggetto gigante confonde gli astronomi", "Corpo misterioso trovato nello spazio", "Ai limiti del sistema solare un misterioso oggetto gigante", "Un corpo celeste pone agli astronomi un enigma cosmico".Messo alle strette, G. Neugebauer, Direttore dell'IRAS, dichiarò: "Posso solo dire che non sappiamo di cosa si tratti". Successivamente anche la NASA uscì con un rapporto ufficiale: "Il corpo misterioso rilevato dall'IRAS disterebbe "solo" 80 miliardi di km dal Sole e potrebbe trovarsi in fase di avvicinamento alla Terra. E' stato captato due volte dal telescopio ad infrarossi (a distanza di sei mesi) e i dati raccolti mostrano che in questo periodo, pur brevissimo per i tempi astronomici, si è spostato di poco nella sua traiettoria. Ciò evidenzia che non si tratta di una cometa, poiché una cometa non può avere una dimensione di 5x la Terra ed, in ogni caso, si sarebbe spostata maggiormente. E' possibile, quindi, che si tratti del decimo pianeta o pianeta "X", che gli astronomi hanno, finora, cercato invano".Invece, più di cinquant’anni fa, lo psichiatra russo ormai scomparso, Immanuel Velikovsky scrisse un saggio intitolato “Mondi in collisione”, giudicato dal “New York Times” un terremoto letterario. Nel saggio probabilmente parla proprio di Nibiru, menzionando tradizioni mesopotamiche, Tiamat e una battaglia cosmica avvenuta nell’antico passato. Egli cita anche un testo di Rockenbach (1602 Wittenberg) dove racconta di un “globus immodicus” (globo immenso) visto dagli Israeliti durante la fuga d’Egitto, questo globo era di colore rosso sangue. Gli antichi dèi mesopotami verrebbero proprio da un pianeta rossastro:
“Il grande pianeta, d’aspetto rosso scuro. Il cielo divide a metà
E si presenta come Nibiru.”
La data in cui viene collocata la fuga degli Israeliti è ancora controversa, Sitchin la pone nel 1433 a.C., il giornalista turco Burak Eldem, epigono di Sitchin, nel 1649 a.C.. Molto significativa la recente scoperta della data dell’esplosione dell’isola di Thera (l’attuale Santorini), sempre collocata nel 1500 a.C. ed ora, dopo un controllo di due diverse equipe (una danese, l’altra americana), collocata in un periodo compreso tra il 1660 e il 1613 a.C. Questi dati danno credito alla teoria di Burak Eldem, perché naturalmente il passaggio di Nibiru non può aver creato effetti solo in terra d’Egitto.
Ma il sigillo accadico citato da Sitchin in realtà era già stato preso in considerazione, ben dieci anni prima, dall’astrofisico Carl Edward Sagan (New York, 1934- Seattle, 1996), vincitore di un Premio Pulitzer, docente alla Cornell University e specialista in esobiologia e planetologia.
Autore di diversi saggi e più di 600 articoli a carattere scientifico, partecipò alle missioni NASA Mariner e Viking, e giocò un ruolo di primo piano nelle missioni Pioneer 10-11 e Voyager 1-2. Proprio nel suo primo saggio di divulgazione scientifica parla del sigillo, ma, straordinariamente, non bolla il tutto come “l’inconscio degli uomini dell’antichità” (possibilità che rimane aperta, precisa), ma parla di come invece queste storie meriterebbero uno studio molto più critico ed approfondito di quanto fatto sinora e precisa che la possibilità di un contatto con una civiltà extraterrestre deve essere tenuta presente tra le possibili interpretazioni. Inoltre, tornando alle sonde Voyager, è curioso il fatto che nel disco fonografico di 12 pollici di rame e rivestito in oro, da loro contenuto e destinato ad un’ipotetica civiltà extraterrestre, sono incisi oltre ad immagini e suoni anche i saluti in 55 lingue diverse, tra cui la lingua sumera, accadica ed ittita.I saluti cominciano proprio dalla lingua sumera, scelta appositamente dal team della NASA guidato allora da Carl Sagan.Ma un pianeta può essere espulso dal suo alveo celeste e vagare nello spazio fino a quando non viene catturato dal campo gravitazionale di una stella vicina? Il Sole ha vicino a sé il sistema stellare del Centauro (circa 4,3 anni luce) e il sistema stellare di Sirio: il primo è un sistema triplo, il secondo binario. La compagna di Sirio è una nana bianca, incredibilmente già nota nei secoli passati al popolo dei Dogon nel Mali. Una nana bianca è lo stadio finale di una stella che è passata attraverso la fase di gigante rossa, non sostiene reazioni nucleari ed è destinata a raffreddarsi progressivamente diventando una nana nera.
Anche il nostro Sole, al termine del suo ciclo, diventerà una gigante rossa che probabilmente vaporizzerà Mercurio e Venere e renderà la Terra un deserto sterile privandola della sua atmosfera e spostando le orbite dei pianeti in modo sostanziale. Se Nibiru apparteneva ad un altro sistema solare potrebbe essere stato espulso dalla sua orbita con un meccanismo simile ma molto più violento, e catturato dopo centinaia di migliaia di anni dal campo gravitazionale del Sole. Robertino Solarion sostiene proprio questo, un pianeta delle dimensioni di Nettuno si è staccato dal sistema stellare di Sirio finchè il Sole non lo catturò costringendolo ad una orbita cometaria.
La possibilità di sopravvivenza della vita su un pianeta privo del calore e della luce della propria stella è possibile, come sostiene l’astrofisico Martin Rees: “Forse la vita può svilupparsi e prosperare perfino su un pianeta scagliato nella gelida oscurità dello spazio interstellare, la cui principale fonte di calore è la radioattività interna, cioè lo stesso processo che scalda il centro della Terra”.
Dopo gli scritti mesopotamici, le incredibili nozioni astronomiche degli antichi (da notare anche la conoscenza dei vari colori dei pianeti da parte dei Sumeri, confermati dalla sonda spaziale Voyager 2 a partire dal 1989) e le conferme da parte di scienziati di fama internazionale possiamo aggiungere un’ulteriore prova:
Gli antichi testi parlano della propulsione dei “carri celesti” citando acqua e pietre fiammeggianti. Ebbene oggi esiste una fonte di energia alternativa molto simile: l’esperimento di fusione fredda (o meglio trasmutazione) secondo il metodo dei giapponesi Mizuno-Ohmori dell’Università di Hokkaido, già replicato dal francese Naudin e dagli italiani Dattilo-Cirillo-Iorio, i quali hanno introdotto alcune varianti. Questi ultimi hanno presentato per la prima volta i risultati dei loro studi in occasione del congresso sulle nuove energie organizzato dall'O.N.N.E, a Grottammare (Ascoli Piceno), il 18 aprile 2004. I ricercatori italiani hanno dimostrato che in un'opportuna cella elettrolitica è possibile ottenere una grande quantità di energia dalla semplice presenza di una soluzione acquosa di un sale come il carbonato di potassio.
Il titolo di una loro relazione esplicativa presente in Rete è la seguente: "Trasmutazioni di metalli a bassa energia tramite plasma confinato in acqua", di D. Cirillo, A. Dattilo ed E. Iorio. Quello che si osserva sperimentalmente è la creazione di plasma attorno al catodo di tungsteno della cella, probabilmente originato da vere e proprie reazioni di trasmutazione nucleari (vista la presenza di tracce di nuovi elementi chimici in soluzione, dapprima assenti). Ce n’è abbastanza per un epocale cambiamento di paradigma. Forse però bisognerà aspettare il pensionamento e la morte dei cattedratici docenti di oggi (come diceva Max Planck), impegnati con tutte le loro forze in buona o cattiva fede a conservare la cosiddetta “scienza normale” e lo status quo.
Ma torniamo all’orbita di Nibiru, esso per la maggior parte del tempo non ruota intorno al Sole ed impiega la maggior parte del suo periodo di rivoluzione al di fuori del nostro Sistema Solare, almeno da quanto emerge dalle ultime teorie. Ma se Nibiru torna puntualmente nel nostro sistema solare ogni 3.657 anni circa, non può essere considerato un pianeta “libero”, quindi dovrà ruotare intorno a qualcos’altro…
Una teoria che trovò diversi sostenitori negli anni ‘70/’80 può spiegare tutto questo; essa non considera il nostro Sistema Solare come un Sole e nove pianeti, ma bensì come un Sistema Stellare Binario, cioè a due stelle. La seconda stella, di dimensioni comparabili all’altra, si sarebbe formata dopo il Sole e poi allontanata fino a raffreddarsi e ad assumere l’aspetto di una Stella Nana (nana bruna), perciò di difficile individuazione dall’uomo perché non emetterebbe né luce né radiazioni. Questa stella venne chiamata “Nemesis” e venne posta ad una distanza compresa tra 1 e 3 anni luce dal nostro Sole. Nibiru passerebbe la maggior parte del suo periodo orbitale all’esterno del nostro Sistema Solare per poi entrarci ed aumentare sensibilmente la sua velocità di rivoluzione, il suo moto apparente sarebbe retrogrado e la porzione di cielo occupata sarebbe quella della costellazione di Orione; questa teoria potrebbe sembrare strana o fantasiosa, ma in realtà recenti studi confermano che i sistemi binari sono molto comuni, anzi più comuni dei sistemi ad una stella.
Oltre queste prove a favore ce ne sono altrettante contrarie, questo per dire che ancora c’è molto da scoprire e nessuno può avere la verità assoluta. Il tempo ci dirà chi ha ragione, ma certamente se un giorno apparisse all’orizzonte un pianeta, il Nibiru dei Sumeri, ciò non dovrà rappresentare per forza una minaccia per il nostro pianeta, ma contemporaneamente se esistessero veramente gli Anunnaki, ciò minerebbe profondamente le nostre certezze, o almeno quelle di alcuni, riguardo a teorie scientifiche, evoluzionistiche e soprattutto religiose.
01:36
Scritto da: angelus.1985
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26/10/2008
El Dorado

Si narra che nel 1519, giunse a Siviglia dal Messico,una nave carica di meravigliosi tesori, dipinti in seguito dal pittore fiammingo Albrecht Durer. Scrive nel suo diario: “Non ho mai visto prima d’ora cose così meravigliose e preziose portate al re dalla nuova terra,” e la definisce “la Terra d’Oro”... Raccontando le meraviglie: “Un sole lungo più di un braccio, interamente d’oro, una luna in argento massiccio della stessa lunghezza... tutti più belli di qualsiasi meraviglia!” Più o meno nello stesso periodo, Pascal de Andeyoga ritornato da una spedizione nel Pacifico racconta di un favoloso paese chiamato, secondo lui, “Birù”, e narra meravigliato che: “L’oro è comune come i sassi, ed è più ricco di quello Azteco”. Tutto questo viene dichiarato al re di Spagna, vedi caso, proprio quando la civiltà Maya stava agonizzando. Questi pochi indizi sono sufficienti a scatenare una vera e propria corsa all’oro: conquistadores, avventurieri, pirati, navigatori si gettano alla ricerca di questa favolosa, mitica “EL DORADO”, l’uomo d’oro, per l’appunto. Saccheggiando, distruggendo ognuno a suo modo al loro passare templi, villaggi, intere città. Nel 1531 Diego de Ordaz, inviato da Cortes, esplora l’Orinoco poi percorre un anno dopo il Napo ed il Rio delle Amazzoni sempre alla ricerca dell’El Dorado. Lo segue nella ricerca Von Huten, che rastrella per largo e lungo le foreste tra Guaviare e lo Uaupès alla ricerca della città dorata Ma- Noa, la descrizione vera o falsa che sia viene riportata nella sua “Historia General de las Indias”, come ne sente parlare dagli indios. “Su di un isola c’è Ma Noa, in un grande lago isolato. Le case compreso le pareti e il tetto, sono costruiti in oro puro e si riflettono in un lago pavimentato d’oro. I servizi da tavola e gli oggetti più comuni sono in oro o in rame o in argento. Quelli d’uso quotidiano sono fusi in rame, argento. Nel centro dell’isola si erge un tempio dedicato al sole. Intorno all’edificio del sole ci sono statue d’oro che rappresentano i giganti...” Un’altra esatta testimonianza la dà Fernando Denis nel libro “Historia de la Guyana”. Un’altra la riporta il testamento di Hermando de Ribeira dove afferma di essere a conoscenza che l’El Dorado è in un’isola in mezzo ad un grande lago. Tutti cercano Ma Noa nella Guyana, ma chi per un modo chi per l’altro falliscono nell’impresa. Molto più vicino a giorni nostri, negli anni 1949 - 1950 il professore Marcel F. Homet narra in un suo libro “I Figli del Sole” quanto segue: “La maledizione legata a Ma Noa la capitale del El Dorado, questa strana città sommersa nella foresta Vergine ha del fantastico e pare vendicarsi terribilmente dei profanatori. Noi pure provammo questa specie di paura, così dopo un avvio senza timori sentimmo ben presto il freddo senso di potenza che difende il segreto di Ma Noa; corsi d’acqua sfrenati, il Beri-Beri, innumerevoli fonti di possibili avvelenamenti e da ultimo, quale terribile compagno di viaggio che avevano conosciuto i nostri predecessori nella foresta: la fame!” Da questa carrellata di persone che si sono messi alla ricerca dell’El Dorado e la mitica città di Ma Noa, l’oro dei templi e tutto il resto mai nessuno l’ha ancora trovato. Per tornare a Homet, egli non porta a termine la sua impresa così abbandona la sua ricerca. Un aviatore brasiliano ritornando in Venezuela avvista, proprio nel luogo in cui la spedizione pensava di ritrovare Ma Noa, una grande città sommersa nella giungla; le sue caratteristiche concordano in ogni dettaglio con quella del racconto del capo Maku; Homet non ebbe dubbi nell’identificazione della città mitica. Altri ancora attraverso delle mappe si misero alla ricerca dell’El Dorado in tutta l’America Latina, e non c’è da stupirsi se qualcosa può emergere da questo immenso territorio. I segni di una civiltà sconosciuta, o vecchi centri minerari Spagnoli non chiariscono il mistero dell’El Dorado, e per concludere dirò che con ogni probabilità questa mitica città dell’oro resterà ancora per molto tempo un nome che servirà, forse, ad indicare un sogno. È probabile che un giorno lontano l’uomo si ritroverà nella necessità di indagare sui ricchissimi territori del sud d’America, e dare un significato ai molti resti archeologi e comprendere se la leggenda dell’El Dorado fu una illusione, oppure una realtà. E il dubbio fa diventare un sogno la leggenda di questo luogo.
17:26
Scritto da: angelus.1985
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22/10/2008
21 Dicembre 2012 - La Fine del Mondo

Secondo i Maya ci furono cinque Ere cosmiche, corrispondenti ad altrettante civiltà.
Ma perché proprio il 21 Dicembre 2012? Perché in questa data termina uno dei calendari Maya, ossia quello a lungo Computo che dura 5125 anni: iniziato nel 3114 a.C. finirà appunto nel 2012 d.C.
Le precedenti quattro Ere (dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra) sarebbero tutte terminate con degli immani sconvolgimenti ambientali.
Alcuni studiosi affermano che la prima civiltà - quella distrutta dall’Acqua - era Atlantide. Nel Popol Vuh dei Maya Quiché, si legge: “un diluvio fu suscitato dal Cuore del Cielo…una pesante resina cadde dal cielo.. la faccia della terra si oscurò, e una nera pioggia cadde su di essa, notte e giorno”.
Secondo il calendario Maya, l’attuale Età dell’Oro (la quinta), terminerà nel 2012. Cosa ci dobbiamo aspettare?
Secondo i ricercatori Maurice Cotterell e Adrian Gilbert, i cataclismi che caratterizzarono la fine delle Ere Maya furono causati da una inversione del campo magnetico terrestre, dovuto ad uno spostamento dell’asse del pianeta. La Terra infatti subirebbe periodicamente una variazione dell’inclinazione assiale rispetto al piano dell’ellittica del sistema solare. Ciò provocherebbe scenari apocalittici, descritti dallo storico Immanuel Velikvosky nel suo libro “Earth in Upheaval”.
“…Un terremoto farebbe tremare il globo intero. Aria e acqua si muoverebbero di continuo per inerzia, la Terra sarebbe spazzata da uragani e i mari investirebbero i continenti… La temperatura diverrebbe torrida e le rocce verrebbero liquefatte, i vulcani erutterebbero, la lava scorrerebbe dalle fratture nel terreno squarciato, ricoprendo vaste zone. Dalle pianure spunterebbero come funghi le montagne, che continuerebbero a salire sovrapponendosi alle pendici di altre montagne e causando faglie e spaccature immani.
I laghi sarebbero inclinati e svuotati, i fiumi cambierebbero il loro corso, grandi estensioni di terreno verrebbero sommerse dal mare con tutti i loro abitanti. Le foreste sarebbero divorate dalle fiamme e gli uragani e i venti impetuosi le strapperebbero dal terreno… Il mare, abbandonato dalle acque, si tramuterebbe in un deserto. E se lo spostamento dell’asse fosse accompagnato da un cambiamento nella velocità di rotazione, le acque degli oceani equatoriali si ritirerebbero verso i poli e alte maree e uragani spazzerebbero la Terra da un polo all’altro.
Lo spostamento dell’asse cambierebbe il clima in ogni luogo…
Nel caso di un rapido spostamento dell’asse terrestre, molte specie di animali sulla Terra e nel mare sarebbero distrutte e la civiltà, se ancora esistesse, sarebbe ridotta in rovine”.

Lo scenario ipotizzato da Velikovsky, presuppone la fine della vita sul pianeta terra. Per le persone che ignorano la fisica, può sembrare eccessivo. Alcuni direbbero farneticazioni, ma vi assicuro che nell’universo eventi del genere sono all’ordine del giorno. Inoltre basterebbe un asteroide di grosse dimensioni che colpisse il nostro pianeta per evocare scenari del genere. L’assurdo è che tutto questo sarebbe naturale. Quello che non è naturale è credere che sia impossibile. Sono certo che se l’uomo avesse la consapevolezza di quanto è fragile e precaria la sua esistenza su questo pianeta perderebbe l’illusione di possedere il massimo possibile, incurante delle vittime innocenti che tale scelta comporta.
Velikovsky , oltre a ricalcare le leggende Maya, espone scientificamente le profezie del monaco Basilio Cotterell, in base ai suoi studi sull’attività delle macchie solari e sul calendario Maya, ha concluso che la profezia relativa alla fine della quinta Era deriva da un calcolo della prossima inversione del campo magnetico terrestre, prevista per il 2012. Alcuni studiosi americani affermano che la civiltà Maya fu distrutta da calamità naturali, quali l’improvviso innalzamento della temperatura terrestre. E secondo loro tali fenomeni sono ciclici.
Secondo i Maya tali eventi sarebbero previsti per il 2012. Chissà, forse fu proprio uno spostamento dell’asse terrestre che fece scomparire la civiltà Maya. Ad avvalorare tale profezia, anche se indirettamente, è il dossier presentato dal Pentagono nel 2003 in cui per il 2020 si prevedono immani catastrofi che sconvolgerebbero il pianeta, provocate dall’aumento della temperatura.
Secondo recenti studi, tutto lascia credere che ciclicamente la terra subisce una specie di reset, per dare inizio ad una nuova era.
Secondo alcuni studiosi siamo prossimi a tale traguardo… chi vivrà ....vedrà!!!

18:58
Scritto da: angelus.1985
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13/09/2008
il diamante Hope

Il famoso gioiello maledetto.Come la storia del "teschio del destino", quella del diamante Hope sembra suggerire la possibilità che i cristalli abbiano il potere di assorbire le emozioni umane.
Il diamante venne acquistato nel 1688 da Luigi XIV da un commerciante francese di nome Jean-Baptiste Tavernier, che si raccontava l'avesse sottratto dall'incavo dell'occhio di un idolo in un tempio indiano. Subito dopo Tavernier faceva bancarotta e nella speranza di rifarsi una fortuna era ripartito alla volta dell'India, senza però mai arrivarci perché era morto durante il viaggio.
Luigi fece tagliare il diamante a forma di cuore per donarlo a Madame de Montespan, una delle sue amanti preferite, coinvolta nel celebre "intrigo dei veleni" in cui una serie di fattucchiere avevano distribuito a dame del bel mondo veleni per togliere di mezzo senza sospetti mariti ingombranti. Nella faccenda c'entrava la magia nera.
Era coinvolto anche un abate, un certo Guiborg, uso a sacrificare neonati sull'altare costituito dal corpo nudo della Montespan. Ovviamente lo scandalo venne soffocato, la cortigiana perse i favori regali e le fattucchiere, torturate nella chambre ardente furono messe al rogo. Così dopo Tavernier, la Montespan sembrò essere la seconda persona a danno della quale il "blu di Francia" (come veniva all'epoca chiamato il gioiello) aveva esercitato il suo nefando influsso.
Un secolo dopo il diamante venne donato da Luigi XVI alla sua regina e sposa Maria Antonietta. Il suo coinvolgimento nella perdita del collare della pietra fece ampiamente scemare la sua già scarsa simpatia presso il popolo e fu sicuramente uno dei motivi indiretti che contribuirono allo scoppio della Rivoluzione francese, nella quale la malcapitata regina venne ghigliottinata. La principessa di Lamballe, a cui Maria Antonietta aveva affidato il diamante, morì anch'ella linciata dalla folla.
Il diamante era ricomparso a Londra, ma già ampiamente ridotto nelle dimensioni, passato da 112,5 a 44,5 carati, meno della metà del suo peso originale. Nel 1830 venne acquistato dal banchiere Henry Thomas Hope per la bellezza di diciottomila sterline e da quel momento in avanti venne battezzalo "diamante Hope". Da quel che sappiamo il signor Hope non riportò alcun effetto collaterale dal possesso del gioiello, né nulla di brutto accadde ai membri della sua famiglia che se lo passarono, finché arrivò nella mani di una cantante, andata in sposa a Lord Francis Hope.
La coppia ruppe subito. La donna riconobbe all'istante la tetra influenza del diamante e profetizzò che sarebbe stato la rovina di chiunque l'avesse posseduto. Lei stessa morì in povertà, maledicendo la pietra. Navigando in brutte acque, all'inizio del Novecento Lord Hope decise di vendere il diamante a un agente francese, Jacques Colot, il quale divenuto pazzo si suicidò, non prima però di aver a sua volta venduto la pietra a un russo, il principe Kanitovski che, dopo averla donata a una giovane ballerina, in un raptus di follia l'aveva uccisa la prima sera che la giovane l'aveva indossata. Il principe venne a sua volta giustiziato dai rivoluzionari. Poi era stata la volta di un gioielliere greco, Simon Matharides, il quale, a pochi giorni dall'acquisto, era precipitato da una rupe (secondo alcuni rapporti, venne fatto cadere). Nel 1908 la pietra fu acquistata dal sultano turco Abdul Hamid, noto come "Abdul il dannato". Combinazione, l'anno seguente venne deposto, e ne soffrì a tal punto da impazzire. Il successivo padrone, Habib Bey, morì annegato. Quindi il diamante, tramite il gioielliere francese Pierre Cartier, era finito in America, acquistato da Edward Beale Madean, proprietario del giornale "Washington Post». Non aveva fatto in tempo ad acquistarlo che gli moriva la madre e subito dopo le due fedeli cameriere di casa. Il figlio, il decenne Vinson, guardato a vista e tenuto sotto controllo continuamente da guardie del corpo, un giorno per gioco, elusa la loro sorveglianza, era scappato attraversando di corsa la strada davanti a casa. Proprio in quel momento un'auto che passava lo aveva travolto uccidendolo. Poi Maclean, divisosi dalla moglie Evelyn, era stato coinvolto in uno scandalo e aveva finito la sua vita da alcolizzato.
Il diamante era finito alla moglie che lo indossava sovente, sfatando con ironia le brutte storie che tramandavano della sua fattura. Ma quando nel 1946 la figlia si suicidò - avvelenandosi con una dose massiccia di sonnifero - non si potè fare a meno di osservare che il giorno del suo matrimonio la giovane aveva indossato proprio il gioiello maledetto. Nel 1947, alla morte della signora Evelyn Maclean, il diamante venne comperato dal gioielliere newyorkese Harry Winston che lo fece suo per una cifra che si diceva avesse toccato il milione di dollari. Dopo averlo messo in mostra a New York, aveva deciso di consegnarlo allo Smithsonian Institute. Il fatto che lo spedisse all'istituzione dentro un semplicissimo pacco postale dimostra come non sospettava del maleficio gravante sull'oggetto. La busta della spedizione viene conservata ancora oggi insieme al diamante. Quando nel 1965 è stato testato alla luce ultravioletta presso i Laboratori De Beers di Johannesburg, il diamante ha continuato a luccicare e irradiare luce come un pezzo di carbone ardente per parecchi minuti, un fenomeno davvero unico per un diamante. Nel valutare il caso del diamante Hope gli scettici usano lo stesso metro di misura adottato per la cosiddetta maledizione del faraone Tutankhamon, sottolineando cioè come molti fra i proprietari non ebbero a subire alcun danno dal possesso dell'oggetto. Tuttavia, per quanto una giusta dose di prudenza sia senz'altro l'atteggiamento migliore da adottare in casi come questo, liquidare la questione con un'alzata di spalle come una mera superstizione parrebbe un po' troppo frettoloso. T.C.
Lethbridge era convinto che tragedie e fatti gravi possono lasciare, come dire, la loro "impronta" nei luoghi dove si consumano, ipotesi descritta per la prima volta all'inizio del XX secolo da Sir Oliver Lodge, che ipotizzava che certe "infestazioni" potrebbero ben spiegarsi come una sorta di "registrazione". Lethbridge chiamava queste infestazioni "demoni" per meglio significare la spiacevole sensazione che essi erano in grado di provocare infestando certi luoghi. Quando aveva diciotto anni, un giorno assieme con la madre stava passeggiando nel grande bosco di Workingham quando, all'improvviso, ambedue si erano sentiti depressi. In seguito erano venuti a sapere che nei pressi del luogo in cui avevano provato quella inspiegabile sensazione una volta era stato rinvenuto il cadavere di un suicida. Lethbridge era convinto che la disperazione di quell'uomo era stata in qualche modo "registrata" dal posto che, a sua volta, era in grado di trasmetterla a persone particolarmente sensibili. Circa quarant’anni dopo, Lethbridge e la moglie Mina erano usciti un pomeriggio lungo la spiaggia per raccogliere conchiglie, in località Ladram nel Devon. Mentre stavano passeggiando ad un tratto Lethbridge aveva nuovamente sperimentato la stessa sensazione di "depressione" e sgomento, come quando si è costretti a avanzare in mezzo alla nebbia. Qualche minuto dopo, Mina gli aveva detto, lei pure in preda al panico: «Non posso stare in questo posto per un minuto di più» e così si erano allontanati in tutta fretta. Il fine settimana successivo avevano appositamente rivisitato quel tratto di spiaggia e di nuovo erano stati assaliti da grande disagio. Quella seconda volta, Mina si era spinta fin sul ciglio di un crepaccio dove all'improvviso aveva sentito il forte desiderio di gettarsi nel vuoto, come se ci fosse stato qualcuno che la incitasse a farlo. Qualche tempo dopo Lethbridge aveva scoperto che proprio di recente un uomo si era suicidalo gettandosi da quel medesimo punto in cui Mina si era sentita minacciata Quello era stato il motivo della depressione.
La tristezza dell'uomo che aveva deciso di togliersi la vita aveva impregnato quel posto della sua aura negativa, prontamente "registrata" anche grazie alla presenza dell'elemento catalizzatore dell'acqua. (Ambedue le giornate erano state umide e piovigginose e Lethbridge aveva notato un piccolo ruscello che andava a sfociare in mare proprio nel punto della spiaggia in cui il senso di desolazione si avvertiva con maggiore intensità). Non era stato tanto lo spettro del suicida a spingere Mina a gettarsi dal dirupo, quanto piuttosto era stato il suo spirito sensibile a rispondere alla suggestione negativa registrata dal posto. Questa ipotesi del "nastro registrato" è quella che sottende al concetto di psicometria, vale a dire la capacità che alcune persone particolarmente sensibili hanno di "leggere" la storia di un oggetto semplicemente tenendolo stretto fra le mani. I chiaroveggenti sono convinti che i cristalli posseggano a un grado molto elevato la capacità di assorbire: da qui la grande popolarità delle palle a sfera di cristallo, che debbono sempre essere tenute coperte da un drappo scuro per proteggerle dalla luce e dal calore (per lo stesso principio per cui un nastro magnetico non deve essere esposto alla luce del Sole o a qualche radiazione). La documentazione sulle cosiddette "maledizioni" legate a oggetti che "portano sfortuna" è molto abbondante. Esemplare in merito, è, per esempio, la storia di una nave maledetta, la “The Great Eastern” - sulla quale sono stati scritti addirittura dei libri - una grande nave costruita nel XIX secolo dall'ingegnere Isambard Brunel. Durante la costruzione un rivettatore ed il suo apprendista sparirono e nessuno riuscì più a trovarli: i poveretti erano stati rinchiusi inavvertitamente nel corpo dello scafo. La nave (la più grande mai costruita fino a quel momento) era rimasta incagliata il giorno del varo e ci erano voluti tre mesi per liberarla. Da quel momento la sua "carriera" era stata costellata da continui infortuni. Cinque operai erano morti per lo scoppio di una ciminiera. Una volta in un porto era stata danneggiata da un fulmine.
Un capitano era annegato su una scialuppa assieme con il mozzo di cabina. Un marinaio era stato stritolato dalle pale e un altro si era perso in alto mare. La lunga serie dei disastri era continuata fino al disarmo della nave e al suo smantellamento, quindici anni dopo il travagliato varo. Quando le lamiere vennero tagliate per la demolizione, gli allibiti operai si erano trovati di fronte gli scheletri del povero rivettatore e del suo assistente, sigillati nello scafo.
Storie simili relative a navi, case, aerei e automobili maledette non si contano. Per esempio, l'auto sulla quale l'arciduca Ferdinando venne assassinato a Sarajevo (fatto che fece precipitare l'Europa verso il primo conflitto mondiale) provocò la morte dei suoi successivi sette proprietari.
Ora, se Lethbridge ha ragione e la presunta maledizione è semplicemente una sorta di registrazione negativa di fatti incresciosi, e non un fatto di per sé assoluto, si spiegherebbe anche perché alcuni sono sensibili a questo fenomeno mentre altri non se curano affatto né ne vengono affetti. Lethbridge afferma che individui sensibili, come lui e la moglie - ma anche i rabdomanti, per esempio - sono soggetti particolarmente recettivi, mentre tante altre persone prive di questa sensibilità possono tranquillamente non accorgersi di nulla.
Se gli oggetti fisici - come i cristalli - sono sensibili alle vibrazioni della mente umana, ne potrebbe anche conseguire che in certe circostanze una sorta di "maledizione" possa esservi impressa in modo voluto e deliberato, un po' come contraddistinguerli con una penna invisibile. Certamente gli antichi Egizi credevano in questo fenomeno ed erano convinti che le loro tombe potessero essere segnate dal marchio di una "maledizione" al fine di proteggerle dagli intrusi. Non è detto che i sacerdoti del tempio di Rama-sitra non abbiano fatto lo stesso con il meraviglioso, ma maledetto, diamante Hope.
È tanto tempo che il diamante non viene più sballottato da un paese all’altro. Continua a brillare di magnifici e sinistri riflessi blu zaffiro, sul suo vassoio di velluto, protetto da sofisticati sistemi di allarme. Non sarebbe poi una cattiva idea aggiungere una targhetta con scritto: “Guardare e (per carità) non toccare.”
00:53
Scritto da: angelus.1985
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12/09/2008
Gustavo Adolfo Rol

E’ sicuramente uno dei personaggi più misteriosi mai esistiti, e se non avesse avuto testimoni eccellenti, sarebbe stato bollato come un mago o peggio, come un illusionista.
Invece chi gli è stato vicino nella sua vita torinese racconta ancora oggi di situazioni prodigiose nate come se niente fosse, aiuti incredibili dati a chi ne aveva bisogno e, soprattutto, tanta, tanta discrezione.
Gustavo Adolfo Rol è nato nel 1903 ed è morto nel 1994, portando con sé il segreto dei suoi poteri.
Quali poteri? La capacità di leggere da libri chiusi, di essere contemporaneamente in posti diversi, di materializzare e far sparire oggetti e far muovere qualsiasi cosa, di scrivere e dipingere a distanza, viaggiare nel tempo e tanto altro ancora.
Insomma, un modo di agire che va contro tutte le leggi fìsiche conosciute.
Celebri estimatori
Erano gli anni Trenta quando, in Germania, il Premio Nobel Albert Einstein passava le sue serate incantato davanti ai prodigi di Rol, allora un giovane bancario. Un altro Premio Nobel, il grande fisico italiano Enrico Fermi, si era appassionato a tutte le incredibili cose che Rol riusciva a fare. Come loro, negli anni, si sono avvicendati Pablo Picasso, Salvador Dalì, Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio e tanti altri ancora. A quelli che lui chiamava "esperimenti" hanno assistito capi di stato, stelle del cinema, politici famosi e non solo. Pare che Hiter l'abbia voluto invano tra i suoi consiglieri, il generale De Gaulle lo raggiungeva spesso per parlare a quattrocchi e lo stesso Mussolini gli ha chiesto un parere, per poi ignorarlo con i risultati che sappiamo.
Capacità soprannaturali?
Da dove vengono gli straordinari poteri di Gustavo Adolfo Rol? La risposta viene proprio da lui: dalla natura. Secondo quanto ha più volte ribadito, le sue incredibili capacità in realtà sono proprie della natura umana ed un giorno sarà facile per tutti avere il dominio della materia come lui. Per Rol tutto avviene spontaneamente e spesso si è sorpreso lui stesso per le sue azioni. Rinomati medici si sono rivolti a lui con successo per affrontare i casi clinici più complicati, con la consapevolezza che c'è ancora qualcosa che la scienza non riesce a spiegare. Gli scienziati, però, non hanno mai affrontato uno studio organico del fenomeno Rol, preferendo spesso archiviarlo come un abile prestigiatore dai giochi particolarmente efficaci. Nessuno l'ha mai analizzato né lui si è mai sottoposto a prove scientifiche. Inoltre, nonostante potesse vedere nel futuro, non ha lasciato scritta nessuna previsione. Quello che è rimasto di lui, oltre alle centinaia di testimonianze, sono i suoi quadri. Nature morte con splendide rose e paesaggi che in sua assenza pare si siano animati da soli.
Il quadro che sorride

L'esperienza dice che ogni momento può essere quello buono per le cose inspiegabili. Alla troupe di Voyager, per esempio, è successo di assistere ad un fenomeno straordinario. Torino, un pomeriggio di riprese per un servizio su Gustavo Adolfo Rol, ospiti del suo esecutore testamentario, suo caro amico. Nella stanza, due quadri appesi alle pareti. Proprio qui Rol si ritrovava spesso con gli amici e, a volte, faceva quegli esperimenti di cui tanto si è parlato. Il discorso cade sui due quadri: sono di una giovane nobildonna francese, Teresa Rovere, antenata del padrone di casa, e di suo figlio bambino. Anni prima, durante una serata, era successa una cosa inspiegabile. Qualcuno aveva raccontato la storia dei due personaggi, ricordando la morte del fanciullo avvenuta per avvelenamento. All'improvviso il quadro della dama si era staccato dalla parete con un grande lampo, per poi tornare a posto. Come spesso faceva, anche quella sera Rol aveva fatto mettere nella tasca dei presenti un biglietto bianco. In uno di questi è stata poi trovata questa scritta, in francese: “Mio figlio non è morto in seguito ad un avvelenamento, ma per una grave infezione intestinale”. La madre, forse, aveva voluto difendere la memoria del bambino e ristabilire una verità cambiata nel tempo. Sentita la strana storia del quadro, l'operatore Rai ha rimesso l'occhio nel mirino della telecamera per finire le riprese. Immediatamente ha chiamato a gran voce il resto della troupe: il quadro sembrava aver cambiato aspetto. Teresa Rovere, che nel dipinto ha un'espressione altera, attraverso il mirino della telecamera sorrideva. In mancanza di una spiegazione plausibile non resta che immaginare una madre felice perché era stata fatta chiarezza sul suo amatissimo figlio.
23:40
Scritto da: angelus.1985
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11/09/2008
I Dinosauri (2 parte)
Area di dibattito
Sangue caldo?
Gli scienziati hanno alimentato un costante e vigoroso dibattito riguardo alla regolazione della temperatura del sangue dei dinosauri: la discussione, resa popolare da Robert T. Bakker si è incentrata dapprima sulla possibilità che vi fosse una tale regolazione, e in seguito sul metodo di regolazione.
Dalla prima scoperta dei dinosauri, i paleontologi ipotizzarono che fossero creature ectotermiche: "terribili lucertole" come il loro nome suggeriva. Questa ipotesi assiomatica implicava che i dinosauri fossero per lo più organismi lenti e pigri, confrontabili con i moderni rettili, che hanno bisogno del sole per riscaldare i loro corpi. Tuttavia, diverse scoperte successive misero in discussione questo punto di vista: il ritrovamento di dinosauri in territori dal clima freddo, di dinosauri polari in Australia, dove sopportavano sei mesi di inverno gelido e scuro, la scoperta di dinosauri piumati le cui piume fornivano una regolazione per isolamento e infine l'analisi, nelle ossa di dinosauro, di strutture dei vasi sanguigni che sono tipiche degli organismi endotermici. Tutte queste scoperte confermarono la possibilità che alcuni dinosauri regolassero la loro temperatura corporea con metodi biologici interni, in alcuni casi parzialmente aiutati dalla loro ampia massa corporea. Le strutture scheletriche suggeriscono per i teropodi e altre creature stili di vita attivi, più compatibili con un sistema cardiovascolare endotermico. I sauropodi mostrano invece meno caratteri endotermici. Forse alcuni dinosauri erano endotermici e altri no. La discussione scientifica sui dettagli continua, sebbene molti paleontologi ora concordino sul fatto che i sistemi endotermici sono più probabili.
Per complicare questo dibattito, il "sangue caldo" può essere mantenuto con più di un meccanismo. La maggior parte delle discussioni sull'endotermia dei dinosauri li confronta con il tipico uccello o mammifero, che consuma energia per alzare la temperatura corporea al di sopra della temperatura ambiente. I piccoli uccelli e i mammiferi possiedono anche qualche tipo di isolamento, come grasso, pelliccia o piume, per ridurre la perdita di calore. Tuttavia, i grandi mammiferi, come gli elefanti, devono affrontare un problema diverso poiché il rapporto tra la loro superficie corporea e il loro volume è particolarmente piccolo (principio di Haldane). Considerando animali via via più grandi, si nota che l'area della loro superficie cresce più lentamente rispetto al loro volume; a un certo punto, la quantità di calore disperso per irradiazione attraverso la pelle scende al disotto della quantità di calore prodotta all'interno del corpo, costringendo così gli animali ad usare metodi addizionali per evitare il surriscaldamento. Nel caso degli elefanti, essi non hanno pelliccia, hanno grandi orecchie che aumentano la loro superficie corporea, e mostrano anche un adattamento comportamentale, come usare la proboscide per spruzzarsi di acqua e immergersi nel fango. Questi comportamenti aumentano il raffreddamento per evaporazione. Presumibilmente, i grandi dinosauri hanno dovuto fronteggiare la stessa situazione: la loro dimensione suggerisce che disperdessero calore in modo relativamente lento, e quindi avrebbero potuto essere grossi endotermi, animali che sono più caldi dell'ambiente circostante a causa della loro dimensione, e non grazie ai particolari adattamenti messi in atto da mammiferi e uccelli.
Dinosauri piumati e la connessione con gli uccelli
Archaeopteryx può retrospettivamente essere considerato il primo esempio di "dinosauro piumato". Esso fu scoperto nel 1861 nel calcare litografico di Solnhofen, nella Germania meridionale, che è un Fossil-Lagerstätte, ovvero un giacimento fossilifero che permette la conservazione eccezionale anche delle parti molli degli organismi. Archaeopteryx è un fossile di transizione, con caratteristiche chiaramente intermedie tra quelle degli antichi rettili e dei moderni uccelli. Portato alla luce solo due anni dopo della pubblicazione del famoso testo L'origine delle specie di Darwin, la sua scoperta diede vigore al dibattito, allora nascente, tra i propugnatori della biologia evoluzionistica e il creazionismo. Questo uccello primitivo è così simile a un dinosauro che, senza un'evidente impronta delle penne nella roccia circostante, i resti sarebbero stati facilmente scambiati per quelli di piccoli dinosauri come Compsognathus.
A partire dal 1990, sono stati scoperti diversi dinosauri piumati, rafforzando l'idea della stretta relazione tra i dinosauri e gli uccelli. La maggior parte di questi esemplari erano originari della provincia di Liaoning nella Cina nordorientale, che faceva parte nel Cretaceo di un continente insulare. Le piume si erano conservate anche in questo caso per effetto delle particolari condizioni di fossilizzazione. È quindi possibile che i dinosauri possano essere stati dotati di piume anche in altre parti del mondo, anche se le piume non si sono conservate.
I dinosauri piumati scoperti finora includono Sinosauropteryx, Protarchaeopteryx, Caudipteryx, Beipiaosaurus, Dilong e Jinfengopteryx, che provengono tutti dalla formazione Yixian della Cina settentrionale. La famiglia dei dromeosauridi in particolare sembra essere stata riccamente piumata e almeno un dromeosauride, il Cryptovolans, potrebbe essere stato in grado di volare. Qualche anno fa, inoltre, è stato scoperto uno strano fossile di Microraptor che dimostra come questo piccolo dinosauro possedesse addirittura quattro "ali", probabilmente adatte al volo, a testimonianza del fatto che vi furono molteplici vie evolutive verso gli spazi aerei da parte dei dinosauri.
Poiché le penne sono spesso associate con gli uccelli, i dinosauri piumati sono spesso additati come l'anello mancante tra i dinosauri e gli uccelli. Tuttavia, l'associazione di molte caratteristiche dello scheletro che i due gruppi hanno in comune è il collegamento più importante per i paleontologi. Inoltre, è sempre più chiaro che una relazione tra gli uccelli, i dinosauri e l'evoluzione del volo è più complessa di quanto si fosse ritenuto in passato. Per esempio, mentre un tempo si credeva che gli uccelli si fossero semplicemente evoluti dai dinosauri e avessero poi seguito una strada evolutiva indipendente, alcuni scienziati oggi ritengono che alcuni dinosauri, come i dromeosauri, possano in effetti essersi evoluti dagli uccelli, perdendo la capacità di volare ma conservando le piume.
Teorie sull'estinzione
L'estinzione dei dinosauri terrestri è uno degli enigmi più intriganti della paleontologia. Solo dopo il 1980 la natura di questa estizione divenne chiara. La prima teoria proposta da Walter Alvarez collegava l'estinzione di massa alla fine del periodo Cretaceo ad un impatto meteorico risalente a circa 65,5 milioni di anni fa, basandosi sull'aumento dei livelli di iridio riscontrati negli strati geologi relativi a quel periodo. La maggior parte degli indizi oggi indica che un oggetto cosmico, asteroide o cometa, di 10 chilometri di diametro colpì la penisola dello Yucatán 65 milioni di anni fa, scavando il cratere di Chicxulub, che ha un diametro di oltre 170 chilometri, e causando l'estinzione dei dinosauri e di molte altre forme di vita. Gli scienziati discutono ancora se i dinosauri potessero essere già in declino prima dell'impatto.
Sebbene non sia possibile determinare la rapidità dell'estinzione dai soli reperti fossili, gli ultimi modelli suggeriscono che l'estinzione fu estremamente rapida. Sembra che essa sia stata causata dal calore causato dall'impatto del meteorite e dalla materia espulsa dal cratere e dispersa nell'atmosfera intorno alla Terra. Altre teorie collegano l'estinzione con l'aumentata attività vulcanica, che avrebbe ridotto il livello di ossigeno nell'atmosfera e abbassato la temperatura.
Secondo George e Roberta Poinar, l'estinzione fu invece un lungo processo e una delle cause del declino e della scomparsa dei dinosuari furono le malattie loro trasmesse da artropodi.
Come i dinosauri altri gruppi di animali si estinsero nello stesso periodo, tra cui ammoniti, mosasauri, plesiosauri, pterosauri, tartarughe erbivore e coccodrilli, la maggior parte delle specie di uccelli e molti gruppi di mammiferi.
Indizi di dinosauri non-avicoli nel Cenozoico
Ci sono sporadici proclami di dinosauri fossili post-Cretacei (tra cui un ritrovamento molto dubbio di uova di dinosauro del successivo periodo Eocene). Certamente non è improbabile che qualche sparso gruppo di alcune specie di dinosauri (presumibilmente piccoli) sia sopravvissuto almeno qualche centinaio di anni dopo l'estinzione di massa, ma le prove ora inducono ad interpretare i ritrovamenti di El Ojo (e la maggior parte degli altri analoghi) come fossili del Cretaceo che hanno contaminato gli strati del Paleocene. Tuttavia, si ritiene tuttora plausibile che alcune popolazioni di dinosauri possano essere sopravvissuti all'estinzione di massa isolati in Antartide, dove sarebbero poi stati uccisi dai cambiamenti del clima.
Riportare alla vita i dinosauri
Sono state elaborate molte congetture circa l'effettiva possibilità tecnologica di riportare alla vita i dinosauri. L'idea proposta nel libro di Michael Crichton Jurassic Park di usare il sangue prelevato da una zanzara fossile racchiusa nell'ambra dal tempo dei dinosauri e poi riempire le lacune con geni di rana per creare il DNA di un dinosauro, è probabilmente impossibile.
Per due volte, scienziati hanno dichiarato di aver estratto con successo il DNA da dinosauri fossili, ma in entrambi i casi successivi approfondimenti non hanno confermato tale risultato (Wang et al., 1997). Tuttavia, è stato possibile ricostruire un peptide visuale di un (teorico) dinosauro, usando metodi di ricostruzione analitica filogenetica su sequenze di geni di specie correlate ancora viventi (rettili e uccelli) (Chang et al., 2002).
Storia dello studio dei dinosauri
Fossili di dinosauro sono noti da millenni, benché la loro vera natura non fosse stata riconosciuta: i cinesi li consideravano ossa di dragone, mentre gli europei credevano che fossero i resti di giganti e altre creature uccise durante il Diluvio Universale. La prima specie di dinosauro ad essere identificata e a cui sia stato attribuito un nome è l'iguanodonte, scoperto nel 1822 dal geologo inglese Gideon Mantell, che riconobbe le somiglianze tra i suoi fossili e le ossa della moderna iguana. Due anni dopo, il rev. William Buckland, professore di geologia all'Università di Oxford, divenne la prima persona a descrivere un dinosauro in una pubblicazione scientifica: in questo caso, si trattò del Megalosaurus bucklandii, rinvenuto vicino ad Oxford.
Lo studio di queste "grandi lucertole fossili" divenne di grande interesse per gli scienziati europei e americani e nel 1842 il paleontologo inglese Richard Owen coniò il termine "dinosauro", Thomas Henry Huxley propose a sua volta il termine ornitoscellide per chiamare questi rettili, il nome faceva riferimento alla parentela filogenetica con gli uccelli. Owen sostenitore del creazionismo scartò questo termine con disprrezzo.
Owen riconobbe che i resti che erano stati trovati fino ad allora (Iguanodon, Megalosaurus e Hylaeosaurus) avevano un certo numero di caratteristiche in comune, così decise di presentarli come un gruppo tassonomico distinto.
Modelli di iguanodonte ricostruiti presso il Crystal Palace nell' '800, secondo le credenze dell'epoca
Col supporto del Principe Albert di Saxe-Coburg-Gotha, marito della Regina Vittoria, Owen fondò il Museo di Storia Naturale di South Kensington, a Londra, per mostrare la collezione nazionale di fossili di dinosauro e altri reperti biologici e geologici.
Nel 1858 il primo dinosauro americano conosciuto fu scoperto nella cava di marna della cittadina di Haddonfield, nel New Jersey (benché altri fossili fossero già stati scoperti, la loro natura non era stata identificata). La creatura fu chiamata Hadrosaurus foulkii, dal nome dello scopritore, William Parker Foulke. Fu una scoperta estremamente importante: l'Hadrosaurus fu il primo scheletro di dinosauro quasi completo mai rinveuto e si trattava chiaramente di una creatura bipede. Questa fu una scoperta rivoluzionaria, visto la maggior parte degli scienziati riteneva che i dinosauri si muovessero su quattro zampe come le lucertole. Le scoperte di Foulke fecero esplodere la mania dei dinosauri negli Stati Uniti, chiaramente esemplificata dalla fiera rivalità tra Edward Drinker Cope e Othniel Charles Marsh, che entrarono in competizione per superarsi l'un l'altro nello scoprire nuovi dinosauri in quella che fu chiamata la "guerra delle ossa". La sfida durò per circa 30 anni e terminò solo nel 1897 quando Cope morì dopo aver speso tutto il suo patrimonio nella caccia ai dinosauri. Marsh vinse la contesa grazie al migliore supporto economico che ricevette attraverso lo US Geological Survey. La collezione di Cope si trova ora al Museo Americano di Storia Naturale di New York, mentre quella di Marsh è esposta al "Museo Peabody di Storia Naturale" alla Yale University.
Da allora, la ricerca dei dinosauri è stata portata su tutti i continenti della Terra, compresa l'Antartide, dove il primo dinosauro, un anchilosauro, fu scoperto sull'isola di Ross nel 1986 (i resti furono poi descritti nel 2006 come Antarctopelta oliveroi). Tuttavia fu solo nel 1994 che un dinosauro antartico, il Cryolophosaurus ellioti, fu formalmente denominato e descritto in una pubblicazione scientifica. Attualmente i siti di maggior interesse includono il Sud America e la Cina, che ha fornito molti dinosauri piumati eccezionalmente ben conservati.
Ritrovamenti in Italia
L'Italia fino a pochi anni fa è stata considerata un territorio sterile per quanto riguarda i resti di dinosauri soprattutto perché si pensava che nel Giurassico e nel Cretaceo, i periodi di maggior splendore del'epoca dei dinosauri, la penisola fosse ricoperta totalmente dalle acque. Le prime testimonianze fossili lasciate dai dinosauri sul suolo italiano ad essere riconosciute come tali, furono delle impronte ritrovate in Veneto e in Trentino, risalenti al Triassico superiore ed al Giurassico inferiore, ovvero all'inizio dell'era Mesozoica. A questi ritrovamenti, avvenuti nel 1989 e nel 1991, ne fecero seguito altri, senza che nessun resto scheletrico venisse alla luce.
Fu quindi una sorpresa il fatto che il primo scheletro di dinosauro italiano provenisse dal Sud, per giunta dal Cretaceo inferiore. Nei pressi di Benevento, il calcare di Pietraroja è un importante giacimento di pesci fossili, noto fin dal 1798 e descritto ampiamente sul finire dell''800. La scoperta di un piccolo dinosauro carnivoro, denominato in seguito Scipionyx, colse tutti i paleontologi di sorpresa. 110 milioni di anni fa, quelle parti dell'Italia erano costituite da piccole isole, evidentemente un ambiente ideale per i piccoli predatori. L'importanza di Scipionyx è notevolissima, in quanto è un caso più unico che raro di resto di dinosauro in cui sono preservati parte degli organi interni.
In seguito sono stati scoperti altri resti fossili di dinosauri in Italia e tutti di grande importanza: nel 2000 è stata resa pubblica la scoperta, nei pressi di Varese, di un grande teropode tetanuro, denominato provvisoriamente "Saltriosaurus". Questo dinosauro, risalente all'inizio del Giurassico, è il più antico del suo gruppo. Sempre negi stessi anni, alcuni scheletri di adrosauridi, tra cui un esemplare magnificamente conservato, sono stati rinvenuti presso Trieste: gli adrosauri in questione non sono stati ancora descritti formalmente ma le loro caratteristiche sono assolutamente uniche. Infine, è notizia del 2006 che alcuni resti di sauropodi titanosauri hanno visto la luce presso Lerici, in Liguria.
Oltre ai resti fossili, in Italia sono state rinvenute delle vere e proprie piste di orme di differenti dinosauri, che hanno suscitato un notevole interesse da parte degli esperti internazionali, presso Rovereto (TN), il Gargano (FG), ma soprattutto Altamura (BA), dove sono state finora rinvenute più di 30.000 orme.
Nella cultura popolare
I dinosauri furono una forma di vita di grande successo per 150 milioni di anni; tuttavia, più del loro successo, è la loro estinzione che è entrata a far parte della cultura umana. Perciò dinosauro è talvolta usato come una metafora per persone e cose che sono percepite come datate o non più in linea con il pensiero attuale, e quindi meriterebbero di essere estinte. Ad esempio, il movimento punk descriveva i gruppi rock "progressive" che li avevano preceduti come "dinosaur groups". Talvolta i movimenti sociali decentralizzati hanno descritto i governi centrali o le grandi imprese come dinosauri.
I dinosauri hanno catturato a lungo la fantasia del pubblico e in particolare i bambini ne sono affascinati. Ne è testimonianza il grande numero di dinosauri nelle opere di narrativa; in particolare i libri di Arthur Conan Doyle del ciclo "Il Mondo Perduto" e il libro di Michael Crichton "Jurassic Park". In Jurassic Park i dinosauri entrano in contatto con gli esseri umani dopo essere stati resuscitati geneticamente. Nel 1993 dal romanzo venne tratto un film che divenne immediatamente un grande successo.
Anche agli albori della cinematografia un dinosauro poteva diventare una star del cinema come fu il caso, nel 1914 di Gertie il dinosauro del pioniere dell'animazione Winsor McCay. Film successivi utilizzarono una "licenza artistica" e mostrarono umani come contemporanei dei dinosauri. Ad esempio La vendetta di Gwangi (1969) e Un milione di anni fa (1966) (con una famosa apparizione di Raquel Welch in un bikini di pelliccia). Ray Harryhausen diede vita ai dinosauri in entrambi i film utilizzando modelli animati. Sempre nel campo dei film d'animazione non si può omettere la saga di tredici lungometraggi iniziata nel 1988 con la pellicola: Alla ricerca della valle incantata.
I dinosauri sono spesso anche argomento televisivo in popolari documentari e libri di divulgazione scientifica. Sono inoltre un tema comune nella popolare striscia comica Calvin and Hobbes. Vedi anche Lista di dinosauri fantastici.
05:53
Scritto da: angelus.1985
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I Dinosauri (1 parte)
I Dinosauri ( Dinosauria, Owen 1842) (dal greco δεινός, terribile e σαῦρος, lucertola) sono un gruppo di rettili di varie dimensioni, appartenenti alla sottoclasse degli arcosauri, che dominarono l'ecosistema terrestre per oltre 165 milioni di anni e apparvero tra la fine del Triassico medio e l'inizio del Triassico superiore. Si estinsero completamente circa 65.95 milioni di anni fa, alla fine del periodo Cretaceo, e ci sono noti solo attraverso resti fossili studiati e scavati dai paleontologi, e da collezionisti ed amatori del genere.
Sin da quando il primo dinosauro fu riconosciuto nel XVIII secolo, i loro scheletri assemblati divennero una delle maggiori attrazioni dei musei di tutto il mondo. I dinosauri divennero parte della cultura mondiale e rimasero costantemente popolari, specialmente tra il pubblico più giovane. Sono protagonisti di libri bestseller e film di grande successo come Jurassic Park, e ogni nuova scoperta che li riguarda, viene riportata regolarmente in evidenza nelle pagine di giornali e riviste.
Il termine dinosauro è anche usato estensivamente, ma erroneamente sul corretto piano tassonomico, per indicare ogni grande rettile vissuto nel Paleozoico e nel Mesozoico, come il pelicosauro Dimetrodonte, gli pterosauri alati, e gli acquatici ittiosauri, plesiosauri,mosasauri,e i pliosauri.
L'attuale risveglio di interesse per i dinosauri , iniziato negli anni '70, fu in parte innescato dalla scoperta da parte di John Ostrom del Deinonychus: predatore attivo e feroce forse endotermo (popolarmente detto"a sangue caldo"), in forte contrasto con la prevalente immagine che si aveva dei dinosauri come rettili pigri ed ectotermi . Inoltre, la paleontologia dei vertebrati si è allargata, con nuove importanti scoperte in regioni precedentemente poco esplorate, tra cui Sud America, Madagascar, Antartide e con la scoperta ancor più significativa in Cina di dinosauri pennuti sorprendentemente ben conservati, che hanno ulteriormente rafforzato l' ipotesi del legame evolutivo tra i dinosauri e gli uccelli, indicati come i loro discendenti viventi, con oltre 9000 specie moderne. La diffusa applicazione della analisi cladistica, che analizza rigorosamente le relazioni tra organismi biologici, si è dimostrata estremamente utile nella riclassificazione sistematica dei dinosauri.
Definizione di dinosauro
Il superordine o clade "Dinosauria" deve il suo nome al paleontologo inglese Richard Owen nel 1842. Il termine è una combinazione delle parole greche deinos ("terribile" o "spaventosamente grande" o "formidabile") e sauros ("lucertola" o "rettile"). In contrasto con la percezione popolare, il nome fu scelto per esprimere il rispetto di Owen di fronte alle dimensioni e alla maestà di questi animali e non il timore della loro mole o del terribile arsenale di cui erano dotati.
Ricostruzione di Apatosaurus, un sauropode
C'è un consenso quasi universale tra i paleontologi sul fatto che gli uccelli siano i discendenti dei dinosauri teropodi.
Tuttavia, gli uccelli sono morfologicamente molto diversi dai rettili loro progenitori e definire gli uccelli "dinosauri avicoli" e tutti gli altri dinosauri "dinosauri non-avicoli" richiede alcune precisazioni. Gli uccelli sono sempre uccelli, almeno nell'uso popolare e nell' opinione degli ornitologi. È anche formalmente corretto, almeno nel più vecchio sistema di classificazione di Linneo, che accetta taxa che escludono alcuni discendenti di un singolo progenitore comune (taxa parafiletici).
Di conseguenza, questa voce usa il termine "dinosauro" come sinonimo per "dinosauro non avicolo" e "uccello" come sinonimo per "dinosauro avicolo".
Il medico e naturalista inglese Thomas Henry Huxley agguerrito sostenitore della teoria dell'evoluzione coniò il termine ornitoscellide per chiamare questi rettili volanti, il nome faceva riferimento alla parentela filogenetica con gli uccelli. Owen sostenitore del creazionismo scartò questo termine con disprezzo.
Caratteristiche e comportamento
Le caratteristiche morfologiche dei dinosauri sono estremamente varie. Il superordine dinosauria comprese infatti animali adattati a quasi tutte l
e nicchie ecologiche; fra i dinosauri vi furono sia erbivori che carnivori; sia bipedi, che quadrupedi.
Dimensione
Solo una minima percentuale di animali si sono fossilizzati e la maggior parte di questi sono ancora sepolti sottoterra. Di conseguenza, probabilmente non si potranno mai scoprire il più piccolo e il più grande dinosauro non avicolo. Anche tra quelli che sono stati recuperati, per pochissimi è noto lo scheletro completo e sono molto rare anche le tracce di tessuti soffici come la pelle. Sono quindi inesatte le ricostruzioni di scheletri ottenute confrontando la dimensione e la morfologia delle ossa con ossa di specie simili meglio conosciute; e le ricostruzioni di muscoli e altri organi non sono più che ipotesi istruite.
Benché le dimensioni del più grande e del più piccolo siano probabilmente destinate a rimanere sconosciute, e benché i confronti tra esemplari noti sia impreciso, è chiaro che in media i dinosauri erano molto grandi, di più rispetto alla fauna odierna. Ma anche per gli standard dei dinosauri, i sauropodi erano giganteschi. I più piccoli sauropodi erano più grandi di qualunque altro essere nel loro habitat e i più grandi erano di un ordine di grandezza maggiore di qualunque altro essere abbia mai camminato sulla Terra.
Il più alto e il più pesante dinosauro di cui sia noto lo scheletro completo è tuttora il Brachiosaurus (ora Giraffatitan) che fu scoperto in Tanzania tra il 1907 e il 1912, ed è ora montato nel Museo Humboldt di Berlino. Era alto 12 m, e probabilmente pesava tra le 30 e le 60 tonnellate. Il più lungo è il Diplodocus che misura 27 m e che fu scoperto nel Wyoming, e montato nel Carnegie Natural History Museum di Pittsburgh nel 1907.
Esistono dinosauri più grandi, ma ne sono state recuperate solo poche ossa. Gli attuali primatisti risalgono tutti a dopo il 1970 e includono il massiccio Argentinosaurus, il cui peso potrebbe essere stato di 80–100 tonnellate; il più lungo, il Supersaurus (40 m); e il più alto, il Sauroposeidon (18 m), che avrebbe potuto raggiungere il sesto piano di un palazzo.
Nessun altro gruppo di animali terrestri si avvicina a queste dimensioni. Il più grande elefante registrato pesava appena 12 tonnellate, e la più alta giraffa era alta appena 6 m. Anche i grandi mammiferi preistorici come l' Indricotherium e il mammut imperiale erano nani in confronto ai giganteschi sauropodi. Solo pochi animali acquatici si avvicinano a tali dimensioni; tra questi la balenottera azzurra è la più grande, arrivando fino a 190 tonnellate e a 33.5 m di lunghezza.
Escludendo i moderni uccelli come il colibrì, i più piccoli dinosauri conosciuti erano circa delle dimensioni di un corvo o di un pollo. Il Microraptor, il Parvicursor e il Saltopus erano tutti di lunghezza inferiore ai 60 cm.
Comportamento
Il comportamento dei dinosauri non-avicoli sarà sempre un mistero dal momento che oggi non ne esistono più. I paleontologi devono basarsi sulle prove dedotte da tracce fossili, da scheletri in combattimento (Velociraptor e Protoceratops), e da nidi fossilizzati. Queste evidenze sono molto varie e suggeriscono diversi tipi di comportamenti. Gli erbivori potrebbero aver avuto un significativo comportamento sociale, poiché migravano in grandi branchi analogamente ai mammiferi moderni (ad esempio le specie africane). Una ipotesi sostiene che questo comportamento poteva fornire un sistema di allarme contro taluni predatori. È possibileche anche i dinosauri carnivori abbiano avuto comportamenti sociali, come accade oggi per i lupi e i grandi felini. Unità familiari potrebbero avere viaggiato insieme per lunghi periodi in modo da aiutarsi reciprocamente a sopravvivere. Qualunque interpretazione sul comportamento dei dinosauri si basa su speculazioni e promette di causare controversie in futuro.
Studio scientifico
Campi di studio
I dinosauri sono studiati dai paleontologi. Le specializzazioni includono la scoperta, la ricostruzione e la conservazione dei fossili di dinosauro e l'interpretazione di quei fossili per capire meglio l'evoluzione, la classificazione e il comportamento dei dinosauri.
Evoluzione
I dinosauri si separarono dal ramo degli arcosauri durante il periodo Triassico.
Il primo dinosauro conosciuto apparve approssimativamente 230 milioni di anni fa, tra il Triassico medio e il Triassco superiore, circa 20 milioni di anni dopo l'estinzione di massa del Permiano-Triassico che causò la scomparsa di circa il 70 percento di tutta la varietà biologica del pianeta. Le datazioni radiometriche dei fossili della primitiva specie di dinosauro Eoraptor lunensis, scoperto inArgentina, stabiliscono la sua presenza nei ritrovamenti fossili di quel periodo. I paleontologi credono che Eoraptor potesse assomigliare all'antenato comune di tutti i dinosauri. Se ciò fosse vero, le sue caratteristiche farebbero pensare che i primi dinosauri fossero piccoli predatori bipedi. Tra i possibili antenati dei dinosauri sono considerati: Marasuchus, del Triassico medio dell'Argentina; il poco conosciuto Saltopus della Scozia, grande quanto una mano, apparve leggermente dopo.
Poche linee di dinosauri primitivi si diversificarono rapidamente dopo il Triassico, e si espansero rapidamente fino a riempire la maggior parte delle nicchie ecologiche vacanti.
L'Estinzione di massa del Cretaceo terziario, 65 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo, causò l'estinzione di tutti i dinosauri, eccetto il ramo dei teropodi che, evolvendosi, avevano già portato alla comparsa dei primi uccelli.
La nostra conoscenza dei dinosauri deriva da una varietà di ritrovamenti fossili e non fossili, tra cui ossa fossilizzate, (coproliti), tracce di deambulazione, gastroliti, piume, impronte della pelle, tessuti molli e organi interni. Molti campi di studio contribuiscono a farci capire il mondo dei dinosauri, tra cui la fisica, la chimica, la biologia e le scienze della terra (delle quali la paleontologia è una branca).
Resti di dinosauri sono stati ritrovati in ogni continente, incluso l'Antartide. Numerosi fossili delle medesime specie di dinosauro sono stati ritrovati su continenti del tutto differenti, dando in questo modo vigore alla teoria secondo la quale tutte le masse continentali erano unite un tempo in un supercontinente denominato Pangea. Questa massa iniziò a frammentarsi nel Triassico, circa 230 milioni di anni fa.
Classificazione
I dinosauri sono arcosauri, come i moderni coccodrilli. Questi si differenziano per avere cranio diapside, avendo due fori dove si attaccano i muscoli della mascella, chiamati finestre temporali. Gli uccelli e la maggior parte dei rettili sono diapsidi; i mammiferi, con solo una finestra temporale, sono chiamati sinapsidi; le tartarughe, senza finestra temporale, sono anapsidi. I dinosauri hanno anche denti che crescono da zoccoli, anziché essere estensioni dirette delle ossa mascellari, come pure varie altre caratteristiche. Entro questo gruppo, i dinosauri si differenziano principalmente per la loro andatura. Invece di avere zampe che si estendono lateralmente, come le lucertole e i coccodrilli, le loro zampe si protendono direttamente sotto il loro corpo.
Nella stessa epoca dei dinosauri vivevano molti altri tipi di rettili. Alcuni di questi sono comunemente, ma scorrettamente, considerati dinosauri: tra questi i plesiosauri (rettili acquatici che non sono vicini ai dinosauri dal punto di vista evolutivo), e gli pterosauri, rettili volanti che si sono evoluti separatamente da un rettile progenitore nel tardo Triassico.
I dinosauri si dividono in due ordini principali, i Saurischia e gli Ornithischia, sulla base della struttura delle loro anche.
I Saurischia (dal greco, significa "bacino di lucertola") sono dinosauri che hanno conservato la struttura delle anche dei loro antenati. Essi includono tutti i Teropodi (carnivori bipedi) e i Sauropodi (erbivori dal collo lungo).
L'altro ordine dei dinosauri è quello degli Ornithischia (dal greco, col significato di 'bacino d'uccello'; noti anche come Predentata), la maggior parte dei quali erano erbivori quadrupedi.
05:44
Scritto da: angelus.1985
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Nephilim: i giganti

Alcune scoperte archeologhe potrebbero dimostrare che i giganti non sono solo frutto della fantasia: I Nephilim (nefilim), o qualcosa di molto simile, potrebbero essere esistiti davvero.
Nella Bibbia la parola nefilim viene spesso tradotta come giganti o titani, mentre in altre traduzioni si preferisce mantenere il termine nefilim. Alcune versioni parlano di eroi famosi, guerrieri caduti o ancora angeli caduti e un'ennesima traduzione potrebbe essere quelli che fanno precipitare gli altri giacché il nome deriva dalla radice semitica < nafal >, che significa cadere.
L' origine dei Nefilim comincia con una storia di angeli caduti. Shemhazai, un angelo di alto rango, comanda una setta ribelle di angeli in una discesa sulla Terra per istruire gli umani nella conoscenza del bene. La tutela viene portata avanti per pochi secoli, ma presto gli angeli cominciano a sedurre le femmine umane. Dopo essersi intrattenuti piacevolmente con loro, gli angeli caduti istruirono le donne nella magia e nello spergiuro, si accoppiarono con loro, e diedero luogo ad una progenie ibrida: i Nefilim.
I Nefilim erano giganteschi nella loro statura. La loro forza era prodigiosa ed il loro appetito immenso. Dopo aver divorato tutte le risorse della razza umana, cominciarono a mangiare esseri umani. Questi Nefilim attaccavano ed opprimevano gli umani ed erano la causa di massicce distruzioni sulla Terra.
Nella Genesi (Genesi 6:1-8) si legge:
« 1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, 2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. 3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». 4 C'erano sulla terra i Giganti (Nefilim) a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi. 5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. 6 E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. 7 Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti». 8 Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore »
L’articolo “Mito e realtà dei GIGANTI”, ci spiega come il mito dei giganti sia presente in vari popoli e come la storia sia piena di ritrovamenti e scoperte che testimoniano l’effettiva esistenza di queste creature, fornendoci infine teorie scientifiche che spiegherebbero il gigantismo di questi esseri:nephilim“Mito e realtà dei GIGANTI”
“I Sao erano talmente alti di statura che i loro archi erano costruiti con interi tronchi di palma e le loro ciotole, grandi come giare funerarie, potevano contenere due uomini seduti. Pescavano senza reti, sbarrando il corso dei fiumi con le mani; prendevano gli ippopotami a mani nude e quando parlavano la loro voce rintronava come il brontolio del tuono…e avevano la pelle bianca…..”
Questo potrebbe essere il testo di una fiaba da raccontare ai bambini intorno al fuoco di un caminetto, nelle serate gelide e fredde invernali in cui non si può uscire da casa, o semplicemente il viatico per far addormentare bambini restìì al sonno, come hanno fatto generazioni di genitori, seduti su un lato del letto dei propri figli, armati di un libro di fiabe o semplicemente della propria fantasia.
Invece dalle parti del Ciad (Africa) queste sono tutt’altro che leggende, ma anzi affondano le loro origini nella lontana rimembranza di un antico popolo di giganti, che abitava in epoca remota in quei luoghi e la cui esistenza fu riportata, tra il 1936 e il 1939, alla luce dalle spedizioni Lebeuf e Graule, le quali riuscirono a tracciare un quadro abbastanza frammentario di quest'enigmatica popolazione, di cui ora si sa solo che usavano per le onoranze funerarie giare a forma di uovo per contenere i cadaveri, che affianco a queste giare venivano poste delle figure antropomorfe dagli aspetti fisici alquanto fantasiosi, rappresentanti i defunti e che furono definitivamente massacrati dagli arabi durante il X secolo.
Ma non sono solo gli abitanti del Ciad a ricordare l'esistenza di esseri dalle proporzioni fisiche gigantesche; riferimenti a simili creature si trovano sia nel libro indù del Mahabharatha, sia in testi religiosi dello Sri Lanka e della Thainlandia, sia antiche storie egizie, irlandesi e basche.
Il “manoscritto messicano di Pedro de los Rios” narra che: ”…..prima del diluvio, che si verificò 4008 anni dopo la creazione del mondo, la Terra di Anahuac era abitata dai giganti Tzocuillexo…”, mentre nella tradizione Maya si parla dei Quinatezmin.
Molti altri esempi di resoconti (quanto leggendari?), scritti e orali, su esseri giganteschi sono presenti nelle varie tradizioni popolari, in tutto il mondo ed elencarle tutte appesantirebbe di molto quest'articolo. Per ultima, ma solo perché negli anni c’è stata una notevole controversia sulla tradizione letterale della parola “Nefilim”, citiamo la tradizione biblica, che narra di una stirpe di giganti, i Nefilim per l’appunto, discesa dal cielo e accoppiatisi con le femmine della razza umana (Genesi 6,1-4; libro dei Numeri 13, 21-29,32-33; libro dei Re 17, 4-51; Deuteronomio 3 e 2, 20-21; Cronache 20,6-8).
Il ricordo di un’antica progenie dell’uomo dall’aspetto e dalle dimensioni superiori alla media non è relativo solo ad antiche tradizioni popolari ma pare impermeato oltre che negli strati leggendari dei cosiddetti miti (spesso superficialmente relegati in un ruolo di secondo piano), anche negli strati meno leggendari e fantasiosi, ma più “corposi” delle scoperte archeologiche. Reperti che, strappati dalla terra che li ha nascosti e protetti per secoli, spesso subiscono un nuovo insabbiamento, in vecchi e polverosi magazzini, lontano da sguardi e organi d'informazione, da parte di quella scienza “dogmatica” che spesso cade in grande imbarazzo di fronte a scoperte che inficiano e distruggono le loro basi dottrinali.
Proviamo a citare alcuni esempi.
Hernan Cortes, durante la sua conquista del Messico, entrò in possesso di ossa gigantesche, che secondo gli indigeni appartenevano ad una oramai estinta razza di giganti. Il prode Cortes stesso si incaricò di spedire al Re di Spagna un “femore altro quando un essere umano”. Una copia di un femore di tale dimensione, trovato nella regione mesopotamica, è conservata nel Mt. Blanco Fossil Museum (USA) e lo potete osservare nella foto sotto.
Molte leggende su antichi giganti abitanti le sponde del lago Titicaca e poi trasferitisi a sud, in Patagonia, potrebbero essere confermate dagli avvistamenti (se veritieri) di esploratori come Magellano, Drake, Hernandez ed altri.
Un altro storico del periodo della Conquista spagnola del Nuovo Mondo, tale Fernando de Alba Ixtilxochitl narrava che “...i resti dei giganti abitanti nella Nuova Spagna (Messico) si potevano trovare ovunque."
Giovan Battista Modena fu un canonico ed uno studioso vercellese vissuto fra il XVI ed il XVII secolo.
A lui si devono gli studi sui presunti giganti di Saletta.
Egli, infatti, trovò nella Chiesa di S. Cristoforo, in Vercelli, un dente gigantesco conosciuto, per l’appunto come “dente di San Cristoforo”. La leggenda vuole che, nel 1622, trovi a Saletta i resti di un gigante, di cui egli narra: “ ho ritrovato un corpo gigantesco di altezza e grandezza indicibile, che io stesso ho veduto e misurato……”.
Nel 1577 a Weiillisau, in Svizzera, vennero alla luce i resti di uno scheletro umano che, benché mancante di alcune parti, venne ricostruito dall’anatomista Plater nella creta e risultò appartenere ad un essere alto 5,80 metri. Tale ricostruzione venne esposta nel museo locale e ancora oggi si può ammirare nel paese una statua di un gigante atta a commemorare tale ritrovamento.
A Glozel (uno dei misteri più profondi degli ultimi anni e uno delle pietre nella scarpa più dolenti per la scienza ortodossa), vicino Vichy, in Francia, furono rinvenute, nel 1925, ossa umane giganti, crani grandi il doppio, impronte di mani giganti, oltre a monili fatti a misura per arti giganteschi, il tutto risalente fra tra i 17-15000 anni fa. Il ritrovamento, sempre a Glozel, di manufatti squisiti in ceramica ed esempi di scrittura (il primo modello di scrittura documentato si faceva risalire al IV millennio a.C.) conferisce a questo luogo (che è sopravvissuto a tutti i tentativi di screditamento) un‘aurea ancora più misteriosa.
Uno scheletro di un guerriero, riesumato in Inghilterra, misurava un’altezza di 2,80 metri, mentre a Latina, nel 1969, furono rinvenute le tombe di 50 guerrieri, relative al periodo antico romano, alti tutti tra 1,80 metri e 2,20 metri, in aperto contrasto con la statura media dell’epoca.
Persino lo storico Erodono (storie 1-68) narra di un ritrovamento di un gigante di circa 3,10 metri di altezza.
Il continente americano pare quello più “segnato” da queste tracce di giganti; proviamo a farne una sorta di catalogo.
1) Intorno al 1810, a Braystown, Tennesse, vennero rinvenute orme di piedi umani, muniti da sei dita (curioso che tradizioni simili siano presenti anche nella Bibbia, nei versi sopra citati!), di circa 32 cm di larghezza, oltre ad impronte di zoccoli di cavallo (e si è sempre pensato che i cavalli fossero stati introdotti nel Nuovo mondo dai Conquistadores) misuranti dai 20 ai 25 cm!
2) Nel 1870, un agente indiano, Frank La Fleche, annunciò che gli indiani Omaha avevano dissotterrato otto giganti con i teschi misuranti 60 cm; le stesse tribù indiane chiamavano questi giganti Mu-A-Luskha, e narravano che erano arrivati millenni primi dall’Oceano Pacifico sulle coste americane, avevano combattuto e distrutto le tribù amerinde esistenti, stuprato le donne di questi, e fondate città e scavati pozzi. Forse il primo termine MU si riferisce alla leggendaria MU?
3) Nel 1924, la spedizione scientifica Donnehey ritrovò, nell'Havai Supai Canyon, un'incisione rupestre di un tirannosauro in posizione di combattimento e le guide indiane affermarono che questa strabiliante incisione era stata opera di un “essere gigantesco”che abitava, nei tempi remoti nella regione. Il sito di Glen Rose (Texas), dove sono state rinvenute orme di esseri umani e dinosauri coesistenti, risultato del tutto attendibile contro ogni aspettativa e prova da parte degli studiosi ortodossi, pare essere avvalorato, e, di ricambio, avvalorare, da queste eccezionali scoperte.
4) Nel 1943, alcuni genieri militari di stanza a Shemya, un’isola del gruppo delle Aleutine, ritrovarono delle ossa di proporzioni notevoli e crani enormi (le dimensioni di questi oscillavano fra i 50 e i 60 cm!). Questi giganti misuravano circa 7 metri! Le autorità militari subito giunte sul posto provvidero subito ad intimare il silenzio su questa faccenda.
5) In California, nel 1810, venne rinvenuto lo scheletro di un gigante con sei dita.
6) Un teschio, con una doppia fila di denti saldati alla poderosa mascella, appartenete ad un gigante fu rinvenuto sull’Isola di Santa Rosa, nel canale di Santa Barbara, California.
7) Alcuni soldati di stanza a Lampock Ranch, in California, rinvennero lo scheletro di un gigante, e un frate cattolico ordinò loro di sotterrarlo nuovamente poiché i nativi locali erano adirati da tale profanazione, credendo tali resti quello che rimaneva di un antico dio.
Queste sembrano tutte prove che il continente americano fosse abitato, in epoche remotissime, da esseri dalla statura colossale, e che, in alcuni casi, questi individui siano persino coesistiti con dinosauri!
Tornando più vicino a casa nostra, nel bresciano, nella Chiesetta di San Salvatore, sono conservate delle gigantesche ossa umane che si possono osservare spiando attraverso una grata.
In Marocco, presso Agadir, vennero ritrovati un set di utensili, risalenti a 300000 anni fa, concepito per essere usato dalle mani di un uomo alto minimo 4,50 metri!
Negli anni ’70 un proprietario terriero, Martinez, in Messico, rinvenne le ossa di due uomini d'indicibile altezza. Denunciato il fatto alle autorità locali, venne accusato di omicidio. Questo lo convinse, dopo essere stato liberato dietro cauzione, ad incenerire le ossa!
A Gargayan, nelle Filippine, è stato scoperto uno scheletro di 5,18 metri.
A Ceylon i resti misurano 4 metri, mentre a Tura, in Pakistan è venuto alla luce uno scheletro di 3,35 metri. Scoperte simili sono state compiute in Marocco, in Moravia e Siria.
Uno scheletro umano di 2,38 metri fu rinvenuto in mare a 250 km da Santiago del Cile, insieme ad ossa di animali e vasellame, nel 1970.
Denti umani del peso di 430 grammi furono rinvenuti a Punta S.Elena in Perù.
Singolare quanto accadde al grande paleontologo Ralph Von Koenigswald: un giorno egli entrò in una farmacia di Honk Kong, e osservò sul banco un gran vaso di terracotta contenente una collezione di grossi denti. Incuriosito vi affondò le mani e con sua gran sorpresa ne estrasse un grosso molare che subito identificò, grazie alla sua esperienza, come appartenere ad un essere umano: unica contraddizione era che tale dente posteriore era di dimensioni gigantesche, appartenente ad un uomo che doveva essere alto almeno 4 metri.
Domandando al farmacista dove l’avesse trovato e gli fu risposto che il dente veniva da una collezione paterna di denti di “drago”, strani resti che venivano scoperti in un po’ tutta la Cina. Dopo altre ricerche il paleontologo scoprì altre farmacie che possedevano denti simili i quali venivano usati per ricavarne una polvere terapeutica dopo essere stati opportunamente macinati.
Spinto dalla curiosità e ottenute notizie anche dai contadini, Von Koenigswald ipotizzò che tale essere umano, battezzato Gigantopiteco, abitava nelle grotte della regione del Kiang-Hsi circa 550000 anni fa.
Convinto sempre più della sua idea, il paleontologo si imbarcò per Giava, ove furono ritrovati i primi resti di uomo scimmia (grazie all’interesse di un giovane medico olandese, Eugene Dubois), ed, a totale supporto della sua idea, rinvenne un frammento di mascella smisurata, i cui denti erano però di dimensione minore rispetto a quelli trovati per caso nelle varie farmacie cinesi. Dai calcoli ricavò che l’essere cui apparteneva la mascella e i tre denti che vi erano ancora posti in essa, doveva essere alto fra i 3 e i 3,50 metri, e gli attribuì il nome di Megantropo (Uomo Alto).
Uno scienziato, Horbiger, ha da tempo ipotizzato l’esistenza, in passato, di più lune intorno al nostro pianeta, che avrebbero influito sul campo gravitazionale e quindi favorito la megafauna gigantesca e la presenza di gigantismo negli esseri umani. La frantumazione di una o più lune, in rotta di collisione con il nostro pianeta, avrebbe, di fatto, provocato la scomparsa del gigantismo animale, umano e della fauna, sconquassando il nostro globo fino a stravolgerlo geologicamente, quindi resti di tale gigantismo sono seppelliti sotto metri e metri di terra o negli abissi marini.
Un altro ingegnere di fama mondiale, Zillmer, parla di un’atmosfera prediluviana essenzialmente diversa da quell'attuale, dove i raggi del sole erano filtrati da uno strato di vapore acqueo. Tali raggi non avrebbero più intaccato negativamente organi vitali preposti al mantenimento della vita, e proprio in base a quest'affermazione lo stesso Zillmer arriva alla conclusione che l’esagerata longevità data ai primi abitanti della Terra, narrata dalla Bibbia, non sia frutto d'immaginazione o di errore di traduzione, ma pura realtà scientifica.
Forse ancora una volta i miti e le leggende hanno un valore più importante e storico di quanto ufficialmente se ne dia loro, e forse ancora una volta la storia e soprattutto la teoria darwinista sull’evoluzione della razza andrebbero riviste. Dopotutto un celebre aforisma pronuncia:
Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica; il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.
Sono stati forse questi mitici “giganti”, le cui tradizioni, e i resti fossili, sembrano essere presenti da un capo all’altro del mondo, a costruire i siti megalitici come Sacsahuaman, Giza e tanti altri che sembrano sfuggire ad ogni logica costruttiva riferita a quei tempi? E forse queste antiche tradizioni di esseri giganteschi e le prove della loro esistenza, che sembrano ogni tanto emergere dalle nebbie del passato e dalla terra del presente, possono essere ricollegati ad altri miti come quelli dello yeti e dei bigfoot? Sono forse questi gli ultimi esempi (forse involuti) viventi dei mitici giganti?
Alla scienza la risposta, anche se questa, spesso, per non rispondere a ciò che non conosce, nega ciò che sa.



04:25
Scritto da: angelus.1985
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Azzo Bassou: l’ultimo neanderthaliano

Questa storia risale a più di 70 anni fa, troppi per poter risolvere il mistero di Azzo e delle sue origini: Azzo Bassou, infatti, è ormai morto da molto tempo.
Questa creatura, dai tratti umanoidi, venne scoperta nel 1931 in Marocco, a sud di Marrakesh.
Chi l’ha conosciuto di persona l’ha definito, senza mezzi termini, come «l’idiota selvaggio, che viveva in una caverna e che si nutriva esclusivamente di carne cruda».
I tratti somatici di Azzo non corrispondevano a quelli di nessun gruppo etnico moderno: con la fronte sfuggente e il naso largo e prominente, ricordava in maniera impressionante un neandertaliano o un pitecantropo.
Quali erano le orgini di Azzo?
Si trattava veramente di un antenato preistorico dell’uomo, l’ultimo rappresentante di un ramo laterale, non ancora estinto, come sosteneva insistentemente qualcuno?
Non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai.
Indipendentemente da alcuni articoli della stampa, scritti all’epoca della scoperta, non esiste alcuna fonte alla quale attingere notizie.
Lo stesso mondo scientifico rifiuta di prendere qualsiasi posizione: nessuno studioso ha mostrato il sia pur minimo interesse, e nessuno, ovviamente, si è mai preso la briga di scrivere una relazione dettagliata su questa creatura.
Se, nel corso degli anni, Azzo non fosse stato ripetutamente fotografato, la sua esistenza sarebbe stata già dimenticata da tempo.
Uno dei pochi che, a metà degli anni Cinquanta rammentava ancora bene Azzo, era lo scrittore francese Jean Boullet. Nel 1956 si recò nella Vallèe du Dadés in Maroccoper cercare di scoprire cosa era successo, nel frattempo, al misterioso “uomo preistorico”.
Con sua grande sorpresa l'uomoera ancora vivo, e Boullet riuscì a scattargli una foto.
Altre istantanee sono in possesso del professor Marcel Homet, un etnologo francese il quale, per tutta la vita ha girato il mondo, in lungo e in largo, alla ricerca di civiltà scomparse o in procinto di estinguersi.
All’inizio degli anni Settanta l’Associazione Studi Preistorici Internazionale organizzò una spedizione sulle orme di Azzo, nel Marocco meridionale, nel deserto del Sahara.
«Quando - non senza difficoltà - siamo finalmente giunti all’oasi di Sidi Fillah, abbiamo chiesto ospitalità al capotribù», ricorda Mario Zanot. «Egli ha ammesso che Azzo era davvero sepolto lì e che le sue ossa erano “intoccabili”. Ci ha riferito poi, in gran segreto, che quell' uomo non era affatto normale. Se ne andava in giro tutto nudo, utilizzava soltanto utensili e strumenti di fattura rudimentale e riusciva ad articolare soltanto un paio di parole, spesso incomprensibili».
Azzo era dunque morto. Ma il capotribù indirizzò il gruppo di ricerca italiano a due donne, che egli sosteneva fossero le ultime parenti di Azzo: le sorelle Hisa e Herkaia, «persone particolari, costrette a sbrigare lavori pesanti».
Nel 1971 Peter Kolosimo ha pubblicato alcune foto delle due sorelle: è innegabile una certa somiglianza con Azzo.
Purtroppo, però, non riusciremo mai a stabilire con certezza se erano legate da un vincolo di parentela e non riusciremo mai neanche a scoprire le vere origini di Azzo.

02:40
Scritto da: angelus.1985
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La grande esplosione di Tunguska - "Area 51" anche in Russia

II 30 giugno del 1908 gli abitanti di Nizhne-Karelinsk, un piccolo villaggio nel cuore della Siberia, spaventati e affascinati, videro una vivida striscia bluastra solcare il cielo di nordovest a folle velocità. Quello che all'inizio era sembrato un solo punto luminoso si era mantenuto tale per non più di dieci minuti, poi si era spaccato in due. All'impatto con la Terra la "cosa" aveva sollevato una intensa e spessa coltre di fumo e detriti. Qualche secondo ancora e c'erano state delle violente detonazioni che avevano fatto tremare le case.
Credendo fosse arrivato il giorno del giudizio divino, molti si erano gettati a terra in ginocchio, implorando il perdono di Dio.
A posteriori, si deve tutto sommato riconoscere che non si trattò di una reazione spropositata, dal momento che quella gente terrorizzata aveva assistito alla più grande catastrofe naturale rovesciatasi sul pianeta che la storia ufficiale ricordi. Se l'oggetto che provocò l'evento - che noi oggi siamo soliti definire "la grande esplosione siberiana" - fosse sopraggiunto solo poche ore prima o dopo avrebbe potuto impattare in qualche regione abitata e popolosa provocando danni e distruzioni neppure immaginabili.
Come si venne poi a sapere a seguito delle vaste indagini, il villaggio di Nizhne-Karelinsk distava quasi 400 km dal punto dell'urto, tuttavia i tetti delle case avevano abbondantemente tremato, scrollandosi di dosso la polvere del tempo. Il treno della Transiberiana si era fermato, perché il conducente aveva avuto l'impressione che fosse deragliato; mentre i sismografi della cittadina di Irkutsk, segnalavano senz'altro un terremoto di vaste e potenti dimensioni. E pensare che sia la città sia il treno in quel momento distavano circa 1200 km dall'epicentro del fenomeno.
Qualunque cosa sia stata a cadere nella regione siberiana, era esplosa sprigionando un'energia strepitosa. Le onde d'urto avevano fatto due volte l'intero giro del pianeta prima di acquietarsi e gli effetti meteorologici sull'emisfero settentrionale ebbero strascichi a lunga gittata oltre che singolari. Per tutta la restante parte del mese di giugno, per esempio, a mezzanotte a Londra si potevano leggere con tutta tranquillità gli articoli del «Times», notoriamente scritti in caratteri a dir poco minuscoli. Sui quotidiani circolavano fotografie notturne di Stoccolma che sembravano scattate di giorno ed invece erano state prese nel cuore della notte senza alcun altro ausilio, vale a dire utilizzando la luce naturale; ma anche celebre era diventata l'immagine della città russa di Navrochat scattata a mezzanotte e limpida e chiara come una qualsiasi presa in un bel pomeriggio estivo.
Per alcuni mesi il mondo intero potè assistere a tramonti e aurore spettacolari, almeno tanto belle e impressionanti quali quelle generate dal vulcano Krakatoa a seguito della spettacolare esplosione del 1883. Da qui, oltre alle solite immense nubi vulcaniche, si era sollevata nell'atmosfera terrestre una grande quantità di polvere, come avviene nelle esplosioni nucleari.
Ma la cosa più singolare di questo evento sta nel fatto che all'epoca non ci fu nessuno che gli prestò attenzione. Nei giornali locali erano comparsi alcuni trafiletti, ma al di là di questo non era successo null'altro. I meteorologi si interrogavano sugli strani fenomeni celesti e climatici, ma a nessuno venne in mente di risalire alla vera causa di tutto quel pandemonio.
Fu solo dopo la fine della prima guerra mondiale e dopo che l'impero zarista era stato rovesciato dalla rivoluzione che lo straordinario evento venne finalmente portato all'attenzione del mondo della scienza e della ricerca. Nel 1921, come parte del piano più generale previsto da Lenin per collocare in prima fila nel campo scientifico la sua Russia davanti agli occhi del mondo, l'Accademia sovietica delle Scienze assegnò al professor Leonid Kulik il compito di investigare in modo appropriato sulle precipitazioni di meteoriti sul territorio russo. Kulik fu il primo, dunque, a cercare di ricostruire ciò che era accaduto. Dopo aver messo insieme i pochi rapporti giornalistici redatti all'epoca, si era senz'altro convinto che qualcosa di veramente importante doveva essere accaduto nel cuore della Siberia in quella estate del 1908.
I rapporti e i resoconti raccolti suonavano però contraddittori e confusi. Non ce n'erano due che concordassero sull'esatto punto dello schianto. In alcuni, invece, si diceva che il meteorite era stato persine trovato. Insomma, una grande confusione. Tuttavia, quando i suoi collaboratori avevano incominciato a raccogliere testimonianze, Kulik aveva trovato nuovamente conferma dell'eccezionalità del fenomeno. Doveva indagare, assolutamente, perché non si trattava di un "normale" meteorite.
Tutti i rapporti erano per lo meno concordi su di un aspetto: quando l'oggetto si era schiantato al suolo, aveva creato un cratere enorme, dal quale si era innalzata una colonna di fumo e fuoco ardente più del Sole stesso. Capanne distanti erano state spazzate via e le mandrie di renne si erano disperse terrorizzate. Un uomo, intento ad arare nel suo piccolo campo, aveva avvertito un forte calore sulle spalle, mentre altri dichiararono di aver subito delle evidenti scottature sul viso, ma solo da un lato. Altri erano diventati temporaneamente sordi per il gran frastuono ed altri ancora avevano riportato per un lungo periodo i segni degli effetti termici legati al misterioso fenomeno. Ciò malgrado, molto stranamente, non si aveva avuto notizia di vittime o di persone ferite in modo serio. La "cosa" piombata dal cielo aveva scelto uno dei rari luoghi del pianeta in cui gli effetti della sua caduta sarebbero stati contenuti e non catastrofici. Si fosse presentata all'impatto con la Terra qualche ora più tardi, si sarebbe schiantata su San Pietroburgo, Londra o New York. Anche se fosse sprofondata nell'oceano, le gigantesche ondate che si sarebbero sollevate avrebbero devastato e cancellato dalla faccia della Terra tutte le zone costiere. Insomma, quel fatidico giorno l'umanità aveva corso il rischio del più terrificante disastro della Storia e non se n'era neppure resa conto.
Dopo tanto cercare, però, alla fine Kulik era riuscito a mettere le mani sul rapporto di un meteorologo locale, il quale, bontà sua, si era preoccupato di segnare le coordinate del punto di impatto. Ricevuta conferma dall'archivio dati dell'Accademia delle Scienze, il professore aveva così potuto organizzare la spedizione e muoversi per raggiungere il luogo dell'impatto con la necessaria cognizione di causa.
L'immensa foresta siberiana è uno dei luoghi più desolati di tutto il pianeta. Ancora oggi è in gran parte inesplorata e ci sono zone che l'occhio umano ha solo visto dall'alto, tramite ricognizioni aeree. I pochi insediamenti esistenti sono tutti raggruppati lungo le rive dei grandi fiumi, alcuni tanto larghi da non riuscire a occhio nudo a guardare da una sponda all'altra. Gli inverni sono gelidi, mentre in estate il terreno si fa paludoso e l'aria è infestata da sciami di insetti. Kulik era atteso da un'impresa molto difficile. L'unica possibilità per muoversi erano cavalli e muli oppure zattere per spostarsi lungo i fiumi, senza, per di più, sapere dove andare a parare o che cosa cercare esattamente.
Nel marzo del 1927 Kulik era dunque pronto. Nel gruppo c'erano anche due guide locali che dicevano di aver assistito all'evento. Dopo non poche traversie, ad aprile, la spedizione era approdata sul fiume Mekirta, il corso d'acqua più vicino al punto dell'impatto, all'epoca una sorta di barriera naturale fra la foresta intoccata e vergine e una devastazione pressoché totale. Raggiunto finalmente il posto della catastrofe, per prima cosa Kulik era salito su di una vicina altura per osservare la zona dall'alto. Per quanto gli riusciva di spingere lo sguardo lontano in direzione nord - una distanza di quasi venti chilometri - non si scorgeva un solo albero rimasto in piedi. Erano stati tutti atterrati dall'esplosione e ora giacevano distesi come tanti soldatini abbattuti, tutti rivolti verso di lui. Era inoltre chiaro che lo spettacolo che stava osservando era soltanto una parte della totalità della devastazione, visto che a perdita d'occhio gli alberi risultavano tutti coricati, allineati nella medesima direzione. La catastrofe doveva essere stata ben più grande di quanto anche i rapporti più generosi avevano riportato.
Quando Kulik aveva deciso che si sarebbe perlustrata l'intera zona devastala, le due guide si erano spaventate e avevano rifiutato di seguirlo. Anzi minacciavano di lasciare il luogo, abbandonandolo al suo destino. Era stato costretto a tornare indietro e soltanto in giugno era riuscito a tornare sul posto con due nuove guide.
La spedizione era quindi entrata in azione. Per alcuni giorni la carovana si era spostata lungo la traiettoria indicata dagli alberi caduti, poi aveva raggiunto un grande anfiteatro in mezzo alle colline e qui era stato collocato il campo base. I giorni successivi Kulik li aveva impegnati a monitorare la zona, arrivando a concludere che quello era il grande cratere, il centro dove si era scatenato l'inferno dell'impatto. Tutto attorno, gli alberi giacevano a terra la punta rivolta verso l’esterno, mentre se n’erano preservati alcuni gruppi incredibilmente rimasti dritti. Proprio nel centro del grande cratere, molti alberi erano rimasti in piedi, anche se spogli e carbonizzati. Adesso l'immensità della devastazione cominciava ad apparire in tutta la sua interezza, se solo si considerava che dalle sponde del fiume al centro del cratere correvano la bellezza di 60 km. In altre parole, l'impatto aveva devastato un'area di foresta superiore a 10.000 km quadrati. Sempre lavorando sull'ipotesi che la catastrofe fosse stata provocata da un gigantesco meteorite, Kulik si era messo a ricercarne i resti, credendo di averne trovata traccia quando si era imbattuto in una serie di cavità piene d'acqua che egli riteneva causate dai frammenti del meteorite esploso nell'impatto. Ma quando alcune di quelle cavità erano state prosciugate si erano rivelate desolatamente vuote. Una presentava sul fondo addirittura dei ceppi d'albero, prova evidente che non poteva essere stata provocata dall'impatto con un blocco meteorico. Kulik era destinato a compiere ben quattro spedizioni nella zona dell'esplosione e fino alla morte rimase convinto che si era trattato di un gigantesco meteorite, anche se non rintracciò mai i frammenti di ferro e roccia che avrebbero in qualche modo confermato la sua teoria. Perché, alla resa dei conti, malgrado i tanti sforzi, Kulik non riuscì a dimostrare che qualcosa aveva impattato il terreno. Si notava il segno di almeno due onde esplosive - quella vera e propria e quella balistica - ma non si poteva riconoscere un cratere impattivo vero e proprio.
Quella nuova evidenza non faceva che rafforzare il già fitto mistero. Da una ricognizione aerea effettuata nel 1938 si rilevò che in verità soltanto 2.000 km quadrati di foresta erano stati abbattuti e che il punto centrale della zona disastrata era chiaramente segnato dalla singolare presenza di alcuni alberi conservatisi misteriosamente in piedi. Questo particolare rispondeva allo schema distruttivo tipico dell'esplosione di una bomba piuttosto che a quello di un meteorite, tipo quello che a Winslow, in Arizona, ha lasciato dietro di sé un cratere profondo più di 200 m. Anche il modo in cui l'oggetto era precipitato sulla Terra era in discussione. Oltre settecento testimoni riferirono che ad un tratto aveva cambiato rotta. La direzione originale, infatti, l'avrebbe portato a precipitare nei pressi del lago Baikal, ma ciò non era avvenuto per via del mutamento di traiettoria. Non esiste alcun corpo celeste in grado di manovrare mentre precipita, né è possibile ai fisici spiegare come potrebbe farlo, pur mettendo in campo tutte le teorie conosciute.
Un altro effetto degno di nota derivato dalla catastrofe è quello esercitato sugli alberi e sugli insetti della zona colpita. Gli alberi che non erano stati abbattuti avevano però interrotto la crescita o, al contrario, si erano sviluppati in modo rapido e anomalo. Studi zoologici hanno rivelato la presenza di nuovi tipi di formiche e insetti, esseri viventi tipici soltanto della regione di Tunguska dopo l'incidente.
Non erano trascorsi che pochi anni da quando il professor Kulik era morto in un campo di concentramento tedesco, che anche i Giapponesi ebbero modo di sperimentare analoghi, ma ancora più terribili, effetti simili a quelli dell'esplosione di Tunguska con la distruzione delle città di Hiroshima e Nagasaki a causa della bomba atomica.
Le conoscenze di cui disponiamo ci aiutano a chiarire in parte il mistero che lauto ha angustiato il povero professor Kulik. La ragione dell'assenza del cratere d'impatto è dovuta al fatto che l'esplosione non è avvenuta a terra ma in aria, proprio come capita con la bomba atomica. La conferma viene dagli alberi mantenutisi eretti proprio nel cuore del cratere. Anche nelle due città giapponesi disintegrate dalle bombe le case direttamente collocate sotto la linea d'arrivo degli ordigni non sono crollate, dal momento che la spinta d'urlo dell'esplosione è radiale, si espande cioè verso l'esterno. Le numerose mutazioni genetiche osservate nella flora e nella fauna giapponese locale sono le stesse constatate in Siberia, mentre le piaghe rintracciate con alta frequenza nei cani selvatici e nelle renne della zona di Tunguska possono oggi essere riconosciute come bruciature prodotte da radiazioni.
Un'esplosione atomica produce forti disturbi nel campo magnetico terrestre e ancora oggi tutto il territorio interessato rivela una situazione di "caos magnetico". Sotto questo profilo, è più che evidente come quel lontano giorno di giugno un vero e proprio cataclisma elettromagnetico si sia scaricato sulla superficie del nostro pianeta, alterando e modificando in modo evidente il naturale campo magnetico terrestre locale.
Le testimonianze oculari che parlano di una grande nuvola, ancora una volta inducono a pensare ad un marchingegno nucleare, anche perché una delle descrizioni ricorrenti era proprio quella di una "grande nuvola a forma di fungo". Sfortunatamente però, il particolare conclusivo che avrebbe definitivamente bollato come veritiera la teoria nucleare non corrisponde: da quando, circa cinquant'anni orsono, sono stati misurati per la prima volta i livelli di radioattività non sono mai andati incontro a mutamenti o variazioni di alcun genere.
Investigazioni successive hanno dimostrato che Kulik si sbagliava nel ritenere i crateri provocati dall'impatto al suolo dei grossi blocchi in cui il meteorite si era frantumato al contatto con la superficie. Non erano stati frammenti rocciosi a crearli, bensì enormi blocchi di ghiaccio che si erano aperti la strada nel terreno e che durante l'estate si erano poi sciolti. L'immensa fatica compiuta dalla spedizione Kulik per svuotare alcune di queste cavità era stata per davvero un'impresa ciclopica quanto del tutto inutile. Sfortunatamente, nessuna fra le molte spedizioni sovietiche - ma anche americane - ha gettato un minimo di luce sulla causa che ha provocato questo immane sconvolgimento. I fautori degli UFO non hanno dubbi nel sostenere che l'oggetto misterioso era in realtà un'astronave aliena, sospinta da energia atomica, sfuggita al controllo dei suoi piloti al momento dell'ingresso nella nostra atmosfera. Qualcuno si è spinto anche oltre, affermando che la vera meta dell'astronave era il lago Baikal dove potersi rifornire di acqua per il raffreddamento dei reattori nucleari; solo che questi si erano surriscaldati troppo e prima di raggiungere le acque del lago erano esplosi.
Ovviamente, gli scienziati respingono ipotesi come queste che ritengono frutto di una fantasia troppo spigliata. Ma quella che segue non è certo da meno. Secondo i professori A. A. Jackson e M.P. Ryan della Università del Texas, la causa della deflagrazione sarebbe stato un piccolo buco nero, una sorta di potente vortice spaziale che scaturisce dal collasso totale delle particelle interne all'atomo. Questo buco nero in miniatura avrebbe trapassato tutta la Terra per uscire dall'estremità opposta. L'ipotesi deve aver impressionato non poco i Russi, se è vero che tra le molte ricerche ne avviarono anche una per verificare se in quel fatidico 1908 erano stati registrati dalla stampa strani fenomeni in territori dall'altra parte del mondo. Non essendo emerso nulla, la spiegazione sul mistero di Tunguska proposta da Jackson e Ryan sembra non reggere.
Altri ricercatori statunitensi chiamano in causa l'antimateria, uno speciale tipo di materia composta da particelle caratterizzate da cariche elettriche contrarie e opposte a quelle che contraddistinguono la materia normale, quella che conosciamo. Al contatto con la materia, l'antimateria esplode e genera un processo di annichilimento, lasciandosi dietro soltanto tracce di radiazioni atomiche. Un'ipotesi interessante, ma solo a livello teorico, dal momento che, al pari della precedente, non esiste una sola, seppur piccola, prova che la corrobori.
Lievemente più accettabile - per quanto, anch'essa, improbabile - risulta invece la teoria di uno studioso inglese, Frank Whipple secondo la quale la Terra si scontrò con una cometa. Ancora oggi gli astronomi non sanno come si formano le comete. Le due principali obiezioni alla ipotesi della cometa sono che non avrebbe potuto scatenare una esplosione nucleare e gli astronomi avrebbero potuto scorgere il suo approssimarsi al pianeta con largo anticipo. I sostenitori di questa visione affermano che una cometa che puntasse dritta verso la Terra in perfetto allineamento col Sole difficilmente sarebbe osservabile e la sua esplosione potrebbe generare effetti simili a quelli determinati dalle tempeste solari, con un'alta produzione di radioattività. Nessuno degli oltre centoventi osservatori astronomici consultati dagli scienziati russi ha però segnalato di avere nei propri archivi qualche registrazione a proposito dell'avvicinarsi di una cometa che potrebbe identificarsi con la "cosa" di Tunguska.
Più recentemente, si è osservato che l'esatto giorno in cui si è verificata la catastrofe era il 30 di giugno. Ogni anno, come gli astronomi ben sanno, proprio in questo giorno l'orbita terrestre viene interessata dall'incrocio con la scia di una cometa detta Beta Taurids, fenomeno che da origine a uno spettacolo di pirotecnica celeste, un vero e proprio "show di meteoriti". Se una di queste, particolarmente grande, superata la barriera d'attrito causata dall'ingresso nell'atmosfera, si fosse schiantata sulla superficie del nostro pianeta, la sua parte esterna miscelandosi con quella interna ghiacciata si sarebbe sciolta istantaneamente per solidificarsi subito dopo in grossi blocchi di durissimo ghiaccio. Se fosse andata per davvero così, ebbene il buon Kulik, dopo tutto, non avrebbe poi tanto sbagliato, anche se, non lo dobbiamo dimenticare, non gli riuscì in alcun modo di mettere insieme neppure uno straccio di prova. A quasi un secolo dall'evento, sembra impossibile che su ciò che accadde a Tunguska continui a persistere un enigma, e che quella immane esplosione sia ancora oggi relegata nel dizionario dei misteri irrisolti.
Anche la Russia ha la sua "Area 51"
Sono in molti a sapere che negli Stati Uniti esiste un poligono speciale chiamato "AREA 51", all'interno del quale vengono costantemente osservati gli oggetti volanti non identificati meglio conosciuti come UFO. Sono in pochi pero' al corrente del fatto che tali luoghi leggendari ci sono anche in Russia. Gli abitanti di un paesino chiamato Shalia, in provincia di Ekaterinburg, negli Urali, una sera del giugno 1980 se la ricorderanno per tutta la vita, dal momento che ancor oggigiorno, a distanza di 26 anni, non sono in grado di paragonare a nulla il sibilo che quella sera d'improvviso squarcio' il silenzio e li costrinse ad alzare lo sguardo verso il cielo. Sulle loro teste infatti, era in fase di caduta un oggetto di notevoli dimensioni e di colore scuro, che fini' la propria caduta in un piccolo stagno situato nel centro del villaggio. Evidentemente l'oggetto era rovente, dal momento che l'acqua dello stagno inizio' immediatamente a ribollire ricoprendo in un attimo l'intera zona circostante con una nebbia spessa, molto umida e calda. E dopo circa mezz'ora, al diradarsi della nebbia, gli abitanti del villaggio notarono una strana placca arrugginita che galleggiava sulla superficie dello stagno, che pero' improvvisamente spari' in maniera misteriosa... A distanza di un paio di anni, inizio' ad occuparsi dell'anomalia l'ufologo locale Serghej Mihailovic Kolmogorov il quale, dopo aver setacciato in lungo ed in largo il fondo non eccessivamente profondo dello stagno, trovo' un piccolo imbuto esattamente nel luogo dove era precipitato l'oggetto. La presenza di un'insolita anomalia magnetica dai controni netti, venne successivamente confermata anche dal gruppo di ricercatori giunto direttamente da Mosca nel novembre del 2003.
E dal quel momento a Shalia iniziarono ad accadere cose alquanto strane. Il racconto dell'ufologo Serghej Mihailovic Kolmogorov: "Quattro anni fa nello spazio aereo al di sopra stagno venne notato un oggetto dalla forma insolita. Si trattava di una strana costruzione, alta, di forma cilindrica, dalle notevoli dimensioni e di colore argento opaco. Dopo aver calcolato la distanza dalla superficie terrestre, giungemmo alla conclusione che aveva un diametro di alcune decine di metri. Dal fondo sino alla superficie dello stagno, l'acqua era penetrata da un fascio uniforme di luce accecante che non si disperdeva. Cinque o sei fari mobili, disposti a forma di cerchio, battevano sia la terra che la superficie dello stagno. Era evidente che "loro" stessero cercando qualcosa". Di storie del genere qualsiasi rispettabile ufologo ne conosce a centinaia e accertarle e' praticamente impossibile, ma c'e' un "ma". Nel corso degli ultimi cinque anni, nella zona del villaggio di Shalia, sono stati immortalati con diverse videocamere ben tre oggetti volanti non identificati.
Il primo incontro con gli UFO avvenne il 26 giugno 1999, quando tre ragazzi del tutto casualmente, ripresero con la loro telecamera un "disco volante" dalla forma tradizionale. L'oggetto volo' per qualche minuto al di sopra di un bosco nelle vicinanze per poi sparire nel cielo. L'analisi della pellicola venne effettuata dapprima ad Ekaterinburg, all'interno dello studio cinematografico "Pro" dal regista Vassilij Goloshapov e successivamente da un gruppo di documentaristi cinematografici giapponesi del canale televisivo "TNT" di Tokio.
Un fotogramma della ripresa effettuata il 26 giugno 1999
Sia il regista russo che i documentaristi giapponesi giunsero alla stessa conclusione: non si trattava assolutamente di una contraffazione. Successivamente, al fine di analizzare ulteriormente la casuale ripresa effettuata dai tre ragazzi, ci si rivolse ad un gruppo di specialisti di grafica computerizzata di Ekaterinburg, i quali emisero il loro verdetto: per creare un'animazione del genere occorrono sia una tecnica di montaggio decisamente costosa che un'altissima preparazione professionale, oltre ad attori professionisti e una tecnica audio del tutto esclusiva. Stabilirono anche il prezzo: "Per fare un lavoro del genere chiediamo non meno di 10.000 dollari".
A distanza di tre anni, piu' esattamente il 3 luglio 2002, Vladislav Lukanin, uno dei tre ragazzi che avevano ripreso l'UFO nel 1999, fece il suo secondo incontro con gli alieni. Una ripresa eccezionale della durata di due minuti di una "sfera nera", fatta ad una distanza inferiore ai duecento metri, si rivelo' una vera e propria manna per molti ricercatori ed esperti ufologici. E soprattutto sorprendeva il movimento inusuale dell'oggetto, il quale si dondolava nei campi magnetici terrestri effettuando tutta una serie di manovre irregolari, in piena contraddizione con le leggi di gravita'.
3 luglio 2002: secondo incontro con gli UFO
La possibilita' che si trattasse anche in questo caso di una semplice contraffazione venne verificata nei piu' disparati modi sia da un gruppo di esperti appositamente convocati che dagli stessi documentaristi giapponesi del canale "TNT", i quali successivamente, nell'autunno del 2002, misero in commercio un documentario sulla anomalie negli Urali che a Tokio ebbe un successo strepitoso.
E nell'ottobre del 2002, la terza ripresa effettuata con una videocamera digitale professionale. Sullo spazio aereo sovrastante un bosco si vede un oggetto a forma di disco, che dopo aver dondolato un paio di volte dall'alto verso il basso e viceversa, improvvisamente vola via con una velocita' supersonica...
Oltre alle tre riprese su videocamera, dagli abitanti di Shalia vennero inoltre scattate una decina di fotografie degli anomali oggetti dalle svariate forme e dimensioni.
Nell'estate del 2003, il piccolo villaggio sugli Urali venne nuovamente visitato da un "disco volante", anch'esso ripreso da una videocamera di un abitante di Shalia, e dopo aver attentamente osservato le immagini si noto' che a giudicare dalla forma, l'oggetto volante appena ripreso era simile in tutto e per tutto a quello che fece la propria comparsa nel giugno del 1999!
Da parte sua Vladislav Lukanin, autore di due delle tre riprese degli UFO comparsi a Shalia, ritiene di essere stato semplicemente fortunato e nemmeno lui sa spiegarsi a cosa sia legata questa sua unicalita' e perche' gli UFO in sua presenza, appaiano piu' spesso di quanto sarebbe lecito pensare. "Noi riteniamo di sapere tutto del mondo che ci circonda, - afferma Vladislav. - A me sembra pero' che dobbiamo solamente cercare di capire che cosa lo stesso mondo che ci circonda ritenga opportuno che noi si sappia..."
Perche' agli alieni interessa cosi' da vicino questo piccolo villaggio sugli Urali? Davvero stanno tuttora cercando di recuperare i frammenti della loro navicella spaziale precipitata nello stagno di Shalia 26 anni fa?
Ma a questa domanda esiste altresi' un altro lato della realta'. Dopo aver accuratamente analizzato tutti i dati relativi alle osservazioni degli UFO nella zona di Shalia, i ricercatori ne hanno tracciato le traiettorie sulle carte. Ne e' emerso che gli oggetti volanti non identificati si muovono all'interno di un unico corridoio aereo che combacia con la dislocazione di un reparto militare segreto nei pressi di Shalia.
E allora ci chiediamo: cos'e' che effettivamente attrae da queste parti gli "omini verdi"? I nuovi modelli di tecnica militare o la fauna e flora circostanti? Rispondere a questa domanda e' al momento praticamente impossibile. Ma nel frattempo un piccolo villaggio sugli Urali chiamato Shalia puo' tranquillamente pretendere di venir definito "l'Area 51" della Russia...
00:49
Scritto da: angelus.1985
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10/08/2008
UFO

UFO: oggetti volanti non identificati
Non c'è dubbio che i "dischi volanti" rappresentano il mistero più grande e avvincente dell'era post seconda guerra mondiale. Le teorie elaborate per spiegarli si contano a decine, e vanno dall'idea di visite da parte di esseri alieni provenienti dallo spazio (o da un'altra dimensione) alla suggestione che si tratti di una sorta di fenomeno paranormale, non tanto diverso dai fantasmi. Fra gli intellettuali che si sono espressi, la teoria più nota è quella proposta dallo psicologo C.G. Jung, il quale immagina che gli UFO (oggetti volanti non identificati) altro non siano che "proiezioni" della mente inconscia; un modo elegante e scientificamente corretto per dire che non posseggono più concretezza dell'elefante rosa di cui parlano sovente gli svitati o i nevrotici. Anche se molti fra gli stessi junghiani preferiscono ignorare - o forse non lo sanno davvero - che negli ultimi anni Jung ritrattò completamente questa idea, confessando poco prima di morire, di aver mutato d'avviso rispetto ai dischi volanti, che si era ormai convinto fossero oggetti concreti e reali. La storia moderna dell'ufologia inizia il 24 giugno del 1947 quando un pilota civile e uomo d'affari di nome Kenneth Arnold, mentre stava sorvolando la zona del monte Rainier nello stato di Washington, aveva avuto modo di osservare, contro lo sfondo dei picchi montani, nove dischi scintillanti che si muovevano a grande velocità; più tardi lo stesso Arnold la stimò in oltre i 1500 km orari, una velocità impossibile per qualsiasi velivolo del tempo. Le misteriose “cose” si muovevano in formazione, come anatre in volo, comparendo e scomparendo dietro le vette delle montagne.
Il loro caratteristico modo di spostarsi le faceva rassomigliare a «piatti che scivolavano sull'acqua», da qui la definizione "piatti o dischi volanti". La storia raccontata da Arnold fece in breve il giro dell'America, perché il personaggio, oltre a essere competente, era un testimone affidabile; nel momento in cui aveva visto gli oggetti, stava sorvolando la zona al fine di individuare i resti di un aereo privato precipitato e non aveva alcun motivo per inventarsi una vicenda tanto singolare. Quattro giorni dopo, due piloti e due ufficiali dei servizi segreti, avvistarono una luce brillante compiere strane evoluzioni nel cielo della base Maxwell dell'Aeronautica militare a Montgomery, in Alabama; mentre nel Nevada un pilota, aveva pure lui osservato una formazione di oggetti volanti non identificati. Questi e molti altri avvistamenti echeggiarono con grande risonanza sulla stampa nazionale e in breve la faccenda dei dischi divenne di dominio pubblico.
Le segnalazioni aumentavano di giorno in giorno, da centinaia a migliaia. Nel gennaio dell'anno successivo, il 1948, un oggetto non identificato venne avvistato nel cielo della base Godman dell'Aeronautica militare, in Kentacky. Visto che alcuni caccia F-51 Mustang erano già in volo di esercitazione, a tre di loro era stato impartito l'ordine di avvicinare la "cosa" sconosciuta. In un attimo uno dei caccia, quello guidato dal capitano Thomas Mantell, si era staccato dagli altri, avvicinandosi rapidamente all'oggetto ignoto. Alla base era giunta questa comunicazione: «Scorgo davanti a me qualcosa, continuo a salire». «Di che si tratta?» «Si direbbe un oggetto metallico, di grandi dimensioni». Trascorsi alcuni istanti, un altro messaggio: «Mi sta davanti, in alto, ma sto guadagnando terreno. Sto raggiungendo quota 6000 m». Ma queste erano state le ultime parole di Mantell. Nei giorni successivi i resti del suo aereo erano stati trovati a oltre 150 km dalla base. La storia, ovviamente, aveva del sensazionale: «Un oggetto volante sconosciuto distrugge un caccia dell'Aviazione».
La spiegazione ufficiale non si era fatta attendere. L'ufficio stampa dell'Aeronautica rivelò che Mantell aveva scambiato la luce del pianeta Venere per un oggetto sconosciuto, una storiella che non convinse nessuno. D'altro canto, si trattava di una risposta perfettamente in linea con quella data dieci giorni dopo l'avvistamento del monte Rainier: il pilota civile, signor Arnold, aveva preso pure lui un abbaglio, insomma era stato vittima di una allucinazione. Come logica impone, la bagarre nata sui giornali aveva intanto diffuso un senso di isteria e nervosismo fra la gente e i casi si erano ulteriormente incrementati. Bastava vedere qualcosa di strano in cielo per gridare agli UFO, anche se la spiegazione poteva essere un normalissimo aereo di linea o un pallone sonda. Ma, viene da chiedersi, è mai possibile che centinaia, migliaia, poi milioni di persone soffrissero e soffrano tutte quante di allucinazioni, lasciandosi così facilmente ingannare? Un censimento statistico condotto dalla Gallup nel 1966 rivelò che non meno di cinque milioni di Americani avevano avvistato un UFO almeno una volta nella loro vita e alcune esperienze si erano verificate a distanze ravvicinate. Appena qualche giorno dopo l'avvistamento di Arnold, dal porto di Mombasa si era staccata la nave SS Llandover Castle, diretta verso la città sudafricana di Cape Town. Una sera, attorno alle undici, la signora A.M. King, di Nairobi, mentre se ne stava tranquilla sul ponte in compagnia di un'amica, aveva avuto modo di osservare in modo distinto una stella che puntava diritta verso la nave. Ad un tratto la luce era scomparsa, ma in compenso si era acceso un grosso fanale che proiettava un largo fascio di luce sulla superficie del mare a non più di 50 m dalla nave. Si era così reso visibile un oggetto cilindrico e metallico, «una specie di sigaro volante con la coda tronca». Poteva essere almeno quattro volte più grande della nave e si muoveva nella sua stessa direzione. Poi, all'improvviso, se n'era andato, sputando fiamme e luci dalla parte tronca retrostante.
A dispetto di avvistamenti come questi, ma soprattutto indifferente al loro continuo aumentare, l'Aeronautica, frattanto, continuava a sostenere trattarsi di errori, inganni, burle, allucinazioni, se non addirittura di bugie programmate. Tuttavia, per fare chiarezza, nel settembre del 1947, la stessa Aeronautica girava un progetto di ricerca, battezzato in codice ''Project Sign", poi confinato nel ben più noto “Project Bine Boote”. Uno dei fautori e coordinatori dell'impegno era l'astronomo J. Allen Hynek, il quale, partito come scettico, si era andato poco alla volta convincendo che i testimoni raccontavano la verità e che gli UFO erano reali. Da parte sua, l'Aeronautica manteneva le distanze con profondo scetticismo. Con l’inizio degli anni Sessanta il sospetto che i militari ordissero una vera e propria congiura del silenzio si fece così pesante da indurre nel 1965 le autorità a organizzare un altro progetto di ricerca. Questa volta l'incarico venne affidato a Edward U. Condon, fisico di fama, concedendo finanziamenti alla Università del Colorado. Ma quando, nel 1969, il gruppo di Condon rese note le sue conclusioni, non ci volle molto per intendere che si allineavano a quelle già espresse dall'Aeronautica. Un giornale liquidò l’intera faccenda con un sintetico, ma chiarissimo trafiletto, conducendo le 965 pagine del rapporto a una sola frase: «È ufficiale: gli oggetti volanti non identificati non esistono». Uno dei problemi di fondo consisteva nel fatto che non solo gli avvistamenti erano troppi, ma alcuni sconcertanti e incredibili per poter essere presi sul serio, e sembrava che l’intero campo dell'investigazione si fosse trasformato in una sorta di fiera delle assurdità. In un libro intitolato “Dischi volanti”, George Adamski, confessò che nel 1952, in compagnia di alcuni altri appassionati ufologi, recatosi nel deserto della California seguendo un itinerario dallo stesso Adamski suggerito, aveva avvistato in cielo un grosso oggetto volante a forma di sigaro. Munito di macchina fotografica, si era un poco appartato dal gruppo e, poco distante, aveva scorto un disco volante atterrato. Corso sul posto, aveva trovato un disco volante e si era incontrato con un uomo di bassa statura, dai lunghi capelli biondi che gli scendevano sulle spalle, il quale, tramite il linguaggio dei segni, gli aveva fatto capire di provenire da Venere. Poi era volato via a bordo del suo disco.
I compagni di Adamski avevano assistito all'incontro da lontano e quando era stato necessario testimoniarlo non avevano esitato a firmare interi documenti notarili. In un secondo libro, “A bordo dei dischi volanti”, Adamski raccontava di essere salito sul disco - che chiama «disco di ricognizione» e di aver fatto un viaggio nello spazio, in compagnia del suo amico venusiano, di un marziano e un saturniano. Nell'occasione erano anche attraccati alla nave madre. Un'altra volta Adamski aveva raggiunto la faccia nascosta della Luna, dove aveva visto una vegetazione rigogliosa, con grandi alberi e aveva potuto scorgere animali a quattro zampe dotati di pelliccia. Gli erano anche state mostrate su un grande schermo televisivo alcune scene in movimento della vita che si svolgeva su Venere, dove c'erano città, montagne, fiumi e laghi. Adamski morì nel 1965, quattro anni prima dello sbarco sulla Luna. Tre anni prima però la sonda spaziale Mariner, passando in prossimità di Venere, aveva ampiamente dimostrato che la sua atmosfera di gas e acidi solforici non avrebbe in alcun modo potuto consentire la vita così come la conosciamo, smentendolo completamente. Ma queste dichiarazioni avevano lasciato Adamski del tutto indifferente, facendogli dichiarare che era ancora da provare se una semplice sonda spaziale fosse più vera e concreta di un venusiano reale. Sulla scia di questo coraggioso entusiasmo, Adamski aveva così trascorso gli ultimi anni di vita girando il mondo in un lungo e in largo, tenendo conferenze e incontri sui dischi volanti, ascoltato da platee di fan e appassionati. Stessa celebrità raggiunse il dottor George Hunt Williamson, un amico di Adamski, una delle persone presenti nel deserto il giorno in cui era atterrato il ricognitore alieno. In un libro intitolato “I dischi volanti parlano” racconta come fosse riuscito a entrare in contatto con gli extraterrestri per il tramite della scrittura automatica e come dopo, grazie alla collaborazione di un radio operatore, avesse instaurato un collegamento diretto. Gli alieni dicevano di provenire dal pianeta Marte, Masar nella loro lingua.
La Terra stava correndo un grave pericolo di distruzione. «In questo momento le forze del male e del bene si contrappongono violentemente. L'organizzazione è molto importante per sopravvivere». Secondo Williamson, le intelligenze aliene stavano osservando la Terra da più di 75.000 anni ed ora erano pronte a salvare il nostro pianeta, rivelando tutti i grandi segreti dell'universo, la vita, Dio e la sua collocazione nell'immenso quadro della creazione. In un altro libro dal titolo “The Secret Places of the Lion”, Williamson prova a rivelare alcuni di questi segreti; sostiene di averne trovato soluzione all'interno della grande biblioteca di un'antica e abbandonata città del Perù, un luogo dove un maestro, un sopravvissuto dei Grandi antichi, trovava ancora dimora. (Il maestro vantava qualche migliaio di anni d'età. Già era sulla Terra quando i giganti la abitavano). In questi sacri libri (l'autore ringrazia un vecchio monaco per le gentili traduzioni dei testi) si racconta come il popolo delle stelle giungesse sulla Terra 18 milioni di anni or sono (molto prima, quindi, della comparsa dell'uomo) e da quel momento non si sia mai stancato di collaborare all'evoluzione della vita sul pianeta. Le testimonianze sono tuttora disponibili, solo che sono segretamente celate in camere e luoghi ignoti a tutti. Una delle navi spaziali usate dai colonizzatori alieni si trova sepolta sotto la base della Grande Piramide d'Egitto, che venne innalzata la bellezza di 24.000 anni fa e non solo 4.500 come gli egittologi credono e vogliono farci credere.
Il popolo delle stelle non ha mai abbandonato la Terra, perché i suoi spiriti più elevati non cessano di reincarnarsi nei grandi uomini dell'umanità. Così, per esempio, Tiyi, moglie del faraone Amenothep, è tornata sotto le spoglie della Regina di Saba, di Nefertari, della regina Ginevra (la sposa di re Artù) e di Giovanna d'Arco; mentre il principe egiziano noto col nome di Seti, nella Storia è stato Isaia, Aristotele, l'apostolo Giovanni e Leonardo da Vinci. In pratica, The Secret Places of the Lion è la storia dell'umanità in relazione alle antiche testimonianze dei nostri antenati stellari. Si deve ammettere che sotto il profilo della lettura le pagine si rivelano piuttosto affascinanti. Peccato che Williamson non spieghi mai perché il suo caro amico Adamski non abbia fatto accomodare anche lui, almeno una volta, a bordo del disco venusiano; avrebbe avuto anche altre frecce al suo arco per convincerci... Come già abbiamo ricordato più di una volta, nel 1960 usciva in Francia un libro straordinario, che lasciò un segno profondo nella nostra cultura. Parla dei maghi Louis Pauwels e Jacques Bergier, divenuto all'istante un best-seller tradotto in tutte le lingue. Nelle sue pagine vengono affrontati molti misteri - alchimia, astrologia, magia nera, antiche enigmatiche costruzioni, quali la Grande Piramide - ma l'argomento principale, quello che sottende l'intero apparato del libro, è il concetto della "verità perduta", portata sulla Terra dal di fuori, ossia da viaggiatori extraterrestri. Vi si affronta la questione della mappa di Piri Reis , databile attorno al XVI secolo, in cui si vede raffigurata la terra antartica (che sarebbe stata ufficialmente scoperta solo tre secoli dopo) e dove si distingue chiaramente la striscia di terra fra Siberia e Alaska - un ponte di collegamento che i geologi ci dicono sia scomparso migliaia di anni fa, dando origine allo Stretto di Bering - particolari che spingono a ritenere che una tale precisione la si sia potuta ottenere solamente con un'osservazione dall'alto, impresa, fino a prova contraria, evidentemente impossibile qualche migliaio di anni or sono.
Il pregio e il valore del libro stanno nell'incredibile entusiasmo suscitato, uno slancio che secondo alcuni contribuì in modo decisivo all'aumento esponenziale dei presunti avvistamenti ufologici proclamati dai loro sostenitori, convinti che gli alieni ci visitassero da migliaia di anni, come d'altra parte testimoniato chiaramente anche le apparizioni riportate nei testi sacri e in specie nella Bibbia (i carri di fuoco di Ezechiele, per esempio). Ma fu solo nel 1967 che la "teoria degli antichi astronauti" riuscì a imporsi a un uditorio mondiale, assai più esteso. L'innesco era, ancora una volta, un libro il cui titolo originale era Gli extraterrestri torneranno. Un quotidiano se la sbrigò rapidamente titolando la recensione con questa sintetica frase: Dio era un astronauta? Autore del best-seller era Erich von Daniken, abile nel prendere in prestito, qua e là, le idee di chi l'aveva preceduto come Williamson, Pauwels e Bergier, ma altrettanto bravo nel presentare le stesse idee in modo quanto mai intrigante e affascinante. Il concetto che sta alla base dell'opera di von Daniken è che sulla Terra esistono monumenti antichi -come la Grande Piramide, le statue dell'Isola di Pasqua, le piramidi messicane, i megaliti di Carnac e Stonehenge - che furono innalzati solo grazie all'opera degli extraterrestri, perché la formidabile tecnologia richiesta non poteva essere disponibile per le civiltà del tempo a cui la nostra archeologia tradizionale è solita attribuire queste costruzioni. Anche in questo caso, non tutte le informazioni sono esatte, anzi: per esempio, il peso della Grande Piramide viene indicato come cinque volte superiore al reale, oppure si citano leggende appartenenti alla Epopea di Gilgamesh che non compaiono in nessuno dei testi relativi a questa saga epica. Egli insiste nel sostenere che le celeberrime statue dell'Isola di Pasqua sarebbero troppo pesanti per essere state sollevate dagli indigeni nativi. Peccato che il grande esploratore e viaggiatore Thor Heyerdahl sia riuscito in tempi moderni a convincere gli attuali abitatori dell'isola a scavare, scolpire e sollevare in piedi una statua simile ottenendo un successo pieno e totale. Afferma che la Grande Piramide non può essere stata costruita dagli antichi Egizi perché non conoscevano l'uso delle funi, mentre nei Testi delle Piramidi immagini e scritte dimostrano chiaramente il contrario.
Quello che secondo von Daniken dovrebbe essere un astronauta rinchiuso all'interno di una capsula spaziale, il celeberrimo "pilota" della stele di Palenque, per gli archeologi e gli studiosi della civiltà maya altro non è che una normalissima raffigurazione funeraria, ricca di simboli tradizionali come uccelli, serpenti e così via. Le linee di Nazca, giganteschi tracciati e disegni che si distendono nella grande piana peruviana, osservabili nella loro complessità e interezza soltanto con una vista dall'alto, per lui sono delle piste di atterraggio per le astronavi aliene. In realtà, le linee sono ricavate rimuovendo per un lieve spessore la crosta superficiale del terreno, ed è assolutamente impensabile immaginare che vi possano atterrare dei velivoli dal momento che un solo atterraggio sarebbe sufficiente a cancellarle o alterarle. Non solo. Von Daniken dice di aver anche scoperto fra le linee una sorta di «baia di parcheggio». Niente di più strampalato. Meglio osservando, si riconosce che la sua "baia" altro non è che parte del gigantesco disegno di un uccello (l'articolazione della zampa) e che la superficie utile potrebbe giusto servire come parcheggio per biciclette e non certo per astronavi galattiche. Il clamoroso svarione relativo alle linee del deserto di Nazca sembra rispecchiare l’atteggiamento spavaldo e di sfida tipico di questo autore senza troppi scrupoli.
Lo stesso che ha continuato a mantenere in un altro lavoro, Gola of the Gods, dove viene presentata la fotografia di uno scheletro scolpito nella roccia, pretesto per fargli sostenere che gli antichi artisti “alieni” conoscevano così bene il corpo umano per via dei raggi X, facendo finta di non sapere che era sufficiente scoperchiare una tomba per trovare tutti gli scheletri necessari a cui ispirarsi. E così invece di sentirsi per lo meno un poco a disagio, von Daniken ha continuato imperterrito a pubblicare un libro dietro l'altro. Tutti testi fondamentali che, messi l'uno accanto all'altro, costituirebbero, secondo il suo giudizio, un vero e proprio inattaccabile monumento probatorio alla sua teoria degli antichi astronauti. Fatto alquanto strano, la dilagante marea di libri scritti da ufologi ha trovato lo stesso una reazione, di sdegnato rifiuto o di allineamento, anche in molti scienziati e studiosi seri. Certamente uno dei più accreditati è il professor Hynek. Già consulente per il Project Bine Book, dapprima scettico, Hynek aveva progressivamente cambiato parere, riconoscendo che, per quanto in campo ufologico gli inganni, le messe in scena e le allucinazioni fossero all'ordine del giorno, un gran numero di casi del tutto inspiegabili esaltava lo stesso la possibilità che il fenomeno dei dischi volanti rappresentasse qualcosa di vero e concreto e che anche gli "esseri dello spazio" non fossero soltanto fantasie di mitomani. È ad Hynek che dobbiamo la ormai nota definizione di "incontri ravvicinati del terzo tipo", per indicare quei casi in cui il testimone si imbatte in un disco volante con relativi umanoidi a breve distanza. Nel capitolo dedicato a questa tipologia ufologica, Hynek, nel suo bel libro Rapporto sugli UFO, esordisce con queste affermazioni: «Veniamo adesso a uno degli aspetti più strabilianti e incredibili dell'intero fenomeno ufologico. Devo dirlo sinceramente, a essere franco non avrei inserito questa categoria se non fosse stato che, non facendolo, sarei venuto meno all'integrità scientifica...». Poi prosegue prendendo in considerazione un certo numero di casi che, sebbene incredibili, risultano troppo ben documentati per essere lasciati da parte senza giustificazione. Credo che presentarne uno possa bastare.
L’11 agosto del 1955, la gente del posto aveva osservato un disco volante atterrare nei pressi di una fattoria in località Kelly-Hopkinsonville, nel Kentucky. Un'ora dopo i membri della famiglia Sutton erano entrati in agitazione per i continui latrati dei cani, che avevano segnalato la presenza vicino alla casa di un intruso, un essere piccolo e rilucente, con grandi occhi, le braccia sollevate sopra la testa. I due uomini della famiglia, imbracciati i fucili, avevano fatto fuoco senza esitare. C'era stato un suono «come se i proiettili avessero urtato contro del metallo» dopo di che l'essere spaziale - perché tale era stato identificato - aveva girato sui tacchi e se n'era andato. Quando alla finestra era apparsa la sagoma di un altro strano essere, i fucili avevano tuonato ancora e gli uomini, preso il coraggio a due mani, erano usciti per verificare se la strana creatura era stata abbattuta. Ma mentre si trovavano sotto il portico davanti alla casa, uno dei due uomini era stato toccato in testa da una mano che scendeva dal tetto appartenente a un altro di quegli esseri in credibili. Un'altra scarica di colpi non aveva sortito altro effetto che quello di farlo scappare a gambe levate. Insomma, i Sutton stavano vivendo un vero e proprio assedio. Per le successive tre ore, le undici persone della casa erano state costrette a barricarsi sprangando porte e finestre, insediate da un gruppo di minacciosi esseri spaziali. Alla fine, gli assediati erano usciti tutti insieme, erano corsi alle due macchine in cortile e avevano raggiunto a tutto gas il vicino villaggio. Ricevuto l'allucinante rapporto, la polizia, recatasi immediatamente sul posto, non aveva rilevato alcuna traccia della presenza degli alieni, ma appena gli agenti se n'erano andati e tutto sembrava fosse tornato tranquillo, i misteriosi esseri erano ricomparsi. Il giorno dopo un disegnatore della polizia aveva tratteggiato un identikit dei mostri. Ne era venuto fuori un essere non alto, magro, dalla grande testa tonda, occhi obliqui e braccia lunghe almeno due volte le gambe. I Sutton, a seguito di questa allucinante vicenda, erano andati incontro a non poche situazioni spiacevoli, ma alcuni seri investigatori che avevano studiato il caso con attenzione, si trovarono concordi nell' ammettere che i testimoni non mentivano. Forse il caso più celebre di incontro ravvicinato del terzo tipo è quello dei coniugi Barney e Betty Bill. Nel mese di settembre del 1961, mentre, rientrando in macchina da una vacanza in Canada, stavano viaggiando all'interno dei confini del New Hampshire, si erano imbattuti in un UFO in evidente fase di atterraggio. Due ore dopo si erano ritrovati a una cinquantina di chilometri da quel punto, senza ricordare nulla di ciò che era accaduto nel frattempo. Rientrati a casa, avevano consultato un medico esperto in amnesie, il dottor Benjamin Simon, che li sottopose a una terapia ipnotica. In stato di trance, gli Hill - uno all'insaputa dell'altra - raccontarono quello che era capitato con grande dovizia di particolari. Erano stati portati all'interno del disco volante da un numero imprecisato di esseri in uniforme e dall'aspetto vagamente umano (Barney disse che gli ricordavano degli irlandesi dal volto rotondo e dai capelli rossi) che li avevano sottoposti a una serie di visite e controlli di natura medica. Avevano subito prelievi di campioni di epidermide e unghie e a Betty era stato inserito un lungo ago nell'ombelico. Alla fine gli era stato imposto di cancellare ogni cosa dalla memoria e di scordare ciò che era accaduto. Nel corso di una seduta dedicata a Barney era presente anche il professor Hynek, il quale era stato autorizzato a formulare le domande.
In conclusione la sua impressione era stata positiva e, a suo dire, l'esperienza dei due coniugi era da considerarsi senz' altro genuina. Quello che i mass media definirono «la punta estrema dei casi di incontro» ebbe come protagonista un modesto contadino brasiliano di ventitre anni, Antonio Villas Boas. La notte del 15 ottobre 1957, Villas Boas stava tranquillamente arando il suo campo, quando all'improvviso era comparso un oggetto volante non identificato dalla forma a uovo, che era atterrato proprio davanti al suo trattore. Spaventato, aveva provato a fuggire, ma era stato bloccato da "umanoidi", vestiti con tute grigiastre e con un elmetto in testa, che lo avevano condotto di forza a bordo della navicella spaziale. Gli uomini dello spazio comunicavano fra loro con dei suoni simili a stridii. Una volta a bordo, Villas Boas era stato denudato e lavato, poi era stato sottoposto a un prelievo di sangue. Dopo questo, nella stanza in cui si trovava era entrata una bellissima aliena - alta non più di 1,40 m - che gli si era presentata dinanzi completamente nuda. Subito la donna gli aveva fatto intendere di voler fare l'amore con lui. Villas Boas non se l'era fatto ripetere due volte, ma mentre consumava il rapporto l'aliena emetteva gemiti e grugniti, al punto che - confesserà - gli era sembrato di accoppiarsi con un animale, per quanto grazioso. Indubbiamente, non avrebbe potuto esserci caso migliore da etichettare come "falso" clamoroso, se non fosse stato per una cosa decisiva. Il dottor Fontes, venuto a conoscenza dell'avvenimento, era entrato immediatamente in contatto con Villas Boas e aveva potuto visitarlo, trovandolo altamente contaminato da una forte dose di radiazioni. E sul mento, nel punto preciso in cui gli alieni gli avevano infilato l'ago per il prelievo di sangue, spiccavano due distinti punti violacei. Al pari del professor Hynek, anche il giornalista John Keel si era mostrato sempre alquanto scettico nei confronti degli UFO finché ne aveva solamente sentito parlare; ma da quando aveva incominciato ad interessarsene diversamente, il suo punto di vista era radicalmente cambiato, evitando, come tutti fanno, giudizi aprioristici. Nel 1952 Keel era stato Fautore di un lungo programma radiofonico in cui si parlava di oggetti volanti sconosciuti. Entrare in contatto, già allora, con tanti testimoni che si dicevano sicuri di avere vissuto realmente qualcosa di strano, lo aveva incuriosito, rifiutandosi di credere che un numero così elevato di persone potesse sbagliarsi o mentire volutamente.
L'anno dopo, mentre si trovava in Egitto, Keel aveva avuto il suo primo avvistamento: un disco metallico, circondato da un anello rotante, osservato in pieno giorno sulla verticale dell'attuale diga di Assuan. Malgrado queste ricorrenti sollecitazioni, era stato comunque soltanto molto tempo dopo, nel 1966, che aveva deciso di buttarsi anima e corpo nell'indagine ufologica. Come prima cosa aveva sottoscritto un servizio di informazione, un bollettino di aggiornamento stampa sulla casistica. Sin da subito si era reso conto della mole impressionante di informazioni. Una volta, in un solo giorno, aveva ricevuto la bellezza di 150 segnalazioni. La cosa ancor più inquietante, era che si trattava solo di una minima percentuale della totalità dei casi, senza menzionare tutti quelli che non venivano denunciati. Fra i molti particolari che avevano affascinato Keel, c'era la frequenza con cui molti testimoni scorgevano un UFO dall'auto e poi di nuovo nei pressi delle loro abitazioni; cosa che suggerisce l'idea che gli uomini dello spazio non siano soltanto scienziati ed esploratori di un altro mondo, ma esercitino un preciso controllo su alcuni terrestri. Nel 1967, mentre stava guidando lungo la superstrada di Long Island, Keel aveva avuto modo di seguire le evoluzioni di una luce nel cielo che sembrava avanzare lungo la sua stessa direzione. Una volta arrivato a Huntingfi aveva trovato un tratto di strada dove le auto erano tutte allineate lungo i bordi e la gente fuori dagli abitacoli intenta a seguire i movimenti di quattro luci che sembravano divertirsi nelle più singolari evoluzioni. Dopo qualche istante, la luce che lui aveva avvistato si era aggregata a questo carosello.
Keel stava recandosi ad intervistare uno scienziato, Philip Burckhardt, il quale aveva appena veduto un UFO la sera prima fare evoluzioni sulla verticale di un gruppetto di alberi in prossimità di casa sua. Munitosi di un binocolo, lo aveva seguito, distinguendo con una certa chiarezza un oggetto a forma di disco, illuminato da oblò rettangolari con luci che si accendevano e spegnevano. Come già era capitato ad Hynek, anche Keel era rimasto impressionato dai testimoni. La maggior parte era gente comune, che non aveva alcuna motivazione per inventarsi delle bugie gratuite. Anche se lo studio della casistica lo aveva convinto che circa il 98% dei casi era dubbio, ciò nonostante le persone coinvolte dicevano la verità. La ricerca intanto proseguiva. Nel giro di qualche mese aveva già tanto materiale da mettere insieme un libro di oltre duemila pagine. Un'assurdità. Dopo tagli ripetuti e corposi, il testo si era fatto accettabile ed era così nato il suo capolavoro: UFO, operazione Cavallo di Troia. Mano a mano che la ricerca proseguiva, Keel si rese conto che gli oggetti sconosciuti ''infestavano" i cieli della Terra da tempo immemorabile, tanto che certe descrizioni rintracciabili in antichi testi come quello biblico in cui si parla di carri celesti e globi infuocati, quasi certamente si riferivano ad essi. Nel 1883 un astronomo messicano, Tose Bonilla, aveva fotografato la bellezza di 143 oggetti sconosciuti che si muovevano come in processione sullo sfondo del disco solare. Nel 1878 un contadino texano, John Martin, aveva osservato in cielo una cosa dalla forma discoidale, e non per niente, nell'intervista uscita sul giornale locale, parlava proprio di un “disco” volante.
Nel 1897 mezza America venne coinvolta nelle apparizioni di una misteriosa, grande nave volante a forma di sigaro. (Attenzione, tutto questo, era accaduto prima che l'uomo scoprisse il volo). Decine e decine di altri avvistamenti simili comparivano in cronache, rapporti, resoconti antichi. Un intero capitolo dell'opera di Charles Fort dal titolo “Il libro dei dannati” - scritto trent'anni prima che gli UFO diventassero oggetto del giorno, è dedicato a strani oggetti e luci sconosciute viste nei cieli. Uno degli avvistamenti più convincenti è quello ricordato dall'esploratore e pittore russo Nicholas Roerich (che disegnò i pannelli e le scene della coreografia del balletto di Stravinskij dal titolo La sagra della primavera). Nel suo bel libro racconta che nel 1926, durante il passaggio dalla Mongolia all'India, lui e tutti coloro che facevano parte del suo gruppo, avevano avuto agio di osservare durante il giorno un grosso disco scintillante che attraversava il cielo proprio sopra le loro teste. Come ancora succede nella casistica d'oggi, appena giunto sulla verticale del loro campo, aveva bruscamente cambiato rotta, schizzando via. (Sono molti i casi in cui l'oggetto sconosciuto compie manovre impossibili, che sfidano le leggi conosciute della fisica, come, per esempio, svolte ad angolo retto eseguite a velocità incredibili). Dopo un attimo il disco era scomparso dietro i picchi montani. A Keel interessava anche molto il confronto fra coloro che dicevano di aver visto un UFO e chi testimoniava di aver vissuto un'esperienza paranormale. Per esempio, durante la seconda guerra mondiale, tre pastorelli del villaggio di Fatima, in Portogallo, dopo aver scorto un globo di luce, avevano udito la voce di una donna. Saputo dell'avvenimento, folle di persone e pellegrini avevano incominciato a recarsi a Fatima, dove ogni mese faceva la sua apparizione agli occhi dei pastorelli la ''Signora del rosario" (così si faceva chiamare). Solo i piccoli veggenti erano in grado di scorgerla.
Ma il 13 ottobre del 1917, nel momento in cui la Signora stava annunciando che avrebbe compiuto un miracolo per convincere il mondo intero, di colpo le nuvole che gravavano su Fatima si erano come squarciate per lasciare vedere un immenso disco argentato che sembrava stesse precipitando addosso alla folla. Ruotava e brillava - proprio come l'oggetto visto da Keel - e cambiava continuamente colore attraversando tutto lo spettro del visibile. Il fenomeno era durato circa dieci minuti, poi il disco era scomparso coperto dalle nuvole che si erano richiuse sopra di esso. L'apparizione non aveva coinvolto soltanto la gente presente nel luogo delle rivelazioni, ma era stata vista anche dalle case lontane di molti altri testimoni. Il calore che si era sprigionato dal disco infuocato aveva asciugato all'istante gli abiti zuppi di pioggia degli astanti. Citando questo e altri "miracoli", Keel sottolinea come, molto curiosamente, rassomiglino davvero un po' troppo alle fenomenologie ufologiche. Quando Keel aveva incominciato a investigare su alcuni incredibili avvistamenti di un gigantesco uomo alato, capace di bloccare le automobili, il cosiddetto ''uomo-falena" che infestava i cieli della Virginia occidentale, anche lui per qualche tempo aveva provato la netta sensazione di essere minacciato da qualche forza occulta. Un giorno, per esempio, mentre stava progettando di incontrarsi con un altro ufologo di grido, Gray Barker, una sua amica gli aveva rivelato di essere stata messa al corrente della sua iniziativa già due giorni prima che lui stesso si segnasse l'appuntamento. Molte volte i contattisi lo chiamavano, anche in piena notte, per dirgli che in quel momento erano in compagnia di persone che desideravano parlargli. Dopo di che si trovava a colloquiare con sconosciuti dalla voce stranissima, al punto che più di una volta aveva pensato di parlare con qualcuno in stato di trance ipnotica. Sovente gli veniva suggerito di inviare lettere a indirizzi dai quali, per quanto ricerche successive li avessero dimostrati inesistenti, egli riceveva solerti risposte, scritte in carattere stampatello.
Un giorno, mentre soggiornava in un motel scelto a caso, in portineria aveva trovato un messaggio. Scrive, Keel, nel suo libro Creature dall'ignoto: «Qualcuno da qualche parte ci teneva a dimostrare a ogni costo di sapere per filo e per segno quello che facevo. Controllava il mio telefono e anche la posta che ricevevo. E lo faceva molto bene». Le misteriose entità gli passavano anche delle profezie, fra cui alcune azzeccate relative agli attentati a Martin Luther King, Robert Kennedy, al Papa. Keel era così arrivato a concludere che «il nostro piccolo pianeta è incessantemente attraversato da forze o entità che ci raggiungono da un continuo spazio-temporale». Il già più volte citato Jacques Vallèe, uno degli autori più attenti e acuti a proposito delle questioni ufologiche, giunge a conclusioni molto simili. Vallèe dedica un intero capitolo di The Invisibile College alla vicenda di Uri Geller. Questi, all'epoca giovane paragnosta israeliano, divenuto famoso per la capacità di piegare piccoli oggetti metallici, era stato "scoperto" dallo studioso e scienziato A. Phuarich. Le sue eccezionali facoltà ne avevano fatto in brevissimo tempo una celebrità mondiale e non ci potevano essere dubbi che il libro sulla sua autobiografia e sulle sue imprese sarebbe diventato un grande best-seller. Il testo offre alcuni spunti di osservazione anche a proposito dei problema delle "intelligenze spaziali". Nel 1952, molti anni prima di incontrare Uri Geller, il professor Puharich si era a lungo occupato di un medium di nome Vinod.
Quando l'uomo cadeva in trance medianica iniziava a parlare con una voce diversa, in perfetto inglese. Per il suo tramite si manifestava un'entità che diceva di appartenere al gruppo dei "nove", intelligenze supreme che stavano studiando la razza umana da migliaia di anni, il cui compito primario era quello di aiutarla nella sua evoluzione. Tre anni più tardi, mentre si trovava in Messico, aveva conosciuto un medico americano che sosteneva di essere in contatto continuo con le "intelligenze spaziali". Fin qui niente di strano, ma ciò che lo aveva sconvolto era che i messaggi ricevuti rappresentavano la perfetta continuazione di quelli ottenuti da Vinod. Quando, nel 1971, Puharich aveva incontrato Uri Geller, i "nove" sapienti erano tornati in pista in modo prepotente. Quando Uri Geller cadeva in trance, si manifestava un'entità che parlava da un punto dello spazio collocabile appena sopra la testa del medium. Fra le tante rivelazioni, disse che Uri Geller era stato programmato dalle intelligenze spaziali sin da quando aveva tre anni, con l'intenzione di farne un veicolo di salvezza per il mondo intero, ormai volto verso una china di autodistruzione. Nel libro Puharich racconta molti avvistamenti ufologici e tutta una serie di accadimenti davvero sorprendenti, come oggetti che scompaiono e poi si rimaterializzano o nastri magnetici che si impressionano da soli. E lo stesso Puharich mi ha confessato di aver soltanto riportato gli avvenimenti, tutto sommato, più facilmente accettabili, perché se avesse trascritto tutto ciò che gli era capitato quando si occupava di Uri Geller lo avrebbero rinchiuso in manicomio seduta stante. Vallèe si dice strabiliato dal gran numero di casi in cui un UFO viene descritto comportarsi in modo assurdo, vale a dire completamente contrario a come dovrebbe fare il prodotto tecnologico di una civiltà aliena superiore: alcuni svaniscono nell'aria, altri sono inghiottiti nella Terra, alcuni sono stati visti gonfiarsi come palloncini per poi sparire. Insomma, stranezze. Certi '"visitatori" sembrano possedere la capacità di leggere nella mente e di predire avvenimenti futuri. Molti altri, come per esempio i "nove" sapienti segnalali da Puharich, dicono di prodigarsi per predisporre l'umanità al loro incontro con animo sereno, per far si che un giorno, all'atto di un atterraggio, diciamo così, ufficiale, la nostra mentalità sia pronta. Per ora, la cosa sembra essere ancora alquanto lontana. Sul fronte della ricerca, quindi, sarebbe troppo sbrigativo e comodo sbarazzarci in quattro e quattr'otto della eventualità che si tratti realmente di navicelle spaziali extraterrestri che vengono a farci visita. Non considerare questa possibilità sarebbe sciocco, e rispecchierebbe un atteggiamento troppo lontano da quell'apertura mentale a cui invece dobbiamo sempre fare riferimento.



01:06
Scritto da: angelus.1985
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08/08/2008
Il Dollaro e il Pentagono esoterico
Avete mai fato caso a quel singolare disegno che figura sul dorso dei biglietti americani da un dollaro? E’ denominato "The Great Seals" e si compone da un

a Piramide tronca sul cui vertice figura un triangolo con dentro un occhio. Tutt’intorno è scritto "Annuit Coeptis" e "Novus Ordo Seclorum". 72 mattoni formano la Piramide, disposti su 13 livelli. E’ il simbolo degli Illuminati e fu "stampato sul dollaro per ordine del Presidente Roosevelt massone del 32esimo grado". Così scrive Barry R. Smith a pag. 83, nel suo libro Warning (Wright and Carman LTD, Nuova Zelanda). La scritta "The Great Seal" (Il Grande Suggello) non sta certo ad indicare che si tratti del simbolo dell’America che, come sappiamo, è rappresentato dall’aquila. Qual è allora il significato occulto di questo simbolo che è presente finanche nella Sala della Meditazione del Palazzo dell’O.N.U. a New York?
La valenza di questo simbolo è satanica. Infatti, "il simbolismo dell’occhio è connesso al demonio attraverso la sua affinità con la lettera ebraica Ayin, il numero 70 che, come 7 x 0, rappresenta l’aspetto più materiale del numero sette (Sevekh, Venere)", spiega Kenneth Grant che di diavoli se ne intende.

L' "Ordine degli Illuminati" (Illuminaten Orden) fu fondato dal principe Jean Adam Weishaupt (1748-1830) l'1 maggio del 1776 all'età di 28 anni. Il simbolo dell'Ordine fu costituito da un "punto tracciato in un Cerchio" (rappresentante il simbolo del Sole e del dio Horus). Weishaupt, incredibile a dirsi, fu educato dai Gesuiti e, all'età di 20 anni, fu nominato professore di Diritto Canonico a Ingolstadt, città in cui era nato. In quegli anni l'Ordine dei Gesuiti si trovava sotto l'effetto di una bolla papale di scioglimento che verrà revocata molto più tardi.
Weishaupt organizza una potente società segreta, col fine occulto di distruggere un mondo fondato sulle ingiustizie sociali, per poi riorganizzarlo. La regola principale di Weishaupt era che "Ogni uomo capace di trovare in sé stesso la Luce Interiore... diventa eguale a Gesù, ossia Uomo-Re...". L'insegnamento segreto che veniva impartito agli adepti asseriva che: "...tutte le religioni si fondano sull'impostura e le chimere, che tutte finiscono per rendere l'uomo debole, strisciante e superstizioso, che tutto, nel mondo, è materia e che Dio e il mondo non sono che un'unica cosa".
Weishaupt ancora spiegava che "per raggiungere la società ideale si deve passare, per parecchie generazioni, attraverso l'esperienza della società autoritaria". Sui suoi appunti verranno trovate frasi come questa: "Dobbiamo distruggere tutto, senza riguardo per alcuno, pensando solamente questo: il più possibile e il più presto possibile".
Cadet-Gassicourt nel suo libro "Le Tombeau de Jacques de Molay" (1797) trascrive il terribile giuramento degli Illuminati che, tra l’altro, recitava l’impegno di: "... sterminare tutti i re e la razza dei Capeti; di distruggere la potenza del papa; di predicare la libertà dei popoli... di fondare una repubblica Universale...". Haugwitz e Wollerner denunceranno il "vasto complotto degli Illuminati contro le Monarchie e contro le Chiese".
Gli Illuminati sarebbero pericolosamente attivi ancora oggi, almeno così assicurano molti studiosi. Ted Gunderson, l’ex funzionario dell'FBI di Los Angeles, nella trasmissione televisiva "Arcana", del giornalista Giorgio Medail, andata in onda su Canale 5, affermò che gli Illuminati: "Sono presenti a livello internazionale, in tutto il mondo, ma sono presenti soprattutto qui negli Stati Uniti. Qui da noi c'è una rete satanica in tutto il paese...".
Nella stessa trasmissione, Doc Marquis, ex sacerdote di Satana, nel corso dell'intervista rispose che: "... gli Illuminati sono la più potente organizzazione sotterranea che sia mai esistita... Il capo del movimento, a livello mondiale, si trova in Scozia...". Marquis, che vive nascosto perché teme di essere ucciso per le sue terribili rivelazioni, disse, tra l'altro, che: "I gruppi satanici ricevono ordini dagli Illuminati...".
E, nel più assoluto segreto, quest'Ordine, il cui catechismo raccomanda: "La nostra forza sta nel segreto...", sarebbe arrivato fino ai nostri giorni, perfettamente organizzato e pericoloso per il mondo. Hutin osserverà che: "Questa ipotesi di una gigantesca congiura, ordita a livello europeo, doveva farsi strada. E, come abbiamo visto, pare non si tratti di un mito, ma piuttosto di una realtà".
Nel XVIII secolo Jean Adam Weishaupt rivelava: "che gli Illuminati erano più una Corrente che un Ordine ed avrebbero potuto agire più efficacemente sotto altra veste -sotto altri nomi ed altre occupazioni-. ...gradualmente, assunsero il controllo di tutti gli Ordini più importanti, sino a creare una rete illuminizzata di società segrete".
I simboli di questo pericoloso Ordine sono impressi nella banconota del dollaro USA. L'Ordine degli Illuminati comprende 13 gradi suddivisi in due categorie: l'Edificio Inferiore e l'Edificio Superiore. L'Edifico Inferiore comprendeva i gradi di Novizio, Minervale, Illuminato Minore, Illuminato Maggiore.
Scrive Hutin in "Governi occulti e società segrete" che: L'Edificio Superiore comprendeva: "i gradi di Apprendista, Compagno, Maestro, Scudiero Scozzese, Epopte, Principe, Filosofo-Mago, ed infine il grado supremo di Uomo-Re". Tutti questi simbolismi ed altri ancora, dell'Ordo Illuminatorum, sono chiaramente presenti nella banconota americana da un dollaro.
Le tredici iniziazioni sono così simbolizzate:
- Nel bagliore, a forma di cerchio, sopra l'Aquila vi sono 13 stelle;
- Le strisce sullo scudo sono 13.
- Nell'artiglio destro dell'Aquila è stretto un ramo d'olivo con13 rami e 13 olive.
- Con l'artiglio sinistro l'Aquila tiene 13 frecce.
- La scritta "E Pluribus Unum" è formata da 13 lettere.
- La piramide è costituita da 13 strati di pietre.
- L'altra scritta "Annuit Coeptis" contiene pure 13 lettere.

L'occhio (dentro la piramide) è la rappresentazione figurata, Spiega K. Grant, del "Punto dentro il Cerchio, simbolo degli Illuminati, è .... il gerogramma del Sole e del dio Horus (figlio di Iside e Osiride, ndA)", che ritroviamo connesso all'antico culto sumero degli Yezidi che, nella Mesopotamia meridionale, adoravano il diavolo. É un simbolo satanico.
La scritta "The Great Seal" (Il Grande Suggello) sotto il cerchio che, racchiude la piramide, non è comprensibile, in quanto il simbolo dell'America è l'Aquila, ma diventa subito chiaro se si considera che la piramide è, anche, un simbolo degli Illuminati. La scritta "Annuit Coeptis", sopra la piramide, significa che "La divinità ha acconsentito", come dire che è d'accordo sui disegni dell'Ordine degli Illuminati.
Come non pensare allo scrittore di successo di science fiction, Philip Josè Farmer, autore del libro "Inside-Outside"? Egli scrisse che "... potenze super-umane dirigono, dalla sommità della piramide dei governanti visibili ed invisibili, l'evoluzione dei sistemi stellari e planetari e di tutti gli esseri che in essi vivono, uomini compresi".
L'aquila è un altro simbolo di Horus, rappresentato, frequentemente, nei geroglifici egiziani con la testa di falco, della famiglia dei rapaci e di conseguenza appartenente alla famiglia dell'aquila. La scritta "E pluribus Unum" (Da molti, uno), impressa sul nastro che l'aquila stringe col becco significa che il verbo degli Illuminati sarà diffuso a tutte le nazioni per costituire un governo mondiale.
Sotto la piramide l'iscrizione "Novus ordum seclorum" significa, infatti, "Nuovo ordine mondiale". La data MDCCLXXVI (1776), inscritta alla base della piramide, è l'anno in cui Jean Adam Weishaupt fondò l'Ordine degli Illuminati. Del perché la banconota americana sia così pregna di simbolismi esoterici è presto detto: l'uso del potere finanziario per la realizzazione del grande complotto è uno dei metodi utilizzati dagli Illuminati.
Anche sull’emblema del Senato U.S.A., scrive Epiphanius nel suo libro "Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia" si può ben osservare che "…la simboligia massonica è evidente: dal berretto frigio dei seguaci del culto di Mithra, adottato dai rivoluzionari francesi, ai 13 pentalfa dello scudo, ai fasci littori, simbolo etrusco" il cui significato esoterico è molto complesso.
Caroll Quigley, professore all'università di Georgetown nel volume "Tragedy and Hope" rivela il programma di una potente lobby segreta consistente, tra l'altro, nel "Creare un sistema internazionale finanziario di controllo per dominare il sistema politico di ogni paese e l'economia del mondo nel suo insieme".
"La proposta di stampare il suggello degli Illuminati sul dollaro americano" scrive Barry R. Smith nel suo libro "Warning" a pag. 83 "fu fatta dai presidenti Benjamin Franklin, John Adams e Thomas Jefferson. Quest'ultimo era un Illuminato. Ma il suggello fu stampato sul dollaro nell'anno 1933 per ordine del Presidente Roosvelt".
Per meglio capire è necessario, a questo punto, dire due parole sul "Council for Foreign Relations". Esso è un organismo che ha lo scopo, tra gli altri, di unire il Giappone, il Canada, gli Stati Uniti e i Paesi del Mercato Comune Europeo in un solo governo. É finanziato da gruppi della Secret Fraternity bancaria internazionale.
Il C.F.R. ha come obiettivo primario di arrivare a controllare, tramite la finanza, l'economia e la politica di tutti i paesi del mondo. Leggete a tal proposito, quanto Paul Scott, cronista del Washington Post, scriveva di un noto personaggio politico membro del C.F.R.: "Kissinger crede che controllando gli alimenti si può controllare il popolo e controllando l'energia, il petrolio, si possono controllare le nazioni e i loro sistemi finanziari. É convinto che mettendo il cibo e il petrolio sotto un controllo internazionale e istituendo un nuovo ordine monetario internazionale è possibile che un governo mondiale, almeno agli inizi sotto l'egida delle Nazioni Unite, diventi una realtà....".
Fantapolitica? Niente affatto. Nel 1951 Carl Schmitt, il grande filosofo del diritto tedesco e allievo di Max Weber, "Si riferisce appunto a questa meta politica. Schmitt parla dell'ONU, germe dell'utopia di un governo mondiale, su cui si concentrano le speranze di pace degli uomini. Ma Schmitt.... non può non vedere nell'utopia della 'Unità del Mondo' sotto un unico governo il Regno dell'Anticristo prossimo venturo". Così scrive Maurizio Blondet nel suo libro "Gli <<Adelphi>> della dissoluzione".
Rivoluzioni preparate come per il passato. E continua Blondet: "É già accaduto: ogni Rivoluzione - la francese, la bolscevica, quella rivoluzione dei costumi che fu il '68 - sono state a lungo preparate...". Sembrerà strano ma questi stravolgimenti si attuano, anche, con manovre destabilizzanti non solo politiche ma con un certa "cultura" propagata con libri, musica e strane ideologie, serve a creare nuovi paradigmi di pensiero, sentimenti collettivi e miti; in fondo, ciò che oggi chiamiamo evento culturale, in magia, era conosciuto come "l’evocazione delle potenze dell'aria".
E scrive bene Giulio Setti sul n. 15 della rivista "Oltre" (Agosto 1997), quando asserisce che scopo finale del "Governo occulto", "che avrebbe avuto tra le sue fila, personaggi di spicco come Margareth Thatcher, George Bush, Ronald Reagan e quasi tutti i direttori della Cia, sarebbe provocare una crisi economina su tutto il pianeta… e sostituire tutti i governi con un Nuovo
Ordine Mondiale, retto da una Sinarchia, cioè da un governo unico composto da banchieri ed economisti".
Maurizio Blondet ci informa, a tal riguardo, quanto David Rockefeller ebbe a dire quando "credendo di parlare a orecchie fidate, nel ‘91... ha ammesso: 1) che una cospirazione esiste <<da quaranta anni>>; 2) che essa ha lo scopo di instaurare nel segreto <<un governo mondiale>> e <<la sovranità nazionale>> dei banchieri; 3) che il nemico dei cospiratori è <<l’autodeterminazione nazionale>>". Eresie del Nuovo Ordine Mondiale e strategie occulte della secret fraternity bancaria internazionale.
Si percepisce, a questo punto, con una certa chiarezza un disegno luciferino che vuole realizzare sulla Terra l’ "adveniat regnum viri" (la venuta del regno dell’uomo) al posto dell’ "adveniat regnum tuum" di Dio nel Pater Noster. Pochi hanno fatto caso che nella Repubblica di San Marino, da alcuni anni, girano monete da 500 lire con al centro raffigurato un tronco d’albero spezzato (forse a significare la fine del cristianesimo?) dal quale si erge un nuovo virgulto (il simbolo della nuova era che si ergerà dalle ceneri dell’era cristiana?). Fatto sta che tutt’intorno alla moneta metallica da 500 lire campeggia la scritta "Venga il regno dell’uomo".
Nell’aula del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, troneggia una strana opera pittorica costituita da grandi tavole. In una di queste si può osservare una piccola colomba bianca inseguita da tre corvi minacciosi e in fondo la firma del pittore e una scritta molto piccola che dice: "L’uomo trionferà su Dio" (v. "Sous la bannière" n. 55, settembre – ottobre 1994, Villegenon, Francia).
Uno dei simboli esoterici della scuola pitagorica era il pentagono stellato, chiamato anche pentagramma o pentalfa o pentacolo.
Si disegna tracciando tutte le diagonali possibili di un pentagono regolare fino ad ottenere una stella a 5 punte. Questa figura, come vedremo, possiede numerose proprietà, la più più interessante delle quali è costituita dal fatto che la figura che si ottiene all'interno della stella è un secondo pentagono che a sua volta può contenere un'altra stella e così via, tracciando stelle e pentagoni sempre più piccoli. Dopo il punto, che può essere infinitamente piccolo (adimensionale) e la retta, monodimensionale, che può continuare ad essere tracciata all'infinito, il pentagramma può essere ritenuto come figura bidimensionale che può essere rappresentata con una progressione infinita.
La parte maggiore è quindi la "sezione aurea" del segmento che costituisce la diagonale intera, in un rapporto che è f= 1,618.. (numero d'oro)
-- La base del triangolo BED corrisponde al lato del pentagono ed è uguale alla lunghezza della parte maggiore della diagonale sezionata (AR).
- E' aureo anche il rapporto tra i segmenti
F = LH/ BL = 1,618.

Nella en 20 triangoli aurei, di 4 dimensioni diverse:
In ognuno di questi triangoli possiamo tracciare la bisettrice di un angolo di base.
figura 3, possiamo individuare b
Il rapporto tra l'area del Cerchio più grande, circoscritto al pentagono grande, ed il cerchio più piccolo, circoscritto al pentagono piccolo, è:1.05146/0.40162=2.618 che corrisponde al quadrato del Numero d'0ro f2 = (1.618)2
- Il rapporto tra il Pentagono grande ed il pentagono piccolo è: 0.6571/0.0958 = 6.854: che corrisponde a: f4 = (1.618)4. lo stesso rapporto si individua anche tra l'area del pentagono piccolo ed quello ancora più piccolo, all'interno della figura.
- Il rapporto tra la superficie della Stella grande e la stella piccola è: 0.31/0.045= 6.88, molto vicino al valore di 6.85
- Anche il rapporto tra i Triangoli EBD e TBR è 6.854, tra ABR e TBR è 2.618, così come tra TBR e TaR e così via...
Rapporti aurei si possono individuare anche nei rapporti tra i rispettivi perimetri delle quattro figure:
il risultato sarà sempre 1.618 o 2.618 o 6.854 che corrispondono sempre al numero d'oro elevato al quadrato (f2 = (1,618)2), con l'eccezione del rapporto tra i perimetri delle due stelle che è uguale a 2,4825
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05:42
Scritto da: angelus.1985
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Le impronte del Diavolo

L'inverno del 1885 fu eccezionalmente severo per il sudovest dell'Inghilterra, regione solitamente visitata da climi niente affatto rigidi. La mattina dell'8 febbraio, il signor Albert Brailsford, preside della scuola di un paesino nel Devon, si avvicinò alla finestra del salotto per vedere se nella notte era nevicato. Di colpo, la sua attenzione era stata attratta da una linea di impronte, o meglio, orme caprine che si sviluppavano lungo la strada che conduceva al villaggio. A prima vista si sarebbero dette normali impronte di un cavallo ferrato, ma a meglio osservare si capiva che non poteva essere, dal momento che erano perfettamente disposte lungo un'unica
linea perfettamente diritta, come se le zampe dell'animale fossero state messe una davanti all'altra.
Fosse stato un cavallo avrebbe dovuto avere una sola gamba sulla quale saltellare. Se invece la misteriosa creatura possedeva due zampe, procedeva con grande attenzione, come un equilibrista su un filo teso. Ma ciò che ancor più era curioso, consisteva nel fatto che le impronte, non più lunghe di 10 cm, distavano fra loro soltanto 16 cm. Infine, risultavano nitidissime, come se fossero state ottenute immergendo nella neve una sagoma di ferro riscaldato. La curiosità prevalse e i cittadini seguirono le orme fino alla fine del percorso, che andava a terminare contro un muro di mattoni. Ma le sorprese non erano finite. Le impronte infatti riprendevano proprio al di là della parete, senza però che la coltre di neve accumulatasi sulla parte alta del muro risultasse in qualche modo calpestata. Poi le impronte raggiungevano un covone di grano, per ritrovarsi oltre, senza che, anche in questo caso, si notasse il passaggio di qualche corpo pesante. E non bastava ancora. Passavano sotto un cespuglio di rosa spina e sopra alcuni tetti. Insomma, era come se qualche burlone equilibrista si fosse divertito durante la notte a costruire un rompicapo per i poveri villici. L'ipotesi di un giocherellone venne però subito scartata.
Le orme sembravano non finire mai. Ne vennero trovate ancora a parecchi chilometri di distanza dalla periferia del paese, lungo la campagna del Devon. Sembravano procedere in modo disordinato ed erratico per andare a toccare alcune altre piccole città e villaggi. Se si trattava davvero di un burlone equilibrista, doveva aver fatto una bella faticaccia per coprire più di 50 km nel gelo della notte e in mezzo alla neve fresca e alta. Per di più doveva avere anche una certa fretta, visto che le impronte si fermavano sovente sul limitare delle porte, ma solo per invertire la direzione e dirigersi nuovamente altrove. Ad un certo punto, avevano valicato l'estuario del fiume Exe. Tuttavia, al di la, vale a dire a Exmouth, non se ne incontravano più, come se il misterioso essere fosse ritornato sui suoi passi. Ovviamente, in tutto quell'itinerario, non esisteva alcuna logica, era come un percorso fatto a casaccio. In certi punti, le impronte di "cavallo"' presentavano una fenditura nel mezzo, facendo pensare a uno zoccolo spezzato. Siamo in piena era vittoriana e nessuno fra i contadini di quei luoghi dubitava dell'esistenza del diavolo. A questo pensiero qualcuno aveva imbracciato una doppietta e si era messo a caccia. La notte tutti chiusero accuratamente le porte di casa, tenendo i fucili a portata di mano, a fianco del letto. Ci volle una settimana prima che la notizia venisse riportata dai giornali. Il primo a raccontarla fu il londinese «Times» il 16 febbraio 1855, aggiungendo che erano stati molti i contadini a trovare le misteriose tracce nei cortili delle loro case. Il giorno dopo era toccato alla «Plymouth Gazette», la quale riportava l'idea di un prete che suggeriva trattarsi di un canguro, dimenticando che il canguro ha zampe artigliate. Ipotesi contestata e contrastata da quella, certamente più plausibile, presentata sul «Flying Post» che indicava in un uccello la probabile causa del misterioso percorso di orme. Teoria immediatamente smontata da un altro articolo comparso su «Illustrated London News» in cui si faceva osservare che non esiste al mondo alcun uccello munito di zoccoli ferrati! In aggiunta, l'articolista segnalava che, pur avendo trascorso oltre cinque mesi nelle distese innevate del Canada, non gli era mai capitato di osservare impronte simili.
Il 3 marzo, sull'«Illustrated London News» il grande naturalista e anatomista Richard Owen sentenziava che l'analisi scientifica delle impronte parlava a favore di un tasso. Quella notte, evidentemente, alcuni tassi si erano ridestati dal sonno invernale ed erano usciti dalle tane alla ricerca di cibo. Ipotesi plausibile, peccato che Owen non spiegasse per quale stravagante motivo tutti quei tassi avessero deciso di andare a caccia saltellando su una sola zampa. Un altro testimone, un medico, rivelò assieme ad un collega «di aver impegnato non poche ore nell’approfondito studio delle peculiarità intrinseche di quelle particolari impronte» (in tempi vittoriani si provava una qual certa soddisfazione nell'utilizzare linguaggi tanto pomposi per arrivare a non affermare nulla). Egli dichiarò che «a seguito di minuziose osservazioni era stato possibile porre in risalto che l'impronta del misterioso zoccolo era costituita da dita e pianta certamente ascrivibili a un qualche animale», nella fattispecie si trattava di una lontra. Un altro reporter ancora, che si firmava con lo pseudonimo di "Ornither", disse che si trattava certamente delle orme lasciate dietro di sé da un'otarda, dal momento che le dita esterne risultavano arrotondate. Un altro gentiluomo di Sudbury dichiarò che negli ultimi tempi nella sua zona aveva notato alcuni grossi ratti scorrazzare nei campi di patate. Le impronte lasciate dai grossi topi erano del tutto simili a quelle misteriose, che i giornali già battezzavano "impronte del diavolo". I ratti, saltellando in mezzo alla neve e atterrando ad ogni balzo sul corpo intero avevano lasciato quei segni, per combinazione simili a impronte di zoccoli di animali. Un corrispondente scozzese parlò di lepre o moffetta, a zonzo a caccia di cibo. La stravaganza e la difformità di tutte queste spiegazioni, così stralunale e assurde, si giustificava con l'obiettiva difficoltà di trovare una risposta al mistero.
La questione meno comprensibile - quella che sfidava ogni ipotesi, stava nella singolare disposizione delle impronte, una in fila all’ altra seguendo una linea retta, come se fossero state lasciate da un animale dotato di una sola zampa. Senza dimenticare, poi, la complicazione aggiuntiva di capire come lo strano essere avesse potuto percorrere in quelle condizioni, al freddo e di notte, oltre 50 km. Forse l'ipotesi più plausibile venne proposta da Geoffrey Household, il quale nel 1985 ha pubblicato un libro in cui sono raccolte tutte le testimonianze legate a questo caso misterioso. Ecco la possibile, logica, spiegazione dei fatti: “sono propenso a ritenere che quella notte dal centro del porto militare di Devonport si sia innalzato, forse a seguito di qualche disguido, un pallone sonda. Libero dagli ormeggi, ha potuto sorvolare la zona senza alcun controllo. Dall'oggetto pendevano due sacchetti appesi a delle funi. Sono stati questi pesi a lasciare le impronte e questo spiega anche come mai ne sono state trovate pure sui tetti delle case... Il maggiore Carter, un uomo del posto, mi ha detto che il nonno all'epoca lavorava proprio alla base di Devonport e che una volta gli aveva raccontato del pallone, la cui "fuga" accidentale aveva provocato danni a giardini, serre, fienili, finestre un po' ovunque nella zona. Alla fine aveva terminato il viaggio precipitando nei pressi di Honiton.”
Si tratta senz'altro di un'informazione importante che potrebbe spiegare la dinamica di ciò che successe. Ma, pur dandola per buona, c'è almeno ancora un dettaglio che non quadra. Se si da un'occhiata su una cartina geografica alla serie di impronte, si nota immediatamente che fanno ampi, indecifrabili giri fra i centri di Topsham e Exmouth. Un pallone sonda si sarebbe "comportato" in un modo tanto disordinato? Non avrebbe, invece, seguito un percorso lungo una linea retta, nella direzione del vento prevalente, che quella notte, detto per inciso, soffiava da est? Il problema fu, come già si è detto, il grave ritardo con cui i mass media presero a interessarsi del problema.
Nel frattempo, infatti, la maggior parte degli elementi salienti del caso erano già stati alterati. Per esempio, sarebbe stato interessante sapere se la neve caduta quella notte era stata la prima neve di quel febbraio del 1885. Quell'anno l'inverno era stato particolarmente rigido e non è da escludere che molti piccoli ammali come ratti, conigli e tassi avessero interrotto il letargo per uscire anzitempo dalle tane a caccia di cibo. Una lettera inviata al giornale «Plymouth Gazette» datata 17 febbraio inizia con queste parole: «La notte di giovedì 8 febbraio è stata caratterizzata da un'intensa nevicata, cui ha fatto seguito pioggia e un forte vento da est, e una rigida brinata la mattina». Certamente, la notte in giro per la zona c'erano molti piccoli animali a caccia di cibo. Ma soltanto il venerdì mattina, sul nuovo e fresco mantello di neve, era stato possibile osservare le impronte. Queste, oltre tutto, avrebbero potuto essere rimarcate dalla pioggia che aveva ulteriormente scavato nel manto nevoso, per solidificarsi la mattina per la forte brinata. Questo, per esempio, spiegherebbe bene l'impressione che molti osservatori ebbero di impronte come "impresse a viva forza" nella neve. Però se il terreno era già ricoperto di neve prima della notte dell' 8 febbraio, ecco che allora pure questa plausibile teoria deve essere abbandonata. Quand'anche la si desse per valida, non si comprende come mai alcune impronte siano state ritrovate sulla sommità dei muri, sui covoni, sui tetti... Insomma, un bel rebus. Un mistero che, dopo tanti anni, continua a restare insoluto.
05:27
Scritto da: angelus.1985
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Le vite pallele
Lo studioso J. Goodavage è riuscito a raccogliere, in molti anni di lavoro, numerose vicende degne di essere analizzate a fondo. Egli ha infatti, in diversi casi, riscontrato un notevole parallellismo tre le vite di persone, anche molto lontane tra loro, o comunque che ignoravano ognuna l'esistenza dell'altra. Le coincidenze prese in esame sono a volte davvero sorprendenti, non rientrano nel normale ordine delle cose. Goodavage, nel suo libro "Astrology: The Space Age Scienze", racconta, ad esempio, di numerosi aspetti in comune tra la vita e la morte di due individui: Donald Chapman e Donald Brazill, entrambi nati il 5 settembre del 1933, il primo, nella cittadina di Eureka e, il secondo, a Ferndale in California.
Una domenica mattina del 10 settembre 1956, esattamente cinque giorni dopo il compleanno di Chapman e di Brazill, i due giovani guidavano la propria auto sulla statale 101 a sud di Eureka e ritornavano alle proprie abitazioni. Avevano riaccompagnato le proprie fidanzate, ciascuna delle quali risiedeva nella città dell'altra, quando, improvvisamente, si scontrarono frontalmente con le proprie auto morendo sul colpo. I certificati di morte indicano che tutti e due morirono per le gravi ferite riportate alla testa.
Un caso altrettanto evidente di parallelismo, narrato sempre da Goodavage, riguarda due donne nate nello stesso giorno e aventi lo stesso nome ma senza alcun rapporto di parentela: Edna Hanna e Edna Osborne. Nel 1939, nell'ospedale di Hackensack nel New Jersey, tutte e due partorirono, nello stesso istante, due bambine, a cui diedero lo stesso nome: Patricia Edna. Goodavage, interrogate le due donne, scoprì dell'altro.
I loro mariti svolgevano lo stesso lavoro ed erano proprietari di un'automobile della stessa marca e di identico colore. Entrambe le coppie si erano sposate esattamente tre anni e mezzo prima, nello stesso giorno. I due uomini erano nati nello stesso anno, mese e giorno; identica circostanza per le loro mogli. Le due donne avevano i capelli castani e gli occhi azzurri, la stessa altezza e lo stesso peso. Entrambe le coppie avevano comprato nello stesso giorno un cane a cui avevano dato il nome di Spot.
Esistono molti altri casi ancora in cui le vite di alcuni individui presentano somiglianze impressionanti. L' 8 novembre del 1981 "Il Giornale d'Italia" riportò un fatto incredibile relativo alla morte contemporanea di due fratelli. Ada e Guido P. cessarono di vivere alla stessa ora, in circostanze analoghe e per cause identiche. I fratelli morirono l'uno distante dall'altro circa 300 chilometri. Il professore Guido P. docente alla "Normale" di Pisa con la sua "127" nei pressi di Pisa, causa un probabile malore, perde il controllo dell'auto e va a schiantarsi contro un albero. Soccorso, muore prima di arrivare in ospedale, sono le tredici. Alla stessa ora, a Milano, sua sorella Ida, pure insegnante, mentre guida la sua auto veniva colta da un malore e andava a sbattere violentemente contro un albero, morendo.
Non meno sconcertante è il caso narrato dal professor T. Bouchard dell'Università del Minnesota sul "Corriere del Medico" del 12 giugno del 1980. I gemelli Jim Springer e Jim Lewis erano stati adottati da due famiglie dell'Ohio e nessuno dei due sapeva dell'esistenza dell'altro. Entrambi si laurearono in legge e iniziarono a lavorare part-time come aiuto sceriffo. Tutti e due scelgono la Florida per trascorrere le ferie. Acquistano un cane che chiamano Toy. Le loro mogli si chiamano, entrambe, Linda. Divorziati, sposano due ragazze di nome Betty. I figli si chiamano James Allan. Fumano le stesse sigarette e si intendono tutti e due di falegnameria.
Le foto del diavolo
Un altro fatto che merita di essere raccontato si è verificato recentemente in Germania. Franz Block, un professore tedesco, si è accorto con raccapriccio di essere venuto in possesso, casualmente, di una macchina fotografica, che getta il malocchio alle persone ritratte con essa. Il signor Block ha scoperto che dei dieci amici fotografati: sei erano morti in incidenti stradali, uno in un incendio, due annegati mentre erano a pescare con la barca e il decimo morto strozzato da un ossicino del pollo che stava mangiando.
La scoperta più agghiacciante il professore l'ha fatta quando, indagando per curiosità su uno dei tanti passanti che apparivano per caso sulle foto, ha saputo che era stato stroncato, due giorni dopo la foto, da un'emorragia cerebrale. Franz Block ha subito donato l'apparecchio fotografico ad alcuni studiosi di parapsicologia e, terrorizzato, ha detto: "Questa macchina fotografica è stata fabbricata dal diavolo in persona e viene direttamente dall'inferno".
Abramo Lincoln e John Fitzgerald Kennedy
Misteri analoghi a quelli finora raccontati costellarono persino la vita e la morte dei presidenti americani Abraham Lincoln (1809-1865) e John Fitzgerald Kennedy (1917-1963). Si racconta inoltre che Lincoln appaia sempre alla vigilia della morte di un altro presidente e pare, infatti, che sia apparso anche a John Kennedy il giorno prima di partire per Dallas, sua ultima fatale visita. Tantissime e straordinarie furono le coincidenze, che costellarono la vita e la morte di questi due presidenti. Troppe, per essere sbrigativamente attribuite al caso.
Innanzitutto, Lincoln venne eletto presidente nel 1860. Kennedy, esattamente 100 anni dopo, nel 1960. Lincoln fu ucciso di venerdì, alla presenza della moglie. Anche Kennedy venne assassinato mentre era al fianco di sua moglie, e di venerdì. Ad entrambi i presidenti spararono, e tutti e due furono colpiti da dietro e alla nuca. Subito dopo l'attentato, ricevettero i primi soccorsi dalla propria moglie. Lincoln e Kennedy morirono senza riprendere conoscenza.
Oltre ai particolari della morte in comune, ne esistono altri. La moglie del presidente Lincoln perse un figlio, mentre risiedeva alla Casa Bianca. La stessa cosa accadde alla moglie di Kennedy. Sia Lincoln che Kennedy avevano avuto 4 figli e, al momento della loro uccisione, solo 2 di questi erano vivi. Il vice di Lincoln si chiamava Johnson ed era nato nel 1808. Il vice di Kennedy si chiamava, pure, Johnson ed era nato nel 1908, a distanza di 100 anni esatti dall'altro.
L'assassino di Lincoln si chiamava John Wilkes Bootk ed era nato nel 1839. L'assassino di Kennedy, Lee Harvey Oswald, era nato nel 1939, 100 anni dopo l'altro. E', pure, perlomeno curioso osservare che la somma delle lettere che compongono nome e cognome dell'assassino di Lincoln dà 15 come totale e così è anche per l'assassino di Kennedy.
Ma le coincidenze straordinarie non finiscono qui. John Wilkes Booth e Lee Harvey Oswald erano entrambi sudisti. Tutti e due i presidenti avevano condotto aspre battaglie per i diritti civili dei negri: Lincoln con il Proclama di Emancipazione e Kennedy con la legge sui Diritti Civili. Al momento dell'attentato Lincoln e Kennedy si trovavano assieme, oltre alle proprie mogli, ad una coppia di amici. Per quanto riguarda le coppie di amici, le donne rimasero illese, gli uomini furono feriti dagli attentatori (il maggiore Rathbone nel 1865 e il governatore Connally nel 1973).
Il segretario di Lincoln si chiamava Kennedy e cercò di dissuadere il presidente dall'andare a teatro quella sera. La segretaria di Kennedy si chiamava Lincoln e, anche lei, tentò di convincere il presidente a non andare a Dallas. Un altro fatto abbastanza singolare è che il marito della donna si chiamava Abraham, come Lincoln. Quando avvenne l'attentato, Kennedy stava attraversando le vie di Dallas su un'auto - guarda caso - di marca Lincoln, prodotta dal gruppo Ford. Booth assassinò Lincoln in un teatro e si rifugiò in un magazzino. Oswald sparò a Kennedy da un magazzino e si rifugiò in un teatro. Booth spirò 11 giorni dopo Abramo Lincoln, entrambi alle 7,20 del mattino. Oswald morì 48 ore dopo Kennedy, pure, alla stessa ora, le 13. A Lincoln successe Andrew Johnson e a Kennedy Lindon Johnson. Durante il loro ultimo anno di presidenza, sia Andrew sia Lindon Johnson furono travolti da uno scandalo politico, che impedì loro di candidarsi per un nuovo mandato.
Alcuni studiosi attribuiscono ai numeri particolari poteri. Vi sono strabilianti casi di ciclicità storica. Mouèsan de la Villoret enuncia, al proposito, sette leggi. La prima afferma che esiste "...un rapporto costante fra il numero effettivo dei capi di uno Stato o dei principi di una dinastia e la somma delle cifre, sia della prima, che dell'ultima data o delle due riunite".
Studiando la dinastia dei Merovingi, Mouèsan de la Villoret scoprì che l'incoronazione di Clodione, primo re, si verificò nell'anno 427, che, sommato a sé stesso, (4+2+7) dà 13 e che anche quella dell'ultimo re, Childerico II, che avvenne nell'anno 670, (6+7) dà ancora 13. I re Merovingi furono 13.
Un altro enunciato afferma che, capovolgendo la data iniziale di una monarchia, si ottiene l'anno della sua fine. Ad esempio, l'anno d'inizio dei Carolingi: il 789 invertito ci dà l'anno dell'estinzione della monarchia carolingia. Il dogato di Venezia ha inizio il 697; invertendo l'anno in questione si ottiene quello della sua fine: 1796.
Il numero 3 influenzò, con insistenza, la vita del principe Bismark. Egli, infatti, servì 3 sovrani, combattè 3 guerre, fu l'artefice della stipulazione di 3 trattati di pace, rese possibile l'incontro di 3 inperatori e preparò la Triplice Alleanza. I simboli araldici del suo casato furono le foglie del trifoglio e 3 foglie di quercia col motto "In trinitate rebur". Ebbe, ancora, 3 figli, 3 possedimenti e controllò 3 partiti: i conservatori, i liberali e gli ultramontani.
In relazioni a certi cicli, che segnano eventi luttuosi, vi è un esempio molto illuminante ci viene dalla storia dei re d'Inghilterra. Sto parlando del "sabato nero" della monarchia inglese. Un sabato, il 18 marzo del 1702, morì Guglielmo II. Un sabato, l'1 agosto del 1704, trapassò la regina Anna. Anche di sabato, il 10 giugno 1727, morì Giorgio I° e, sempre di sabato, il 25 ottobre 1760, si spense Giorgio II°. Di sabato morì anche Giorgio III°, era il 30 gennaio 1820. Ancora di sabato, il 26 giugno 1830, morì Giorgio IV. Identica sorte toccò ad Eduardo VII, quando morì era sabato 7 maggio 1910.
Numeri e date sconcertanti
J. G. Bourgeat illustra un interessante esempio di queste sottili relazioni, a dir poco singolari, fornendo un eclatante esempio col numero 539. Riassumo lo studio di Bourgeat, che, a sua volta, trae dal libro "Ricerche sulle funzioni provvidenziali delle date e dei nomi negli annuali di tutti i popoli":
Sommando all'anno di nascita di Luigi IX, (23 aprile) 1215, il numero 539 otteniamo l'anno di nascita di Luigi XVI, (23 agosto) 1754. Addizionando il 539 al 1225, anno di nascita della sorella di Luigi IX, Elisabetta, otteniamo 1764, che è l'anno in cui nacque la sorella di Luigi XVI, pure di nome Elisabetta. Aggiungendo il 539 all'anno della morte, il 1226, del padre di Luigi IX, Luigi VIII, otteniamo 1765, che è l'anno di morte del padre di Luigi XVI, Luigi (Delfino).
Effettuando la stessa operazione per l'anno di matrimonio di Luigi IX, il 1231 (1231+ 539) otterremo come totale 1770, che è l'anno di matrimonio di Luigi XVI. Addizionando 539 al 1225, anno della maggiore età e del governo personale di Luigi IX, otteniamo 1774, che corrisponde all'anno dell'avvento di Luigi XVI. Il 1243, anno in cui Luigi IX stipulò una tregua con Enrico III, sommato a 539 dà come totale 1782; anno in cui Luigi XVI iniziò i preliminari della pace con Giorgio III.
Nel 1249 un nobile orientale, con un ambasciatore, fece sapere a Luigi IX di volersi convertire al cristianesimo. Addizionando all'anno in questione 539 otteniamo 1788, che corrisponde all'anno in cui un ambasciatore d'Oriente annunciò a Luigi XVI che il suo principe desiderava abbracciare la religione cristiana. Il 1250, anno della prigionia di Luigi IX e dell'abbandono dei suoi, sommato al 539 dà come totale 1789, che corrisponde all'anno della prigionia di Luigi XVI (5 e 6 di ottobre) e dell'abbandono dei suoi.
Aggiungendo 539 al 1253, anno della morte della madre di Luigi IX, la regina Bianca, otteniamo 1792 che è pure l'anno della morte del regno di Lys, detta anche morte della monarchia bianca. Nel 1254 Luigi IX abbandonò il mondo per farsi Giacobino e, sempre nello stesso anno, visita la Maddalena in Provence. Sommiamo l'anno in questione al 539 e otteniamo 1793, anno in cui Luigi XVI è preso dai Giacobini e condotto al patibolo. Viene inumato nel cimitero della Maddalena dove fu portato dai Provenzali chiamati Marsigliesi.
Certi numeri sembrano davvero avere strane relazioni con la vita delle persone. E' il caso della vita di padre Pio, tutta costellata misteriosamente dal numero 5. Egli nacque il 25/5/1887 alle 5 pomeridiane. L'anno della sua nascita cadeva nel quinto centenario di quella di san Francesco, perciò fu chiamato Francesco. Il paese del santo, Pietrelcina, allora contava 5 mila anime. I genitori Orazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio ebbero in tutto 5 figli. Entrato nell'Ordine dei Cappuccini prese il nome di San Pio V, la cui festa cade il 5/5. Ordinato sacerdote a maggio (ancora 5) del 1910 rimase a Pietrelcina per 5 anni, poi partì per la prima guerra mondiale. Nell'anno 1918 fu mandato al convento di San Giovanni Rotondo, in cui vi erano 5 sacerdoti e gli fu assegnata la cella n. 5. Gli fu data la pensione di guerra di quinta categoria. Dal 5 al 7 agosto 1918, Padre Pio ha il primo e folgorante incontro con Dio. Quarantaquattro giorni dopo riceverà le Stigmate. La mattina del 5 ottobre 1925 viene operato d'urgenza, di ernia inguinale dal prof. Giorgio Festa.
Padre Pio profetizzò, nel 1936, la morte di Giorgio V, re d'Inghilterra, il giorno prima. Dopo l' apparizione delle stigmate fu visitato più volte dal professor Luigi Romanelli, per volere del Padre Provinciale di Foggia, che nella relazione finale, tra l'altro, scriveva: "Ho visitato Padre Pio cinque volte in 15 mesi...". Il 5/5 del 1956 padre Pio inaugura il grande complesso ospedaliero, da lui voluto e appena ultimato, celebrando la Santa Messa sulla scalinata dell'ospedale. Le stigmate (5 piaghe, nelle mani, nei piedi e al costato) hanno segnato le membra del santo frate per 5 decenni.
E che dire inoltre dei destini replicati dei pontefici Sisto V e Clemente XIV? I due entrarono dell'ordine dei frati francescani. Furono entrambi innalzati alla soglia pontificia, eletti all'unanimità, allo scoccare del 64esimo anno. Furono papi per l'identico periodo di tempo: 5 anni, 4 mesi e 3 giorni. Morirono entrambi a 69 anni.
Coincidenze impressionanti, vero? Troppo impressionanti e misteriose per non pensare che nella vita degli uomini non vi siano segrete connessioni, sinapsi in un fitto reticolo di destini di cui tutti noi facciamo parte.
04:53
Scritto da: angelus.1985
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Frankenstein - The Amityville horror - Carla Moran
Il mito di Frankenstein

La storia assomiglia a quella narrata in uno dei film più divertenti e geniali della storia del cinema - quella di Frankestein Junior, di Mel Brooks.
Ma in questo caso, tutto è molto più serio.
Insomma, la teoria che circola da un po' di tempo è che l'orribile e allo stesso tempo meravigliosa storia di Frankestein non sia il frutto di una pura invenzione da parte della scrittrice Mary Shelley, la moglie del grande poeta romantico che scrisse il celebre romanzo - destinato a scandalizzare Londra e il mondo - nel 1818.
La tesi finora accreditata raccontava che la Shelley per immaginare una storia così pazzesca si fosse ispirata alla vita dell'alchimista Konrad Dippel nato in Germania nel 1673 nel Burg (castello) Frankenstein e morto nel 1734 nel castello dei Wittgestein a Berleburg.
Dippel è un personaggio quasi leggendario, secondo alcuni un medico pazzo, che studiò seriamente l'alchimia e usò per i suoi libri - molti vennero messi all'indice - un gran numero di pseudonimi.
Mary Shelley si sarebbe ispirato a lui durante quella famosa vacanza a Bellerive (Ginevra) durante la quale - a seguito di lunghe conversazioni sulla letteratura tedesca con amici come Byron e lo stesso Shelley - nacque l'idea di quello che poi sarebbe stato considerato il primo romanzo di fantascienza, Frankenstein.
Ma a questa tesi non sono mai stati trovati sicuri riscontri.
Ora invece assai interessanti novità arrivano dal lavoro di uno studioso, Radu Florescu, docente del Boston Institute, che ha scritto sull'argomento un libro, divenuto un best seller negli USA, e che speriamo sia presto tradotto anche in Italia.
Florescu ha iniziato il suo lavoro nel 1996. E con pazienza certosina, sembra che egli sia riuscito a trovare le tracce del passaggio di Mary, insieme al suo compagno, nel castello di Frankestein nei pressi di Darmstadt, dove come abbiamo detto Dippel era nato.
Florescu avrebbe trovato le prove che Dippel riuscì a creare un arcanum chymicum di sua invenzione, che chiamò appunto Olio di Dippel, un elisir di lunga vita ottenuto macerando ossa di morti con acido prussico,un potente veleno.
Dippel, ossessionato dall'idea di restituire vita ai corpi morti, passava il tempo in giro per cimiteri alla ricerca di teschi, e corpi appena sotterrati. E finì, secondo Florescu per morire avvelenato dal suo stesso elisir di lunga vita.
Questa storia, lugubre e gotica al punto giusto sarebbepoi stata 'arricchita' dalla Shelley con l'aggiunta dell'energia elettrica (dei fulmini) che all'epoca di Dippel era ovviamente del tutto sconosciuta.
Insomma, una gran bella storia che fa venire voglia di leggere il testo dello studioso americano.
IL MISTERO DI AMITYVILLE HORROR "The Amityville horror", in Italia conosciuto come "Amityville possession", era un film che narrava la storia della famiglia Lutz e dei sinistri avvenimenti, di cui era stata testimone, all'interno della casa che aveva da poco acquistato e, successivamente, abbandonato.Il film si basava sul libro scritto da Jay Anson, a cui la vera famiglia Lutz aveva raccontato il suo incubo.La vera famiglia Lutz si era trasferita a Long Island, New York, presso la piccola comunità di Amityville, in una casa che pochi anni prima era stata scena di un omicidio plurimo ad opera di Ronald Defoe nel 1974.Il giovane Ronald, dell'età di 23 anni, durante la cena narcotizzò i genitori, i fratelli e le sorelle. Successivamente, alle 03 e 15 del mattino, si introdusse nella camera di ognuno e li uccise sparando loro alla schiena con un fucile. Trascinato in tribunale e processato, si difese affermando che erano state alcune "voci" a ordinargli di commettere i delitti. Ronald Defoe venne poi condannato alla pena di sei ergastoli. Fu proprio "grazie" a questo orribile fatto che la famiglia Lutz, composta da marito, moglie e tre figli, acquistò la casa ad una cifra tre volte inferiore al reale valore ma ne pagò, però, le sinistre conseguenze che si susseguirono. Poco tempo dopo che i Lutz si furono stabiliti nella casa, chiesero al sacerdote del posto di venire a benedirla. Il prete si recò dai Lutz ed entrò in casa per iniziare il rito della benedizione. Non appena asperse l'acquasanta e pronunciò le parole che accompagnano quel gesto, udì una voce maschile esclamare con raggelante chiarezza "Vattene!" Padre Mancuso, questo era il nome del prete, alzò gli occhi ma non vide chi o che cosa avesse parlato. Quello fu solo l'inizio. Le successive due notti i Lutz furono svegliati, alle 03 e 15 in punto, da strani rumori. Ma il vero orrore ebbe inizio la terza notte. Il signor Lutz, prima di coricarsi, controllò che porte e finestre fossero sprangate. Alle 03 e 15 venne di nuovo svegliato, come le notti precedenti, ma questa volta si alzò per scendere a dare un'occhiata. Fece una scoperta agghiacciante. La porta d'ingresso, in legno massiccio, era stata divelta ed era sostenuta da un solo cardine. In preda alla paura, si rese conto che la porta era stata forzata dall'interno. Il perno d'acciaio era stato piegato e la mascherina in metallo forzata verso l'esterno. Da quella notte la casa sembrò possedere una propria e maligna vita. Le finestre si aprivano e chiudevano da sole e una ringhiera delle scale venne divelta. Nelle due settimane successive accaddero eventi ancora più inquietanti di quelli descritti precedentemente. Uno di questi eventi si verificò mentre i coniugi Lutz si trovavano in soggiorno, alzando casualmente lo sguardo videro due occhi infuocati alla finestra. Entrambi i coniugi si precipitarono fuori, ma trovarono soltanto alcune tracce di zoccoli sulla neve. Zoccoli simili a quelli di un enorme maiale. Inoltre, durante i misteriosi fenomeni, una scultura in marmo raffigurante un leone prendeva vita e cominciava a girare per casa, almeno secondo le testimonianze dei Lutz. Ormai terrorizzati, i coniugi Lutz, decisero di abbandonare la casa dopo appena ventotto giorni che l'avevano acquistata. Una casa da sogno, che per loro si era tramutata in una casa da incubo. Mentre raccattavano in fretta le loro cose, accompagnati da rumori spaventosi, i Lutz videro un umore verdastro trasudare dalle pareti e dal soffitto mentre da tutte le serrature colava una strana sostanza nera e vischiosa. Poco tempo dopo che i Lutz lasciarono la casa, un fotografo vi si recò per scattare alcune foto. In una foto, scattata dove presumibilmente vi era un tempo la camera dei fratelli di Ronald Defoe, si vede chiaramente la figura di uno dei due ragazzi. La foto è stata giudicata autentica dagli esperti, ma non vi è una certezza assoluta e non può esservi. Successivamente si occuparono dello strano caso i famosi coniugi Warren, una coppia di investigatori del paranormale, che vive a Bridgeport nel Connecticut. Analizzando gli eventi si può dedurre che lo spettro, o gli spettri, della famiglia Defoe non gradirono la presenza di "estranei" nella loro casa. Una conferma, che si trattasse degli spiriti dei Defoe, ci è data dal fatto che la maggior parte degli oscuri eventi si verificarono proprio alle 03 e 15. Ora in cui tutti i membri della famiglia Defoe furono uccisi da Ronald. Attualmente la casa ad Amityville è proprietà dei coniugi Cromarty. I quali affermano che, secondo loro, la casa non è infestata. Mentre la famiglia Lutz vive tuttora in California. Qualunque sia la verità, l'unico resoconto che ci resta degli eventi paranormali avvenuti ad Amityville è proprio il film "The Amityville horror" integrato dalle testimonianze della famiglia Lutz e dalla foto scattata all'interno della casa.
IL CASO CARLA MORAN ![]() La possibile spiegazione scientifica e razionale su quanto è accaduto alla cittadina americana Carla Moran, vittima nel 1975 di ripetuti abusi sessuali ad opera di misteriose entità invisibili ad occhio nudo, ma che lasciavano un insopportabile odore di zolfo dopo ogni attacco, e dalla cui vicenda personale è stato tratto il famoso film dell'orrore ENTITY, può essere la seguente: nell'ambito di ricerche ed esperimenti condotti dagli scienziati americani sulle ARMI PSICOTRONICHE, le quali impiegavano probabilmente sia le stesse metodologie utilizzate per realizzare il famoso ESPERIMENTO DI FILADELFIA ( effettuato nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, ed avente lo scopo di ottenere l'invisibilità totale, radar e ottica delle navi statunitensi, ma che sfuggì di mano, provocando a causa di un quantitativo eccessivo di energia impiegata nella prova, il teletrasporto della imbarcazione utilizzata con conseguenze disastrose per l'equipaggio imbarcato ), che tecniche e rituali di carattere magico e satanico, aventi lo scopo di entrare in contatto con intelligenze "non umane", al fine di servirsene poi contro possibili avversari, è possibile che sia stata inavvertitamente aperta una PORTA INTERDIMENSIONALE, o STARGATE INTERDIMENSIONALE, dalla quale tali misteriose entità siano passate per poi aggredire, non si sa per quali motivi, quella povera donna. Tali creature, invisibili all'occhio umano, forse per una questione di SFASAMENTO VISIVO nel transitare dalla loro dimensione spazio - temporale alla nostra, erano in grado di entrare ed uscire da quel passaggio quando lo volevano. E forse, anche l'odore di zolfo è un effetto dovuto a questo fenomeno. Con ogni probabilità, c'è un collegamento energetico - geografico, simile alle correnti magnetiche che collegano tra loro i vari punti del nostro pianeta, tra il luogo dove avvenivano questi esperimenti segreti del governo americano, e quello dove la Signora Moran subiva le violenze sessuali. Prova ne è il fatto che quando lei si è allontanata dalla città dove risiedeva, tali fenomeni sono dapprima calati, e poi cessati. Le autorità americane, si sono disinteressate ( o almeno così sembra ), del caso in oggetto, presumibilmente perchè avevano strinto anche con queste entità extradimensionali, il PATTO SCELLERATO, allo stesso modo con cui era stato stipulato con gli alieni ( sia i grigi, che gli annunaky, cioè i nasuti di holloman ), per cui esse avrebbero sì collaborato con il governo USA, ma a patto che a loro venisse lasciata, per così dire, libertà di divertirsi. Ed a farne le spese, è stata la povera Carla Moran |
04:38
Scritto da: angelus.1985
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Nicolas Flamel
04:19
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Il Gabinetto RS/33
GLI UFO DEL DUCE

Tradizionalmente si è soliti stabilire la data di nascita dell’ufologia moderna nel 24 giugno 1947, giorno in cui il pilota americano Kenneth Arnold avvistò nei cieli sovrastanti il monte Rayner una formazione di 9 oggetti volanti non identificati. Tuttavia, in molti ignorano che ricerche relative a questi velivoli furono fatte anche prima di questa data. Ed una delle più controverse si svolse proprio nel nostro paese, nell’Italia fascista degli anni 30. Anche a quei tempi molti erano gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Nell’archivio di stato di Milano esistono due volumi, il 400 ed il 401, pieni di relazioni riguardo ad avvistamenti di velivoli ignoti. La maggior parte di essi si riferisce ad aerei convenzionali erroneamente scambiati per altri apparecchi, ad aerei spia o di contrabbandieri, o a semplici errori di valutazione. Ma alcuni di questi avvistamenti sembrano attrarre maggiormente l’attenzione dei vari ricercatori ed ufologi che li hanno analizzati. Questi avvistamenti destarono grande scalpore in seno alle gerarchie del regime: ancora l’ipotesi extraterrestre era ben lungi dal sorgere; tuttavia, i vertici del fascismo attribuirono la paternità di questi aeromobili a potenze straniere, utilizzanti tecnologie ultramoderne nella realizzazione di aerei spia o di velivoli militari innovativi. Ed è per questo che Benito Mussolini giunse alla decisione di istituire una commissione di ricerca che indagasse sulla natura e sulle proprietà tecnologiche dei fantomatici aeromobili: nacque così, presso l’Università Della Sapienza di Roma, il Gabinetto RS/33, un distaccamento dell’OVRA, la polizia segreta del regime, con fini di indagine segreta e ricerca scientifica, una sorta di MJ-12 nostrano. Capo dell’assemblea, per i meriti acquisiti nei suoi studi sulle onde radio, fu posto Guglielmo Marconi. Alle riunioni del Gabinetto presero parte anche altri studiosi, scienziati ed il filosofo Giovanni Gentile.
Nel decennio compreso tra il 1930 ed il 1940, i membri del Gabinetto si occuparono di un’enorme quantità di avvistamenti, analizzandoli e catalogandoli. Ma l’avvenimento che destò più scalpore riguarda il presunto ritrovamento di un aeromobile non identificato avvenuto in Lombardia, una sorta di UFO Accident che precedette di 15 anni il famoso episodio di Roswell, Nuovo Mexico. L’episodio avvenne presumibilmente nell’area metropolitana di Milano. Osservatori terrestri e scienziati dell’osservatorio di Brera furono testimoni dell’atterraggio o della caduta di un oggetto volante non identificato. A seguito della notizia, da Roma partirono una serie di telegrammi indirizzati alla prefettura di Milano ed ordinanti il silenzio più assoluto sulla notizia, nonché il sequestro dei piombi dei giornali che la riportavano e la minaccia di accusa al tribunale per attentato alla sicurezza dello stato contro gli eventuali trasgressori. Vennero effettuate delle ricerche per ritrovare il fantomatico oggetto che, dopo essere stato scovato, fu probabilmente portato in un hangar degli stabilimenti della Savoia Marchetti a Vergiate, dove presumibilmente rimase fino a quando l’intero complesso non venne distrutto ad opera di bombardamenti alleati. Gli studi su questo velivolo aiutarono presumibilmente Giovanni Pegna nella realizzazione della sua Ala Volante, un aereo dalle marcate caratteristiche aliene. L’attività del Gabinetto proseguì sino al 1940, anno in cui la Gestapo, la polizia segreta del regime nazista, venne a conoscenza delle sue ricerche e pretese di venire in possesso dei risultati delle varie indagini. In seguito ad una riunione tra Mussolini ed agenti della Gestapo avvenuta a Villa Torlonia nel 1940, e ad un successivo accordo tra il Duce e Hitler, la Germania poté avvalersi di questi dati, ed utilizzò le nozioni di retroingegneria per realizzare velivoli innovativi come l’aeromobile V7, di forma discoidale ed altri modelli. L’esistenza del Gabinetto rimase segreta sino all’anno 1996, quando un anonimo informatore inviò una serie di documenti in seguito rivelatisi originali, riguardanti le sue attività. Ancora una volta dunque la sua storia assunse tinte misteriose.
FILES FASCISTI, TROVATO L'HANGAR DEL DISCO
(da UFO Notiziario di novembre - 2000. Articolo)
Le ricerche sugli X-files di Mussolini vanno avanti ed ogni giorno nuovi elementi confermano l'autenticità dei documenti, delineando parimenti un quadro sempre più completo ed intrigante, composto da insabbiamenti, azioni di guerriglia e trame tessute per mettere a tacere una scomoda verità. Oggi i mass media, brutalmente censurati negli anni Trenta, si sono presi una rivincita "morale" dando ampio risalto a questo giallo del Ventennio: i documenti fascisti sono stati mostrati dal nostro Roberto Pinotti nello Speciale Tg1 andato in onda sabato 30 settembre ed interamente dedicato agli UFO, durante il quale, fra l'altro, l'Aeronautica Militare ha aperto i propri dossier. E la rubrica Tentazioni de "Il Giorno" ai files fascisti ha dedicato un'intera pagina il 7 settembre scorso, con una dettagliata inchiesta del giornalista Gabriele Moroni.
É stato proprio "Il Giorno" il primo ad ipotizzare, su mia indicazione, che il disco volante recuperato dai fascisti all'alba del 13 giugno del '33 fosse stato nascosto negli stabilimenti della Siai Marchetti di Vergiate o Sesto Calende, due località confinanti in provincia di Varese. Sono giunto all'identificazione del posto grazie ad una serie di elementi combacianti. In primo luogo, la zona dell'atterraggio doveva essere nel milanese o in Lombardia; lo dimostrava il fatto che le veline Stefani che riferivano del recupero partissero dall'Ufficio Telegrafico di Milano e non, ad esempio, da Roma o da una sede giornalistica periferica; Vergiate si trova in provincia di Varese; a cinque minuti di macchina c'è Sesto Calende, sul fiume Ticino, al confine con Novara. A Sesto Calende e a Vergiate (e nella vicina S.Anna) la Siai Marchetti aveva i propri stabilimenti ove venivano costruiti gli aerei militari. A Sesto vi erano gli uffici dirigenziali, a Vergiate gli stabilimenti veri e propri, a S.Anna i cantieri che in seguito ospiteranno la Decima Mas. A Sesto e Vergiate erano di casa Italo Balbo e Filippo Eredia, suo braccio destro. Balbo, lo apprendiamo dai documenti fascisti, era uno dei vertici del Gabinetto RS/33 (ed era in stretto contatto con Marconi, come dimostra un articolo su "La Sera" del 15-7-33, circa alcuni telegrammi amichevoli fra i due personaggi). La storia ufficiale ci dice che Balbo "era solito partire per le sue imprese aviatorie proprio da Sesto Calende" (meglio ancora: dal campo di volo dell'adiacente Vergiate). Filippo Eredia, responsabile dell'Ufficio Meteorologico di Stato (forniva a Balbo le condizioni atmosferiche per le trasvolate oceaniche) era di casa negli stabilimenti della Marchetti (vi sono foto che lo ritraggono a S.Anna).

Ho personalmente reinchiestato il caso di Tradate di Varese. Nel 1950 l'operaio Bruno Facchini di Abbiate Guazzone s'imbatté, in un bosco, in un disco volante sceso al suolo e nei suoi occupanti. A ricordo di quell'esperienza, Facchini portò sempre sull'addome gli effetti (da scossa elettrica) provocatigli da un fascio di luce sparatogli contro dagli alieni; conservò inoltre frammenti del disco volante, lasciati a terra dagli extraterrestri, intenti ad effettuare sul disco un lavoro di saldatura. Ciò che pochi sanno è che quando Facchini si imbatté nel disco, pensò subito fosse un prototipo americano custodito a Vergiate. Proprio gli americani, che durante la guerra bombardarono ben nove volte lo stabilimento Marchetti di Vergiate tentando di distruggere qualcosa a tutti i costi, risparmiarono Sesto Calende, sebbene sorgesse accanto ad uno strategico ponte in ferro sul Ticino. Forse gli americani, venuti a conoscenza del fatto che negli uffici della Marchetti vi erano preziosi incartamenti, decisero di risparmiare Sesto. E a guerra finita, negli anni Cinquanta, l'US Air Force si affrettò a mettere le mani sugli stabilimenti di Vergiate, improvvisamente adibiti ad hangar manutentivi per gli aerei americani.
Altri elementi ancora mi spingevano ad investigare in questa direzione. Va detto che negli ultimi mesi diverse teorie sui files fascisti sono state veicolate su pubblicazioni varie; riguardavano in parte il crash (sebbene nei documenti si parlasse solo di atterraggio) del disco volante del '33; veniva avanzata l'ipotesi di un guasto causato da un fulmine, chiaramente ispirandosi al crash di Roswell. Sin dall'inizio della mia indagine era bastato controllare il bollettino meteo dell'Osservatorio di Milano Brera per escludere a priori questa ipotesi: quel giorno il cielo era semicoperto, occasionalmente piovoso. Non vi erano stati furiosi temporali. Ma proprio per questo motivo saltava subito agli occhi come una forzatura, una bugia male orchestrata, la notizia che un misterioso lampo di luce schiantatosi nella notte sullo "stradale tra Magenta e Novara" fosse un banale fulmine. L'unica pubblicazione che si azzardava a riportare la notizia (con un certo ritardo) era la Domenica del Corriere del 9 luglio; riferiva assai stringatamente di ben cinque operai, uno dei quali ferito molto gravemente, colpiti... da un unico fulmine!. Non poteva sfuggirmi la connessione con il documento senatoriale del Gabinetto RS/33 che imponeva di ricondurre il "fenomeno" ad una spiegazione astronomica. Non ho mai scritto prima di questa scoperta perché volevo esserne sicuro (in fondo, nei giorni immediatamente precedenti o successivi l'atterraggio dell'UFO vi erano state diverse convenzionalissime cadute di fulmini).
Solo qualche mese fa ho potuto finalmente avere le prove definitive che da tempo cercavo. Un amico militare mi aveva fornito una mappa dell'Aeronautica americana che indicava la dislocazione tattica dei principali aeroporti italiani negli anni Quaranta. Nel Nord Italia la più grande concentrazione era proprio attorno al milanese. Era evidente che qualunque ordigno fosse stato recuperato in zona, sarebbe stato occultato nel più vicino hangar aeronautico di fiducia. Vergiate era legato a doppio filo con il Gabinetto RS/33. Non solo. Grazie ad una preziosa collaborazione potei scoprire che negli uffici dirigenziali di Sesto Calende lavorava un funzionario a nome Aldo Moretti. Ricordate il misterioso "caso Moretti" del quale i carteggi fascisti dicevano che "non si poteva parlare se non a quattr'occhi data la delicatezza e la particolarità della vicenda"? Moretti veniva citato in una velina Stefani indirizzata ad un misterioso Alfredo (ipotizzai potesse essere un giornalista di "Anno XIII"). "Se mi chiedi un consiglio, eccolo: non dire a nessuno, ripeto a nessuno e ciò comprende i parenti più stretti, quanto hai visto", consigliava la missiva. Un Moretti è tra i funzionari della Siai Marchetti. Il suo nome viene indicato in un bollettino parasatirico del dopolavoro della Siai Marchetti, lo Zic (1). Viene indicato come "funzionario della D.O.", probabilmente della Direzione Operativa. Cosa aveva mai combinato questo Moretti per diventare un innominato? Aveva incendiato l'hangar che custodiva il disco volante (o quanto ne restava)! Negli archivi dei repubblichini il solerte e fedele funzionario veniva improvvisamente disegnato come un pericoloso partigiano; i carteggi che lo riguardavano erano però volutamente fumosi, quasi si stesse cercando di cancellarne per sempre l'identità (come consigliavano le veline Stefani). Lapidaria la citazione nei documenti della Guardia Nazionale Repubblicana di Varese, circa "alcuni elementi entrati nella clandestinità, certi Moretti e Tiferi da Sesto Calende".
La conversione di Moretti dovette avvenire dopo il 1940. Sino al 6 settembre di quell'anno Aldo Moretti era ancora uno stimato dirigente di regime; sembra collegato il fatto che proprio nel 1940 il Gabinetto RS/33 terminasse le investigazioni sugli UFO e passasse l'intera documentazione ai nazisti. Tre anni dopo Moretti decise di ribellarsi. L'incendio del capannone della Siai di Vergiate è datato 17 marzo 1943. Quanto danno fece quell'incendio doloso non è dato di saperlo. Non è detto, nei carteggi RS/33, quanta documentazione (o reperti) le avide mani dei nazisti ci abbiano lasciato dopo il 1940. Non possiamo quindi stabilire se a Vergiate, all'epoca dell'incendio, vi fosse ancora il disco, o semplici frammenti di UFO, o ancor più banalmente carteggi segreti, fotografie e schizzi del velivolo.

Questo materiale è probabilmente andato distrutto per sempre, sebbene vi sia una speranza che ne possa esistere copia. Un nostro collaboratore ricorda una mostra di disegni del dopoguerra, realizzati (prima del 1947) da "malati di mente" d'Italia. Fra i tanti bizzarri schizzi, alcuni raffiguravano chiaramente lo spaccato di un disco volante, disegnato da un matto prima che si cominciasse a parlare di UFO. Li aveva realizzati il misterioso personaggio citato nei carteggi fascisti come "il caso analogo conclusosi con il ricovero in manicomio"?
Identificare nella zona di Sesto e Vergiate i luoghi del primo cover up UFO dell'età contemporanea ci spinge ad alcune riflessioni. In primo luogo, Sesto Calende si trova sul Ticino. Ed i nostri lettori sanno che da tempo immemorabile il "triangolo" che va dal Ticino pavese a quello novarese e comprendente la punta varesina è zona di intensissima attività ufologica.
Il dossier al riguardo è voluminosissimo. É solo un caso? O c'è un legame con i fatti del 13 giugno del '33? Una teoria analoga è stata proposta per Hessdalen; anche in quell'occasione le ripetute e continuate apparizioni UFO sono state spiegate da alcuni con un incidente alieno. Siamo nel campo delle supposizioni; sappiamo però che nei giorni successivi il recupero la vita dei funzionari delle località coinvolte venne improvvisamente stravolta. I dirigenti della Macchi varesina, l'altra società che costruiva aerei militari assieme alla Marchetti, venivano spostati e sostituiti da tale ingegner Paolo Foresio, un fedelissimo che proveniva dal Genio Navale (2); a Milano il questore Pietro Bruno veniva rimosso e rimpiazzato dal questore di Trieste Gaetano Laino; il 26, "alla presenza di S.E il Prefetto, gr. uff. Fornaciari", il Segretario Federale del Fascio console Erminio Brusa (che evidentemente sapeva troppo) veniva trasferito e sostituito "dal nuovo segretario federale Rino Parenti (3)".
Non solo. Probabilmente la milizia fascista aveva rastrellato tutta la zona incriminata; non si spiegherebbe altrimenti l'improvvisa mobilitazione di fedelissimi da Cuggiono (VA), da Como e dalla Brianza.
Cercavano qualcosa? O nascondevano qualcosa? Fatto sta che la stampa dell'epoca riferisce che il 17 giugno venivano allertati "i Comandanti di Fascio, i Capi Centurie e gli aiutanti in seconda dei Fasci Giovanili di Combattimento" della cittadina di Cuggiono, che guarda caso è proprio tra Varese e Milano; e veniva messa in allarme la sede del Fascio di Carate in Brianza (4); la mobilitazione si estendeva sino a Como, ove il 23 giugno si approntava un imponente raduno di camice nere (5). E ancora, pochi giorni dopo l'atterraggio UFO, si precipitava a Milano, inaspettatamente, nientemeno che la Regina (6). La versione ufficiale fornita dalla stampa fu che intendesse all'improvviso semplicemente visitare l'Ospedale Maggiore di Milano. Forse per incontrare i cinque viandanti feriti dalla caduta del disco volante? Alla luce di questi nuovi elementi assume un diverso significato il martellante bombardamento mediatico con cui il Regime cercava, a mezzo stampa, di convincere e di convincersi che la propria Aeronautica fosse ancora la migliore del mondo. Ciò avveniva persino sulle riviste femminili, solitamente interessate a ben altri argomenti; anche là il lavaggio del cervello era continuo, da "Eva" alla cattolicissima "Alba" (che il 16 luglio '33 dedicava la copertina alle "Ali d'Italia") a "Lei" (con un pezzo sulle "aviatrici").
Il regime temeva chiaramente una perdita di autorità (7), tant'è che Mussolini in persona dovette ribadire, in prima pagina dalle colonne dal fedelissimo quotidiano "La Sera" pochi giorni dopo l'atterraggio, che lo Stato fascista non era soltanto "un guardiano notturno che si occupava della sicurezza personale dei cittadini..." (8). Eppure, proprio in quelle prime ore dell'alba la polizia segreta fascista aveva lavorato da guardiano notturno, non per la sicurezza dei cittadini, ma per la salvaguardia delle proprie istituzioni.
Sfortunatamente, hanno lavorato bene. La caccia ai documenti è un'impresa disperata. In primo luogo, questa ricerca è una lotta contro il tempo; i pochi testimoni che ricordano qualcosa si stanno spegnendo lentamente (e recentemente è deceduto, a 73 anni per un cancro al pancreas, il soldato italiano che collaborò con i servizi segreti inglesi nello studio delle foto di foo-fighters). Ancor più drammatica la ricerca di memoriali di membri del Gabinetto RS/33. Non è noto se Mussolini abbia mai parlato della commissione UFO ai suoi più stretti collaboratori o alle persone che gli furono vicine negli ultimi istanti di vita.
La logica lo escluderebbe; in ogni caso, lo scorrere inclemente del tempo non ci favorisce: l'estate scorsa si è spento monsignor Salvatore Capula, per sessant'anni parroco della Maddalena a Cagliari, la persona che raccolse le ultime confessioni del Duce (9) e dal quale avrebbe avuto in custodia certi misteriosi diari, la cui esistenza continuò peraltro a negare. Ed è morto a Brescia, nel '96, forse l'unico partigiano che potesse saperne qualcosa, il professor Aldo Gamba di Gargnano (BS), che dopo la Liberazione fu responsabile della polizia militare per il Nord Italia. I giornalisti arrivavano a Gargnano da tutto il mondo per intervistarlo sulle casse segrete che Mussolini cercò di trarre in salvo prima della fucilazione. E Gamba rispondeva: "Non dirò niente a nessuno sull'impiego e sulla fine di quelle casse". Ma quando era assieme agli amici toccava spesso l'argomento.
"Il 29 aprile del '45", diceva, "in qualità di capo della polizia militare feci sequestrare una delle casse con l'archivio segreto di Mussolini e la consegnai regolarmente alle autorità del nascente Stato Repubblicano". Fu forse grazie a ciò che fu possibile scoprire - come abbiamo già scritto nel numero di marzo di "UFO notiziario" - che la Repubblica Sociale Italiana aveva un suo RS (di cui parla lo scettico Marcello Coppetti nel volume "UFO arma segreta"). "C'erano altre quattro casse contenenti atti e scritture della segretaria Mussolini", confessava Gamba. "Due furono affondate nel lago di Garda. Per ottenere una sicura e rapida immersione, erano state zavorrate da grosse pietre. Le altre due, il 18 aprile a Gargnano, furono caricate su un camioncino con altro materiale della segreteria. Lo stesso giorno, di pomeriggio, anche Mussolini abbandonò Gargnano. Le due casse vennero abbandonate nella prefettura di Milano, ove si svolse l'ultimo breve Consiglio dei ministri. Il 29 aprile riuscii a far recuperare anche una di queste due casse. La seconda era sparita. Un giallo. Qualcosa era stato presumibilmente prelevato dal segretario particolare del Duce (10)". "Ma", informa lo storico Federico Pelizzari, "bisogna anche tenere presente che la sera del 26 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale aveva occupato la prefettura milanese di Corso Monforte, dove il 27 si era insediato Riccardo Lombardi, prefetto della Liberazione. Con lui arrivarono partigiani, patrioti improvvisati e guardie di finanza, che avranno rovistato nelle casse zincate aperte (11)".
Le attuali veline del Gabinetto RS/33 finirono così nelle mani di un partigiano? "Abbandonati sul pavimento", continua Pelizzari, "furono trovati documenti di Mussolini degli anni '21, '25, '27, '36, '40. Dell'altra cassa neppure l'ombra. Aldo Gamba supponeva che il materiale fosse finito nelle mani dei servizi segreti americani o sovietici". É forse casuale che dopo la guerra proprio americani e russi iniziarono a costruite velivoli discoidali (l'Avro-car statunitense, il Galonska russo)? "Infine", conclude Pelizzari, "la cassa che era stata recuperata scomparve durante il trasferimento verso Roma. Ma non conteneva tuttavia rivelazioni storiche dirompenti, solo un pot-pourri di atti pubblici, di relazioni sui Consigli dei ministri, documenti su biografie fasciste...". Il 13 agosto scorso è morto anche Franco Campetti, l'artigiano che aveva ricevuto l'ordine dai fascisti di costruire le celebri casse. Fu lui che, nel 1993, smentì pubblicamente che le casse ritrovate nei fondali del lago di Gargnano (aperte con grande enfasi alla presenza dell'on. Alessandra Mussolini) fossero quelle contenenti i documenti più segreti del Duce (12).
Tali casse non vanno confuse con l'oro di Dongo, che secondo il settimanale elvetico "L'Hebdo" sarebbero state nascoste non lontano dal lago di Ginevra, e non sarebbero invece finite nelle mani dei partigiani che fucilarono il Duce (13). Le casse di Dongo contenevano l'oro sottratto dai fascisti alla popolazione, e dovevano servire per la nascita di un piccolo feudo mussoliniano in Svizzera, in Spagna o in America; le casse di Gargnano custodivano invece i dossier top secret del Fascio. Facile dunque che vi fossero anche i files UFO (ma sul come Mister X abbia potuto mettere le mani sui carteggi originali ho una mia teoria assai precisa, che spero presto di avvalorare...). Quanto sopra riportato è ciò che ci dice la cronaca. Da fonti ufficiali non vi è modo di avere risposta alcuna (sebbene i files fascisti dovrebbero essere custoditi alla Farnesina); non è questa una novità, peraltro: ad esempio i carteggi fra Winston Churchill e Mussolini sono stati cercato invano a Palazzo Chigi e non vi è traccia del loro passaggio negli archivi riservati della Presidenza del Consiglio all'epoca dei governi de Gasperi (14).
Nulla si sa anche dal fronte partigiano. Del Gabinetto RS/33 non vi è traccia negli archivi dell'Associazione Nazionale Resistenza Partigiana (15) e la Fondazione Marconi di Bologna neanche risponde. Qualche altro documento segreto sarà sfuggito alla censura? Mistero. Casa Feltrinelli, la villa di Gargnano da cui Mussolini governò la Repubblica Sociale e ove potrebbero essere stati occultati altri documenti, è stata improvvisamente acquistata da un magnate, guarda caso americano... (16).
Relativamente più semplice è stato indagare sui membri del Gabinetto RS/33. Ne sono emerse convinzioni folli! Nel 1973 nella sala della Caxton Hall di Londra l'astronomo scozzese Duncan Lunan presentava ai colleghi un diagramma di echi radio (LDE) captati nel 1928 dal professor C. Stoermer in Norvegia. Gli echi erano, secondo Lunan (e secondo l'astronomo Bracewell, che li aveva studiati nel 1960) delle radiofrequenze terrestri che erano state captate dagli alieni e reinviate sulla Terra con una serie precisa di pause ("ritardi") a mo' di messaggio intelligente, un po' come nel film "Contact".
Secondo Lunan gli echi erano stati rispediti ritardati sulla Terra da una sonda extraterrestre partita tredicimila anni fa da Epsilon di Boote. Al di là della bontà di queste conclusioni, ciò che mi ha molto meravigliato è stato scoprire che Marconi - capo del Gabinetto RS/33 e convinto assertore dell'esistenza di comunicazioni aliene - fosse assolutamente al corrente dell'esistenza di questi radiomessaggi! Ciò spiegherebbe perché proprio lui sarebbe stato incaricato di guidare il Gabinetto RS/33; e spiegherebbe perché assieme ad un altro membro del team fascista, Giancarlo Vallauri, studiasse il radar per intercettare gli intrusi dallo spazio (17)!
E si chiarirebbe il ruolo del progettista Gaetano Arturo Crocco, altro membro del Gabinetto RS/33, il primo in Italia a studiare, sin dal 1906, l'autorotazione - mediante eliche - dei velivoli. Chi meglio di lui poteva capire il funzionamento di un disco volante?
Di lui il giornalista aeronautico Cesare Falessi, che fu suo grande amico, mi confermò l'improvvisa fissazione per i viaggi nello spazio. Tale affermazione è documentata anche dallo studioso Franco Fiorio: "Il grande scienziato e pioniere astronautico italiano Crocco ha dimostrato fin dal 1950 come, mediante uno sfruttamento più efficiente dell'energia di fusione nucleare, il raggiungimento di velocità quasi-luce sia possibile e come ciò consenta di varcare, entro i limiti di tempo della vita umana, i confini del nostro sistema solare fino a distanze equivalenti a 34 anni luce, contenenti circa 480 stelle fisse della classe del nostro sole, ciascuna delle quali rappresenta un sistema solare indipendente comprendente molti pianeti di svariate caratteristiche (18)".

Quanto a Marconi, citò gli echi di Stoermer in uno scritto inviato alla Reale Accademia d'Italia (di cui fecero in seguito parte i membri del Gabinetto RS/33) e letto a Trento il 7 settembre 1930. "Nel 1928", dichiarò il fisico, "il prof. Stoermer di Oslo annunziò di aver potuto confermare delle osservazioni fatte dall'ing. Hals, riguardo all'esistenza di radio-echi ricevuti parecchi secondi dopo la trasmissione di ciascun segnale. Dato che la velocità delle onde elettriche è di circa 300.000 km al secondo, è necessario supporre che le onde causanti l'eco percorrano in certi casi centinaia di migliaia di chilometri. Infatti, nel corso di una conferenza tenuta ad Edimburgo nel febbraio di questo anno, il prof. Stoermer espresse il dubbio che alcune onde adoperate nelle varie trasmissioni, fossero riflesse dall'orbita della luna (19)". Guarda caso, proprio Crocco insisteva in quegli che si dovesse colonizzare il nostro satellite. Il Majestic 12 fascista era convinto che vi fosse qualcun altro sulla Luna?
02:42
Scritto da: angelus.1985
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29/06/2008
Sir William Wallace
SCOZIA anno 1296-1327
Da Edoardo I a Edoardo II
con in mezzo il ribelle
WILLIAM WALLACE

Uno dei più grandi eroi nazionali della Scozia,capo incontrastato della resistenza contro l'impero Inglese alla fine del XIII secolo.
William Wallace (Elderslie 1270 - Londra 1305) - Eroe nazionale scozzese. Nella lotta contro gli inglesi che avevano deciso di occupare la Scozia, il poco più che venticinquenne Wallace, divenne improvvisamente il capo della rivolta nazionale, tentando di organizzare lo stato e di consolidare la spinta indipendentistica. Dopo un'impari lotta con le truppe di Re Edoardo I, catturato con il tradimento, finì tragicamente impiccato a Westminster. Ma la sua figura assurse nei secoli seguenti a simbolo della libertà scozzese e divenne protagonista di saghe e ballate popolari.

Ancora oggi è molto ricordato in patria con monumenti, e recentemente in suo onore è stato realizzato un bellissimo ed emozionante film "BRAVEHEART" ("Cuore impavido"), realizzato da Mel Gibson.
Nel 1296 Edoardo I era stato costretto ad abbandonare le impopolari imprese in Francia per volgersi - con una sua prima campagna- con tutte le forze del regno contro la Scozia, nemica vicina quindi nemica per tutti gli Inglesi. Come guerra di difesa nazionale la guerra contro la Scozia non suscitava proteste come le imprese sul continente: la minaccia alle province del nord accomunava gli Inglesi al Re che voleva imporre la sua supremazia alla Scozia. Così, dal grave, imperdonabile errore di aver provocato il sorgere d'una ostilità scozzese contro l'Inghilterra, e quindi di questa contro quella, separando così per secoli due nazioni conterranee che avrebbero potuto ben prima fondersi insieme, derivò almeno il beneficio d'un accordo tattico fra Re e paese.
Dopo questa prima vittoriosa campagna del 1296 (dove sconfisse gli Scozzesi e ne depose il re, John Baliol), ottenuto il giuramento di tanti nobili, Edoardo I credeva d'aver la Scozia in pugno, e mentre teneva prigioniero il disgraziato Baliol, aveva imposto al regno settentrionale un guardiano nella persona d'un grande feudatario di antica stirpe normanna, Giovanni di Warenne conte del Surrey, che lo aveva aiutato efficacemente nelle campagne del Galles e della Scozia. Ma era uomo vecchio e neghittoso, e lasciò le cose in mano ad alti funzionari inglesi: Guglielmo di Ormsby, nominato giustiziere di Scozia, e Ugo di Cressingham, tesoriere.
Naturalmente, cominciò una serie di soprusi, di vessazioni burocratiche - il modo più sicuro di provocare un'insurrezione. Ma ad essa mancavano capi : i grandi nobili scozzesi erano in esilio; gli altri, impegnati dal giuramento di fedeltà, non osavano muoversi.

Sorse allora, dalle schiere della minore nobiltà, il corifeo della riscossa nazionale, GUGLIELMO WALLACE (o Walleys o Wallas). Era un piccolo proprietario delle Basse Terre occidentali, poco più che venticinquenne, probabilmente di origine normanna poi, si pretese che parlasse gaelico e portasse l'abito scozzese.
E ben difficile formulare un giudizio sul carattere e sul patriottismo di Wallace - uno scampaforche, un assassino crudele secondo i cronisti inglesi; secondo gli Scozzesi e secondo il suo poeta, Harry il Cieco, un eroe generoso, gigantesco, di forza incredibile, che fendeva i nemici dalla testa ai piedi con un sol colpo di spada. È il solito destino storico degli eroi nazionali - filibustieri e ribelli secondo la nazione dominante, santi combattenti agli occhi degli oppressi.
Si narra che soldati inglesi avessero offesa (o uccisa) una donna che egli amava e perciò egli assaltasse la guarnigione di Lanark con pochi seguaci, e ammazzasse Sir Guglielmo di Hazelrig, sceriffo inglese. Si gettò alla macchia, nella primavera del 1297, e gradualmente tutti gli sbandati, i malcontenti, gli inquieti si riunirono intorno a lui. La sua tattica offensiva, la guerriglia, attacchi di sorpresa, imprese leggendarie ora in fuga ora all'offensiva, Wallace incuté tale terrore che al suo avvicinarsi a Scone, il giustiziere Ormsby scappò in Inghilterra. Il vescovo palatino di Durham cercò di affrontarlo, e venne volto in fuga. Poi, il guardiano Warenne si decise a muoversi, chiamò sotto le armi gli uomini a nord dellaTrent e mosse contro i ribelli con 300 uomini a cavallo e 40 mila pedoni. Intanto Wallace aveva proclamato di combattere in nome del re Baliol tenuto prigioniero, e a lui si era unito anche lo sfortunato difensore di Berwick, Guglielmo signore di Douglas, forse di una famiglia fiamminga che aveva larga parentela e sparsi domini in Scozia.
Chi restava in posizione equivoca era il nipote del competitore di Baliol, Roberto Bruce : suo padre aveva combattuto a fianco di Edoardo I contro Baliol nel 1295 e ora viveva contento nei feudi inglesi della famiglia, mentre Roberto teneva i domini scozzesi della madre come conte di Carrick. Ma rimaneva incerto : un po' perché non voleva combattere a favore del Baliol, un po' perché la gente di Annandale (il dominio scozzese del padre) rifiutava di seguirlo.
L'esercito inglese, comandato da Sir Henry Percy, nipote di Warenne, giunse rapidamente a Irvine, incutendo terrore ai ribelli non ancora ben organizzati. Molti dei nobili che si erano uniti a loro chiesero perdono e giurarono fedeltà a Edoardo I - tra essi, Roberto Bruce e Guglielmo Douglas.
Intanto Wallace, con la gente più umile e più decisa che accorreva a lui dalle Basse Terre settentrionali, cacciava gli Inglesi da Perth, Stirling Bridge, Lanark. L'esercito regio, ora guidato da Warenne e dal tesoriere Cressingham, procedette verso il ponte sulla Forth, dominata dal castello di Stirling, chiave della Scozia ché eretto dove finisce l'estuario e si restringe il fiume che divide le Basse Terre del sud dalle regioni del nord.
Naturalmente le forze di Wallace erano quasi tutte a piedi (180 cavalieri e qualche migliaio di fanti) : gli Scozzesi, tra le loro montagne, non erano abituati ai cavalli : e così si ha uno dei primi casi di fanterie armate di picche o di asce contro i cavalieri feudali, abituati a considerare i pedoni come marmaglia da disperdere. Le ripetute sconfitte della cavalleria, alla lunga, faranno capir qualcosa anche ai militari (mai famosi per intelligenza e preveggenza) e indurranno Edoardo I e suo nipote a portare sulla fanteria il peso delle future battaglie.
Wallace prese posizione sulle piccole elevazioni che comandavano l'ansa del fiume e gli assicuravano una via di ritirata verso le montagne. L'armata inglese, sicura per il numero e per i cavalieri pesanti, cominciò a passare il ponte; quando fu passata metà dell'armata, Wallace lanciò un contingente a conquistare la testa del ponte e attaccò di fronte le forze già sulla sua riva. Confusione, strage : Cressingham restò ucciso, Warenne scappò fino a Berwick (Settembre 1297).
La Scozia rimase libera, Wallace prese il titolo di "guardiano del regno" in nome di Baliol, occupò tutti i castelli, anche quello di Berwick, sconfinò in Inghilterra devastando il Northumberland e il Cumberland, con crudeltà spietata, coadiuvato dai nobili scozzesi settentrionali che tentarono anche di prendere Carlisle.
Edoardo I tornò in Inghilterra nel Marzo 1298, assetato di vendetta. Convocò un Parlamento a York, i nobili gli diedero pieno appoggio : un mese dopo, si radunava un esercito di quasi 3000 uomini a cavallo (per metà mercenari, per metà signori e dipendenti inglesi) oltre a un numero imprecisato di soldati.
La scarsità di viveri nel paese devastato, l'indisciplina dei contingenti gallesi minacciarono il successo. Ma Wallace commise l'errore di attendere e accettare battaglia anziché temporeggiare, pur non avendo che un numero trascurabile di armati pesanti.
I due eserciti si affrontarono a Falkirk (Luglio 1298). Wallace dispose le sue forze in quattro masse (schiltron) di picchieri, che tenendo le picche inclinate in avanti e col calcio piantato in terra, offrivano un ostacolo insuperabile alla cavalleria pesante; pochi arcieri difendevano gli approcci. La fronte era protetta da un marese, le spalle dal terreno elevato e boscoso. - Non aveva che pochi cavalieri, e la fanteria contro gli armati a cavallo doveva tenersi sulla difensiva.
Le prime « battaglie » o squadre inglesi che tentarono attacchi alle ali, si infransero contro i picchieri. Ma Edoardo I, prima di ordinare la carica generale, mise in disordine gli schiltrons col tiro accelerato dei suoi arcieri iniziando così, su larga scala, l'impiego tattico sistematico di questa armi che solo dalla metà del Duecento (pare) era stata introdotta negli eserciti inglesi. L'attacco della cavalleria pesante infranse facilmente le ultime resistenze. Wallace fuggì sui monti, poi in Francia, cercando aiuti da Filippo il Bello e perfino dalla Norvegia.
Fu l'ultima battaglia dell'indipendenza scozzese fino al Bannockburn. Da allora in poi, ammaestrati dell'esperienza, gli Scozzesi fuggiranno di fronte all'invasione, portando con sé armenti e provviste su per le montagne, e i corpi inglesi troppo numerosi, continuamente tormentati da rapide incursioni, non potranno sostentarsi nel deserto. Ogni tentativo di conquista integrale fallirà e quindi anche ogni tentativo di occupazione parziale perché il paese era ormai unito nell'odio contro l'Inghilterra.
Già la vittoria di Falkirk fu (come tante strepitose vittorie) assolutamente inutile. Edoardo I avanzò fino a Stirling, inviò contingenti ad occupare Perth e S. Andrea; ma intanto, nel sud-ovest, divampava la rivolta del nipote del Competitore, Roberto VIII Bruce. Il Re dovette retrocedere, Bruce fuggì : ma i viveri erano scarsi, le truppe stanche, le diserzioni numerose. A Carlisle anche i baroni dichiararono di non poter continuare, date le perdite e le spese. Edoardo I li lasciò andare di malagrazia, si trattenne nel nord fino al Natale 1298, imprecando contro la defezione dei nobili alla quale dava la colpa della vittoria mancata. Quando fu partito, non restò in mano inglese che la Scozia del sud, e minacciata da torme di patrioti.
Ma intanto Filippo il Bello, dopo un molle tentativo di far liberare Baliol, si era accordato con Edoardo I senza curarsi dei suoi alleati scozzesi, anzi imprigionando per qualche tempo Wallace che si era rivolto a lui.
Nel 1299 Re Edoardo I, impegnato nelle solite liti coi baroni per infrazioni alle Carte e alla Conferma, non poté far nulla. Gli Scozzesi, lasciati in asso dalla Francia, cercavano un altro appoggio : messi scozzesi, e forse lo stesso Wallace andarono a Roma e decisero Bonifacio VIII (che già nel 1298 aveva tentato di intervenire consigliando a Edoardo I moderazione) a un passo in favore della Scozia, suggerendogli di rivendicare quella supremazia papale su di essa che derivava dalla dipendenza diretta da Roma delle diocesi scozzesi, le quali avevano sempre vittoriosamente rifiutato di sottostare all'arcivescovo di York.
Un papa come Bonifacio VIII non poteva lasciarsi sfuggire una occasione per estendere il suo potere, e nella Scozia avrebbe avuto un appoggio per ricattare eventualmente tanto Francia che Inghilterra se avessero tentato di sottrarsi alle imposizioni pontificie. Già Nicolò IV aveva rifiutato di appoggiare le pretese di sovranità sulla Scozia di Edoardo I; nel 1298 Bonifacio VIII aveva privatamente ammonito Edoardo I di non ascoltare la sua ambizione e di non dar noia ai vicini. Ora, nel Luglio 1299, gli diresse una lettera protestando contro sequestri e incarceramenti a danno del clero scozzese, accusandolo nettamente di prepotenza, asserendo che la Scozia non era mai stata feudo della Corona inglese, che l'omaggio del 1292 era stato estorto approfittando della situazione, che le imprese inglesi erano ingiuste, che solo alla Santa Sede spettava l'alta sovranità sulla Scozia.
Intanto il Re tentava di radunare un esercito per un altro tentativo, e tuttavia continuava, con tipica ostinazione di cattivo politico, a non voler mantenere le promesse fatte ai suoi sudditi.
I nobili scozzesi cominciavano a sostenere la causa nazionale, dando la reggenza del regno a Giovanni Comyn il Rosso e Giovanni Comyn conte di Buchan, figlio il primo, l'altro parente di quel Comyn che nel 1291 si era presentato fra i competitori al trono.
Solo nella primavera del 1300, concedendo gli Articuli super Cartas, Edoardo I ottenne i mezzi per un'altra campagna : un tentativo di sottomettere almeno il sud-ovest che riuscì soltanto a conquistare un castello secondario. Durante questa impresa, giunse l'arcivescovo Winchelsea, latore della dichiarazione del Papa. Naturalmente Edoardo I s'infuriò : riunì un Parlamento a Lincoln per aver l'appoggio di tutti contro il Papa, come farà di lì a poco anche Filippo il Bello. I baroni, dato che erano d'accordo col Re nell'odio contro gli Scozzesi e che una lettera non costava nulla, inviarono al Papa una protesta, respingendo ogni giurisdizione pontificia in questioni temporali.
La campagna del 1300 si concluse con una tregua : ma Edoardo I, incaparbito, cominciò a rendersi conto che per sottomettere la Scozia non bastava una delle solite campagne feudali di breve durata. Non abbandonò il nord, e intanto sfogò lo spirito letichino con una ponderosa controdeduzione alla dichiarazione del Papa, nella quale riprendeva la questione scozzese dai tempi preistorici, sciorinando come fatti accertati tutte le frottole di Goffredo di Monmouth e degli autori di altri Brut : il troiano Bruto aveva conquistata l'isola allora abitata da giganti, l'aveva divisa fra i tre figli ma riservando al maggiore la dignità regia; e poi Arturo sovrano anche della Scozia; e così via, in una girandola di fatti e fiabe, di documenti e falsificazioni. Questa lettera fu trasmessa dal Papa ai messi scozzesi : uno di essi rispose brevemente impugnando di falso la protesta di Edoardo I; poi dalla Scozia venne inviata una lunghissima replica alle pretese inglesi, riaffermando che la Scozia era un allodio pontificio e battendo il Re sul terreno pseudo storico da lui scelto : i giuristi scozzesi sostenevano che la Scozia doveva il nome alla figlia d'un Faraone, che gli Scoti avevano cacciato Bruto, e così via.
Ma la questione si fermò lì perché Bonifacio VIII si impelagò nella lite con Filippo il Bello, e d'altronde gli Scozzesi riuscirono benissimo da soli a bloccare l'incauto Re inglese. Nemmeno la campagna del 1301 ottenne risultati. Nel 1302 nuova tregua, mentre procedevano le trattative con la Francia che porteranno, l'anno dopo, alla restituzione della Guascogna e ai matrimoni franco-inglesi. La pacificazione col secolare nemico diede al Re modo di usare tutte le forze del regno contro la Scozia, anche perché si era andata esaurendo l'opposizione nobiliare.
Abbiamo già accennato alla politica, ormai tradizionale, di ridurre i grandi possessi nelle mani di parenti del Re. Essa fece in questi anni, più per fortuna che per abilità, passi giganteschi. I feudi principali, dai quali era partita l'opposizione contro Enrico III e contro Edoardo I, erano ora, direttamente o indirettamente, dominati dal Re.
( Quelli de conti di Gloucester erano in mano a un genero di Edoardo I; anche l'erede di Bohun e della contea di Hereford sposò una sua figlia; Bigod rinunciò all'ereditarietà del Norfolk che così, nel 1306, ricadrà alla corona e verrà poi dato a un figlio di Edoardo I. Edmondo il Gobbo morì nel 1300 senza eredi e la Cornovaglia tornò alla Corona. Di lì a poco, l'erede dei conti del Surrey sposerà una nipote del Re. Tommaso di Lancaster, figlio di suo fratello Edmondo, aveva tre feudi imposrtantissimi (Lancaster, Derby, Leicester) e aggiungerà as essi, per matrimonio, anche quelli di Lincoln e Salisbury. Almarico di Valenza, uno dei Lusignano, cugino del Re, aveva la contea di Pembroke).
Quanto ai prelati, l'Arcivescovo non proseguì nell'opposizione ché il Papa non poteva più appoggiarlo. Approfittando di questo, Edoardo I sequestrò anche il palatinato di Durham e (più tardi) le terre dell'arcivescovo di York, in modo da aver aperta la strada verso nord.
Secondo lui la colpa degli insuccessi scozzesi era dei nobili e dei prelati, stanchi di fatiche e spese inutili, più saggi di lui nel vedere che era impossibile sottomettere la Scozia appunto perché troppo povera e poco abitata. E continuò a insistere nella vana impresa fino alla sua morte, profondendo forze e denaro, preparando quel malcontento che scoppierà contro suo figlio (Edoardo II) in un'altra crisi costituzionale.
Non riusciva a staccarsi dal nord. Alla fine del 1302 mandò forze a svernare a Edimburgo, sotto Giovanni di Segrave, che lasciò sorprendere e volgere in fuga l'esercito presso Roslin, al principio del 1303. Ma intanto Edoardo I aveva radunato un grosso esercito con il denaro ottenuto per mezzo della Carta mercatoria, e avanzò senza incontrare resistenza notevole verso l'estremità settentrionale della Scozia. Tutti i nobili si affrettarono a sottomettersi, primo il reggente Comyn il Rosso.
Solo Wallace preferì la vita randagia dello sbandato, pur non rinunciando a organizzare gruppi di ribelli. Alla fine del 1304 il Re poteva illudersi, un'altra volta, di aver sottomessa la Scozia.
Ma in un paese in sommossa da anni, tra un popolo animato ormai da odio instancabile e sorretto dalla gente della montagna, sempre pronta alle redditizie incursioni, l'omaggio dei nobili significava meno che altrove. Wallace trovava aderenti senza paura, decisi a lottare, ma le speranze scozzesi furono troncate dal tradimento d'un amico che fece cadere Wallace nelle mani di Edoardo I.
Sperava di salvarsi, dato che mai aveva giurato fedeltà al Re. Ma questi era sempre pronto ad abbandonare quella legalità alla quale si appellava così spesso e volentieri finché gli faceva comodo, e impiantò una infame parodia di processo, accusando Wallace di tutte le crudeltà possibili e impossibili, e lo fece morire della morte crudele d'un traditore, infine impiccato e squartato a Westminster (1305).
La sua testa venne infilzata su un palo appuntito e posta sul London Bridge. Il governo inglese espose le sue membra in maniera raccapricciante a Newcastle, Berwick, Edimburgo, e Perth.

La lapide della fotografia si trova su un muro del St Bartholomew's Hospital, vicino al luogo dell'esecuzione di Wallace, a Smithfield. I patrioti scozzesi e altre persone interessate spesso visitano questo luogo e vi depongono dei fiori.
Poi Edoardo, tornò a rivestire la toga del sapiente legislatore. Col consiglio del vescovo di Glasgow, di Roberto Bruce e di Giovanni Mowbray aveva fissato di convocare 10 Scozzesi insieme a 20 suoi consiglieri per riordinare la Scozia. L'ordinanza che venne emessa fu ispirata dagli stessi criteri adottati per il Galles - senza tener conto della differenza fra i due paesi, della lunga lotta che aveva confermate le caratteristiche nazionali scozzesi.
Fino a un certo punto, le misure non furono tiranniche. La Scozia restava amministrativamente separata, sotto Giovanni di Bretagna conte di Richmond, cugino e luogotenente del Re. Venivano stabiliti quattro dipartimenti giudiziari per le quattro diverse regioni scozzesi (Galloway, Lothian, Basse Terre a nord del Forth, Alte Terre) e l'organizzazione in contee ma lasciando le antiche divisioni di contee e spesso gli sceriffi ereditari. Ma si proibivano « le costumanze degli Scoti e dei Gallesi » (tutto il diritto indigeno delle Alte Terre sul quale si basava la costituzione dei clans); si confermavano le leggi del re Davide e degli altri Re scozzesi, ma solo in ciò che non urtasse « Dio e la ragione » - cioè le idee dei funzionari reali.
Poi il Re si volse a vendicare la lunga opposizione. L'arcivescovo Winchelsea fece la sua ultima prova di forza nel 1305, riuscendo a evitare che venisse promulgata una legge che proibiva al clero di esportare denaro - la stessa disposizione che aveva condotto al conflitto fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello, ormai risolto contro la tesi papale : in quello stesso anno, diveniva papa Bertrando di Goth, vescovo guascone, supino ai voleri del suo Re, Filippo il Bello, e del suo superiore feudale, Edoardo I. - Cominciava la servitù avignonese.
Clemente V cominciò subito a mostrare di che stoffa fosse fatto, inchinandosi alla volontà di Edoardo I e liberandolo dal giuramento di rispettare la Conferma del 1297 e le promesse successive. Edoardo I, spergiuro come i suoi predecessori, approfittò tuttavia con maggiore prudenza del turpe permesso. Si limitò, per il momento, a revocare alcuni disafforestamenti; ma sfruttò l'appoggio del Papa in tutti i modi. Tornò a sequestrare i beni del vescovo di Durham, fece sospendere l'arcivescovo Winchelsea, e pagò il Papa concedendogli le rendite di Canterbury e dandogli mano libera nell'esazione delle decime. Naturalmente questo disgustò il paese e un Parlamento del 1307 progettò uno statuto De asportatis religiosorum nello stesso spirito del provvedimento fallito del 1305. Fu il Re a impedire la promulgazione della legge antipapale.
Ma questo Parlamento era stato radunato di nuovo nel nord, a Carlisle, perché la bella ordinanza per il riordinamento della Scozia era stata subito seguita da una nuova insurrezione.
Questa volta, non aveva per esponente un Re debole e inetto come Baliol né un masnadiero coraggioso e tenace come Wallace : ma un nobile ambizioso e ambiguo, dotato però di coraggio instancabile e di grande abilità.
Roberto Bruce, il nipote del Competitore, che già aveva i possessi della madre (Carrick) nel 1204 aveva ereditato anche quelli del padre (Annandale), così riunendo i più grossi feudi del sud-ovest scozzese. Aveva tenuto atteggiamento equivoco fino ad allora, sembrando appoggiare la politica di Edoardo I, probabilmente perché attendeva che il ricordo dell'esule re Baliol fosse spento del tutto con la rinuncia di lui al trono e col nuovo ordinamento della Scozia. Non vi era ormai altro competitore possibile che Comyn il Rosso il quale si era mostrato più supino al volere del Re inglese che non Bruce, il quale già nel 1204 si era segretamente alleato con l'infaticabile patriota Lamberton, vescovo di S. Andrea, partigiano di Wallace. Con Lamberton, Bruce era sicuro dell'appoggio del clero scozzese che temeva di cadere sotto il primato dell'arcivescovo di York e di venir sostituito da prelati ligi all' Inghilterra.
Forse qualche spia rivelò l'accordo a Edoardo I; certo, al principio del 1306 Bruce non si sentì più sicuro e fuggì nello Annandale. Lì, a Dumfries, nel chiostro dei Frati Minori, trovò Comyn il Rosso e gli chiese di unirsi a lui per liberare la Scozia. Sorse una lite (può darsi che fosse stato Comyn a svelare al Re l'accordo con Lamberton) e Bruce tirò una coltellata al pericoloso rivale, che si rifugiò in chiesa mentre Bruce tornava sconvolto tra i suoi seguaci e confessava ad essi che dubitava di aver ucciso Comyn. Un tal Kirkpatrick gli replicò : « Dubitate? I mak sikkar, mi assicurerò ». Entrò e finì Comyn sui gradini dell'altare.
Per Bruce non vi era più scampo : o re o traditore. Si rifugiò in un suo castello, chiamò la popolazione a rivolta. Il vescovo di Glasgow (tradendo il sesto giuramento di fedeltà a Edoardo I) e Lamberton (membro del governo eduardiano) lo appoggiarono e lo fecero incoronare (25 Marzo 1306) re di Scozia a Scone, per mano della contessa di Buchan, sorella del conte di Fife al quale spettava il diritto ereditario di imporre la corona al re di Scozia . (il diritto discendeva alla casa di Fife dall'antenato Macduff che aveva coadiuvato Malcolm contro l'usurpatore Machbeth. La contessa di Bucham, caduta poi nelle mani di Edoardo I, verrà punita chiudendola in una gabbia di legno sulle mura di Berwick, esposta alla vista di tutti i passanti).
Il castello di carta della dominazione inglese cadeva un'altra volta. Edoardo I infuriato abbandonò ogni progetto di pacificazione, chiamò a raccolta tutte le sue forze contro il piccolo regno imperterrito. I due vescovi vennero deposti, Bruce scomunicato dal Papa ligio ai voleri del Re. Il Parlamento inglese votò fondi per la buona causa. Venne inviato a nord Amalrico di Valenza, nuovo guardiano di Scozia, con ordini di repressione spietata, mentre il Re, più lentamente, si portava a Carlisle.
Bruce, attaccato a Methven, si dovette rifugiare nelle Alte Terre e poi in un'isoletta lungo la costa irlandese. Molti suoi parenti e seguaci, i due vescovi caddero in mani inglesi. Edoardo I procedette con brutale severità i fratelli di Bruce, il conte di Atholl, altri nobili patrioti vennero impiccati; le donne e i preti imprigionati.
La repressione fece divampare più forte la rivolta. Nella primavera del 1307 Bruce rientrò in Scozia, vendicò a London Hill presso Ayr la sconfitta di Methven, batté il conte di Pembroke.
Intanto Edoardo I, prima di partire da Londra, aveva armato cavaliere il figlio facendogli giurare eterna guerra alla Scozia. Le leve si adunarono a Carlisle al principio dell'estate e il Re, ormai greve di vecchiezza (aveva 69 anni), volle guidarle in persona allo sterminio. La sete di vendetta lo teneva in piedi sull'orlo della tomba. Si mise a cavallo; dopo poche miglia dovette fermarsi a riposare. Il giorno dopo, si sforzò ancora, rimontò a cavallo - ma ancora si stancò presto. Tentò ancora, disperato contro la vita che gli fuggiva, e ancora si dovette fermare, passare su un letto il resto del giorno e la notte. La mattina dopo, mentre lo aiutavano a mettersi seduto per mangiare, si arrovesciò morto fra le braccia dei serventi. Era il 7 Luglio 1307. Tutto gli era riuscito - ma la Scozia, afferrata un momento, gli era sempre sfuggita di mano, e l'impresa restava come pesante eredità al figlio.
Ma Edoardo II si stancò presto. Ricevette l'omaggio dei nobili scozzesi che non avevano ancora accettato Bruce come re, avanzò verso nord un po' a caso, poi se ne tornò verso Londra. La guerra, lasciata a forze sparse e capi inetti, languì; Bruce acquistò successivamente terreno, i magnati scozzesi si fecero all'idea di un re venuto dai loro ranghi. Vi erano ancora, inconciliabili, tribù montanare indipendenti : sono anni leggendari di colpi di mano, di prodigi eroici. Ma la causa nazionale progrediva. L'opposizione non trovava appoggio nell'Inghilterra, governata da un Re incapace e sconvolta da lotte civili. I luogotenenti inglesi cambiavano continuamente, i castelli sfuggivano alle loro mani.
Nel 1310 Edoardo II, per distrarre l'attenzione dalla sua politica interna, tentò un'altra grande spedizione. Avanzò fino a Linlithgow, mandò forze fino a Perth : Bruce, ancora troppo debole, si ritirò e Edoardo II tornò senza aver concluso nulla.
Tormentato dai gravi contrasti interni fin dal suo esordio, nel 1322 l'opposizione divenne più forte. Nel 1327 il Parlamento inglese lo depose, con la scusa che era incapace di governare e che aveva lasciato in mano d'altri il governo del regno, incurante degli interessi dello Stato. Venne imprigionato nel castello di Berkeley e quindi assassinato.
CRONOLOGIA SOMMARIA DELLA SCOZIA
843 - Kennet MacAlpin re del Galloway e poi degli Scoti diventa anche re dei Pitti.
945 - Malcolm I acquista lo Strathclyde
1018 - Malcolm II riceve il Lothian, finora parte della Northumbria
1040 - Usurpazione di Macbeth (Maelbeatha)
1057 - Muore Macbeth : Malcolm III Canmore
1067 - Malcolm Canmore sposa Margherita, sorella dell'AEtheling Eadgar
1072 - Guglielmo il Conquistatore invade la Scozia e fa suo vassallo Malcolm (trattato di Abernethy)
1093 - Muore Malcolm Canmore : usurpazione di Donald Bane
1097 - Guglielmo il Rubicondo mette sul trono Eadgar figlio di Malcolm Canmore e Margherita
1100 - Matilda, figlia di Malcolm Canmore, sposa Enrico I
1107 - Muore Eadgar : Alessandro I - David succede allo Strathclyde
1124 - Muore Alessandro I : David di Huntingdon
1138 - Battaglia dello Stendardo
1153 - Muore David : Malcolm IV che sottomette il Galloway e le coste occidentali
1165 - Muore Malcolm IV: Guglielmo il Leone
1174 - Guglielmo il Leone accetta l'alta sovranità inglese (convenzione di Falaise)
1185 - Enrico II affida il Galloway alla Scozia
1188 - I sei vescovadi scozzesi dipendenti direttamente dalla Santa Sede
1214 - Muore Guglielmo il Leone : Alessandro I I
1232 - Prima fissazione del confine fra Inghilterra e Scozia
1249 - Muore Alessandro II: Alessandro III
1251 - Alessandro III sposa Margherita, figlia di Enrico III
1263 - Ultima invasione norvegese respinta (battaglia di Largs)
1266 - Magnus IV di Norvegia cede alla Scozia Man e le Ebridi tenendosi le Orcadi e Shetland
1281 - Margherita figlia di Alessandro III sposa Eric di Norvegia
1286 - Muore Alessandro III
1290 - Muore Margherita, « fanciulla di Norvegia »
1291 - Arbitrato di Edoardo I per la successione al trono
1292 - Giovanni Baliol re di Scozia
12 95-6 - Detronizzazione di Giovanni Baliol - Conquista della Scozia
1297 - Inizio della rivolta di Wallace - Battaglia del ponte di Stirling o di Cambuskenneth
1298 - Battaglia di Falkirk : Wallace sconfitto
1299 - Conquista del castello di Caerlaverock - Pretese papali di alta sovranità
1303 - Battaglia di Roslin : sconfitta inglese
1303-4 - Riconquista inglese della Scozia
1305 - Supplizio di Wallace - Ordinamento del governo scozzese
1306 - Roberto VIII Bruce coronato a Scone re di Scozia - Viene sconfitto a Methven
1307 - Gli Inglesi sconfitti a London Hill
1314 - Battaglia del Bannockburn
1323 - Vittoria scozzese a Byland
1326 - I borghesi compaiono nel Parlamento scozzese (parlamento di Cambuskenneth)
1328 - L' Inghilterra riconosce l'indipendenza della Scozia (trattato di Northampton)
1329 - Muore Roberto Bruce : Davide II Bruce
1332 - Vittoria dei feudatari inglesi « diseredati » sugli Scozzesi a Dupplin
1333 - Vittoria inglese a Halidon Hill
1346 - Vittoria inglese a Neville's Cross
1357 - Trattato di Berwick
1371 - Muore Davide I I Bruce : Roberto I I « the Steward »
1513 - Giacomo IV battuto a Flodden
1603 - Giacomo VI Stuart succede al trono inglese
1707 - Unione della Scozia con l'Inghilterra.
10:20
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22/06/2008
L'anticristo
L’anticristo. I segni della sua presenza. Chi è? Cosa farà?

Ai nostri giorni si sente parlare sempre più spesso dell’Anticristo e certe volte come di un personaggio che affascina e che, minimo, stimola la curiosità di molti.
Forse è un giusto sentore degli “ultimi tempi”.
Addirittura in certi ambienti come nei fans-club di cantanti Hard Rock e Metal viene osannato e acclamato come un futuro eroe, anticonformista, ribelle e spesse volte blasfemo, praticando una forma anche devozionale che si addentra nel puerile sforzo dell’imitazione e persino nella interpretazione di questo personaggio. Spesse volte viene anche chiamato “666”, cioè il numero che secondo Apocalisse 13:18 descrive la sua persona e la sua personalità.
E’ chiaro che in questi casi, quei giovani non sanno ne immaginano la profondità e la pericolosità che comporta l’approccio, anche superficiale e infantile, con la realtà ideologica e religiosa di tale personaggio.
Spesse volte dimostrano ignoranza che mischiata al fanatismo favorisce proprio l’intento del maligno che è quello di mantenere quei giovani lontano dalla verità e di conseguenza lontano da Dio.
In certi ambienti di gruppi satanici, poi, sono emersi, a rotazione nel corso degli anni, personaggi che, volutamente accompagnati da falsi aloni di mistero, si sono attribuiti l’appellativo di Anticristo.
Quello che ci prefiggiamo con questo breve studio è di analizzare dalla Parola di Dio i passi che parlano di tale personaggio, in modo che possiamo avere una conoscenza, seppur non completa, che ci permetterà di poter valutare oltre alla figura dell’Anticristo, anche i tempi e i modi della sua presenza.
Nel vangelo di Matteo 24:24, Gesù ci avverte in modo generico dell’apparizione di falsi messia e falsi profeti, ma la descrizione in dettaglio, di come e quando apparirà l’Anticristo, la troviamo nel libro dell’Apocalisse.
In questi ultimi tempi molti avvenimenti di carattere religioso e politico, a livello mondiale, stanno avverandosi fedelmente come riportato in alcuni passi dell’Apocalisse che, oltre ad essere premonitori, descrivono gli eventi che favoriranno l’ascesa al potere, e l’accettazione da parte della popolazione mondiale, dell’Anticristo.
In questa occasione ne prenderemo in considerazione alcuni tra i più significativi.
Dalle Sacre Scritture non si evince certamente la data precisa della manifestazione dell’Anticristo, ma troviamo chiaramente descritte le caratteristiche che anticiperanno e accompagneranno la sua presenza.
Una cosa certa è, che si manifesterà nel periodo antecedente la seconda venuta di Cristo in terra.
In diversi passi, che prenderemo come riferimento, non viene specificato il nome “Anticristo”, ma comprendiamo che si sta parlando di lui, in base alle descrizioni che ne delineano la figura. Infatti nelle lettere paoline viene chiamato “l’avversario”, “figlio di perdizione”, “l’uomo del peccato” ed altro, mentre in Apocalisse viene chiamato “la Bestia” (che sorge dal mare).
Di seguito riportiamo i versetti dalle Sacre Scritture che parlano dell’Anticristo e che ne descrivono alcune caratteristiche che possono essere utili per poterlo riconoscere.
Il presente scritto non pretende di essere uno studio completo, ma uno spunto ed un aiuto per ulteriori approfondimenti.
Per brevità sono riportati i singoli versetti che interessano strettamente il tema. Per un adeguato approfondimento si consiglia di leggere l’intero capitolo dei versetti riportati, e in certi casi, anche quelli vicini.
IL PERIODO DELLA COMPARSA DELL'ANTICRISTO
L’Anticristo si manifesterà prima della seconda venuta di Cristo sulla terra e del suo governo visibile mondiale.
2° Tessalonicesi 2:1-4
”Or vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo a al nostro radunamento con lui, di non lasciarvi subito sconvolgere nella mente né turbare o da spirito, o da parola, o da qualche epistola come se venisse da parte nostra, quasi che il giorno di Cristo sia già venuto. Nessuno vi inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e prima che sia manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che innanza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel Tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio.”
Considerazioni:
-
Radunamento con lui = Il rapimento o l’incontro nell’aria dei credenti in vita sulla terra, e delle anime dei credenti morti, con Cristo al momento della sua discesa sulla terra (vedi anche 1° Tessalonicesi 4:15-17).
-
Giorno di Cristo = Il giorno della Seconda Venuta di Cristo sulla terra.
-
L’apostasia = L’allontanamento e il rinnegamento della Cristianità in generale dall’insegnamento originale di Cristo e degli Apostoli.
-
L’uomo del peccato – Il figlio della perdizione – L’avversario – Colui che si innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio = L’Anticristo.
-
Tempio di Dio = Il Tempio di Gerusalemme ricostruito al ripristino delle funzioni religiose e sacerdotali nel moderno stato di Israele (esiste gia un progetto architettonico e sono in corso le preparazioni tecniche e politiche per la sua realizzazione).
Daniele 7:11-14
“Allora io guardai a motivo delle grandi parole che il Corno proferiva; guardai finché la Bestia fu uccisa, e il suo corpo distrutto e gettato nel fuoco per essere arso.
Quando alle altre Bestie, il dominio fu loro tolto, ma fu loro concesso un prolungamento di vita per un periodo stabilito di tempo.
Io guardavo nelle visioni notturne, ed ecco sulle nubi del cielo venire uno simile a un figlio dell'uomo; egli giunse fino all'Antico dei giorni e fu fatto avvicinare a lui.
A lui fu dato dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà mai distrutto.”
Considerazioni:
-
Il Corno e la Bestia = L’Anticristo e il sistema religioso-politico da lui ideato e rappresentato.
-
Nel fuoco per essere arso = L’inferno.
-
Altre Bestie = Altri regni e sistemi politici terrestri.
-
Uno simile a un figlio dell’uomo = Gesù Cristo.
-
L’Antico dei Giorni = Dio-Padre.
I PROPOSITI DELL'ANTICRISTO
La pace sulla terra, l'unione delle religioni, le risorse energetiche, il controllo dei popoli (flussi migratori e sovrappopolazione), saranno alcuni dei propositi che in parte realizzerà. Sembrano tutti buoni propositi che hanno parvenza di altruismo, ma non hanno l'approvazione di Dio, perchè sì vogliono realizzare senza di Lui e con metodi che Lui non approva, non ascoltando a quello che Lui dice nella Sua Parola.
Apocalisse 13:5-8
E le fu data una bocca che proferiva cose grandi e bestemmie; e le fu data potestà di operare per 42 mesi. Essa aperse la bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il Suo nome, il suo Tabernacolo e quelli che abitano nel cielo.
E le fu dato di far guerra ai santi e di vincerli; e le fu dato autorità soprà ogni tribù, lingua e nazione.
Considerazioni:
-
Proferiva cose grandi e bestemmie - bestemmiare contro Dio - bestemmiare il Suo Nome = Dichiarare, pubblicizzare e sostenere scopi e progetti importantissimi (cose grandi) che hanno a che fare con condizioni e situazioni mondiali che interessano fattori vitali ed esistenziali come la soluzione della fame dei paesi poveri, la globalizzazione del commercio, il controllo dello scambio azionario e valutario, la soluzione del problema ecologico, la regolarizzazione degli armamenti nucleari, il controllo del sovrappopolamento, ed altro ancora. Dichiarazioni accompagnate e sostenute da principi e metodi non cristiani e immorali, offensivi verso Dio, la Sua Parola e la Sua volontà; dimostrando pubblicamente l’arroganza e la presunzione di voler fare a meno di Dio, convincendo gli uomini di essere superiore a Dio, per ricevere gli onori al posto di Dio. Un suo ragionamento (che secondo la Parola di Dio è una bestemmia) che avrà l’efficacia di convincimento a quello sopra descritto, è questo: “Siccome Dio nel corso dei secoli e sino ad ora NON E’ STATO CAPACE di realizzare queste cose, mentre io le sto realizzando, vuol dire che sono superiore a Lui, quindi sono meritevole di prendere il Suo posto nel cuore e nella mente degli uomini.” Questo è il desiderio avuto da sempre da Satana, cioè di ricevere l’adorazione direttamente dagli uomini, che potrà finalmente realizzare servendosi di un tale personaggio.
-
Potestà di operare = Riuscirà a realizzare i suoi scopi, avendo il consenso di tutte le maggiori istituzioni mondiali.
-
Il Suo Tabernacolo = La Chiesa di Dio. L’Anticristo avrà dei propositi atti a screditare la vera chiesa e i suoi insegnamenti.
-
Far guerra ai santi e di vincerli = Contrastare e sopprimere i credenti, prima ideologicamente e poi fisicamente.
-
Autorità sopra ogni tribù, lingua e nazione = Il governo mondiale.
Apocalisse 13:16-17
Inoltre faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla loro mano destra o sulla loro fronte, e che nessuno potesse comperare o vendere, se non chi aveva il marchio o il nome della bestia o il numero del suo nome.
Considerazioni:
-
Un marchio = Un riconoscimento e un segno di approvazione e di appartenenza al sistema imposto dall’Anticristo; uno strumento capace a controllare la situazione economica delle persone.
-
Che nessuno potesse comperare o vendere = Il controllo finanziario su ogni singola persona e sul commercio mondiale.
Apocalisse 17:12-14
Le 10 corna, che hai visto, sono 10 re i quali non hanno ancora ricevuto il regno, ma riceveranno potestà come re, per un’ora, insieme alla bestia.
Essi hanno un unico scopo e daranno la loro potenza ed autorità alla bestia. Essi combatteranno contro l’Agnello e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signore dei signori e il Re dei re, e coloro che sono con lui sono chiamati eletti e fedeli.
Considerazioni:
-
10 re = 10 governi o 10 governanti.
-
Per un’ora, insieme alla bestia = Sorgeranno in concomitanza con l’Anticristo e dureranno poco perché saranno inglobati dal suo sistema.
-
Daranno la loro potenza ed autorità alla bestia = Il loro scopo sarà quello di rafforzare e sostenere la politica e gli scopi dell’Anticristo.
-
Combatteranno contro l’Agnello = Saranno i governi in carica che contrasteranno alla venuta del Signore Gesù sulla terra, per la realizzazione del Regno di Dio.
2° Tessalonicesi 2:4
L’avversario, colui che si innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio.
I SEGNI CHE ACCOMPAGNERANNO L'ANTICRISTO
Per attirarsi l’ammirazione ed il consenso dei governi, dei mass-media e dell’opinione pubblica mondiale, l’Anticristo, e il sistema da lui creato, realizzerà dei risultati sorprendenti sino ad arrivare al miracoloso. Realizzerà quello che sembra impossibile nell’economia, nella politica e nella religione a livello mondiale con l’aiuto e la direttiva, anche invisibile, di Satana in persona.
2° Tessalonicesi 2:9-10
La venuta di quell’empio avverrà per l’azione di Satana, accompagnata da ogni sorta di miracoli, segni e prodigi bugiardi, e da ogni inganno di malvagità per quelli che periscono, perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati.
Considerazioni:
-
Miracoli, segni e prodigi bugiardi = Sono effetti e risultati bugiardi perché il loro vero scopo sarà quello di allontanare gli uomini da Dio e renderli alleati di Satana. Anche se questi segni e prodigi avverranno veramente sono ingannevoli e non provengono da Dio.
Apocalisse 13:3-4
E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu sanata, e tutta la terra si meravigliò dietro alla Bestia. E adorarono il Dragone che aveva dato l’autorità alla Bestia; e adorarono la Bestia dicendo: “Chi è simile alla Bestia, e chi può combattere contro di lei?”
Considerazioni:
-
Una delle sue teste come ferita a morte = Le teste della bestia possono essere i vari settori del sistema ideato dall’Anticristo (l’intera bestia), di cui la testa ferità è quello economico-finanziario.
-
Fu sanata = Il ristabilimento dell'economia.
-
Bestia = L’Anticristo.
-
Il Dragone = Satana.
Apocalisse 13:13-14
Ed egli (la Bestia che sorge dalla terra, ovvero il Falso profeta) faceva grandi prodigi, facendo persino scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini, e seduceva gli abitanti della terra per mezzo dei prodigi che le era dato di fare davanti alla Bestia.
Considerazioni:
Questo passo ci trasmette che L’Anticristo usa le facoltà dei poteri spirituali provenienti direttamente da Satana (il Dragone), servendosi anche di un falso profeta, per sedurre gli uomini e convincerli alla loro sottomissione.
LA FINE DELL'ANTICRISTO
Come ogni cosa che si oppone a Dio ha una fine, anche l’Anticristo con il suo sistema di contrasto alla realizzazione del Regno di Dio sulla terra con a capo Gesù Cristo, avrà una fine e una condanna.
Sarà la fine del disastroso risultato dell’alleanza di Satana con l’uomo, contro Dio, e l’inizio del Regno di Dio visibile sulla terra. Si realizzerà finalmente la richiesta di tutti i credenti, di tutti i tempi, proposta da Gesù: “…sia fatta la Tua volontà (di Dio), sulla terra, come è fatta in cielo.”
2° Tessalonicesi 2:7-8
Il mistero dell’empietà infatti è già all’opera, aspettando soltanto che chi lo ritiene al presente sia tolto di mezzo. Allora sarà manifestato quell’empio, che il Signore distruggerà col soffio della sua bocca e annienterà all’apparire della sua venuta.
1° Tessalonicesi 5:1-3
Ora, quanto ai tempi e alle stagioni (della venuta del Signore), fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva, poiché voi stessi sapete molto bene che il Giorno del Signore verrà come un ladro di notte. Quando infatti diranno: “Pace e sicurezza!”, allora una subitanea rovina cadrà loro addosso, come le doglie di parto della donna incinta e non scamperanno affatto.
Considerazioni:
-
Diranno: “Pace e sicurezza!” = I sostenitori dell’Anticristo penseranno finalmente di aver realizzato quello che da sempre l’uomo ha desiderato (senza Dio): La pace e la sicurezza sulla terra.
Apocalisse 19:19-20
E vidi la Bestia e i re della terra coi loro eserciti radunati per far guerra contro Colui che cavalcava il cavallo bianco e contro il suo esercito. Ma la Bestia fu presa e con lei il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti ad essa, con i quali aveva sedotto quelli che avevano ricevuto il marchio della Bestia e quelli che avevano adorato la sua immagine. Questi due furono gettati vivi nello Stagno di fuoco che arde con zolfo.
Considerazioni:
-
Far guerra = Contrastare anche militarmente.
-
Colui che cavalcava il cavallo bianco = Gesù Cristo.
-
La sua immagine = La rappresentazione e il rappresentante di Satana.
-
Gettati vivi = Non sono stati uccisi.
-
Stagno di fuoco = L’inferno.
Abbiamo brevemente esposto i passi che descrivono l’Anticristo con i suoi scopi, le sue realizzazioni e la sua fine. Ci sono molti altri passi nella Bibbia che, seppur in modo meno evidente, parlano di questo personaggio: in Ezecchiele, in Isaia, nei Salmi, nel libro di Giobbe, etc..
Leggendo e meditando sulla Parola di Dio, prendendo in considerazione i suoi consigli e i suoi avvertimenti si può individuare un tale personaggio per evitare i suoi inganni e le sue trappole, e non finire nel numero della sua moltitudine ed essere condannati assieme a lui.
Ovviamente, man mano che i tempi si avvicinano andranno a configurarsi più chiaramente gli eventi che prepareranno la manifestazione dell’Anticristo. Coloro che si applicheranno allo studio della Parola di Dio, con preghiera e diligenza, come dice il profeta Daniele al cap. 12:4, riceveranno maggiore rivelazione su quegli eventi che saranno influenti e decisivi per la sorte eterna di milioni di persone.

10:00
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21/06/2008
il marchio della bestia
Una interessante e sconvolgente inchiesta sul Marchio della Bestia.
NOVITÀ
Dal 1°Gennaio 2005, in Italia è obbligatorio, inserire negli animali che debbono essere registrati, un micro chip per il loro riconoscimento. L'inserimento dovrà essere sotto cutanea.
Ovviamente questo servirà come test e collaudo per poterlo inserire nelle persone. Sarà un test tecnico, sanitario e psicologico, ma sarà anche una preparazione mentale per questo metodo infallibile di riconoscimento.
Un'altra novità è la certa e immediata immissione (in Italia) della Carta Nazionale dei Servizi, una Smart Card personale dove vengono inseriti tutti i dati personali del portatore: Codice Fiscale, dati del gruppo sanguigno, dati anagrafici, dati dei redditi, dati ISEE, numeri di conti bancari e dati vari, cioè tutto quello che serve per il riconoscimento di una persona. In primo tempo NON sarà obbligatoria, ma la funzione della carta stessa sarà buona pubblicità per essere, in breve tempo, usata dalla maggior parte delle persone. Questa carta, è gia in uso in diversi stati della Comunità Europea.
Possiamo immaginare che il passaggio dalle Smart Card al Bio Chip sarà facile e senza contrasti, vedendo anche i chiari vantaggi di quest'ultimo nei confronti delle Card: non si potrà rubare, manomettere, contraffare, danneggiare, copiare, ect..
Prefazione dalla redazione.
Dove è menzionato il Marchio della Bestia? Che cos'è?
Il Marchio della Bestia viene menzionato nella Bibbia e precisamente in Apocalisse 13:16-17, 16:2 e 19:20, ed è in correlazione con l'Anticristo. (Leggi lo studio sull'Anticristo).
Esso è un marchio, un segno e una identificazione che cataloga e conferma, ognuno che lo possiede, l'appartenenza al sistema, all'ideologia e alla persona dell'Anticristo.
Quando Gesù ha rivelato queste cose all'Apostolo Giovanni, secondo le conoscenze tecnologiche di quel tempo, era impensabile che si potesse fabbricare uno strumento o un oggetto in grado di controllare e identificare un vasto numero di persone di tutto il mondo.
Nel recente passato si è pensato a qualcosa di esteriore e visibile a tutti, applicato alle persone come un segno di riconoscimento e basta.
Oggi con le attuali tecnologie a disposizioni dell'uomo, è possibile (come vedremo di seguito), applicare nel corpo umano, uno strumento in grado di identificare, tramite un codice (un numero), la persona che lo possiede, e svolgere delle determinate funzioni, a secondo della programmazione e dello scopo prefissato, come per esempio operazioni finanziarie e commerciali, con interscambio di dati e informazioni della persona, in un sistema politico-economico locale e mondiale controllato.
Con la comparsa del Codice a Barre, alcuni avevano intravisto, in esso, il Marchio della Bestia.
Il Codice a Barre è un segno grafico formato da varie linee verticali di diversa larghezza separati da spazi, che viene tutt'ora stampato in quasi tutti i prodotti commercializzati, e vi sono codificati tutti i dati che servono per il riconoscimento del prodotto stesso.
Ma, come è giusto immaginare, esso è poco pratico e poco affidabile per un controllo capillare a livello mondiale, e tanto meno non potrebbe garantire un efficace controllo sulle capacità di compravendita dell'individuo.
Vi è da segnalare anche che, il Marchio della Bestia, oltre ad essere uno strumento o un segno rilevatore, è un segno di riconoscimento morale, cioè dimostra e conferma, l'individuo che lo possiede, l'appartenenza alla persona o al sistema ideologico, politico, religioso e commerciale dell'Anticristo, un personaggio, questi, carismatico e capace di manipolare e sedurre le menti di milioni di semplici persone, di religiosi, di uomini di cultura e di capi di governo.
Forse potrà essere azzardato affermare di aver identificato, al 100%, lo strumento e metodo di riconoscimento di coloro che si schiereranno apertamente a favore dell'avversario di Cristo, ma una cosa evidente, che possiamo oggi costatare, è il proliferare di varie ideologie che favoriscono e propongono un governo unico mondiale, o per lo meno europeo, che sono approvate e sostenute dai maggiori esponenti religiosi, politici e culturali. Se è così, si renderà necessario, per il funzionamento di un tale governo mondiale, oltre che di sostegni ideologici e psicologici, di strumenti tecnologici, come nel nostro caso, di chips, satelliti e cose del genere.
Siamo consapevoli che ormai ci troviamo in un sistema cui viene facile poter controllare le persone, sia come contribuenti, che come utenti e consumatori; la Legge sulla Privacy è una medaglia a due facce: da un lato dovrebbe garantire l'anonimato, e dall'altro lato da il diritto sui dati altrui. Può essere che il principale proposito di questa legge non è quello di tutelare i dati personali, ma di poter avere un mezzo per poter meglio controllare le persone.
Per molti governi, ritenuti sino a poco tempo fa i baluardi del cristianesimo, oggi, non sembra strano legiferare applicando concetti e argomentazioni amorali e anticristiani, vedi il divorzio, l'aborto, l'eutanasia, le unioni omosessuali, la fecondazione assistita ed altro. Alle multinazionali, poi, non sembra neanche strano applicare i risultati di scoperte scientifiche e tecnologiche per i propri scopi egoistici e speculativi, o manipolare i dati scientifici, a proprio tornaconto.
L'avversario di Cristo, in questo caso particolare, si manifesterà con l'approssimarsi del tempo della Seconda Venuta di Cristo in terra, è preparerà la maggior parte degli uomini di ogni ceto sociale, culturale, politico e religioso ad un antagonismo principalmente morale e ideologico, contro il sano cristianesimo, prima, e contro Cristo, alla fine; troverà terreno fertile, per piantare e fare crescere i suoi propositi "umanistici", in un ambiente in cui la moralità e l'etica cristiana è stata messa da parte, anzi verrà vista come un ostacolo per la realizzazione di essi.
Per questo, l'avversario di Dio ha avuto due mila anni di tempo di preparazione, come ci dice l'Apostolo Giovanni: "...lo spirito dell'Anticristo è già all'opera." (1° Giovanni 2:18).
G.Polizzi
Potrebbe essere lo strumento e mezzo di identificazione riportato in Apocalisse 13:16!

Ha la dimensione di un chicco di riso.
Una nuova invenzione che elimina la necessità di usare la carta moneta o la carta di credito!
Viene già usato dai ricchi come strumento per evitare i sequestri.
Voi lo potrete usare per i suoi vantaggi e per impedire il furto d’identità e la frode…
Fuggite da tutto ciò!!!
Scoprite il perché…
Motorola, che produce i microchips per la MONDEX SMARTCARD, ha sviluppato diversi bio-chips innestabili nel corpo umano.
Il chip BT952000 fu progettato dal dott.carl Sanders, che è stato anche presidente in diciassette conferenze del NEW WORLD ORDER per sviluppare un sistema mondiale per l’economia e l’identificazione degli esseri umani.
Il Bio-chip misura 7 mm di lunghezza e 0,075 mm di larghezza, le dimensioni circa di un chicco di riso.
Contiene un “trasponder” e una batteria al litio ricaricabile.
Questa batteria è caricata da un circuito “thermo” che produce tensione elettrica sfruttando la fluttuazione della temperatura corporea.
Trasponder è un sistema di immagazzinamento e lettura di informazioni in microcircuiti integrati.

La lettura si realizza tramite onde, come in un controllo a distanza.

RICORDATEVI QUESTO NOME E QUESTI LOGO…

Più di 250 società in 20 nazioni fanno parte di MONDEX e molti nazioni sono già in procinto di usarlo: Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Israele, Hong Kong, Cina, Indonesia, Macao, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, India, Taiwan, Sri Lanka, Costa Rica, Guatemala, Nicaragua, Panama, Honduras, El Salvador e Brasile.
I paesi dell’Unione Europea progettano di adottare il sistema MONDEX come semplificazione della unificazione monetaria.

Altri sistemi SMARTCARD verranno messi presto a disposizione di MONDEX.
Si tenga conto che MASTERCARD ha acquistato il 51% del pacchetto azionario di quella società.

A questo punto vi chiederete, ma che cosa ha a che fare con me????
Hanno speso più di 1,5 milioni di dollari nella ricerca solo per scoprire qual è il posto migliore, nel corpo umano, per inserire il “bio-chip”. Ed hanno trovato la FRONTE: sotto lo scalpo e sotto la parte posteriore della MANO, specificatamente…LA MANO DESTRA.
“In oltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla MANO DESTRA o sulla FRONTE. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.” APOCALISSE 13:16-17

Un miliardo di Bio-chip vengono prodotti ogni anno (al momento) da MONDEX. Il valore del denaro potrebbe essere manipolato, rubato o cancellato dai terminali delle banche.
Le carte di credito debbono essere rinnovate continuamente e il denaro reale potrebbe diventare poco sicuro nell’ambito del mercato generale.
C’è solo una soluzione a questo problema, proposta da MOTOROLA:
Fissare il Bio-chip nella mano destra o nella fronte, da dove non potrà essere rimosso, perché se venisse asportato chirurgicamente, la piccola capsula scoppierebbe e l’individuo sarebbe contaminato dalle sostanze chimiche contenute.
Il sistema di posizionamento globale, GPS, poi, rivelerebbe la sua rimozione e avvertirebbe le autorità competenti.
Notate che MONDEX vuole dire "il denaro sulla vostra mano“. MON-DEX è una parola composta da MONETARY e DEXTER.
Il Dizionario e l’Enciclopedia Webster definiscono così queste parole: MONETARY, appartenente al denaro; DEXTER, appartenente alla o posizionato sulla mano destra.
Notate anche che il logo MONDEX contiene 3 anelli concatenati, un simbolo che si trova solo nel mondo dell’occultismo massonico.
Generalmente il suo significato ha a che fare con tre dei o la trinità pagana egizia, particolarmente nel Tempio Magico Edochiano, nei rituali dell’Ordine Hermetico dei Golden Dawn, e cioè con Isis, Osiris e Horus, che originariamente nella Bibbia vengono chiamati Ashtoret, Nimrod, Tammuz/Baal. La trinità pagana consiste in tre dei manifestati in un solo modo; mentre la Trinità cristiana è un Dio manifestato in tre Persone.
Questo simbolo dei 3 anelli concatenati era anche usato da Grand Lodge of England e dall’Ordine dei Odd Fellows fondato dall’imperatore romano Nerone nel 55 a.C..

Un altro simbolo utilizzato da Mondex è la farfalla.
Questo simbolo ha numerosi significati mistici, ma il più importante è quello della "cattura dell’anima”.
La parola greca sia per farfalla che per anima è “psiche”.
Tu puoi, ricevendo il Marchio della Bestia, fare un patto con il diavolo e provocare la perdizione della tua anima.
“…chiunque adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, egli pure berrà il vino dell’ira di Dio versato puro nel calice della Sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all’Agnello. Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la Bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte.” APOCALISSE 14:9-11
Il dott.Sanders, che ha progettato il chip, era contrario all’uso della batteria al litio, poiché è risaputo che se si rompesse il contenitore, il litio provocherebbe la comparsa di una grave “vescica” accompagnata da un dolore insopportabile, con non poche complicazioni per il portatore del chip stesso.
“Il primo angelo andò e versò la sua coppa sulla terra; e un’ulcera maligna e dolorosa colpì gli uomini che avevano il marchio della bestia e che adoravano la sua immagine.” APOCALISSE 16:2
In seguito il dott.Sanders lasciò il progetto e si interessò alle profezie della Bibbia concernenti il marchio della Bestia.
Si convertì alla fede cristiana e adesso conduce seminari su questo argomento.
Sanders brevettò medicinali, apparecchiature di sorveglianza e di sicurezza per FBI, CIA, IRS, IBM, GE, Honeywell e Teledyne. Ha anche ricevuto il titolo di Presidente e Governatore per l’eccellenza del suo progetto.
Questa è la prima famiglia americana, i Jacobs, che si è fatta inserire il chip nella mano destra.

Nell’immagine vi sono alcuni dei gruppi e delle industrie con cui collabora la MONDEX..

Al momento, oltre che per funzioni finanziarie, il Verichip viene applicato anche per scopi sanitari e militari.
09:50
Scritto da: angelus.1985
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02/06/2008
razze aliene
GRIGIO

I piccoli Grigi provengono da Zeta Reticuli, vicino la stella Barnard, che fa parte del sistema di Orione. Sono molto piccoli (100/120 cm. di altezza), di colore grigio argento, non hanno sistema riproduttivo e digerente. Vengono creati attraverso un processo di clonazione per mezzo dell’ ingegneria genetica. Sono una razza molto antica e si sono riprodotti per migliaia di anni. Hanno grandi occhi neri a mandorla, una fessura al posto della bocca e due buchi in luogo del naso. Comunicano telepaticamente. Si sono evoluti oltre il processo di riproduzione sessuale così che i loro organi genitali e il tratto digerente sono totalmente atrofizzati. Non hanno la capacità di nutrirsi o di appagarsi con attività sessuali. Sono parenti stretti della famiglia degli insetti.
I piccoli Grigi sono gli alieni coinvolti nelle mutilazioni di bestiame bovino. Essi assorbono certe sostanze da parti del bestiame bovino che li stabilizzano durante il processo di clonazione. Tali sostanze possono essere messe sotto la lingua per dargli sostentamento e stabilità per un certo tempo e provengono da membrane mucose: labbra, naso, genitali , retto ed anche da certi altri organi. Queste sostanze ghiandolari servono come nutrienti al posto del cibo. Il loro unico obbiettivo è conquistare la Terra e ridurre tutti i suoi abitanti in schiavitù. Conducono esperimenti sugli umani senza anestesia e non conoscono i sentimenti e sono quindi spietati!
GRIGIO CLASSICO

Altezza: 1.70 circa
Pelle: liscia e spessa, secondo alcuni (dato che il video è in bianco e nero) la pelle in origine era grigia.
Muscolatura: Molto simile all'umana, forte e tonica, tranne che nello stomaco, un pò largo (a meno che la dilatazione dello stomaco non sia dovuta ad un fenomeno decompositivo post-mortem).
Capelli: assenti.
Mani: sei dita, simili alle umane
Occhi: scuri, grandi, pupilla larghe coperte dal lenti scure.
Abiti: non risultano agli atti. Nelle testimonianze del crash del 1° giugno 1947 si parla di tute aderenti grigio-azzurre.
Biologia: la fisiologia in generale è molto simile all'umana, muscolatura e tutto il resto. Dal video della dissezione si evince la presenza di una circolazione sanguigna, di un sistema cardiaco, apparato digerente e altri organi in generale riconducibili alla fisiologia umana, anche se con fortissime differenze sostanziali. Le sei dita dell'essere fanno pensare che l'apparato di guida alieno esadattile mostrato in certe foto scattate nello stesso periodo del video possano appartenere a questa razza, il che fa propendere per l'idea di una forte manualità, dove invece altre razze di Grigi sembra possiedano un sistema di guida controllato dalle onde cerebrali.
GRIGIO ALTO

Pelle: grigio chiaro, oppure giallina diafana, a volte bianca, liscia o grinzosa.
Muscolatura: esile, asciutta, l'ipotonicità muscolare è messa ancora più in evidenza
Occhi: scuri, grandi, allungati a mandorla e inclinati.
Abiti: vari, spesso appaiono completamente nudi, altre volte hanno vestiti bianchi o chiari.
Biologia: Non sono disponibili molti dati, tranne l'innaturale lentezza con cui spesso si muovono questi esseri. Sembrano spesso ricoprire ruoli di comando, e possiedono talvolta una sorta di saggezza ancestrale.

Pelle: dorata, nelle femmine è arancione (da qui il nome), un pò ruvida.
Muscolatura: esile e asciutta.
Capelli: assenti, la testa ha la forma di un cuore (incavata al centro).
Mani: cinque dita, nelle femmie tre.
Occhi: scuri e grandi
Abiti: vari, a volte sono stati visti con delle tute aderenti.
Biologia: pochi dati a disposizione, sembra comunque che questi esseri abbiano forti capacità telepatiche e la possibilità di assumere gli aspetti che preferiscono. Il fatto che secondo alcuni addotti abbiano una base in Alaska e che per ucciderli alcuni agenti governativi li mettano in una camera ipercalorica fa pensare che il loro habitat naturale sia di tipo nordico. Secondo altre informazioni, avrebbero la possibilità di reincarnarsi anche in esseri umani.

Pelle: dura (probabile esoscheletro), marroncina o verde, liscia, talvolta costellata di porzioni di pelle in rilievo.
Muscolatura: liscia e filiforme, quasi assente.
Capelli: assenti, talvolta sulla testa si evidenziano protuberanze simili ad antenne
Mani: a volte hanno qualcosa di simile a delle mani con due o tre dita, altre vengono segnalati con delle zampe simili a quelle degli insetti.
Occhi: molto grandi, circondano la testa anche di lato, nella struttura simili a quelle degli insetti.
Abiti: variano: spesso vengono viste senza abiti, altre volte i testimoni sono sconvolti proprio dalla presenza degli abiti. "È assurdo - afferma un addotto - sono cavallette di due metri, ma indossano una tuta argentata!"
Biologia: a quanto sembra le cavallette si sarebbero evolute in maniera abbastanza complessa, si ignora se su questo pianeta o altri. Molti propendono per l'origine extra-dimensionale degli insettoidi, proverrebbero cioè da un altro continuum spazio-tempo piuttosto che da un pianeta lontano. In verità il 90 % della morfologia biologica di questi esseri sembrerebbe riconducibile a quella degli insetti, inclusa la dieta carnivora, mentre il loro sistema riproduttivo non sarebbe compatibile con quello umano, e eventuali ibridazioni vengono condotte solo in vitro. A volte cavallette già 'ibridate' - magari con DNA di altre razze, ad esempio i Grigi - sembrano possedere delle capacità riproduttive compatibili con gli umani. A dispetto del loro aspetto terrificante, molti rapiti hanno confessato - dopo un comprensibile lasso di tempo - di essersi abituati alla loro presenza, e dalle loro esperienze hanno avuto l'impressione che fossero molto intelligenti e amabili conversatori, con un profondo interesse per la psicologia umana.
Abiti: vari, a volte sono stati visti con delle tute aderenti.
Muscolatura: liscia e filiforme, quasi assente.
Capelli: assenti, talvolta sulla testa si evidenziano protuberanze simili ad antenne
Mani: a volte hanno qualcosa di simile a delle mani con due o tre dita, altre vengono segnalati con delle zampe simili a quelle degli insetti. Secondo alcune testimonianze, la presenza delle mani sarebbe una recente 'mutazione genetica'.
Occhi: molto grandi, circondano la testa anche di lato, nella struttura simili a quelle degli insetti.
Biologia: poche note disponibili - sembrerebbe che nei rapiti si evidenzi il terrore delle mantidi in quanto probabili mangiatrici di carne umana. In verità questo dato è aleatorio, in quanto gli insettoidi, più di qualsiasi altra razza, fa largo uso sui rapiti di sostanze che alterano la percezione della realtà. Gli insettoidi infatti sarebbero incredibilmente interessati alle nostre reazioni psicologiche ed emotive forti, paura e terrore incluse, e non esiterebbero ad instillare in determinati soggetti umani paure incontrollate per scopi ignoti. Secondo Corrado Malanga, docente di fisica all'Università di Pisa, gli insettoidi estrarrebbero le nostre endorfine, e si nutrirebbero della nostra energia mentale di massa, anche in concomitanza di avvenimenti topici come guerre, rivoluzioni e apparizioni mariane, quest'ultime - a detta di Malanga - organizzate a bella posta proprio da mantidi e cavallette. Personalmente ritengo che perlomeno una parte delle cosiddette apparizioni religiose - o definite tali dai testimoni - specie quelle dove appaiano esseri alti e biondi, siano riconducibili ad attività dei Nordici, i quali in genere non sono mai stati visti collaborare con gli insettoidi.
CHUPACABRAS

Essi vivono nelle caverne del Portorico e il loro nome significa "mangiatori di capre", alti un poco più d'un metro, occhi rossi, zanne, lunghi artigli e ali da vampiri. Agiscono di notte per mutilare, uccidere e divorare il bestiame. Si suppone siano l'equipaggio di un'astronave precipitata sulla Terra ma alcuni sostengono che si tratti di alieni fuggiti da una base militare segreta nella giungla durante un uragano!
NORDICI

Extraterrestri dai lineamenti angelici che sarebbero i protagonisti dei casi di "contattismo". Il loro aspetto è molto piacevole, sono alti circa un metro e novanta, con capelli biondi e occhi azzurri con sfumature brillanti. I lineamenti sono quelli della bellezza umana classica. Spesso sembrano emanare luce. Ciò che colpisce di questi esseri è la loro saggezza e bontà dovuta alla loro grande evoluzione spirituale.
NORDICI GIGANTI

Altezza: 2.30 o più
Pelle: molto chiara e dura, con alcuni indurimenti callosi a placche nei pressi delle giunzioni ossee
Muscolatura: eccezionalmente forte e potente.
Capelli: biondo chiaro.
Mani: nn
Occhi: chiari, taglio più grande del normale
Abiti: variano
Biologia: si evidenzia una struttura osseo-muscolare molto più sviluppata del normale, forse dovuta ad un pianeta dalla gravità maggiore della nostra.
NORDICI ELFICO

Pelle: olivastra e liscia
Muscolatura: affusolata ma resistente ed elastica.
Capelli: biondo oro
Mani: talvolta viene descritto a quattro dita
Occhi: chiari (spesso blu), di dimensioni molto grandi e con una inclinazione talmente verticalizzata da sembrare decisamente innaturali per i nostri standard.
Abiti: variano, spesso hanno tute aderenti
Biologia: poche note disponibili, avrebbero una certa biocompatibilità con gli umani e sarebbero dotati di una grande agilità. Il volto è più sottile e schiacciato del normale (effetto 'sogliola').

Altezza: 1.90/2.00 metri circa
Pelle: in genere liscia, spessa come quella dei cetacei e verdastra o bianca, talvolta hanno delle squame o scaglie localizzate in alcune parti del corpo.
Muscolatura: normotipo, armoniosa
Capelli: assenti.
Mani: cinque dita, palmate (dotate cioè di membrane infradito tipiche delle razze anfibie)
Occhi: grandi, talvolta protuberanti, con iride gialla o rossa e pupilla verticale
Abiti: vari, spesso preferiscono non indossare nulla, specie se devono nuotare.
Biologia: dalle testimonianze sembra assodato che questi esseri siano in grado di respirare sott'acqua, e di essere davvero dotati di capacità anfibie. Ad esempio, nel 1966, il sovietico B. Borovivikov stava cacciando squali nel Mar Nero, quando vide, alla profondità di 8 metri, degli esseri giganteschi venire verso di lui, nuotando dalle profondità. Avevano la pelle chiara, quasi bianca, piedi e mani palmati, occhi protuberanti. Lo salutarono e se ne andarono. Molte altre volte esseri anfibioidi sono stati avvistati. Basilarmente gli anfibioidi più diffusi sarebbero di forma umanoide, con la pelle liscia e spessa, verdina, in certe zone ricoperta di scaglie o squame piccole e lisce, piedi e mani palmati. Altri esseri anfibioidi invece sarebbero bianchi, con la pelle trasparente attraverso cui si vedrebbero le vene bluastre, occhi gialli sporgenti e una cresta cartilaginea in mezzo alla fronte, e avrebbero bisogno del sangue umano. Altri ancora avrebbero una corporatura umanoide, piedi e mani palmate (tre dita), muscolatura molto sviluppata e viso simile a quello delle rane.
DARGOS

Alieni dall'aspetto mostruoso e protagonisti di rapimenti anche in Italia. In particolare ricordiamo il famoso caso del metronotte genovese Fortunato Zanfretta che sarebbe stato rapito più volte da questi esseri alti quasi tre metri, con la testa appuntita, la pelle verde e rugosa, gli occhi gialli di forma triangolare e delle squame al posto delle mani. Questo tipo di alieno è stato avvistato, oltre che in Italia, anche in molti paesi latino-americani.
UMANOIDI CLASSICI

Questo tipo di alieno ha caratteristiche fisiche molto simili all'uomo, l'unica cosa che differisce è la testa ovoidale e gli occhi rosso fuoco. Hanno spesso una tuta aderente, si muovono con molta cautela e tendono a fuggire quando si trovano di fronte a dei testimoni.
UMANOIDI OVOIDALI

Questo tipo di alieno ha il corpo interamente ovoidale. Sono stati visti di diverse dimensioni, di un metro ma a volte anche di due. Anche gli occhi sono di forma ovale o rotondi e molto luminosi. Sembrano muoversi a scatti.
ESSERI LUMINOSI

ESSERI ANIMALESCHI

il 25/11/1973 Stephen Pulascki, insieme a due bambini si imbatté in un oggetto a forma di cupola che sembrava essere atterrato a Greensburg in Pennsylvania. Ad un tratto videro due creature simili a degli Yety, alte 2,5 mt e dagli occhi gialli scintillanti. Inizialmente Pulascki pensò si trattasse di orsi e gli sparò una fucilata che ottenne solo l'effetto di farli voltare verso di loro, i bambini scapparono a gambe levate mentre Pulascki ritentava inutilmente di sparargli addosso.
ANFIBIO

Betty Andreasson dice di essere stata rapita più volte, una delle quali (25/01/1967) nella sua casa di Aschburnham, nel Massachusetts. Dopo essere stata "caricata" su un disco volante Betty sostiene dopo un viaggio spaziale di aver raggiunto un posto in cui poté notare delle creature alte 90 cm., simili a lemuri, che strisciavano sugli edifici. Nonostante non avessero la testa possedevano occhi posti su specie di peduncoli mobili.
ROBOTICO

Lee Parish, di Prospect, Kentucky, sotto ipnosi raccontò che il 27/01/77 venne rapito da 3 creature che sembravano macchine ed avevano l'aspetto di lastre. Due di loro erano alte circa 1,80 mt., una di colore rosso e sottile, l'altra bianca e massiccia, la terza invece sovrastava sulle altre con un'altezza di circa 6 mt. ed era tutta nera.
ESSERI SCAFANDRATI

Alieni ricoperti integralmente di quelli che sembrano caschi e tute da astronauti. Le loro movenze sembrano quasi meccaniche, tanto da far presupporre che si tratti di automi. A volte sono muniti di respiratore e le loro dimensioni di norma sono inferiori a quelle degli esseri umani.
PICCOLI ESSERI

PLEIADIANI

I Pleiadiani sono parenti lontani della razza umana. Sono gli antenati della razza responsabile della creazione genetica degli esseri umani. Hanno uno sviluppo spirituale più elevato degli umani. Hanno capelli biondi e pelle chiara e sono alleati della confederazione spaziale ed intergalattica. Alcuni pleiadiani sono sottomessi ai grigi essendo stati rapiti da bambini o essendo discendenti di rapiti; questi sono stati allevati e addestrati dai grigi come loro schiavi. I Pleiadiani hanno avuto in passato molti contatti con i terrestri ma di recente hanno sospeso le loro visite alla Terra a causa di una legge spaziale che vieta loro di interferire nel destino delle altre razze, a meno che queste non mettano in pericolo le altre specie della galassia. Se ci dovesse essere la minaccia di una guerra nucleare essi interferirebbero allo scopo di scongiurarla. I Pleiadiani hanno più volte messo in guardia i governi terrestri dal pericolo rappresentato dai grigi.
RETTILIANI SAURIANI O DRACOIDI

Altezza: da metri 2.00 fino ai 3.40 circa
Pelle: dura, ricoperta di scaglie marroncine o verdi. Alcuni tra i Sauriani avrebbero una pelle completamente bianca, con le scaglie dello stesso colore.
Muscolatura: forte e possente, allungata
Capelli: assenti, anche se spesso si presentano delle forte protuberanze sulla fronte, che a volte sono tanto sviluppate da essere addirittura delle corna vere e proprie. Queste protuberanze appaiono spesso al centro della fronte, e continuano dietro lungo la schiena. Talvolta certe protuberanze ossee possono apparire anche in altri punti del corpo, come ad esempio le spalle.
Mani: di solito hanno quattro dita, tre + un pollice opponibile.
Occhi: più grandi degli umani ma meno dei Grigi, l'iride è dorata, gialla o rossa e la pupilla è di taglio.
Biologia: Rispetto ad altri rettiliani la prima differenza tra i sauriani e altri rettiliani è nella presenza - spesso riportata - di ali che partono dalla schiena. Queste ali sarebbero ripiegabili, e spesso sarebbero coperte da un lungo mantello. Non si sa se tali ali possano permettere il volo. Inoltre, i Sauriani (detti anche Dracoidi) avrebbero un corpo molto più atletico e prestante degli altri rettiliani. Il loro torso è molto snello anche se muscoloso, e i muscoli del collo partono dalla larghezza delle spalle e si giuntano alla base della mascella formando un blocco unico. Sembra che i Sauriani più avanzati gerarchicamente siano contraddistinti dalla pelle bianca: alcuni addotti avrebbero visto diversi sauriani dalla pelle marroncina o verde trattare quelli dalla pelle bianca con devozione e rispetto, come fossero dei re o generali.
RETTILIANI DINOIDI

Pelle: dura, ricoperta di scaglie, di solito marroncina o beige
Muscolatura: molto robusta, tozza
Capelli: assenti, spesso si presentano creste sul cranio
Mani: di solito quattro dita (il pollice si nota poco).
Occhi: grandi (ma non come i Grigi), circondati da una zona rialzata e dotata di doppia palpebra, iride gialla o verde con pupilla a taglio
Biologia: pochi i dati disponibili. La loro forma corporea è più tozza dei rettiliani 'classici', in genere l'atteggiamento posturale e i movimenti sono più vicini a quelli dei dinosauri che all'umano (da qui il nome). Le gambe spesso sono articolate come quelle degli animali, e quando corrono lo fanno come gli struzzi, facendo leva sull'avampiede. La loro maggiore massa muscolare e peso (anche 200 kg in un dinoide adulto) ne fanno formidabili guerrieri. Rispetto ai rettiliani 'classici' hanno il cervello meno sviluppato, il che li rende meno adatti a compiti tecnologici ma i loro sensi iper sviluppati e l'incredibile rapidità ne fanno dei soldati eccezionali.
RETTILIANI

Questa tipologia di alieni proverrebbe dalla costellazione del Drago, per cui vengono anche chiamati Draconiani.
Hanno dimensioni fisiche importanti,la loro statura va da 2 metri a due metri e ottanta centimetri.
Queste caratteristiche,abbinate alla loro superiorita' tecnologica permetterebbe loro la conquista di qualsiasi pianeta,essendo questo un popolo guerriero.
Per alcuni, i Draconiani potrebbero realmente essere una minaccia per noi umani e per il nostro pianeta visto che,si suppone,sarebbero entrati in contatto con vari gruppi di potere occulti presenti sulla terra. Alcuni ricercatori hanno azzardato anche l'ipotesi che questa razza usi gli umani per cibarsi.
17:20
Scritto da: angelus.1985
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L'uomo pollo - Mike, il pollo senza testa
OVVERO, L' "UOMO POLLO"


Preservato in formaldeide, compresso in un bicchiere di 16 pollici e, avendo quasi niente in comune con gli altri esemplari della collezione, un'orribile creatura ha passato gli ultimi 265 anni nel piccolo museo di Waldenburg, una piccola città nella regione tedesca della Sassonia. Il cosiddetto "uomo pollo" è il più grande mistero della Germania. È solo un aborto straordinario o abbiamo la prova sorprendente di un caso di manipolazione genetica mirata da parte degli extraterrestri, poi abbandonata quando i risultati non hanno soddisfatto le loro aspettative?
In altre parole: può essere un ibrido tra uomo e una forma di vita extraterrestre?
Nel 1735, la casalinga ventottenne Johanna Sophia Schmied di Taucha, un villaggio vicino a Lipsia, rimase incinta per la quarta volta. Pur avendo partorito tre figli sani precedentemente, quella volta diede alla luce un "mostro" terrificante.
Il Dr. Gottlieb Friederici di Lipsia, che fu testimone dell'intero evento, conservò la creatura in formaldeide per dare ai futuri colleghi la possibilità di risolvere il profondo mistero dello strano essere. Dopo l'autopsia iniziale, Friederici scrisse un rapporto di 32 pagine in latino che conteneva la storia medica della madre e i risultati meticolosamente riportati delle sue analisi.
Al momento della nascita, Johanna Sophia Schmied era sposata ad un "gobbo". Era "di statura piccola e massiccia e di temperamento collerico e melanconico". Senza dubbio questo non può spiegare la nascita di un simile mostro, soprattutto se si considerano i suoi figli più grandi, assolutamente sani.
Anche il corso della sua quarta gravidanza fu piuttosto inusuale: secondo il dottor Friederici, il feto non aveva gonfiato la pancia in modo normale, se comparata ad altre. La nascita in se occupò più di sette ore.
Il dottor Friederici assunse immediatamente un disegnatore a proprie spese per fare disegni per le generazioni a venire. Dopo una breve osservazione esterna, il dottore scelse di non essere esitante né di attendere ulteriormente e si dedicò soprattutto alla descrizione dell'autopsia dell'essere, cioè "dell'anatomia interna dello sfortunato mostro".
Durante questa autopsia, il dottore osservò anomalie che lo differenziavano da un normale corpo umano. La testa sproporzionata non si presentava come idrocefala dal momento che l'escrescenza, simile a quella di un tumore, era completamente riempita dal cervello. Altre anomalie furono riscontrate nei polmoni e nel cuore. Il cuore non aveva un pericardio ma era all'interno di una particolare membrana sottile.
Gli organi interni della mostruosa creatura non erano le uniche anomalie. La sua struttura ossea deviava in molte caratteristiche da quella di un normale essere umano. Né la parte inferiore delle braccia (normalmente consistenti in ulna e radio), né quella delle gambe (con tibia e perone) avevano due ossa distinte. Anche le rotule delle ginocchia erano assenti.

IL PARERE DI UN NOSTRO COLLABORATORE
Rinnovo i miei più rispettosi saluti al C.R.O.P. Vorrei tuttavia fare un appunto in merito al cosiddetto "uomo pollo". Sin dalla prima lettura e presa visione delle immagini dell'insolita creatura partorita dalla donna, non ho riscontrato alcuna particolare anomalia ascrivibile ad alcuna ipotesi misteriosa (come quelle avanzate nell'articolo) né tantomeno soprannaturale... Premettendo che sono uno studente universitario laureando in scienze biologiche, pertanto abbastanza competente in materia, mi sento di poter affermare con una certa ostentazione che tutti i particolari anatomici riportati a seguito dell'esame autoptico sul feto per così dire anomalo, che altro non può essere considerato se non un "aborto", sono assolutamente spiegabili in termini medici. Altresì, per essere più precisi, il particolare anatomico erroneamente identificato come "cresta" dello pseudo "uomo pollo" non è altro che una evidente escrescenza encefalica venutasi a creare in seguito al riversamento di materia cerebrale all'esterno della normale sede (calotta cranica) di contenimento, ciò dovuto ad una mancata completa suturazione delle ossa del cranio del feto abortivo... anche le anomalie tessutali riscontrate nella anatomia dei vari organi, quali cuore polmoni e ossa degli arti (superiori ed inferiori), sono comuni a innumerevoli casi analoghi di parti abortivi. Vi dirò inoltre, ad ulteriore sostegno della mia tesi, di avere avuto modo più volte di osservare di persona, durante i miei studi, dei feti abortivi conservati in laboratorio a scopo illustrativo, e contenuti, come d'altronde quello in questione, all'interno di bocce dalle dimensioni più svariate, in particolari soluzioni in grado di conservare pressoché intatto l'esemplare. Tali soluzioni, per l'appunto, sono dette "fissativi" e, tra i più comuni, cito la formalina, in grado di bloccare l'azione litica di particolari enzimi che, in condizioni normali, avvierebbero i processi di decomposizione della sostanza organica, quindi del corpo. Ovviamente, non c'è da meravigliarsi dello stupore avvertito dal medico che esaminò il feto, considerando semplicemente la data dell'evento in questione, periodo in cui le conoscenze in campo medico erano assai ridotte e molto era lasciato al mistero. Per cui, era molto frequente che, di fronte a casi come questo allora ritenuti inspiegabili dalla medicina ufficiale, si gridasse al soprannaturale, o alla mostruosità dovuta a cause ignote....
Confidando nella vostra buona fede.
Mike, il pollo senza testa
Sembrerebbe una storia degna di Edgar Allan Poe, tipo il fantasma decapitato che tormenta i vivi, ma così non è. Stiamo infatti parlando della vera storia di "Mike the Headless Chicken", com’è conosciuto negli Stati Uniti, ovvero il pollo che visse per ben 18 mesi benché privo della propria testa.
Il fatto ha dell’incredibile e si svolge il 10 settembre del 1945 a Fruita, nel Colorado. Destinato a diventare la cena di un agricoltore, Lloyd Olsen, Mike divenne invece la “gallina dalle uova d’oro” di quest’ultimo. Olsen, infatti, commise un errore nel tagliare la testa del pollo e, mentre la sua testa morì, il suo corpo restò in vita. La mattina seguente Olsen trovò Mike che dormiva con la sua "testa" sotto l’ala, come se nulla fosse, e visto che il pollo sembrava ben determinato a non morire escogitò un modo per nutrirlo. Mike fu quindi nutrito con una mistura di grano ed acqua versati direttamente nell’esofago mediante un contagocce.
Era quindi chiaro che Mike fosse speciale. Olsen lo inviò all’Università dello Utah affinché fosse studiato. Alla fine gli inizialmente scettici scienziati decretarono che Mike era rimasto in vita poiché la lama dell’ascia aveva mancato la giugulare e un grumo aveva impedito che morisse dissanguato, e che comunque non aveva riportato traumi. Inoltre, nonostante la sua testa fosse conservata in un barattolo, la maggior parte del bulbo cerebrale e un orecchio restarono attaccati al corpo. Dato che la maggior parte dei riflessi di un pollo sono controllati dal bulbo cerebrale, Mike fu in grado di rimanere piuttosto “in salute”.Il pollo era infatti perfettamente in grado di stare in piedi e di girare come se nulla fosse accaduto, e continuò persino a crescere! Anzi, Mike riusciva a stare perfettamente in equilibrio ovunque si appollaiasse e riusciva anche ad emettere dei gorgogliii con la gola, anche se era buffo vederlo tentare di allisciarsi le penne con la sua testa inesistente.
Come potete immaginare Mike divenne famoso e Olsen accettò la proposta di un'impresario e iniziò ad esibire il pollo in giro per gli Stati Uniti. A “Miracle Mike”, come presto fu ribattezzato, fu anche dedicato un articolo sulla rivista Life e la sua fama crebbe, al punto di far guadagnare a Olsen circa 4.500 dollari al mese, che nel 1945 non erano pochi.
Purtroppo l’assenza della testa di Mike causava accumuli di muco che lo portavano a soffocare. Olsen escogitò un modo per rimuovere il muco mediante una siringa. Ma un giorno tutto finì. Al ritorno da un tour con Mike i coniugi Olsen si fermarono in un motel a Phoenix. Quella notte udirono Mike soffocare ma si resero conto di aver lasciato la siringa nella loro precedente sosta e non poterono fare nulla per salvarlo. Purtroppo questa volta il povero Mike morì sul serio.
Ma la storia ha un seguito: infatti dal 1999 la città di Fruita celebra una giornata dedicata al pollo “decollato", in onore di uno dei suoi più celebri cittadini.
11:15
Scritto da: angelus.1985
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19/05/2008
Marte: il volto e i misteri del pianeta rosso


Successivamente il 4 Settembre 1976 arrivò anche il Viking 2 ed il suo modulo di atterraggio si posò più ad est verso Utopia e Elysium.
In principio le fotografie ad alta definizione inviate non mostravano nulla di particolare poi però, mentre il Viking 1 sorvolava la zona di Cydonia Mensa si intravvidero, fra le rocce, delle strane costruzioni che sembrarono rovine di manufatti: una cittadella, una fortezza, una serie di piramidi ma, soprattutto, quello che sembrava essere un volto umano.

La struttura inquadrata dal Viking 1 era lunga 1 Km e mezzo e ricordava un volto simile a quello di un egiziano con occhi profondi, naso sporgente e bocca sorridente. In testa sembra avesse un copricapo in stile egiziano.
La NASA liquidò la faccenda con poche righe definendo il tutto "un banale gioco di ombre".
Ma questo non scoraggiò gli appassionati del mistero e dell'ufologia dall'indagare più approfonditamente sul fenomeno.Ci sono stati diversi studiosi, scienziati o meno, che hanno studiato i fotogrammi delle "costruzioni" di Marte ed ognuno ne ha tratto conclusioni diverse.

Secondo lo scrittore Viennese Walter Hain il volto di Cydonia assomiglierebbe a quello impresso sulla Sindone.
Brian O'Leary, ex astronauta ed appassionato studioso di Marte, vorrebbe un'altra spedizione fotografica sul pianeta rosso al più presto possibile.
Richard Hoagland, ex funzionario NASA, ha creato una complessa e tortuosa geometria tetraedica marziana.
Mark Carlotto, ricercatore specializzato in tecniche di immagine, migliorò le riprese del Viking e riuscì ad identificare quelli che potevano essere definiti "denti" e la striscia ornamentale sul capo. Ma non solo! Infatti con il suo lavoro al computer stabilì definitivamente che il volto era un oggetto tridimensionale e quindi non un'illusione ottica soggetta al gioco di luci ed ombre.
Graham Hancock, sociologo e giornalista insieme a Robert Bauval, ingegnere ed a John Grigsby, storico, studiarono a fondo tutta la zona di Cydonia riportanto i risultati nel libro "L'Enigma di Marte"
Nel 1996 venne lanciato il Mars Global Surveyor dopo la perdita avvenuta nel 1992 di un'altra sonda: L'Observer.
Il 6 Aprile 1998 le immagini della misteriosa zona vennero elaborate ed inviate ai siti web di tutto il mondo.
Il volto era stato cancellato!
Infatti la foto non mostrava altro che una serie di dune e crinali circondati da un'immagine a losanga di materiale simile ad una pista.
La NASA affermò quindi immediatamente che il volto era una formazione "naturale".
Naturalmente le polemiche sull'argomento non scemarono dopo questa rivelazione ma anzi il mistero divenne ancora più affascinante e si ipotizzò addirittura che fosse stata la NASA stessa a cancellare il volto su Marte.

Strutture Artificiali su Marte
Siamo tutti proprietà altrui! Era lo sconcertante parere di Charles Fort, autore di quella rassegna di eventi impossibili che nel 1919 fu pubblicata negli Stati Uniti con il titolo di The Book of the Damned. Nel senso che da qualche parte del cosmo, fuori dalla portata dei nostri telescopi, c’è qualcuno che ci è stato progenitore, o nostri creatori e, che adesso ci controlla. Qualcuno dotato di conoscenze e tecnologie avanzatissime. Che tuttavia ha lasciato tracce di sé su alcune desolate superfici del nostro sistema solare: la Luna, Marte, gli asteroidi e i satelliti di Saturno.
Marzo 1996: Richard Hoagland, ex ricercatore Nasa, studiando le immagini del suolo lunare riprese dalla missione Apollo 10, rileva la presenza di tre strutture apparentemente artificiali, alle quali dà il nome di Shard, Tower e Castle, guglia, torre e castello.
Giugno 1976: il Viking fotografa la superficie di Marte e individua una vasta formazione rocciosa strutturata in modo anomalo. Analizzandola, l’astronomo Tobias Owen rileva i tratti di un "volto".
Febbraio 2000: la sonda Usa Near atterra sull’asteroide Eros fotografandovi strutture insolitamente geometriche.
Giugno 2004: avvicinandosi a Phoebe, una delle lune di Saturno, la sonda Cassini immortala in un enorme cratere un oggetto quadrato al cui centro si osserva una formazione a sviluppo ellissoidale. Anomalie geologiche? Bizzarrie del suolo dovute a sommovimenti della crosta rocciosa? Oppure effetti di interventi non-naturali, e quindi artefatti, segnali lasciati nel cosmo come traccia per farci comprendere che siamo tutti proprietà di qualcuno.
Nonostante, La nasa ha impiegato decenni per ammettere che su Marte c'è acqua. Si, su Marte c’è acqua e non "tracce" come si è ritenuto fino a qualche tempo fa. La sensazionale scoperta è stata annunciata dagli scienziati della NASA sulla base dei rilevamenti trasmessi a Terra dalla sonda Odyssey.
"La quantità d'acqua è superiore a quella che la maggior parte delle persone avrebbe mai pensato", ha dichiarato William Boynton dell'Università dell'Arizona che ha condotto gli studi e "si trova circa un metro sotto la crosta marziana".
Come con l'acqua, la NASA impiegherà decenni prima di ammettere che su Marte esistono strutture edificate da intelligenze extraterrestre. Gli americani e russi d'accordo tra loro esercitano sui propri sudditi una disinformazione ormai patetica, dal momento che le popolazioni della terra in larga maggioranza hanno la piena consapevolezza della esistenza di altre civiltà oltre il nostro sistema, quindi i governi come avviene da alcuni decenni parlano da soli dato che le popolazioni sono molto più avanti di loro. La negazioni dei governi di negare la presenza passata, o presente di civiltà aliene su Marte o sulla Luna, non serviranno a dissuadere la popolazione mondiale per impedirci di scoprire una verità molto scomoda per loro dato che potrebbero perdere il controllo sulle popolazioni mondiale.
Per quanto tempo ancora sarà possibile occultare la verità? Le foto sotto mostrano chiaramente l'esistenza di strutture edificate da una civiltà aliena sulla superficie di marte.

Cupole Marziane

Nel cratere è visibile una struttura artificiale. A lato un astronauta fotografa un volto scolpito nella roccia.

La piana di Cidonyacity


Obelisco e Piramide


Particolare di condotti
Città delle stelle


Fotografato Oggetto luminoso

Presunta navicella aliena in avaria.
La possibilità di esistenza di forme di vita su altri pianeti ha da sempre affascinato l'uomo. Ma solo in tempi abbastanza recenti si sono resi disponibili i mezzi con i quali poter esplorare in maniera scientifica i corpi celesti. Innumerevoli sono state le sonde lanciate verso i pianeti appartenenti al nostro sistema solare, per studiare le loro caratteristiche e per capire se un qualche tipo di vita possa essersi sviluppata su di essi. Tra i pianeti, Marte è a tutt'oggi il pianeta più studiato, sia per la vicinanza alla Terra ma soprattutto perché tra tutti è il corpo celeste più simile a noi e forse capace di accogliere qualche tipo di organismo vivente.
Opinione ormai condivisa tra gli scienziati è che se si trovasse la vita su Marte, sicuramente non potrebbe essere ad uno stadio evolutivo superiore a quello di un batterio. E' un'opinione che col tempo è diventata un dogma, sostenuta persino davanti a documenti fotografici tuttora senza spiegazione che potrebbero invalidarla.
E' il caso di una fotografia scattata dal MOC (Mars Orbiter Camera), un satellite per la mappatura fotografica di Marte che, a latitudine -82.02°, longitudine 284.38° (vicino al polo sud marziano) ha ripreso qualcosa di assolutamente incredibile, ma tuttora ignorato: si tratta di una qualche forma di vegetazione su Marte. L'identificativo della fotografia è m0804668.

Come è possibile vedere dall'immagine, si osservano forme in tutto e per tutto simili a grandi alberi (con tanto di ramificazioni) ripresi dall'alto. Confrontiamo ad esempio l'immagine del MOC con quest'altra fotografia, che ritrae un albero terrestre: le somiglianze sono veramente molte.

Ecco la "striscia" completa ripresa dal MOC, che mostra le piante che si rendono via via più fitte, sino a formare una foresta. Non esiste un fenomeno geologico anche solo lontanamente paragonabile a questo.

Ma allora, qual è la spiegazione? La spiegazione più semplice è che forme di vita vegetali (forse risalenti a quando ancora su Marte l'acqua era abbondante) continuino a crescere sul pianeta, probabilmente affondando le radici in uno strato semi-ghiacciato di acqua ed in grado di sopportare i forti sbalzi termici.
Per quanto riguarda le dimensioni, gli alberi più grandi visibili nell'immagine hanno un diametro di circa 1 chilometro. Può ovviamente sembrare troppo, se riferito ad un albero terrestre. Ma se teniamo conto del fatto che:
1. l'atmosfera è più rarefatta di quella terrestre
2. la gravità è solo un terzo di quella del nostro pianeta
3. probabilmente non c'è nessun parassita che possa attaccarli
4. è una specie aliena sicuramente a noi sconosciuta, con differente metabolismo
ecco che le dimensioni giganti diventano molto più plausibili. E comunque nella fotografia si vedono anche alberi di dimensioni molto più "normali".
Purtroppo nessuno scienziato si è occupato di studiare a fondo questo documento, perché la "scienza ufficiale" dice che lì di alberi non ce ne devono essere. Punto e basta. Ma la "foresta marziana" continua a crescere lo stesso.
Questa non è l'unica evidenza di vita vegetale sul pianeta rosso, esistono altre immagini riprese dal MOC che mostrano quelli che potrebbero essere dei cespugli che sono cresciuti tra le dune.

In quest'altra immagine del suolo marziano si può osservare quello che appare come un bosco visto dall'alto:

Qui vediamo quello che sembra essere a tutti gli effetti un lago (fotografia MOC m0901354, 2,75m/pixel):

Ed anche qui (MOC m0902042):

Di seguito un'immagine acquisita dalla sonda Opportunity il 19 dicembre 2004 che non ha bisogno di commenti (a destra l'ingrandimento del box giallo)

Ecco altre due eloquenti immagini che mostrano la crescita di vegetazione sul pianeta rosso (MOC m1001442):


Da notare che purtroppo il Mars Global Surveyor ha una telecamera (il MOC) che mostra solo il rosso ed il blu, ma non il verde. Probabilmente è l''unica telecamera mai costruita ad avere questa caratteristica, e lascio immaginare a voi quale può essere il motivo di questa scelta tecnologica....
Nota finale: forse non tutti sanno che su Marte è stata trovata nell'atmosfera una discreta quantità di metano (rilevato dal Mars Express, dall'Infrared Telescope Facility della NASA nelle Hawaii, dall'International Gemini South observatory in Cile, dal Mars Express Planetary Fourier Spectrometer (PFS) etc...).
Il metano non è una molecola stabile dell'atmosfera, dopo poche centinaia di anni scompare. Da questo ne deriva che se è ancora presente, esso deve essere in qualche modo rigenerato. Le possibilità sono due: o fenomeni vulcanici o produzione da parte di batteri.
Esiste anche una terza ipotesi, cioè che il metano sia dovuto all'impatto di una cometa su Marte, ma non è stato trovato alcun segno recente di collisione sulla superficie, e comunque non avrebbe potuto produrre effetti di lunga durata.
Per quanto riguarda la prima ipotesi, è difficile pensarlo dal momento che il TES del Mars Global Surveyor e il Themis del Mars Odyssey (sensori termici con una risoluzione di 100 metri) non hanno mai rilevato alcuna attività vulcanica su Marte.
La seconda ipotesi rimane a questo punto la più probabile, cioè sembra esserci un qualche tipo di attività biologica su Marte.
Il 13 Dicembre 2004, la sonda Mars Rover Spirit, che da quasi un anno sta esplorando la superficie del Pianeta Rosso, trova un minerale - “goethite” - che si forma in presenza di acqua. Lo annuncia il Jet Propulsion Laboratory della NASA. Il minerale è stato identificato in rocce raccolte da Spirit in un'area di Marte chiamata Columbia Hills, dove era già stata trovata della ematite, un altro minerale che si forma in presenza di acqua.
UN MARE GHIACCIATO SU MARTE

La scoperta, effettuata da un team internazionale di scienziati della University College London (UCL), della Open University (OU) e della Free University of Berlin, di un mare ghiacciato vicino all'equatore di Marte ha riacceso ulteriormente il dibattito sulla possibilità di trovare tracce di vita sul Pianeta Rosso. È la prima chiara evidenza dell'esistenza di acqua liquida su Marte. Mentre gli alti livelli di metano riscontrati nella stessa area avevano già fatto avanzare la suggestiva ipotesi della presenza su Marte di micro-organismi biologici.
I risultati del lavoro condotto dal team guidato da John Murray (OU), Jan-Peter Muller (UCL) e Gerhard Neukum (Free University of Berlin) sono stati presentati alla Mars Science Conference della ESA (Agenzia Spaziale Europea) tenutasi ad Estec, in Olanda, il 21 febbraio scorso, e poi pubblicati sul giornale scientifico Nature. Il Professor Muller, del Department of Geomatic Engineering dell'UCL, uno dei due co-investigatori inglesi che hanno preso parte alla ricerca, ha dichiarato: “È un momento storico dell'esplorazione marziana, l'ipotesi secondo cui in quest'area esiste acqua molto vicino alla superficie è stata confermata”. Il Dr Murray, del Department of Earth Sciences alla OU, ha detto: “Il fatto che ci siano stati posti caldi e bagnati vicino alla superficie di Marte, ancor prima che la vita nascesse sulla Terra, e che probabilmente sono ancora lì, significa che c'è la possibilità che micro-organismi primitivi marziani siano sopravvissuti”.
Dal gennaio del 2004, la camera ha catturato un alto numero di immagini stereoscopiche della superficie marziana mostrando dettagli mai osservati in precedenza. Circa il 23% dell'intera superficie marziana è stata ritratta in 3d a tutto colore. Per la prima volta gli scienziati hanno potuto effettuare misurazioni geologiche e geomorfiche degli strati sedimentari su un altro pianeta, così come vengono fatte sulla Terra. Le immagini hanno fornito inoltre preziose informazioni sulle passate condizioni climatiche, sulla presenza di acqua, e sulle età relative della superficie, sulla evoluzione delle attività vulcaniche e sulle due piccole lune di Marte, Phobos e Deimos).
Quello che ha tutta l'aria di essere un mare, risiede nella regione occidentale di Athabasca Vallis. L'acqua, che un tempo formava il mare, si ritiene sia stata originata al di sotto della superficie di Marte. Eruttando, circa 5 milioni di anni fa, da una serie di fratture conosciute come le Cerberus Fossae, l'acqua sarebbe fluita in un'area di 800 x 900, inizialmente ad una profondità media di 45 metri, circa la stessa dimensione e profondità del Mare del Nord. Il blocco di ghiaccio, formatosi in superficie, ha catturato l’attenzione degli scienziati della sonda Mars Express.
Sebbene la formazione del mare risalga al tempo in cui i primi ominidi si stavano evolvendo sulla Terra, in termini geologici è piuttosto recente, suggerendo come le grandi inondazioni che hanno sconvolto il pianeta marziana nel corso della sua lunga storia geologica, possono accadere ancora. La presenza di acqua allo stato liquido, perfino al di sotto della superficie, costituisce soprattutto un possibile habitat in cui la vita primitiva potrebbe essersi sviluppata ed essere sopravvisssuta fino ad oggi. Dato che la superficie molto piatta (simile a quella di estuari terrestri) e lo spessore del ghiaccio suggerisce che molto del ghiaccio è ancora lì. Il ghiaccio è instabile sulla superficie marziana a causa delle basse pressioni atmosferiche (si trasforma in vapore passando attraverso lo stato liquido), ma il mare ghiacciato sembra sia stato protetto da strati di polvere e cenere vulcanica.

La sonda Mars Express darà il via ai suoi esperimenti MARSIS il prossimo maggio, con un radar capace di penetrare nel terreno specificatamente disegnato per la rilevazione di ghiaccio o acqua sotto la superficie. Se le misurazioni confermeranno la presenza di acqua ghiacciata, questo sito diventerà oggetto primario di tutte le prossime ricerche esobiologiche condotte dalla European Space Agency entro il 2010. Alla ESA Mars Science Conference è stato confermato anche che nella stessa area sono stati rilevati i più alti livelli di metano.
ICE ON MARS (Astrobiology Magazine)

Blocchi di ghiaccio mobili e vulcani in eruzione non riguardano solo il passato di Marte, secondo due nuovi rapporti pubblicati su Nature. Enormi blocchi di ghiaccio si sono spostati dai poli ai tropici, tra 350.000 e 4 milioni di anni fa, depositando grandi quantità di ghiaccio alla base di montagne e vulcani nelle regioni est vicino all'equatore marziano, dice il rapporto a cura di un team di scienziati che hanno analizzato le immagini fornite da Mars Express. Gli scienziati hanno anche studiato le immagini dei resti glaciali posti sul versante occidentale del Monte Olympo, il più grande vulcano del nostro sistema solare, trovando ulteriore evidenza di recenti formazioni di ghiaccio e di spostamenti simili a quelli avvenuti sul Monte Kilimanjaro in Africa.

In un secondo rapporto, il team rivela la scoperta di tracce di una grande eruzione del vulcano Hecates Tholus risalente a meno di 350.000 anni fa. I ricercatori hanno trovato in una depressione del vulcano depositi glaciali che potrebbero risalire ad un'epoca tra i 5 e i 24 milioni di anni fa.

James Head, professore di scienze geologiche alla Brown University, autore dei resoconti pubblicati su Nature, dice che i dati glaciali suggeriscono recenti cambiamenti climatici occorsi sul pianeta rosso. Il team conclude sostenendo che Marte si trova attualmente in un periodo interglaciale. Come il pianeta si inclinerà più vicino al sole, il ghiaccio depositato alle più basse latitudini evaporerà e la faccia del pianeta muterà ancora.
La scoperta della esplosiva eruzione di Hecates Tholus fornisce un'ulteriore prova dei più recenti sconvolgimenti marziani. Lo scorso dicembre, membri dello stesso team rivelavano che 5 dei maggiori vulcani marziani sono stati ripetutamente attivi circa 2 milioni di anni fa, e potrebbero esserlo ancora oggi. “Marte è molto dinamico”, dice Head, “le forze geologiche che guidano i cambiamenti climatici sono ancora attive, seppur deboli”. La pletora di ghiaccio e attività vulcaniche potrebbe fornire l'acqua e il calore necessario a sostenere le forme più basiche di vita marziana.
I dati forniti da Mars Express - insieme all'annuncio della scoperta in Alaska di batteri in vita in un blocco di ghiaccio vecchio 30.000 anni - hanno riacceso il dibattito sulla possibilità di vita passata, ma anche presente, su Marte. Un sondaggio effettuato alla recente ESA Mars Science Conference, il 75 percento degli scienziati intervistati ha asserito di credere che forme di vita batterica sono esistite in passato su Marte, mentre il 25 percento crede che possano anche essere sopravvissute fino ad oggi.
Head recentemente è andato all'Antartico per studiare i batteri che possono sopravvivere alle estreme condizioni del continente, molto simili a quelle vigenti su Marte. “Non resta ora che aspettare i risultati delle prossime missioni su Marte che preleveranno campioni di ghiaccio che potremmo studiare direttamente”.
Una figura che sembra quasi preghi con le mani giunte e che sembra quasi sia proprio verde, come nella migliore delle tradizioni della fantascienza marziana. “


03:45
Scritto da: angelus.1985
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18/05/2008
Angeli e Arcangeli
Gli Angeli
Angelo, o Spirito celeste, è da sempre ritenuto il messaggero o l' intermediario tra Dio, o gli dei, e l'umanità.
Dal greco ànghelos, "messaggero", essi sono emissari divini inviati sulla terra per istruire, comunicare o impartire ordini agli uomini.
Un angelo ha inoltre la funzione di custode, di guerriero celeste e anche di forza cosmica.
La suddivisione tra angelo buono o cattivo non è così semplice come si può pensare; gli angeli, sono forze personali che mediano tra il divino e l'umano e quindi, sotto questo aspetto, restano ambigui come ambigua è la natura stessa dell'uomo che combatte perennemente le due forze contrapposte, per non lasciarsi andare sulla facile strada del male e dei comportamenti abominevoli, e per far si che trionfi la sua parte elevata.
L'Angelo è sicurapente molti passi più avanti a noi, sotto questo aspetto. Mentre in noi è viva ancora la battaglia, in essi il raggiungimento della pienezza è compiuto. Comunquesia gli angeli, essenze pure e divine, operano su questa terra a contatto con noi uomi per condurci sulla via dell'illuminazione.
Essi ci aiutano a sviluppare la nostra percezione sensoriale e a migliorare il nostro rapporto con il mondo.
Sviluppiamo con essi e con il loro aiuto la nostra vitalità interiore perchè essi operando direttamente sulla nostra natura energetica.
Queste entità vengono invocate anche per armonizzare in noi i cinque sensi, per sviluppare l'immaginario e per concretizzare il nostro lavoro e le nostre idee.
Gli Arcangeli
Gli Arcangeli sono entità più elevate degli Angeli e lavorano sull'essere umano ad un livello più sottile.
Ci aiutano a sviluppare la funzione mentale, ad avere la capacità di discernere tra il bene ed il male, tra il vero ed il falso. Gli Arcangeli ci possono aiutare anche a comunicare, fattore questo molto importante nell'evoluzione dell'essere umano.
Gli Arcangeli Michael, Gabriel e Raphael, sono a capo delle Gerarchie e sono uniti con la Mente Divina.
Gli Arcangeli Anael, Samael e Sachiel vengono chiamati "i Reggenti della Terra", in quanto governano i 4 elementi: Fuoco, Aria, Acqua e Terra.
Michael

E' l'Arcangelo della luce e del fuoco, il suo nome, Michael, Ma-Ha-El, significa "Il Grande Dio" o "Simile a Dio". Infatti, in sanscrito, Maha significa "grande" e El sta per Dio. Forte, giovane e bello, nei dipinti rinascimentali viene ritratto con indosso un'armatura.
E' il principe e comandante supremo delle schiere celesti, pertanto viene considerato il protettore della Chiesa Cattolica Romana, nonché santo patrono della nazione ebraica.
divenuto familiarmente San Michele Arcangelo, ad esso venne attribuito uno dei compiti più importanti, quello della lotta contro le Forze del Male.
Michael è colui che protegge i credenti, libera le loro case, distrugge le opere di magia nera e sortilegio, chiaramente svolge una funzione insostituibile, quindi è un collaboratore amato e venerato da tutti.
Bellissimo, splendente di luce, circonfuso di vittoria, è "l'Arcangelo solare" per eccellenza. Indossa la corazza e brandisce la spada con cui ha sconfitto l'eterno nemico: Satana, raffigurato quasi sempre come un serpe o un drago strisciante. Nella tradizione infatti, Michael il guerriero, il protettore dalle insidie che provengono dalle forze Oscure, è la roccaforte della luce, il baluardo nei confronti delle tenebre. La sua spada fiammeggiante, oltre a trafiggere il drago, squarcia il buio, sconfigge le tenebre e riporta ai suoi protetti il conforto della Luce. Il suo è il ruolo centrale di capo delle armate Celesti, il vincitore della Bestia, il vincitore per eccellenza di tutte le battaglie.
Questo suo aspetto di guerriero vittorioso ed invulnerabile gli assicurerà il grande favore da parte di tutti gli eserciti, i soldati ed i regnanti di tutte le epoche.
Sul piano umano, l'Arcangelo Michael aiuta il raggiungimento del successo, l'affermazione, facilita la lotta per il superamento degli ostacoli. La tradizione lo vede assimilato a tutto quanto concerne al Potenza in tutti i suoi aspetti positivi. E' invocato in centinaia di formule per la protezione dai sortilegi e dalle opere di magia nera.
Come Angelo Solare, elemento Fuoco, domina la costellazione del Leone, dell'Ariete e del Sagittario.
Raphael
I suo nome significa "Divino Guaritore", o "Dio Guarisce". Nel suono nome, Ra-fa-el, Ra sta per Sole, e fa per vibrazione: Sole-vibra-azione-Dio.
E' il capo degli Angeli custodi, l'Angelo della Provvidenza che veglia su tutta l'umanità.E' protettore dei pellegrini: più che dei viaggiatori in genere, infatti, si prende cura di chi è impegnato in un pellegrinaggio verso Dio. Viaggia col bastone ed i sandali, la borraccia dell'acqua e la bisaccia a tracolla.
E' l'Arcangelo che dai tempi più antichi ha in custodia la facoltà di guarire. In tempi più moderni il suo dominio si è esteso sulla medicina, la farmacologia, la chimica.
Se ne parla nell'antico Testamento, quando Raffaele, camuffato come un qualunque essere umano appare al giovane Tobia e lo accompagna e protegge in un viaggio lungo e pieno di pericoli. (Tb 6,4 e 8,3.)
La tradizione cabalistica ha abbinato Raphael al pianeta Mercurio di cui è l'Arcangelo dominatore. Anche per i greci Mercurio era il Signore della Medicina, ma questo è un connubio che affonda le sue radici nell'antichità più remota.
Nelle raffigurazioni più antiche, Mercurio ha in mano una verga sulla quale si attorcigliano due serpenti.
Il suo tocco aveva un immediato effetto risanante. Il significato occulto è molto interessante: la verga rappresenta la spina dorsale dell'uomo. I due serpenti sono i due sistemi nervosi; il vago e il simpatico.
Il punto da cui i serpenti partono, con le code che si toccano, è il coccige, la sede dell'energia vitale.
Attraverso sette spirali (i sette chakra) i due serpenti si fronteggiano in alto, ma non si toccano.
Questo simbolo era così noto e venerato nell'antichità da giungere intatto fino ai nostri giorni ed è tuttora lo stemma con cui si fregia l'Ordine dei Medici e quello dei Farmacisti.
E' a lui che si attribuisce la redazione della cosiddetta "Tavola Smeraldina" le leggi immutabili della Magia, tuttora insuperate.
Raphael è l'Arcangelo capo delle innumerevoli schiere di Angeli guaritori.
Il loro compito è quello di dispensare l'energia risanante a coloro che ne fanno richiesta invocandoli.
Raphael è inoltre il custode della ricerca scientifica, della conoscenza applicata alla materia.
Appartiene all'Elemento Terra, domina la costellazione zodiacale della Vergine e quelle del Toro e Capricorno. Secondo l'astrologia tradizionale, la Vergine è dominata da Mercurio, e sotto questo segno abbiamo infermieri, farmacisti, ricercatori scientifici.
E' anche il custode dell'intelligenza, della speculazione scientifica e dell'indagine.
Mercurio, nella sua totalità è all'interno del dominio di Rafael, che controlla l'energia elettromagnetica, detta anche vitalità eterica o prana.
Le vibrazioni di Rafael hanno un colore violetto, in tutte le sue sfumature. Questo colore deriva dalla mistura di rosso (Michael) e blu (Gabriel), e corrisponde al ruolo di Rafael quale collaboratore di Michael e Gabriel nella creazione del sangue rosso all'interno del corpo umano.
Gabriel
Nel nome Gabriel, Kha-Vir-El, secondo l'antica pronuncia egiziana, Ga o Ka indicano desiderio, sentimento, ed amore espresso; Bir o Vir indicano l'elemento acqua. Gabriele, infatti, governa l'acqua e i liquidi, che costituiscono i tre quarti del pianeta. Gabriel è il sovrintendente della totalità del regno fisico.
Viene anche chiamato "Eroe di Dio", ed è a capo degli ambasciatori per l'umanità, nonché l'Angelo della Rivelazione. Maestoso, abbigliato di ricche vesti, nell'iconografia cristiana è spesso ritratto in ginocchio di fronte alla Madonna con le braccia incrociate sul petto o con in mano una pergamena, uno scettro o un giglio.
Gabriele è anche il messaggero di buone nuove.
Gabriel è il custode della creatività espressa in tutti i campi dello scibile, è colui che apre la mente dell'uomo alla comprensione del genio e della bellezza, colui che fa "concepire" le idee, poiché a lui attiene tutto quanto concerne il concepimento, sia sui piani fisici che su quelli puramente astratti. Gabriel, agendo attraverso le Legioni dei suoi Angeli, estende il suo dominio anche su tutto quanto concerne la creazione fisica e spirituale di un nuovo essere.
I comuni mortali, qualunque sia la loro religione, fede, razza o colore, siano essi buoni o cattivi, futuri santi o individui perversi, tutte le creature che sono nate o nasceranno sul nostro pianeta, compiono il loro viaggio dal mondo spirituale a quello fisico guidate dagli Angeli sottoposti a Gabriel e che rimarranno per sempre al loro fianco.
Da Gabriel dunque, promanano le sconfinate schiere degli Angeli Custodi, i pazienti aiutanti del genere umano. Creature che aiutano l'evoluzione della nostra specie ma che, a loro volta si evolvono attraverso noi.
Dominatore dell'elemento Acqua, Gabriel estende la sua influenza sul Cancro i Pesci e lo Scorpione. E' collegato alla sfera lunare e all'elemento Acqua del Cancro.
Rappresenta l'acqua della gestazione, in cui si sviluppa il germe divino che s'incarnerà in ogni embrione umano, è l'elemento che fa giungere alla mente umana l'intuizione che porta al colpo di genio ed alla scoperta scientifica, o alla creazione del capolavoro d'arte.
Anael
E' l'Arcangelo legato alla sfera di Venere. E' colui che ha in custodia tutto quanto esiste di bello e di armonioso. E' l'ispiratore degli artisti, colui che fa risuonare alle orecchie degli uomini più sensibili l'armonia delle sfere perchè venga riscritta sotto forma di musica da ascoltare attraverso gli strumenti del pianeta Terra. La musica, il colore, la bellezza, I'armonia e la benevolenza, saranno i mezzi attraverso cui il genere umano si evolverà nei secoli a venire.
Allo stesso modo viene influenzata l'arte e la bellezza, soprattutto il colore e tutto quanto ad esso è collegato.
L'influenza che l'Arcangelo esercita attraverso i suoi Angeli, sarà sempre maggiore nel corso degli anni, risveglierà nel cuore degli uomini il sentimento di benevolenza. Lo scopo sarà quello di raggiungere l'amore cosmico, che ancora è molto lontano dalla sfera della comprensione umana.
La nostra specie, che crediamo così evoluta, osservata dall'Alto appare invece aggressiva, litigiosa...
Una razza sanguinaria che ancora non ha appreso i semplici valori umani della fratellanza e della solidarietà.
Anael, appartenendo alla sfera di Venere domina la costellazione zodiacale della Bilancia e del Toro, ma influenza positivamente l'Acquario e i Gemelli.
Samael
Nel corpo materiale vi è un altro Arcangelo, il governatore dell'elemento terra: Sham-A-El. Sham, significa luce; A, femminilità o materia; El, Dio. La produzione del fenomeno della vita nel regno della materia corrisponde all'opera di tutti gli Arcangeli degli elementi, ma particolarmente dell'Angelo Samael.
Nella tradizione più rigorosa viene definito "La mano destra di Dio", o anche l'Angelo Punitore in quanto è colui che amministra la giustizia divina, inflessibile nel suo compito. La tradizione astrologica gli attribuisce tutte le doti tipiche di Marte: la forza la combattività il coraggio, la decisione.
E' l'osservatore imparziale delle opere dell'uomo, definito il "Signore del Karma". Da lui promanano le schiere di Esseri che "tengono i registri" annotando lo stato del Karma per stabilire quali saranno le prove da riproporre agli umani nelle incarnazioni future.
Samael protegge dai pericoli arrecati dagli incendi, dalle esplosioni e dalle armi. Dà forza e decisione ai propositi, sostiene la volontà, protegge i condottieri.
E' il dominatore del segno dell'Ariete.
Sachiel
E' uno degli Arcangeli più invocati dall'antichità ai nostri giorni. Rappresenta l'opulenza, la maestà, la ricchezza, il benessere fisico, il prestigio, il danaro.
Non per nulla l'antica divinità che un tempo ebbe nome Giove, era il più potente di tutti gli dei, colui che regnava sull'Olimpo ed a cui le divinità minori e gli elementi erano totalmente assoggettati.
Sachiel è molto generoso e non disdegna di aiutare gli umani nel raggiungimento del benessere. Comunque svolge questo suo ministero entro i limiti in cui il destino individuale gli permette di intervenire.
Se nel destino di un uomo la ricchezza è ritenuta dannosa per la sua evoluzione spirituale, se la povertà è una prova che deve superare perchè la ricchezza è stata vissuta male in una vita precedente, non vi saranno suppliche né invocazioni che smuoveranno Sachiel o qualsiasi altro Angelo. Nessuno, se non il diretto interessato, con la sua volontà, superando le prove che incontrerà sul suo cammino, potrà modificare il proprio destino.
Sachiel ed i suoi Angeli, sono gli attenti dispensatori dell'energia-danaro poiché il danaro, come il sangue, è una vera e propria linfa vitale. La sua circolazione deve avvenire in modo equilibrato, come per tutti i fluidi all'interno del corpo umano, senza ristagni, senza carenze e senza emorragie.
Cassiel
Cassiel segue con occhio amorevole gli anziani, coloro che come lui, hanno portato avanti il loro compito ed assistono da spettatori e non più da guerrieri, allo svolgersi degli eventi.
Sempre sotto il dominio di Cassiel, denominato anche "Angelo del Silenzio", troviamo tutto quanto è nel sottosuolo, miniere, giacimenti, rocce, argilla, ecc. Cassiel sovraintende al Regno minerale che, silenziosamente ed in tempi lunghissimi, si evolve nella lunga ed incessante marcia "dalle tenebre alla Luce", che del resto è condivisa anche da tutti gli altri Regni, compreso quello umano.
L'Arcangelo Cassiel è il dominatore della sfera di Saturno reggente del segno del Capricorno.
Essere nati in un particolare giorno della settimana ci rende soggetti all'influenza dell'Angelo e del pianeta
che presiede quel giorno.
| Michael | Sole | Domenica | colore giallo/dorato | domina le questioni relative alla carriera e al successo | Leone, |
| Gabriel | Luna | Lunedì | colore bianco | domina ciò che riguarda viaggi e riconciliazioni | Cancro |
| Samael | Marte | Martedì | colore rosso | domina la vittoria e il superamento dei nemici | Ariete e Scorpione |
| Raphael | Mercurio | Mercoledì | colore marrone | il commercio, l'eloquenza e la guarigione dalle malattie | Gemelli e Vergine |
| Sachiel | Giove | Giovedì | colore azzurro | domina la ricchezza e il benessere materiale | Sagittario e Pesci |
| Anael | Venere | Venerdì | colore verde | domina tutte le questioni amorose | Bilancia e Toro |
| Cassiel | Saturno | Sabato | colore nero | Presiede a ciò che riguarda la conoscenza e gli affari | Capricorno e Acquario |
IL NUMERO SETTE E LA LEGGE DEGLI OPPOSTI
La legge della dualità è la legge che domina l'universo condizionando la nostra esistenza.
I sette Sacramenti, i sette Spiriti di luce e i 7 pianeti ad essi collegati, hanno come controparte sette principi negativi. Ogni pianeta ha un'orbita crescente e una decrescente; una doppia polarità.
7 sono le lettere doppie dell’alfabeto ebraico e 7 i sigilli del libro dell’apocalisse, d’aprirsi per mezzo delle 7 virtù, da opporre ai 7 vizi capitali.
Il settenario è un numero biblico, la chiave di tutta la creazione di Mosè e il simbolo di tutta la religione.
Mosè ha lasciato 5 libri e la legge si riassume in 2 testamenti.
La Bibbia è un libro di allegorie ed immagini. Adamo ed Eva sono i due tipi primitivi dell'Umanità, il serpente che tenta è il tempo che mette alla prova, Caino e Abele rappresentano la carne e lo spirito, la forza e l'intelligenza, la violenza e l'armonia.
Prese alla lettera, tutte le storie raccolte nel Vecchio Testamento, sembrano assurde e spesso rivoltanti, ma non è sotto quest'ottica che vanno lette e interpretate.
In esoterismo il numero 7 è considerato un numero perfetto, LA LUNA SEPOLTA, i poteri occulti; il 7 è il simbolo dell’equilibrio che si esprima in maniera tangibile dai due triangoli incrociati ed opposti, uno rivolto verso l’alto e uno verso il basso.
L'acqua celeste si sposa con il fuoco infernale convertito e messo al servizio della pura Grande Opera.
Il numero 7 rappresenta il tutto, poiché il 7 è il numero della creazione.
Se noi sommiamo cabalisticamente il numero 7, esso ci dà inizialmente 28, cioè 2 e 8, simbolo del binario (il 2, l'uomo e la donna, il bene e il male, il positivo e il negativo, ecc) e dell’infinito, (l'8 la lemnisca, la continua lotta degli opposti per il raggiungimento dell'equilibrio), e quindi i simboli del continuo evolversi della vita per mezzo dei contrari.
(1+2+3+4+5+6+7= 28) Il numero 28, sommato dà 10, (2+8=10) a sua volta formato da 1 e 0, che rappresentano il bastone e la coppa dei tarocchi; il tutto e il nulla, il pieno e il vuoto; il primo, rappresenta un principio attivo fecondatore, lo Spirito di Dio che librava sulle acque, il secondo un principio passivo, cioè le acque primordiali fecondate nel buio delle tenebre, o caos primordiale, l'oroborus.
Tutto nasce dal buio, che non è altro che una luce nera, conosciuta dagli ermetici come luce astrale, la stessa dove è immerso il bambino prima di venire al mondo durante i nove mesi di gestazione, anche se al settimo mese (analoghi ai sette giorni della creazione) è già completo.
Durante il sonno, entriamo più strettamente in contatto con questa luce e viviamo un’altra vita, parallela e corrispondente a quella del giorno.
Durante il sonno è possibile toccare dei piani astrali più puri.
Ma esiste uno stato interiore, assai superiore al sonno e alla veglia e a metà strada tra i due.
E' uno stato di equilibrio energetico, di pace profonda.
Per mezzo di alcune tecniche esoteriche o durante la meditazione, possiamo ritrovare questo equilibrio, che ci da modo di riaprire porte chiuse nella nostra mente per dare sfogo a quelle facoltà spirituali e magiche che sono latenti e sopite dentro di noi, esistenti in quanto l'uomo è un'espressione della forza universale.
IL SETTENARIO DEI PIANETI E DEI METALLI
Lo Spirito-Zolfo, pura attività, agisce sulla passività del Corpo-Sale soltanto con la mediazione dell'Anima-Mercurio, passiva in rapporto allo Spirito, ma attiva rispetto al Corpo.
Perchè vi sia equilibrio e salute è opportuno che i tre principi si armonizzino.
Nel settenario dei metalli-pianeti, troviamo il Mercurio corrispondente all'anima intermediaria tra il corpo e lo spirito, poi abbiamo il sole relativo allo spirito puro, l'oro incorruttibile, poi l'nima eterea corrispondente alla luna e all'argento, segue lo spirito animico o anima spirituale corrispondente allo stagno il più leggero dei metalli e a giove, poi lo spirito corporeo unito al ferro e a marte, quindi l'anima corporea accomunata a venere e al rame, e quindi il corpo che come simboli ha saturno e la pesantezza del piombo.
"Esiste un certo nesso naturale tra certe lettere, parro"Esiste un certo nesso naturale tra certe lettere, parole, numeri, gesti, profumi, cosicchè ogni idea o spirito può venire composto o evocato mediante l'uso delle cose che sono in armonia con esso, ed esprimono parti della sua natura."
Prima di iniziare un rito, bisogna considerare a chi esso si rivolge.
Se è relativo alla
- LUNA, bisogna operare dopo il tramonto e sempre di notte quando la luna è presente nel cielo
- al SOLE, si opera verso mezzogiorno, all'alba, qualche volta al tramonto ma mai di notte
- a MERCURIO, si opera di giorno per tutte le questioni pratiche e per i rapporti sociali, la notte solo per le cose nascoste, per eliminare un'ostacolo
- a VENERE si opera dopo il tramonto e all'alba solo per proteggere le relazioni amorose. Al vespro Venere è più legata ai piaceri della sessualità, alla procreazione, mentre al mattino è più guerriera
- a MARTE si opera di giorno
- a Giove si opera di giorno per l'abbondanza e alla notte per il misticismo, la conoscenza e la spiritualità
- a SATURNO si opera di notte perchè SATURNO è chiamato "lo scuro" o il "nero"
A ogni pianeta è abbinato uno spirito di luce, perchè i pianeti sono i troni o i seggi sui quali essi sono assisi.
Ogni spirito concede la sua forza a chi gli chiede aiuto e questa forza viene ricevuta in modo diverso da ogni singolo richiedente.
Essi benchè benevoli, non sono mossi dalla bontà nei nostri confronti, ma bensì dal dovere, in quanto i 7 spiriti operano per l'evoluzione universale.
STRUMENTI: candele e incensi
Nell'universo ci sono vari stadi di evoluzione del pensiero e poichè l'energia viene dal pensiero, quando pensiamo entriamo in contatto con l'energia più alta che è la luce.
La candela è il nostro mediatore, lo strumento alleato che con le sue vibrazioni trasforma la nostra invocazione in onde elettromagnetiche che salgono fino a raggiungere il punto desiderato.
Non da sola, ma accompagnata da profumi, incensi, e soprattutto dal nostro pensiero, fa si che concretizzi il desiderio espresso durante un rituale, un'invocazione, un incantesimo.
In magia la candela e l'incenso hanno da sempre trovato la loro giusta collocazione perchè i maghi da tempo hanno compreso quante e quali potenzialità si trovino in questi strumenti che hanno anche la qualità di penetrare dentro il nostro spirito esaltandone i poteri e la forza applicata alla volontà.
Incensi, profumi e candele sono stati usati sin dall'antichità durante lo svolgimento di riti pagani ed è per questo che la chiesa, all'inizio, fu restia ad annettere all'interno del culto anche questi strumenti pensando che, essendo legati al mondo pagano antico, contaminassero la chiesa invece di arricchirla. Ma si dovettero ricredere perchè incensi e candele non sono altro che un mezzo che ci unisce alle sfere più alte e profonde e quindi utili anche come offerte votive ai santi e per accompagnare le preghiere e per la richiesta di grazie.
La luce di una candela assume un significato simbolico-spirituale, squarcia le tenebre dentro di noi e conduce desideri e verità. Le candele da usare in magia devono essere nuove, mai usate per nessun'altro scopo, ma bensì comprate appositamente per il motivo prescelto.
In base al nostro scopo dobbiamo sceglierle del colore più adatto.
La candela nera viene erroneamente accumunata con le pratiche esoteriche più oscure, dimenticando invece che il nero è l'immutabile origine di tutto, tutto ha avuto origine dal nero, anche il colore bianco suo opposto.
Il nero è negativo in quanto è il nero il colore del lutto, il colore che rappresenta le forze telluriche, ed è simile all'egoismo perchè assorbe la luce e non la restituisce. Ma proprio per quest'ultima capacità, la candela nera viene usata per assorbire le negatività in un luogo. Il nero assorbe e separa, rende positivo il negativo.
La candela blu o azzurra. Il blu è il colore del cielo notturno nel quale risplendono le stelle divine. Il celeste è la verità, il potere occulto, la medianità. Una rappresenta il cielo notturno, l'altra il cielo diurno dominio del sole. Questi colori non sono comunque legati alla materia ma sono bensì legati alla divinità. Non a caso i nobili sono considerati di sangue blu, blu visto come eternità e continuità. Questi sono i colori giusti per creare una vibrazione celeste o per trovare un'ispirazione; crea un contatto con il mondo uperiore per richiamare la potenza e distaccarsi dalla materia.
La candela verde ha il colore della vita, è simbolo di abbondanza e fertilità. Questo è il colore della fortuna, della generosità, della rigenerazione, della fecondità, del lavoro produttivo.
La candela giallo-oro. Questo colore è simbolo di intelletto, di immaginazione, del potere della mente. Significa anche estro artistico e fascino, sicurezza e condizioni elevate. L'oro attrae le influenze più nobili, è il colore solare e sinonimo di splendore, regalità, trionfo e potenza.
La candela rossa porta il colore della salute, dell'energia, della forza, della potenza sessuale e del coraggio. Il suo messaggio è legato alle cose materiali come la passione, la combattività e il vigore. Il rosso è anche il colore del fuoco della distruzione, è il sangue del sacrificio, dei conflitti. E' il colore che stimola a combattere ma anche a litigare.
La candela grigia ha su di se un colore terribile perchè non è definibile. Non ha il coraggio di ciò che è, non ha personalità, si può definire bastardo. Il grigio crea nebbia e confusione, suscita inerzia; è sinonimo di tristezza ma può essere utilizzato per rallentare e bloccare gli eccessi.
La candela marrone è legata alla terra, al legno, alla stabilità, dona concretezza, sicurezza, aiuta ad essere semplici e pratici. E' utile nelle cause di lavoro, per lo studio. E' la terra che da i suoi frutti.
La candela arancio ha in se due colori, il rosso e il giallo che uniti assieme danno scossoni forti. E' il colore più spirituale che dà scossoni forti. Stimola in maniera equilibrata e dona buon umore.
La candela viola ha in se il più alto dei colori, è la meta suprema e anche il colore più odiato. Ha un'alta frequenza e non tutti sono capaci di sostenerla. Fa riflettere, fa vedere, spinge al sacrificio, alla rinuncia. Aiuta a distaccarsi dalle dipendenze e dagli amori sbagliati, è spirituale.
La candela color argento porta il colore della luna, del magnetismo, rappresenta la femminilità anche nelle sue espressioni feconde. Respinge le potenze negative e apre le porte al piano astrale. E' ricettivo ed intuitivo, magnetico, stimola la fecondità del pensiero e le facoltà medianiche. Porta verso altri mondi, verso le pratiche divinatorie, la magia dei sogni che ci connette con altre alte dimensioni.
Quando il nostro scopo è rivolto a uno dei 7 spiriti di luce, dobbiamo tenere conto del colore dello spirito che presiede il giorno della nostra nascita e del suo pianeta.
INCENSI PLANETARI
Quando si bruciano le piante disseccate o l'incenso facciamo si che attraverso il fuoco e la combustione si sprigionino le energie e si diffondano nell'ambiente raggiungendo le divinità. Le fumigazioni purificatrici ci mettono in contatto con gli elementi, l'anima, l'aldilà, La sua funzione è simile a quella della candela ma ha in più il pregio di essere profumata e ogni profumo ha le sue doti e il suo potere sia su di noi che sull'esterno.
Quando si parla di incenso si intende quello liturgico o le resine come il benzoino o la mirra o le miscele come gli incensi planetari o le erbe bruciate nel contenitore apposito di coccio sopra un pezzetto di carboncino, non i bastoncini, che sono utili solo se bruciati giornalmente, in numero sempre dispari, per una sommaria purificazione degli ambienti, ma che non sono utili nei rituali importanti.
Per questi ultimi utilizzare miscele di fiori, foglie, radici, erbe, legni e spezie.
Bruciandoli potete accorgervi che non tutti hanno degli odori gradevoli ma pensate sempre che non siete voi i destinatari di questi profumi ma bensì le entità a cui vi state rivolgendo.
Mentre l'incenso fumiga passateci sopra le vostre mani, le candele e gli altri oggetti che utilizzerete nel rito.
Queste sono le miscele degli incensi planetari:
Per la LUNA bruciare sandalo, zenzero, gelsomino, mirra e tuberosa.
Per MARTE bruciare grani di pepe nero, rovere, benzoino, geranio, ortica.
Per MERCURIO bruciare chiodi di garofano, camomilla, cannella, fiori di lavanda, storace, scorza di limone, prezzemolo, coriandolo.
Per GIOVE bruciare legno di cedro, resina di incenso in polvere, fiori di zafferano, benzoino, menta, quercia.
Per VENERE bruciare petali di rosa pestati, noce moscata, sandalo rosso, verbena, fiori d'arancio, melo.
Per SATURNO bruciare mirra, storace, ruta, cipresso, muschio, tarassaco.
Per il SOLE bruciare gomma arabica, olibano, zafferano, scorza di arancia, girasole, alloro, incenso.
PER CIO' CHE CI ACCINGIAMO A FARE ABBIAMO TUTTI GLI INGREDIENTI NECESSARI.
METTETEVI ORA CON L'ANIMO CALMO E RILASSATO IN UNA STANZA E QUI ACCENDETE L'INCENSO PLANETARIO DEDICATO AL VOSTRO SPIRITO DI LUCE.
SULL'INCENSIERE PASSATE LE VOSTRE MANI, LA CANDELA DEL COLORE APPROPRIATO ALLO SPIRITO DI LUCE CHE PRESIEDE IL VOSTRO GIORNO DI NASCITA, UN PEZZO DI PERGAMENA (SE NON L'AVETE POTETE USARE ANCHE CARTA NORMALE PURCHE' BIANCA E SENZA RIGHE O DISEGNI) E UNA PENNA DEL COLORE GIUSTO CHE AVRETE COMPRATO APPOSITAMENTE E CHE USERETE SOLO PER QUESTO SCOPO.
FATE TUTTO QUESTO IN SILENZIO E CON ESTREMA SERIETA' E CALMA INTERIORE.
NATURALMENTE IL GIORNO PER FARE QUESTO DEVE ESSERE QUELLO DELLA VOSTRA NASCITA E NEL PERIODO (MATTINA, POMERIGGIO, VESPRO, NOTTE), CHE SI ADATTA AL PIANETA DELLO SPIRITO.
ACCENDETE LA CANDELA E PONETELA DI FRONTE A VOI, SCRIVETE LA VOSTRA RISCHIESTA CON MOLTA CHIAREZZA INIZIANDO CON IL DIRE CHI SIETE, NOME E COGNOME E CHE COSA CHIEDETE.
LE RICHIESTE DOVRANNO ESSERE CHIARE E SINCERE, UNA RICHIESTA DI AIUTO, UN'ISPIRAZIONE PER USCIRE DA UN PROBLEMA, UN CONSIGLIO O QUALSIASI ALTRA COSA VI STIA A CUORE A PATTO CHE SIA RIVOLTA IN POSITIVO PERCHE' SOLO COSE POSITIVE POSSONO DONARVI GLI SPIRITI DI LUCE.
SE PENSATE DI SFRUTTARE NEGATIVAMENTE QUESTO RITO SCORDATEVELO, NON AVRESTE L'EFFETTO DESIDERATO E RISCHIERETE DI ESSERE PUNITI DALLO SPIRITO.
DOPO CHE AVRETE SCRITTO IL MESSAGGIO LEGGETELO AD ALTA VOCE PERCHE' ANCHE LA VOCE SIA VEICOLO PER FAR SI CHE LA RICHIESTA ARRIVI LONTANO.
PRONUNCIATE TRE VOLTE IL NOME DEL VOSTRO SPIRITO DI LUCE AGGIUNGENDO: "ALLA FIAMMA DI QUESTA CANDELA AFFIDO LA MIA PREGHIERA"
POI BRUCIATE IL BIGLIETTO NELLA FIAMMA DELLA CANDELA.
RIMANETE PER QUALCHE MINUTO IN SILENZIO ED ASPETTATE.
PIU' SIETE TRANQUILLI E RILASSATI PIU' AVETE POSSIBILITA' DI ENTRARE IN CONTATTO CON LO SPIRITO DI LUCE. RARAMENTE QUESTI SI MANIFESTANO FISICAMENTE A CHI SI RIVOLGE A LORO, IL PIU' DELLE VOLTE IL MODO CHE USANO PER RISPONDERCI E' ATTRAVERSO UNA SENSAZIONE, UNA IMPROVVISA EMOZIONE, UN'ISPIRAZIONE RELATIVA ALLA SOLUZIONE DEL NOSTRO PROBLEMA.
ESSI CI SUGGERISCONO LA VIA DA SEGUIRE A LIVELLO DI PENSIERO.
CHIUDIAMO IL RITO RINGRAZIANDO E ATTENDIAMO UN SEGNO DELLA LORO RISPOSTA CHE PUO' ARRIVARCI IN QUALSIASI MODO, MA SE NON SIAMO SUFFICIENTEMENTE RILASSATI ED ESTRANIATI DALLA REALTA', POSSIAMO COMUNQUE PERCEPIRE IL LORO MESSAGGIO NEI GIORNI SUCCESSIVI ATTRAVERSO I SOGNI, QUANDO LA NOSTRA MENTE RAZIONALE DORME E ABBASSA LE SUE DIFESE.
BASTA PORSI NELLO STATO D'ANIMO PIU' GIUSTO PER ASCOLTARLI.
04:45
Scritto da: angelus.1985
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Autocombustione umana

Può un essere umano inciendiarsi dall'interno e ridursi in cenere nel giro di pochi istanti lasciando intatti solo gli arti inferiori senza avvertire dolore?
Non esiste spiegazione scientifica o logica per alcuni casi detti di autocombustione umana, in inglese: SHC(Spontaneous Human Combustion) in cui persone prendono fuoco improvvisamente e dei loro corpi rimane solo un mucchio di cenere fumante e generalmente solo gli arti inferiori misteriosamente non bruciano, anche le ossa finiscono in cenere, le vittime non avvertirebbero dolore durante l' "autocombustione".
Nei luoghi in cui avvengono queste "autocombustioni" non vi sono danni ingenti ai locali solo le vittime e la zona che li circonda è danneggiata dall'incendio.
IL CASO più famoso.

Il caso più ben documentato di "autocombustine umana" è quello della signora Mary Hardy Reeser.
Florida, a St. Petersburg, 1 luglio 1951
- Mary Reeser, 57 anni.
La signora Reeser all'epoca viveva con il figlio Richard, la moglie ed il nipote e quella sera decise di prendere del sonnifero ed andare a dormire presto stando alle testimonianze del nipote.
Alle 5 del mattino la padrona di casa la signora Carpenter sentì un lieve odore di fumo nell'aria ma ne attribuì l'origine ad una pompa surriscaldata in garage ed ebbe la conferma del guasto recandosi in garage e sistemando il problema.
Alle 8, sempre di quella mattina, la signora Carpenter ricevette un telegramma per la signora Reeser e si accinse a consegnarglielo di persona, ma la signora Reeser non rispose ai ripetuti richiami della padrona di casa la quale, preoccupata, chiese aiuto a due imbianchini che si trovavano in strada e si fece aiutare ad aprire la porta di ingresso.
Una volta all'interno dell'appartamento un ondata di caldo avvolse i soccorritori improvvisati ma nessun segno evidente d' incendio era presente nell'appartamento a parte una trave bruciacchiata ma sul pavimento si trovavano i resti della povera signora Mary Reeser di cui riamaneva solo un piede intatto con una pantofola di raso nero, il teschio carbonizzato ed un mucchio di cenere in cui si potevano notare alcuni organi interni e la spina dorsale della sventurata.
La spiegazione ufficiale per la morte della segnora Reeser fu che la signora si era addormentata con la sigaretta accesa e che la vestaglia della vittima avesse preso fuoco facilmente a causa della sigaretta, però nonostante questa spiegazione questo rimane un caso di autocombustione umana per molte persone ed è il meglio documentato.
CARATTERISTICHE DELL'AUTOCOMBUSTIONE UMANA

Numerosi casi di autocombustione umana sono stati segnalati in varie parti del mondo e vi sono numerose testimonianze ed il risultato è sempre lo stesso:
-Organi interni ed ossa bruciati, ridotti in un ammasso di cenere di colore biancastro.
-Raramente gli arti inferiori e talvolta gli arti superiori bruciano e quindi rimangono intatti..
-Una sostanza oleosa, probabilmente dovuta ai grassi corporei sciolti delle vittime, avvolge i locali dove avvengono le ipotetiche autocombustioni.
-I danni ai locali sono praticamente inesistenti, poco o nulla viene danneggiato dall'incendio, solo la zona intorno alla vittima rimane lievemente danneggiato.
-Nell' 80% dei casi le vittime sono donne che abusavano di alcool o farmaci.
-La presenza di oggetti in grado di generare un incendio:stufe, sigarette, caminetti......
LE TEORIE

TEORIA 1:
L'EFFETTO STOPPINO
Il corpo umano è costituito per l'80 % d'acqua e non può prendere fuoco da solo a meno che non si utilizino sostanze infiammabili come la benzina per incendiarlo ed il corpo umano, in questo caso prende fuoco dall'esterno non dall'interno.
La teoria dell"effetto stoppino"è la più accreditata secondo la quale la combustione umana ha una causa precisa ed una volta che si innesca l'incendio i grassi che compongono il corpo umano si scioglierebbero impregnando i vestiti e permettendo al corpo della vittima di continuare a bruciare proprio come lo stoppino di una candela fino al completo discioglimento della massa adiposa.
Questa teoria darebbe una spiegazione al fatto che gli arti inferiori e superiori delle vittime raramente bruciano:in queste zone vi sono meno tessuti adiposi.
Ma le ossa?Come fanno a bruciare completamente anche le ossa?
Le ossa di un essere umano all'interno di un forno crematorio impiegano più di otto ore per "dissolversi"ad una temperatura di 900 gradi centigradi e comunque le ossa ottenute da un forno crematorio non sono polverizzate immediatamente ma devono essere frantumate in un secondo momento con uno pseciale macchinario dando luogo ad una polvere grigia non bianca come quella che si ha dopo un ipotetica autocombustione umana.
TEORIA 2:
L'ALCOOL
Numerosi casi di "autocombustione umana" si sono verificati dopo feste o dopo che le vittime avevano ingerito sostanze alcoliche in quantità elevata ed una teoria è quella che una presenza più elevata di alcool nel sangue potrebbe aver generato una reazione chimica all'interno dell'organismo causando l'autocombustione della vittima.
L'alcool ingerito in ogni caso può essere la causa degli incidenti.
TEORIA 3:
I FARMACI
L'assunzione di farmaci potrebbe sortire l'effetto dell'acool nel corpo umano.
TEORIA 4:
UNA REAZIONE CHIMICA A LIVELLO CELLULARE
Teoria di John Heymer (Larry Arnold di ParaScience Intenational) : Secondo questa teoria una reazione chimica all'interno dei mitocondri( cellule del corpo umano che creano energia) tra idrogeno ed ossigeno provocherebbe a livello cellulare una sorta di esplosione interna al mitocondrio stesso il quale si incendierebbe e a sua volta incendierebbe le altre cellule vicine in una reazione a catena.
TEORIA 5:
Fulmini globulari penetrati all'interno della stanza colpendo le vittime e causando l'incendio.
L'autocombustione umana è affascinante e misteriosa e"colpisce" persone di ogni razza, età, sesso, persone astemie, persone che non utilizzano medicinali.
02:40
Scritto da: angelus.1985
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Fenomeni fortiani
CADUTE DI OGGETTI DAL CIELO
Nel seguente articolo ho raccolto segnalazioni di cadute del più svariato materiale dal cielo, in quanto a credibilità, esse vanno da quelle più o meno accettabili a quelle veramente incredibili; ai margini di questo spettro di possibilità, ci sono eventi che potrebbero anche inserirsi in un'altra categoria dell'inspiegabile. Per esempio, le pietre non meteoritiche possono cadere dal cielo in seguito ad una eruzione vulcanica, o di una tromba d'aria, ma se queste cadono sempre sugli stessi tetti la cosa comincia a toccare l'immaginazione.
Le segnalazioni di cadute di oggetti dal cielo in tempi antichi sono meno numerose che in tempi più recenti, ma sono altrettanto svariate. Lo storico greco Ateneo, parla, nella sua antologia storica “I sofisti a banchetto”, scritta intorno al 200 a.C., di una pioggia di pesci durata tre giorni e di uno spettacolare diluvio di rane.
<< So anche che molto spesso sono piovuti dei pesci. A ogni modo, Fenia, nel II libro della sua opera I magistrati di Ereso, dice che una volta nel Chersoneso (il nome in greco significa semplicemente penisola, forse qui s'intendeva la penisola di Tracia, NdR.) piovvero dei pesci ininterrottamente per tre giorni; e Filarco, nel suo IV libro dice che la gente ha spesso visto piovere dei pesci, e spesso anche del grano, e che la stessa cosa è avvenuta con le rane.
In ogni caso, Eraclide Lembo, nel XXI libro della sua Storia, dice: “In Peonia e in Dardania (regione della Macedonia la prima e Serbia attuale la seconda, NdR.) , si dice che prima di ora siano piovute delle rane, e tale era il numero di quelle bestie che le case e le strade ne erano piene. All'inizio, per alcuni giorni, gli abitanti, cercando di ucciderle e rinchiudendosi nelle case, cercarono di resistere all'invasione. Ma quando si accorsero che non approdavano a nulla –trovavano tutti i loro tegami pieni di rane, e rane bollite e arrostite in mezzo a tutte le loro pietanze, e , inoltre, non potevano utilizzare l'acqua, né porre piede a terra per i mucchi di rane che erano ovunque- , infastiditi per più dall'odore delle rane morte, decisero di abbandonare il paese”. >>
Segnalazioni di piogge di pesci, di granaglie e di rane affollano anche la storia più recente. Ma la calamità delle rane in Peonia e in Dardania trova confronto solo con un'altra grande calamità, la seconda piaga d'Egitto, che riguarda, appunto, ancora le rane.
<< Dice il signore…io colpirò tutto il tuo territorio con le rane: il Nilo brulicherà di rane: esse usciranno, ti entreranno in casa, nella camera dove dormi e sul tuo letto, nella casa dei tuoi ministri e tra il tuo popolo, nei tuoi forni e nelle tue madie…e le rane uscirono e coprirono il paese d'Egitto…le raccolsero in tanti mucchi e il paese ne fu ammorbato >> (Esodo 7,27 - 8,11)
Il libro dell'Esodo parla anche di una grandine mortale, con fuoco mischiato alla grandine, come settima piaga d'Egitto (Esodo 9,18 - 34).
Ma torniamo a noi.
Storici dell'antichità, tra i quali Procopio, Marcellino e Teofanie, menzionano una pioggia di polvere nera nell'anno 472 a.C., durante la quale il cielo sembrava avvampare. L'ubicazione della caduta è incerta, ma potrebbe essere Bisanzio, l'attuale Istanbul.
Durante il regno di Carlo Magno, nell'Ottocento, cadde dal cielo un enorme blocco di ghiaccio di circa 3 metri cubi ( fonte da Camille Flammarion, “L'atmosphère”)
Un oggetto infuocato cadde nel Lago di Van, in Armenia, nel 1110, tingendo di rosso le acque. Nella prima piaga d'Egitto, le acque del Nilo si trasformarono in sangue (Esodo 7,15 - 24).
Nella seconda metà del 1600, poi, vi furono almeno quattro testimonianze di sostanze “anomale” cadute dal cielo: la prima riguarda la caduta di un meteorite proprio qui in Italia nel 1652, vicino al luogo dell'impatto fu trovata della “gelatina stellare” (“Annals of Philosophy, agosto 1826”) e sempre secondo la stessa fonte, una sostanza fibrosa simile a seta azzurra, cadde in gran quantità il 23 marzo 1665 a Naumburg in Germania a sud-est di Lipsia.
Intorno al 1687, scaglie di una sostanza fibrosa nera, alcune grandi come una tovaglia, caddero sulla neve fresca vicino alla città di Memel (Klaipeda, in Lituania) sulla costa orientale del Baltico; le scaglie erano bagnate, odoravano di alghe marce e si strappavano come carta. Una volta asciutte, perdevano il loro lezzo e alcune frammenti vennero conservati per ben 150 anni, quando, finalmente, vennero analizzate si vide che consistevano in parte di << materia vegetale, principalmente di Conferva Crespata (un alga verde nastriforme) e di altre 29 specie di infusori (microscopici animali acquatici) >>(“Proceedings of the Royal Irish Academy, 9 dicembre 1839”).
Infine, una sostanza fetida, della consistenza del burro, cadde su grandi aree dell'Irlanda del Sud durante l'inverno e la primavera del 1696: secondo il vescovo di Clone questa <<rugiada disgustosa>> cadeva in <<pezzetti talvolta grossi come la punta di un dito>>, era <<morbida, appiccicaticcia e di colore giallo scuro>>. Pare che nei campi il bestiame continuasse a pascolare tranquillamente e che la popolazione fosse convinta che quel “burro” avesse proprietà curative e la raccoglieva e conservava in barattoli e pentole (“Philosophical Transactions of the Royal Society of London”, marzo-maggio 1696).
Una delle prime segnalazioni della sostanza nota come “capelli d'angelo” si trova in “The Natural History of Selborne” di Gilbert White: egli descrive che, il 21 settembre 1741, uscì nei campi prima dell'alba e trovò l'erba fittamente coperta di “ragnatele”, tanto che i suoi cani se la dovettero strofinare via dagli occhi. Poi verso le nove:
<< uno spettacolo insolito attrasse la nostra attenzione: una pioggia di ragnatele cadeva dall'alto del cielo e continuò, senza interruzione, fino al calar del giorno. Queste ragnatele non erano singoli fili fluttuanti nell'aria, ma perfette falde o stracci: alcuni larghi più di due centimetri e lunghi otto o dieci; e cadevano con una certa velocità, perché erano molto più pesanti dell'atmosfera. Ovunque si volgesse lo sguardo, si scorgeva un continuo cadere di nuovi fiocchi davanti agli occhi, che scintillavano come stelle quando riflettevano il sole. E' difficile dire fino a dove si estendesse quella meravigliosa pioggia, ma sappiamo che raggiunse Bradley, Selborne e Alresford, tre paesi che formano una specie di triangolo, il cui lato più corto supera i 10 chilometri. >>
Qualunque cosa possano essere i capelli d'angelo (ed il termine viene dato probabilmente a diverse sostanze) vengono descritti solitamente come filamenti di ragnatela, di seta o di ovatta, bianchi lucidi e resistenti; un tratto comune a tutti è che, quando si tenta di raccoglierli per analizzarli, essi si sciolgono e scompaiono senza lasciar traccia, ciononostante vengono abitualmente spacciati per semplici ragnatele.
Una spiegazione in questo senso venne data nel “Marine Observer” dell'ottobre 1963, in risposta alla lettera inviata al giornale del capitano Pape, il quale descriveva una caduta di capelli d'angelo nel porto di Montreal e raccontava così l'episodio:
<< Tirai uno di quei fili e lo trovai piuttosto robusto ed elastico, lo tirai ancora ma non si rompeva facilmente (come avrebbe fatto per esempio un filo di ragnatela) e dopo averlo tenuto in mano per tre o quattro minuti, vidi che era scomparso, sparito nel nulla. Guardando in su si vedevano piccoli bozzoli di quella materia scendere fluttuando dal cielo, ma per quanto potemmo accertare, non c'era nulla, né in aria né al livello della strada, che potesse giustificare questo straordinario evento. >>
L'autore della risposta, D.J. Clark del museo di storia naturale di Londra, spiega il fenomeno nel modo seguente:
<< Ritengo che una specie di ragni sia responsabile del fenomeno descritto. Questi particolari ragni appartengono in genere alla famiglia delle Linyphiidae, le cui uova si schiudono in autunno. In questa stagione, nelle giornate soleggiate e calde, specialmente con cospicua rugiada mattutina, i ragni cominciano a disperdersi e a migrare per colonizzare nuove aree dove la quantità di cibo è maggiore. Il metodo usato è quello “aerostatico”: quando il sole fa evaporare la rugiada si creano correnti calde ascendenti, il ragno corre verso la cima di una pianta o di qualunque punto elevato e, alzando la parte inferiore dell'addome, emette un globulo di seta liquida. Questa seta viene come “filata” dalle correnti d'aria ed indurisce man mano che esce. Quando il filo è abbastanza lungo per sostenere il ragno, questo lascia il suo appiglio e vola nell'aria (…) Il singolo filo è molto sottile e scarsamente visibile (…) ma quando si intreccia con altri fili è molto più facile da vedere ed appare robusto ed elastico. Non so come spiegare la scomparsa dei filamenti dopo esser stati tenuti in mano. Potrebbe essere dovuta al fatto che i fili del cordone in questione non fossero intrecciati e che , manipolati, si siano staccati l'uno dall'altro, diventando impalpabili. Il filo del ragno non può sciogliersi, perché non è soggetto all'azione del calore; in realtà è meno solubile della seta. >>
I teorici della ragnatela, però, ignorano una prova negativa, che non appoggia la loro teoria: il fatto che in tutti quei metri di filamenti aerostatici non sia mai stato trovato un solo ragno. Data questa tendenza generale a voler dare delle spiegazioni, ignorando delle situazioni contraddittorie, o , dichiarandole non valide o dicendo che sono semplici coincidenze, non è sorprendente che i sostenitori della teoria dei ragni tendano a trascurare quei casi in cui la comparsa di capelli d'angelo è coincisa con la presenza di oggetti volanti non identificati. Né del resto meraviglia, per la stessa ragione, che i sostenitori della teoria UFO ignorino i casi in cui la materia è caduta (almeno secondo le segnalazioni) senza che ci fossero in vista “distributori” a forma di sigaro, disco, sfera, luce, ecc.
Una lettera del console francese M.Laine a Pernambuco, Brasile, al ”Annual Register” del 1821 segnalò la caduta, avvenuta l'ottobre dell'anno prima, di una sostanza setosa che ricoprì un'area che si estendeva per 150 km verso l'interno e quasi altrettanti verso il mare, tanto che una nave francese ne rimase tutta “inghirlandata”(sic).
Nel 1828 giunse la notizia che vari distretti della Persia erano stati ricoperti, per uno spessore di 18-20 cm, da una sostanza caduta dal cielo e che era stata divorata con avidità dal bestiame (“Nature” del 15 gennaio 1891)
Anche in Russia cadde qualcosa: nel marzo 1832 una sostanza gialla ricoprì i campi vicino a Volokolamsk. Sulle prime gli abitanti pensarono che si trattasse di neve colorata, ma poi si accorsero che la sostanza assomigliava molto al cotone. Ne fu messa sul fuoco una piccola quantità che bruciò con una fiamma azzurra, una parte vennemessa a bagno nell'acqua e divenne resinosa; posta sul fuoco, bolliva e faceva schiuma ma non bruciava. Si dice che questa resina avesse il colore dell'ambra, una consistenza gommosa e un odore <<come di olio mescolato con cera>> . La precipitazione copriva un'area che andava dai 5500 ai 6000 m ² , per uno spessore di circa 5 cm (“Annual Register”, 1832)
Una sostanza forse simile cadde anche da noi, precisamente a Genova, la mattina del 14 febbraio 1870, qui si poterono fare analisi più approfondite, merito di M.G.Boccardo e del prof. Castellani dell'Istituto Tecnico di Genova, risultò che era così composta: 66% di sabbia (perlopiù silice con un po' di creta), 15% di ossido di ferro (ruggine), 9% di carbonato di calcio, 7% di materia organica e il resto di acqua. La materia organica conteneva particelle simili a spore, granelli di amido, frammenti di diatomee (alghe le cui cellule contengono silice) e globuli blu cobalto non identificati (la segnalazione è presa da un giornale straniero, il “The journal of the Franklin Institute” del 12 luglio 1870, non ho trovato nulla sui giornali italiani, se qualcuno ne avesse notizia è pregato di segnalarlo)
A Milwaukee, a Green Bay e in altre località del Wisconsin (USA), caddero, a fine ottobre 1881, delle ragnatele robuste e molto bianche. La loro lunghezza variava da piccoli puntini a lunghissimi fili di 20 metri. Le ragnatele, talvolta tanto fitte da disturbare la vista, sembravano muoversi verso l'entroterra del lago Michigan ed estendersi verso l'alto a perdita d'occhio. A riprova di ciò che dicevo pocanzi fu notato con spirito che << stranamente non si fa menzione in nessuno dei comunicati… della presenza di ragni in questa grande esposizione di ragnatele >> (“Scientific American”, 26 novembre 1881)
Nell'agosto 1890, nelle vicinanze di Mardin e di Diyarbakir in Turchia, un'area di circa 8 km ² venne ricoperta di piccole sfere giallognole, bianche all'interno, pare che qualcuno l'abbia pure assaggiata (che coraggio…) scoprendola commestibile e la gente del posto la raccolse e ci fede del pane, che aveva un buon sapore ed era facilmente digeribile. I botanici dichiararono che la sostanza era un lichene, forse la Lecanora esculenta (“Nature” del 15 gennaio 1891).
Sempre qualcosa di simile alla ragnatela piovve su Montgomery nell'Alabama, il 21 novembre 1898, ma la struttura era più simile all'amianto, parte della materia era in refoli e parte in fiocchi di vari centimetri di lunghezza e larghezza. La cosa più curiosa fu che la sostanza era fosforescente (“Monthly Weather Rewiew”, dicembre 1898).

Ed ora qualche oggetto caduto dal cielo veramente insolito e strano.
Il 13 agosto 1819 ad Amherst, nel Massachusetts, cadde un oggetto maleodorante, ricoperto da una specie di felpa. Venne esaminato da Rufus Graves, che tolse la peluria e scoprì, sotto di essa, una <<sostanza polposa del colore del cuoio>>. Al contatto con l'aria la sostanza assunse <<un colore livido, come di sangue venoso>>; l'oggetto a quanto dicevano, era caduto producendo una vivida luce (“Annual Register”, 1821).
Era il 17 giugno 1857, quando il signor Bradley, un agricoltore di Ottawa nell'Illinois, udì un sibilo e, alzando gli occhi, vide una massa di tizzoni ardenti a forma di V precipitare al suolo, a circa 15 metri da lui, facendo fumare il terreno. I pezzi più grossi erano quasi completamente penetrati nel terreno, mentre quelli più piccoli affioravano per metà. Bradley aveva notato una piccola nube densa e scura sovrastare il giardino; il tempo era stato piovoso, ma senza tuoni né fulmini (“The American Journal of Science and Arts”, novembre 1857).
Una pioggia di zucchero candito (!!!) è stata segnalata in alcune zone della Lake County, in California, nelle notti del 2 e dell'11 settembre 1857. <<A quanto si dice, in quelle due notti cadde una pioggia di zucchero candito; i cristalli misuravano dai 3 ai 6 millimetri di lunghezza ed erano grossi quanto una penna d'oca. Alcune signore del luogo ne fecero dello sciroppo>> (Lyman L. Palmer, “History of Napa and Lake Counties, California”).
La sera della Domenica della S.S. Trinità, nel 1908, il parroco di St-Etienne-lès-Remiremont, una parrocchia situata a qualche chilometro dalla catena dei Vosgi, in Francia, stava comodamente seduto in canonica intento a leggere un <<poderoso trattato di geologia>>. Aveva letto appena qualche pagina sulla formazione del ghiaccio quando sentì aprirsi la porta della canonica e la signorina Marie André chiamare: <<Signor curato, venga presto, si stanno sciogliendo!>>
Con una certa riluttanza padre Gueniot si alzò per vedere di cosa si trattasse, il resto della storia continua con le sue stesse parole.
<<”Guardate”, mi disse, “qui c'è l'immagine di Nostra Signora del Tesoro, impressa sui chicchi di grandine.” “Andiamo, andiamo”, risposi, “non mi venga a raccontar frottole.” Per farla contenta, guardai distrattamente i due chicchi che teneva in mano, ma poiché non volevo vedere nulla, e per di più non avrei potuto vedere nulla senza gli occhiali, mi voltai e tornai al mio libro. Lei si fece pressante: “La prego, si metta gli occhiali.” Lo feci, e vidi molto distintamente sulla faccia anteriore dei chicchi, che erano leggermente convessi al centro sebbene i bordi fossero irregolari, il busto di una donna, con veste rialzata in fondo come un piviale. Potrei forse descriverla con maggiore precisione dicendo che era come la Vergine degli Eremiti. I contorni dell'immagine erano leggermente incisi, sembrava che fossero stati ottenuti con un punzone, ma erano molto nitidi.
Marie André mi chiese di osservare alcuni particolari della veste, ma mi rifiutai di guardare più a lungo. Mi vergognavo della mia credulità, sentendomi sicuro che la Benedetta Vergine non si sarebbe presa la briga di stampare immagini di se stessa sui chicchi di grandine. Dissi: “Ma non vede che questi chicchi devono essere caduti sugli ortaggi e devono aver ricevuto queste impressioni da essi? Portateli via, non so che farmene”. Tornai al mio libro senza preoccuparmi ulteriormente di ciò che era successo.
Ma la mia mente era turbata dalla singolarità di quei chicchi di grandine; ne raccolsi tre, per soppesarli, senza guardarli da vicino. Pesavano dai 170 ai 200 grammi, uno di essi era perfettamente sferico, come le palle con cui giocano i bambini, e aveva una crestina in rilievo tutto intorno, come se fosse stato colato in uno stampo (non sono rare le segnalazioni di chicchi di grandine con bordi a rughe o a creste, NdR). Durante la cena (ero solo) mi dissi: “Comunque questi chicchi di grandine hanno una forma insolita e l'impronta di quei due che ho esaminato era così regolare e precisa che poteva ben difficilmente essere attribuita al caso”. Ma presto mi irrigidii contro ogni tentazione di credere al paranormale, e mi vergognai di averci pensato per un momento.>>
Quando il parroco ebbe finito la sua cena, anche il temporale era passato, e il sacerdote si recò in giardino per controllare i danni subiti dal suo orto. Ebbe la lieta sorpresa di vedere che il maltempo non aveva danneggiato gli ortaggi, più tardi apprese che aveva rotto circa 1400 vetri nelle case della zona. Sembrava che il temporale avesse prodotto due tipi di chicchi, quelli con la miracolosa immagine e un tipo più grande e distruttivo, <<ciò che mi sembrò degno di attenzione>> continua il parroco, <<era che i chicchi, che avrebbero dovuto essere scagliati con violenza al suolo, secondo le leggi dell'accelerazione della velocità dei corpi in caduta, sembravano invece cadere da un'altezza di pochi metri e avere solo la velocità iniziale di un corpo che continua a cadere.>> La testimonianza del parroco così continua:
<<Verso le sette e mezzo, nelle vicinanze della canonica giravano le voci che molte persone avevano visto l'immagine della Madonna del Tesoro impressa sui chicchi di grandine, e che molti chicchi avevano la forma di medaglioni. I bambini li avevano raccolti nei loro grembiuli e li avevano fatti vedere ai genitori, che avevano constatato la presenza della stessa immagine. Alcuni videro persino piccoli particolari, come la corona della Vergine, il Bambino Gesù, le frange della veste. Era tutto frutto dell'immaginazione? Ma a parte questi dettagli, non vi sono dubbi che la maggior parte dei chicchi esaminati recava distintamente l'immagine della Madonna del Tesoro. Il mattino seguente, i trasportatori del latte, di ritorno da Remiremont, riferirono che molte persone in città avevano osservato la stessa cosa.>>
Dopo il vespro la domenica successiva, il parroco raccolse 50 firme di persone che erano <<assolutamente convinte della verità delle loro osservazioni>>. <<Non annettevo molta importanza>> disse, <<a queste firme di cui avrei anche potuto essere l'ispiratore, ma in realtà esse furono date spontaneamente.>>
Il parroco concludeva osservando che, sebbene le autorità di Remiremont gli avessero negato il permesso per una solenne processione, che avrebbe dovuto svolgersi la Domenica della SS. Trinità, <<l'artiglieria del cielo aveva organizzato una processione in senso verticale che nessuno poteva proibire (“English Mechanic and World of Science”, 12 giugno 1908).
Edward Mootz, alle 17,30 del 22 luglio 1955, stava lavorando nel giardino di casa sua, in Boal Street a Cincinnati, nell'Ohio. Improvvisamente, qualche goccia di un liquido rosso e caldo gli cadde sulle braccia e sulle mani; in pochi istanti, una pioggia rossa prese a cadere tutto intorno a lui. Proveniva da una protuberanza scura che sporgeva da una nuvola, e stava irrorando un albero di pesco del suo giardino. Così raccontò:
<<Alzai lo sguardo e proprio sopra la mia testa, a circa 300 metri di altezza, stava la più curiosa nuvola che avessi mai visto: non era una grossa nuvola, ma aveva strani colori, era verde scuro, rossa e rosa. Il rosso era simile a quello della strana sostanza che aveva colpito me e il mio albero, qualunque cosa fosse, vidi che proveniva da quella nuvola. Osservai la nube per un minuto, cercando di capire, poi le mani e le braccia cominciarono a bruciare nei punti colpiti dalle gocce, mi facevano veramente male, come quando si versa dell'alcool su una ferita aperta; corsi in casa e mi lavai con abbondante acqua e sapone.>>
La pioggia in realtà assomigliava a sangue, appariva oleosa ed appiccicosa al tatto. La mattina seguente, Edward Mootz scoprì che il pesco era morto durante la notte insieme a tutta l'erba che lo circondava, e tutti i frutti appesi all'albero si erano avvizziti sui rami. Al momento del rovescio, nella zona non c'erano aerei e sembra improbabile che un impianto chimico o una fabbrica possano aver prodotto una nube capace di librarsi sopra un punto tanto ristretto per vari minuti. Mootz fu intervistato da rappresentanti dell'Aeronautica, che prelevarono anche campioni dell'albero, dei frutti e dell'erba, quanto possano aver scoperto non è stato reso pubblico, e la natura della pioggia mortale rimane un mistero (“Enquirer” di Cincinnati, 28 agosto 1955; “The Cincinnati Post” 3 febbraio 1975).
Monetine da un penny e da mezzo penny caddero, un giorno del 1956, intorno ai bambini che uscivano dalla scuola di Hanham, un sobborgo di Bristol, in Inghilterra (John Michell e Robert J.M. Rickard, “Phenomena: A Book of Wonders”).
“Migliaia” di banconote da 1000 franchi piovvero su Bourges nel 1957. Nessuno mai ne rivendicò la proprietà o ne denunciò la perdita (John Michell e Robert J.M. Rickard, “Phenomena: A Book of Wonders”).
Forse questa segnalazione non riguarda cadute di oggetti anomali, ma è stranissima lo stesso: un pomeriggio di novembre del 1958 piovve per due ore e mezzo sopra un'area di circa 10 metri quadrati a casa della signora R. Babington ad Alexandria in Louisiana. In quel momento il cielo era perfettamente sereno e né l'ufficio meteorologico né quello della vicina base aerea riuscirono a dare una spiegazione del fenomeno (“Alexandria Daily Town Talk”, 11 novembre 1958).
Durante l'anno 1968 un diluvio di fango, legno, vetro e cocci precipitò per ben quattro volte sulla città di Pinar del Rio, a Cuba (John Michell e Robert J.M. Rickard, “Phenomena: A Book of Wonders”).
Un certo numero di banconote per il valore di 2000 marchi scese fluttuando dal cielo sereno a Limburg (Germania Occidentale) nel gennaio 1976; i soldi “celesti” vennero raccolti da due ecclesiastici (“Bath and West Evening Chronicle” del 6 gennaio 1976).
Che dire di tutti questi fenomeni? Storie vere oppure scherzi di qualche burlone? Impossibile dirlo, l'unica soluzione è osservare il cielo e cercare di scoprire più cose possibili sulla natura ed il paranormale, sugli UFO e sulla mente umana, forse le risposte arriveranno da sole.
02:10
Scritto da: angelus.1985
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Philadelphia Experiment

Nel 1943 la marina statunitense decise di tentare un esperimento (conosciuto come “Philadelphia Experiment” o “Project Rainbow”) sulla base della teoria del “Campo Unificato” di Albert Einstein, che metteva in relazione i campi magnetici e gravitazionali con altri fenomeni subatomici. Secondo un’interpretazione di questa teoria, applicando un violentissimo campo magnetico ad un corpo, se ne provocherebbe la sparizione. L’esperimento fu effettuato sulla nave USS Eldridge.
A bordo vennero montati dei generatori di magnetismo di tipo de-gausser; la nave divenne evanescente fino a scomparire in una luminosità verdastra. Ma il campo magnetico aveva alterato anche fisiologia ed equilibri psichici dell’equipaggio. Si racconta addirittura che la nave riappari’ in un altro porto per poi tornare dov’era. Inoltre meta’ dell’equipaggio impazzì ed alcuni presero fuoco, mentre altri divennero invisibili. Questo e’, per sommi capi, ciò che sostengono coloro i quali ritengono che questo esperimento abbia davvero avuto luogo. Ciò che segue e’ un rapporto maggiormente dettagliato su come avvenne (o non avvenne), quando e chi vi fu coinvolto.
Nei primi anni ‘30, l’Università di Chicago investigo’ la possibilità di raggiungere l’invisibilità tramite, appunto, l’uso dei campi magnetici. Questo progetto fu poi trasferito al Princeton’s Institute of Advanced Studies. La ricerca era segreta e continuo’ fino agli anni ‘40. Il test conclusivo fu fatto il 28 ottobre 1943. La “Navy”, cioè la marina militare americana ha fornito il diario di bordo della Eldridge ed il suo diario di guerra e non risulta che la Eldridge sia mai stata a Philadelphia (anche se ciò, ovviamente, non costituisce una prova, data la facile falsificabilità del documento in questione). La Eldridge, secondo il diario di guerra, rimase a New York fino al 16 di settembre, quando parti’ per le Bermuda. Dal 18 di settembre al 15 di ottobre partecipo’ ad operazioni di addestramento e prove in mare. Il 18 ottobre partì in un convoglio navale per New York e vi rimase fino al primo novembre. L’uno ed il due novembre venne fatta navigare, sempre in un convoglio, in Norfolk e il tre parti’ per Casablanca, dove arrivo’ il ventidue novembre e rimase fino al ventinove e da dove riparti’ per New York. Arrivo’ a New York il diciassette dicembre.
Dal diciassette al trentuno dicembre viaggiò verso il Norfolk con altre quattro navi. Anche se questa cronologia non é completa (nel senso che il diario di guerra copre un periodo più ampio), copre l’arco di tempo “sospetto”. Sembrerebbe quindi che la marina non fece mai esperimenti sulla Eldridge, ma il governo ha già effettuato in passato operazioni dette di “cover-up” (copertura) per ragioni di “sicurezza nazionale”; un esempio e’ il “Manhattan Project”. Questa progetto segreto riguardava la costruzione della bomba atomica e rimase top secret fino a che la bomba fu effettivamente utilizzata. La marina, alla ricerca di una risposta plausibile, suggeri’ che forse il Philadelphia Experiment era stato confuso con gli esperimenti di invisibilità alle mine magnetiche. Questo procedimento e’ appunto noto come degaussing. La marina definì il degaussing come:
“…un processo mediante il quale un sistema di cavi elettrici viene installato lungo la chiglia della nave, da poppa a prua su entrambi i lati. Una corrente elettrica misurata e’ passata attraverso questi cavi per cancellare il campo magnetico della nave. L’equipaggiamento per il degaussing era installato nella chiglia e poteva essere reso operativo ogni volta che la nave era in acque che potevano contenere mine magnetiche…” La marina fece un altro esperimento sulla USS Timmerman nel 1950. L’esperimento mirava ad ottenere 1,000 Hz al posto dei 400 Hz che erano lo standard per il generatore. Ne risultarono scariche di luce. Forse testimone di queste scariche fu Carlos Miguel Allende e cio’ lo porto’ a scrivere lettere ad eminenti esponenti della comunità scientifica. La marina ritiene che Allende abbia mal interpretato l’esperimento sulla USS Timmerman.Carlos Miguel Allende, alias Carl Allen, era un uomo abbastanza strano. Nato il 31 maggio 1925 in una piccola citta’ fuori dalla Pennsylvania, il 14 luglio 1942 Allende entro’ nel corpo dei marines dal quale fu congedato il 21 maggio 1943. In seguito entro’ nella marina mercantile e fu assegnato alla SS Andrew Furuseth. E’ proprio mentre era a bordo di questa nave che egli afferma di aver visto la Eldridge in azione. La storia di Allende e’ bizzarra. Egli affermo’ di avere visto la Eldridge sparire e riapparire (in seguito egli venne a sapere che era rispparsa a Norfolk durante il tempo mancante) in pochi minuti.
Svolgendo delle ricerche per proprio conto venne a conoscenza di particolari molto strani che raccolse e scrisse per lettera al Dr. Morris K. Jessup che Allende aveva ascoltato in una conferenza (Jessup era un astronomo). La lettera era scritta in modo strano, con maiuscole, punteggiatura e sottolineature poste in modo astruso. Inoltre Allende aveva utilizzato vari colori. Nelle sue lettere al Dr. Jessup, egli rivela agghiaccianti particolari sull’esperimento. L’indirizzo del mittente posto sulla lettera si rivelo’ inesistente secondo il servizio postale, ma Allende riusci’ a ricevere lo stesso la risposta del Dr. Jessup. In seguito, a causa del comportamento di Allende, il Dr. Jessup smise di credere all’avvenimento e penso’ che si trattasse di una burla. Durante il periodo di tempo durante il quale il Dr. Jessup e Allende tennero una corrispondenza, il Dr. Jessup aveva pubblicato un libro intitolato “The Case for UFOs”. Dopo che Allende scrisse al Dr. Jessup, questo libro fu spedito alla marina con note scritte a mano al suo interno. Le note erano nella stessa grafia delle lettere mandate al Dr. Jessup, quindi questo fu chiamato a vedere le note. Egli riconobbe la scrittura immediatamente, con sua grande sorpresa, perché aveva pensato che si trattasse di uno scherzo. Le note nel libro erano molto più dettagliate che nelle lettere. Allora il Dr. Jessup provo’ a svolgere ulteriori ricerche, ma senza successo. Solo un particolare lo tormentava: due marinai stavano camminando nel parco quando un uomo molto dimesso li avvicino’, raccontando loro una storia che pareva fantastica.
L’uomo gli parlo’ di un esperimento svolto dalla marina nel quale la maggior parte dell’equipaggio mori’ o soffri’ di terribili effetti collaterali. Disse che il governo dichiaro’ che l’intero equipaggio era malato di mente e quindi fu congedato come un gruppo di persone con problemi mentali che avevano semplicemente inventato una storia fantasiosa. Alla fine della conversazione, uno dei marinai era convinto e l’altro no. Il primo contattò il Dr. Jessup e gli raccontò la storia. Questo, comunque, non era un grande passo in avanti per Jessup; tra l’altro il suo credito all’interno della comunità scientifica stava rapidamente peggiorando. Posto di fronte a svariati problemi, personali e non, il Dr. Jessup si suicidò il 20 aprile 1959. Qualcuno crede che egli sia stato ucciso dal governo per impedire che l’esperimento venisse a conoscenza di tutti.Purtroppo per il Dr. Jessup, una svolta si ebbe poco dopo la sua morte. Questa svolta fu causata da un uomo di nome Alfred Bielek. La storia di Bielek e’ ancora piu’ bizzarra di quella di Allende.
Egli afferma di essere stato trasportato nel futuro e che proprio nel futuro sia’ stato sottoposto a lavaggio del cervello da parte della marina militare. Ciò lo avrebbe portato a credere che il suo nome fosse Alfred Bielek, mentre il suo nome vero era Edward Cameron. Dopo aver scoperto la sua vera identità, egli coinvolse suo fratello nella testimonianza sull’esperimento. Bielek affermava che suo fratello era stato trasportato nel 1983 e che aveva perso il suo “time-lock”, invecchiando di un anno ogni ora e giungendo così rapidamente alla morte. Bielek afferma poi che suo fratello era rinato. Ovviamente, solo un piccolo gruppo di persone credette a Bielek. Anche se alcune persone credono che un fondo di verità ci sia, la maggior parte di esse ritiene che Bielek abbia esagerato la storia per qualche ragione personale. Questa opinione si rafforzo’ quando Bielek comincio’ a ricordarsi gli avvenimenti solo dopo aver visto il film “Philadelphia Experiment”. Bielek e’ laureato in fisica, quindi ha qualche esperienza tecnica. E’ anche un ingegnere elettrico in pensione con trent’anni di esperienza. Proprio per questo, e per la sua intelligenza, egli non può essere screditato in toto. Egli affermò che la tecnologia usata nell’esperimento era stata fornita dagli alieni. In realtà il transistor che Bielek aveva detto essere stato usato nell’esperimento era stato inventato da Thomas Henry Moray.
Bielek affermo’ anche che il Dr. Albert Einstein, il Dr. John Von Neumann e il Dr. Nikola Tesla erano coinvolti nell’esperimento. Qualche controversia insorse riguardo alla partecipazione di Tesla perche’ egli mori’ a New York il 7 gennaio 1943. Einstein, invece suggerì alla marina svariate volte un tale esperimento. Per questo, egli era probabilmente coinvolto nel progetto. Per quanto riguarda Von Neumann non ci sono prove ne’ a favore ne’ contro la sua partecipazione all’esperimento. La teoria del campo unificato, che starebbe alla base dell’esperimento asserisce che gravita’ e magnetismo sono collegati, proprio come lo sono massa ed energia mediante la formula E=mc^2. Ufficialmente Einstein non venne mai a capo del problema, ma la soluzione potrebbe essere stata resa top secret dal governo per le sue enormi implicazioni (tra l’altro permetterebbe di viaggiare nello spazio senza bisogno di potenti razzi).Riguardo agli effetti che si ebbero sull’equipaggio Allende e Bielek affermarono che molti bruciarono vivi, altri impazzirono, e che durante l’esperimento si era modificata “la struttura stessa delle cose” ed era diventato possibile camminare attraverso oggetti solidi in modo tale che quando l’effetto passo’ alcuni marinai si ritrovarono incastrati chi nel pavimento, chi nei muri, ecc. Gli effetti continuarono anche dopo l’esperimento. Chi si sollevo’ in aria, chi semplicemente spari’ mentre era a tavola con la famiglia, un altro mentre stava battendosi con un altro marinaio. Ogniuno di questi avvenimenti ebbe numerosi testimoni. Ma ilpeggior effetto collaterale, scrive Allende al Dr. Jessup era quando si diventava invisibili, perdendo altresi’ la possibilita’ di comunicare con le altre persone per un periodo piu’ o meno lungo di tempo (da qualche minuto a qualche ora).
Tra gli uomini dell’equipaggio quest’effetto era noto con il nome di “Hell Incorporated” o “the Freeze”. Un uomo riusciva ad uscire dal Freeze solo se lo si toccava. Sfortunatamente, in una occasione i due che avevano toccato il compagno presero fuoco e bruciarono per diciotto giorni senza che si riuscisse a spegnere le fiamme. Da allora nessuno si azzardo’ piu’ a continuare l’unica pratica che potesse salvare i compagni. In conseguenza di cio’, gli uomini cominciarono ad andare in “Deep Freeze”, periodo durante il quale l’effetto durava giorni o addirittura mesi. Durante questo periodo il soggetto era in grado di vedere gli altri ma non poteva essere visto o comunicare. Un soggetto in Deep Freeze poteva essere visto solo dagli altri membri dell’equipaggio. Nello stato di Deep Freeze, ci volevano solo due giorni per diventare completamente pazzi. Pochi furono i marinai che si salvarono e furono tutti congedati per problemi di salute mentale.Allende riteneva che la marina era completamente inconsapevole degli effetti collaterali che l’esperimento avrebbe creato sui membri dell’equipaggio. Una relazione completa fu fatta ai membri del Congresso e questi, inorriditi, diedero l’ordine di smantellare immediatamente il progetto. Secondo Allende la ricerca prosegui’ comunque come “Montauk Project” (conosciuto anche come “Phoenix Project”), diretto dal Dr. Von Neumann.
Questi esperimenti erano diretti essenzialmente a capire le reazione del cervello a viaggi interdimensionali e si svolsero ai Brookhaven National Laboratories. Egli sarebbe in seguito riuscito a creare un vortice intertemporale che portava indietro alla data dell’esperimento di Philadelphia. Egli (Von Neumann) affermo’ anche di essere in grado di influenzare le menti altrui e che la mente poteva creare materia in qualsiasi punto temporale. Egli affermo’ anche di aver inviato un uomo, Preston B. Nichols attraverso due linee temporali, fatto che fu confermato da Duncan Cameron nel 1985. Cameron era stato addestrato dalla National Security Agency, quindi la sua testimonianza e’ abbastanza attendibile. Sono in molti a ritenere che il progetto Montauk continui anche ai giorni nostri.… e bruciarono per 18 giorni
-Era l’ottobre 1955, quando Morris K. Jessup, residente a Coral Gables, Florida, ricevette un pacco di lettere girategli dall’editore del suo libro The Case for the UFO. Si trattava della prima opera che scriveva sull’argomento (altre tre ne seguiranno) in cui metteva a confronto enigmi del passato con i più recenti avvistamenti di dischi volanti, coniugando i suoi studi in astronomia e la passione per le civiltà scomparse. Tra le lettere ce n’era una alquanto stravagante proveniente dalla Pennsylvania. Scritta a mano con differenti colori, e un irregolare uso delle lettere maiuscole e della punteggiatura, prendeva spunto da alcune speculazioni di Jessup per sostenere che la levitazione era un “procedimento noto” e ben sviluppato dalla tecnologia umana. L’autore si firmava col nome di “Carlos Miguel Allende”. Jessup non diede molto peso alla cosa, ma il 13 gennaio 1956 ricevette una seconda lettera da Allende, che dall’indirizzo pareva risiedere alla periferia di New Kensington, nello stato della Pennsylvania.
Era evidente che Allende conosceva bene gli interessi di Jessup per la teoria dei campi unificati di Einstein, che avrebbe potuto rivelare il segreto dell’antigravità rendendo possibili i viaggi spaziali a costi ridotti. Allende giudicava terribile questa possibilità, sostenendo che già una ricerca simile aveva condotto ad un esperimento il cui risultato fu “la completa invisibilità di una nave, del genere Cacciatorpediniere, e di tutto il suo equipaggio, Mentre era in Mare. (Ottobre 1943)… Metà degli ufficiali e l’equipaggio di questa Nave sono Attualmente, Matti come Pazzi da legare.” E proseguiva, “La Nave Sperimentale Scomparve dal Molo di Philadelphia e solo pochi Minuti Dopo ricomparve all’altro suo Molo dell’area di Portsmouth, Newport News, Norfolk. Fu distintamente E chiaramente Identificata in quel posto MA la nave, di nuovo, Scomparve e Tornò Indietro al suo Molo di Philadelphia in pochissimi Minuti o ancor Meno.”
In una successiva lettera, datata 25 maggio, il corrispondente - che questa volta si identificava in testa alla lettera come Carlos M. Allende e come Carl Allen al fondo - si dichiarava disponibile ad essere sottoposto a ipnosi o al siero della verità onde ricordare ulteriori dettagli dell’intera vicenda e dimostrare la sua attendibilità. Di fatto, l’unica argomentazione fornita da Allende a sostegno delle proprie asserzioni erano alcuni nomi di persone che sarebbero state con lui a bordo dell’imbarcazione delle Matson Lines Liberty, la S.S. Andrew Furuseth, da cui poterono osservare tutta la scena della nave scomparsa. Tuttavia non si ricordava il periodo preciso degli avvenimenti. Solo in un secondo tempo il cacciatorpediniere “invisibile” venne identificato nell’USS Eldridge, codice DE 173.
Malgrado fosse rimasto incuriosito, Jessup continuò a non prendere molto sul serio la questione. Finché un anno più tardi ricevette un invito a recarsi presso l’Ufficio delle Ricerche Navali (ONR) di Washington, dove si sentì raccontare una strana storia. Alla fine di luglio o i primi di agosto dell’anno prima, qualcuno spedì, in un pacco proveniente da Seminole, Texas, una copia annotata dell’edizione tascabile del suo Case for the UFO all’ammiraglio N. Furth, Capo dell’Office of Naval Research. Le annotazioni, scribacchiate con tre differenti colori di inchiostro, parevano essere state scritte da altrettante diverse persone, A, B e Jemi, che, in base ad alcuni riferimenti, si poteva supporre appartenessero a qualche tribù zingara. A, B e Jemi asserivano di sapere parecchie cose sulle intelligenze che stavano dietro gli UFO (chiamate “S-M” e “L-M”, i primi nemici della razza umana). L’ammiraglio accantonò il materiale, ma qualche giovane ufficiale restò tanto incuriosito da proseguire le ricerche per suo conto.
Jessup fu disorientato dall’interesse mostrato dagli ufficiali presenti, e rispettosamente sottopose a lettura il tutto. Lo stile, il tono, e la natura dei commenti, oltre i riferimenti a un esperimento segreto della Marina il cui risultato aveva reso invisibile una nave, convinsero Jessup che l’autore era lo stesso Allende/Allen che a lui si era rivolto, e così accennò agli ufficiali delle lettere che aveva ricevuto. Questi ne richiesero copie, le quali furono successivamente pubblicate come appendice di una tiratura limitata della versione annotata del Case for the UFO, a cura della Varo Manufacturing Company di Garland, Texas, una società che lavorava per la Marina. Una introduzione anonima - scritta in realtà dal comandante George W. Hoover, ufficiale dei Progetti Speciali dell’ONR, e il sottoposto capitano Sidney Sherby - spiegava: “Data l’importanza che attribuiamo alla possibilità di scoprire utili indizi circa la natura della gravità, nessuna voce, per quanto possa essere screditata dal punto di vista della scienza ufficiale, deve essere trascurata.”
A Jessup venne fornita una copia dell’edizione Varo, delle 127 stampate, sulla quale appose a sua volta alcune contro-annotazioni. In considerazione dei molteplici problemi sollevati e delle spese sostenute (le annotazioni sono state ristampate nei loro colori originali) furono in molti a sorprendersi che l’argomento fosse stato ritenuto di tale interesse dagli scienziati della Marina.Una morte annunciata Nell’ottobre 1958, approfittando di un viaggio d’affari a New York, Jessup si recò a far visita allo scrittore Ivan T. Sanderson, un zoologo interessato al fenomeno UFO e alle anomalie in generale. Sanderson ricorda così quell’incontro: “C’era circa una dozzina di persone presenti. Ad un certo momento Morris chiese a tre di noi se poteva parlarci in separata sede. Appartatici, ci consegnò la copia originale riannotata e ci chiese di leggerla con attenzione, quindi di metterla al sicuro ‘in caso mi fosse accaduto qualcosa’. Tutto ciò all’epoca ci sembrò molto teatrale ma, dopo che aver letto il libro, abbiamo dovuto ammettere che siamo stati invasi da un sentimento collettivo di natura decisamente sgradevole. E questo venne orribilmente confermato il giorno in cui Jessup fu trovato morto nella sua auto, in Florida.”
Era il tardo pomeriggio del 20 aprile 1959 quando Jessup, dopo aver parcheggiato la sua station wagon nei pressi di casa, con tutta calma infilò un tubo di gomma nel condotto di scarico e l’altra estremità all’interno dell’abitacolo attraverso lo spiraglio di un finestrino. Morì di avvelenamento da monossido di carbonio. Il suicidio contribuì a enfatizzare il significato delle lettere di Allende, tant’è che qualcuno ritenne addirittura che Jessup fosse stato ucciso perché sapeva troppo. Di questa opinione un gruppo di occultisti californiani che nel 1962 pubblicò una monografia dedicata al controverso episodio e Gray Barker che raccolse i primi scritti di Jessup e le voci recenti a lui riferite nel volume The Strange Case of Dr. M. K. Jessup, edito l’anno seguente. Barker, tra l’altro, cita l’appassionato di UFO Richard Ogden, il quale sosteneva apertamente che il “suicidio di Jessup era stato architettato facendogli recapitare un nastro registrato che conteneva messaggi di auto-distruzione. Il nastro utilizzava suggestioni ipnotiche sovrimpresse a musica e mescolate con rumore bianco.” E concludeva, “Nessuno può resistere all’essere ipnotizzato da onde sonore.” Ma alcuna prova venne offerta da Ogden a supporto delle sue straordinarie asserzioni.
Dobbiamo tuttavia aspettare il 1965 perché il caso Allende faccia la sua apparizione in un libro a grande tiratura, ovvero Invisible Horizons scritto da Vincent Gaddis (edito in Italia da Armenia dieci anni dopo col titolo Il triangolo maledetto e altri misteri del mare), che è stato anche il primo a parlare del Triangolo delle Bermuda quale luogo di frequenti e misteriose sparizioni di navi e aerei. Due anni dopo, in un’appendice a Uninvited Visitors di Ivan T. Sanderson (tradotto nel 1974 dalle Edizioni Mediterranee col titolo UFO, visitatori dal cosmo) venivano ristampate le lettere di Allende a Jessup e l’introduzione all’edizione Varo. A commento Sanderson rimarcava: “Se il sig. A, il sig. B e/o ‘Jemi’ non sono altro che eccentrici, dove hanno scovato tutti questi fatti e tutte queste asserzioni che, sebbene singolarmente sono stati discussi per anni, richiederebbero molti anni di ricerca per essere rintracciati?” L’anno successivo, sempre negli Stati Uniti, sull’argomento vennero pubblicati altri due volumi a cura di Brad Steiger e Joan Whritenour, i quali ne enfatizzavano i contenuti riferendosi a una “nuova e provocatoria teoria” sulla natura e origine degli UFO. Secondo gli autori, Allende avrebbe potuto addirittura rappresentare un potere extraterrestre giunto sulla Terra molti secoli orsono. Altri avanzarono l’ipotesi che durante il periodo in cui la nave restò invisibile, la Marina Militare degli Stati Uniti sarebbe stata in grado di contattare entità aliene con le quali si accordò per una proficua forma di collaborazione.
Nel 1974, del “mistero” fece menzione il best-seller di Charles Berlitz The Bermuda Triangle, e lo stesso divenne nel 1979 il soggetto del libro di William L. Moore The Philadelphia Experiment (pubblicato in Italia lo stesso anno per i tipi della Sonzogno). Finché nel 1984 la New World Pictures produsse il thriller fantascientifico diretto da Stewart Raffill, The Philadelphia Experiment, con protagonista Michael Pare (nel ruolo del marinaio evanescente) e Nancy Allen.
L’uomo del mistero
Morto Jessup, Carlos Allende prese a scrivere lettere ad altri ricercatori del settore. Le località da cui erano spedite variavano da una volta all’altra. Nell’estate del 1967, dopo aver letto uno dei suoi primi libri sugli UFO, Allende scrisse anche a Jacques Vallée. Con la sua prima missiva, una cartolina illustrata - “vista notturna dei grandi magazzini Sanger Harris di Dallas” - Allende informava Vallée che per poco più di un milione di lire poteva ricevere le istruzioni su “come costruire il proprio disco volante”. In una successiva lettera di quindici pagine imbucata sempre a Dallas, Texas, ma con un indirizzo di Minneapolis, Allende congetturava che l’universo un bel giorno si sarebbe contratto per ritornare al suo punto di origine, proprio come era accaduto alla DE 173 di fronte ai suoi occhi. Inoltre sosteneva che anche Einstein aveva letto l’edizione Varo del libro di Jessup e le rivelazioni contenute nelle famose “lettere” avevano influenzato a tal punto la sua salute da portarlo di lì a poco alla morte.
Secondo Allende, a causa della eccessiva esposizione al campo magnetico, molti membri dell’equipaggio impazzirono, mentre altri svilupparono malattie misteriose. Due marinai sarebbero addirittura scomparsi da una taverna del posto lasciando le cameriere terrificate e confuse. La fotocopia di un ritaglio di giornale, senza testata né data, che descrive l’episodio sarebbe stata fatta recapitare anonimamente all’indirizzo dello scrittore William Moore.Allende restò un personaggio estremamente elusivo, finché nell’estate 1969 si presentò presso gli uffici di Tucson, Arizona, dell’Aerial Phenomena Research Organization (APRO), dove confessò che l’intera vicenda era una burla da lui architettata, salvo poi ritrattare la sua confessione poco tempo dopo. Nel 1978 Allende prese casa a Benson, Minnesota, e l’anno successivo si spostò alla vicina Montevideo, non molto lontano da Morris, dove William Moore viveva. Il 28 giugno il Montevideo American-News riferì che Allen, ovvero Allende, si recava sovente agli uffici del quotidiano “da quattro a cinque volte al giorno”. Nell’articolo veniva così descritto: “E’ alto, magro, veste in stile occidentale e di solito indossa un cappotto di lana. I suoi argomenti preferiti sono il comunismo e la condizione delle ferrovie del Milwaukee. Afferma di essere l’autore di svariati testi su argomenti scientifici e asserisce che il suo nome è menzionato in numerosi altri libri. Dice di essere una ‘persona controversa nei circoli scientifici e pseudoscientifici, un famoso linguista internazionale e scrittore’. In Montevideo, come a Benson, chiese aiuti finanziari alla comunità religiosa e all’Esercito della Salvezza.”
Nel 1983, Carlos Allende, apparve a Boulder, Colorado, dove Linda Strand, una giornalista scientifica, ebbe modo di intervistarlo brevemente e scattargli una foto, l’unica esistente di questo singolare personaggio. La Strand lo descrisse come un tipo strampalato che scribacchiò alcune note a margine della sua copia del libro di Berlitz e Moore prima di scomparire di nuovo, senza fornire ulteriori particolari su ciò che asseriva di aver visto.Forse per emulare le gesta di Allende, più di recente, nel settembre 1989 è venuto alla ribalta un certo Al Bielek che ha asserito di essere stato uno dei marinai coinvolti nel tanto discusso esperimento di Philadelphia. Bielek nel corso di alcune conferenze e interviste, raccontò che per anni non aveva avuto alcun ricordo dei fatti, perché era stato sottoposto al lavaggio del cervello. Ma la memoria gli era tornata gradualmente dopo aver visto il film nel 1988. I suoi “ricordi” sono contenuti in un libro scritto assieme a Steiger nel 1990.
La verita’ viene a galla ?
Ma chi è veramente Carlos Allende, alias Carl Allen? Nel luglio 1979, Robert A. Goerman, un appassionato di UFO residente a New Kensington, Pennsylvania, si accorse di aver conosciuto i genitori di Allen da sempre: Harold Allen (70 anni) e signora erano i suoi vicini di casa. Gli Allen mostrarono a lui il materiale che il figlio aveva spedito loro negli anni vantandosi dell’agitazione che i suoi scritti avevano causato e il suo certificato di nascita: Carl Meredith Allen era nato il 31 maggio 1925 a Springdale, Pennsylvania. Era il maggiore di cinque figli, quattro maschi e una femmina. I genitori lo descrissero come un “maestro della presa in giro”. Suo fratello Randolph aggiunse: “Ha una mente fantastica. Ma per quanto ne so’, non l’ha mai veramente utilizzata, e non ha mai lavorato in un posto tanto a lungo per guadagnare abbastanza. E’ una vergogna.”
E se qualcuno avesse veramente verificato al RD n.1, Box 223 di New Kensington, l’indirizzo fornito da Allende nelle sue prime lettere, vi avrebbe trovato la casa colonica di proprietà della famiglia Allen. A questo punto, anche William Moore, convinto assertore della credibilità di Carl Allen, cercò di fare marcia indietro, arguendo che Allen aveva semplicemente diffuso una storia che altri avevano raccontato. Moore ipotizzò che la realtà poteva essere “un poco più terrestre”. “Lo scopo dell’esperimento” scrive in un libro pubblicato privatamente nel 1984, “poteva essere l’invisibilità radarica, non ottica, e i bizzarri effetti riportati in connessione con esso - uomini che attraversavano muri, altri uomini che scoppiavano tra le fiamme - sembrano essere il risultato di allucinazioni causate a questi testimoni dalla troppa vicinanza al campo di forze a bassa frequenza e di grande potenza utilizzato.” Ma l’evidenza anche per questa interpretazione è scarsa e aneddotica.
Di fatto, secondo alcune versioni, la Eldridge non solo divenne invisibile, ma si ritrovò smaterializzata e teletrasportata a Norfolk, per poi ritornare a Filadelfia in un tempo così breve che in condizioni normali sarebbe stato impossibile. Ma un tale evento avrebbe dovuto produrre il movimento di qualcosa come 1900 tonnellate di acqua per colmare il vuoto creatosi, col risultato che una gigantesca ondata si sarebbe dovuta abbattere sull’intera baia. Eppure questa eccezionale conseguenza dell’”esperimento” non è menzionata da alcuna parte. E il suicidio di Jessup? Sarebbe stato indotto dalla profonda depressione causatagli dalla separazione con la moglie complicata da un grave incidente automobilistico di cui era stato vittima alcuni mesi prima.
Anche l’interesse della Marina per l’intera vicenda si dimostrò più un’azione personale di Hoover e Sherby, che hanno agito per proprio conto spendendo di tasca propria. Il fatto che erano ufficiali della Marina, non significava nulla, come Shelby (ora impiegato alla Varo) affermò nel 1970 in una intervista rilasciata all’ufologo Kevin D. Randle. Tuttavia qualcosa di veramente segreto accadde a Filadelfia nel ‘43. L’interesse che Jacques Vallée espresse per il caso in uno dei suoi libri lo fece imbattere in un certo Edward Dudgeon. “Sono un pensionato di sessantasette anni, arruolato in Marina dal 1942 al 1945″, così iniziava la lettera di Dudgeon indirizzata a Vallée il 28 novembre 1992. “Ero imbarcato su un cacciatorpediniere che era lì allo stesso tempo dell’Eldridge DE 173. Posso spiegare tutto degli strani accadimenti poiché eravamo dotati dell’identico equipaggiamento, allora segreto. Altre due imbarcazioni hanno salpato assieme a noi per le Bermuda per poi rientrare a Filadelfia.”
Un paio di settimane dopo Vallée incontra Dudgeon che, avendolo convinto delle sue generalità e mostrato il foglio di congedo dalla Marina, racconta la sua versione dei fatti. La missione, che coinvolse la Eldridge e la Engstrom, la nave su cui era imbarcato Dudgeon, durò dalla prima settimana di luglio alla prima settimana di agosto del 1943, ed era considerata top-secret in quanto veniva per la prima volta sperimentato un insieme di contromisure che dovevano rendere le navi invisibili alle torpedini magnetiche lanciate dai sommergibili tedeschi. Nulla di “poco terrestre” ma all’equipaggio fu vietato di parlare della missione. L’utilizzo dell’attrezzatura speciale, consistente in un radar di bassa frequenza, un sonar, un dispositivo per il rilascio di cariche di profondità e delle eliche particolari, è stato confermato, alle richieste di Vallée, anche dal vice-ammiraglio William D. Houser.
In conclusione, l’intera vicenda non sarebbe altro che una burla organizzata dal misterioso Carl Allen? Secondo molti sì, ma altri ritengono che ci troviamo di fronte ad una operazione di disinformazione creata volutamente da non meglio identificati servizi segreti per distogliere l’attenzione da altri eventi ben più significativi. Lo stesso vale anche per il famoso caso Roswell e il discusso documento MJ12? E’ forse un caso che il divulgatore di tutti questi segreti sia sempre l’americano William Moore?Intanto di Carl Allen si sono perse le tracce. Un rapporto non confermato dice che vive in Colorado.
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(Estratto dalla prima lettera ricevuta da M. K. Jessup da parte di Carl M. Allen)
Il Campo fu efficace in una forma sferoidale oblunga, e si estendeva per Cento metri (Più o Meno, dovuto alla posizione & Latitudine Lunare) fuori da ogni estremità della nave. Ogni Persona Dentro la Sfera diventò vaga nella forma MA osservava quelle Persone a bordo di quella nave come se anch’esse fossero nello stesso stato, eppure camminavano sul nulla. Ogni persona fuori da quella sfera non poteva vedere Niente salvo la forma chiaramente definita della Chiglia della Nave nell’Acqua, PURCHE’, naturalmente, quella persona fosse abbastanza vicina da vedere ancora, appena fuori da quel campo. (…) Ormai, Signore, Restano ben Pochi dell’equipaggio del cacciatorpediniere Espierimentale. Molti diventarono matti, uno semplicemente passò “traverso” il Muro di Casa sua sotto gli occhi di Sua Moglie & Figlio & altri 2 Membri dell’equipaggio (NON FU MAI RIVISTO), due “Andarono nella ‘fiamma’”, cioè “Gelarono” & presero fuoco mentre portavano comuni Bussole, un Uomo portò la bussola & Prese fuoco, l’altro venne per “Imporre le Mani” perché era il più vicino a lui ma prese fuoco anche Lui. BRUCIARONO PER 18 GIORNI. La fede nell’”Imposizione delle Mani” Morì Quando questo Avvenne & le Menti degli Uomini saltarono a dozzine. L’esperimento Fu un Completo Successo. Gli Uomini Furono Fallimenti Completi.
Poco Rispettosamente Suo CARL M. ALLEN
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(Estratto dalla seconda lettera ricevuta da M. K. Jessup da parte di Carl M. Allen)
Io guardo alle stelle Sig. Jessup, non mi faccio scrupolo di questo e il fatto che penso che SE MANEGGIATO ADEGUATAMENTE, CIOE’ PRESENTATO ALLA GENTE & ALLA SCIENZA IN MODO PSICOLOGICAMENTE EFFICACE, io sono SICURO che l’UOMO andrà dove ora sogna di andare… alle stelle, per mezzo della forma di trasporto che la Marina trovò accidentalmente (con suo imbarazzo) usando la NAVE SPERIMENTALE partì & comparve un minuto o giù di lì più tardi a distanza di parecchie Centinaia di miglia a un altro dei suoi Attracchi nell’area della Baia di Chesapeake. Io ho letto di questo in un altro giornale & solo per Ipnosi qualunque Uomo potrebbe ricordare tutti i particolari del giornale, data & ecc., capisce? Eh. Forse la Marina si è già servita di questo incidente per costruire i vostri UFO. E’ un progresso logico da ogni punto di vista. Che cosa le pare?
MOLTO RISPETTOSAMENTE CARL ALLEN
L’alone di mistero che ha circondato l’esperimento di Filadelfia è stato recentemente riproposto attraverso quello che è stato denominato il progetto Montauk, un presunto esperimento di viaggio nel tempo attuato in tutto segreto dal governo americano. I temi si ripropongono: una installazione militare (una base dell’Aeronautica nello stato di New York anziché una base della Marina nella Pennsylvania), un libro, i sedicenti testimoni.Il tutto avrebbe avuto inizio con il lavoro pionieristico di Wilheim Reich e Nikola Tesla, prendendo forma negli anni ‘40 con alcuni presunti esperimenti governativi sul controllo delle condizioni meteorologiche, consolidandosi con l’esperimento di Filadelfia e giungendo tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 a una definitiva manipolazione dello spazio-tempo. Il testimone chiave di queste nuove rivelazioni è Preston Nichols, che avrebbe “recuperato i ricordi repressi del suo ruolo di capo tecnico del progetto solo dopo anni di sforzi”. Alfred Bielek, co-autore nel 1990 con Brad Steiger di un libro sull’esperimento di Filadelfia e uno dei due marinai sopravvissuti a tale prima avventura, avrebbe in seguito lavorato come consulente a Montauk. Costui asserisce che attraverso l’uso di tecnologia aliena, da parte di non meglio precisate agenzie segrete governative, il suo corso temporale sarebbe stato cancellato per fornirgli il corpo e la storia di Alfred Bielek, nato nel 1927, che a lui non appartiene.
Tutta la storia poteva essere appresa partecipando a un seminario organizzato da un non meglio identificato Istituto Rim di Phoenix, California, previo versamento della modica cifra di 250mila lire, più 150mila per vitto e alloggio. Attenzione però all’avviso degli organizzatori: “La storia di questi signori, sia che la accettiate o meno, è garantita estendere i limiti della vostra realtà”
01:10
Scritto da: angelus.1985
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01/05/2008
I demoni: gerarchia e attributi
L'armata delle tenebre:

La Cabala è solita dividere le categorie di demoni in 10 gruppi :
I) THAMIEL (Bicefali).
Spiriti di rivolta diretti da Moloch.
II) CHAIGIDEL (Scorze).
Spiriti di menzogna diretti da Beelzebub.
III) SATARIEL (Velatori).
Spiriti della falsità, diretti da Lucifugo.
IV) GAMCHICOLH (Perturbatori di anime),
Spiriti d'impurità diretti da Astaroth.
V) GALB (Incendiari).
Spiriti di collera diretti da Asmodeo
VI) TAGARIRIM (Litigiosi).
Spiriti di discordia diretti da Belphegor.
VII) HARAB SERAPHEL (Corvi della morte)
Diretti da Baal.
VIII) SAMAEL (Battaglieri)
Diretti da Adramelech.
IX) IAMALIEL (Osceni)
Diretti da Lilith, demonio femmina degli aborti.
X) RESHAIM (Malvagi)
Diretti da Nahenia.
Questi ultimi si suddividono in quattro categorie, ciò che porta a tredici le varietà di demoni, che sono: GHEBURIM (Violenti); RAPHAIM (Vili); NEPHILIM (Voluttuosi); ANACIM (Anarchici).
Gli angeli decaduti sono raggruppati dai Cabalisti in diecine; la prima comprende: SAMAXAS, ARTAKUF, ARAKIEL, KA BABJEL, ORAMAMME', RAMIEL, SIUPSICK, ZALKIEL, BALKIEL e AZAZEL; la seconda comprende: PHARMARUS, AMARlEL, THAN ZAEL, ANAGNEMAS, SAMAEL, SARlNAS, EHUMIEL, TYRIEL, JAMIEL e SARJEL. (Si veda Elifas Levi, Il Libro degli Splendori ).
Gerarchia degli Spiriti Infernali :
LUCIFERO, imperatore.
BELZEBU', principe.
ASTAROTH, gran duca.
Vengono poi gli spiriti superiori, subordinati ai tre principali spiriti del regno infernale sopra enunciati, essi sono:
LUCIFUGO, primo ministro. SATANACCHIA, gran generale. AGALIARETH, gran generale.
FLEURETIY, tenente generale. SARGATANAS, brigadiere. NEBIROS, maniscalco di campo.
I sei grandi spiriti dirigono la potenza infernale esercitata dagli spiriti subalterni. Ai loro immediati ordini,quali emissari speciali,stanno tre spiriti superiori:
Miriòn, Beliul e Anagaton incaricati di trasmettere i comandi che ricevono. Tengono al loro servizio i diciotto spiriti inferiori:
1) Bael, 2) Agares, 3) Marbas, 4) Pruslas, 5) Arimon, 6) Barbatos, 7) Buer, 8) Gusatan, 9) Botis, 10) Bathin, 11) Pulsar, 12) Abigar, 13) Loray, 14) Balefar, 15) Foran, 16) Aiperos, 17) Nuberus, 18) Glasyabolas.
LUCIFUGO comanda ai tre primi, a Bael, Agares e Marbas. SATANACCHIA a Pruslas, Arimon, Barbatos. AGALIARETH a Buer, Gusatan e Botis. FLEURETIY ha sotto di lui Bathin, Pursar, Abigar. SARGATANAS ha come suoi subordinati Loray, Balefar, Foran. NEBIROS ha alle sue dirette dipendenze Aiperos, Nuberus, Glasyabolas. Oltre i sopra nominati esistono milioni di spiriti sottomessi ai principali. Troppo lungo sarebbe elencarli ed inutile,giacché non ci serviremo di loro se non quando piacerà agli spiriti superiori di farsi sostituire in qualche lavoro,considerandoli come servitori o schiavi.
Il gran LUCIFUGO ROFOCAL, primo ministro infernale, ha la potenza donatagli da LUCIFERO, sopra tutte le ricchezze e tutti i tesori del mondo. SATANACCHIA, gran generale può sottomettere, quando vuole, tutte le donne a fare con loro quello che gli piace. AGALIARETH, altro generale, ha il potere di scoprire i segreti i più occulti, rivela i grandi misteri. FLEURETIY, tenente generale, è dotato della facoltà di compiere durante l'azione che si desidera; fa cadere la grandine dove si vuole. SARGATANAS, brigadiere, può rendersi invisibile, trasportarsi di volo da un punto all'altro, aprire le serrature, farci vedere quanto succede nelle case altrui, insegnarci tutte le astuzie. NEBIROS, maniscalco di campo e ispettore generale, ha la potenza di produrre il male a chi si odia; insegna la qualità dei metalli, dei minerali, dei vegetali e di tutti gli animali puri e impuri; possiede l'arte di predire l'avvenire, essendo uno degli espertissimi negromanti fra gli spiriti infernali. E' in moto continuamente avendo l'alta ispezione di tutte le milizie dell'Averno.
I demoni si dividono in 6 categorie 1 - Demoni del Fuoco, che abitano le regioni + lontane. 2 - Demoni dell’Aria, che volano intorno a noi. 3 - Demoni della Terra, che si mescolano agli uomini nel compito di tentarli. 4 - Demoni dell’Acqua, che vivono nel mare e nei fiumi provocando burrasche e naufragi. 5 - Demoni sotterranei, che determinano i terremoti e le eruzioni vulcaniche, si celano nei pozzi e tormentano i minatori. 6 - Demoni delle Tenebre, che devono il loro nome al fatto che vivono lontani dal sole. Fra i demoni più conosciuti ve ne sono alcuni non compresi fra i settantadue principali.
SATANA : è il demone principale più conosciuto,il suo nome da serafino, Lucifero, deriva dal latino e significa "portatore di luce",suo è ogni potere e ogni conoscenza. E' il sovrano di tutti i demoni che gli rendono onore e allo stesso tempo lo temono. fu il primo a sollevarsi contro l'ordine del Cielo. per la sua statura è somigliante a una torre. Si manifesta come un uomo bellissimo, splendido, con lisci capelli neri e lunghi con una tunica bianca che acceca, ma in realtà ha un aspetto putrido. Nei libri sacri è scritto che si manifesta come tu lo immagini.
BELZEBUB, Baalzebub, Beelzebub: più conosciuto col nome di Belzebù è una fra le energie più potenti,il suo nome significa "signore" (Bel) "delle mosche" (zebub),si manifesta con un ronzio simile a quello provocato da una mosca,è interamente distruttivo,combatte i nemici di chi lo evoca.
BELFAGOR: "Signore della grande voragine, alba putrescente" sua è ogni tipo di conoscenza,rivela segreti, sotto il suo dominio sono tutte le scienze occulte.
PAN: è il demone rappresentato da un caprone,la versione pagana di Satana, egli rappresenta la conoscenza ed il "tutto", al sfrenatezza e l'ubriachezza, la libertà da ogni vincolo imposto.
ARIOCH: è un principe,sotto il suo dominio sono le arti belliche,è "il vendicatore per eccellenza".
ALASTOR: è un principe,esegue ogni volere di chi lo evoca,vendica dei torti subiti.
PLUTOS: è un principe, fa da tramite fra l'evocatore e le anime dei trapassati, conosce il futuro.
KYRA: è una duchessa,le sue caratteristiche sono simili a quelle di Lilith (la parte femminile di Satana) sotto il suo dominio sono l'amore,la lussuria,è rappresentata come una vampira con lunghi capelli neri.
PAZOOZOO: è un duca,le sue origini sono sumere,comanda le invasioni di cavallette è egli stesso rappresentato come un'enorme cavalletta.
PUKALLUS: è un duca,ha il potere sui mari,conosce il futuro.
NETHUNSHIEL: è un duca,rivela ogni segreto ignoto al mago,sotto il suo dominio sono tutte le attività commerciali.
CERBERO, Kerberus: è un conte,ha il potere di proteggere le persone deboli,protegge contro gli attacchi occulti, vigila sulle abitazioni.
HAIWAS: è un conte,offre aiuto al mago nelle operazioni occulte, risponde a domande inerenti al futuro.
KOBAL: è un conte,sotto il suo dominio è l'arte,la pittura e tutto ciò che è raffinato,induce alla lussuria.
LILITH: E' la Regina dei demoni succubi. I suoi servitori sono inclini a uccidere i neonati. E' il demone che tra l'altro sedusse Adamo, per poi fuggire lontano dallo sguardo di Dio, alle pendici del Sinai. Lì partoriva ogni giorno i suoi Lilim, che l'Onnipotente prontamente distruggeva alla nascita.
Ecco i settantadue demoni più conosciuti:
ABIGOR: è un duca,da insegnamenti sulle arti belliche,predice il futuro e comanda sessanta legioni.
AGARES: è un duca,lo si evoca rivolti ad est poiché comanda le legioni orientali; richiama chi è fuggito e impedisce le fughe,insegna qualsiasi tipo di lingua,le sue legioni sono trentuno.
AINI: è un duca,ha la facoltà di rispondere a domande su argomenti ignoti, concede l'astuzia,comanda ventisei legioni.
ALLOCEN: è un duca,risponde a domande inerenti l'astronomia,predice il futuro, comanda trentasei legioni.
AMDUSCIAS: è un duca,fornisce al mago spiriti familiari per assisterlo,comanda ventinove legioni.
AMON: è un marchese,riconcilia i nemici e causa l'amore,predice il futuro,comanda quaranta legioni.
AMY: è un presidente,conosce la scienza e l'astrologia,comanda trentasei legioni.
ANDRAS: è un marchese,insegna a combattere i nemici,alimenta le discordie, è un demone distruttivo,comanda trenta legioni.
ANDREALPHUS: è un marchese,sotto il suo dominio sono la matematica e la geometria.
ANDROMALIUS: è conosciuto sia come duca che come conte,aiuta il mago a ritrovare le cose perdute e i tesori nascosti.
ASMODEUS, Asmodeo, Sidonay: è uno dei diciotto re,induce alla lussuria,semina orrore e caos, conosce la matematica e il segreto dell'invisibilità. E' un diavolo distruttore che sovraintende le bische. In Egitto il popolo lo venera ancora e gli ha dedicato un tempio nel deserto di Ryanneh. Asmodeo è secondo alcuni il serpente che sedusse Eva. Ha coda di serpente, zampe d'oca e alito di fuoco. Gli obbediscono 72 legioni di diavoli.
ASTHAROT: è un un conte,ha la facoltà di insegnare al mago ogni segreto sulle arti e sulle scienze, rivela i luoghi dei tesori nascosti.Granduca molto potente negli inferi, dalla figura di un angelo molto brutto. E' il tesoriere dell'inferno. E' molto incline a parlare della CREAZIONE, gli errori e la caduta degli angeli dei quali conosce tutta la storia. Sostiene infatti di essere stato castigato ingiustamente. Comanda 40 Legioni
BAAL: è un re,insegna ogni genere di conoscenza, e il suo stato si trova ad Oriente. Si manifesta con tre teste: una di uomo, una di rospo e una di gatto. Ha una voce roca e conosce l'arte di rendersi invisibili che se costretto può insegnare a chi lo evoca. Ha al comando 66 legioni di diavoli.
BALAM, Balaam: è un re,conosce presente,passato e futuro,il segreto dell'invisibilità,comanda quaranta legioni.
BARBATOS: è conosciuto come duca e come conte,può riunire la gente in amicizia, conosce i tesori occultati e rivela il futuro,comanda trenta legioni.
BATHIN: è un duca,conosce e insegna al mago le virtù delle pietre preziose e delle erbe magiche, comanda trenta legioni.
BELETH, Bileth: è un re,ha la facoltà di riunire le persone in amore.
BELIAL: è un re,procura al mago onori e favori,l'appoggio dei potenti,è una delle energie più forti, si dice sia sorto subito dopo Lucifero. E'il demonio della sodomia. E' lo spirito più vizioso dell'inferno. E' un demonio bellissimo, pieno di grazia e di dignità. E' però molto cattivo e crudele; il suo nome significa "ribelle e disobbediente". Spesso si manifesta come un angelo bellissimo seduto sopra un carro di fuoco. Comanda 80 legioni di diavoli.
BERITH: è un duca,aiuta il mago ad ottenere gioie ed onori,tra le sue facoltà vi è quella di mutare i metalli in oro.
BIFRONS: è un conte,sotto il suo dominio sono la matematica,l'astrologia e le virtù delle pietre e delle erbe magiche,comanda ventisei legioni.
BOTIS: è conosciuto sia come presidente e come conte,favorisce la riconciliazione e risponde a domande sul futuro.
BUER: è un presidente,conosce le virtù delle erbe medicinali,la filosofia,la logica, può concedere felicità e salute,comanda quindici legioni.
BUNE: è un duca,concede saggezza,ricchezza e possedimenti,comanda trenta legioni.
CAIM: è un presidente,rivela il futuro e conosce il linguaggio degli animali.
CIMERIES: è un marchese,ha il potere di rendere le persone abili in guerra, sotto il suo dominio è la letteratura,rivela i luoghi dei tesori e delle cose perdute.
DANTALIAN: è un duca,ha il potere di influenzare la mente delle persone secondo il volere del mago, sotto il suo dominio sono arte e scienza,rivela i segreti nascosti nel profondo degli uomini e delle donne.
DECARBIA: è un marchese,insegna le virtù delle piante e dei minerali, fornisce al mago gli spiriti familiari.
ELIGOR: è un duca,ha il potere di causare le guerre e quello di creare amore fra due persone.
FLAUROS: è un duca,fornisce al mago la protezione contro energie negative, ha il potere di annientare i nemici mediante il fuoco,rivela il futuro.
FOCALOR: è un duca,ha il potere di causare la distruzione dei nemici per annegamento, ha il potere sui mari,comanda trenta legioni.
FORAS: è un presidente,ha il potere di far restituire le proprietà perdute,conosce le arti e le virtù delle piante legate alla
magia,conosce le locazioni dei tesori nascosti.
FORNEUS: è un conte,conosce le arti e le lingue,lega in amore qualsiasi nemico.
FURCAS: è un duca,sotto il suo dominio sono la filosofia e le scienze.
FURFUR: è un conte,favorisce l'amore di coppia e quello coniugale,comanda ventisei legioni.
GAAP: è un presidente,ma è conosciuto anche come principe,può causare amore e odio fra due persone.
GMYGYN: è un marchese,ha il potere di fare da tramite fra il mago e le anime dei morti,insegna le scienze.
GLASYALABOLAS: è un presidente,sotto il suo dominio sono tutte le scienze,rivela il futuro, conosce le arti relative ai delitti.
GOMORY: è un duca,fa acquistare al mago l'amore di qualsiasi donna,è l'unico demone che generalmente si presenta in sembianze femminili.
GUISON: è un duca,fornisce onori e posizioni di comando,rivela il futuro e muta l'odio dei nemici in amore.
HAGENTI: è un presidente,conosce l'arte di tramutare i metalli in oro.
HALPAS: è un conte,ha il potere di scatenare le guerre,è interamente distruttivo verso i nemici.
IPES: è un conte ma è conosciuto anche come principe,fornisce al mago spirito e coraggio,rivela il futuro.
LERAJIE: è un marchese,combatte in favore del mago,distrugge i nemici.
MALAPHAR: è un duca,ha il potere di curare tutte le malattie,aiuta i ladri,rivela il futuro.
MALPAS: è un presidente,può realizzare qualsiasi desiderio.
MARCHOSIAS: è un marchese,conosce le arti belliche e fornisce aiuto nelle guerre,rivela il futuro.
MORAX: è conosciuto sia come conte che come presidente,conosce l'astrologia e le virtù delle erbe e delle pietre.
MURMUR: è conosciuto sia come duca che come conte,fa da tramite al mago con le anime dei morti, fornisce onori conosce la filosofia e rivela il futuro.
NABERIUS: è un marchese,ha il potere di far restituire onori al mago che ne è stato privato, conosce la virtù della logica.
ORIAS: è un marchese,concede onori,tramuta gli uomini e la loro forma se gli viene chiesto, insegna l'astrologia.
OROBAS: è un principe,sua facoltà è quella di far riconciliare i nemici,conosce il futuro, comanda venti legioni.
OSE: è un presidente,causa allucinazioni e follia,tramuta in qualsiasi cosa l'aspetto dei nemici del mago che lo evoca,conosce tutte le arti e le scienze.
PAIMON: è un re,fa acquistare onori e dominio sugli uomini,conosce le arti e le scienze, fornisce al mago gli spiriti familiari.
PHOENIX: è un marchese,obbedisce ad ogni ordine del mago,sotto il suo influsso sono la poesia e la letteratura,rivela il futuro.
PROCEL: è un duca,conosce le scienze e la matematica.
PURSON: è un re,conosce le locazioni dei tesori,rivela il futuro e fornisce gli spiriti familiari.
RAUM: è un conte,provoca l'amore fra due persone e riconcilia i nemici,ruba in favore del mago.
RONOBE: è un conte ma è conosciuto anche come marchese,conosce le lingue,rende amici i nemici.
SABNAK: è un marchese,conosce le arti belliche,fornisce aiuti nelle guerre e nelle arti militari, distrugge i nemici di chi lo evoca.
SALEOS: è un duca,sua facoltà è quella di causare l'amore fra persone di sessi opposti.
SCOX: è un marchese,ruba denaro in favore del mago,combatte i nemici rendendoli sordi e cechi.
SEERE: è un principe,ha il potere di far accadere qualsiasi cosa all'istante.
SOLAS: è un principe,conosce la virtù delle piante e dei minerali,insegna l'astrologia comanda ventisei legioni.
SYTRY: è un principe,causa l'amore fra uomo e donna,fa nascere la lussuria.
VALAC: è un presidente,ha il dominio sui rettili,conosce le locazioni dei tesori nascosti.
VALEFOR: è un duca,rivela tutto ciò che è ignoto a chi lo evoca, suo potere è quello di curare qualsiasi malattia.
VAPULA: è un duca,sotto il suo dominio sono tutte le arti e i misteri.
VEPAR: è un duca,ha il potere sul mare e causa la morte per annegamento.
VINE: è un marchese,conosce tutti i segreti e li rivela al mago,insegna le arti belliche ed appoggia i suoi favori in battaglie e guerre.
VUAL: è un duca,fa acquistare amicizie ed onori,rivela il futuro.
ZAGAN: è un re,conosce i segreti dell'alchimia,comanda trenta legioni.
ZEPAR: è un duca,causa l'amore fra i due sessi,muta l'aspetto degli uomini,rivela il futuro, comanda ventotto legioni.
Questi sono i settantadue demoni principali, quelli più conosciuti.Nomi titoli nobiliari e virtù ci vengono tramandati dal passato e fanno parte della nostra cultura occidentale. Le radici dei demoni sono antichissime.E' curioso vedere come ogni arte,ogni scienza e ogni conoscenza sia sotto il dominio di energie demoniache fin dall'antichità, ciò dimostra che le energie demoniache non sono al servizio di un ipotetico "male" perché è solo l'uomo in se che causa il male,anzi hanno il potere di causare l'amore, riconciliare i nemici.Vediamo come solo alcuni dei demoni principali hanno potere distruttivo ma, come ogni energia i demoni hanno due polarità,possono essere causa di avvenimenti benevoli o avvenimenti malefici.Questo per la completezza della perfezione che in se racchiude conoscenza,bene,male.
Altri sono:
BAALZEFON: E' il capitano delle sentinelle dell'Inferno. Nel Targum si legge che quando l'Angelo Sterminatore fece a pezzi le statue di tutti gli idoli, solo Baalzefon riuscì a resistere e a restare in piedi.
XITRAGUPTEN: E' il segretario di Satana incaricato di tenere la registrazione esatta della vita di ogni uomo. Quando un defunto si presenta al tribunale infernale gli dà in mano la "Memoria", un libro che contiene tutta la vita del condannato. Infatti in base a questo libro si proferisce la sentenza del Dio infernale.
BAPHOMET: E' grande principe dell'Inferno, rappresentato come uomo con ali nere, testa caprina, corna, artigli e un fallo enorme celato nella forma di un caduceo. Era ritenuto il demone della conoscenza. I templari vennero accusati di adorarlo e perciò mandati al rogo.
Come si può notare, molti di essi sono nomi estrapolati dal paganesimo e inseriti nella lista "empia": la cosiddetta demonizzazione della altre culture da parte del paganesimo. Per il libro di Enoch, invece, scritto molto prima della venuta di cristo, compaiono nomi noti come Azazel e Bael, ma il capo degli angeli lussuriosi aveva nome Semjaza, segno che la demonologia cambia di cultura in cultura.
Come difendersi dai Demoni
Esistono tre metodi principali di difesa dai demoni e da altre entità negative. Esse sono (in ordine di pura preferenza personale) la distruzione dell’entità, la cattura dell’entità e la protezione “passiva”.
Distruzione dell’entità:
Possibile quando l’entità con cui abbiamo a che fare non appartiene ad uno dei “gradi alti” dei demoni, cioè quando abbiamo a che fare con semplici “soldati”, entità che provocano più o meno accentuati sensi di malessere, depressione, stanchezza fisica e spirituale immotivata, dolore, paura, rabbia etc etc. Una volta che si è accertata la presenza dell’entità (NON importa la posizione di questa, anche se sicuramente aiuta) se si è certi della sua potenza e si vuole provvedere a distruggerla bisogno stare attenti al modo in cui lo si fa, solitamente il primo metodo che viene “istintivo” è giusto ma non sempre, è necessario “vedere” l’entità per essere sicuri su quale metodo usare.
Cattura dell’entità:
Ci sono vari metodi per catturare entità negative e rinchiuderle per sempre (o meglio, finché qualcuno, azzardatamente o volontariamente non le libera). Uno di questi è visualizzare l’entità, rinchiusa all’interno di una barriera di luce che si fa via via più piccola, e nello stesso tempo sottrarre energia all’entità di modo che non possa uscire. Come? Credendo che quell’entità non sia forte come credevate. Che non può niente contro di voi. Che voi siete più forti (ma senza peccare di superbia, mi raccomando!). Dopodiché, usate un piccolo specchio, come quelli da trucco, e immaginatevi di “proiettare” l’entità all’interno dello specchio assieme alla barriera che ha intorno. Fatto questo, riponete lo specchio in una scatola, spargeteci del sale attorno, e se possibile nascondete la scatola dove nessuno possa trovarla (es. sotterratela).
Protezione passiva:
Per protezione passiva intendo tutto ciò che non rientra specificatamente nelle altre due categorie, ad esempio esorcismi e riti di protezione degli ambienti. Il metodo più semplice e più sicuro per la protezione degli ambienti è quello di spargere sale e rosmarino davanti ad ogni porta e ad ogni finestra della casa, oltre a lasciare una candela bianca accesa finché dura. Altrimenti la creazione di “barriere” che proteggano l’intero luogo, a scelta vostra come crearle tramite la visualizzazione. Riguardo a questo, esistono due tipi di barriere: barriera “interna” e barriera “esterna”. La differenza tra le due è questa: la barriera “esterna” è creata attorno a voi oppure al luogo da proteggere ed impedisce a chi non volete voi di entrare, e può respingere e/o danneggiare l’entità; la barriera “interna” viene creata attorno all’entità, e funziona né più né meno come una prigione che non la lascia uscire.
02:25
Scritto da: angelus.1985
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23/04/2008
La Madonna di Fatima
Tutti hanno sentito parlare delle famose apparizioni della Madonna avvenute a Fatima nel 1917 e del Terzo segreto di Fatima, ma pochi conoscono o ricordano i dettagli che ci interessano qui in questo sito. Ecco, dunque, tutto ciò che è necessario sapere.
Secondo il racconto di tre giovani pastorelli portoghesi – Lucia dos Santos e i suoi due cuginetti Francesco e Giacinta Marto – fra il 13 aprile e il 13 ottobre del 1917 la Madonna sarebbe apparsa in Portogallo in località Cova da Iria, nella diocesi di Fatima, in sei distinte occasioni, rivelando nella terza tre importanti segreti. I più piccoli fra i tre veggenti, i fratelli Francesco e Giacinta, morirono rispettivamente nel 1919 e nel 1920. Noi conosciamo quel che accadde dai testimoni presenti e dal racconto scritto di Lucia, che abbracciò poi la vita claustrale e che, tra il 1935 e il 1941, su ordine del monsignor José Alves Correia da Silva, redasse alcune memorie degli avvenimenti e rivelò i primi due segreti. Ecco di seguito un'interessantissima sintesi di ciò che accadde secondo il racconto di Lucia.

La Madonna apparve la prima volta ai tre pastorelli il 13 maggio 1917. I tre bambini, usciti dalla Messa domenicale, avevano portato le greggi a pascolare in cima al pendio della Cova da Iria, ai piedi del monte Cabaco. E dopo aver mangiato e recitato il Rosario, cominciarono a giocare. A un certo punto, una specie di lampo si stagliò nel cielo e i tre, pensando a un’imminente temporale, cominciarono a spingere le pecore del gregge sulla strada di casa.
Arrivati a circa metà pendio, mentre stavano camminando vicino ad alcuni cespugli di lecci, videro un altro lampo e, dopo pochi passi, rimasero abbagliati da una luce bianchissima con al centro una donna bellissima, che li chiamava. Era la Madonna: la veste era simile a neve e dalle sue mani, congiunte al petto in preghiera, pendeva un rosario con una croce d’oro, mentre il viso esprimeva una grande tristezza.
Poi la Madonna iniziò a parlare ai tre ragazzi:
«Non abbiate timore. Non vi faccio del male»
«Di dove siete?», le domandai.
«Sono del cielo»
«E che cos’è che volete da me?»
«Sono venuta a chiedervi che veniate qui sei mesi di seguito, il giorno 13 a questa stessa ora. Poi dirò chi sono e che cosa voglio. Poi tornerò ancora qui una settima volta»
«E anch’io andrò in cielo?»
«Sì, ci andrai»
«E Giacinta?»
«Anche lei»
«E Francesco?»
«Pure, ma deve recitare molti Rosari»
Dei tre bambini, Lucia vedeva, sentiva e parlava con la Madonna, Giacinta vedeva e sentiva, mentre il piccolo Francesco poteva solo vedere e gli «dovevano spiegare tutto...».
La Vergine chiese poi ai pastorelli:
«Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze ch’Egli vorrà inviarvi, in atto di riparazione dei peccati con cui Egli è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori?»
«Sì, vogliamo»
«Avrete dunque molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto»
Poi la Madonna aprì le mani emanando una forte luce e, passati alcuni momenti, aggiunse:
«Recitate il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra».
Subito dopo, la Signora cominciò a elevarsi serenamente, salendo verso levante, fino a scomparire nell’immensità della distanza.
LA SECONDA APPARIZIONE
Esattamente un mese dopo la prima apparizione della Madonna, il 13 giugno, cadeva la festa del patrono di Fatima, Sant’Antonio. Usciti dalla chiesa, i tre bambini si diressero verso il luogo dell’appuntamento con la Madonna insieme ad alcuni fedeli che avevano sentito parlare della precedente apparizione. Dopo aver recitato il Rosario, videro lo stesso riflesso di luce simile a un lampo visto a maggio, che preannunciava l’arrivo della Signora. La Madonna disse ai pastorelli:
«Voglio che veniate qui il 13 del prossimo mese, che recitiate il Rosario tutti i giorni e che impariate a leggere. Poi dirò quello che voglio»
Lucia chiese la guarigione di un malato, e la Vergine le rispose:
«Se si converte, guarirà durante l’anno»
«Vorrei chiedervi di portarci in cielo»
«Sì, Giacinta e Francesco li porterò presto. Ma tu resterai qua ancora per un po’. Gesù vuol servirsi di te per farmi conoscere e amare. Lui vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Esso sarà il tuo rifugio e il cammino che ti condurrà fino a Dio».
Nell’istante in cui pronunziò queste ultime parole, la Madonna aprì le mani e davanti al palmo della mano destra c’era un cuore circondato di spine: secondo Lucia era il Cuore Immacolato di Maria, oltraggiato dai peccati dell’umanità, che voleva riparazione.

Alla terza apparizione, il 13 luglio, la Madonna comunicò il segreto poi divenuto famoso. Alcuni momenti dopo che i pastorelli furono arrivati alla Cova da Iria, accompagnati da una numerosa folla di popolo, mentre dicevano il Rosario, videro il riflesso della luce familiare e, subito dopo, la Madonna. Ella, annunciata come sempre dalla forte luce, disse:
«Voglio che veniate qui il 13 del prossimo mese, che continuiate a recitare il Rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché solo Lei vi potrà aiutare»
Lucia allora rispose:
«Vorrei chiedervi di dirci chi siete, e di compiere un miracolo con il quale tutti possano credere che Voi ci apparite»
«Continuate a venire qui tutti i mesi. In ottobre dirò chi sono, quello che voglio e farò un miracolo che tutti vedranno per credere»
La Madonna disse pure che era necessario recitare il Rosario per ottenere le grazie durante l’anno. E continuò:
«Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte, specialmente quando fate qualche sacrificio: “O Gesù, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”».
Mentre diceva queste ultime parole, la Vergine aprì le mani e i tre pastorelli videro come un mare di fuoco, in cui erano immersi i demoni e le anime come se fossero braci con forma umana. Esse fluttuavano nell’incendio, sollevate dalle fiamme che da loro stesse uscivano insieme a nuvole di fumo, e ricadevano da tutte le parti, tra grida e gemiti di dolore e di disperazione, che terrorizzavano e facevano tremare di paura.
La Madonna spiegò:
«Avete visto l’Inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se faranno quello che io vi dirò, molte anime si salveranno e ci sarà Pace. La guerra sta per finire, ma, se non smetteranno di offendere Dio, sotto il regno di Pio XI ne comincerà un’altra peggiore».
E continuò dicendo:
«Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che la prossima punizione del mondo è alle porte. Quello è il grande segno di Dio per indicare la fine del mondo a causa dei delitti dell’umanità, mediante la guerra, la fame e le persecuzioni contro la Chiesa ed il Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati».
E concluse, prima di allontanarsi:
«Se si ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà la Pace; se no, essa diffonderà i suoi errori nel mondo promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. Molti buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà e sarà concesso al mondo un periodo di pace. In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede. [..] Questo non lo dite a nessuno. A Francesco sì, potete dirlo»
Nel punto in cui sono stati inseriti i puntini tra le parentesi quadre, si trova quello che è noto come il "Terzo segreto di Fatima", solo di recente svelato, e su cui torneremo più avanti.
LA QUARTA APPARIZIONE
Il giorno 13 agosto, giorno in cui era prevista la terza apparizione della Madonna, molte erano le persone convenute ma nessuno vide nulla. Non videro nulla nemmeno i tre piccoli “illuminati”, che questa volta non erano presenti: il sindaco di Villa Nova di Ourem li aveva sequestrati, rilasciandoli solo tre giorni dopo. Si udirono solamente due tuoni ed un fulmine venne visto solcare il cielo; infine, le nuvole irradiarono i colori dell’arcobaleno. L’apparizione ai tre pastorelli avvenne il giorno 19 agosto, mentre si trovavano in un luogo chiamato Valinhos.
La Madonna disse loro:
«Voglio che continuiate ad andare alla Cova da Iria il 13 e che continuiate a recitare il Rosario tutti i giorni.L’ultimo mese farò il miracolo perché tutti credano»
Lucia allora le domandò:
«Che cosa volete che si faccia con i soldi che il popolo lascia alla Cova da Iria?»
«Facciano due bussole: una portala tu insieme a Giacinta e ad altre due bambine vestite di bianco; l’altra che la porti Francesco con altri tre bambini. I soldi delle bussole sono per la festa della Madonna del Rosario e quello che avanza è per la costruzione di una cappella che mi faranno»
Poi, alla richiesta di Lucia di guarire alcuni malati, la Madonna replicò:
«Sì, alcuni li guarirò durante l’anno».
E ancora, assumendo un aspetto più triste:
«Pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all’inferno in quanto non hanno chi si sacrifichi e preghi per loro».
Il 13 settembre 1917 i tre pastorelli si recano alla Cova da Iria facendosi largo tra una folla di gente che li lascia appena camminare.
Lì apparivano tutte le miserie della povera umanità, perché numerose persone venivano a prostrarsi in ginocchio davanti ai tre, chiedendo che presentassero alla Madonna le loro necessità. Altri, non riuscendo ad arrivare vicino a noi, gridavano da lontano:
«Per amor di Dio chiedete alla Madonna che mi guarisca il figlio che è zoppo» o «...che guarisca il mio che è cieco», o ancora «...che mi riporti mio figlio che è in guerra», «...che mi dia la salute, perché sono tisico».
Di nuovo la Madonna apparve e disse:
«Continuate a recitare il Rosario per ottenere la fine della guerra. In ottobre verrà anche Nostro Signore, la Madonna Addolorata e del Carmine, S. Giuseppe col Bambino Gesù per benedire il mondo. Dio è contento dei vostri sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda, portatela solo durante il giorno»
Lucia allora le si rivolse dicendo:
«Mi hanno chiesto di chiedervi molte cose: la guarigione di alcuni malati, di un sordomuto»
«Sì, alcuni li guarirò, altri no. In ottobre farò il miracolo perché tutti credano»
Dopodiché scomparve, come al solito. In questa occasione alcuni videro una palla di luce accecante salire verso il cielo, mentre dei fiocchi simili a neve-fiori scesero a terra sciogliendosi.
LA SESTA APPARIZIONE E IL MIRACOLO
L’ultima apparizione della Madonna di Fatima avvenne il 13 ottobre 1917. Il popolo era presente in massa all’appuntamento, e vi era una pioggia torrenziale. Lucia, giunta alla Cova da Iria, spinta da un movimento interiore chiese al popolo di chiudere gli ombrelli per recitare il Rosario. Poco dopo apparve ai tre pastorelli la Signora, dicendo:
«Voglio dire che si faccia qui una cappella in onore mio, che sono la Madonna del Rosario, che si continui sempre a recitare il Rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire e i soldati torneranno presto alle loro case»
E a Lucia, che le chiese di guarire alcuni malati e di convertire alcuni peccatori, rispose:
«Alcuni sì, altri no. È necessario che si correggano, che domandino perdono dei loro peccati»
E assumendo un aspetto più triste:
«Non offendano più Dio Nostro Signore, che è già molto offeso»
Questa volta la Madonna, aprendo le mani, le fece riflettere sul Sole e così, mentre si elevava allontanandosi, il riflesso della sua luce continuava a proiettarsi verso di esso.
A questo punto, una gran folla assistette a quello che fu subito definito il “miracolo del Sole”, che è stato in seguito riconosciuto dalla Chiesa cattolica. Era piovuto nel corso di tutta l'apparizione. Alla fine del colloquio di Lucia con la Madonna, nel momento in cui la Santissima Vergine si elevava e che Lucia gridava <<Guardate il Sole!>>, le nuvole si aprirono, lasciando vedere il Sole come un immenso disco d'argerto. Brillava con un'intensivà mai vista, ma non accecava. Tutto questo durò solo un attimo. l'immensa palla cominciò a "ballare". Come una gigantesca ruota di fuoco, il sole girava velocemente. Si arrestò per un certo tempo, per poi ricominciare a girare su sè stesso vertiginosamente. Quindi i suoi bordi divennerò scarlatti e si allontanò nel cielo, come un turbine, spargendo rosse fiamme di fuoco.

IL "TERZO SEGRETO DI FATIMA"
Moltissimo si è ipotizzato, per ben più di mezzo secolo, sul famoso "Terzo segreto di Fatima", cioè su quella parte del discorso della Madonna, alla sua terza apparizione, che Lucia non riporta nel proprio racconto in quanto la stessa Santissima Vergine le disse: «Questo non lo dite a nessuno. A Francesco sì, potete dirlo».
Le prime due parti - se si vuole "i primi due segreti" del messaggio di Fatima, riguardanti la predizione della Seconda Guerra Mondiale e l'ascesa e il crollo del comunismo in Russia - furono messe per iscritto da suor Lucia nel 1941, su ordine del Vescovo di Leiria e le abbiamo lette prima. Nel 1944, suor Lucia mise per iscritto anche il Terzo segreto e, prima di consegnare all'allora Vescovo di Leiria-Fatima la busta sigillata contenente questa parte del messaggio della Madonna, scrisse sulla busta esterna che poteva essere aperta solo dopo il 1960 o dal Patriarca di Lisbona o dal Vescovo di Leiria. Alla domanda molto diretta posta nel 2000 a suor Lucia dal Mons. Tarcisio Bertone «Perché la scadenza del 1960? È stata la Madonna ad indicare quella data?», suor Lucia aveva risposto: «Non è stata la Signora, ma sono stata io a mettere la data del 1960 perché, secondo la mia intuizione, prima del 1960 non si sarebbe capito: si sarebbe capito solo dopo».
La busta contenente il Terzo segreto di Fatima fu invece aperta, nel 1959, da Papa Giovanni XXIII, che dopo aver letto il segreto decise di rinviare la busta sigillata al Sant'Uffizio e di non rivelarlo. Papa Paolo VI lesse il contenuto nel 1965 e anch'egli si comportò come il suo predecessore. Papa Wojtyla, dopo l'attentato subito il 13 maggio 1981, richiese la busta, di cui lesse il contenuto il 18 luglio 1981, ma lo ha rivelato solo nel 2000, in occasione del passaggio dal Secondo al Terzo millennio (e quando già la sua salute era minata dal Parkinson).
Il testo del Terzo segreto, rivelato a Lucia il 13 luglio 1917 nella Cova di Iria a Fatima, secondo quanto divulgato con un documento ufficiale dal Vaticano il 26 giugno del 2000, è il seguente:
«Scrivo in atto di obbedienza a Voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di sua Ecc.za Rev.ma il Signor Vescovo di Leiria e della Vostra e mia Santissima Madre.
Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo, indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: "qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti" un Vescovo vestito di Bianco "abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre". Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio». Tuy, 3-1-1944
Il Terzo segreto di Fatima, dunque, pare essere proprio la descrizione di una fase della "fine del mondo", o "fine dei tempi", ed infatti è perfettamente complementare e coerente con la frase finale della Profezia dei Papi di San Malachia riguardante lo stesso argomento, nonché con altre profezie della Madonna che vedremo nelle prossime due sezioni. Il Terzo segreto di Fatima NON è, dunque, la descrizione profetica dell'attentato a Papa Wojtyla, come molti hanno ingenuamente creduto di leggervi. Del resto, se fosse la descrizione dell'attentato al Papa, non avrebbe avuto senso che Giovanni Paolo II ne mantenesse segreto fino al 2000 il contenuto, di cui era venuto a conoscenza nel 1981, pochi giorni dopo l'attentato subìto. Un'indicazione per questa (peraltro evidente) interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:
«La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917).
La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”.
Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc.
E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».
Quella di Fatima non è stata certo l'unica serie di apparizioni della Madonna: nel Ventesimo secolo ve ne sono state altre due almeno altrettanto importanti, la prima delle quali continua ancora oggi e, come vedremo, merita molta attenzione in relazione al tema del "quando" della "fine del mondo": queste due serie di apparizioni mariane sono avvenute a Medjugorje e a Garabandal.
L'AVVOCATO DEL DIAVOLO...
Ecco delle tipiche obiezioni a quanto raccontato...
1) Perché dovrei credere al messaggio e alle profezie di Fatima?
Perché finora si è avverato tutto quanto è stato riferito dalla Madonna ai tre pastorelli, in particolare i primi due "segreti": la predizione della Seconda Guerra Mondiale e l'ascesa e il crollo del comunismo in Russia. Alla luce di ciò, acquista particolare rilevanza sia il testo del Terzo segreto di Fatima - peraltro così straordinariamente in accordo con la Profezia dei Papi - sia la frase da tempo nota, e relativa alla fine del mondo, pronunciata nella terza apparizione: «Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che la prossima punizione del mondo è alle porte...». Si noti che, poiché le prime memorie scritte di suor Lucia sulle apparizioni di Fatima risalgono al 1935-37, a rigore si deve considerare una "postmonizione" il fatto che la piccola pastorella di Fatima, Giacinta, così come era stato "predetto" dalla Madonna («Sì, Giacinta e Francesco li porterò presto»), si ammalò presto: era l’ottobre del 1918, e di seguito si ammalò anche il fratello Francesco. Per la cronaca, il primo a morire fu proprio quest'ultimo, il 4 aprile 1919, e a seguire, il 20 febbraio 1920, Giacinta, la quale raccontò a Lucia di aver ricevuto ancora visite dalla Madonna in cui la Signora le prediceva grandi sofferenze, ma la “ricompensa” del Paradiso.
2) Forse il Terzo segreto di Fatima si riferiva all'attentato a Papa Wojtyla, perciò è stato svelato...
Basta leggere con un minimo di attenzione il testo del Terzo segreto per rendersi conto di come la "lettura" in esso dell'attentato a Papa Giovanni Paolo II sia del tutto forzata. Del resto, se Papa Wojtyla non ha divulgato il Terzo segreto di Fatima se non vent'anni dopo il suo attentato, deve aver avuto almeno qualche dubbio sul fatto che esso fosse la profezia di quell'evento. D'altra parte, Giovanni Paolo II forse si rendeva conto che poteva aspettare a divulgare il segreto almeno fin quando suor Lucia era in vita, poiché dal messaggio della Madonna di Fatima si intuiva chiaramente che Lucia sarebbe morta prima della fine del mondo («...Ma tu resterai qua [sulla Terra] ancora per un po’»). Si noti che, avendo divulgato il segreto proprio il Papa che aveva subìto un attentato, sull'interpretazione del Terzo segreto si è creata, apparentemente, un po' di ambiguità (parla della fine del mondo o dell'attentato a Wojtyla?), proprio come quella che pare esserci se si legge ingenuamente la Profezia dei Papi, dove a un'analisi superficiale non si capisce se vi sia un 112° Papa o no, e dunque ciò crea un'apparente incertezza sul "quando" della fine del mondo.
20:40
Scritto da: angelus.1985
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22/04/2008
L'uomo sulla luna
L'UOMO SULLA LUNA
Gli esseri umani sono atterrati sulla Luna il 20 luglio 1969, all'apice di una gara spaziale tra URSS e Stati Uniti d'America, ispirata dalla guerra fredda.
Il razzo vettore era un "Saturno 5" a tre stadi, alto (con la capsula Apollo) centoundici metri e con undici giganteschi motori di spinta; l'equipaggio era composto da tre uomini: Neil Armstrong (comandante della missione), Edwin (Buzz) Aldrin (pilota del LEM) e Michael Collins (pilota del modulo di comando). Dopo un viaggio di tre giorni, il 20 Luglio 1969LEM", chiamato Eagle (Aquila), si appoggio' sul suolo lunare nel "Mare della Tranquillita". (Domenica alle 22:23) il "
Il primo astronauta a camminare sulla superficie lunare fu Neil Armstrong, comandante dell'Apollo 11. L'ultimo fu Eugene Cernan, che durante la missione Apollo 17 camminò sulla Luna il dicembre 1972.
L'equipaggio dell'Apollo 11 lasciò una targa di acciaio inossidabile, per commemorare lo sbarco e lasciare informazioni sulla visita ad ogni altro essere, umano o meno, che la trovi. Sulla targa c'è scritto:
- Here men from the Planet Earth first set foot upon the moon, July 1969, A.D.
- We came in peace for all mankind.'
- Qui, uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, Luglio 1969 DC
- Siamo venuti in pace, a nome di tutta l'umanità.
-

La foto ufficiale dell'equipaggio della missione Apollo 11; da sinistra a destra: Neil Armstrong, Michael Collins (in piedi) e Edwin (Buzz) Aldrin.
La targa raffigura i due emisferi del pianeta Terra, ed è firmata dai tre astronauti e dall'allora Presidente degli Stati Uniti d'America Richard Nixon.
La permanenza dei primi astronauti sulla Luna fu di 21 ore e 36 minuti; infine risalirono col "LEM" fino al modulo "Columbia" ed il 24 Luglio avvenne il loro recupero nell'Oceano Pacifico, da parte del personale della portaerei U.S.A. "Hornet".
La N.A.S.A. ha effettuato solo altre sei missioni lunari, l'ultima delle quali (l'Apollo XVII) nel 1972 a causa degli altissimi costi: il "progetto Apollo", solo fino al 1969, costo' circa 110 miliardi di euro di oggi, coinvolgendo 300.000 persone.
Dopo gli sbarchi del programma Apollo, nessun essere umano ha più camminato sulla Luna. Gli americani persero interesse, i sovietici continuarono con sonde automatiche (tra cui le Lunakhod), che riportarono anche campioni di suolo a Terra. Le altre nazioni non avevano le risorse necessarie, e le due superpotenze non vedevano un vantaggio tale nell'esplorazione da giustificare gli altissimi costi.
- Apollo 1 - equipaggio deceduto a seguito di un incendio scoppiato durante i test di prelancio
- Apollo 7 - primo volo umano dell'Apollo e del Saturn IB
- Apollo 8 - primo volo umano attorno alla Luna e primo con il Saturn V
- Apollo 9 - primo volo umano con il Modulo Lunare (LM)
- Apollo 10 - primo volo umano con il Modulo Lunare (LM) attorno alla Luna
- Apollo 11 - primo volo umano atterrato sulla Luna
- Apollo 12 - primo atterraggio preciso sulla Luna
- Apollo 13 - serbatoio dell'ossigeno esploso durante la rotta per la Luna, allunaggio cancellato, equipaggio salvo
- Apollo 14 - Alan Shepard diventa l'unico astronauta del Mercury a camminare sulla Luna
- Apollo 15 - prima missione con il veicolo Rover lunare
- Apollo 16 - primo atterraggio sugli altipiani lunari
- Apollo 17 - ultima missione Apollo
L' Agenzia Spaziale Europea e la Repubblica Popolare Cinese hanno entrambe piani per esplorare la Luna, la prima mediante sonde e la seconda, secondo notizie recenti, con un programma di esplorazione umana.
Il presidente statunitense George W. Bush ha richiesto invece la collocazione di una base permanente sulla Luna entro il 2020 e secondo Michael Griffin, nominato a capo della Nasa nel marzo 2005, l'impresa sembra fattibile. L'agenzia sta ricevendo un flusso di finanziamenti comparabile ai fondi messi a disposizione della NASA all'epoca del programma Apollo. "A mio giudizio, di questo passo possiamo tornare sulla Luna. Possiamo anche andare su Marte. Non possiamo farlo subito, con la velocità del programma Apollo, ma raggiungeremo questi obiettivi". (M. Griffin)
L'uomo sbarcò davvero sulla Luna?
Milioni di persone credono che l'atterraggio sulla luna sia stato una truffa da 25 miliardi di dollari perpetrata dalla Nasa, come suggeriva il controverso servizio fotografico che David Percy presentò sulla rivista Fortean Times 94. In questo articolo Roger Van Bakel interviene nella diatriba tra gli animati teorizzatori del complotto e gli esasperati ufficiali della Nasa.
I libri di storia mentono... così come i video commemorativi e le tazze di caffè con le orgogliose facce sorridenti di Neil Armstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins. Quando Armstrong scese giù da quella scaletta proclamando che si trattava solo di un piccolo passo per lui ma di un grande passo per l'umanità, stava in realtà posando il piede su un solido palcoscenico coperto di polvere all'interno di un segretissimo studio televisivo nel deserto del Nevada. I "dottori" della Nasa falsificarono completamente l'atterraggio dell'uomo sulla luna. Più precisamente, falsificarono tutti e sei gli atterraggi sulla luna spendendo circa 25 miliardi di dollari per dimostrare al mondo che i Russi non potevano competere con gli Stati Uniti nel campo delle esplorazioni spaziali. Almeno questo è il punto di vista di Bill Kaysing, un sostenitore della tesi del complotto che apprezzò molto il servizio fotografico di David Percy. Per più di due decadi aveva provato a distruggere "la notizia più elettrizzante nella storia del ventesimo secolo e probabilmente di tutti i tempi". Nel 1976 scrisse un libro dal titolo appropriato We never went to the moon del quale dichiarò di aver venduto 30.000 copie. Kaysing, un gentile californiano dai capelli bianchi la cui vitalità sembra intaccata dai suoi 75 anni, ha lavorato come capo delle pubblicazioni tecniche per il Dipartimento di Ricerca di Rocketdyne, Santa Susana, dal 1956 al 1963. Rocketdyne è stato il fornitore del motore per gli Apollo.
"La Nasa non avrebbe potuto portarli sulla luna e loro lo sapevano" dichiara Kaysing ora autore free-lance di libri e riviste. "Negli ultimi 50 anni quando ero a Rocketdyne, fecero uno studio di fattibilità sulle missioni degli astronauti sulla luna. Si scoprì che la probabilità di successo era dello 0,0017 per cento. In altre parole, era senza speranza." Non più tardi del 1967, ricorda Kaysing, tre astronauti morirono in un incendio sulla rampa di lancio, un orrendo culmine di una lunga serie di incidenti. "Ma arrivati al 1969 improvvisamente eravamo in grado di realizzare con successo missioni su missioni. Questo è contro ogni probabilità."
Ma J.Kennedy era convinto che il tentativo fosse possibile. Infatti, nel maggio del 1961, annunciò che "mandare l'uomo sulla luna e farlo tornare sano e salvo sulla terra" sarebbe stato un obiettivo primario per gli Stati Uniti - un adempimento che riempì di orgoglio gli Americani e di meraviglia il resto del mondo. E così, come pensa Kaysing, la Nasa lo falsificò, secondo il vecchio adagio che ci ricorda come in ogni guerra la verità sia spesso la prima vittima.
Ma perché la Nasa avrebbe dovuto inscenare tutte le missioni piuttosto che ammettere semplicemente che le passeggiate lunari dovevano essere solo materia per i romanzi di fantascienza? "Lo fecero solo per denaro", disse Kaysing, "ho lavorato in aeronautica abbastanza a lungo per convincermi che fosse questo l'obiettivo".
Ma come ha potuto realmente la Nasa realizzarli? Cosa dire delle immagini televisive che milioni di persone hanno visto nel corso delle sei missioni riuscite... la partenza del razzo dalla rampa di lancio di Cape Kennedy davanti a migliaia di spettatori... la capsula con l'equipaggio che torna a terra, le rocce lunari... e le centinaia di persone impiegate nel programma spaziale sulle quali dover contare per mantenere questo incredibile segreto fino alla tomba? "Facile." dice Kaysing "I razzi partivano con gli astronauti a bordo, ma appena rimanevano senza ossigeno la navicella deviava la sua rotta verso il Polo Sud e finiva in mare dopo aver espulso l'equipaggio. Successivamente l'equipaggio e il modulo di comando venivano caricati su un aereo militare e lanciati nel Pacifico per essere recuperati da una portaerei. Le rocce lunari erano state preparate in un laboratorio geologico della Nasa qui sulla terra. Non erano molte le persone del progetto Apollo al corrente della frode, visto che ricevevano informazioni solo sullo stretto necessario. Buoni in denaro, promozioni, minacce velate potevano aver assicurato il silenzio di quelli che invece sapevano".
Assenza di gravità, assenza di prove?
Kaysing non è il solo ad affermare che la Nasa abbia ingannato il pubblico. Oltre a David Percy c'è anche Bill Brian, 47 anni dell'Oregon, al quale viene attribuito un libro del 1982 dal titolo Moongate. Sebbene Brian pensi che l'ipotesi di Kaysing potrebbe essere fondata, lui ha provato a dare una spiegazione diversa per molte delle incongruenze. La sua teoria è che la missione partì davvero, ma è possibile che per raggiungere la luna sia stato usato un dispositivo segreto per l'assenza di gravità che la Nasa probabilmente progettò copiando parti di navicelle extraterrestri catturate. Brian, due lauree in ingegneria nucleare all'Università di Stato dell'Oregon, sostiene che la gravità sulla luna è simile a quella della terra e, più semplicemente, che la luna dopotutto ha un'atmosfera. Aveva riempito le appendici del suo libro con calcoli complessi per dimostrarlo.
Ralph René, uno scienziato con la patente di inventore, appoggiò la linea di Kaysing scrivendo due libri che gettavano dubbi sulle ricerche della Nasa. In Was it only a paper moon (1994) e Did Nasa Moon America?, René suggerisce, tra l'altro, che senza una protezione di due metri di spessore, gli astronauti "sarebbero stati bruciati dalle radiazioni" durante il viaggio. Quindi i tentativi di raggiungere la luna erano senza speranza e cinicamente inventarono tutto a spese della gente ingenua. Con grande irritazione della Nasa, milioni di persone ora dubitano dell'autenticità delle missioni lunari. Col passare degli anni l'ufficio del dipartimento dei servizi pubblici è stato sempre più impegnato nel rispondere alle domande di insegnanti increduli, scolari, scrittori e anche senatori, come Alan Cranston e Stoom Thurmond, che avevano aperto un'inchiesta. Appena un anno dopo il primo atterraggio sulla luna un giornale fece un sondaggio su più di 1.700 cittadini americani e venne fuori che poco più del trenta percento delle persone interpellate aveva sospetti sulla missione della Nasa sulla luna.
Una stima prudente di James Oberg, accolta con soddisfazione da Kaysing, ancora oggi fissa il numero degli scettici a 10-25 milioni di americani. Oberg lavora per la Rockwell, fornitore della Nasa, come ingegnere nelle missioni spaziali, con un interesse speciale al folclore spaziale.
"I miti hanno la possibilità di sbocciare sul terreno fertile della ricerca scientifica", osserva Oberg, "ogni epoca dell'esplorazione è la stessa da questo punto di vista - dall'età dei Fenici a Giasone e gli Argonauti, a Marco Polo, alle sirene, agli unicorni e tutte quelle creature mitologiche che si celano ai confini della nostra esplorazione. A mio parere è una tipica reazione umana, questo rifiuto, questo voler creare leggende sulla nostra avventura sulla luna. Non sono affatto sorpreso che queste storie o interpretazioni esistano. Anzi sono abbastanza sorpreso che non siano più diffuse."
D'altra parte, di persone disposte a credere alle fandonie se ne possono trovare molte, sia qui che all'estero. Secondo Oberg "ai bambini cubani viene insegnato, ufficialmente, che la tecnologia spaziale degli Yankee è fallita miseramente e che la Nasa è stata costretta ad inventare tutte le missioni sulla luna".
Anche molti seguaci della New Age contestano la possibilità delle imprese sulla luna, così come gli Hare Krishna, i fondamentalisti islamici e qualche chiesa cristiana non ufficiale come la società Flat Earth, i cui adepti paragonano la rampa di lancio alla torre di Babele.
L'eccentricità di queste convinzioni non serve a scoraggiare Oberg: "Io rispetto la visione del mondo che ha questa gente. Mi affascina il modo in cui ci ricordano costantemente che non è possibile fermarsi alla conoscenza comune, che non ci si può accontentare di un'interpretazione tradizionale dei fatti sebbene queste interpretazioni siano il più delle volte giuste. Inoltre trovo la loro patologia di ragionamento, o non ragionamento, irresistibile. Noi definiamo salute ciò che è ai confini della patologia, e io provo a definire il pensiero razionale l'esaminare i casi fuori dal comune."
Un sostegno di celluloide
Se la Nasa ha falsificato l'atterraggio sulla luna, lo fece nel momento più adatto. L'avvento della televisione (che raggiunse la "massa critica" su scala mondiale solo qualche anno prima delle missioni lunari) è stato utile per il successo della beffa. In questo caso "vedere" voleva dire davvero "credere". La magia dei satelliti, che resero possibile una trasmissione dal vivo globale (e interplanetaria?), affascinò e tenne sulle spine milioni di persone molto più della moda antinucleare che attirò la fantasia del pubblico 10-15 anni prima.
C'era anche il fatto che la ricerca spaziale e la scienza dei missili erano abbastanza avanzate per rendere possibile un viaggio sulla luna. "La natura strutturale della tecnologia aveva reso plausibile la missione sulla luna, ma aveva anche portato molta gente a dubitarne", afferma Gary Fine, professore di sociologia all'Università di Atene, in Georgia, specializzato in voci e leggende contemporanee. Forse ancora più importante era il fatto che lo scandalo del Watergate non fosse ancora accaduto e la gente aveva ancora fiducia nei suoi governanti. "La mancanza di fiducia nell'autorità ha la sua importanza in questa vicenda", sostiene Fred Fedler, l'autore di Media Hoaxes (1989), insegnante di giornalismo all'università della Florida Centrale. "Dopo il Vietnam e Watergate, la gente è diventata più diffidente e non è più disposta a dare ascolto al governo; la reazione immediata è quella di non credere e qualche volta di seguire il parere opposto."
Questa mancanza di fiducia continua ad essere alimentata dai mass-media, specialmente nei film e nelle produzioni televisive. E' raro trovare un film, di questi tempi, dove i governanti vengono dipinti come un gruppo di persone efficienti e competenti che servono il proprio paese al meglio delle loro abilità. L'immagine di un elite di sinistri burocrati del male attira di più l'interesse del pubblico.
Linda Degh, una studiosa di folclore in pensione che insegnava alla Bloomingthon University, nell'Indiana, attirò l'attenzione sul film Capricorn One del 1978 in un suo libro del 1993 intitolato Folclore Americano e Mass Media. Il film racconta la storia della rappresentazione di un volo su Marte. Quando gli astronauti (incluso O.J. Simpson, non ancora incriminato) ascoltano la notizia secondo cui la loro navicella risulterebbe dispersa e tutti i suoi occupanti presumibilmente morti, si rendono conto che il loro destino è segnato. Si trovano ad essere braccati dai criminali sanguinari del governo. Soltanto uno degli astronauti riusce a raggiungere la libertà e i microfoni dei giornalisti. Degh lo ricorda come "un film diffamatorio, che ipotizzava che il governo avesse deliberatamente ucciso delle persone", ed è convinta che questo diede una spinta alla teoria della truffa delle missioni lunari. "I mass media catapultano queste mezze verità in una zona oscura dove la gente può far apparire le proprie congettur come verità. I mass media hanno un impatto terribile sulle persone prive di qualsiasi guida".
Peter Hyams, regista di Capricorn One, fece il film per puro spettacolo e non perché voleva fare riferimenti alla truffa delle missioni Apollo. "Ero consapevole", disse, "che molta gente non credeva all'impresa dell'uomo sulla luna, ma non ho mai letto ne consultato quei libri. E, francamente, penso che siano totalmente ridicoli". (Nonostante ciò in un invito ad un'anteprima di Capricorn One c'era scritto: "Vi sorprenderebbe scoprire che il più grande momento della nostra storia recente potrebbe non essere mai accaduto?").
Il concetto della frode "lunare" è stato ripreso da altri produttori cinematografici. In Diamonds Are Forever (1971), James Bond si ritrova accidentalmente all'interno di un set cinematografico nel Nevada composto da rocce, da un fondale lunare e da un veicolo simile a quello della Nasa.
Effetti molto speciali
Era possibile falsificare un atterraggio sulla luna? La tecnologia degli effetti speciali era abbastanza avanzata negli anni sessanta per ingannare anche l'occhio più attento?
La simulazione di un sesto di gravità poteva essere ottenuta usando bracci idraulici e fili metallici sottili - l'approccio di Peter Pan - o filmando le scene sott'acqua, come sostiene Dennis Muren, che ha vinto il maggior numero di oscar nella sua professione ed è supervisore degli effetti visivi alla Industrial, Light e Magic, una divisione della Lucas Digital. E' stato l'artefice della creazione dei mostri di Jurassic Park e di tutte le scene più paurose di Terminator 2, del ciclo di Star Wars e The Abyss. "Una simulazione di un atterraggio sulla luna potrebbe sembrare reale per il 99,9 per cento delle persone" disse Muren. "Il fatto è che, a parer mio, una simulazione non sarebbe mai potuta essere come in realtà apparve. Io sono sempre stato in grado di distinguere ciò che è falso da ciò che è vero e l'atterraggio sulla luna è stato senza dubbio reale".
Spiega Muren: "Vedendo i film 2001 oppure Destination Moon o Capricorn One o qualsiasi altro film sull'argomento, si può notare che è tutto finto. La luna non è affatto così. C'era davvero uno splendore eccezionale nelle immagini provenienti dalla luna e nel modo in cui la luce si rifletteva sulla macchina fotografica, che sembrava davvero fuori dal mondo. Nessuno avrebbe potuto inventarlo. Era qualcosa che non poteva essere ottenuto con la tecnologia avanzata e la potenza del calcolo. Quello non sarebbe stato un problema. Sto parlando di qualcosa di estetico".
Naturalmente, Bill Kaysing non ne vorrà sentir parlare: "Forse questo signore (Muren) faceva parte della copertura. Tutto è possibile. Il novanta per cento della popolazione americana non ha idea di ciò che sta accadendo in questo paese. Vorrei essere l'unico a rivelare loro qualcosa". E Kaysing è deciso a vivere il suo giorno di gloria in un tribunale: recentemente ha fatto causa al comandante dell'Apollo 13, James Lovell, che ha definito Kaysing "stravagante" in un articolo di un giornale. "Con un po' di fortuna" dice Kaysing allegramente, "la verità verrà fuori".
UFO SULLA LUNA?

In questo articolo tratterò degli strani oggetti volanti non identificati che sono stati visti da astronomi di tutto il mondo, nel corso degli anni, nei dintorni di Selene.Il nostro satellite sembra un mondo morto e del tutto immobile. Ma in realtà non è così: gli astronauti che sono stati sulla Luna hanno detto infatti di aver visto UFO e altri curiosi fenomeni inesplicabili. Ma avvistamenti altrettanto singolari sono stati compiuti anche da decine di astronomi che, negli ultimi due secoli, osservando la spenta Selene, vi hanno scoperto davvero “cose” strane…
È un fatto che la scienza più progredisce e più sembra scoprire fatti misteriosi che essa medesima non può spiegare. Uno dei più singolari è il caso ancora abbastanza recente dei “segnali venuti dallo spazio”: giorno dopo giorno, ora dopo ora, strani segnali sono confluiti, verso la fine del 1957, alle stazioni di ascolto sparse sulla superficie del nostro globo dallo spazio interplanetario; ma chi li abbia inviati e perché è ancor oggi, dopo molto tempo, un mistero, per tutti gli osservatori che li hanno ricevuti. Si tratta di fenomeni verificatesi subito dopo l’invenzione dei satelliti artificiali e dei radiolocalizzatori destinati a seguirne le rotte nello spazio…
UN OVNI DIRETTO SULLA LUNA
Nel 1958 è accaduto un altro evento inspiegabile e vagamente sinistro: nell’ottobre di quell’anno gli scienziati del Centro Missilistico di Cape Canaveral in Florida hanno cominciato a ricevere forti segnali radio sulla banda usata da uno degli sputnik sovietici. Per più di tre ore, ogni giorno, i segnali inspiegabili affluirono regolarmente, tanto che Cape Canaveral diffuse la notizia e si mise in contatto con gli altri centri analoghi, americani ed esteri.
Risultò così che entro un’ora dalla ricezione a Cape Canaveral dei primissimi segnali, parecchi giorni prima, altre stazioni avevano ricevuto identici segnali, e almeno due radiotelescopi giganti nel territorio degli Stati Uniti avevano identificato e ricostruito la posizione apparente dell’"ordigno volante" da cui gli strani segnali venivano emessi. Non era difficile determinare la posizione e la rotta della trasmittente celeste. I segnali affluivano da un oggetto che sembrava in volo per la Luna alla velocità media di 16.000 chilometri orari, ma con notevoli variazioni.
Tutto faceva credere che i russi avessero lanciato un nuovo raggio della Luna: unico elemento di incertezza era la variazione della velocità media dell’oggetto volante sconosciuto. Nessun raggio spaziale costruito sino ad allora dall’uomo era infatti in grado di far scemare alternativamente la sua velocità e poi accelerare fino a valori elevatissimi, come il misterioso oggetto volante individuato dai radiotelescopi sembrava invece tranquillamente capace di fare.
Si fecero mille ipotesi, tra cui la più probabile era che forse si trattava di una sonda lunare russa non preannunciata. Tanto gli scienziati americani quanto quelli britannici addetti al gigantesco radiotelescopio di Jodrell Bank, allora il più grande del mondo, rimasero male quando i sovietici riposero alle loro indagini dimostrando di non aver lanciato nessun razzo nel periodo in cui erano stati ricevuti i misteriosi segnali lanciati dal corpo sconosciuto allontanatesi verso la Luna…
l rompicapo cominciava ad assumere un aspetto sinistro. Perché nei giorni precedenti tanto gli americani quanto gli inglesi avevano identificato un “oggetto” che, a 5.000 km circa dalla superficie terrestre, si allontanava lungo una rotta che lo avrebbe portato inevitabilmente sulla, o presso, la Luna. Invece, il misterioso “Oggetto Volante Non Identificato” a un tratto aveva cominciato a muoversi in maniera quanto mai erratica, tentennando, diminuendo la velocità, riprendendo poi la corsa con rinnovato vigore, finché aveva cominciato a deviare e ad allontanarsi senza più riflettere lungo una nuova rotta che lo avrebbe portato sempre più lontano dalla Luna, via nello spazio illimitato.
Spiegazioni diverse e contraddittorie cominciarono ad essere fornite dalle autorità ufficiali nordamericane: e, tra le spiegazioni, è molto significativa quella di uno scienziato della Lockheed, il quale avrebbe detto che i segnali, sebbene non identificati, erano simili a quelli trasmessi dallo Sputink numero Uno. Risposta che ovviamente però non significava nulla, dato che lo Sputink I taceva ormai da molti mesi ed era stato anche visto cadere in stato incandescente nell’Atlantico meridionale.
Poi, dagli ambienti scientifici controllati dal Pentagono, trapelò la notizia che vapori di gas ionizzati come quelli che solitamente vengono emessi dagli ugelli d’un razzo erano stati identificati nei pressi della Luna: notizia però chiaramente inventata e diffusa ad arte, dato che un radiotelescopio non può identificare vapori di gas ionizzati da una distanza di 380.000 chilometri.
Segnali che non sono partiti dalla Terra non sono del resto fenomeno inusitato. Ci sono per esempio gli strani segnali radio che Marconi e Tesla ricevettero quando la radio era ancora ai primordi; gli strani disegni geometrici luminosi che per più di due anni furono visibili sulla Luna nei pressi del Mar delle Crisi, e infine l’inesplicabile radio-cicaleccio, se così possiamo dire, proveniente da Venere nel 1956, e ricevuto da numerosi osservatori degli Stati Uniti, tra cui quello dell’Università di Stato dell’Ohio.
Ma un fatto è certo: i radiosegnali intercettati dai radiotelescopi terrestri verso la fine del 1958 provenivano da un corpo in movimento nello spazio tra la Terra e la Luna e furono registrati durante periodi di tre ore ciascuno, in un momento in cui non si trovava in orbita nessun oggetto costruito dall’uomo e, per di più, in grado di trasmettere radiosegnali.Che cosa fosse quell’UFO, ovvero quell’enigmatico corpo volante in movimento, donde venisse e dove fosse diretto sono domande destinate ancora oggi a restare senza risposta e, probabilmente, resteranno così per sempre: un’altra pagina che si aggiunge al quaderno dei misteriosi fenomeni dello spazio e delle oscure presenze che segretamente forse ci studiano.
UNO STRANO PONTE SULLA LUNA
È un fatto che il nostro antico satellite non sembra, in certi periodi, quel mondo su cui “non avviene mai nulla” descritto dagli astronauti che ci sono stati e dalla scienza: arido globo senza atmosfera, alternativamente riarso per quattordici giorni dalla vampa atroce del sole e raggelato per altri quattordici dal freddo inimmaginabile dello zero assoluto notturno; dove le rocce si spaccano per i bruschi passaggi di temperatura dai cento e più gradi centigradi del giorno ai duecento e più sottozero della notte; e dove le valli desolate fra le vette aguzze delle catene montuose e in fondo dei crateri sono ricoperte da un altissimo strato di ceneri e pomici polverizzate, là dove il suolo non è interrotto da crepe e spacchi profondi…
Un mondo dove regna continuo un silenzio allucinante e su cui, non trattenuti da nessuna fascia atmosferica, bolidi provenienti da tutte le regioni dello spazio, ogni tanto si abbattono e sprofondano con violenza sollevando pennacchi di polveri e ceneri, che ricadono poi lentamente, data la scarsa forza di attrazione gravitazionale…Ma qualcosa accade ogni tanto sulla Luna che ci induce a credere che no, non sia vero che su quel mondo non accade mai nulla. Diversamente, perché i consiglieri scientifici dell’allora Presidente degli Stati Uniti Eisenhower gli consigliarono, nel 1953, di non lanciare testate nucleari sulla Luna almeno finché l’inesistenza di una forma qualsiasi di vita sul nostro satellite non fosse stata definitivamente accertata?
Forme di vita sulla Luna? Che cosa poteva essere definitivamente successo per convincere i consiglieri scientifici del Presidente a elargire così strane raccomandazioni? Questo: la sera del 29 luglio 1953, John O’Neil, l’oggi defunto redattore scientifico del potente quotidiano “New York Heral Tribune”, si pose al telescopio del suo piccolo osservatorio privato, dopo avervi inserito lenti con un ingrandimento di novanta volte. Il telescopio era già puntato sulla Luna. E quale non fu la sorpresa del giornalista-astronomo nel vedere tesa sull’orlo d’una vasta estensione aridissima e rocciosa, nota come Mar delle Crisi, l’ombra d’una struttura simile ad un ponte! Da un estremità all’altra quel ponte misurava poco meno di 19 km!
O’Neil portò allora il suo telescopio a un massimo di visibilità pari a duecentocinquanta ingrandimenti ed ecco che la bianca e gigantesca struttura apparve nitidamente rilevata. Un’ incredibile opera d’ingegneria e per di più compiuta in tempo di record, perché il giornalista non l’aveva vista quando aveva esaminato quella stessa regione lunare l’ultima volta, cinque settimane prima. O’Neil, non temendo ironie e attacchi, redasse coraggiosamente il suo bel rapporto per la “Association of Lunar and Planetari Observers”, riferendosi all’oggetto del Mar delle Crisi come un grandioso “ponte lunare”. Come s’aspettava, O’Neil fu immediatamente attaccato da alcuni astronomi che non attesero nel mettere in dubbio la sua serietà e perfino la sua sanità mentale; quando la serie di attacchi e di insulti era già al colmo, accorse in aiuto dell’astronomo-giornalista, il professor H. P. Wilkins, forse lo studioso più eminente e autorevole del mondo in cose lunari.
Wilkins dichiarò con tutta calma, nell’agosto del 1953, un mese dopo la scoperta di O’Neil, di aver osservato egli pure la stessa struttura a forma di ponte, esattamente là dove O’Neil aveva detto di averla vista. Poi, nel settembre, un’altra autorità lunare, il britannico Patrick Moore, comunicò di aver visto il ponte e di averlo osservato ininterrottamente per più di un’ora. Il ponte di O’Neil si trova ai margini del cosiddetto Mar delle Crisi, uno strano deserto, questo, in quell’immenso deserto che è la Luna, che ha fatto spesso parlare di sé…
Nel lontano 1869, dopo che una serie di brillanti punti di luce erano comparsi a formare delle figure geometriche sempre nella regione del Mar delle Crisi, la britannica “Royal astronomy Society” incaricò tutta una schiera di astronomi di osservare e registrare ogni particolarità dello straordinario fenomeno. In un periodo di due anni, essi registrarono più di un centinaio di quelle figure luminose, principalmente rettangoli, linee rette, triangoli, molte delle quali disposte proprie intorno al Mar delle Crisi. Se quelle figure geometriche, che sparivano e ricomparivano sempre nella stessa zona lunare, sempre eguali e sempre diverse, volevano essere delle segnalazioni invitanti i terrestri a rispondere con disegni consimili, il loro messaggio andò comunque perduto per gli osservatori terresti. Ed alla fine, del 1871, le luminose figure geometriche che tutti avevano distintamente visto cessarono di comparire. Nel 1912, l’astronomo americano F. B. Harris riferì invece di aver osservato un gigantesco “oggetto volante nero”, un vero e proprio UFO di enormi proporzioni, che, con un diametro di ottanta chilometri circa, passava lentamente attraverso lo sfondo luminoso della Luna; e così vicino alla superficie lunare da gettarci sopra un’ombra chiaramente visibile. l 30 marzo 1950 il celebre astronomo britannico citato più sopra, Percy Wilkins, osservò invece un bagliore spettrale comparso improvvisamente presso il cratere Aristarco. Egli lo descrive a forma ovale, luminescente, e libratesi a una certa altezza sul fondo del cratere. Tre mesi dopo, James Barteltt Jr., un astronomo americano, osservò a sua volta un oggetto analogo proprio nello stesso punto. Di che cosa si trattava?
Messaggi e oggetti spaziali non identificati, figure geometriche e singolari strutture individuate in certi punti della superficie, altri inesplicabili fatti…che cosa scopriranno e impareranno gli uomini nei prossimi anni, quando grazie agli astronauti cinesi e a quelli americani, l’uomo tornerà a mettere di nuovo il suo piede sulla Luna?
23:50
Scritto da: angelus.1985
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14/04/2008
La macchina del tempo
03:40
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27/03/2008
Il Regno sotterraneo di Agharti - La Terra Cava

LA LEGGENDA DI AGHARTI
Secondo la tradizione induista, esiste un grande regno sotterraneo, chiamato Agharti (in sanscrito "l'inaccessibile"). Qui dimorerebbe il Re del Mondo, colui che, da Shamballah (in sanscrito "città degli smeraldi"), la capitale di questo grande luogo mitico, domina le menti dei grandi, dei re, degli imperatori e dei presidenti di tutto il mondo. Qui, vivono esseri superiori, da tempo immemorabile. Esseri capaci di cose inaudite, in grado di usare ancora quell'energia che noi, uomini di superficie, abbiamo ormai dimenticato ad usare, l'energia chiamata Vril. Un'energia che, volendo, può essere ancora risvegliata, in quanto è presente ancora in tutti noi, ma è "addormentata". Questa energia permette, a chi la sa usare, di volare, di spostare oggetti solo con la forza del pensiero, di leggere nella mente altrui.

Shamballah, che dovrebbe trovarsi in profondità, sotto il deserto del Gobi, in Asia, è solo il centro di questo grande regno, che dovrebbe estendersi, attraverso un'immensa rete di gallerie, sotto tutta la superficie del globo, collegando tra loro i diversi continenti. Agharti è questo, un'estesissima rete di gallerie sotterranee.
E' incredibile! Eppure è così! Scendiamo a quota 1000 piedi ed uso un binocolo per esaminare meglio l'animale. È confermato, si tratta assolutamente di un animale simile al mammut. Riporto questa notizia al campo base. Incontriamo altre colline verdi. L'indicatore della temperatura esterna riporta 24 gradi centigradi. Ora proseguiamo sulla nostra rotta. Gli strumenti di navigazione sembrano normali adesso. Sono perplesso circa le loro reazioni. Tento di contattare il campo base. La radio non funziona.
Il paesaggio sottostante è più livellato e normale (se è il caso di usare questa parola). Avanti a noi avvistiamo ciò che sembra essere una città!!! E' Impossibile! L'aereo sembra leggero e stranamente galleggiante. I controlli si rifiutano di rispondere!
Mio Dio!! Alla nostra destra e alla nostra sinistra ci sono apparecchi di uno strano tipo. Si avvicinano e qualcosa irradia da essi. Ora sono abbastanza vicini per vedere i loro stemmi. E' uno strano simbolo. Non lo rivelerò. E' fantastico. Dove siamo! Cosa è successo. Ancora una volta tiro decisamente i comandi. Non rispondono!!! Siamo tenuti saldamente da una sorta di invisibile morsa d'acciaio.
La nostra radio gracchia e giunge una voce che parla in inglese con accento che sembra leggermente nordico o tedesco! Il messaggio è: "Benvenuto nel nostro territorio, Ammiraglio. Vi faremo atterrare esattamente tra sette minuti. Rilassatevi, Ammiraglio, siete in buone mani".
Mi rendo conto che i motori del nostro aereo sono spenti. L'apparecchio è sotto uno strano controllo ed ora vira da sé.
I comandi sono inutilizzabili.
Riceviamo un altro messaggio radio. Stiamo per cominciare la procedura di atterraggio, ed in breve l'aereo vibra leggermente cominciando a scendere come sorretto da un enorme, invisibile ascensore.
Sto facendo un'ultima velocissima annotazione sul diario di bordo. Alcuni uomini si stanno avvicinando a piedi all'aereo. Sono alti ed hanno i capelli biondi. In lontananza c'è una grande città scintillante, vibrante di tinte dei colori dell'arcobaleno. Non so cosa succederà ora, ma non vedo traccia di armi su coloro che si avvicinano. Sento ora una voce che mi ordina, chiamandomi per nome, di aprire il portellone. Eseguo.
Fine del diario di bordo
Da questo punto in poi scrivo gli eventi che seguono richiamandoli dalla memoria. Ciò rasenta l'immaginazione e sembrerebbe una pazzia se non fosse accaduto davvero.
Il tecnico ed io fummo prelevati dall'aereo ed accolti in modo cordiale. Fummo poi imbarcati su un piccolo mezzo di trasporto simile ad una piattaforma ma senza ruote! Ci condusse verso la città scintillante con grande celerità. Mentre ci avvicinavamo, la città sembrava fatta di cristallo. Giungemmo in poco tempo ad un grande edificio, di un genere che non avevo mai visto prima. Sembrava essere uscito dai disegni di Frank Lloyd Wright, o forse più precisamente da una scena di Buck Rogers!
Ci venne offerta un tipo di bevanda calda che sapeva di qualcosa che non avevo mai assaporato prima. Era deliziosa. Dopo circa 10 minuti, due dei nostri mirabili ospiti vennero nel nostro alloggio invitandomi a seguirli. Non avevo altra scelta che obbedire. Lasciai il mio tecnico radio e camminammo per un po' fino ad entrare in ciò che sembrava essere un ascensore. Scendemmo per alcuni istanti, l'ascensore si fermò e la porta scivolò in alto silenziosamente! Procedemmo poi per un lungo corridoio illuminato da una luce rosa che sembrava emanare dalle pareti stesse! Uno degli esseri fece segno di fermarci davanti ad una grande porta. Sopra di essa c'era una scritta che non ero in grado di leggere. La grande porta scorse senza rumore e fui invitato ad entrare.
Uno degli ospiti disse: "Non abbiate paura, Ammiraglio, state per avere un colloquio con il MAESTRO..." Entrai ed i miei occhi si adeguarono lentamente alla meravigliosa colorazione che sembrava riempire completamente la stanza. Allora cominciai a vedere quello che mi circondava. Ciò che mostrò ai miei occhi era la vista più stupenda di tutta la mia vita. In effetti era troppo magnifica per poter essere descritta. Era deliziosa. Non credo che esistano termini umani in grado di descriverla in ogni dettaglio con giustizia.
I miei pensieri furono interrotti dolcemente da una voce calda e melodiosa: "Le do il benvenuto nel nostro territorio, Ammiraglio". Vidi un uomo dai lineamenti delicati e con i segni dell'età sul suo viso. Era seduto ad un grande tavolo. Mi invitò a sedermi su una delle sedie. Dopo che fui seduto, unì le punte delle sue dita e sorrise.
Parlò di nuovo dolcemente e mi disse quanto segue: "L'abbiamo lasciata entrare qui perché lei è di nobile carattere e ben conosciuto nel Mondo di Superficie, Ammiraglio".
Mondo di Superficie, quasi rimasi senza fiato! - "Si, ribatté il Maestro con un sorriso, lei si trova nel territorio degli ARIANNI, il mondo Sotterraneo della Terra. Non ritarderemo a lungo la sua missione, e sarete scortati indietro sulla superficie e un poco oltre senza pericolo. Ma ora, Ammiraglio, le dirò il motivo della sua convocazione qui.
Il nostro interessamento cominciò esattamente subito dopo l'esplosione delle prime bombe atomiche, da parte della vostra razza, su Hiroshima e Nagasaki, in Giappone. Fu in quel momento inquietante che spedimmo sul vostro mondo di superficie i nostri mezzi volanti, i FLUGELRADS, per investigare ciò che la vostra razza aveva fatto. Questa è ovviamente storia passata, Ammiraglio, ma mi permetta di proseguire. Vede, noi non abbiamo mai interferito prima d'ora nelle guerre e nella barbarie della vostra razza, ma ora dobbiamo farlo in quanto voi avete imparato a manipolare un tipo di energia, quella atomica, che non è affatto per l'uomo.
I nostri emissari hanno già consegnato dei messaggi alle potenze del vostro mondo, e tuttavia esse non se ne curano. Ora voi siete stato scelto per essere testimone qui che il nostro mondo esiste. Vede, la nostra cultura e la nostra scienza sono avanti di diverse migliaia di anni rispetto alle vostre, Ammiraglio".
Lo interruppi: "Ma tutto ciò che cosa ha a che fare con me, Signore!". Gli occhi del Maestro sembrarono penetrare in modo profondo nella mia mente, e dopo avermi studiato per un po' rispose: "La vostra razza ha raggiunto il punto del non-ritorno, perché ci sono tra voi alcuni che distruggerebbero il vostro intero mondo piuttosto che rinunciare al potere così come lo conoscono...".
Annuii e il Maestro continuò: "Dal 1945 in poi abbiamo tentato di entrare in contatto con la vostra razza, ma i nostri sforzi sono stati accolti con ostilità: fu fatto fuoco contro i nostri flugelrads. Si, furono persino inseguiti con cattiveria e animosità dai vostri aerei da combattimento. Così ora, figlio mio, le dico che c'è una grande tempesta all'orizzonte per il vostro mondo, una furia nera che non si esaurirà per diversi anni. Non ci sarà difesa nelle vostre armi, non ci sarà sicurezza nella vostra scienza.
Imperverserà fino a quando ogni fiore della vostra cultura sarà stato calpestato, e tutte le cose umane saranno state disperse nel caos. La recente guerra è stata soltanto un preludio a quanto deve ancora avvenire alla vostra razza. Noi qui possiamo vederlo più chiaramente ad ogni ora... crede che mi sbagli? ".
"No, risposi, è già successo una volta in passato; giunsero gli anni oscuri e durarono per cinquecento anni". "Si, figlio mio, replicò il Maestro, gli anni oscuri che giungeranno ora per la vostra razza copriranno la terra come una coltre, ma credo che qualcuno tra voi sopravviverà alla tempesta, oltre questo non so! Noi vediamo in un futuro lontano riemergere, dalle rovine della vostra razza, un mondo nuovo, in cerca dei suoi leggendari tesori perduti, ed essi saranno qui, figlio mio, al sicuro in nostro possesso.
Quando giungerà il momento ci faremo nuovamente avanti per aiutare la vostra cultura e la vostra razza a rivivere. Forse per allora avrete appreso la futilità della guerra e della sua lotta... e dopo quel momento, una parte della vostra cultura e scienza vi saranno restituite cosi che la vostra razza possa ricominciare. Lei, figlio mio, deve tornare nel Mondo di Superficie con questo messaggio...".
Con queste parole conclusive il nostro incontro sembrava giunto al termine. Per un attimo mi sembrò di vivere un sogno... eppure sapevo che quella era la realtà, e per qualche strana ragione mi inchinai lievemente, non so se per rispetto od umiltà. Improvvisamente mi resi conto che i due fantastici ospiti che mi avevano condotto qui erano di nuovo al mio fianco. "Da questa parte, Ammiraglio", mi indicò uno di loro. Mi girai ancora una volta prima di uscire e guardai indietro verso il Maestro. Un dolce sorriso era impresso sul suo anziano viso delicato. "Addio, figlio mio", mi disse, e fece un gesto soave con la sua esile mano, un gesto di pace, ed il nostro incontro ebbe definitivamente termine. Uscimmo velocemente dalla stanza del Maestro attraverso la grande porta ed entrammo ancora una volta nell'ascensore. La porta si abbassò silenziosamente e ci muovemmo subito verso l'alto. Uno dei miei ospiti parlò di nuovo: "Ora dobbiamo affrettarci, Ammiraglio, in quanto il Maestro non desidera ritardare oltre il vostro programma previsto e dovete ritornare dalla vostra razza con il suo messaggio". Non dissi nulla, tutto ciò era quasi inconcepibile, e una volta ancora i miei pensieri si interruppero non appena ci fermammo. Entrai nella stanza e fui di nuovo con il mio tecnico radio. Aveva un'espressione ansiosa sul suo volto. Avvicinandomi dissi: "E' tutto a posto Howie, è tutto a posto". I due esseri ci fecero segno verso il mezzo in attesa, salimmo e presto giungemmo al nostro aereo. I motori erano al minimo, e ci imbarcammo immediatamente. L'atmosfera era ora carica di una certa aria di urgenza. Dopo che il portellone fu chiuso, L'aereo fu immediatamente trasportato in alto da quella forza invisibile fino a quando raggiungemmo i 2700 piedi.
Due dei mezzi aerei erano ai nostri fianchi ad una certa distanza facendoci planare lungo la via del ritorno. Devo sottolineare che l'indicatore di velocità non riportava nulla, nonstante ci stessimo muovendo molto rapidamente.
Ricevemmo un messaggio radio. "Ora vi lasciamo, Ammiraglio, i vostri controlli sono liberi. Auf Wiedersehen!!!"
Guardammo per un istante i flugelrads fino a quando non scomparvero nel cielo blu pallido. L'aereo sembrò improvvisamente catturato da una corrente discensionale. Ne riprendemmo immediatamente il controllo. Non parlammo per un po', ognuno di noi era immerso nei propri pensieri.
Sorvoliamo nuovamente distese di ghiaccio e neve, a circa 27 minuti dal campo base. Inviamo un messaggio radio, ci rispondono. Riportiamo condizioni normali... normali. Dal campo base esprimono sollievo per aver nuovamente stabilito il contatto.
Atterriamo dolcemente al campo base. Ho una missione da compiere...
Fine delle annotazioni 11 Marzo 1947
Ho appena avuto un incontro di Stato Maggiore al Pentagono. Ho riportato interamente la mia scoperta ed il messaggio del Maestro. E' stato tutto doverosamente registrato. Il Presidente ne è stato messo al corrente. Vengo trattenuto per diverse ore (6 ore e 39 minuti per l'esattezza). Sono accuratamente interrogato dal Top Security Forces e da una èquipe medica. È UN TRAVAGLIO!!!

Sopra: l'"impossibile" mappa di Piri Reis (XVI sec.). Fu forse realizzata dagli abitanti di Agharti?
Vengo posto sotto stretto controllo attraverso i mezzi di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d'America. Mi viene ordinato di TACERE su quanto appreso, per il bene dell'umanità!!! INCREDIBILE! Mi viene rammentato che sono un militare e che quindi devo obbedire agli ordini.
Ultima annotazione 30 Dicembre 1956
Questi ultimi anni trascorsi dal 1947 ad oggi non sono stati buoni... Ecco dunque la mia ultima annotazione in questo diario singolare. Concludendo, devo affermare che ho doverosamente mantenuto segreto questo argomento, come ordinatomi, durante tutti questi anni. Ho fatto questo contro ogni mio principio di integrità morale. Ora sento avvicinarsi la grande notte e questo segreto non morirà con me, ma, come ogni verità, trionferà. QUESTA È LA SOLA SPERANZA PER IL GENERE UMANO. Ho visto la verità ed essa ha rinvigorito il mio spirito donandomi la libertà! Ho fatto il mio dovere nei confronti del mostruoso complesso industriale militare.
Ora, la lunga notte comincia ad avvicinarsi, ma ci sarà un epilogo. Come la lunga notte dell'antartico termina, così il sole brillante della verità sorgerà di nuovo, e coloro che appartengono alle tenebre periranno alla sua luce...
Perché io ho visto "quella Terra oltre il Polo, quel Centro del Grande Ignoto".
AGHARTA E LA "TERRA CAVA"
Le teorie che spiegherebbero l’esistenza di una civiltà sotterranea sono antichissime, ma a differenza di altri studi scientifici più documentabili come l’ufologia, il contattismo, la parapsicologia, l’archeologia misteriosa e la paleoastronautica, solo per citarne qualcuna, esistono pochissimi libri e pochissima documentazione relativamente a questo argomento.
Essa sfrutterebbe in parte alcune cavità sotterranee naturali del sottosuolo terrestre, ed in parte cavità artificiali appositamente costruite con tecnologie molto avanzate, destinate ad ospitare città e nuclei abitativi e popolati non solo da umani ma anche da altre razze a noi differenti, come rettili e umanoidi di metabolismo comunque diverso dal nostro. Esisterebbero anche animali e vegetali, e per il sostentamento della vita e delle attività lavorative esisterebbero appositi fonti energetiche, in parte naturali, cioè ricavate direttamente dalla Terra come lava, depositi di acque sulfuree e bollenti, idrocarburi di vario tipo, minerali, carbone, fluorite, silicio ed altre sostanze di cui il sottosuolo del nostro pianeta è ricco. Ma esisterebbero anche fonti di energia artificiale, chiamata “vril” e le cui le origini sono per noi misteriose, oltre a fonti di calore a raggi ultravioletti che emanano una forte e calda radiazione color rosa-fucsia ed adatta a fare crescere piante e vegetazione spontanee in apposite cavità. Queste energie assicurano luce e calore agli ambienti interrati, e verrebbero impiegate in quantità pressoché illimitate e gratuite, in quanto tali energie sono del tutto naturali. Una di queste potrebbe essere la fluorite, un minerale di color verde luminescente, che per natura si trova davvero nelle cavità sotterranee della terra, e che i testimoni di questa civiltà agarthiana avrebbero notato in diverse occasioni.

Tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, in Europa e negli Stati uniti l’ipotesi dell’esistenza di una civiltà sotterranea era chiamata “Terra cava”, e ci fu più di un ricercatore dell’epoca che si interessò a questa affascinante e misteriosa teoria. Adolph Hitler ne era addirittura ossessionato, a tal punto che organizzò durante la seconda guerra mondiale delle vere e proprie spedizioni militari in tutta Europa, Italia inclusa, alla ricerca dei passaggi per la civiltà sotterranea, ma senza esito, a parte un’esplorazione in Cecoslovacchia in cui, a detta dei soldati testimoni, essi avrebbero trovato un’ampia galleria perfettamente lavorata e molto profonda, ma dopo avere notato una potente luce dirigersi verso di loro, sarebbero fuggiti tornandosene all’uscita.
Per prima cosa, la rete mondiale dei tunnel Agarthiani sarebbe un’enorme ed ampia galleria disposta in circolo nell’emisfero nord, da cui si dirama tutta una serie di gallerie secondarie che, a diversi livelli, sarebbero poi direttamente collegate con la superficie terrestre e gli oceani.
Le localizzazioni principali di questa galleria “madre” sarebbero disposte sotto le superfici dei seguenti territori: Tibet, di cui Shamballà ne sarebbe la capitale, disposta a diverse centinaia di metri sotto la superficie Himalayana. Il tunnel prosegue in direzione sud-ovest verso la parte settentrionale dell’India, ed esattamente in Kashmir e poi in successione: Pakistan, Afghanistan, Iran, Irak, Arabia Saudita, Mar rosso, Egitto, Libia, Ciad, Nigeria, Ghana, Guinea, Sierra Leone, Oceano Atlantico, Brasile amazzonico, Perù, Equador, Colombia, Messico, California, Stati Uniti occidentali, Canada, Alaska, stretto di Bering, Russia siberiana, Mongolia, Cina per poi chiudersi di nuovo nel Tibet nepalese a Shamballà.
Un’altra direttrice principale di queste gallerie sarebbe localizzata sotto la cordigliera cilena delle Ande, che dalla direttrice peruviana parte verso sud per finire in Patagonia ed Antartide e da cui poi presumibilmente continuerebbe sotto l’Oceano Antartico, Oceano Indiano, Indonesia ed ancora India per poi ricongiungersi a nord con la direttice principale. Altre direttrici sarebbero localizzate un po’ dappertutto sotto l’Amazzonia ed il Brasile, definito dai ricercatori agarthiani come uno straordinario e complesso sistema di tunnel che portano in tutto il centro america, soprattutto in Messico e Belize.
Lo scrittore ed ufologo Alfredo Lissoni parla esplicitamente nel suo libro “Il governo ombra” di una possibile correlazione tra questa ipotetica civiltà sotterranea ed un occulto potere centrale, denominato “sinarchia”. Qui verrebbero decisi a nostra insaputa i destini e le scelte delle civiltà di superficie, che ben se ne guardano dal riconoscere un potere maggiore ad esponenti del governo di Agartha. Questa correlazione sarebbe del tutto nascosta all’opinione pubblica, mentre alcuni fra i politici ed esponenti governativi di tutte le popolazioni farebbero direttamente od indirettamente parte dell’organizzazione segreta. Gli Esseni, I templari, i Rosacroce, i Massoni e tante altre sette sarebbero da sempre collegate con la sinarchia.
Carlo Barbera da oltre vent'anni è ricercatore nella dimensione del contatto multidimensionale e del risveglio interiore del sé. Poliedrico esploratore della coscienza, ha sperimentato su se stesso il percorso di numerose vie iniziatiche ed esoteriche. Inoltre, attento studioso dell'originale cultura dei popoli indigeni, ha seguito e segue tuttora con particolare sensibilità la causa dell'autodeterminazione etnica, culturale e politico-territoriale delle minoranze e delle originarie popolazioni del pianeta. Cultore di una personale via sciamanica e alchemica di realizzazione interiore spontanea, è genuino e originale interprete di rivelazioni e di conoscenza per quanti, nel corso degli anni, si sono avvicinati a lui.
Ha collaborato attivamente a numerose e prestigiose pubblicazioni in campo ufologico ed esoterico.Qui c’è un’estratto del suo libro : “Agartha la sorgente originaria” Il centro solare:
La città eterica di Shambhala è l'espressione più elevata della civilizzazione interna e vibra su frequenze solari. In essa è concepita l'idea creativa e istruito il programma astrale dell'evoluzione di Gaia. In Shambhala vivono gli esseri-dei, gli abitatori degli astri, esseri straordinari che vibrano su frequenze elevatissime, detengono la gnosi della coscienza solare, utilizzano abitacoli fisici dinamici e mutanti. Sono i colonizzatori di Gaia, come dell'intero sistema solare, e i creatori della razza umana. Signori astrali giunti da Sirio, mantengono le radici in Orione, patria delle loro dinastie di dei solari. Girano più veloci dell'universo, ne sono la forza trainante, collegano gli astri.
Sono gli impulsi cerebrali nel sistema nervoso dell'Organismo macrocosmico e connettono "continuum" spazio-temporali.
Aprirono una porta stellare su questo sistema nascente. Lo portarono a un nuovo livello evolutivo. Lo hanno accompagnato nell'evoluzione. Il sole è già mutato un tempo, muterà nuovamente. Sarà una nuova epoca e nuovi dei torneranno alla luce, giocando tra gli astri il gioco della creazione. Ciò che essi hanno creato su Gaia è meraviglioso, hanno dato vita a un vivaio di sistemi genetici in evoluzione. Il nostro pianeta, e il sistema solare al quale appartiene, sono al centro di un titanico progetto di evoluzione cosmica e di colonizzazione dell'universo.
In questa saga familiare degli dei troviamo la discendenza del potere del Leone. Si accenderà un nuovo sole e Gaia riceverà il suo sposo, darà alla luce una nuova razza. Tra questi esseri ci sono i maestri istruttori che hanno percorso Gaia, rappresentanti della gerarchia astrale di Shambhala. Tra loro, un essere di cosmica coscienza e di suprema potenza che ha posato il suo sguardo su questa creatura femminea e l'ha resa madre della sua stirpe. Egli è il capo, il maestro e il padre della più antica tribù solare di Agartha. Egli è il sovrano spirituale di tutti i popoli di Agartha. Gli esseri solari compongono la gerarchia cosmica, triplice espressione della coscienza: planetaria, universale e cosmica. Esistono su superiori frequenze, totalmente svincolate dal regime temporale. Attraversano le linee del tempo e ne subiscono gli effetti solo fino a quando ne rimangono immersi, ma la loro entità mantiene inalterata la propria natura immortale. Possiedono straordinarie capacità mutanti con le quali possono costruirsi un corpo creato dalla propria sostanza energetica liquida, cristallizzandola o "vetrificandola" su frequenze vibratorie inferiori, oppure istruire su tutti i livelli la nascita fisica di un'entità scelta e programmata, appartenente a una dimensione inferiore, per farsi personificare in missioni durature o limitate nel tempo. Entrare in contatto con uno di questi esseri significa sperimentare, in un istante, stati di coscienza paradisiaci e ricevere una straordinaria forza evolutiva interiore.
Gli esseri umani di superficie possono entrare in contatto con queste dimensioni solo per mezzo della consapevolezza del proprio dinamismo eterico-astrale, che è in grado di recepire le elevate frequenze solari e rendere le esperienze molto più soddisfacenti e concrete di quanto lo siano vivendole dall'interno delle percezioni sensoriali dell'involucro fisico.
Stabilire un contatto con tali esseri significa vincere le barriere illusorie della morte e prendere coscienza della propria natura astrale. La coscienza umana si dilata nei volumetrici livelli dell'essere e il cuore trabocca nella fiamma dell'amore puro, il "Soma" degli dei. La materia si nobilita di armonia e il corpo fisico si sublima in istanti di suprema trasparenza, in cui gli atomi si accordano su frequenze di luce. Il contatto è la benedizione che ogni uomo di questa terra dovrebbe ricevere. La beatitudine che ogni creatura vivente dovrebbe provare.
La luce di Shambhala illumini il nostro cammino.
Costantino Paglialunga, sul suo libro: Alla Scoperta della Terra Cava, scrive:
È possibile accedere al mondo interno attraverso periodiche aperture circolari che si formano ai Poli, oppure da altre zone del pianeta (anche italiane) o mediante particolari “porte dimensionali”.
I nomi dei continenti sotterranei rievocano ricordi di leggendarie località mai raggiunte, perché sempre cercate, erroneamente, in superficie: Agartha, disposto sotto l’emisfero nord della Terra, Eldorado, situato a sud e Shamballah, che s’allarga sotto l’Himalaya e oltre.
Il volume dà particolare risalto al pensiero di Eugenio Siragusa, che ha svolto un ruolo di rilievo in tal senso e che affermò che la Terra Cava ospiterebbe i discendenti dei superstiti di Atlantide e di Mù nonché molti extraterrestri.
Gli esseri sotterranei, soprattutto gli abitanti di Eldorado, molto più evoluti di noi in tutto, hanno segretamente manifestato da tempo, ai maggiori capi di governo mondiali, la loro estrema preoccupazione per la nefasta situazione in cui ci troviamo a causa di guerre, inquinamento, avidità, egoismo e uso scellerato dell’energia atomica, ma non sono stati ascoltati.
Il loro messaggio, a questo punto, è divenuto uno solo: «Cambiate, finché siete in tempo…».
Alec Maclellan è uno scrittore nato a Londra. Ha cominciato a interessarsi del mito della Terra Cava sul finire degli anni Settanta, coniugando viaggi ed esplorazioni alla consultazione di antichi documenti e insoliti volumi esoterici reperiti nelle più importanti biblioteche europee e americane. Pubblicato in diversi paesi, “Da Atlantide a Shamballah” è diventato un best seller del genere misterico.

02:25
Scritto da: angelus.1985
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08/03/2008
La storia di Cameron Macaulay: il bambino che visse due volte

Chi vedrà la puntata del nuovo ciclo di Voyager, il programma di Raidue, resterà sicuramente molto impressionato dalla storia di Cameron, sei anni, "il bambino che visse due volte".
Cameron vive nei pressi di Glasgow, in Scozia, e dall'eta' di due anni racconta una vita trascorsa nela remota isola scozzese di Barra. L'isola esiste ma lui non c'e' mai stato, eppure descrive cose che diversamente non potrebbe aver mai saputo o visto. Sembrerebbe una storia di millantata reincarnazione come tante altre nel mondo, ma il caso e' stato studiato a lungo dallo psichiatra Jim Tucker, direttore di un apposito dipartimento presso l'Universita' della Virginia, e non si spiega.
Giacobbo, il conduttore di Voyager, ha intervistato in esclusiva per Voyager Norma Macaulay, la madre di Cameron, per conoscere il viaggio e gli inaspettati riscontri trovati nella storia di questo bimbo.
E sarà molto interessante così conoscere nuovi particolari direttamente dalla voce della madre, di una storia di cui già molto si è scritto, e con sensazione, sui giornali britannici e su Channel five che ha realizzato un filmato che andrà in onda stasera.
Sul caso di Cameron, davvero incredibile, vi riporto l'articolo scritto nel luglio scorso da Giulia Viola su La Stampa di Torino:
All'asilo disegnava una casa bianca, davanti al mare; a sua madre chiedeva che fine avesse fatto il cane maculato e la macchina nera. Eppure Cameron Macaulay, classe 2001, vive a Clydebank, vicino a Glasgow, dalla finestra della sua stanza vede i tetti di mattoni rossi e, soprattutto, nessun cane maculato è mai circolato per casa, tanto meno una macchina nera è mai stata parcheggiata in garage.
Lontani chilometri dalla terra dell'Induismo e del Buddhismo, la vicenda dello scozzese reincarnato, è già diventata un documentario per la Tv. Certo non ha nulla a che vedere con il misticismo di Osel Hita Torres, il bambino spagnolo ritenuto la reincarnazione di un Lama, che fu accompagnato dal padre tra i monaci buddhisti tibetani nelle montagne del Buthan, e che ispirò il «Piccolo Buddha» di Bertolucci. Eppure è destinata a restare negli annali delle reincarnazioni post-moderne. D'altronde, se lo stesso Osel ora vive a Ibiza e per il compleanno ha chiesto una moto nuova, il Dalai Lama in persona ha spiazzato il mondo l'estate scorsa proponendo di cercare il successore tra la comunità monastica in esilio. Altro che tra i reincarnati. Ritornando in Scozia, la storia di Cameron, il bambino con il caschetto biondo e gli occhi azzurri inizia nel 2003. «Aveva tre anni - spiega la madre, Norma - quando si mise a raccontarmi le storie dei suoi compagni di Barra, un'isola a 300 chilometri di distanza». E non era che l'inizio. «Parlava dei suoi fratelli, dei capelli lunghi e castani di sua madre che gli leggeva un grande libro su Dio e di come suo padre, un certo Shane Robertson, fosse morto investito sulle strisce pedonali. Ero sconvolta». Norma ha i capelli rossi, non è religiosa, è una mamma single, e può contare solo su Martin, il fratello maggiore di un anno di Cameron.
Il tempo passa, il bambino cresce e la sua fantasia si colora di dettagli. «Non devi temere la morte - diceva alla madre - perché si ritorna: mi chiamavo Cameron anche prima». Dopo la filosofia si dedica alla rassegna della vita quotidiana. «Iniziò a lamentarsi perché nell'altra casa aveva tre bagni, mentre noi ne abbiamo solo uno». E poi perché «nell'altra vita trascorreva i pomeriggi giocando sulla scogliera dietro casa e perché con l'altra famiglia viaggiava molto, mentre noi non siamo mai usciti dalla Scozia». La mamma, i parenti e le maestre resistono fino al sesto compleanno, quando Cameron inizia a piangere perché, diceva, «gli mancava la sua famiglia di Barra». E, soprattutto, quando Norma scopre che una casa di produzione cinematografica è alla ricerca di storie di reincarnati.
È lì che la mamma 42enne decide di fare le valige e di portarlo a Cockleshell Bay, nell'Isola di Barra. Con al seguito una telecamera e Jim Tucker, il direttore della clinica di psichiatria infantile alla Virginia University, esperto in reincarnazioni. «Dopo qualche giro abbiamo trovato la casa bianca, sul mare, con i famosi 3 bagni». A quel punto anche lo psicologo ha avuto un sobbalzo. «Nel 70% dei casi - spiega Tucker - i bambini ricordano morti avvenute in circostanze non naturali, incidenti o episodi traumatici». Occasioni in cui, secondo l'esperto, memoria ed emozioni sopravvivono. «La morte improvvisa del padre è stato un trauma per Cameron - commenta Tucker -. E questo suggerisce che la sua coscienza non è un prodotto del cervello, ma piuttosto un'entità distinta, capace di sopravvivere anche dopo la morte del corpo».
Scetticismo a parte, l'effetto sorpresa nel documentario è stato garantito. «Cameron era raggiante - racconta la madre -. Trovò l'entrata segreta della casa che tante volte aveva disegnato e mi disse quanto fosse ansioso di presentarmi alla sua famiglia». Membri di cui, però, non si trova traccia. La casa era abbandonata e all'anagrafe non è stato trovato nessun Shane Robertson. Si è risaliti a un certo Robertson, vissuto nella casa bianca tempo addietro e poi trasferitosi a Stirling. «Cameron guardò le foto di famiglia e riconobbe il cane maculato e la grande macchina nera di cui tanto aveva parlato». Certo non si è messo a parlare in perfetto dialetto Danzhou come fece nel 1979 Tang Jiangshan, bambino cinese della provincia di Hainan, che a soli 3 anni disse alla madre di chiamarsi Chen Mingdao, di essere figlio di Sandie, di abitare a 160 chilometri di distanza e di essere stato ucciso durante la Rivoluzione Culturale Cinese da un colpo di pistola. Compiuti i 6 anni i genitori lo portarono nel villaggio dei racconti e senza batter ciglio, Tang entrò nella casa del padre, riconobbe le sorelle, la fidanzata e iniziò a conversare come se fosse sempre vissuto lì.

Cameron si è accontentato di aver visto la casa sul mare con un'entrata segreta e alcune foto di un cane maculato e di una macchina nera. Risolto il mistero, si è rilassato ed è tornato a Clydebank insieme alle telecamere della troupe. Lo psicologo, invece, è volato alla clinica in Virginia con una storia in più da analizzare: «Da quando abbiamo aperto il sito - dice - sono più di 100 i casi simili a quello di Cameron». Certo è che tutti sono ritornati in tempo per vedersi nel documentario in Tv, in prima serata.
01:35
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12/01/2008
Fantasmi

l fantasma (chiamato anche spettro o larva dal Larius latino) è un'entità delle leggende e del folklore. Ci si riferisce ad esso come ad una presenza incorporea, spesso caratterizzata da alcuni elementi (avvolta in un sudario oppure senza testa, contornata da una certa luminescenza o che produce un rumore di catene). Del pari anche le circostanze delle apparizioni sono caratterizzate da elementi ricorrenti quali l'ora notturna, i luoghi lugubri e isolati, ecc.
Il vocabolo fantasma, dal greco antico phantasma a sua volta da phantazo "io appaio", aveva il significato di apparizione (intesa come manifestazione soprannaturale) e solo con il tempo il suo significato si è ristretto ad indicare l'apparizione di un defunto. Il fantasma è una figura ricorrente nella tradizione popolare e letteraria, praticamente di tutte le civiltà. Nella tradizione orientale e in quella greca e romana l'apparizione dei fantasmi non è associata al sentimento della paura.
Il fantasma è un tipico personaggio della letteratura fantastica e dell'orrore. Un esempio celebre si trova nell'Amleto di William Shakespeare. Nei racconti horror i fantasmi infestano di frequente vecchi castelli o antiche magioni. Nei racconti per bambini, il fantasma può assumere un ruolo positivo.

I fantasmi nelle diverse culture e tradizioni
Ipotesi sulla natura delle apparizioni
Per spiegare le testimonianze riguardanti l'apparizione di un fantasma sono state avanzate varie ipotesi sulla sua possibile natura, la maggior parte delle quali non hanno base scientifica.
La scienza: i fantasmi non esistono
L'opinione sui fantasmi più diffusa è quella che nega a priori l'esistenza del fenomeno. Secondo l'opinione prevalente, non vi è alcuna possibilità di interferenza tra il mondo terreno e quello dell'aldilà. Quest'opinione, dal punto di vista scientifico, va però corretta in senso più radicale: per la scienza la stessa esistenza del soprannaturale e di una forma di vita ultraterrena è priva di qualsiasi fondamento razionale e sperimentale, ovvero resta puro e semplice oggetto di fede o credenza.

Frodi
Frequentissime nella storia del paranormale sono state le vere e proprie frodi escogitate per svariati interessi, in particolare per ciò che riguarda le apparizioni dei fantasmi. Sono numerosi, ad es., i medium che si sono vantati della capacità di produrre materializzazioni di ectoplasmi, durante le proprie sedute medianiche, ma nessuno di questi sensitivi è stato in realtà in grado di produrre una prova oggettiva della natura soprannaturale di questi "fantasmi" (in molti casi è stato invece dimostrato trattarsi di garze, veli e altre sostanze del tutto naturali).
Anche le apparizioni documentate fotograficamente, oppure connotate da varie forme di interazione fra fantasmi e oggetti circostanti (ad es. spostamento di oggetti, rumori notturni etc.), sono state spesso correlate, e successivamente spiegate, all'intenzione di determinati soggetti di attirare l'attenzione dei media e del pubblico su particolari luoghi, località o situazioni, per es. a scopi turistici o commerciali, o per interessi del tutto individuali.
Allucinazioni
Nella maggior parte dei casi l'apparizione di fantasmi è catalogata come allucinazione (quantomeno dopo avere scartato l'ipotesi di una frode).
Nella maggioranza dei casi le potenziali allucinazioni che riguardano l'avvistamento di un fantasma sono di natura visivauditiva. In altri casi è capitato di aver a che fare con testimoni che sostenevano di avere avuto anche contatto fisico e di aver sentito odori di vario tipo. In questo caso, secondo la teoria, si sarebbero verificate allucinazioni tattili e olfattive. In altri casi l'apparizione si manifesta con una sensazione di improvviso calo di temperatura. ed
La spiegazione si basa sul fatto che chiunque si rechi in un luogo particolare per assistere ad un'apparizione, se abbastanza convinto e suggestionato, potrebbe realmente assistere ad un'apparizione. La mente infatti, se posta sotto un forte stimolo di stress, potrebbe creare delle illusioni di vario genere, che possono essere diverse a seconda della persona.
Nei casi in cui due o più persone condividono la stessa esperienza illusoria si parla di allucinazione collettiva.
Alcune teorie parapsicologiche sostengono che un individuo psicologicamente forte, in caso di forte stress, possa trasmettere l'immagine telepaticamente che è stata registrata dal suo cervello: quest'ultima ipotesi però non ha riscontro scientifico.
Anime dei morti
La più diffusa credenza popolare vede i fantasmi come apparizione dei defunti. Questa interpretazione non ha alcun fondamento scientifico; in essa è riposta la fede, ovvero la volontà di credere, di coloro che vi aderiscono.
Credere ai fantasmi significa spesso credere che l'anima di una persona defunta possa in qualche modo riuscire a manifestarsi nel mondo terreno, non di rado per chiedere aiuto per portare a termine qualcosa che il defunto non è riuscito ad ultimare.
È sicuramente l'ipotesi più legata alla tradizione del folklore riguardante i fantasmi e, per alcune persone, è quella più rassicurante, dato che presuppone che possa esistere una vita dopo la morte ed una continuazione dell'amore che proviamo nei confronti dei nostri cari.
Proiezioni telepatiche
Alcune persone che si interessano di parapsicologia sostengono che i fantasmi potrebbero essere un frutto della telepatia. In casi di forte stress mentale e/o emotivo, il nostro cervello, a detta di questa teoria, potrebbe in qualche modo "sdoppiare" la nostra persona che andrebbe così a manifestarsi sotto forma telepatica.
Secondo alcuni esperti e molti siti internet che trattano l'argomento, questa ipotesi coprirebbe addirittura la maggioranza dei casi esaminati, ma non è accettabile in campo scientifico.
Buchi spaziotemporali
I padri di questa teoria sono fondalmente due: il ghost hunter Peter Underwood e il professore Hermann Wilkins dell'Università dell'Ohio (USA) sostengono che, grazie a particolari situazioni ambientali, si possa creare una sorta di "buco nella luce" che renderebbe possibile vedere nel passato per pochi istanti.
Questo infatti sarebbe la spiegazione perché i fantasmi vengono visti ad oltrepassare i muri, a fluttuare nell'aria ed a camminare immersi per metà nella strada; questo perché molto probabilmente nel passato non esisteva quel determinato muro, c'era una dunetta oppure la strada non era ancora stata costruita.
Questa teoria sta prendendo piede negli ultimi anni, pur non avendo alcun fondamento scientifico e mancando di ogni possibilità di verifica. Inoltre, vista la natura unica dello spaziotempo, questa teoria non spiega il motivo per cui si avrebbero questi slittamenti solo in termini di tempo e non di spazio.
I fantasmi e il cristianesimo
Secondo l'interpretazione prevalente da parte dei teologi cattolici, la destinazione dell'anima di un defunto, in base al Giudizio particolare che avviene al momento della morte, può essere di Vita eterna (Paradiso) o di Morte eterna (Inferno). Se l'anima non è libera da ogni peccato veniale, allora può scontare un tempo più o meno lungo nel Purgatorio (dove per tempo non si intende quello fisico con unità di misura propria). Ora, è chiaro che in questo ordine di idee non può sussistere il fatto che un'anima defunta vaghi per la terra in cerca di pace e appaia ai vivi dicendo che debbano fare o meno. La teoria cattolica, tuttavia, non nega affatto l'esistenza dei fantasmi; essi semplicemente sono considerati frutto di qualche evento soprannaturale, opera di Dio o dei suoi angeli, oppure di Satana o di altri diavoli, con opposto fine, buono o malvagio. È proprio in ragione di ciò che la Chiesa Cattolica considera l'ambito delle visioni di fantasmi, spettri e fenomeni di questo tipo, come probabile parte di quelle manifestazioni di Satana di cui deve occuparsi il prete esorcista.
I cacciatori di fantasmi
I cosiddetti ghost hunter (cacciatori di fantasmi), sono persone che appaiono mosse da una grande passione per tutto ciò che riguarda il mondo degli spiriti.
Definire chi o cosa sia precisamente un ghost hunter non appare semplice; con questo nome sono indicate persone dedite allo studio dei fantasmi, con metodi più o meno scientifici o para-scientifici. Lo scopo dichiarato dei ghost hunter è in genere cercare di esaminare in modo più neutrale e preciso possibile i documenti che ha in proprio possesso, a volte recandosi in determinati luoghi etichettati come luoghi di apparizioni.
Tipologie di apparizioni
Quello che i ghost hunter hanno creato nel corso della storia sullo studio dei fantasmi, è stato coniare una sorta di catalogazione tra le differenti tipologie di apparizione.
Le apparizioni infatti, sarebbero molto differenti tra di loro in termini di contatto visivo, uditivo, in termini di lunghezza dell'apparizione stessa e di molti altri fattori.
Poltergeist
La parola poltergeist deriva dal tedesco polter (chiasso, rumore) e geist, "fantasma". In italiano significherebbe spirito chiassoso. La caratteristica principale di una manifestazione di tipo "poltergeist" è prettamente di carattere uditivo.
Il poltergeist è uno spirito invisibile che, come dice il nome, si manifesta emettendo forti rumori come dei battiti contro il muro o facendo sbattere porte e finestre in modo violento. Il poltergeist interagisce in un determinato ambiente di appartenenza (dove si pensa presumibilmente sia stato legato in vita) spostando oggetti come mobili, soprammobili, rompendo piatti e rovesciando bicchieri e bottiglie.
L'attività di un poltergeist non è di tipo ostile, ma vi è una celebre testimonianza nel caso di John Bell, abitante del Tennessee che nel 1817 dichiarò di essere stato vittima di un poltergeist che infestò la sua casa; tale manifestazione non solo si sarebbe divertita a colpirlo in viso durante le ore di sonno, ma sembra che alla fine riuscì a sostituire una boccetta di sciroppo con del veleno, il che costò la vita al povero Bell.
L'azione di un poltergeist è circoscritta in un particolare luogo (come case, cimiteri o altre costruzioni) e talvolta in una singola stanza.
Secondo la parapsicologia il poltergeist non sarebbe l'anima di un defunto, ma tale manifestazione sarebbe da attribuirsi all'inconscio di persone con forti capacità psichiche le quali interagirebbero a propria insaputa con il mondo materiale circostante.
Infestazione
L'infestazione (dall'inglese haunting) è la manifestazione spiritica forse più presente tra i molti avvistamenti denunciati.
L'infestazione avviene anch'essa in luoghi ben determinati e si può manifestare sia in luoghi chiusi che all'aperto. Nella maggior parte dei casi, gli spiriti che infestano un luogo agiscono ripetendo sempre le stesse azioni, ignorando del tutto gli umani presenti nel luogo. Gli spiriti durante queste manifestazioni vengono visti con contorni sfumati, ma altre volte con i lineamenti del viso e del corpo ben definiti, arrivando persino a scambiarli per persone vive.
Le leggende popolari ed il folklore sono pieni di storie di fantasmi di questa tipologia, e vi sono moltissime persone, anche in Italia, che sostengono di essersi imbattuti in questo tipo di apparizione, avvenuta prevalentemente in antichi luoghi quali castelli, manieri, case abbandonate o cimiteri vuoti. Alcuni ritengono comunque che, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, i principali luoghi di avvistamenti di questo tipo siano stati in prossimità di costruzioni militari o campi di battaglia.
Banshee
Il termine banshee è presumibilmente tratto dall'antico gallese bean-si ovvero "donna-fata". Questo tipo di fantasmi di carattere femminile, prevalentemente presenti in Irlanda, Galles e Scozia, sono legati ad una determinata famiglia, che non potrà più liberarsene fino alla morte delle persone quali lo spirito è legato.
Il banshee si manifesta solitamente nelle ore notturne con lamenti orribili, che starebbero a significare un vicino pesante lutto nella famiglia. Solo i membri della famiglia al quale è legato possono sentire il suo orrendo canto e, nonostante la natura spaventosa di questo spettro, il suo unico scopo è di proteggere la famiglia al quale è legato dai nemici esterni. Appaiono molto raramente e sono stati descritti come spiriti di donna con occhi luminescenti verdi e dai tratti scheletrici.
Fantasmi di animali
L'apparizione di fantasmi di animali copre una minoranza tra i casi documentati (anche in modo non ufficiale).
Ci sono avvistamenti di fantasmi di animali di tipo mostruoso e decisamente ostile, mentre altri di tipo "gradevole" e decisamente amichevole. I principali animali visti in questo genere di apparizioni, sono per lo più gatti o cani, o comunque animali domestici, ma nell'anno 1969 uno studioso inglese sostenne di aver visto durante una delle sue spedizioni in Africa, un intero branco di "gorilla fantasma". Non vi sono comunque prove a riguardo.
Fantasmi di persone vive
Nell'immaginario collettivo il fantasma è lo spirito di una persona defunta, tuttavia molti ghost hunter sostengono che è anche possibile avvistare lo spirito di una persona ancora in vita.
Questo avverrebbe quando una persona - a causa di un'immediato ed improvviso pericolo - immagina fortemente la sicurezza della propria casa o di un altro luogo a lui familiare. Da questo fortissimo stress emotivo, lo "sdoppiamento" della propria persona potrebbe apparire sotto forma telepatica ad un altro familiare o amico.
Il termine tecnico per questo tipo di manifestazione è "Proiezione Astrale". Secondo alcune leggende, alcuni medium sarebbero in grado di utilizzare la propria Proiezioni Astrale di proposito. È la teoria alla base dell'ubiquità.
Per lo studioso inglese Andrew Green, queste apparizioni coprirebbero di gran lunga la maggioranza dei casi.
Apparizioni da crisi
Le "apparizioni da crisi" hanno caratteristiche analoghe a quelle delle persone vive. Una persona appena morta potrebbe apparire a familiari ed amici che lo starebbero aspettando, oppure con la quale avrebbe avuto una discussione poco prima del trapasso.
Anche se molto remota come possibilità, peraltro non condivisa tra la maggior parte di studiosi o ghost hunter, vale la pena citare il caso avvenuto nel 1918 quando il tenente della RAF David McConnel, subito dopo essere stato abbattuto in Francia, apparve per pochi istanti ai propri commilitoni che in quel momento erano nella base da dove egli era partito. Convinti del fatto che era in volo, i suoi compagni chiesero all'ufficiale in comando il perché il tenente si trovasse ancora alla base, ma proprio in quel momento, un messaggio alla telescrivente li informò sulla morte del compagno.
Secondo la parapsicologia questo fenomeno è da attribuirsi alla proiezione telepatica di una persona da parte di un soggetto con forti doti mentali, al quale sarebbe stato molto legato.
Curiosità
Nel dialetto emiliano è in uso l'espressione proverbiale Dì ben sò, fantesma! ("di un po', fantasma!"). Si racconta che essa sia nata alla fine dell'Ottocento, quando un medium che si esibiva in un teatro bolognese affermando di dialogare con le anime dei morti venne sbeffeggiato da uno spettatore scettico.
Quest'ultimo era stato chiamato in causa dal "medium" che lo aveva sollecitato a domandare qualcosa di 'importante' al fantasma (futuro, consigli astrologici): lo spettatore rivolgendosi al fantasma, ma evidentemente pungendo in maniera efficace il ciarlatano chiese: «di' ben so fantesma, l'et mai tolta in dal cul?» ovvero «senti un po' fantasma, l'hai mai presa nel deretano?»
Dalla leggenda sono state tratte diverse commedie dialettali in molte varianti sia di storia che di dialetto.
01:05
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11/01/2008
D'artagnan e i moschettieri
D'Artagnan non è un personaggio letterario. Dumas - con i suoi aiutanti - lo ricalcò su qualcuno vissuto davvero, cioè su Charles de Batz de Castelmore, che era un D'Artagnan per parte di madre e pertanto era nobile.
Era nato intorno al 1615 presso Lupiac, nella campagna guascone, e fece carriera non già con Luigi XIII, come vuole il romanzo, ma con Luigi XIV, quando Richelieu era stato sostituito dal Mazarino, e divenne comandante dei moschettieri.
Non amò Costanza Bonacieux, cameriera della regina, ma si sposò a cinquant'anni con Charlotte Anne da Chalency, una nobile dal pessimo carattere. Il matrimonio durò due anni soltanto, poi lei si ritirò in convento. Lui aveva comprato casa a Saint Germain de Prés, ed era una casa assai migliore della mansarda descritta da Dumas. Morì all'assedio di Maastricht nel 1675.
Un tal Gatien de Curtilz scrisse, ai primi del Settecento, le Memorie del signor D'Artagnan, basandosi sulle sue lettere, pubblicate in Italia da Sellerio. Odile Barzat ha pubblicato in Francia nel 1995 una biografia molto documentata.
La vita di D'Artagnan si intreccia con un periodo leggendario della storia di Francia e i romanzi di Dumas ci fanno assaggiare qualcosa di un tempo perduto, che conosciamo soltanto attraverso i freddi resoconti dei libri di scuola.

Racconto
Francia, 1625: lo squattrinato e intraprendente guascone d’Artagnan si reca a Parigi per mettersi al servizio di re Luigi XIII portando con sé una lettera di presentazione del padre, indirizzata al signore di Tréville, capitano del corpo dei moschettieri. Proprio nel palazzo di Tréville, D’Artagnan fa la rocambolesca conoscenza di Athos, Porthos e Aramis, i più celebri moschettieri del re. In pochi minuti i tre, l’uno all’insaputa dell’altro, sfidano a duello il giovane guascone. Mentre D’Artagnan sta per battersi a turno con Athos, Porthos e Aramis, intervengono le guardie del cardinale Richelieu che dichiarano in arresto i contendenti in quanto i duelli sono stati proibiti. I moschettieri e il coraggioso guascone si lanciano sulle guardie a spada sguainata e, dopo un sanguinoso duello, escono vittoriosi dallo scontro. Poco tempo dopo il signore di Tréville e i suoi moschettieri vengono convocati a corte di Luigi XIII, il quale anziché rimproverarli per aver disobbedito alle leggi, si complimenta con loro.
Nella Francia di Luigi XIII, il primo ministro, cardinale Richelieu, è schierato apertamente con il re, mentre non ama per nulla la regina Anna d'Austria, perché imparentata con famiglie che rappresentano un pericolo per la Francia. Di lei si è innamorato George Villiers, duca di Buckingham: il suo è un amore folle, che non può essere apertamente ricambiato senza destare scandalo. Per convincerlo a tornare in Inghilterra, la regina gli regala dodici puntali di diamanti, ricevuti in dono dal marito. Ma Richelieu trama nell’ombra e propone a Luigi XIII di organizzare un gran ballo di corte. “Quale occasione migliore perché la regina possa sfoggiare i puntali di diamante che le avete regalato, maestà?” chiede il cardinale, sicuro di mettere in difficoltà la sovrana. Il re accetta la proposta e per la regina è assolutamente necessario recuperare in tempi brevi il dono fatto al duca di Buckingham.
Contattato da Costanza Bonacieux, la guardarobiera della regina di cui è innamorato, D’Artagnan accetta l’incarico di raggiungere il duca di Buckingham in Inghilterra per farsi consegnare i dodici puntali di diamanti. Il guascone si mette in viaggio, accompagnato da Athos, Porthos e Aramis, ma la delazione del marito di Costanza mette sulle loro tracce gli uomini del cardinale, incaricati di far fallire la missione. Alla prima sosta presso una locanda, i moschettieri sono provocati da uno sconosciuto che inneggia a Richelieu e costringe Porthos al duello. Temendo una trappola, gli altri tre ripartono e, subito fuori della cittadina di Beauvais, incontrano una decina di uomini intenti a lavorare lungo una strada dissestata: in realtà è una trappola. Aramis, ferito, viene affidato alle cure di un locandiere, mentre Athos e D’Artagnan proseguono il viaggio sino ad Amiens, dove vengono ingiustamente accusati di essere dei falsari di monete. Athos viene bloccato, ma D’Artagnan riesce a raggiungere Calais, dove, seppur ferito, s’imbarca sul traghetto per l’Inghilterra. Raggiunta Londra, D’Artagnan si presenta al duca di Buckingham, che gli consegna i puntali di diamanti. Ne mancano però due, trafugati da Milady De Winter, una spia del cardinale. Il duca ne fa realizzare una coppia perfettamente identica all’originale dal gioielliere del re. La missione è compiuta e D’Artagnan ritorna a Parigi, giusto in tempo per consegnare i puntali e salvare l’onore della regina.
La vendetta del cardinale colpisce Costanza, che viene rapita da Milady, mentre D’Artagnan parte, su ordine di Tréville, alla ricerca dei tre amici moschettieri. Per primo recupera Porthos, rimasto in attesa nella locanda; poi è il turno di Aramis, ritiratosi a Crevecoeur a meditare; infine, D’Artagnan ritrova Athos, barricato nella dispensa della locanda dove era stato accusato di essere un falsario. Nel frattempo è scoppiata la guerra contro l’Inghilterra e i moschettieri vengono inviati a combattere a La Rochelle, l’ultimo possedimento degli inglesi in Francia. Per vincere la guerra, Richelieu manda Milady in Inghilterra con lo scopo di far assassinare il duca di Buckingham. Intanto D’Artagnan apprende che Costanza è stata liberata e si trova nel convento delle carmelitane di Le Bethune, ma vi giunge troppo tardi: Costanza è morente, avvelenata dalla perfida Milady.
La morte di Costanza getta nello sconforto D’Artagnan, che vuole a tutti i costi consegnare alla giustizia Milady. Insieme con i tre moschettieri e un misterioso uomo dal mantello rosso, si mette all’inseguimento della diabolica nemica, la raggiunge e l’accusa dei suoi tremendi delitti. Milady respinge ogni addebito, ed è a questo punto che avanza il misterioso uomo avvolto nel mantello rosso che si rivela essere il boia di Lilla. Anni prima Milady era stata la diretta responsabile del suicidio del fratello del boia. Ora è giunto il momento della vendetta: Milady viene condannata a morte e decapitata la notte stessa.
Anziché combattere i suoi avversari, Richelieu, uomo privo di scrupoli che ha però sempre agito per il bene della Francia, riconosce i servizi resi al paese da D’Artagnan e dai suoi tre amici, e concede al guascone la nomina a luogotenente dei moschettieri. Un sogno si è avverato: D’Artagnan è festeggiato da Athos, Porthos e Aramis, non più solo amici, ma ora anche colleghi.

Personaggi
D'Artagnan — Tutto il racconto gira attorno a questo personaggio e al suo gruppo di amici. D'Artagnan è un giovane "guascone" (nato in Guascogna, antica provincia francese) dell'età di 18 anni, che parte alla volta di Parigi per arruolarsi nei Moschettieri. Originario di una famiglia nobile caduta in miseria, il giovane d'Artagnan è descritto nelle prime pagine come un Don Chisciotte povero, ma allo stesso tempo furbo e coraggioso. Abile con la spada e agile nei ragionamenti riuscirà a districarsi tra mille ostacoli che si pongono tra lui e la voglia di gloria. Innamorato di Costanza Bonacieux, la guardorobiera della Regina.
Planchet — Servo di d'Artagnan, umile, coraggioso e legato al padrone. Il ruolo dei servitori in questo libro è molto importante, vengono nominati molto spesso e sarà anche grazie a loro che i quattro amici riusciranno nelle loro imprese.
I Moschettieri
Il Moschettiere è una figura realmente esistente nella Francia dal 16° secolo in poi fino al 19°. I moschettieri di cui si parla nel libro vengono riferiti alla compagnia assunta da il re Luigi XIII come suo esercito personale. La compagnia dei moschettieri è contrapposta nel libro e nella storia alle guardie del Cardinale Richelieu (Armand-Jean du Plessis de Richelieu) che si affrontano in numerosi duelli illegali. I tre moschettieri protagonisti vengono presentati con dei soprannomi e sempre nominati con questi pseudonimi così da nascondere il loro vero nome che non verrà mai rivelato.
Athos — Il più ammirato fra i tre da d'Artagnan. Di animo nobile e distinto riesce con il suo approccio freddo a nascondere le sue emozioni. Forse il più viziato fra i quattro amici che non si fa mancare nulla e abile conoscitore della scherma e dell'arte del cavalcare. Quando ancora non era moschettiere ma conte del Berry sposò una ragazza marchiata a fuoco, che più tardi si scoprirà essere l'incantatrice Milady.
Grimaud — Servo di Athos, attaccato al suo padrone che venerava per la sua intelligenza. Silenzioso e umile, obbediva ad un solo gesto del suo possessore.
Porthos — Questi era il più alla mano dei tre. Giocava spesso ai dadi scommettendo tutto quello che gli capitava per le mani. La sua amante, la signora Coquenard, è moglie di un procuratore, ed egli confida in lei per le proprie finanze, ma il marito ottantenne impedirà più di una volta questi favori. Tra i moschettieri è quello che ci tiene di più al suo onore.
Mosqueton — Normanno servo di Porthos, il cui vero nome era Bonifacio, entrato al servizio del suo padrone senza molte pretese. Sempre vestito elegante, grazie ad un abile sarto, faceva fare bella figura a Porthos.
Aramis — Personaggio di chiesa, il quale solo temporaneamente si era deciso ad indossare le vesti del moschettiere, in quanto innamorato di una giovane donna. Il suo carattere religioso giustifica la sua alta conoscenza delle arti e della lingua latina; è il più intelligente fra i giovani amici e molto spesso compone poesie.
Bazin — Servo di Aramis, e sicuro che il suo padrone un giorno avrebbe vestito gli abiti ecclesiastici, si vestiva sempre di nero, come si conveniva al servo di un uomo di chiesa. Dolce e pacifico era fedelissimo ad Aramis.

04:35
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21/12/2007
Robin Hood-Zorro
Robin Hood (probabilmente nato a Nottingham, 25 marzo 1166 - morto probabilmente nella foresta di Nottingham, 21 dicembre 1214) è un eroe popolare inglese che, nella moderna versione della leggenda, ruba ai ricchi per dare ai poveri.
È un essere metà storico metà leggendario, probabilmente frutto della fusione del personaggio realmente esistito, bandito o nobile sassone decaduto, con le preesistenti leggende di un dio della foresta, plausibilmente omonimo.
Se attualmente lo si immagina come un generoso fuorilegge abilissimo nell'uso dell'arco nella versione moderna della leggenda, viene dipinto diversamente nella versione medievale.
Una statua di Robin Hood a Nottingham
Panorama religioso
Seguendo la strada, non sempre facilmente percorribile, delle intuizioni poetiche di Robert Graves, Robin non è diminutivo di Robert, come si è portati a credere, ma probabilmente nome preteutonico, che significa ariete, come l'ariete (robinet) che orna i rubinetti delle fontane pubbliche. E Robin Hood è detto anche Robin Goodfellow, Buondiavolo, e come ariete-diavolo è rappresentato in diverse illustrazioni di almanacchi.
Hood (o anche Hud) è il "ciocco" tagliato a Calendimaggio dalla sacra quercia dove si credeva risiedesse il pidocchio del legno, Robin, che scappa quando si brucia il ciocco: le scintille che scappano per il camino ben si addicono all'allegria che da sempre caratterizza i racconti del simpatico fuorilegge.
Robin della foresta è un dio ormai decaduto, ridotto a folletto, solo scalfito dalla religione cristiana. Possiamo dire un dio medievale, del popolino agricoltore: Robin è probabilmente il dio dell'anno nuovo, che lotta e vince contro il Vecchio Inverno per amore di Mad Marian (mad, "pazza", ma anche "furiosa", come le furie greche) appellativo della Dea Madre. Ogni anno si celebrava il rito dell'uccisione del Re dell'anno vecchio, il "Re del Malgoverno", con pantomime nelle quali i vari personaggi venivano rappresentati da improvvisati attori, come si può ancora vedere in qualche presepe vivente: Robin inseguiva il Re Vecchio e lo impiccava alla quercia.
Un monaco rinnegato di nome Tuck, poi, ne celebrava le nozze con Merry Mad Marian, l'allegra pazza Marian: è durante le orge del Calendimaggio che probabilmente nascono i cognomi inglesi più diffusi: Johnson, Jackson e Jenkinson potrebbero derivare dall'antica usanza di scegliere il giovane più alto e robusto del villaggio per la parte di Little John (o Jenkin), il luogotenente degli "Allegri Compagni"; Robson, Robinson, Hood, Hodson, Hudson sarebbero i "procreati in allegria" da chi impersonificava Robin Hood; Prince, Lord e King i nati dal Signore del Malgoverno, Re dei bagordi; Merriman e Greenwood erano i figli di padre incerto.
I fatti si complicano con la presenza del Robin Hood storico, al secolo Robert Hood, figlio di Adam Hood il guardiaboschi. Egli perseguì la strada del fuorilegge e sposò tale Matilda, che ribattezzò "vergine Marian", Maid Marian. Grazie inoltre alla sua opposizione al clero, Robert venne identificato sempre più col patrono delle pagane feste agricole di Calendimaggio.
Gli inizi letterari
Charles H. Sylvester, Journeys Through Bookland; scena da Robin Hood
La sua prima apparizione in un manoscritto è nel Piers Plowman di William Langland (1377) dove Sloth, il prete, dice
- "I ken [know] rimes of Robin Hood": conosco versi su Robin Hood.
Successivamente appare nella Scottish Chronicle di Wynton (circa 1420) dove troviamo, indicata all'anno 1283:
- Lytil Jhon and Robyne Hude Wayth-men ware commendyd gude: In Yngil-wode and Barnysdale Thai oysyd all this tyme thare trawale.
Nel 1439, venne presentata al Parlamento inglese una petizione contro un certo Piers Venables di Aston, nel Derbyshire
- "che non avendo beni e mezzi di sussitenza, organizzò disordini e si rifugiò nelle foreste, come fecero Robyn Hude e i suoi."
Questo fu il primo ritratto di Robin Hood in veste di antieroe, che si sarebbe poi riproposto nel XVII secolo, quando Guy Fawkes e i suoi vennero descritti come dei "Robin Hood" da Robert Cecil.
La prima menzione storica di Robin Hood si trova in un passaggio dello "Scottish Cronicon", scritto parzialmente da John Fordun tra il 1377 e il 1384 e parzialmente dal suo allievo Wlater Bower, più o meno nel 1450, che integrò e modificò il lavoro del suo maestro. Si trova un passaggio:
- "in quel periodo, tra coloro che erano stati privati dei loro possedimenti si sollevò il celebre bandito Robin Hood, (con Little John e i loro compagni) le cui gesta il volgo si delizia di celebrare in commedie e tragedie, mentre le ballate sulle sue avventure cantate da giullari e menestrelli sono preferite a tutte le altre".
Secondo The Annotated Edition of the English Poets - Early ballads (Londra, 1856, p.70)
- "La sua morte è collocata da Ritson il 18 novembre 1247, a circa 87 anni di età; ma secondo questa iscrizione trovata tra le carte del Dean di York e citata dall'Appendice del Ducatus Leodiensis di Thoresby, ...la morte avvenne un mese dopo. In questa iscrizione, che mostra segni di grande antichità, Robin Hood è descritto come Signore di Huntingtong- la sua pretesa su questo titolo è stata contestata caldamente, così come ogni altra attribuzione di nobiltà registrata".
-
- Hear undernead dis laitl stean
- Lais Robert Earl of Huntingtun
- Near arcir der as hie sa geud
- An pipl kauld im Robin Heud
- Sic utlaws as hi an is men
- Vil England nivr si agen.
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-
- Obiit 24 Kal Dekembris 1247
-
L'iscrizione appare anche su una tomba del pavimeto del monastero di Kirklees, nei pressi di Kirklees Hall e vicino a Brighouse, nello West Yorkshire. Tomba che si pensa custodisca il corpo di Robin Hood. La lingua dell'iscrizione è però di dubbia credibilità: ha le sembianze di un inglese antico, anche se foneticamente assomiglia all'inglese moderno.
Le prime versioni stampate delle ballate su Robin Hood appaiono nel primo XVI secolo, subito dopo l'avvento della stampa in Inghilterra. In queste ballate, Robin Hood è un mercante oppure un contadino. È solamente più tardi, durante lo stesso secolo, che diventa un nobiluomo: Earl di Huntington, Robert di Loksley o Robert Fitz Ooth.
Anche il suo amore per Lady Marian (o "Marion") (originariamente conosciuta come Mathilda) è originario di questo periodo e probabilmente è collegabile al dramma pastorale francese del 1280: Jeu de Robin et Marion.
Il tardo XVI secolo è anche il periodo in cui la storia di Robin Hood è spostata indietro nel tempo, fino a circa il 1190, quando Riccardo I d'Inghilterra aveva lasciato il trono per partecipare alle crociate. Una dell ballate di Robin Hood si riferisce a re Edoardo (Edoardo I, II e III regnarono dal 1272 al 1377). L'idea che Robin Hood fosse un sassone che combatte contro i signori normanni è invece del XIX secolo, è presente nei capitoli 40 e 41 di Ivanhoe di Walter Scott, nelle vesti dell'eroe che è arrivato fino a noi, "King of Outlaws and prince of good fellows!" come lo chiama Riccardo I Cuor di Leone.
Il Robin Hood della moderna leggenda e del folklore viene privato delle sue terre dallo Sceriffo di Nottingham e diventa un fuorilegge. Lo Sceriffo appare anche nelle prime ballate (Robin lo uccide e lo decapita) anche se non si trova nulla di specifico. Gli altri nemici di Robin sono i ricchi monaci della Chiesa Cattolica e un cacciatore di teste di nome Guy di Gisbourne, che viene ucciso e decapitato da Robin. Le prime ballate non fanno menzione delle azioni di generosità di Robin verso i poveri, sebbene Robin presta un grande quantitativo di denaro ad uno sfortunato cavaliere.
In queste ballate i compagni di Robin sono: Friar Tuck, Will Scarlet, Much il figlio di Miller e John, che veniva chiamato little, piccolo, in contrasto con il suo aspetto mastodontico.
Il menestrello Alan-a-Dale che narra le avventura di Robin è una invenzione più tarda.
I luoghi
Major Oak, il più antico albero della foresta di Sherwood
Nelle versioni moderne della leggenda, Robin Hood si rifugia nella Foresta di Sherwood, nella contea del Nottinghamshire. Le ballate originali ci parlano invece di Barnsdale (l'area tra Pontefract e Doncaster), a circa 50 miglia a nord di Sherwood, nella contea dello Yorkshire. Questa versione è supportata anche dalla somiglianza del nome Loksley al nome dell'area di Loxley, Sheffield; dove nelle vicinanze di Tideswell, si trovano tracce di un Robert de Locksly, probabilmente ritiratosi lì nel 1245. Anche se con questo non è possibile provare che fosse il vero Robin Hood, sappiamo che aveva un fratello di nome Thomas, nominato come segue
- (24) No. 389, f0- 78. Giorno dell'Ascensione, 29 H. III., Nic Meverill, con John Kantia, da una parte, e Henry de Leke. Henry rilasciò a Nicolas e John una rendita di 5 m, che ricevette da Nicolas e John e Robert de Lockesly come vitalizio dalle terre di Gellery, tenendo conto di aver ricevuto da ognuno di loro solo 2 M, il detto Henry vivrà ospite di uno di loro e riceverà 2 m. ogni anno dall'altro. T., Sampson de Leke, Magister Peter Meverill, Roger de Lockesly, John de Leke, Robert fil Umfred, Rico de Newland, Richard Meverill. (25) No. 402, p. 80 b. Thomas de Lockesly si impegnò a non vendere le sue terre in Leke, che Nicolas Meveril gli aveva attribuito come rendita, dietro una penale di L40. (40 marks)
Nella foresta di Barnsdale si trova almeno un "Pozzo di Robin Hood" (a lato della Great North Road), un "Pozzo di Little John" (vicino Hampole) e un "Ruscello di Robin Hood" (Nella foresta di Highfields a Woodlands).
Una conferma che gli abitanti dello Yorkshire ricordino la leggenda di Robin Hood è il nuovo aeroporto del South Yorkshire, che ha preso il nome di "Robin Hood Airport Doncaster Sheffield".
L'albero di Robin Hood
La leggenda di Robin Hood ha da sempre alimentato il turismo locale. Una delle maggiori attrazioni turistiche del Nottinghamshire è la "Major Oak", una quercia che il folklore locale ritiene essere la casa del fuorilegge. Sono aperti tutt'oggi i dibattiti sulla quercia, persino la sua età che si pensa non sia abbastanza avanzata. Lo sceriffo di Nottingham aveva giurisdizione anche nel Derbyshire, conosciuto come "La contea dei cervi", dove si trova oggi giorno il "Peak District National Park". Questa zona includeva: Bakewell, Tideswell, Castleton, Ladybower e la Derwent Valley, vicino a Loxley. Lo sceriffo di Nottingham possedeva terreni nelle vicinanze di Loxley, come Hazlebadge Hall, Peveril Castle e Haddon Hall. La tomba che dovrebbe appartenere a Little John si trova a Hathersage, sempre nell'odierno "Peak District National Park".
Come già detto lo stesso Robin Hood, si suppone sia sepolto nel monastero di Kirklees. La storia narra che la madre superiora fosse una parente di Robin, che lui stesso fosse ammalato e che si fosse rifugiato nel monastero, dove la madre superiora cominciò a prendersi cura di lui. Nonostante tutto, la sua salute peggiorò fino a portarlo alla morte. Prima di morire, disse a Little John di seppellirlo nel punto in cui sarabbe caduta una freccia infuocata che lo stesso Robin lanciò dalla finestra del monastero.
Interpretazione moderna
Illustrazione di Frank Godwin per il romanzo illustrato Robin Hood di Henry Gilbert, primi del Novecento
Canzoni, drammi, giochi e successivamente romanzi, musical, film e serie televisive hanno trattato nel tempo il tema di Robin Hood e la storia è rimasta soggetta a manipolazioni ideologiche. Lady Marian, per esempio fu dipinta come una sorta di donna guerriera nei romanzi nel periodo Vittoriano e come icona del movimento femminista.
Lo stesso Robin Hood è stato trasformato da un fuorilegge per necessità con occasionali elementi di generosità e senza abilità nel tiro con l'arco, ad un medievale Che Guevara, un maestro nell'uso dell'arco contro il Principe Giovanni e lo Sceriffo di Notthingam per difendere gli oppressi e Re Riccardo.
Una interpretazione alternativa si trova nell'Oggettivismo, che critica l'atto del furto ai ricchi per dare ai poveri, considerato un'azione moralmente scorretta.
In altre culture e in altri paesi è presente la figura di un bandito dal buon cuore che ruba ai ricchi per dare ai poveri, come per esempio Rummu Jüri in Estonia e Tani Yukata in Giappone.
Cinema e televisione
Poster per il film Robin Hood del 1922 con Douglas Fairbanks
I film e telefilm dedicati al popolare eroe leggendario sono molto numerosi.
La sua prima apparizione fu nel film muto Robin Hood and His Merry Men (1908). Una delle più famose è La leggenda di Robin Hood del 1938 con Errol Flynn.
Più recente è Robin Hood: principe dei ladri (Robin Hood: Prince of Thieves, 1991), interpretato da Kevin Costner. Non mancano neppure rivisitazioni in chiave comica come Robin Hood: un uomo in calzamaglia (Robin Hood: Men in Tights, 1993), per la regia di Mel Brooks interpretato da Cary Elwes. Nel Robin Hood di Walt Disney del 1973, i personaggi sono animali con le sembianze umane, tipiche della produzione Disney.
Recentemente è apparsa la notizia che alle fine del 2007 cominceranno le riprese di un nuovo film sulla storia di Robin Hood, Nottingham, diretto da Ridley Scott e interpretato da Russell Crowe. La sceneggiatura mirerebbe a screditare il mito dell'eroe romantico che Robin Hood rappresenta, facendo dello sceriffo di Nottingham un eroe, che combatte contro uno spietato fuorilegge agli ordini di un re, Giovanni il Senzaterra, che non riconosce ma che è tuttavia costretto a servire. Il film dovrebbe apparire nelle sale alla fine del 2008.
Zorro
Zorro (in spagnolo Volpe), è il nome di un celebre personaggio dell'immaginario, un eroe mascherato ed abile spadaccino le cui gesta si svolgono nella California del periodo messicano.
Profilo
Il vero nome di Zorro è Don Diego de la Vega (Don Diego Vega nella storia originale), un nobile che combatte in nome della povera gente contro la tirannia del governatore spagnolo, e che si rivela troppo astuto per le inette autorità che cercano di catturarlo.
L'aspetto tipico del personaggio prevede un costume nero con un mantello, un cappello nero, e una maschera nera che copre il viso all'altezza degli occhi. Inoltre, l'arma preferita di Zorro è tradizionalmente una spada (ma in realtà è una sciabola moderna), che utilizza spesso per lasciare il suo emblema distintivo, una grossa Z fatta con tre rapidi graffi.
Zorro fece la sua prima comparsa in un romanzo, The Curse of Capistrano, dello scrittore di riviste pulp Johnston McCulley, venne pubblicato a puntate nella rivista pulp All-Story Weekly nel 1919. Dopo il successo del film muto Il segno di Zorro1920) protagonista Douglas Fairbanks, il romanzo fu riproposto dall'editore Grosset and Dunlap col nuovo titolo di The Mark of Zorro. (Fairbanks fu protagonista anche in un sequel del 1925 intitolato Don Q, Son of Zorro, interpretando il figlio cresciuto di Don Diego, Don Cesar, oltre alla sua parte di Don Diego). (
McCulley non aveva idea di quanto successo avrebbe avuto Zorro, così alla fine la vera identità di Zorro viene svelata a tutti. Zorro divenne presto un personaggio ricorrente in numerose riviste di storie pulp. È stato inoltre protagonista di numerosi film. A parte l'iniziale The Mark of Zorro, fra questi troviamo:
- Zorro's Fighting Legion, in Italia Zorro (1939)
- The Mark of Zorro (1940), in Italia uscito con il titolo Il segno di Zorro, protagonista Tyrone Power
- Zorro, una serie televisiva in onda dal 1957 al 1959, protagonista Guy Williams nei panni di Zorro
- Zorro (1975), film diretto da Duccio Tessari, con Alain Delon nella parte di Zorro
- Zorro, una serie televisiva in onda dal 1990 al 1993, protagonista Duncan Regehr nei panni di Zorro e Don Diego de la Vega
- La maschera di Zorro (1998), una commedia fuori dagli schemi tradizionali degli Zorro, protagonista Anthony Hopkins nel ruolo di Don Diego De La Vega e Antonio Banderas nei panni di Alejandro Murrieta, un fuorilegge maldestro costretto a diventare il prossimo Zorro.
- La leggenda di Zorro (2005), protagonista Antonio Banderas
C'è stata anche una parodia intitolata Zorro: The Gay Blade (1981), protagonista George Hamilton.
Si contano inoltre numerosi programmi televisivi, fra cui i più noti quello degli anni cinquanta con Guy Williams come protagonista, rientrante nella serie antologica delle live-action della Walt Disney.
Isabel Allende ha fornito la sua versione della storia nella biografia fittizia Zorro: L'inizio della leggenda (2005).
Questo personaggio può essere considerato uno dei primi precursori del supereroe dei comic book americani (Batman su tutti), essendo una persona indipendente e valorosa con un'identità segreta che difende indossando una maschera, e che fa del bene per la gente comune servendosi delle sue superiori abilità di combattente.
Ha persino un animale simbolo, sebbene chi non parli spagnolo non se ne renda conto, dal momento che il suo nome è la traduzione spagnola di volpe anche se non non è mai stato raffigurato come un emblema.
In sostanza Zorro si è sempre prestato ad essere riadattato per libri di fumetti e strisce a fumetti. Il personaggio più noto che fu evidentemente influenzato da Zorro è Batman, creato da Bob Kane negli anni trenta (nella stesso svolgimento di Batman, Bruce Wayne fu ispirato da Zorro: i suoi genitori furono uccisi una sera dopo avere visto The Mark of Zorro, inoltre Zorro teneva il suo cavallo nell'interrato della sua casa, e così fa Batman con la sua Batmobile).
Ipotesi sulla reale esistenza del personaggio
Lo studioso Fabio Troncarelli nella sua opera La spada e la croce. Guillén Lombardo e l'Inquisizione in Messico identifica Zorro in un personaggio realmente vissuto nel Messico del 17° secolo, cioè Guillén Lombardo che aveva comportamenti del tutto simili a quelli di Zorro. Soprattutto ci sono anche molti altri elementi di convergenza come l'appartenenza alla Massoneria e l'anticlericalismo. Sempre secondo Troncarelli, l'appartenenza alla Massoneria l'accomuna anche all'autore del personaggio letterario, Johnston McCulley e a Walt Disney che realizzò la serie di film dedicata a Zorro. Inoltre i simboli di Zorro, dal mantello nero alla Z sono simboli legati alla Massoneria e i suoi comportamenti a difesa dei deboli sono quelli che ispirano i principi massonici. Lombardo fu messo sul rogo dall'Inquisizione.
Zorro nei fumetti
Zorro è stato protagonista di diverse trasposizioni fumettistiche.
Tra le versioni più famose ricordiamo quella di Alex Toth pubblicato dalla Disney negli anni cinquanta e quella nostrana realizzata da Guido Bulzelli.
Negli anni novanta la Marvel comics realizza una serie durata 12 numeri e nel 1993 la Topps Comics lancia una nuova serie scritta dall'esperto sceneggiatore Don McGregor in cui viene lanciata anche la bad girl Lady Rawhide (destinata ad una breve ma brillante carriera con una testata tutta sua). In uno special Zorro deve anche fare i conti con Dracula il Vampiro in uno team up scritto sempre da McGregor.
Recentemente è stata annunciata una nuova serie dedicata alla volpe nera destinata ad un pubblico di adolescenti.
21:45
Scritto da: angelus.1985
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08/12/2007
Manoscritti del Mar Morto
Con la locuzione manoscritti del Mar Morto, detti anche rotoli o manoscritti di Qumran, ci si riferisce a quella che è stata definita come la più importante scoperta archeologica del XX secolo; l'espressione allude ai rotoli e ai frammenti trovati in undici grotte nell'area di Qumran.
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La località
Sulla sponda nord-occidentale del Mar Morto, 12 Km. a sud di Gerico, si incontrano delle rovine isolate che gli arabi chiamano Khirbet Qumran (dall'arabo khirbeh, rudere di pietra).
Il terreno su cui sorge il Khirbet Qumran è costituito da una terrazza marnosa che si stende tra il ripido versante roccioso di una montagna del deserto di Giuda e il dirupo che sovrasta il Mar Morto. Il fatto che la zona si trovi a 400 m. sotto il livello del Mar Mediterraneo, e che sia incassata tra catene di montagne, rende il clima pesante in tutte le stagioni per l'afa, il gran caldo e l'aria immobile, carica di un'alta percentuale di umidità dovuta alla rapida evaporazione delle acque del lago.
Il complesso archeologico comprende oggi le costruzioni sulla terrazza marnosa costituenti un quadrilatero di circa 35 metri per lato in cui sono identificabili le abitazioni, i luoghi comuni, i servizi, la torre, l'acquedotto con le cisterne nella parte sud-occidentale, detta "dei vivi", che si prolunga per 140 metri, e ad est la necropoli con circa 1200 tombe.
La scoperta delle grotte
In un'epoca non precisata, ma quasi certamente l'aprile del 1947, un giovane pastore beduino di nome Muhammad ed-Dib (Maometto il lupo), appartenente alla tribù ta’amireh, scoprì casualmente quella che oggi è chiamata grotta 1, posta a circa 1 Km. a nord di Qumran. I dettagli della scoperta sono materia di pettegolezzo, ma sembra che Muhammad abbia scoperto la grotta inseguendo una capra che si era staccata dal suo gregge. Il giorno dopo ritornò con un compagno e si arrampicò nella grotta scoprendo una serie di giare di terracotta, tutte più o meno cilindriche e munite di coperchio, nelle quali erano stati deposti dei rotoli avvolti nel lino. Secondo l'intervista fatta ai beduini nel documentario "L'Enigma dei Rotoli del Mar Morto" (The Enigma of the Dead Sea Scrolls), il giovane beduino aveva l'abitudine di tirare pietre nelle cavità che localizzava nei dintorni in cerca di tesori nascosti. E un giorno sentì il suono di un vaso che si infrangeva. Non è certo però che il giovane beduino fosse da solo quando si recò all'esplorazione della grotta.
Alcuni mesi dopo quell'inattesa scoperta, i beduini si recarono al mercato di Betlemme da un mercante cristiano di nome Khalil Iskander Shahin, che prese in consegna i rotoli in cambio di pochi spiccioli. Khalil, che era membro della chiesa siro-giacobita, portò i rotoli a Gerusalemme dal suo superiore religioso, il metropolita Mar Athanasius Yeshue Samuel, che li acquistò per 97,20 dollari. Athanasius, avendo intuito l'importanza dei documenti, riuscì a scoprire la posizione della grotta che fu oggetto di un provvisorio sopralluogo.
Alla fine del 1947 altri tre rotoli furono acquistati per vie analoghe da un archeologo dell'università ebraica di Gerusalemme, il professor Eliezer Lipa Sukenik, che si rese immediatamente conto dell'autenticità e dell'antichità dei testi. Il 29 novembre Sukenik si recò a Betlemme presso il mercante al quale i beduini si erano rivolti originariamente, dove esaminò le giare provenienti dalla grotta e altri materiali manoscritti che acquistò in blocco.
I fatti del 1948 seguiti alla dichiarazione d'indipendenza d'Israele bloccarono le ricerche e soltanto il 28 gennaio 1949 fu individuata la grotta 1 e fra il 15 febbraio e il 5 marzo di quell'anno fu effettuato il primo scavo archeologico. Si trovarono giare, vasi, pezzi di stoffa e altri 70 manoscritti o frammenti che si erano staccati da quelli trovati dai beduini. Furono anche individuati ad 1 km. a sud della grotta i resti di edifici fino ad allora variamente considerati ma che costituivano l'insediamento umano di Qumran. Grazie ai beduini e agli archeologi furono scoperte negli anni successivi altre grotte sia nelle vicinanze di Qumran ma anche in altre zone nel deserto di Giuda, lungo il Mar Morto e in altre località del sud d'Israele. Le grotte e le fessure della roccia esaminate furono alcune centinaia ma solo in una trentina si è trovato materiale di vario genere di cui solo in undici si è trovato materiale scritto su pergamena, papiro o rame. La datazione di questo materiale va dal III-II secolo a.C. al I secolo d.C. e il numero dei manoscritti si aggira intorno agli 800 e i frammenti sono varie migliaia; sono conservati in parte nel Museo d'Israele e nel Museo Rockefeller entrambi a Gerusalemme, altri ad Amman, altri alla Biblioteca Nazionale di Parigi, vari frammenti sono poi in possesso di istituzioni o di privati.
Gli scavi
Alla fine del 1951 gli studiosi cominciarono ad interessarsi a tutta l'area attorno alla grotta in cui furono rinvenuti i manoscritti. Ulteriori campagne di ricerca e di scavi portarono, alla fine di marzo del 1956, alla scoperta di altre dieci grotte contenenti manoscritti e resti di vario genere.
Il totale di tutti i documenti frammentari ritrovati è di circa 900. In origine, nelle grotte vi erano circa 1000 documenti; una parte dei rotoli è stata scoperta e portata via già nell'antichità e nel Medioevo. Altri rotoli sono marciti nel corso di circa due millenni senza lasciare tracce o sono stati trasformati dall'umidità in solidi blocchi impossibili da sciogliere. Inoltre, di rotoli originariamente molto grandi, sono rimasti nella maggior parte dei casi, solo pochi frammenti. Non di rado i frammenti sono così piccoli che non è stata possibile neppure l'identificazione dell'opera di provenienza.
I manoscritti

Numerazione
Le singole grotte sono state enumerate da 1 a 11 nell'ordine della loro scoperta e contrassegnate con la lettera Q (Qumran), per distinguere i manoscritti ivi rinvenuti da quelli trovati altrove. Queste indicazioni di provenienza sono sempre seguite da una designazione relativa al contenuto del manoscritto, per lo più con le abbreviazioni abitualmente in uso nelle pubblicazioni scientifiche. Le sigle che identificano i manoscritti di Qumran, si presentano quindi in una forma che può essere, ad esempio, 1QIs in riferimento al rotolo con il testo del libro biblico di Isaia, scoperto nella grotta 1 del complesso di Qumran.
Nel caso in cui diversi manoscritti di una determinata opera provengano dalla stessa grotta, si usano per distinguerli, delle lettere collocate in posizione di apice. Così, ad esempio, i due rotoli di Isaia rinvenuti nella prima grotta vengono indicati con 1QIsa e 1QIsb
Lingua
La grande maggioranza dei testi di Qumran è scritta in lingua ebraica, ma un considerevole numero di essi è stato redatto in aramaico, una lingua strettamente connessa con l'ebraico e usata dalla maggioranza dagli ebrei di Palestina negli ultimi due secoli a.C. e nei primi secoli d.C. Ci sono anche pochi testi dell'Antico Testamento in greco, trovati nelle grotte 4 e 7.
Datazione
La datazione dei manoscritti è stata effettuata principalmente con il metodo paleografico, ossia attraverso l'individuazione della forma e dello stile (variabile nel corso dei secoli) con cui gli scribi hanno redatto i testi. Alcuni manoscritti sono stati datati con il metodo della spettrometria di massa e del radiocarbonio. Sono stati distinti tre periodi paleografici per i rotoli: arcaico (250 – 150 a.C.), asmoneo (150 – 30 a.C.) ed erodiano (30 a.C. – 68/70 d.C.). La datazione con la spettrometria di massa ha comunque fornito alcuni termini di gran lunga anteriori: 4Q534 (388 – 353 a.C.), 4Q365 (339 – 324 a.C.).
La comunità
Esistono evidenti somiglianze tra i dettagli citati da antichi scrittori come Giuseppe Flavio, Plinio il Vecchio, Filone Alessandrino, riguardo gli Esseni, e i manoscritti del Mar Morto. In effetti, l'identificazione della comunità di Qumran con gli Esseni è oggi l'opinione della maggioranza degli studiosi che hanno studiato i manoscritti, tra i quali si possono citare: Sukenik, Dupont-Sommer, Yadin, Vermes, Milik, Cross, Soggin, Fitzmyer, Stegemann, Martinez, Moraldi, Riesner, Martone.
Il contenuto
I manoscritti più importanti sono:
- 1QIsa - questo testo, datato paleograficamente al 125 – 100 a.C. e con il radiocarbonio al 202 – 107 a.C., contiene tutti i 66 capitoli del libro di Isaia; è scritto su 54 colonne di varia larghezza, su 17 pezzi di pelle di pecora cuciti insieme a formare un rotolo di 7,35 m di lunghezza per 30 cm di altezza. Questo rotolo rende testimonianza della fedeltà con cui il libro di Isaia è stato copiato nei secoli dagli scribi ebrei, poiché 1QIsa è sostanzialmente identico al testo masoretico, di mille anni posteriore.
- 1QS - Il serek hayyahad, più comunemente chiamato "Regola della comunità" o "Il Manuale di disciplina", datato al 100 – 75 a.C.. Questa è la copia di un regolamento comunitario scritto in calligrafia asmonea e contiene undici colonne di uno scritto settario ebraico. Il Manuale di disciplina ha un'introduzione che fissa lo scopo e il fine della comunità insediata a Qumran, descrive poi il rito d'ingresso nell'alleanza della comunità, i principi teologici settari, come ad esempio la dottrina dei due spiriti, il codice penale, il testo di un inno di lode al Creatore. Il testo è chiaramente composito ed ha subito revisioni a varie riprese, riscontrabili nei diversi livelli di composizione.
- 1QM - Il milhamah, anche detto "Regola della guerra", scritto in calligrafia erodiana. Composto verso la fine del I secolo a.C., è un libro di istruzioni per una guerra escatologica di quarant’anni che la comunità di Qumran, chiamata "i figli della luce", pensava di intraprendere insieme a Dio e ai suoi angeli, contro i suoi nemici, "i figli delle tenebre", alla fine dei tempi. Inizia con una generica descrizione della guerra a venire, il massacro finale e la distruzione dei figli delle tenebre. Più in dettaglio detta regole circa le trombe, gli stendardi e gli scudi da usare nella lotta e descrive l'ordine di battaglia della fanteria e le sue armi.
- 1QH - Gli hodayot, ossia gli "Inni di ringraziamento", così chiamati perché molti degli inni iniziano con le parole odeka adonay, "ti ringrazio o Signore". Questa copia è scritta in calligrafia erodiana, datata paleograficamente al 50 a.C. – 68 d.C., e raccoglie almeno 25 salmi o inni rassomiglianti ai salmi canonici, che tendono ad imitare.
- 3Q15 - Il rotolo di rame. Nella grotta 3 sono state trovate due sezioni di un testo inciso su una piastra di rame, datato verso il 100 d.C. È l'unico documento scritto su un materiale diverso dal cuoio o dal papiro. Quando è stato trovato, il rotolo era talmente ossidato che è stato impossibile srotolarlo; per poterne leggere il contenuto è stato necessario tagliarlo in strisce verticali. Negli studi qumranici questo testo rappresenta una specie di enigma, perché nessuno sa che cosa rappresenti o che cosa l'autore volesse dire. Il contenuto è formato da dodici colonne di testo che elencano una lista di sessantaquattro località della Palestina in cui si ritiene che siano nascosti dei tesori in metallo e altri materiali preziosi. Il prof. J.M. Allegro, credendo che la lista parlasse di un reale tesoro sepolto, diresse una campagna di scavi nel 1962 in alcuni dei siti facilmente identificabili nel testo, ma non trovò nulla.
- 7Q5 - Frammenti attribuiti nel 1972 dal Gesuita spagnolo Padre J. O’Callaghan con un passo del Vangelo di Marco, precisamente Mc 6:52-53. Questa attribuzione è controversa in quanto non è condivisa dalla maggioranza degli studiosi. In particolare, Ernest Muro sostiene che tale frammento si riferisce al cap. 103 del Libro di Enoch.
- 11QMelch/11Q13 - Rinvenuto nella grotta 11 è stato datato paleograficamente tra la fine del I sec. a.C. e l’inizio del II secolo a.C. Esso è composto di tredici frammenti dai quali si sono ricavate due colonne. La colonna 2 è preservata molto bene, la colonna 3 è ricostruita solo con alcune parole. Può essere riguardato come una sorta di targum, una parafrasi dei passi biblici che serve a spiegare e a interpretare i brani delle sacre scritture. Ed in particolare della figura di Melchisedec, figura biblica qui identificata come una creatura celeste ed un Messia. La traduzione in italiano è stata effettuata da Corrado Martone.
- 11QTemple/11Q19 - Il rotolo del tempio, datato con il radiocarbonio al 97 a.C. – 1 d.C., è un testo ebraico più lungo del libro di Isaia, conservato in 66 colonne e scritto in calligrafia erodiana. Questo testo sembra aver rappresentato, per la comunità di Qumran, una seconda Torah: esso non solo cita molte norme del Pentateuco, ma spesso le affina e le riformula in modo da renderle più stringenti e rigorose. Le sue esigenze di purificazione cultuale, in particolare, sono molto rigide. L'inizio frammentario del rotolo contiene alcune parole che richiamano la seconda alleanza stipulata sul monte Sinai (Es 34). Segue una lunga sezione che riguarda il tempio, con le relative feste e i sacrifici. Il tempio che viene descritto qui, non corrisponde a nessuno dei santuari storici d'Israele: era pensato come modello di un nuovo tempio che si sarebbe costruito in futuro, quando i giusti sarebbero riusciti a prevalere. Secondo un elenco steso dallo studioso J. H. Charlesworth è uno dei 30 manoscritti del Mar Morto non biblici che contengono il Tetragramma biblico.
08:05
Scritto da: angelus.1985
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Torre di Babele
La torre di Babele è la leggendaria torre di cui narra la Bibbia nel libro della Genesi: 11,1-9.

L'episodio di Genesi 11, 1-9
La torre (in mattoni) fu costruita nel Sennaar (in Mesopotamia) dagli uomini con l'intenzione di arrivare al cielo e dunque a Dio. Secondo il racconto biblico, all'epoca gli uomini parlavano tutti la medesima lingua. La torre era anche un simbolo di unità degli uomini gli uni con gli altri e tutti insieme con Dio. Ma Dio creò scompiglio nelle genti e, facendo sì che le persone parlassero lingue diverse e non si capissero più, impedì che la costruzione della torre venisse portata a termine.
Approfondimenti
Il racconto dà conto del progetto di Dio che gli uomini si dividano e popolino tutta la terra e nel contempo spiega mitologicamente l'origine delle differenze di linguaggio tra gli uomini. Un altro significato del racconto sovente impiegato allegoricamente nei secoli successivi è quello di punizione per un atto di superbia: il tentativo di alzarsi al cielo; anche se questo può far pensare ad un Dio fantoccio il quale, dopo aver intrappolato l'umanità sulla Terra, gli impedisce di compiere l'atto di ricongiungimento (re-ligio) con il Dio Altissimo; la punizione sarebbe un gesto improprio per Dio nei confronti dell'uomo, che secondo ogni religione deve cercare con tutte le proprie forze di tornare a Dio elevandosi dalla miserevole condizione in cui giace sulla Terra. A proposito della tentenza divina ad agire impropriamente nei


























